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mercoledì 22 agosto 2018

Cambogia, scarcerata Tep Vanny, la leader del movimento per la casa, dopo 700 giorni di carcere.

Amnesty International
Dopo oltre 700 giorni di carcere, il 20 agosto 2018 un provvedimento di grazia firmato dal re ha consentito a Tep Vanny, leader del movimento per il diritto alla casa della Cambogia, di tornare libera.

Sono stati, i suoi, due anni di detenzione ingiusta, dovuti solo al suo pacifico attivismo per il diritto all’alloggio.

Il 23 febbraio 2017 Tep Vanny era stata condannata a due anni e mezzo di carcere per “violenza intenzionale aggravata”, dopo che nel 2013 aveva preso parte a una protesta, convocata di fronte all’abitazione del primo ministro Hun Sen, per chiedere il rilascio di un’attivista della comunità del lago Boeung Kak, sotto sgombero in nome di uno dei tanti progetti di “riqualificazione urbanistica” (in altre parole, per fare spazio ad abitazioni di lusso e centri commerciali) in corso nella capitale Phnom Penh.

Tep Vanny era stata condannata anche a versare salatissimi risarcimenti ai due agenti di polizia che avevano denunciato di essere stati aggrediti.

Il 27 luglio 2017 e il 7 febbraio 2018 la sua condanna era stata confermata rispettivamente in appello e in Cassazione.

Nell’ultimo anno e mezzo oltre 200.000 persone hanno firmato l’appello di Amnesty International per chiedere la sua scarcerazione.

martedì 24 ottobre 2017

Cambogia, Hun Sen e l'accelerazione autoritaria indisturbata

Lettera43
Leader dell'opposizione arrestati. Radio e giornali chiusi. E un piano per sciogliere il partito di minoranza. Nel Paese che sotto Pol Pot divenne un regime dell'orrore il premier tenta l'ultimo giro di vite. L'Onu che fa?


Era il gennaio del 1985 quando Hun Sen divenne primo ministro della Cambogia. In Italia era al governo Bettino Craxi, negli Stati Uniti alla Casa Bianca c’era Ronald Reagan. Oggi Hun Sen, ancora in carica, è il primo ministro con il mandato più lungo sul pianeta. È nella top ten dei governanti che occupano da più tempo il potere esecutivo. Sopra di lui ci sono solo dittatori e presidenti a vita.

ORMAI UN PADRONE ASSOLUTO DEL PAESE. Ora il leader della nazione asiatica e capo del Partito popolare cambogiano si accinge a compiere l’ultimo passo che lo consacrerebbe padrone assoluto del suo Paese: ha chiesto lo scioglimento del Partito della salvezza nazionale della Cambogia, l’unica formazione di opposizione politica che può rappresentare una sfida al suo potere.

Non si tratta di azioni improvvise. Hun Sen da anni sta limitando gli spazi di libertà del Paese. Ma l’accelerazione è avvenuta alla fine dell’estate 2017. L’attuale leader del Partito della salvezza nazionale, Kem Sokha, è stato arrestato il 3 settembre ed è in prigione, accusato di alto tradimento. Il suo vice Sam Rainsy è già in esilio ed è stato raggiunto da quasi metà dei 55 parlamentari del partito.

IL PROGETTO: GOVERNARE PER ALTRI 10 ANNI. Un altro oppositore, il senatore Sok Hour, è detenuto ed è stato condannato a sette anni per aver diffuso materiale di propaganda su Facebook. Questa campagna consentirà al partito di governo di vincere ancora una volta le elezioni politiche del 2018 e il primo ministro, che oggi ha 65 anni, ha già annunciato l’intenzione di governare per un altro decennio.

La Cambogia è una monarchia costituzionale, il re Norodom Sihamoni è una figura del tutto simbolica. Istruito come ballerino classico in Europa e amante delle arti, si è ritrovato monarca nel 2004 a seguito dell’abdicazione del padre, il re Sihanouk, e ora vive una vita quasi da prigioniero nella sua reggia, circondato da illazioni dei suoi stessi sudditi sul suo scarso desiderio di rivestire il ruolo che ha e circa le sue inclinazioni sessuali.

HUN SEN CAPACE DI REINVENTARSI SEMPRE. L’uomo forte Hun Sen deve invece la sua longevità politica alla capacità di reinventarsi. Nel 1975 era nei ranghi delle milizie dei Khmer rossi che conquistarono la capitale Phnom Penh. La Cambogia, destabilizzata dai bombardamenti a tappeto ordinati dal presidente americano Nixon che voleva punire il Paese per l’appoggio ai Vietcong, si trovò in preda alla guerra civile.

[...]

LA MINACCIA DELLA GUERRA CIVILE. In occasione delle elezioni amministrative dell'estate 2017, Hun Sen è ritornato dopo anni a fare campagna elettorale, ma più da caudillo che da capo democratico, minacciando il ritorno alla guerra civile, mobilitando l’esercito nelle circoscrizioni a lui poco favorevoli e dicendosi disposto a «eliminare 100 o 200 persone per assicurare la vita di milioni di altre». Il voto locale ha poi visto ancora una volta la vittoria del partito governativo, ma l’opposizione ha conquistato un 43% dei voti insidiando la maggioranza del premier.

martedì 3 gennaio 2017

Cambogia. 5 anni di carcere a leader dell'opposizione per un post su Facebook

Reuters
Sam Rainsy, il leader dell'opposizione cambogiana, è stato condannato in contumacia a cinque anni di reclusione per aver "cospirato per creare caos" accusando il primo ministro Hun Sen di aver ceduto territorio nazionale al vicino Vietnam. 

Il tribunale municipale di Phnom Penh ha condannato Rainsy per aver rilanciato su Facebook una serie di documenti tradotti in cui si insinuava che il governo avesse firmato un trattato con il quale Hun Sen avrebbe dato al Vietnam una striscia di territorio in una zona non ben demarcata.
Sono stati condannati alla stessa pena anche due collaboratori del suo partito che curano dall'estero la pagina Facebook. Sam Rainsy è attualmente in esilio in Francia. Gli è stato proibito di tornare in patria. Il prossimo anno in Cambogia si terranno delle elezioni locali, che faranno da prologo in vista delle legislative del 2018.

mercoledì 9 novembre 2016

Cambogia. Esponente partito opposizione condannato a 7 anni per un post su Facebook

Corriere della Sera
In Cambogia è sufficiente un post, per nulla violento e molto spiritoso, per essere condannati a sette anni di carcere. La sentenza è stata comminata, lunedì 7 novembre, ai danni di Hong Sok Hour, esponente del Partito del riscatto nazionale cambogiano, all'opposizione. 

Il senatore Hong Sok Hour
Il Partito del popolo cambogiano è impegnato in una campagna di pubbliche relazioni per convincere la comunità internazionale, in particolare i paesi donatori, che nel paese sono rispettare le regole della democrazia, tanto più che c'è un partito di opposizione.

Peccato che contemporaneamente il partito al potere non risparmi gli sforzi per ridurre al silenzio oppositori, attivisti ed esponenti dei movimento per i diritti umani. Così è capitato che il senatore Hong Sok Hour venisse arrestato nell'agosto 2015 per aver pubblicato su Facebook un divertente video su un inesistente accordo tra Cambogia e Vietnam per la risoluzione di dispute sui confini. Il potere giudiziario non ha mostrato altrettanto spirito: dopo un anno e tre mesi di detenzione preventiva, Hong Sok Hour è stato giudicato colpevole di diffusione di false informazioni e istigazione.

In barba alla costituzione del paese e degli obblighi assunti dalla Cambogia all'atto della ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici, per quel video Hong Sok Hour ha preso sette anni di carcere. Questo è il clima in Cambogia, quando deve ancora iniziare la campagna per le elezioni generali del 2018. E non è finita qui: mentre Hong Sok Hour veniva condannato, un portavoce del governo annunciava che l'ufficio locale dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite in Cambogia è "illegale".

martedì 14 luglio 2015

Vietnam - Cambogia - Esodo e persecuzione dei montagnards ignorati dalle diplomazie

MISNA
Prosegue l'impegno per sensibilizzare l'opinione pubblica del Sud-Est asiatico continentale e quella internazionale sui diritti e la sicurezza negati ai Montagnards. Queste popolazioni degli altipiani del Vietnam centrale sono fortemente controllate dalle autorità e sovente sottoposti a forme di persecuzione.
Una situazione che costringe molti – sebbene in misura minore degli esodi del 2001 e del 2004 provocati da ondate repressive - a cercare rifugio in paesi circostanti. Anche qui, tuttavia, alla dura condizione di fuggiaschi e per i più fortunati di profughi, si associa la costante minaccia di rimpatrio forzato su richiesta di Hanoi o in base alle opportunità dei rapporti bilaterali.
Il 1° maggio scorso, un comunicato di Human Rights Watch (Hrw) e due altri organizzazioni umanitarie aveva condannato duramente il comportamento delle autorità cambogiane riguardo i Montagnards. “Il comportamento del potere cambogiano che rifiuta a individui provenienti dal Vietnam la registrazione come richiedenti asilo e di accedere allo stato di rifugiato, mostra che il governo non rispetta la legge internazionale in questo campo”, vi si leggeva.
A conferma di una tendenza repressiva verso le minoranze degli altipiani e dell'atteggiamento opportunista dei governi vicini e alleati del Vietnam, la conferenza predisposta il 26 giugno a Bangkok da Human Rights Watch è stata cancellata all'ultimo momento dalle autorità thailandesi su pressione del governo vietnamita.
Sebbene l'azione di Hrw e di altri soggetti coinvolga molti paesi, è però principalmente rivolta verso il governo cambogiano, in quanto la Cambogia è il paese più accessibile dai gruppi originari del Vietnam, perseguitati per vicende belliche, cristianizzazione, diversità culturale. Ma è anche quello dove la politica di arresto, detenzione e respingimento è maggiormente praticata, con conseguenze sovente pesanti, come l'impossibilità per i Montagnards di ricongiungersi con le famiglie d'origine.
[CO]

domenica 7 giugno 2015

Australia invia profughi in Cambogia dopo controverso accordo Canberra-Phnom Penh

ANSA
Sydney - Dopo mesi di rinvii, sono atterrati in Cambogia, in un viaggio di sola andata, quattro profughi finora rinchiusi nel campo di detenzione stabilito dall'Australia nel remoto stato-isola di Nauru nel Pacifico. 


I quattro, due uomini e una donna iraniani e un Rohingya della Birmania, sono gli unici finora - tra i richiedenti asilo che da Nauru hanno ottenuto lo status di rifugiati - ad aver accettato il trasferimento secondo un controverso accordo concluso nove mesi fa tra Australia e Cambogia.

mercoledì 25 marzo 2015

Cambogia rifugiati Montagnard, governi e UNHCR in cerca di soluzione

MISNA
Questa settimana, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha avuto colloqui con i rappresentanti del governo cambogiano e vietnamita per cercare soluzioni sul recente flusso di Montagnard che dal Vietnam cercano di entrare in Cambogia per chiedere asilo politico a causa della persecuzione etnica-religiosa.
Vivian Tan, portavoce regionale per l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i rifugiati (Unhcr), ha detto al quotidiano The Phnom Penh Post che l’incontro aveva lo scopo di trovare una soluzione in linea con gli standard internazionali e gradita a tutte le parti.

Finora a 13 Montagnard è stato concesso lo stato di stato di rifugiati, altri 10 stanno discutendo le loro richieste di asilo a Phnom Penh, mentre 13 rimangono nascosti sulla zona di confine, nelle foreste della provincia di Ratanakkiri e, in diretta violazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, decine di altri sono stati respinti in Vietnam senza un giusto processo. Secondo le dichiarazioni dei Montagnard respinti, le deportazioni sono il risultato di azioni coordinate da parte delle autorità vietnamite e cambogiane.

Nel 2002, la Cambogia, il Vietnam e l’Unhcr hanno raggiunto un accordo trilaterale per il rimpatrio volontario e tre anni più tardi, nel 2005, un protocollo di intesa tripartito è stato firmato per rimpatriare i profughi in condizioni controllate. Un rapporto del 2006 di Human Rights Watch (Hrw) ha evidenziato il problema dei rimpatriati che sarebbero nuovamente perseguitati per aver lasciato il paese e mette in seria discussione la credibilità del monitoraggio dei rimpatriati da parte dell’Unhcr.

“E’ da nove anni che tutto questo sta succedendo e ancora oggi i rifugiati e i richiedenti asilo parlano della stessa persecuzione religiosa” ha detto Suor Denise Coghlan del Jesuit Refugee Service in Cambogia, spiegando che fino a quando non finirà la persecuzione, è improbabile che i rifugiati accettino di tornare. Nel frattempo, per chi è ancora in clandestinità, una soluzione non è ancora stata trovata.

[PL]

giovedì 26 febbraio 2015

Profughi reclusi dell'isola di Nauru nel tentativo di entrare in Australia presto trasferiti in Cambogia

MISNA
Una mossa di carattere umanitario, che non influisce sulle scelte repressive del governo australiano in materia di immigrazione e su quelle di Phnom Penh di accoglienza di profughi finora o in futuro detenuti per conto australiano nello Stato isolano di Nauru.
L’impegno è di garantire una migliore sistemazione a quanti sono in attesa di una qualche forma di ricollocazione una volta accertata la condizione formale di rifugiato, oppure che aspettano una verifica che potrebbe durare molti mesi.

L’accordo firmato lo scorso anno tra i governi australiano e cambogiano ha suscitato non poche perplessità, dato anche la fama non certo gratificante del governo di Phnom Penh riguardo ai diritti umani e al controllo di fenomeni di abuso sui gruppi sociali più fragili. Tuttavia, se sotto il controllo internazionale, l’accoglienza in un paese più vasto, già fortemente segnato dal lavoro delle ong e che per la sua debolezza economica comunque ha necessità di ulteriori fonti di guadagno che possano derivare da forme di cooperazione internazionale, rende l’opzione meno rischiosa – soprattutto per i soggiorni a lungo termine – rispetto al famigerato centro di Nauru.

Ancor più, a essere positiva è la possibilità di una ricollocazione temporanea sul territorio al di fuori dei campi per alcune categorie di profughi. Possibile in Cambogia, impossibile a Nauru o sull’isola di Manus (altro centro di raccolta off-shore in Papua-Nuova Guinea), per spazio, isolamento, opportunità.
Sono attualmente 400 i profughi provenienti soprattutto da Afghanistan, Pakistan e Iran al momento ospitati a Nauru con il riconoscimento dello status di rifugiato. Altri 800 attendono che sia verificata la loro condizione. 

Una decisione non facile, quella dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), e non si sa al momento quanti degli “ospiti” di Nauru possano optare per il trasferimento. Tuttavia, la leadership dell’organizzazione internazionale ritiene che la sua esperienza nel settore, con milioni di individui ricollocati in nuove destinazioni in 64 anni di attività, potrebbe consentire una prospettiva migliore a quanti hanno cercato inutilmente di raggiungere l’Australia e una vita più sicura.

[CO]

mercoledì 4 febbraio 2015

In fuga dalle persecuzioni in Vietnam, "montagnard" cristiani arrestati dalla polizia della Cambogia

AsiaNews
Una famiglia di cinque persone, fra cui due bambini e un lattante, aveva abbandonato il territorio di origine per sfuggire alle persecuzioni. Ammanettati, essi sono stati condotti in una località sconosciuta. Attivisti pro diritti umani denunciano una “gravissima violazione”. Per Phnom Penh si tratta di accuse con “finalità politiche” e minaccia ritorsioni.
 

Phnom Penh- Attivisti pro diritti umani in Cambogia denunciano l'arresto di una famiglia cristiana montagnards (nella foto), che aveva abbandonato il villaggio di origine in Vietnam e superato il confine per sfuggire alle persecuzioni delle autorità comuniste di Hanoi. 

Il gruppo è formato da cinque persone, fra cui due bambini e un lattante; il fermo da parte delle forze di polizia e militari è avvenuto lo scorso primo febbraio nelle foreste della provincia nord-orientale di Ratanakiri, dove essi si trovavano da oltre due settimane in cerca di riparo. Gli agenti li hanno ammanettati, condotti in una località segreta e rischiano di essere rimpatriati; altri quattro montagnards sono invece riusciti a sfuggire al fermo.

Chhay Thi, attivista Adhoc (Cambodian Human Rights and Development Association), conferma l'arresto e aggiunge che, finora, non si hanno notizie sulla sorte della famiglia, né sul luogo in cui sono detenuti. "La loro detenzione - aggiunge - è una gravissima violazione ai diritti umani e alla Convenzione del 1951 sui rifugiati". Egli ha aggiunto che altri 27 montagnards restano nascosti nella giungla, per sfuggire a un possibile fermo.

Già la scorsa settimana i vertici di Adhoc avevano denunciato la polizia di Phnom Penh, perché arresta e deporta i richiedenti asilo politico senza nemmeno ascoltare la loro storia. Di contro, le forze dell'ordine affermano che non si tratta di montagnards in fuga da persecuzioni, ma di semplici contadini emigrati "in modo illegale" nel Paese. Il portavoce del ministero cambogiano degli Interni, Khieu Sopheak, minaccia inoltre di denunciare il gruppo Adhoc perché agirebbe "con finalità politiche".

Nel 2001 e nel 2004 almeno 2mila montagnards - originari delle zone montuose del centro del Vietnam - sono emigrati in Cambogia per sfuggire alle violenze delle autorità di Hanoi; il regime comunista li perseguita e confisca i loro terreni per la fede cristiana, per il sostegno fornito alle truppe statunitensi ai tempi della guerra, e soprattutto per impossessarsi dei loro terreni. La maggior parte di loro ha ottenuto asilo politico, con Washington in prima fila nella concessione di visti.

Negli ultimi anni è ripreso l'esodo e sempre più famiglie tentano di attraversare la frontiera, in cerca di riparo nella vicina Cambogia. Con l'aiuto dell'Onu, alcuni hanno fatto richiesta di asilo politico, anche se molti esitano a contattare le autorità di Phnom Penh, nel timore di essere rimpatriati. Nelle ultime settimane sono almeno 45 i montagnards (fra cui tre bambini) che hanno cercato riparo nelle foreste della Cambogia, costretti a lottare contro malaria e mancanza di cibo per poter sopravvivere.

giovedì 8 maggio 2014

Violazione dei diritti umani - Accoglienza profughi Sidney chiede aiuto a Phonm Penh

MISNA
L’Australia ha proposto al governo della Cambogia di considerare la possibilità di ospitare profughi provenienti da altri paesi. Conoscendo i dati negativi su diritti umani e sulla corruzione nel paese, la proposta ha suscitato immediate reazioni di molte organizzazioni interne alla Cambogia. Gli attivisti dicono che i profughi già presenti nel paese sono vittime di maltrattamenti e povertà e molti di loro sono costretti a rivolgersi a gruppi di sostegno, come il servizio per i rifugiati gestito dai gesuiti, per poter sopravvivere.

L’Australia, che è un paese molto più vasto, sembra, con questa proposta, voler accantonare le proprie responsabilità morali e internazionali su un paese molto più povero e non adeguato per tale accoglienza e tutt’oggi incapace di dare garanzie di sicurezza. Gli attivisti hanno anche ricordato un caso negativo, molto particolare, nei confronti di profughi avvenuto nel 2009 quando, 22 persone, di etnia uigura, donne e bambini, sono stati strappati a mano armata da un centro dell’Unhcr e deportati di nuovo in Cina. In seguito, ci sono state segnalazioni che quattro dei deportati erano stati condannati a morte e altri condannati al carcere a vita.

L’Australia, da tempo paese di immigrazione, ha già messo a punto reti e servizi per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati. Secondo gli esperti, sarebbe più economico e più umano inserire i rifugiati in Australia che in Cambogia.

Il ministero degli Esteri cambogiano ha detto che il governo ha accettato in linea di principio la proposta e formerà un comitato per studiarne i particolari. Tuttavia, ha precisato, saranno accolti solo quei rifugiati che volontariamente accetteranno di venire. Dal governo australiano, a tutt’oggi, non sono arrivati commenti o nuovi dettagli sul possibile accordo.

[PL]

mercoledì 11 dicembre 2013

Manifesta l'opposizione cambogiana: "Tutelare i diritti umani" - In piazza 6mila manifestanti, anche monaci buddisti

TMNews
Roma,- Migliaia di attivisti dell'opposizione cambogiana, tra i quali anche diversi monaci buddisti, sono scesi in piazza per manifestare a Phnom Penh nella giornata internazionale dei diritti dell'uomo e per chiedere maggiore tutela dei diritti umani fondamentali.

Il leader dell'opposizione Sam Rainsy ha chiamato a raccolta i manifestanti, portando in piazza circa 6mila sostenitori che hanno sventolato le bandiere del Paese, inneggiando lo slogan "Lunga vita alla Democrazia".

L'opposizione del Paese ha intonato inni al "cambiamento", chiedendo le dimissioni del primo ministro Hun Sen. "Non vengono tutelati i diritti umani", ha detto Rainsy rivolgendosi alla folla. "Dobbiamo lottare perchè vengano rispettati i diritti umani". 

"Il nostro popolo ha perso i propri diritti a causa di un sistema corrotto e dittatoriale", ha aggiunto il leader dell'opposizione.

Lo scorso anno il presidente americano Barack Obama, incontrando il premier, ha sottolineato come la violazione dei diritti umani sia un impedimento nelle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.