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giovedì 25 aprile 2019

Diritti umani. L'Iran non arretra su Nasrin Sotoudeh: condannata a 33 anni e 148 frustate

Avvenire
A Nasrin Sotoudeh, nel 2012, è stato assegnato dal Parlamento Europeo il Premio Sakharov per la libertà di pensiero.


Né la pressione delle maggiori organizzazioni per la difesa dei diritti umani né quella politica di numerosi governi stranieri hanno modificato l’iter processuale dell’avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh, condannata in via definitiva a 33 anni di carcere.
 

L’attivista non farà appello contro la sentenza, ha riferito all’agenzia ufficiale Irna il marito, Reza Khandan, precisando che la pena da scontare sarà solo quella per il reato ritenuto più grave, pari cioè a 12 anni. L’avvocatessa, nota per il suo impegno a favore dei diritti delle donne, era stata condannata anche a 148 frustate per svariati capi d’accusa, tra cui «aver complottato contro la sicurezza nazionale», «minacce contro il sistema», «istigazione alla corruzione e alla prostituzione» e per essere «comparsa senza velo in un’aula di tribunale».

Si tratta di accuse legate all’attività della Sotoudeh a difesa di concittadine iraniane che avevano protestato contro l’obbligo di portare l’hijab, il velo islamico, oltre alla sua aperta opposizione alla pena di morte. 

La condanna in primo grado è stata resa nota il mese scorso, ma in realtà Nasrin Sotoudeh è detenuta dal giugno del 2018 per altre accuse e sta già scontando una condanna a 5 anni, inflittale dal tribunale rivoluzionario di Teheran per spionaggio. 

Vincitrice del Premio Sakharov per la libertà di pensiero – assegnato dal Parlamento Europeo – nel 2012, l’avvocata detiene ora un amaro primato, secondo l’organizzazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International, che denuncia «la pena più severa comminata a un difensore dei diritti umani in Iran negli anni più recenti»

L’avvocata, prima del suo arresto, si era espressa anche contro un nuovo codice penale che consente solamente a un ristretto numero di avvocati di rappresentare imputati di crimini contro la sicurezza nazionale.

In pratica, la lista degli avvocati disponibili è approvata dal Capo del potere giudiziario; gli imputati non possono rivolgersi a nessun altro. Per la provincia di Teheran, per citare l’esempio più clamoroso, gli avvocati approvati sono solo venti. La vicenda di Nasrine Sotoudeh rappresenta la punta di un iceberg imponente, poco noto all’opinione pubblica internazionale, fatto di continue e istituzionalizzate violazioni dei diritti da parte di Teheran.

Solo per citare il caso delle iraniane che rivendicano il loro diritto di indossare oppure no l’hijab, sono decine le attiviste arrestate e processate negli ultimi due anni. Fra di loro, Vida Mohavedi, che si tolse in pubblico il velo in segno di protesta nel dicembre 2017 ed è stata condannata, all’inizio di aprile, a un anno di prigione. Una settimana fa, poi, è stata arrestata Yasaman Ariyani, attivista 23enne di Karaj prelevata da casa sua di notte. Fermata anche la madre della giovane, “colpevole” di aver chiesto notizie recandosi nell’ufficio della procura a Teheran. È dalla fine del 2017 che la protesta contro un codice di abbigliamento penalizzante per le donne ha preso piede in Iran: le “Ragazze della strada della rivoluzione”, come sono conosciute le attiviste, non sono finora riuscite a convincere le autorità al dialogo. 

I Guardiani della rivoluzione iraniana accusano il movimento di spionaggio poiché si coordina con cittadine residenti all’estero, quali Masih Alinejad, attivista di Brooklin promotrice della campagna online dei “mercoledì bianchi”. Alcune delle donne arrestate, inoltre, si sono esposte in prima persona anche nelle manifestazioni anti-governative contro le difficili condizioni economiche in cui versa il Paese degli ayatollah.

martedì 12 marzo 2019

Carcere per 38 anni e 148 frustate a Nasrin Sotoudeh. L’Iran silenzia l’avvocata dei diritti umani

Corriere della Sera
Durissima condanna del regime contro Nasrin Sotoudeh, accusata di danneggiare la sicurezza nazionale. Le ong: potere in difficoltà, cosa farà l’Europa?.

Trentatré anni di prigione e 148 frustate, solo per aver svolto il suo lavoro di avvocata. È il verdetto emesso contro Nasrin Sotoudeh, che dallo scorso 13 giugno è rinchiusa nel famigerato carcere di Evin con una condanna a cinque anni (il totale ora è di 38).
 

A denunciarlo su Facebook è stato Reza Khandan, il marito della più famosa avvocata iraniana per i diritti umani, una dei pochi rimasti nella Repubblica islamica. Tra le accuse: propaganda contro il sistema, incontri ai danni della sicurezza nazionale, partecipazione al movimento contro la pena di morte, incitamento alle donne a togliersi il velo e ad azioni immorali.

Nasrin Sotoudeh, 55 anni, è una leader, che ha scelto di restare in Iran e che sa parlare al popolo. Nel suo studio spoglio c’è una statua della Giustizia con la spada nella mano destra e la bilancia nella sinistra. Attaccati al muro dietro la sua scrivania, tanti piccoli bigliettini: lettere di solidarietà che da tutto il mondo furono spedite ai suoi bambini, Mehrave e Nima, quando fu arrestata già nel 2011 (scontò tre anni).

All’Europa che le ha assegnato nel 2012 il premio Sakharov, Sotoudeh chiedeva nell’ultima intervista concessa al Corriere, nel gennaio 2018, di intervenire per aiutare i manifestanti arrestati nel suo Paese. Avevano protestato contro il carovita e la corruzione: «Se la Ue resterà in silenzio — disse — i ragazzi spariranno nelle carceri». Aveva espresso preoccupazione anche per i suoi colleghi avvocati condannati a lunghe pene detentive. Ma non si è fatta intimidire. 

In passato Nasrin ha difeso minorenni nel braccio della morte, attivisti studenteschi, curdi, di religione bahai e nel 2018 è scesa in campo a sostegno delle cosiddette «ragazze di via Rivoluzione» che si sono tolte il velo sventolandolo come una bandiera. «Il sistema giudiziario approva sentenze di durezza sorprendente contro queste donne — disse — ma non penso che potrà fermare così le proteste contro l’hijab obbligatorio: continueranno. L’unico modo in cui affrontarle è prestare attenzione».

Ora la nuova condanna è scioccante — afferma Amnesty International — persino per un Paese come l’Iran, abituato a reprimere il dissenso. L’organizzazione Iran Human Rights — che negli ultimi due anni ha notato un aumento preoccupante degli arresti di difensori dei diritti umani — la interpreta come il segnale più chiaro che il regime intende mettere a tacere completamente la società civile.

Nella stessa direzione va la recente nomina a capo della magistratura di Ebrahim Raisi, che nel 1988 sarebbe stato uno dei membri della cosiddetta «Commissione della Morte», responsabile di aver fatto giustiziare migliaia di prigionieri politici. 

«Il regime è in difficoltà: dal 2017 ci sono state proteste quasi quotidiane di gruppi diversi, lavoratori, insegnanti, le ragazze contro il velo... Per sopravvivere tenta la repressione più dura», dice Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights. E poi, come fece Nasrin, anche lui chiede: «Cosa farà l’Europa?»

Viviana Mazza

sabato 16 giugno 2018

Liberate Nasrin: di nuovo in carcere la donna dei diritti in Iran

Globalist
L'avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh, è stata oggi nuovamente arrestata. E non si sa per quali colpe. Ha difeso il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e il suo diritto a vedere i figli in carcere.


Il premio Sakharov per i diritti umani, l'avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh, è stata oggi nuovamente arrestata. Lo ha riferito il marito in un post su Facebook."Qualche ora fa Nasrin è stata arrestata a casa e trasferita a Evin", la famigerata prigione di Teheran dove sono detenuti molti prigionieri politici, ha scritto suo marito Reza Khandan.Sotoudeh, 55 anni, tra i pochi sostenitori dei diritti umani in Iran, ha recentemente difeso diverse donne arrestate per aver protestato contro l'obbligo di indossare il velo. 

La polizia di Teheran aveva annunciato a febbraio che 29 donne sono state detenute per aver posato in pubblico senza il loro velo nelle settimane precedenti.

Sotoudeh ha vinto il prestigioso premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012 per il suo lavoro sui diritti umani e su casi politici, compresi i giovani che affrontano la pena di morte nella Repubblica islamica.

In Iran Sotoudeh ha difeso numerosi prigionieri politici, giornalisti e donne, inclusi i membri della campagna "Le ragazze di Enghelab Street", il gruppo di donne arrestate, dallo scorso gennaio, per essersi tolte il velo in luoghi pubblici e averlo sventolato. Sotoudeh era stata arrestata nel 2010 con l'accusa di diffondere propaganda e cospirare contro la sicurezza dello Stato. 

Nel 2011 fu condannata a 11 anni di carcere e sospesa dal lavoro per 20 anni. La sentenza fu poi ridotta in appello a sei anni e il divieto di lavoro di avvocato a 10 anni.
Tra il 2010 e il 2013 la donna ha trascorso tre anni in prigione per "azioni contro la sicurezza nazionale" e "propaganda contro il regime" ed è interdetto dal rappresentare casi politici o lasciare l'Iran fino al 2022. Sotoudeh ha difeso giornalisti e attivisti tra cui il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e diversi dissidenti arrestati durante le proteste di massa nel 2009. In prigione, ha sostenuto due scioperi della fame per protesta alle condizioni di Evin e al divieto di vedere suo figlio e sua figlia.
Sotoudeh è stata rilasciato a settembre 2013 poco prima dell'elezione del presidente Hassan Rouhani, che aveva promosso una campagna per migliorare i diritti civili.