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giovedì 26 marzo 2015

Turchia: "insulti" al presidente Erdogan, due vignettisti condannati a 11 mesi di carcere

Adnkronos
Due vignettisti turchi del popolare settimanale satirico Penguen, Bahadir Baruter e Ozer Aydogan, sono stati condannati a undici mesi di carcere con l'accusa di aver "insultato" il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. 

La vignetta incriminata
I due erano stati citati in giudizio il 21 agosto del 2014 a proposito della vignetta di copertina della rivista satirica sull'elezione di Erdogan alla presidenza della Turchia. Nel disegno appariva Erdogan che chiedeva ai funzionari del palazzo presidenziale di Ankara se avessero preparato "qualche giornalista da macellare", in riferimento al rituale del sacrificio nell'Islam, per celebrare la sua elezione.

Dopo la pubblicazione, un cittadino turco, Cem Safcier, ha sporto querela sostenendo che uno dei funzionari raffigurati nella vignetta e che accoglie Erdogan farebbe un gesto con la mano considerato offensivo nella cultura turca, ovvero starebbe a indicare che la persona alla quale viene rivolto è omosessuale. 

Il gesto disegnato, secondo la procura, va "contro le norme etiche e culturali della società turca" e "va oltre il diritto di critica, è un insulto". L'accusa aveva chiesto per Baruter e Aydogan due anni di carcere, diminuiti a 11 mesi e 20 giorni per buona condotta. Gli avvocati di Erdogan avevano riferito che il loro era stato un "insulto a pubblico ufficiale".

Nella prima udienza che si è svolta a Istanbul lo scorso 19 marzo, i due vignettisti si sono proclamati innocenti e affermano che il concetto su cui la vignetta ironizza non ha nulla a che fare con il gesto del funzionario, che sarebbe stato disegnato in modo casuale. "Se si guarda all'intera vignetta si può vedere che la battuta non ha nulla a che fare con quel gesto", ha detto Baruter. 

Non è la prima volta che Penguen finisce nel mirino di Erdogan, che ha già chiesto 40mila lire turche di danni per una serie di vignette nelle quali, quando era premier, venne rappresentato con le sembianze di vari animali. I disegni erano stati pubblicati in risposta a precedenti condanne di vignettisti dei quotidiani Cumhuriyet ed Evrensel, sempre per insulto a Erdogan. Sono oltre 70 le persone processate in Turchia per aver "insultato" Erdogan dalla sua elezione alla presidenza nell'agosto del 2014. Il reato di "insulto" viene punito in Turchia con tre mesi di carcere, ma se si tratta di un pubblico ufficiale la pena viene estesa a un anno.

Yemen, verso il baratro civili in pericolo, INTERSOS non riesce a portare aiuti a 16.000 profughi del campo di Kharaz

La Repubblica
Gli operatori di INTERSOS raccontano come la popolazione civile sia minacciata dalle violenze. Impossibile, per gli operatori della Ong italiana raggiungere il campo di Kharaz, dove vivono oltre 16.000 rifugiati somali. Ad Aden i combattimenti sono andati avanti per ore, con continui colpi di artiglieria pesante. Girano ronde di cittadini armati che presidiano la città

Roma - La situazione interna dello Yemen è in rapito aggravamento, negli ultimi giorni il paese è piombato ancora nel caos e si sta delineando un quadro allarmante per le conseguenze che queste violenze stanno avendo sulla popolazione civile, stretta nella morsa di attentati, scontri urbani e attacchi armati. Gli scontri in corso e le condizioni di sicurezza estremamente volatili nel governatorato di Lahj a circa quaranta chilometri da Aden, stanno limitando pesantemente il lavoro degli operatori INTERSOS, che in questa zona portano aiuto ai rifugiati nel campo di Kharaz.

Il rischio di rimanere isolati. "In questa condizione, non possiamo raggiungere il campo di Kharaz, dove vivono oltre 16.000 rifugiati somali. Nei giorni scorsi ad Aden i combattimenti sono andati avanti per ore, abbiamo sentito continui colpi di artiglieria pesante e purtroppo gli spostamenti continuano ad essere estremamente difficili perché ronde di cittadini armati presidiano la città" racconta Maria Sole Dall'Oro, responsabile delle attività di INTERSOS in Yemen. "La nostra preoccupazione è di non riuscire a raggiungere il campo dove portiamo avanti progetti di assistenza ai rifugiati, in particolare a donne, bambini e persone con disabilità e se gli scontri continueranno nell'area di Lahj, il campo e tutte le persone che ci vivono rischiano di rimanere del tutto isolati."

Un Paese frammentato. INTERSOS esprime grande preoccupazione per le ripercussioni di questa escalation di violenze sulla popolazione yemenita e sulle centinaia di migliaia di rifugiati e migranti che vivono nel paese, chiede alle parti in conflitto di garantire l'incolumità dei civili, l'accesso degli operatori umanitari alle aree colpite e sollecita la comunità internazionale a non ignorare la drammatica condizione della popolazione a rischio. Lo Yemen in questo momento è un paese frammentato, ostaggio di profonde divisioni, violenti scontri politici e influenze esterne. Violenze e instabilità aggravano l'endemica povertà che attanaglia il paese e il suo popolo: ci sono 334.000 sfollati interni, oltre 10,6 milioni di persone vivono nell'insicurezza alimentare.

I profughi che arrivano a migliaia. Inoltre il paese, per la sua particolare posizione geografica, accoglie centinaia di migliaia di persone in fuga dal Corno d'Africa e dalla Siria: sono più di 254.000 i rifugiati nel paese, oltre la metà sono somali. INTERSOS è l'unica organizzazione umanitaria italiana attiva da quasi un decennio in Yemen, lavora con staff nazionale ed internazionale ad Aden, Sana'a e Abyan per soccorrere oltre 20.000 sfollati e rifugiati assicurando la fornitura di acqua potabile, strutture igieniche e assistenza sanitaria, e attraverso i propri centri garantisce protezione e assistenza materiale, legale e supporto psicologico a donne e bambini.

Libano - Abdel Karim bimbo down rifugiato dalla Siria venduto dai genitori adesso nel campo profughi

Exite
Bimbo down venduto in Siria dalla madre scappa dai genitori e finisce in campo profughi: gara di solidarietà sul web

Guerra, degrado e miseria non bastano a giustificare nemmeno in minima parte il disumano trattamento subito da chi, come bambini ed anziani, rappresenta da sempre l’anello debole di ogni società in qualsiasi parte del mondo.

In singole storie, riprese dal web e spesso rilanciate da tv e giornali di vario livello, le punte massime di violenza e crudeltà toccate da esseri umani resi insensibili al peso della sofferenza altrui da conflitti e povertà nelle terre martoriate dalle armi.

Il caso di Ahmed Abdel Karim, rimbalzato prepotentemente in rete (ne riferisce in Italia Metro) e con particolare celerità sui social network a diffusione mondiale, descrive con estrema crudezza il quadro di una Siria ferita nel profondo dalla cieca follia della guerra e dal conseguente imbarbarimento dei rapporti umani in alcune aree del Paese colpito dalla spirale fratricida di questi ultimi anni.

Down dalla nascita, rifiutato dai genitori a causa della sua “diversità” rispetto agli altri bimbidel quartiere, il piccolo disabile è stato venduto dalla madre biologica per una manciata di soldi, ma neanche con la nuova famiglia ha potuto trovare pace, essendo ritenuto troppo “impegnativo” da gestire in quanto bisognoso di cure dispendiose oltre che di rispetto e amore.

Scappato dalla mamma adottiva o meglio dai clienti del mercato di vite umane, il bimbo che da non molto aveva compiuto 5 anni si è così ritrovato nell’inferno di un campo profughi libanese, in preda a frequenti attacchi di epilessia ed altre patologie difficili da fronteggiare specialmente in un contesto di per sé problematico come quello di una struttura di emergenza per rifugiati.

Una pagina web dedicata alla raccolta fondi a favore di Ahmed Abdel Karim e tante iniziative di solidarietà, grazie ad un gruppo volontari delle associazioni umanitarie attive nel settore dell’accoglienza di migranti in Libano, hanno riacceso un lumicino di speranza, anche se parlare di lieto fine per la vicenda del bambino down abbandonato in Siria sarebbe purtroppo fuori luogo.

Rifugiati, Unhcr: "Vittime delle frontiere in aumento, 5 morti ogni 100 arrivati”

Redattore Sociale
All’incontro promosso alla Lumsa dagli studenti di “Good morning youth” la portavoce dell’Agenzia Onu per i Rifugiati ribadisce l'importanza dell'istituzione di un canale umanitario e denuncia: "Vediamo accolti con indifferenza gli appelli che facciamo"


Roma - “Il numero delle vittime è in aumento, sono morte 5 persone ogni 100 che sono arrivate, sono già 400 i morti solo dall’inizio dell’anno”. Lo ha affermato Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) questa mattina all’incontro “Protect People Not Borders”, organizzato all’università Lumsa di Roma dal gruppo di studenti “Good morning youth”. 

Sami ha citato il dramma dell’aumento delle vittime per ribadire l’importanza dell’istituzione di un canale umanitario che permetta a coloro che fuggono da guerre e violenza di richiedere l’asilo in Italia e in Europa senza rischiare la vita. Nonostante l’importanza di “canaIi legali per la richiesta di asilo”, “ai vertici europei ci si concentra sulla tutela dei confini”, ha spiegato la portavoce dell’Unhcr agli studenti. Sami ha poi affermato che “le agenzie dell’Onu non sono più – come si crede - una soluzione”, “vediamo accolti con indifferenza gli appelli che facciamo, siamo obbligati a lavorare con il 40 per cento del budget necessario”. “Oggi si parla di rifugiati ma non delle guerre che costringono alla fuga, che vengono date per scontate - ha concluso Sami – manca la pressione dell’opinione pubblica per la pace”.

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mercoledì 25 marzo 2015

Texas - Lester Bower, da 30 anni nel braccio della morte diventato anziano in attesa dell'esecuzione

Corriere della Sera
Dopo oltre 30 anni trascorsi nel braccio della morte, Lester Bower è diventato anziano.


Lester Bower
La condanna, per un quadruplice omicidio, risale al 10 maggio 1984. Da allora Bower, che ha attualmente 67 anni, ha avuto sei date di esecuzione, tutte sospese, in alcuni casi all’ultimo istante.

L’ultimo appuntamento rinviato con la morte risale al 10 febbraio di quest’annoquando la Corte suprema federale ha nuovamente fermato il boia per esaminare l’ennesimo ricorso dell’avvocato di Bower sulla presunta mancata presa in considerazione di circostanze attenuanti in occasione del primo processo e sulla condotta irregolare della pubblica accusa.

Lunedì scorso, tuttavia, gli stessi giudici hanno deciso di respingere il ricorso.

Potrebbe essere fissata una nuova data di esecuzione, dunque, la settima. Ma sul sistema della pena capitale in Texas pesa l’assenza di uno dei farmaci che compongono l’iniezione letale. Il problema in realtà è nazionale e la Corte supremaha accettato di prendere in considerazione un ricorso circa l’incostituzionalità delle nuove e sperimentali (ossia, si sperimentano su esseri umani) miscele di farmaci usate negli ultimi due anni in vari stati.

Tornando al Texas, mentre il calendario della morte prevede sei esecuzioni nei prossimi tre mesi, di dose di farmaci ce n’è rimasta una sola, che potrebbe essere usata per l’esecuzione di Kent Sprouse il 9 aprile.
Bower attende di conosce il suo destino. Dopo oltre tre decenni nel braccio della morte, rischia di morire di morte naturale.

Riccardo Noury

Cambogia rifugiati Montagnard, governi e UNHCR in cerca di soluzione

MISNA
Questa settimana, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha avuto colloqui con i rappresentanti del governo cambogiano e vietnamita per cercare soluzioni sul recente flusso di Montagnard che dal Vietnam cercano di entrare in Cambogia per chiedere asilo politico a causa della persecuzione etnica-religiosa.
Vivian Tan, portavoce regionale per l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i rifugiati (Unhcr), ha detto al quotidiano The Phnom Penh Post che l’incontro aveva lo scopo di trovare una soluzione in linea con gli standard internazionali e gradita a tutte le parti.

Finora a 13 Montagnard è stato concesso lo stato di stato di rifugiati, altri 10 stanno discutendo le loro richieste di asilo a Phnom Penh, mentre 13 rimangono nascosti sulla zona di confine, nelle foreste della provincia di Ratanakkiri e, in diretta violazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, decine di altri sono stati respinti in Vietnam senza un giusto processo. Secondo le dichiarazioni dei Montagnard respinti, le deportazioni sono il risultato di azioni coordinate da parte delle autorità vietnamite e cambogiane.

Nel 2002, la Cambogia, il Vietnam e l’Unhcr hanno raggiunto un accordo trilaterale per il rimpatrio volontario e tre anni più tardi, nel 2005, un protocollo di intesa tripartito è stato firmato per rimpatriare i profughi in condizioni controllate. Un rapporto del 2006 di Human Rights Watch (Hrw) ha evidenziato il problema dei rimpatriati che sarebbero nuovamente perseguitati per aver lasciato il paese e mette in seria discussione la credibilità del monitoraggio dei rimpatriati da parte dell’Unhcr.

“E’ da nove anni che tutto questo sta succedendo e ancora oggi i rifugiati e i richiedenti asilo parlano della stessa persecuzione religiosa” ha detto Suor Denise Coghlan del Jesuit Refugee Service in Cambogia, spiegando che fino a quando non finirà la persecuzione, è improbabile che i rifugiati accettino di tornare. Nel frattempo, per chi è ancora in clandestinità, una soluzione non è ancora stata trovata.

[PL]

Siria in tre mesi l'Isis recluta 400 bambini soldato

La Repubblica
Almeno 400 “bambini soldato” nel 2015 sarebbero stati reclutati dall’Is in Siria per arruolarli tra i cosiddetti “cuccioli di leone del Califfato”(Ashbal al Khilafah). E’ la denuncia dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), organizzazione con sede in Gran Bretagna legata agli attivisti delle opposizioni siriane, secondo il quale i miliziani avrebbero attirato ragazzini al di sotto dei 18 anni tra le loro fila nei pressi di scuole, moschee o durante le esecuzioni sulle pubbliche piaze.

La nuova strategia è dovuta al fatto che, sempre secondo l’Osservatorio, ci sarebbe stato un calo di nuovi adepti tra gli adulti. Per questo l’Is ha puntato sui più giovani tentando, da una parte, di convincere i genitori e i tutori dei bambini affinché facciano seguire loro corsi sulla sharia e di addestramento militare, e, dall’altra, di corrompere i ragazzini con denaro, armi e macchine. I bambini, si legge, vengono usati tra l’altro come spie, agenti per raccogliere informazioni e guardie.

In alcune città, come Al Mayadin e Al Bokamal, i jihadisti hanno aperto degli uffici appositi per accogliere le piccole reclute. L’Ondus afferma di aver potuto verificare che l’Isis ha inviato il 25 gennaio scorso un battaglione di 140 miliziani, la grande maggioranza minorenni, a combattere contro le milizie curde nella città di Kobane, nel Nord della Siria. In quella occasione, sei jihadisti sotto i 18 anni sono rimasti uccisi.
Monica Ricci Sargentini