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giovedì 20 febbraio 2014

Nord Corea: arrestato missionario protestante australiano, in carcere da domenica scorsa

Ansa
Un missionario protestante australiano è detenuto nella Corea del Nord da domenica scorsa. Lo ha affermato la moglie in un'intervista ad un giornale di Hong Kong, la Speciale Regione Amministrativa della Cina dove la coppia risiede da alcuni anni. La donna racconta che John Short, di 75 anni, era alla sua seconda visita in Corea del Nord e aveva portato con sé del "materiale religioso".

"Lo aveva fatto anche nel primo viaggio e nessuno aveva obiettato", ha aggiunto la donna. Questa volta, invece, Short è stato bloccato nel suo albergo domenica scorsa, poco prima della sua partenza da Pyongyang. Un altro missionario protestante, l'americano Kenneth Bae, è stato arrestato l'anno scorso nella Corea del Nord e condannato a 15 anni di lavoro forzato per "atti ostili".

Rifugiati: Israele trasferisce segretamente in Uganda richiedenti asilo

ASCA
Roma - Israele trasferisce segretamente in Uganda i cittadini africani che chiedono asilo politico allo stato ebraico. Lo rivela il quotidiano Haaretz, citando fonti del governo secondo le quali decine di persone hanno accettato di andare in Uganda e molte di loro sono gia' partite. 

Il ministro degli Interni israeliano, Gideon Saar, aveva detto il mese scorso che circa 1.500 africani entrati nel paese illegalmente avrebbero dovuto lasciare Israele entro febbraio. Secondo i dati del governo di Tel Aviv, nel paese ci sono circa 52 mila africani entrati senza permesso e provenienti in gran parte da Sudan e Eritrea. (fonte AFP)

Egitto: ong diritti umani a Onu, violazioni senza precedenti 'Collasso stato diritto, pressioni su magistratura e torture'

ANSA Med
Roma - Una decina di organizzazioni per i diritti umani egiziane fanno appello all'Onu affinchè intervenga di fronte "a violazioni dei diritti umani su larga scala e senza precedenti", che verrebbero "commmessi con impunità" nel Paese. L'appello è emerso da un incontro svoltosi il 16 febbraio - informa un comunicato - nella sede del Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS), dove si è svolto un dibattito con due rappresentanti dell'Onu e venti avvocati per i diritti umani.
Nell'incontro si è discusso di ''collasso dello stato di diritto - si legge nella nota - disprezzo della Costituzione e della legge, indebolimento del principio della separazione dei poteri, e di controllo esercitato dalla polizia e dagli apparati di sicurezza interna su procuratori e la magistratura". La riunione ha evidenziato che agli arrestati viene frequentemente negato di incontrare gli avvocati, e che il periodo di detenzione senza che sia formalizzata alcuna accusa può durare senza limiti. Inoltre, è stato denunciato l'uso di torture e di mancanza di adeguata assistenza sanitaria.

Sarebbe inoltre ricomparso i fenomeni di persone scomparse e di accuse create ad arte, talvolta addirittura ''ridicole". Per esempio, è stato riferito, alcuni "cristiani e comunisti prima accusati di aver attaccato esponenti della Fratellanza sono stati di recente accusati di appartenere allo stesso gruppo". Preoccupazione è stata inoltre espressa per un aumento dell'incitamento alla violenza sui media, con "numerosi articoli che spingono gli apparati di sicurezza ad uccidere persone che si oppongono all'ordine attuale e ai 'cittadini onesti' di cooperare con i servizi di sicurezza in questo sforzo.

Fra le organizzazioni presenti all'incontro anche l'Arabic Network for Homan Rights Information diretto da Gamal Eid.

Malala In visita a campo profughi siriano di Zaatari: comunità internazionale aiuti istruzione bambini siriani

AFP
Amman - Malala Yusafzai, giovane militante pachistana per i diritti umani, ha chiesto alla comunità internazionale di fornire assistenza per l'istruzione dei bambini siriani: "Ci sono ancora tanti bambini e bambine che non possono andare a scuola", ha sottolineato Malala nel corso di una visita al campo profughi siriano di Zaatari, in Giordania.

"Questi bambini vogliono avere un'istruzione perché sognano di diventare medici, ingegneri e giornalisti" ha spiegato la giovane, insignita del premio Sakharov per i Diritti umani e scampata nel 2012 a un tentativo di omicidio da parte dei talebani pachistani.

mercoledì 19 febbraio 2014

Couple 'stoned to death' in southwest Pakistan: officials

Death Penalty news
Quetta: A tribal couple in southwest Pakistan have been stoned to death allegedly on the orders of a local cleric after being accused of having an extramarital affair, local officials told AFP on Monday.
Eight people have been arrested, including the cleric, for the suspected murders in the village of Manzkai, 150 kilometres (90 miles) from Quetta in sparsely populated Baluchistan province.

"Locals have told the authorities that the man and woman were stoned to death. Some people are also saying that they were stoned and later shot," senior local administration official Zulfiqar Durrani told AFP.

He said that witnesses have told authorities that the man and woman, both from a nomadic tribe and married to other people, were found guilty of "illicit relations".

"The bodies of the executed man and woman will be exhumed and a postmortem will be performed to ascertain how they were killed," Durrani said.

Local tribal police official Abdul Latif Kakar confirmed the stoning, but cautioned that the full picture would emerge only once investigations are completed.

Hundreds of people are killed around the country each year in Pakistan in the name of defending family "honour", but stonings are extremely rare.

Relations between men and women without family approval are considered immoral by many in Pakistan, particularly in the deeply conservative tribal areas.

Siria: avvocato riferisce: in carcere cinque attivisti diritti umani

Ansa
Cinque attivisti per i diritti umani in Siria, tra cui tre donne, sono stati arrestati dalle forze governative nella periferia di Damasco nelle ultime ore. Lo riferisce l'avvocato Anwar al Bunni, da anni difensore di molti dissidenti siriani.
I media ufficiali non confermano né smentiscono. Bunni e altre fonti contattate dall'Ansa via Skype affermano che ieri sera una pattuglia delle forze di sicurezza del regime ha intercettato a Sehnaya, a sud di Damasco, un'auto a bordo della quale c'erano cinque attivisti: Jihan Amin, 40 anni, Rania Maatuq di 24 anni, una donna identificata solo col nome di persona Fariza e altri due. Rania Maatuq, studentessa alla facoltà di Belle Arti all'università di Damasco, è la figlia di Khalil Maatuq, noto avvocato difensore di dissidenti e arrestato a Damasco nell'ottobre 2012.

Australia - Papua Nuova Guinea: un morto in scontri nel Centro detenzione australiano per migranti

La Presse
Una seconda notte di disordini dentro e nei pressi del centro di detenzione per richiedenti asilo stabilito dall'Australia nella remota isola di Manus in Papua Nuova Guinea, ha avuto sviluppi tragici, con la morte di uno dei detenuti. Altri 77 sono rimasti feriti, di cui 22 con lesioni gravi e uno in condizioni critiche con una frattura cranica. Un altro è stato colpito da un proiettile. Il ministro dell'Immigrazione Scott Morrison ha descritto come "una grande tragedia" la notizia della morte, ma ha aggiunto che si trattava di "una situazione molto pericolosa in cui delle persone hanno deciso di protestare in maniera violenta, sfondando le linee di recinzione e uscendo all'esterno, esponendosi a grave rischio".

All'esterno si sono scontrati con la polizia locale e sono stati violentemente aggrediti da abitanti dell'isola, anche all'interno del campo. I disordini sono scoppiati dopo un periodo di massima tensione nel centro, in cui sono alloggiati 1300 richiedenti asilo, quando questi hanno appreso che se anche otterranno lo status di profughi saranno accolti solo in Papua Nuova Guinea e in nessun altro paese. 

La notte precedente 25 richiedenti asilo erano riusciti a fuggire dal centro, ma sono stati presto catturati. Il precedente governo laburista australiano aveva stabilito nel 2012 due nuovi centri di detenzione per i profughi che tentano di raggiungere per mare le sue acque, a Manus Island e nel piccolo e remoto stato-isola di Nauru, sospendendo l'esame delle domande di asilo ed escludendo che anche chi ottenga lo status di profugo possa insediarsi in Australia. 

Una politica mantenuta e rafforzata con chiaro intento di deterrenza dal nuovo governo conservatore, che si è impegnato a fermare del tutto gli arrivi illegali via mare utilizzando unità della Marina e operando respingimenti verso l'Indonesia.

Quella dei richiedenti asilo è una questione molto emotiva in Australia, nonostante i numeri relativamente molto ridotti. Secondo dati dell'Alto Commissariato Onu per i profughi, nel 2012 l'Australia ha ricevuto solo il 3% delle domande di asilo globali. 

Le condizioni nei due campi remoti nel Pacifico sono state oggetto di dure critiche sia da parte di agenzie Onu che di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani. Queste denunciano che la detenzione prolungata in condizioni anguste e surriscaldate, combinata con la mancanza di chiarezza su quando le richieste di asilo saranno esaminate e dove la persona finirà, stanno causando un'epidemia di disturbi mentali. La portavoce dei Verdi per i profughi, Sarah Hanson-Young, ha ripetuto che il centro di Manus, come quello di Nauru, deve essere chiuso al più presto perché in piena violazione dei trattati internazionali sottoscritti dall'Australia. "Il gulag a Manus Island è inaccettabile", ha detto.