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venerdì 15 marzo 2019

La vera emergenza del mondo si chiama acqua (e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi). Previsti 150 milioni di migranti ambientali

Linkiesta
Entro il 2030 una persona su due vivrà in zone a rischio siccità. Le ricerche individuano il Medio Oriente, il Sahel, l’Africa centrale e l’Asia centrale e orientale tra le aree più colpite. In futuro, i profughi legati agli effetti del cambiamento climatico potranno essere oltre 150 milioni.


Nella smania neoliberista di possedere le risorse naturali, anche l'acqua è diventata oggetto di scontri commerciali, tensioni sociali e guerre internazionali. Tanto più che l'«oro blu» sta diventando un bene molto prezioso: entro il 2030 una persona su due al mondo vivrà in zone ad elevato stress idrico. Già oggi multinazionali che imbottigliano l'«acqua del sindaco» rivendendola a peso d'oro mettono le mani su sorgenti, laghi e fiumi. Perché acqua ne serve molta, anzi moltissima. Per tutto. Per produrre la Coca-Cola che viene quotidianamente venduta servono ogni giorno 75 miliardi di litri di acqua.

lunedì 24 settembre 2018

Il deserto che avanza e che spinge i migranti ambientali verso le nostre coste

Gloabalist
Gran parte dei migranti non sono economici, spiega Francois Gemenne, ma ambientali: scappano dalla desertificazione.

Si continua a sostenere che il motivo principale per l'aumento dei flussi migratori sia da ricercare nell'economia, ma Francois Gemenne, esperto in materia, sostiene che la ragione sta nel cambiamento climatico.
"La metà della popolazione africana subsahariana dipende completamente dall'agricoltura per la sua sussistenza" spiega Gemenne, "e ciò significa che la maggior parte di coloro che arrivano in Europa sono anche migranti ambientali. I cambiamenti climatici imporranno una ridistribuzione della popolazione mondiale e dobbiamo essere preparati a questo".

Ma ad oggi, i leader occidentali non concordano su una politica comune né sull'argomento migranti né sullo scottante problema del clima, calamità ridicolmente ignorata e che dovrebbe invece essere al primo posto dell'agenda di ogni governo del pianeta.

"Bisogna creare programmi di migrazione con rotte sicure e legali per coloro che vogliono venire in Europa" spiega Gemenne, "farne una crisi politica conviene ad alcuni governi perché sono in grado di trarne un beneficio personale".

venerdì 18 agosto 2017

Migranti ambientali, una realtà ‘sommersa’ e poco studiata che cresce rapidamente

L'Indro
Dove confluiscono ambiente, sviluppo e migrazione? Un fenomeno poco discusso e studiato da tempo, destinato a crescere rapidamente.


Poco più di un mese fa, al G20 di Amburgo, il premier Paolo Gentiloni ha richiamato la consapevolezza della distinzione tra rifugiati e migranti ‘economici’, laddove la linea di scrimine rimanda a una realtà socio-politica, a povertà diffusa e conflitti, a storie personali, tutte cause prime – o ultime – della partenza da un paese terzo verso l’Europa. La complessità delle cause, però, rimane.

Le categorie alle quali si ricorre, a dispetto del distinguo caro al Presidente francese Emmanuel Macron, sono sfumate e non sembrano aiutare nel dare un’idea dei fattori di mobilità che interessano migliaia di persone richiedenti la tutela internazionale o la cittadinanza all’interno dell’Unione Europea. Al summit tedesco, le due maggiori defezioni hanno interessato la lotta al traffico di esseri umani, peraltro definita prioritaria dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nelle osservazioni preliminari, e un’apertura solidale – auspicata, ma disattesa – degli Stati membri verso l’Italia sulla questione migratoria; mentre l’agenda sul clima, malgrado l’irreversibilità dichiarata dell’Accordo di Parigi, non ha comportato significative prese di posizione dopo l’abbandono degli USA, che sono anche riusciti a inserire nelle conclusioni la clausola sui combustibili fossili.

In proposito, è interessante notare come due aspetti, la crisi migratoria e il mutamento climatico, siano trattati distintamente e come si eviti – quasi si trattasse di un azzardo – il collegamento tra questi fenomeni. Il fattore ambientale, inteso in senso ampio, è forse il più potente motore attuale di mobilità e potrebbe risultare difficile qualificare come ‘infondati’ o ‘insufficienti’, rispetto alle condizioni che soddisfano una domanda di protezione internazionale, i motivi che hanno spinto a fuggire da contesti che non permettono, per varie circostanze, di sopravvivere. Fattore umano e ambientale si intersecano, perché il dato geografico e quello ambientale sono stati condizionati, soprattutto nel corso del XX Secolo, dalle attività antropiche e dai conflitti di potere ad esse inerenti.

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