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mercoledì 19 luglio 2017

Corea del Nord: esecuzioni pubbliche per chi ruba e si prostituisce. Rapporto TJWG: crimini umanità

TPI
Un rapporto di un gruppo governativo con base in Corea del Sud accusa il regime nordcoreano di crimini contro l'umanità.
Campi di prigionia in Nord Corea
Un nuovo rapporto del Transitional Justice Working Group (TJWG) – un gruppo non governativo con base in Corea del Sud – rivela che la Corea del Nord conduce esecuzioni pubbliche sulla riva dei fiumi, nelle scuole e nei mercati per accuse di piccolo conto, come furto, distribuzione di stampa sudcoreana e prostituzione.

Il rapporto, diffuso il 19 luglio, è basato sulle interviste con 375 dissidenti nordcoreani raccolte in due anni. Nel documento, citato dall’agenzia di stampa Reuters, si sottolinea che le esecuzioni sono disposte senza un processo e sono spesso influenzate dall’ambiente familiare di provenienza delle vittime o dalle campagne governative volte a scoraggiare un determinato tipo di comportamento.

Il rapporto di TJWG non ha potuto essere verificato in modo indipendente. L’ente sudcoreano è formato da attivisti dei diritti umani e ricercatori ed è finanziato dall’ente no profit statunitense National Endowment for Democracy.

Negli ultimi anni sono emerse sempre più ombre su l’operato di Pyongyang in materia di diritti umani. Dopo le denunce dell’ong Amnesty International, nel 2014 le Nazioni Unite hanno accusato la Corea del Nord di aver istituito dei campi di prigionia simili a quelli nazisti in cui negli ultimi 50 anni sono morti centinaia di migliaia di prigionieri politici. Nei campi vengono messe in atto tortura sistematica, esecuzioni e i prigionieri vengono fatti morire di fame.

Secondo TJWG le esecuzioni messe in atto nei campi di prigionia servono a intimidire potenziali fuggitivi, mentre le esecuzioni pubbliche sono effettuate anche per reati minori, come il furto di rame o altre materie prime presso aziende agricole che producono mais e riso.

In genere le esecuzioni sono portate a termine sparando ai condannati. Alcuni testimoni hanno raccontato anche di prigionieri picchiati a morte, dicendo che “per alcuni reati si ritiene che non valga la pena sprecare proiettili”.

Anche funzionari governativi sono stati giustiziati con l’accusa di corruzione e spionaggio, e burocrati provenienti da altre regioni sarebbero stati a guardare “come tattica di deterrenza”, dice il rapporto.

La Corea del Nord nega di aver commesso crimini contro l’umanità e accusa gli Stati Uniti di essere tra i peggiori paesi al mondo in materia di diritti umani.

A giugno 2017 il Consiglio di Sicurezza Onu ha incrementato le sanzioni contro Pyongyang.

sabato 12 dicembre 2015

Nord Corea: fame e torture nei racconti dei rifugiati al Consiglio di Sicurezza Onu - L’appello per fermare gli orrori di Grace Jo e Jung Gwang Il

La Stampa
«Stavo morendo di fame. Mia nonna era disperata, perché non sapeva come aiutarmi. Sotto una pietra nel campagna davanti a casa trovò sei topi appena nati, li bollì, e me li diede da mangiare. Così mi salvai».
Grace Jo e Jung Gwang Il
E’ uno dei racconti della sua terribile vita, che Grace Jo ha fatto ai giornalisti, prima di testimoniare giovedì davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Grace, fuggita dal suo paese nel 2008, è comparsa insieme a Jung Gwang Il, scappato dal campo di prigionia politico di Yoduk, per far conoscere al massimo organismo del Palazzo di Vetro le condizioni di vita in Corea del Nord.

«Sono nata nel 1991 - ha raccontato Grace - e avevo sei fratelli e sorelle. Sono tutti morti di fame, tranne due e mia madre. Mangiavamo solo erba, topi e cavallette. Mio padre è morto di stenti, mentre veniva trasferito da un campo di prigionia all’altro, dove era stato condannato per essere andato in Cina in cerca di cibo. Mia nonna invece è morta per un’infezione: si era tagliata la testa con un ramo mentre raccoglieva erba, le era venuta un’infezione, ma non avevamo alcuna medicina per curarla». 

Per salvare quello che restava della sua famiglia, la madre aveva cercato di scappare in Cina, ma erano stati catturati e rimandati indietro. Grace era stata costretta ad entrare in un orfanotrofio, dove lavorava dalle 6 della mattina alle 7 della sera. «Nel 2008 finalmente siamo riusciti a fuggire, arrivando negli Stati Uniti come rifugiati».

Jung Gwang Il invece aveva prestato servizio nell’esercito per un decennio, e nel Partito, prima di diventare un imprenditore. Era stato arrestato per il reato di aver concluso affari direttamente con la Corea del Sud. Per spingerlo a confessare, lo avevano sottoposto alla “tortura del piccione”. «Ti legano le mani dietro la schiena, e ti sollevano in modo che tu non possa né sedere, né stare in piedi toccando il pavimento». Dopo giorni di tortura Jung aveva confessato, ed era stato condannato alla prigione nel campo di lavoro Kwan-li-so numero 15, noto anche come Yoduk. «Eravamo costretti a lavorare dalle 4 del mattino fino alle 8 di sera». Jung ha raccontato di aver visto morire di stenti almeno 26 compagni di detenzione, nell’arco di tre anni. Poi è riuscito a scappare in Corea del Sud e salvarsi.

Entrambi hanno detto che l’unica maniera per fermare questi orrori è spingere la Cina a non sostenere più la Corea del Nord, e favorire la riunificazione fra i due paesi.
Paolo Mastrolilli
Inviato a New York

venerdì 15 maggio 2015

Nord Corea, 23 crimini prevedono la pena di morte, obbligatoria o discrezionale

Huffington Post
Distruzione di un proprietà dello Stato, vendita di gioielli al mercato nero e un grave atto di delinquenza. Sono solo alcuni degli oltre venti motivi per cui in Nord Corea puoi essere condannato a morte. 

Kim Jong-Un
A rivelarlo è il Daily Mail, che fornisce una lista dei crimini che prevedono la pena capitale. In alcuni casi la scelta di applicarla o meno è a discrezione delle autorità, mentre in altri è obbligatoria. È stata la Federazione internazionale per i diritti umani, riporta il Daily Mail, a compilare la lista dopo aver sentito alcuni testimoni nord-coreani.

L’elenco è emerso dopo la notizia che Kim Jong-Un avrebbe fatto giustiziare il suo ministro della Difesa Hyon Yong-chol per essersi addormentato durante un evento militare e aver mancato di rispetto al dittatore. Ma a destare scalpore è stata anche la scelta di come eseguire l’esecuzione: con un plotone munito di armi destinate alla contraerea.

Ecco i crimini per cui, se accusati, in Nord Corea può essere applicata la pena di morte:

1. Complotto con la sovranità nazionale (discrezionale)
2. Terrorismo (discrezionale)
3. Tradimento (discrezionale)
4. Danneggiamento o distruzione (discrezionale)
5. Slealtà verso il popolo (discrezionale)
6. Omicidio volontario (discrezionale)
7. Grave e deliberata distruzione o danneggiamento di risorse destinate per fini militari e di combattimento (obbligatoria)
8. Grave appropriamento di proprietà dello Stato (obbligatoria)
9. Grave e deliberata distruzione o danneggiamento di una proprietà dello Stato (obbligatoria)
10. Grave contraffazione di moneta (obbligatoria)
11. Grave contrabbando e vendita di gioielli e metalli preziosi al mercato nero (obbligatoria)
12. Illecita vendita di risorse dello Stato (discrezionale)
13. Grave contrabbando e vendita di narcotici al mercato nero (obbligatoria)
14. Grave atto di delinquenza (discrezionale)
15. Operazioni commerciali illegali (discrezionale)
16. Gravi e deliberate lesioni fisiche (discrezionale)
17. Grave caso di rapimento (obbligatoria)
18. Grave caso di stupro (discrezionale)
19. Grave furto di proprietà privata (obbligatoria)
20. Grave caso di evasione (discrezionale)
21. Casi eccezionali di crimini punibili con la condanna a vita ai lavori forzati (discrezionale)
22. Circolazione di moneta straniera (discrezionale)
23. Divulgazione di informazioni riservate attraverso il cellulare (obbligatoria)

Alcuni di questi crimini, come sottolinea il Daily Mail, sono ambigui. E spesso la sentenza viene emessa senza un vero processo. Inoltre il governo di frequente arresta e ritiene “nemici dello Stato” non solo chi viene accusato del crimine, ma anche i suoi familiari fino a tre generazioni. Secondo la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh), dal 1950 la Nord Corea ha eseguito migliaia di condanne a morte, la maggior parte delle quali tra il 1990 e il 2000. Michelle Kissekoetter, direttrice del "Fidh Asia desk", ha rivelato al Daily Mail che in molti casi non è assolutamente chiaro di che cosa tu possa aver commesso per essere condannato alla pena di morte. “La mancanza di chiarezza – ha dichiarato – è estremamente preoccupante”.

Nel 2007 è stata introdotta una legge che consente alle autorità di applicare la pena di morte in casi che ritengono “estremamente seri”. Secondo quanto riporta l’agenzia Yonhap, dalla sua salita al potere nel 2011 Kim Jong-Un avrebbe epurato circa 70 ufficiali. Di solito il dittatore utilizza plotoni di esecuzione muniti di fucili, ma in alcuni casi sono circolate voci di persone uccise utilizzando un mortaio lanciato a distanza ravvicinata.

Oltre alle condanne a morte, nel 2013 circa 200 mila persone, tra cui anche bambini, sono stato rinchiusi in sei grandi campi di lavoro politici. Secondo il Fidh molti di loro non conoscono nemmeno il motivo della loro detenzione e rimangono rinchiusi lì dentro fino alla loro morte, senza nessun tipo di assistenza legale.

lunedì 22 dicembre 2014

Cina: arrestato vicino alla frontiera con il Nord Corea operatore umanitario cristiano

AGI
Pechino - La Cina ha fermato un operatore umanitario cristiano statunitense vicino la frontiera con la Corea del Nord. Lo ha reso noto il suo avvocato e la notizia sembra confermare che le autorita' di Pechino abbiano lanciato un'offensiva contro i gruppi religiosi nella regione.


Peter Hahn, un nordcoreano naturalizzato statunitense, e' stato arrestato venerdi' con l'accusa di malversazione di fondi e falsificazione di fatture, secondo il suo avvocato Zhang Peihon. 

Lungo la frontiera operano vari gruppi cristiani, la maggior parte guidati da sudcoreani; tutti si muovono con grande discrezione perche' la Cina espelle con frequenza i missionari stranieri e arresta sistematicamente i rifugiati che fuggono dalla Corea del Nord. Hahn si trova nella citta' di frontiera di Tumen dalla fine degli anni '90, quando fondo' una ong per portare aiuti alla Corea del Nord a ai rifugiati che fuggono dal regime di Pyongyang.

domenica 14 settembre 2014

Nord Corea: cittadino USA condannato a sei anni di lavori forzati per "crimini contro lo Stato"

Adnkronos
Il 24enne Matthew Miller era stato arrestato in aprile Pyongyang. La Corte suprema nordcoreana ha condannato il cittadino statunitense Matthew Miller a sei anni di lavori forzati. 


Lo riporta il Wall Street Journal. Miller, 24 anni, arrestato ad aprile, è uno dei tre cittadini Usa detenuti in Corea del Nord e accusati di "crimini" contro lo stato.

domenica 1 giugno 2014

Nord Corea: missionario sudcoreano condannato ai lavori forzati a vita

La Presse
Un missionario battista sudcoreano è stato condannato ai lavori forzati a vita in Corea del Nord con l'accusa di spionaggio e di avere provato ad allestire chiese sotterranee. 

Lo riferiscono i media nordcoreani, precisando che il processo si è svolto venerdì e che l'uomo ha ammesso di avere commesso atti religiosi anti-Corea del nord e "che ledono la dignità" della leadership suprema del Paese, in allusione alla famiglia di Kim Jong Un al potere. 

Secondo la versione fornita da Pyongyang, l'uomo era stato arrestato a ottobre dopo essere entrato nel Paese dalla Cina.

giovedì 3 aprile 2014

Nord Corea: media, saranno giustiziati 200 funzionari fedeli a zio di Kim Jong Un

Adnkronos
La Corea del Nord sarebbe pronta a giustiziare 200 alti funzionari fedeli a Jang Song Thaek, lo zio del giovane leader nordcoreano Kim Jong Un ucciso a dicembre perché accusato di alto tradimento e di aver ordito un complotto per un colpo di stato. 


È quanto sostiene una fonte anonima citata dal quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, aggiungendo che circa mille membri delle loro famiglie rischiano di essere deportati in campi di prigionia.

sabato 29 marzo 2014

Nordcorea: Consiglio diritti umani Onu, sanzioni per crimini contro umanita'

Adnkronos/Dpa
Ginevra - Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di prendere in considerazione l'imposizione di sanzioni ai leader della Corea del Nord e di perseguirli a livello internazionale per crimini contro l'umanità. 
La richiesta del Consiglio arriva dopo un recente rapporto della commissione di inchiesta dell'Onu secondo cui ci sarebbero state prove di violazioni sistematiche dei diritti umani, tra cui arresti di massa, omicidi e torture nei campi di prigionia.

martedì 18 marzo 2014

Corea Nord, inchiesta dell'Onu: i crimini commessi dal regime Kim-Jong Un paragonabili a nazisti e khmer rossi

Huffington Post
I crimini commessi dal regime nordcoreano sono paragonabili a quelli commessi dai nazisti, dall'apartheid e dagli khmer rossi e devono essere fermati. Lo ha detto oggi a Ginevra il presidente della commissione di inchiesta dell'Onu davanti al Consiglio dei diritti dell'uomo delle nazioni unite.
"Affrontare il flagello del nazismo, della segregazione razziale e dei Khmer Rossi richiese grande coraggio da parte di grandi di nazioni", ha detto Michael Kirby, dinanzi al Consiglio dei diritti Umani dell'Onu.

"Ora è nostro dovere solenne affrontare la piaga delle violazione dei diritti umani e dei crimini contro l'umanità nella Repubblica Popolare Democratica della Corea".

giovedì 6 marzo 2014

Nordcorea: 33 persone saranno condannate a morte per aver frequentato un missionario

Ansa
Saranno condannate a morte per aver avuto contatti personali con un missionario, il pastore battista Kim Jung-wook. Si tratta di 33 cittadini della Corea del nord, prossime vittime della follia sanguinaria del dittatore Kim Jong-Un ormai noto al mondo per il pungo di ferro con cui, ancor peggio dei suoi predecessori, governa il suo paese. 

Un recente documento delle Nazioni unite ha definito il regime comunista nord coreano autore di crimini contro l'umanità pari a quelli del nazismo. Il caso che riguarda questo missionario è molto poco chiaro. L'uomo, detenuto nelle carceri del paese dallo scorso ottobre, ha recentemente tenuto una dichiarazione pubblica in cui si è auto accusato di essere penetrato nella Corea del nord per convertirla al cristianesimo e abbattere l'attuale regime. Naturalmente ci sono molti dubbi su quanto ha detto: secondo un'altra versione l'uomo sarebbe stato invece rapito da agenti nordcoreani al confine con la Cina.

I motivi stessi del rapimento non sarebbero chiari: forse un'azione preventiva in accordo con gli alleati cinesi, o forse il bisogno di creare un capro espiatorio per giustificare la repressione in atto. Sta di fatto che 33 persone, accusate di aver avuto contatti con il pastore, sono già state condannate alla pena di morte. In Corea del nord è detenuto dal 2012 un altro pastore, di nazionalità americana, Kenneth Bae, arrestato mentre stava portando in giro per il paese alcuni turisti, e di cui non si sa quasi più nulla se non che è sempre rinchiuso in carcere. È stato condannato a 15 anni di carcere e di lavori forzati.

giovedì 20 febbraio 2014

Nord Corea: arrestato missionario protestante australiano, in carcere da domenica scorsa

Ansa
Un missionario protestante australiano è detenuto nella Corea del Nord da domenica scorsa. Lo ha affermato la moglie in un'intervista ad un giornale di Hong Kong, la Speciale Regione Amministrativa della Cina dove la coppia risiede da alcuni anni. La donna racconta che John Short, di 75 anni, era alla sua seconda visita in Corea del Nord e aveva portato con sé del "materiale religioso".

"Lo aveva fatto anche nel primo viaggio e nessuno aveva obiettato", ha aggiunto la donna. Questa volta, invece, Short è stato bloccato nel suo albergo domenica scorsa, poco prima della sua partenza da Pyongyang. Un altro missionario protestante, l'americano Kenneth Bae, è stato arrestato l'anno scorso nella Corea del Nord e condannato a 15 anni di lavoro forzato per "atti ostili".

lunedì 17 febbraio 2014

Onu, inchiesta. Nordcorea colpevole di gravissimi crimini contro l’umanità

Blitz Quotidiano
USA, New York – La Corea del Nord si è resa colpevole di gravissimi crimini contro l’umanità, di ogni genere di violazioni dei diritti umani, fra cui il sequestro di persone e la tortura, fino allo sterminio e alla riduzione alla fame del proprio popolo. E’ questa la conclusione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che nell’arco di un anno ha condotto una lunga, dettagliata inchiesta che propone il deferimento di Pyongyang alla Corte Penale Internazionale (Cpi) dell’Aja. 

Il rapporto conclusivo sarà pubblicato lunedi a Ginevra, ma alcuni media, fra cui il quotidiano britannico Guardian, hanno ottenuto delle anticipazioni.

L’inchiesta, condotta da un’apposita commissione di tre persone presieduta dal giudice australiano in pensione Michael Kirby, denuncia che dalle “dolorose” e spesso “commosse” audizioni pubbliche di testimoni tenute a Seul, Tokyo, Londra e Washington emergono “sufficienti elementi da giustificare un’indagine criminale da parte di un organo di giustizia competente nazionale o internazionale”. Le testimonianze sono state rese dalle persone che sono riuscite a fuggire all’estero. E ce ne sono di agghiaccianti, come quella di una madre costretta ad annegare il suo bimbo appena nato o di celle con soffitti alti 50 centimetri.

“Ci sono elementi oggettivi incontestabili, per esempio che in Corea del Nord un terzo dei bambini fino a 5 anni d’età cresce con malformazioni” a causa della malnutrizione”, dice il giudice Kirby al Guardian. Vengono inoltre citati diversi casi di cittadini giapponesi o sudcoreani rapiti. La commissione era chiamata a decidere se i vertici politici di Pyongyang, compreso il leader Kim Jong-un, fossero perseguibili dalla Cpi. Non essendo la Corea del Nord firmataria del trattato che istituì la Corte dell’Aja, il giudice Kirby aveva già fatto presente che il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe estendere la giurisdizione del tribunale in alcuni casi eccezionali.

Un’opzione, questa, che tuttavia s’infrangerebbe quasi certamente contro il veto della Cina, alleato storico del regime comunista di Pyongyang. Pechino – ricorda il Guardian – mantiene inoltre fede alla sua politica di rispedire in patria i transfughi nordcoreani: un aspetto che secondo la commissione – citata dal Guardian – potrebbe esporre la stessa Cina a una possibile citazione. Per velleitarie che possano apparire le raccomandazioni finali, per lo meno l’inchiesta potrà riportare i riflettori sulle violazioni dei diritti umani e la natura crudelmente dittatoriale di un Paese isolato e chiuso, che pure ha lanciato in questi giorni i primi segni di distensione da anni con la Corea del Sud.

Kirby di recente ha lamentato come negli ultimi tempi a prevalere siano le piccole curiosità divulgate sulla vita privata di Kim Jong-un, o del compleanno del defunto padre, Kim Jong-il, che cade domenica. Oppure la discussa visita della star del basket Nba Dennis Rodman, nei giorni in cui il mondo rabbrividiva per la notizia che Kim aveva fatto giustiziare lo zio, accusato di complotto, e tutti i suoi familiari. Secondo notizie filtrate da Seul, sarebbero stati fatti divorare vivi da cani affamati.

sabato 8 febbraio 2014

Nord Corea: il missionario americano Kenneth Bae trasferito in un "campo di lavoro"

Adnkronos
Il missionario Kenneth Bae è detenuto dal 2012. Era stato arrestato mentre faceva da guida a un gruppo di turisti e nell'aprile successivo era stato condannato a 15 anni di lavori forzati con l'accusa di complotto contro lo Stato.
Kenneth Bae
Kenneth Bae, il missionario americano detenuto in Corea del Nord dal 2012, è stato trasferito dall'ospedale dove era ricoverato a un campo di lavoro. Ne ha dato notizia il dipartimento di Stato americano, secondo cui di questo sviluppo, "per il quale siamo profondamente preoccupati", gli Stati Uniti sono stati informati dall'ambasciata svedese a Pyongyang incaricata di seguire il caso (Washington non ha una rappresentanza nel regno eremita, ndr).

Bae, 45 anni, con doppia nazionalità americana e sudcoreana, era stato arrestato nel novembre del 2012, mentre faceva da guida a un gruppo di turisti e nell'aprile successivo era stato condannato a 15 anni di lavori forzati con l'accusa di complotto contro lo Stato. In ospedale era stato ricoverato nell'autunno scorso, a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute: secondo i famigliari, Bae soffre di diabete e di problemi cardiaci. E nel campo di lavoro, stando a quanto riferito dal dipartimento di Stato, che cita i diplomatici svedesi che hanno potuto visitarlo, è stato rimandato il 20 gennaio scorso.

martedì 28 gennaio 2014

Corea del Nord: l'attivista fuggito dal Gulag... trattati peggio di animali

Ansa
Dolore e rabbia filtrano dalla sua voce per l'incapacità di istituzioni, come l'Onu e il suo Human Rights Council, di risolvere il drammatico stato dei diritti umani in Corea del Nord. "Mi chiedete se eravamo trattati come animali? Io dico peggio perché almeno i topi possono girare liberi e decidere cosa mangiare. Ci era vietato tutto, eravamo sottoposti a ogni tortura e la morte poteva essere un sollievo".
Shin Dong-Hyuk ha 31 anni e nel 2005 riuscì a fuggire dal Camp 14, uno dei famigerati gulag per detenuti politici, ed è forse l'unico nato dentro un gulag che ufficialmente sia riuscito nell'impresa. "La gente, le prime volte che mi capiva di raccontare, aveva difficoltà a capire le atrocità cui eravamo sottoposti", dice in un incontro al club della stampa estera di Tokyo, nell'ambito di una visita in Giappone per incontrare altri attivisti, tra cui le famiglie di cittadini giapponesi rapiti da agenti del Nord, così come gruppi per i diritti umani. "Sono nato in un campo di prigionieri politici e il mio mondo era fatto di guardie e prigionieri.

L'ultima cosa che ho visto prima di scappare non era diversa da quanto visto in una vita intera", racconta Shin, figlio di una coppia detenuta, autorizzata a sposarsi come ricompensa per la buona condotta mostrata. "Non so se mio padre o mio cugino siano ancora lì e vivi. Scappare dalla fame e dalle vessazioni voleva dire superare la recinzione elettrica e tentare la fuga. Sapevo che le guardie avevano l'ordine di sparare, ma l'idea di provare un pasto diverso e migliore non avrebbe reso la fuga inutile, anche se ucciso".

Nel suo racconto, Shin, autore di un libro sull'esperienza atroce vissuta ("Escape from Camp 14") e impegnato a promuovere un documentario sulla vita da prigioniero politico, descrive le vessazioni, le torture subite (le sue braccia sono terribilmente storte, ma ci sono altri evidenti segni di quanto subito) e dice di aver assistito all'uccisione di sua madre e suo fratello. Il 17 marzo sarà a Ginevra per lo Human Rights Council: anche se è molto tardi e se molte opportunità sono sfumate, "credo che la commissione e i Paesi coinvolti dovrebbero prendere posizioni forti. Non so quali, ma l'Onu è una grande organizzazione e dovrebbe fare qualcosa per risolvere questo problema". Shin teme che la situazione in Corea del Nord sia peggiorata sotto il regime di Kim Jong-un.

"Dalle foto satellitari capisco che i campi di prigionia sono più grandi e ci sono più alloggi da quando è al potere", afferma. E sulla caduta dell'ex numero due e zio del leader, Jang Song-thaek, insieme a tutta la sua famiglia e ai suoi uomini, non è affatto sorpreso. "Secondo le regole della Corea del Nord, se non piaci al dittatore, la tua famiglia e i tuoi amici finiscono nei campi. Con questo sistema, solo una persona ha il potere. Quindi, non sono affatto sorpreso che Kim abbia fatto questo a suo zio".

Shin esprime l'auspicio di un cambiamento, pur se pessimista. "Kim usa la paura per avere il controllo, uno strumento molto efficace. Alcuni ipotizzano che le due Coree potrebbero riunirsi in cinque anni: gli esperti lo hanno detto alla morte del nonno, Kim Il-sung, ma anche allora nulla è successo".

lunedì 11 novembre 2013

Seul - Nord Corea, esecuzioni di massa - Tra i reati possedere la Bibbia

Avvenire
Possedevano la Bibbia e sono finiti sulla forca: è accaduto in Corea del Nord, almeno secondo quanto riferisce un quotidiano pubblicato oltrefrontiera, il sudcoreano JoongAng. Secondo il giornale, domenica 3 novembre, in sette diverse città nordcoreane sono state impiccate in pubblico circa ottanta persone.

Tra i reati di cui erano accusati, aver visto film sudcoreani o distribuito materiale pornografico, ma in alcuni casi anche l'aver posseduto Bibbie. 

In particolare, a Wonsan, la condanna capitale di 8 persone è avvenuta nello stadio locale: avevano la testa coperta di sacchetti bianchi e sono stati giustiziati da un plotone di esecuzione. 

Per la macabra occasione, lo stadio era stato riempito di circa 10mila persone: tra di esse, anche bambini.