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giovedì 19 novembre 2015

Angola: al via a Luanda processo ad attivisti per i diritti umani

Presenza
Al via il 16 novembre a Luanda il processo a carico di 17 attivisti per i diritti umani e militanti di opposizione, tra i quali il musicista Henrique Luaty Beirão, arrestati nel giugno scorso e incriminati per attentato alla sicurezza dello Stato.
 Il musicista Henrique Luaty Beirão
In coincidenza con l’inizio del dibattimento appelli alla liberazione degli attivisti sono stati rivolti da diverse organizzazioni, sia locali che internazionali. Con i suoi compagni, Luaty Beirão era stato arrestato per aver organizzato a Luanda una lettura pubblica “From Dictatorship to Democracy” (“Dalla dittatura alla democrazia”), un libro dello scrittore inglese Gene Sharp sulle rivoluzioni politiche e sociali.

Sin dai tempi della guerra civile (1975-2002), l’Angola è guidata dal presidente Eduardo José dos Santos, in carica da 36 anni.

lunedì 19 ottobre 2015

Angola: 15 attivisti in carcere, uno di loro in condizioni critiche

Amnesty International
Data di pubblicazione dell'appello: 16.10.2015 UA :143/15 : AFR Data 12/2632/2015
Status dell'appello: aperto Campagna Individui a rischio
15 giovani attivisti angolani continuano ad essere detenuti in Angola. Alcuni di loro hanno cominciato uno sciopero della fame il 20 settembre, per protestare contro la loro detenzione illegale. Luaty Beirão continua lo sciopero della fame ed il suo stato di salute è in continuo peggioramento. Nelson Dibango si è unito allo sciopero della fame il 9 di ottobre.


15 giovani attivisti erano stati arrestati ed incarcerati dalle forze di polizia angolane a Luanda, tra a il 20 e il 24 giugno, dopo aver partecipato ad un incontro riguardante temi politici sotto la presidenza di José Eduardo dos Santos. Il 16 settembre sono stati formalmente accusati di pianificare una ribellione ed un colpo di stato contro il presidente, ma sono stati ufficialmente informati del loro stato di accusa solo il 5 di ottobre. Gli attivisti sono detenuti in attesa di processo da più di 90 giorni - limite previsto dalla legge. Le loro accuse vengono considerate come reati contro la sicurezza nazionale e comportano una pena di detenzione fino a 3 anni o al pagamento di una sanzione corrispondente.

Alcuni degli attivisti hanno cominciato uno sciopero della fame il 20 settembre per protestare contro la loro detenzione illegittima. La maggior parte ha interrotto lo sciopero della fame dopo pochi giorni, ma Luaty Beirão persiste: per tre settimane ha solamente bevuto una miscela di acqua, sale e zucchero fornitagli dalla sua famiglia. Il suo stato di salute sta precipitosamente peggiorando e al momento cammina e beve a fatica. Secondo quanto riportato dalla sua famiglia Luaty è stato trasferito all'ospedale del carcere di São Paulo il 9 ottobre, ma ha solamente accettato una flebo di soluzione salina per via endovenosa l'11 ottobre. Un altro dei 15 attivisti, Nelson Dibango, si è unito allo sciopero della fame il 9 ottobre.

giovedì 30 luglio 2015

Angola - Arrestati 10 attivisti per i diritti umani che partecipavano ad una manifestazione. Rischiamo 12 anni di carcere

MISNA
Una decina di attivisti per i diritti umani e militanti di opposizione sono stati arrestati a Luanda mentre partecipavano a una manifestazione per chiedere il rilascio di 14 compagni detenuti da oltre un mese con l’accusa di aver “attentato alla sicurezza dello Stato”.


Fonti di stampa riferiscono che, in caso di condanna, i giovani rischiano fra i tre e i 12 anni di carcere.

Tra i 14 militanti in carcere dal 20 giugno figura il rapper Luaty da Silva Beirão e i fondatori dell’associazione Movimento rivoluzionario Manuel Nito Alves e Mbanza Hamza. Da ormai 36 anni, l’Angola è guidata da José Eduardo dos Santos.

lunedì 29 dicembre 2014

Angola, un paese in espansione che attrae migranti africani accolti con arresti e torture

La Repubblica
E' la denuncia di nove organizzazioni che si battono per i diritti umani in Africa e della FIDH (Federazione Internazionale per i Diritti Umani). "Una vera e propria caccia ai migranti", soprattutto musulmani
Johannesburg - Nove organizzazioni africane e la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) hanno denunciato il destino di migliaia di immigrati dell'Africa occidentale in Angola, rastrellati nelle strade e poi riuniti in un centro di detenzione. 

"Le autorità angolane hanno intrapreso una nuova operazione di lotta contro l'immigrazione clandestina, che è simile ad una vera e propria caccia ai migranti" provenienti dalla Guinea, dal Mali, dalla Mauritania e dal Senegal, dice un comunicato della FIDH. 

"Negli ultimi dieci giorni, 3.000 persone sono state arrestate per le strade di Luandaoppure nelle loro case o nei posti di lavoro e poi trasferiti al centro di detenzione di Trinita, 30 chilometri dalla capitale angolana", hanno riferito molte associazioni per la difesa dei diritti umani.

La discriminazione contro i musulmani. "Sono trattenuti e trattati in moto crudele, inumano, umiliante e degradante. Li hanno stipati - si legge ancora nella denuncia della FIDH - in piccole celle, senza cibo né acqua. (...) sono stati riferite anche torture ed estorsione, mentre alcuni sono stati rimpatriati con la forza". 

Queste violazioni dei diritti umani dei migranti vengono perpetrati fanno parte di una serie di attacchi contro gli immigrati in Angola. "Gli arresti - dice ancora il rapporto della FIDH - sono ispirati da profondi sentimenti di discriminazione etnica e religiosa. Lo si evince dal fatto che sono stati presi di mira cittadini per lo più musulmani, la maggiorparte dei quali provenienti dalla Guinea, dalla Mauritania, dal Mali e dal Senegal", dice la nota, sottolineando inoltre che i servizi di sicurezza angolani dedicati all'immigrazione, venerdì scorso 19 dicembre avevano anche circondato le moschee di Luanda.

L'attrazione dell'Angola, in rapida crescita. Le nove organizzazioni firmatarie chiedono alle autorità angolane di "porre immediatamente fine alla pratica di arresti e detenzioni arbitrarie, da parte delle forze di sicurezza." 

Incoraggiano anche i paesi di origine dei migranti, oltre che l'Unione africana, a reagire. L'Angola, in piena espansione, dopo la fine della guerra civile nel 2002, attrae i cittadini delle nazioni vicine, ma anche i cittadini dei paesi dell'Africa occidentale. Ma le autorità angolane mettono in atto regolarmente ferree operazioni di lotta contro l'immigrazione, in particolare lungo la frontiera nord orientale che delimita in confini con la Repubblica Democratica del Congo.

martedì 23 dicembre 2014

Angola, Luanda, migliaia arrestati per ‘immigrazone illegale’

MISNA
Oltre tremila persone sono state arrestate nell’ultima settimana a Luanda, capitale dell’Angola, nel quadro di un’operazione di polizia ufficialmente diretta contro il fenomeno dell’immigrazione clandestina.
Secondo alcune testimonianze, tuttavia, le verifiche sulla regolarità dei documenti che molti dei fermati esibiscono vengono effettuate solo in un secondo momento. Prima i fermati, indipendentemente dal loro status, vengono trasferiti nel centro di detenzione di Trinita, a una trentina di chilometri dalla capitale: la permanenza qui può durare anche diversi giorni, in condizioni igieniche e di vita che i migranti descrivono come pessime, in particolare per la scarsità di cibo e acqua.

Da parte sua il governo angolano ha fatto sapere che, delle 3.045 persone fermate, oltre 2.160 sono già state rimesse in libertà: a Trinita ne restano dunque 844. Le autorità di Luanda, in più, hanno annunciato provvedimenti imminenti contro quei cittadini angolani che “in forma criminalmente dolosa favoriscono” l’ingresso di stranieri con documenti non in regola.

L’arresto di migranti non è raro in Angola e riguarda spesso persone provenienti dalla confinante Repubblica Democratica del Congo. Le operazioni di polizia per contrastare il fenomeno vengono spesso messe in evidenza dalla stampa di Stato. Nelle stesse comunicazioni ufficiali il governo descrive l’immigrazione clandestina come portatrice di “effetti negativi” per l’economia e il benessere dei cittadini, invitando questi ultimi a “collaborare nell’eliminazione di queste pratiche”.

domenica 19 maggio 2013

Angola to fight for its nationals on Zambia death row

Africa Review
Angolan authorities have said they will fight for the release of their 20 nationals who are facing the death penalty in Zambia.

Angolan Justice and Human Rights minister Rui Mangueira is to visit Zambia next week for talks with local authorities on the situation.

About 50 Angolans are languishing in various Zambian jails with 20 facing death penalties mainly for murder convictions.

Angola was among the first African countries to abolish death penalty in 1991 following a constitutional review.

"Since our President is so concerned about this issue, I will travel to Zambia next week to discuss it with the local authorities in Lusaka," Mr Mangueira told the Portuguese news agency Lusa Tuesday.

Mr Rui is also expected to meet his Zambian counterpart and with President Michael Sata.

Human Rights - Diritti Umani - Droits de l'Homme - Derechos Humanos - For a World Without the Death Penalty - Rights of prisoners - No Justice Without Life