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domenica 3 marzo 2019

Lo Stato lo tradisce, si suicida Rocco Greco, l’imprenditore che denunciò chi gli chiedeva il pizzo

Politica e Attualità
Rocco Greco, un imprenditore onesto che con coraggio ha rotto il muro dell’omertà e ha denunciato il pizzo si è suicidato.

L'imprenditore Rocco Greco
Stritolato dalla burocrazia non ce l’ha fatta più e si è tolto la vita. Lo Stato gli ha impedito di lavorare.
Perché lo Stato, anziché aiutarlo, gli ha messo i bastoni fra le ruote. I mafiosi non c’erano riusciti a fermarlo. Ci è riuscito lo Stato, a cui lui, fiducioso, si era affidato.
Un vero e proprio tradimento.


Dopo aver denunciato e fatto arrestare 11 mafiosi che spadroneggiavano a Gela e dintorni, Rocco Greco era diventato un simbolo. Un esempio da seguire. Ed infatti altri, grazie al suo esempio, avevano denunciato, liberandosi dal giogo mafioso.

Lui ci ha messo la faccia e ha sfidato la mafia. Gesti che valgono più di mille conferenze o ipocrite celebrazioni delle vittime di mafia. Un uomo vero.
I mafiosi in galera, per ripicca, avevano attivato la macchina del fango, arrivando a denunciarlo per rapporti con la mafia. Quando non si hanno prove, si diffama. Un classico.
E i giudici lo sanno, tanto che Rocco Greco viene scagionato da questa infamante accusa in tutti i gradi di giudizio. Ma, a causa di questo procedimento assurdo, nei confronti di Rocco Greco era stata disposta l’interdittiva antimafia, che gli impediva di lavorare per la pubblica amministrazione.
Una volta prosciolto, il Ministero dell’Interno di Salvini non gli ha tolto l’interdittiva, e così Greco ha perso tutti gli appalti che aveva già vinto.

Ha dovuto licenziare i suoi 50 dipendenti e, con la morte già nel cuore, sentendosi tradito dallo Stato, si è sparato un colpo in testa. Una tragedia immane. E un messaggio devastante contro la lotta alla criminalità. 

Chi avrà più il coraggio di denunciare il pizzo, di ribellarsi alla mafia?
Chi si fiderà più dello Stato e della sua protezione?

lunedì 21 marzo 2016

21 marzo - Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie


Ogni 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, perché in quel giorno di risveglio della natura si rinnovi la primavera della verità e della giustizia sociale. Dal 1996, ogni anno in una città diversa, viene letto un elenco di circa novecento nomi di vittime innocenti. Ci sono vedove, figli senza padri, madri e fratelli. Ci sono i parenti delle vittime conosciute, quelle il cui nome richiama subito un'emozione forte. E ci sono i familiari delle vittime il cui nome dice poco o nulla. Per questo motivo è un dovere civile ricordarli tutti. Per ricordarci sempre che a quei nomi e alle loro famiglie dobbiamo la dignità dell'Italia intera.