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giovedì 5 luglio 2018

Salvini attacca Boeri che espone la realtà. E i fatti sono sempre pericolosi per chi usa la mistificazione come tecnica di dominio

Il Foglio
Salvini, Boeri e la forza dei numeri
Il ministro fa l'energumeno con il presidente dell'Inps. Ma sull'immigrazione ha ragione lui: senza il lavoro degli stranieri, interi settori dell’economia italiana rischiano di andare in difficoltà.


Lo sapevamo già, ma nella sua polemica a distanza con Tito Boeri, Matteo Salvini dimostra di essere un energumeno. Un ministro in carica non può permettersi di dileggiare (“Boeri fa il fenomeno”, “in che mondo vive”) e di minacciare (“ci occuperemo di lui”) un civil servant prestigioso, soltanto perché ha opinioni diverse dalle sue sul tema cruciale dell’immigrazione. 

Il governo gialloverde ha il diritto di sostituire Boeri quando verrà a scadenza il mandato al vertice dell’Inps (del resto il professore della Bocconi fu nominato inaspettatamente al posto di Tiziano Treu). Ma non può il ministro di Polizia assegnare a questo ricambio un significato di ritorsione né permettersi di trattare un valente studioso come l’attuale presidente del maggior ente previdenziale d’Europa (con un bilancio che è secondo soltanto a quello dello Stato) al pari di uno di quegli scalzacani di regime che si presentano in televisione propinando agli italiani mini-bot o altre soluzioni miracoliste. 
Tanto più che dalla sua parte Boeri può vantare la forza dei numeri, mentre Salvini solo quella dei pregiudizi e delle chiacchiere dei tanti Bar Sport che per lui rappresentano la realtà del Paese.
Tutto ciò premesso, i dati parlano chiaro. Oggi, l’Italia ospita 5 milioni di stranieri residenti (più un milione di “naturalizzati”), circa il 8,5% della popolazione (era al di sotto del 3% nel 2001 e pari allo 0,1% dieci anni prima), mentre la quota degli occupati è salita ormai al 10% come dato medio, con punte più elevate nelle regioni più ricche e sviluppate (nel Centro-Nord il numero degli immigrati è di quattro volte maggiore di quello del Sud). 

Quanto al futuro, a causa degli effetti dell’invecchiamento, la popolazione in età di lavoro diminuirà di circa il 20% (già nel 2020 si profilava il fabbisogno di 1,3 milioni di stranieri in più, molti dei quali già cittadini Ue). Secondo talune valutazioni un po’ datate, l’Italia doveva essere, nel 2060, il Paese mediterraneo con il maggior numero di immigrati residenti (12 milioni).

Recentemente, da parte degli osservatori internazionali, sono emerse delle preoccupazioni sulla tenuta degli equilibri del sistema pensionistico anche dopo la riforma Fornero, proprio in conseguenza dell’assetto ancor più negativo dei trend demografici (maggiore invecchiamento e più accentuata denatalità, nonostante l’apporto delle famiglie straniere) a fronte di un possibile calo della immigrazione. Nelle previsioni della Rgs una delle condizioni per la sostenibilità del sistema, oltre agli altri indicatori di carattere macroeconomico, consisteva in un saldo migratorio di 380mila unità nel 2010; questo apporto veniva dimezzato nei successivi 50 anni. Nelle proiezioni più recenti si temono saldi ancora inferiori con effetti negativi sulla tenuta dei conti nel futuro.

Senza il lavoro degli stranieri, interi settori dell’economia (agricoltura, turismo, costruzioni, servizi alla persona, ma anche comparti dell’industria manifatturiera) incontrerebbero delle enormi difficoltà. In Italia, infatti, vi è ormai un gap strutturale tra domanda ed offerta di lavoro – soprattutto nelle regioni del Centro-Nord - in conseguenza degli andamenti demografici: da anni in Italia viene al mondo la metà dei bambini che nascevano negli anni sessanta e vanno in pensione - magari continuando a lavorare in altre forme non sempre regolari - più persone di quelle che sono pronte e disposte ad entrare nel mercato del lavoro. Inoltre, molti dei posti disponibili vengono rifiutati dalla manodopera nostrana, come è risultato anche dalle statistiche degli anni della Grande Recessione.

Boeri ha, pertanto, ragione da vendere quando afferma che: “Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione, ma nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico del nostro Paese. Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. Questo avviene anche in altri Paesi, ma la deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata da noi che altrove. Non sono solo pregiudizi - sottolinea Boeri -. Si tratta di vera e propria disinformazione”. 

Bisognerebbe dire agli italiani “la verità”, invece di agitare “continuamente lo spettro delle invasioni via mare quando gli sbarchi sono in via di diminuzione”. Certo, il presidente dell’Inps ha ben presente che i profughi non possono svolgere lo stesso ruolo degli immigrati regolari, ma teme – giustamente – che tutto il pandemonio scatenato su di un’invasione soltanto percepita, faccia dimenticare che l’Italia ha necessità di riempire i vuoti nella struttura della popolazione. 

Nel Rapporto, il presidente Boeri ha denunciato i pericoli per la finanza pubblica, insiti in talune proposte di revisione (quota 100 e 41 anni a prescindere dall’età) della riforma Fornero. Se ci è consentito, in queste iniziative, Boeri ha la sua parte di responsabilità. “Al di là di questo problema legato alla particolare intensità e durata della Grande Recessione e della successiva crisi del debito pubblico dell’area euro – scriveva l’Inps nel documento Per equità e non per cassa - una maggiore flessibilità in uscita, se sostenibile, aumenterebbe grandemente il benessere delle famiglie che hanno, specie in quella fascia di età che precede il ritiro dalla vita attiva, esigenze ed aspirazioni molto diverse tra di loro. Il tutto alleggerendo la gestione del personale di imprese che altrimenti si troverebbero a dover dare lavoro a persone poco motivate, presumibilmente, poco produttive”. 

Ma queste considerazioni – seppur corredate di proposte più rigorose – non sono le stesse che va facendo Salvini? Boeri, comunque, è stato difeso “grillini”: in fondo è stato lui il protagonista della crociata contro i vitalizi e le pensioni d’oro.

Giuliano Cazzola

L’Algeria ha abbandonato in mezzo al deserto 13mila migranti espulsi dal paese

TPI
Lo rivela un inquietante reportage di Associated Press, che ha raccolto diverse testimonianze tra i sopravvissuti.



Negli ultimi 14 mesi le autorità dell’Algeria hanno abbandonato nel deserto del Sahara oltre 13mila migranti espulsi dal paese, costringendoli di fatto a raggiungere il confine con il Niger a piedi, senza cibo né acqua, con temperature che arrivano a 48 gradi.

È quanto emerge da un reportage pubblicato dall’agenzia di stampa Associated Press, che ha intervistato decine di sopravvissuti.

Tra i migranti ci sono donne incinte e bambini.
I più fortunati riescono a raggiungere la località nigerina di Assamaka, a 15 chilometri dal confine algerino, mentre altri vagano nel deserto, disorientati e disidratati, finché le squadre di soccorso delle Nazioni Unite non li ritrovano.




Alcuni hanno smarrito la strada e sono tutt’ora dispersi.
Non sono disponibili, invece, dati su quanti siano deceduti durante il tragitto.

“Ognuno era solo per conto proprio”, ha raccontato una migrante liberiana, Janet Kamara, che ha affrontato la traversata quando era incinta e proprio in mezzo al deserto ha partorito.

Il bambino, purtroppo, è nato morto ed è stato sepolto in una fossa poco profonda scavata nella sabbia.
La donna, che in Algeria lavorava ed è stata espulsa a maggio, è in salvo da pochi giorni e, secondo Ap, parla con una voce quasi prova di sentimenti, quasi svuotata dal dolore.

Le espulsioni di massa dall’Algeria, sono aumentate in particolare a partire dall’ottobre 2017, da quando cioè l’Unione Europea ha aumentato la pressione sui paesi nordafricani con lo scopo di respingere i migranti diretti verso l’Europa.

Un portavoce dell’Ue ha spiegato ad Ap che Bruxelles è a conoscenza di ciò che sta facendo l’Algeria, ma che i “paesi sovrani” possono espellere i migranti fintanto che si conformano al diritto internazionale.

A differenza del Niger, l’Algeria non riceve fondi dall’Unione europea per la crisi migratoria, sebbene abbia ricevuto 111,3 milioni di dollari in aiuti dall’Europa tra il 2014 e il 2017.

L’Algeria non fornisce cifre per le espulsioni, ma secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), il numero di persone che attraversano a piedi il Niger è in costante aumento da maggio 2017.

In tutto, secondo l’Oim, un totale di 11.276 uomini, donne e bambini sono sopravvissuti a questa marcia obbligata dalle autorità algerine.

I migranti intervistati da Associated Press hanno riferito di essere raggruppati in centinaia alla volta e stipati in camion aperti diretti a sud che viaggiano per 6-8 ore verso quello che viene chiamato il “punto zero”.

Qui, in mezzo al deserto, vengono abbandonati e gli viene ordinato di camminare, a volte sotto la minaccia di una pistola.

All’inizio di giugno, 217 uomini, donne e bambini sono stati scaricati molto prima di raggiungere il “punto zero”, a circa 30 chilometri dalla più vicina sorgente d’acqua.

“C’erano persone che non potevano accettarlo. Si sono sedute e le abbiamo lasciate lì. Stavano soffrendo troppo”, ha raccontato ad Ap Aliou Kande, un 18enne senegalese.

Kande ha detto faceva parte di un gruppo di circa mille persone che si è perso. Il gruppo ha vagato nel deserto dalle 8 del mattino alle 7 di sera.

Il ragazzo ha rivelato che molte delle persone che erano con lui si sono perse e non le ha più viste.

Nella sua testimonianza la parola che ricorre più spesso è “sofferenza”.

“Ci hanno gettato nel deserto, senza i nostri telefoni, senza soldi”, ha raccontato.
I racconti dei migranti sono confermati da più video raccolti da Ap per mesi, che mostrano centinaia di persone che barcollano lontano da file di camion e autobus e di muovono nel deserto.

mercoledì 4 luglio 2018

Creato corridoio protetto nel Mediterraneo per i cetacei ... e per gli umani?

Blog Diritti Umani - Human Rights
Pubblico con piacere questo articolo che evidenzia una sensibilità ecologica che vuole tutelare le specie che popolano il nostro bel mare Mediterraneo. Ma mi viene  spontanea una domanda: "Non si potrebbe avere almeno una pari sensibilità per creare corridoi protetti per una specie che ultimamente popola in gran numero zone a sud del Mediterraneo?  Purtroppo è una specie che non è capace di nuotare e ne muoiono molti esemplari, si dice che ne siano morti 300 negli ultimi tre giorni. Tra loro anche femmine gravide e cuccioli. E' la specie umana!

Ansa
Spagna: corridoio dei cetacei Mediterraneo diventa area protetta

Madrid - E' la rotta più battuta dai cetacei nel Mediterraneo spagnolo, da Alicante a Girona, fra le coste di Valencia e quelle catalane. E ora è un'area protetta, con il divieto di esplorazioni e prospezioni sottomarine per l'estrazione di idrocarburi, dopo che il governo socialista spagnolo ha approvato per decreto la sua istituzione. La decisione è motivata dalla necessità di frenare l'inquinamento acustico, causa della mortalità di varie specie.

L'area di 46mila km quadrati fra il Capo di La Nao, ad Alicante, e il Capo Creus di Girona, pari all'intera superficie della regione di Aragona, è stata inserita nella lista di zone specialmente tutelate di importanza nel Mediterraneo (Zepim). Il corridoio, una sorta di autostrada ecologica che corre in parallelo all'arcipelago delle Baleari, è di passaggio per le migrazioni a zone di riproduzione e habitat di alimentazione di specie vulnerabili quali il capodoglio, la balenottera comune o il delfino tursiope, quello comune o a strisce, la balena grigia pilota e quella dal becco di Cuvier, ma anche la tartaruga Caretta Caretta e vari uccelli marini. Per superficie, la nuova riserva ecologica è la seconda del Mediterraneo, dopo il Santuario dei cetacei al nord della Corsica, di 87.500 chilometri quadrati.

Italia/Libia. A chi abbiamo affidato il salvataggio dei migranti? Senza navi, salvagenti e carburante. Denunciati per violenze nei salvataggi.

Globalist
Libia, Guardia Costiera senza navi, salvagenti e troppi abusi sulla coscienza
Non hanno neanche il carburante per mettere in moto le navi per salvare i migranti. Ma gli abbiamo affidato un compito cruciale. Dimenticando le inchieste dell'Aja e un video choc che vi mostriamo


La guardia costiera libica
Scrive oggi Erri De Luca su Twitter con la sua estrema lucidità. "Il mare davanti alla Libia è un mattatoio. Vietati i salvataggi e i salvatori di annegati, siamo ufficialmente annegatori".
Siamo ufficialmente annegatori. La Guardia Costiera Libica, a cui l'Italia e l'Europa affidano il compito di salvare le vite dei migranti che si imbarcano nei viaggi della speranza per attraversare il Mediterraneo, è "al collasso". "Non abbiamo salvagenti per salvare tutti"

L'sos di Tripoli raccolto dal Times: "Solo tre navi funzionanti ma senza carburante e senza giubbotti". E il numero degli interventi aumenta giorno dopo giorno

Nei giorni scorsi la stessa Guardia costiera tramite il suo portavoce, l’ammiraglio Ayoub Qassem, ha lanciato un allarme: abbiamo capacità deboli, è il senso del messaggio, mancano motovedette e pezzi di ricambio. A disposizione appena tre imbarcazioni funzionanti, che peraltro sarebbero spesso costrette in porto dalla mancanza di carburante

Ma a parte le carenze, c'è dell'altro.

Nei giorni scorsi, l'Onu ha sanzionato sei trafficanti di esseri umani accusati di gestire la rotta dei migranti che dall'Africa, via Libia, porta all'Italia. Uno di questi, Abd al Rahman al Milad, era il capo della Guardia costiera di Zawiya, che viene finanziata anche con i fondi del nostro paese e dell'Unione europea.

"La stessa Guardia costiera che media internazionali e ong accusano di violenze e maltrattamenti proprio nelle operazioni di soccorso. E a cui il responsabile degli Interni del governo Conte, Matteo Salvini, ha inviato i suoi ringraziamenti, “da ministro e da papà”, per aver riportato in Libia 820 migranti salpati alla volta dell'Italia", scrive Europa Today che cita un articolo del Daily Mail: "che ha riportato in auge le accuse mosse negli scorsi mesi ai metodi “poco umani” usati dalla Guardia costiera libica nei salvataggi. 

Un video della ong Sea Watch del dicembre scorso ha mostrato come alcuni ufficiali libici tratterebbero le persone soccorse: colpi di bastone ai migranti appena recuperati, minacce e persino un uomo lasciato cadere in acqua e abbandonato. Secondo le accuse della stessa ong, a causa di questi metodi, la Guardia costiera di Tripoli avrebbe causato la morte di decine di migranti".

C'è di più per chi non ha memoria. A luglio dell'anno scorso la Corte penale internazionale dell’Aja aprì un'inchiesta. Ci sono documenti, filmati, testimonianze, rapporti d’intelligence che accusano i guardacoste di Tripoli, recentemente riforniti da mezzi navali italiani, di «crimini contro l’umanità». 

 L’ultimo episodio acquisito nel fascicolo d’indagine è del giugno 2017 , quando un pattugliatore libico aprì il fuoco, ad altezza d’uomo, contro un vecchio peschereccio carico di migranti. Nel corso della sparatoria, il natante della Guardia costiera di Tripoli, tentò di speronare la nave di una organizzazione umanitaria tedesca intervenuta per soccorrere i migranti.

Siamo ufficialmente annegatori.

Russia. "Grave" il regista ucraino Oleg Sentsov, dopo 50 giorni di sciopero della fame

AskanewsDopo 50 giorni di sciopero della fame, il cineasta ucraino Oleg Sentsov, in carcere in Russia con l'accusa di terrorismo, è in condizioni "molto gravi". Lo ha detto oggi il suo avvocato. 

Oleg Sentsov
"Ovviamente il suo stato di salute è molto grave", ha dichiarato all'Afp il legale, Dmitri Dinze, aggiungendo di non aver avuto accesso al suo assistito da due settimane. 

"Non ha contatti con il mondo esterno. Non posso parlare con lui al telefono", ha proseguito, aggiungendo che conta di ottenere maggiori informazioni sullo stato di salute del suo cliente quando la sorella lo andrà a trovare "prossimamente".

Condannato a trascorrere 20 anni in un campo di prigionia di massima sicurezza in Siberia dopo essere stato accusato da Mosca di terrorismo nel 2015, il 41enne Sentsov è dal 14 maggio che fa uno sciopero della fame per chiedere la liberazione di tutti i "prigionieri politici" ucraini detenuti in Russia. 

In occasione del G7 di giugno in Canada, il presidente del consiglio europeo Donald Tusk aveva chiesto di "mostrare sostegno" per Sentsov. "La nostra solidarietà può salvare la sua vita", aveva detto. "Si era opposto all'annessione della Crimea ed è stato accusato dalla Russia di avere commesso terrorismo", aveva spiegato Tusk alla stampa.

martedì 3 luglio 2018

Ecatombe migranti! Nuovo naufragio: 114 dispersi. 278 morti in 3 giorni. Ong impossibilitate ad operare.

Ansa
Un nuovo naufragio di migranti, stavolta con 114 dispersi, è stato segnalato dall'Unhcr al largo delle coste libiche. "Un altro triste giorno in mare: oggi 276 rifugiati e migranti sono stati fatti sbarcare Tripoli, inclusi 16 sopravvissuti di un'imbarcazione che portava 130 persone, delle quali 114 sono ancora disperse in mare", riferisce un tweet della sezione libica dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati. Anche un rappresentante dell'Unhcr, contattato dall'ANSA, conferma che si tratta di un nuovo naufragio.



E' un'altra tragedia rispetto a quella da 63 dispersi segnalata ieri dallo stesso Unhcr al largo di Zuara: "Si tratta di due imbarcazioni differenti", ha confermato la fonte dell'Alto commissariato. "Sappiamo che l'imbarcazione é salpata da Garabulli un paio di giorni fa ed é affondata", ha precisato la fonte riferendosi al naufragio segnalato oggi a una località a est di Tripoli. Lo sbarco dei naufraghi é avvenuto "alla base navale di Tripoli", lunedì invece a Zuara, ha precisato ancora senza poter specificare quando sia avvenuto l'affondamento.

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all'invio in Libia di 10 navi per la Guardia costiera. "Con questo provvedimento diamo sostanza a rapporti di partenariato che risalgono al 2008 e che peraltro sono stati rinnovati l'anno scorso. Il dicastero che guido, attraverso le Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, ci mette fino a 10 motovedette, più il training al personale per il loro utilizzo. Stiamo parlando di un impegno economico che sfiora gli 1,5 milioni, a fronte di un costo complessivo del provvedimento pari a circa 2,5 milioni. Dunque, il nostro è un apporto fondamentale". 

Così il ministro Danilo Toninelli dopo il Cdm. "Siamo consapevoli che questo non può bastare e che bisogna lavorare per stabilizzare lo scenario, rafforzare lo stato di diritto e la tutela della dignità delle persone sul suolo del nascente stato libico. Ecco perché stiamo via via intensificando la cooperazione con organizzazioni come l'Unhcr e l'Oim, che sono presenti a Tripoli. 

In attesa che l'Europa si faccia carico in modo solidale del fenomeno migrazioni - conclude Toninelli - il governo italiano e questo ministero lavorano in modo fattivo per debellare i naufragi di migranti in mezzo al Mediterraneo".

lunedì 2 luglio 2018

Siria - La guerra non è finita! Assad attacca al sud, 150 mila sfollati verso il confine

La Repubblica
L'esercito di Assad avanza verso sud, coadiuvato dalle forze aeree russe: i lealisti hanno quasi espugnato l'intera area della Siria meridionaleche da 7 anni era in mano ai ribelli. 

L'arrivo dei profughi alla frontiera
La popolazione, in fuga dai bombardamenti, si è riversata verso il confine: circa 150mila persone, secondo i dati dell'Agenzia per i rifugiati dell'Onu, hanno dovuto abbandonare in fretta e furia le loro case. 

Il destino per le famiglie sfollate si presenta tuttavia molto duro: sia la Giordania che Israele hanno chiuso le frontiere, e insistono per la creazione di centri di soccorso e campi profughi in territorio siriano. 

L'Onu lancia l'allarme: si tratta di emergenza umanitaria. Il numero degli sfollati - sottolineano le Nazioni Unite - è triplicato negli ultimi giorni, e ci sono migliaia di minori e famiglie bloccate, senza alcun tipo di ricovero, lungo la frontiera.