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martedì 13 dicembre 2016

Thailandia: il nuovo re Vajiralongkorn concede l'indulto a 30mila detenuti

Ansa
Circa 30 mila detenuti potrebbero essere liberati nei prossimi giorni in Thailandia dopo un indulto concesso dal nuovo re thailandese Vajiralongkorn, in quello che la Gazzetta ufficiale ha definito "la prima opportunità di mostrare la pietà del sovrano da quando è salito al trono". 

Lo riferiscono oggi i media di Bangkok. Secondo il Bangkok Post, fino a 100mila prigionieri - tra cui anche alcuni dei condannati per lesa maestà - rientrano nei criteri definiti dall'indulto, ma sono meno di un terzo quelli che probabilmente torneranno in libertà, e i condannati per crimini più gravi non sono tra questi. 

Tra questi c'è il politico Chuvit Kamolsivit, un ex imprenditore attivo nel settore dei casinò illegali e dei bordelli, condannato lo scorso gennaio a due anni di reclusione.

sabato 27 febbraio 2016

India: i Francescani per l'Anno Santo della Misericordia chiedono la libertà per mille prigionieri

Ansa
Liberare mille prigionieri, detenuti per reati minori nelle carceri indiane, concedendo loro uno speciale "indulto" nell'Anno giubilare: è la richiesta che i Francescani indiani inoltrano al governo, auspicando che anche nella società indiana possa esserci una traccia dell'Anno santo della misericordia indetta da Papa Francesco.
Come comunicato all'agenzia vaticana Fides, l'iniziativa parte dalla "Associazione delle Famiglie Francescane d'India" (Affi) una rete che unisce a livello nazionale gli oltre 50mila francescani di diverse congregazioni religiose, maschili e femminili, e laici. 

Riuniti per la loro assemblea nazionale a Bangalore nei giorni scorsi, i rappresentanti dell'Affi hanno riflettuto sul tema "Essere francescani: volto della misericordia di Cristo in questo mondo".
I francescani in India, presenti con 54 congregazioni in 164 province, sono impegnati principalmente nell'aiuto dei poveri e degli emarginati attraverso istituzioni educative, mediche e opere sociali. "Essendo già coinvolti in opere di misericordia corporali e spirituali e sulle orme di San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, il richiamo di Papa Francesco per il Giubileo della Misericordia ha aggiunto e rinnovato una motivazione speciale alla missione dei francescani in India", spiega a Fides padre Nithiya Sagayam, dei frati minori, coordinatore dell'Affi.
Ora i francescani hanno focalizzato la loro attenzione sul rilascio dei prigionieri detenuti per piccoli reati. Alcune opere sociali gestite dai francescani già accolgono detenuti o ex detenuti che hanno le pene commutate in servizi sociali. Ora si intende avviare negoziati con le autorità governative per ottenere un piccolo indulto ma anche per "guidare gli ex detenuti e far sì che riprendano la vita con dignità e speranza", conclude padre Sagayam.

lunedì 2 marzo 2015

Amnistia e indulto 2015: nasce Comm. Carcere Camera Penale di Roma per la tutela dei detenuti

Contatto News
Amnistia e indulto 2015 situazione carceri – Nasce la Commissione Carcere della Camera penale di Roma. Si tratta di un gruppo di avvocati che si oppone alla tortura e che chiede il rispetto dei diritti dei detenuti, tra le iniziative le visite negli Istituti di pena e nei Cie. Le sferzate punitive inferte o promesse dalla Corte Europea allo Stato italiano hanno riacceso l’attenzione sull’emergenza carceri.

Commissione Carcere Camera Penale di Roma – In un’ottica di interesse ed attenzione crescenti si inserisce tale progetto. L’essenza statutaria delle Camere Penali è la promozione della tutela dei valori fondamentali del diritto penale e dell’equo processo penale in una società democratica. Ormai da anni, anche attraverso il prezioso lavoro dell’Osservatorio Carcere, l’Unione delle Camere Penali si è mossa nella direzione della tutela dei diritti fondamentali. Le battaglie per il giusto processo e per la riforma dell’art. 111 della Costituzione hanno rappresentato un momento importante ed hanno evidenziato il ruolo dell’avvocato penalista nella società.

Carceri 2015, Il nuovo progetto commissione carcere – Il progetto della Commissione Carcere si inalvea in un cammino calato nella realtà sociale del carcere e del mondo delle persone detenute. Attraverso la conoscenza di esso, l’avvocato penalista si propone come creatore di spazi giurisdizionali nuovi, come portavoce autorevole di istanze troppo a lungo rimaste inattese.

domenica 26 ottobre 2014

Amnistia e indulto 2014, i diritti umani e carceri, il 27 ottobre l’ONU esaminerà la situazione italiana

Contatto News
Amnistia e indulto 2014 - Lunedì 27 Ottobre al Palais des Nations di Ginevra l’Onu esaminerà la situazione dei diritti umani in Italia. 

Tra le questioni sollevate nella relazione nazionale e attraverso le domande avanzate ricevuti sono: politiche per l`immigrazione e per l`integrazione; i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo politico; la lotta contro la discriminazione e atti razzisti; minoranze etniche; i diritti delle donne e dei bambini e la violenza contro le donne; il sistema giudiziario e quello penitenziario; le condizioni delle carceri; la libertà d`espressione e di religione; la lotta contro il traffico d`esseri umani; e la formazione sui diritti umani per le forze dell’ordine.

Amnistia e indulto 2014 - La vocazione di questo esame è di mettere in luce gli sviluppi nel campo dei diritti umani rispetto a quanto discusso nel primo ciclo, e di dare l`opportunità ad ogni paese sotto esame di dettagliare i passi fatti per mettere in opera le raccomandazioni ricevute durante l`esame nel primo ciclo.

mercoledì 4 dicembre 2013

Carcere - Napolitano: Parlamento assuma responsabilità di fare indulto

TMNews
Roma,- Il Parlamento "deve avere un senso di responsabilità necessario per dire che vuole fare un indulto oppure prendersi la responsabilità di considerarlo non necessario sapendo che a maggio scade la raccomandazione della Corte dei diritti di Strasburgo". 

Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine del convegno su amnistia, indulto e riforma della giustizia a Palazzo Giustiniani.
Il capo dello Stato ha ricordato che il suo messaggio alle Camere "indicava l'esigenza di misure strutturali per evitare un ulteriore e nuovo sovraffollamento delle carceri e anche la possibilità di un indulto o di un'amnistia, ma di un indulto. 

Stamattina abbiamo ascoltato la relazione di Gustavo Zagrebelsky, che ha una lunga esperienza alla Corte di Strasburgo, che ha sostenuto essere l'indulto la sola misura capace di ottemperare alle fortissime raccomandazioni, per non dire intimazioni, della Corte di Strasburgo nei confronti dell'Italia".
Detto questo, Napolitano ha ribadito che "il Parlamento è assolutamente libero di fare le sue scelte. 

Il mio messaggio non è un prendere o lasciare ma un modo per richiamare l'attenzione su un problema drammatico e un dovere ineludibile", ma per il presidente "il Parlamento deve avere il senso di responsabilità necessario per dire che vuole fare anche un provvedimento di indulto o innanzitutto un indulto necessario per ottemperare alla decisione della Corte di Strasburgo, oppure prendersi la responsabilità di considerarlo non necessario sapendo che c'è una scadenza, che è quella del maggio 2014, posta appunto dalla Corte dei diritti di Strasburgo".

sabato 28 settembre 2013

Giustizia: il coraggio della clemenza... primo passo per carceri degne di un Paese civile

Il Mattino
Questa mattina il Capo dello Stato Giorgio Napolitano varcherà il portone della Casa circondariale "Giuseppe Salvia - Poggioreale". È una visita storica. Per la prima volta, infatti, un presidente della Repubblica entrerà nel penitenziario napoletano.

Ma è anche una decisione inaspettata, presa all'improvviso. Nonostante il grave momento politico che il Paese sta vivendo, il presidente ha voluto recarsi nell'Istituto di pena dedicato a Giuseppe Salvia, ed essere vicino ai duemila seicento sessanta detenuti attualmente rinchiusi.

È stata una delle poche personalità che ha fatto sentire più volte la sua voce per denunciare la drammatica condizione delle prigioni italiane. E proprio durante una sua visita nel carcere minorile di Nisida, nel 2011, disse che l'emergenza carcere è "una vergogna per il nostro Paese, che non ci fa dormire sonni tranquilli".

L'incontro del presidente Napolitano assume una grande importanza per il discorso che pronunzierà, o meglio per quella parola che i detenuti si aspettano di ascoltare: "Amnistia".

Perché, oggi, solo un provvedimento di clemenza può essere il punto di partenza per fare delle galere dei luoghi degni di un paese civile. Il carcere di Poggioreale rappresenta il simbolo del fallimento del sistema penitenziario. Sovraffollamento, penuria di lavoro e di attività intramurarie, misure alternative concesse con il contagocce, personale insufficiente e demotivato, rappresentano la sintesi della disfatta.

Se pensiamo che l'articolo 6 dell'ordinamento penitenziario, una legge di quasi 40 anni fa, distingueva i locali nei quali si deve svolgere la vita dei detenuti da quelli destinati al pernottamento, mentre oggi per 22 ore al giorno si resta chiusi nella propria cella, ci rendiamo conto degli anni e delle occasioni perse per costruire un carcere più umano.

Anche il regolamento di esecuzione della legge penitenziaria del 2000 che prevede l'abolizione dei divisori nei banconi delle sale colloqui, attraverso i quali un detenuto non riesce quasi neppure a toccare i figli e la moglie, in molte case di reclusione è rimasto lettera morta.

Per non parlare poi della cura dei malati. La Riforma del 2008, che ha trasferito le competenze della Sanità penitenziaria dal ministero di Giustizia al sistema sanitario nazionale è una grande incompiuta, con una palleggio di responsabilità tra medici e amministrazione penitenziaria e il disinteresse più totale di alcuni manager delle Asl che di carcerati non vogliono proprio sentirne parlare.

È giusto punire chi ha commesso un reato, ma è altrettanto opportuno non rendere disumana la permanenza nelle prigioni, soprattutto in vista di una rieducazione e di un cambiamento, che in queste condizioni appare veramente difficile.

L'opportunismo della politica si contorce tra la valutazione della perdita di voti che un provvedimento di amnistia comporterebbe e le conseguenze che esso avrebbe nelle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi e parla alla pancia dell'opinione pubblica, speculando sulle paure collettive di cui la nostra società è prigioniera.

Nelmaggio2014 l'Europa valuterà l'Italia sulla condizione delle carceri, esaminando l'adeguamento imposto dalla Corte europea dei diritti umani dopo la sentenza Torreggiani. Se il 75% dei detenuti di media sicurezza non starà fuori dalle celle per 8 ore al giorno scatteranno altre sanzioni.

Questa scadenza imposta da Bruxelles costringe a dare una brusca accelerata al processo di rinnovamento del sistema carcere, indipendentemente dalla volontà di rendere più umana la condizione in cui vivono i carcerati italiani.

La venuta di Giorgio Napolitano nel carcere di Poggioreale proprio nel giorno in cui si commemorano le quattro giornate di Napoli e si ricordano grandi figure di uomini come Salvo D'Acquisto, può sembrare inopportuna e stridente. Eppure assume una valenza tutta particolare. Se da una parte vuole essere una scossa per spingere la politica a prendere quei provvedimenti che rendano meno umiliante la vita nelle carceri, dall'altra vuole richiamare il nostro Paese, nato dal sacrificio di uomini giusti e coraggiosi, a non negare mai i diritti fondamentali, e a sperare sempre nel cambiamento di chi ha commesso dei reati. Un incoraggiamento e un' iniezione di fiducia di cui abbiamo un grande bisogno.
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Carcere, Napolitano al parlamento: riflettere su amnistia o indulto

TM News
Capo dello Stato in visita a Poggioreale: pronto il messaggio a Camera. Cancellieri: riforma è priorità che non può attender
e
Roma,  - Il Parlamento prenda in considerazione un provvedimento "di indulto o amnistia". E' l'invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo intervento durante la visita al carcere di Poggioreale, dove ha preannunciato un suo messaggio alla Camera non appena ci sarà "un momento di maggiore serenità". Sulla stessa linea del presidente, il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che avverte: la riforma è una priorità che non può attendere.

"E' pronto il mio messaggio al Parlamento sulla situazione delle carceri", ha detto Napolitano, nell suo intervento spiegando che "per trasmetterlo aspetto soltanto un momento di maggiore serenità e attenzione politica perchè mi auguro venga letto e meditato".

Circa l'amnistia o l'indulto, il Capo dello Stato, ha spiegato che è un provvedimento che "non può prendere d'autorità il presidente della Repubblica, che non ne ha i poteri; nè il governo da solo", perchè " c'è bisogno di un consenso molto ampio del Parlamento, forse troppo ampio per come è stabilito con una modifica della norma originaria della Costituzione", ovvero la maggioranza dei due terzi. Ma questo vincolo, ha concluso sul punto Napolitano, "non deve essere un freno per esaminare fino in fondo la necessità di questo provvedimento".

"La riforma della giustizia è una priorità che non può più attendere. Bisogna mettere da parte schieramenti e contrapposizioni, avviandoci tutti insieme nella direzione di restituire ai nostri cittadini la speranza di un Paese più giusto, fondato sui valori di una democrazia reale e sostanziale". E' un passaggio del discorso che avrebbe dovuto pronunciare questa mattina a Genova il ministro Anna Maria Cancellieri, durante il congresso straordinario dell'Unione delle Camere Penali Italiane.

La partecipazione al convegno del ministro è stata però annullata all'ultimo momento a causa delle fibrillazioni in corso nel governo. A leggere l'intervento del Guardasigilli è stato il capo dell'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, Domenico Carcano.

"Questo congresso - ha aggiunto il Guardasigilli- cade in un momento delicato e complesso per le condizioni generali del nostro Paese, sul piano politico, economico e sociale. In questo contesto -ha affermato- affrontare in modo risolutivo e definitivo i problemi della giustizia è ormai diventato un imperativo categorico cui nessuno può più sottrarsi".

"Il nostro Paese e i nostri cittadini -ha sottolineato Cancellieri- hanno bisogno di una giustizia rapida ed efficiente. Questo vale in tutti i settori ma -ha concluso il ministro- ancora di più in un campo, come quello penale, che vede coinvolti delicatissimi interessi ed in cui si è alla ricerca di un continuo equilibrio tra rispetto della legalità e garanzie di libertà".

venerdì 27 settembre 2013

Bolivia: a un mese da tragedia del carcere di Palmasola la Chiesa chiede un nuovo indulto

Radio Vaticana
"Purtroppo, il decreto presidenziale di indulto approvato senza prendere in considerazione le osservazioni e le proposte delle diverse istituzioni che si occupano del settore penitenziario non corrisponde agli intenti umanitari del presidente Evo Morales e non contribuisce neanche a mitigare la scandalosa situazione provocata dai ritardi della giustizia e la crescente violenza nei carceri".

È la posizione espressa dalla Chiesa boliviana in un comunicato nel quale giudica negativamente la portata limitata dell'indulto dello scorso 16 settembre che "vedrà fuori dal carcere appena 601 persone" in un sistema penitenziario segnato dal sovraffollamento causato in gran parte dai ritardi della giustizia.

La nota afferma che a beneficiare dell'indulto per sentenze penali di meno di otto anni saranno solo 18 adulti, 34 adolescenti e giovani, 12 malati, 15 malati gravi, 2 handicappati e 3 padri o madri di famiglia, mentre gli altri sono detenuti in via cautelare per delitti la cui pena è di meno di 4 anni.

"Di conseguenza, siamo convinti che ci sia stato un errore di valutazione, perché se la decisione è stata presa deliberatamente sulla base di questa previsione, rappresenta una beffa contro la popolazione carceraria", si legge nel comunicato firmato da mons. Jesús Juárez Párraga, arcivescovo di Sucre e responsabile della Pastorale penitenziaria e dal sacerdote Leonardo da Silva Costa, Coordinatore nazionale della Pastorale penitenziaria.

Tra le proposte della Chiesa spiccano un nuovo provvedimento presidenziale di clemenza che contempli l'estensione dell'amnistia e la riorganizzazione integrale del sistema penitenziario: nuove strutture carcerarie, efficienza del sistema giudiziario e programmi di riabilitazione e di reinserimento sociale. La Chiesa rinnova il suo impegno pastorale ad accompagnare spiritualmente le persone private della loro libertà e ad appoggiare le istituzioni responsabili della formazione e dell'assistenza sanitaria, giuridica, psicologica ed economica dei detenuti. Nella nota i vescovi colgono l'occasione per rinnovare la vicinanza della Chiesa alle famiglie e alle persone che hanno perso i loro cari nella tragica rivolta del 23 agosto nel carcere di Palmasola, nella quale persero la vita 30 persone tra cui un bambino.

sabato 14 settembre 2013

Bolivia: sovraffollamento delle carceri, il presidente Morales spinge per un nuovo indulto

www.atlasweb.it
Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha firmato questa settimana un decreto presidenziale che, se approvato i prossimi giorni dall'Assemblea Legislativa Plurinazionale, concederà l'amnistia ai detenuti per reati minori con pene pari o inferiori agli otto anni. Una misura "necessaria" per risolvere il sovraffollamento nelle carceri e il ritardo della giustizia nel paese.
Beneficeranno dell'indulto i detenuti con pene pari o inferiori agli otto anni che hanno commesso reati minori, i detenuti più anziani, gli adolescenti, i giovani fino ai 25 anni, le persone con malattie gravi o terminali, i disabili e i padri di famiglia con figli sotto i dodici anni.

Ne beneficeranno anche i detenuti processati e quelli in custodia cautelare il cui processo sia durato quattro anni. Ne restano fuori le persone condannate per omicidio, pedofilia, tradimento della patria, spionaggio, sequestro e traffico umano, terrorismo, separatismo ed estorsione.

Si tratta del secondo decreto di indulto in meno di un anno: in dicembre il governo ha approvato l'amnistia per circa 1.600 detenuti. Morales, riportano i media nazionali, ha precisato che "questo indulto avrà una durata di un anno perché il primo, di tre mesi, non ha lasciato abbastanza tempo ai familiari delle persone recluse per presentare la relativa documentazione".

L'83% degli oltre 13.800 detenuti in Bolivia è in stato di detenzione preventiva senza processo e i loro casi soffrono il cronico ritardo della giustizia del paese.

Negli ultimi mesi la Bolivia è finita sotto i riflettori di tutti i media internazionali dal momento che circa 2.100 bambini vivono nelle carceri con i propri genitori, una situazione inedita nel mondo, secondo l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il carcere che presenta i maggiori problemi è quello di San Pedro, a La Paz, costruito per ospitare 600 prigionieri maschi, ma dove al momento ce ne sono 2.500. Il centro è oggetto di continue critiche per la sua precaria infrastruttura e la situazione di estrema insalubrità.
di Luca Pistone

lunedì 22 luglio 2013

Storie di carcere, dall'amnistia (Epifani permettendo) alla "domanda di grazia"

Huffington Post
Frequentando il carcere, vedendo i detenuti da vicino, si imparano cose che generalmente non si ha occasione di imparare. Innanzitutto si scoprono umanità diverse e si vedono le persone e non il solito marchio come invece avviene per chi "conosce" i detenuti solo grazie alle foto segnaletiche e alle righe scritte dal cronista di turno. Ma più che le parole servono i fatti, ed ecco allora due piccole storie, scampoli di vite che si muovono tra sezioni, celle, rumori e pensieri.

La prima storia riguarda un uomo che si chiama Giuseppe Festinese che conosco ormai da anni, e che ho seguito nel suo peregrinare di carcere in carcere (Vasto, Avezzano, Sulmona, Teramo, Larino, Chieti). Con se stesso non vive bene, con gli altri ancora meno, per letto aveva una cassettone nei bassi di Napoli, di suo padre ha un solo e ultimo ricordo: il rumore di un colpo di pistola che l'ha lasciato steso in una pozza di sangue sotto casa.

Ora, da anni, Giuseppe la sua pace la trova - quando la testa non fa boom - nella scrittura, nei suoi testi che butta giù lettera dopo lettera rigorosamente a stampatello, senza punteggiatura. Escono musiche. Escono luci e colori come nella tela di un pittore. I quadri che compone sono pugni nello stomaco. Per chi ha voglia di sapere e non si accontenta, 
 ecco qui un file con un suo video messaggio, poi un vecchio testo che ho pubblicato anche su Voci di dentro dove si parla di sgabelli, lenzuola e una finestra e ancora un altro suo scritto di qualche giorno fa dove parla di un tale Mamadou, di piccoli orti da innaffiare e di colpe da pagare.

Con tanti altri testi Festinese ha partecipato a numerosi concorsi e ha vinto tanti premi. Vittorie personali in un mach con la vita. Colpito dal cancro, in un incontro con una donna vittima della stessa malattia ha detto:
"Tu sorridi dicendo che siamo fortunati ad essere guariti, io accenno un sorriso dicendo che ci è stato fatto un dispetto lasciandoci in questo mondo; tu cerchi di spiegarmi la tua esperienza raccontandomi che così ci è stata data una seconda possibilità, io ascolto ma non condivido, per me era preferibile andare via".
L'altra storia ha per protagonista un giovane che di nome fa Tarek. Nato in Tunisia, a 13 anni lasciò il suo paese nascosto sotto un camion dentro una nave: sei giorni di navigazione poca acqua, poco cibo e tanta incoscienza. Dopo essere passato per Marsiglia, fatto tappa a Padova, dopo aver lavorato come edile, fatto a botte con un connazionale, di mezzo c'è anche la droga, Tarek è stato arrestato nel 2008.

Storia uguale a quella di tanti altri che si trovano in carcere, ma questa ha una sua variante: Tarek non si è dato per vinto, il mondo della devianza l'ha sfiorato ma non inquinato: ha preso il diploma di terza media, ha seguito tutti i corsi che era possibile seguire e da alcuni è nel carcere del Chieti, dove appunto l'ho conosciuto e dove ho potuto osservare il suo percorso. Un buon percorso tanto che recentemente è stato ammesso all'articolo 21 (fuori di giorno per lavoro, dentro il pomeriggio e la sera) così da poter lavorare presso una cooperativa edile con un contratto di tirocinio formativo. "Ho trovato la mia strada", dice rabbuiandosi quasi subito e rivelandomi la sua angoscia: per colpa della Bossi-Fini non potrà rinnovare il permesso di soggiorno, e non avendo il permesso di soggiorno non potrà essere assunto: quando a breve terminerà di scontare la sua pena rischierà l'espulsione.

E pensare che alla Cooperativa dove lavora vorrebbero tenerlo con contratto a tempo indeterminato, perché bravo, volenteroso, capace. Spero che la stella che lo accompagna nella vita (Tarek in arabo è proprio il nome di una stella) gli porti fortuna. Nonostante le leggi sbagliate come quella sulla droga, quella sulla recidiva inventata da Cirielli, la Bossi-Fini.

Nonostante la realtà che tanti non vedono: il carcere non funziona, non ha mai funzionato. Una realtà ignorata anche da tanti esponenti del Pd, non ultimo Guglielmo Epifani che a proposito di amnistia, alla domanda di Massimo Giannini per Repubblica Tv, qualche giorno fa ha detto sicuro: "Non voteremo mai amnistia o indulto. No, no e no".

Come se amnistia, indulto e condono fossero degli istituti fuori dal mondo, dimenticando che invece sono previsti dalla nostra Costituzione e che oggi, e non ho alcun dubbio, servirebbero solo a fare giustizia, a portare fuori dal carcere alcune migliaia di persone dentro per piccoli reati, che sono a fine pena e per i quali un anno in più non cambierebbe nulla, anzi porterebbe un po' di legalità in un mondo, quello dentro il carcere, dove la legalità non è più di casa.

Qualche settimana fa ho letto "Domanda di grazia", romanzo-inchiesta che consiglio perché un bel libro e perché scritto da Gabriele Romagnoli che conosco e con il quale ho lavorato fianco a fianco in tante inchieste nel mio periodo come giornalista a Milano.

Nel libro si racconta la storia vera di Andrea Rossi, suo vecchio compagno di scuola, gigante dalla rigida morale che dava del "lei" alla compagna di doppio a tennis e diceva "cappero" come massimo turpiloquio, e che è stato condannato per omicidio di una anziana donna. Romagnoli racconta le sedute di primo grado e l'appello, segnala le incongruenze dei testimoni, scrive che l'amico non ha avuto un processo equo.
"Penso che la sua colpevolezza non sia stata provata oltre ogni dubbio...ma penso che la sua innocenza sia stata ancor meno dimostrata... anzi credo che la colpevolezza sia possibile". E conclude: "Il giorno in cui ho perso la fiducia in lui l'ho persa in chiunque. Per questo vorrei perdonarlo".

E per questo, arrivato al fondo della sua storia, Gabriele Romagnoli scrive: "Chiedere la grazia è l'ultimo atto che posso ancora compiere. Per farlo giuridicamente occorrerà un passo formale. Qui è di un'altra grazia che sto parlando...Nel silenzio di questa notte, senza rivolgermi a nient'altro che al principio della mia esistenza, chiedo la grazia, quella grazia. Non soltanto per Andrea Rossi. La chiedo per la nostra generazione... Per tutti. Anche per me".

sabato 20 luglio 2013

Mauro visita Rebibbia: «Ora amnistia e indulto»

Avvenire
«Il decreto cosiddetto "svuota carceri" da solo non basta. Attuato, potrà far uscire 2 o 3 mila detenuti, ma dopo un mese saremmo punto e daccapo, potremmo incorrere nuovamente nella condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo». Il picchetto degli agenti di Rebibbia ha appena reso gli onori a Mario Mauro che lascia la casa circondariale sulla Tiburtina, accompagnato dal capo del Dap Giovanni Tamburino. E il ministro della Difesa non rinuncia a pronunciare le due parole tabù: «amnistia» e «indulto». Spiega: «Sono parole inserite nella nostra Costituzione. Ho condiviso pienamente il provvedimento del governo, ma credo che il Parlamento debba ora prendere in esame queste opportunità istituzionalmente previste cui non si fa ricorso da oltre 20 anni».

Sono misure che non suscitano grande popolarità, neanche nell’anno giubilare furono vinte le resistenze...Sono 14 anni che giro le carceri, non solo italiane, l’ho fatto anche come rappresentante della presidenza Osce e sento di non potermi esimere oggi che ho la responsabilità di ministro. Quando a San Vittore ad esempio viene fuori che lo spazio riservato a degli esseri umani è inferiore a quello che viene previsto per il trasporto degli animali da macello credo che per lo Stato si imponga una sorta di inversione dell’onere della prova. È lo Stato a dover individuare soluzioni efficaci per rimuovere questo macigno.

Rebibbia però passa quasi per un carcere modello. Che condizioni ha trovato?Lo è per l’impegno e l’abnegazione di dirigenti e agenti che desidero ringraziare per il lavoro che svolgono, non solo qui. Lo è per ampiezza e disponibilità di spazi rispetto ad altre strutture, tuttavia è anch’esso sovraffollato. Ma ho visto scene edificanti che hanno suscitato in me viva commozione. Come ad esempio la competenza e la dedizione con cui viene assicurato il servizio di <+corsivo>call center<+tondo> del Bambin Gesù.

Detenuti che gestiscono la segreteria dell’ospedale pediatrico?
Sì, e in modo eccellente, ho potuto riscontrare. Non solo. A Rebibbia viene gestito, ad esempio il 12-54, il servizio informazioni della Telecom. Ma ci sono anche altre attività di alto livello, come il servizio catering "Aggiungi un posto a tavola" e una bellissima attività di artigianato che recupera resti di produzione e materiale riciclato.

Ma la strada del lavoro, all’esterno o dentro il carcere, non può evitare misure meno popolari, come, appunto, amnistia e indulto?
La strada del lavoro è quella giusta. La recidiva di chi lavora all’esterno è poco più dell’uno del cento, negli altri casi sale fino al 90. E non è solo questo dato a rendere perfino conveniente un approccio diverso al carcere: sul piano economico ricordo che un detenuto costa 250 euro al giorno, recuperarlo è quindi un risparmio per la collettività prima ancora che un obiettivo costituzionale. Tuttavia non basta. I dati sul sovraffollamento, a fronte dell’inadeguatezza delle strutture e delle risorse stanziate, impone di parlare anche di amnistia e indulto.

Ma le misure già adottate col decreto del governo che impatto potranno avere?
Ho parlato con molti detenuti. Temono che ci siano ancora troppi impedimenti per rendere pienamente efficace il provvedimento del governo che apre a misure alternative.

La sua idea, però, di introdurre amnistia e indulto non incontra ancora grandi adesioni. C’è delusione?
Guardiamo in positivo. Non registra neanche opposizioni pregiudiziali. Sono convinto che in questo Parlamento ci siano tutte le condizioni per prenderla in esame, anche per le ricadute di natura economica, se proprio non si vuol guardare in faccia questa enorme disumanità.

Angelo Picariello

martedì 9 luglio 2013

Emergenza carcere - Il vero bivio tra indulto e amnistia ce lo chiede l'Europa e la Costituzione

La Stampa
Il riferimento generico all'amnistia, fatto senza particolari precisazioni in interventi destinati alla pubblica opinione, va spacchettato e sciolto per vedere cosa può contenere.

Il favore dichiarato dal ministro della Giustizia per un'amnistia non può certo esprimere solo un'opinione personale.

È invece da credere che sia l'annuncio della posizione di questo governo, diversa da quella del precedente. Evidentemente si considera insufficiente il recente provvedimento in materia di pene detentive. In effetti, non si capisce come possano essere state diffuse stime di migliaia di detenuti che ritroverebbero la libertà o otterrebbero pene alternative al carcere.

Per ciascuno dovrà intervenire la decisione del giudice, che, secondo i criteri ordinari, dovrà valutare in particolare se vi sia rischio di recidiva. Il risultato è naturalmente imprevedibile e comunque non sarà rapido come sarebbe necessario.

Il riferimento generico all'amnistia, fatto senza particolari precisazioni in interventi destinati alla pubblica opinione, va spacchettato e sciolto per vedere cosa può contenere. In particolare bisogna distinguere l'amnistia dall'indulto o condono. Quest'ultimo è sostanzialmente uno sconto di pena, che produce un'anticipazione della liberazione per i condannati che siano detenuti. L'amnistia invece estingue il reato: prima della sentenza non si ha condanna e dopo la sentenza cessa l'esecuzione della pena. In passato solitamente il provvedimento di clemenza conteneva sia l'amnistia, che l'indulto. L'amnistia estingueva i reati minori - normalmente quelli pretorili, punibili con la pena massima di tre anni di reclusione - con molte specifiche esclusioni. L'indulto invece condonava le pene pecuniarie e uno o due anni di quelle detentive. Anche il provvedimento di indulto prevedeva limiti, escludendo categorie di reati e di condannati, come i recidivi.

Salvo immaginare che si pensi a un'amnistia di enorme ampiezza, tale da coprire ed estinguere reati anche molto gravi, il suo effetto sul numero dei detenuti presenti nelle carceri italiane sarebbe minimo. Sostanzialmente porterebbe a marginali riduzioni di pena per detenuti che, unitamente alla sanzione per gravi reati, scontano anche quella per i reati minori ricompresi nell'amnistia. Rimarrebbe irrisolto il problema del sovraffollamento delle carceri, che vedono ora presenti quasi ventimila detenuti in più dei circa quarantamila posti dichiarati dal ministero. L'amnistia servirebbe invece a orientare gli uffici giudiziari verso la definizione dei procedimenti per i reati più gravi, eliminando una massa di procedimenti minori, destinati spesso alla prescrizione. E, se la amnistia è unita all'indulto, si eviterebbe di condurre processi sostanzialmente inutili, essendo la pena comunque condonata.

Guardando al problema gravissimo del sovraffollamento delle carceri, che infligge a molti detenuti un trattamento inumano, vietato dalla Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, lo strumento è l'indulto. Si calcola che il condono di un anno di reclusione possa portare alla liberazione anticipata di circa diecimila detenuti, condannati a pene brevi o che ne hanno già scontata una parte e sono quindi prossimi alla liberazione. L'indulto ha anche il vantaggio di operare immediatamente. E la rapidità del risultato corrisponde alla necessità assoluta di non protrarre una situazione di grave violazione in cui l'Italia si trova. Naturalmente si tratterebbe di un provvedimento di emergenza, poiché il problema del sovraffollamento nelle carceri richiede provvedimenti strutturali. È indispensabile la selezione dei reati puniti con pene detentive in carcere, insieme all'ampliamento del numero e della natura delle sanzioni non detentive e all'adeguamento degli edifici carcerari e del personale che vi è addetto. Ma i tempi non sono brevi.

Indulto quindi e piccola e ben calibrata amnistia al seguito. Non viceversa. Questo è il provvedimento necessario e urgente se, come si dice, si vuole affrontare il problema dell'eccessivo numero di detenuti in rapporto alla possibilità delle carceri di riceverli. In questo senso si potrebbe dire questa volta che "ce lo chiede l'Europa", aggiungendo anche che "ce lo chiede la Costituzione", che vieta pene contrarie al senso di umanità.

Ma l'improvvisa conversione di tanti tra le forze politiche finora indisponibili, sollecita qualche interrogativo, che occorrerebbe chiarire subito. L'amnistia estingue il reato e fa cessare sia le pene principali, che quelle accessorie. L'indulto estingue o riduce solo la pena principale. Le pene accessorie sono varie, legate al tipo di reato e alla gravità della pena: dall'interdizione dai pubblici uffici, che comporta l'ineleggibilità del condannato, alla interdizione da una professione o dagli uffici direttivi delle imprese, alla incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, alla decadenza o sospensione dalla potestà di genitore. Esse, anche se dette appunto "accessorie", hanno un rilevante significato tanto che nei progetti di riforma del diritto penale se ne raccomanda la trasformazione in pene principali, talora in luogo della pena detentiva. La loro estinzione è automatica con l'amnistia ed è solo eventuale con l'indulto, se c'è una previsione espressa. Non vi è evidentemente alcun legame con il problema urgente del sovraffollamento delle carceri. Ma potrebbe rispondere a una finalità diversa.

Si richiede un intervento di "pacificazione" e si è arrivati addirittura ad assimilare questa prossima amnistia alla "amnistia Togliatti" che nell'immediato dopoguerra volle contribuire alla fine della guerra civile che aveva insanguinato l'Italia. Se ne è parlato già al tempo delle trattative per la formazione del governo, con la sua "strana maggioranza". Se ci sarà un disegno di legge governativo o un'iniziativa parlamentare capiremo di più. Non è immaginabile un'amnistia amplissima, tale da coprire per esempio le frodi fiscali o delitti per i quali i trattati internazionali chiedono all'Italia maggiore severità, come la corruzione. Ma accanto ad un'amnistia della portata normale, già conosciuta nel passato, e all'ombra di essa potrebbe passare un indulto applicabile a una vasta schiera di reati e comprensivo delle pene accessorie. La maggioranza richiesta dei due terzi dei componenti di Camera e Senato dovrebbe però approvare un articolo che specificamente preveda il condono delle pene accessorie e tra queste quella che prevede la ineleggibilità. Poiché v'è un'unica ineleggibilità che in concreto pesi politicamente, quella che rischia Berlusconi, la portata generale della legge di amnistia e indulto nasconderebbe in realtà un provvedimento diretto alla persona. Le proposte di legge, gli emendamenti, il dibattito e la legge finalmente approvata permetteranno di valutare la genuinità della nuova disponibilità a un atto di clemenza nei confronti dei detenuti.
di Gustavo Zagrebelsky

giovedì 4 luglio 2013

Bolivia: sovraffollamento delle carceri, si cerca di estendere l’indulto

www.atlasweb.com
Il governo boliviano sta studiando un piano per estendere l’indulto approvato lo scorso dicembre dal presidente Evo Morales. La Paz intende ora includere nella misura più di 2 mila detenuti al fine di alleviare il sovraffollamento nelle carceri del paese.


 Le autorità penitenziarie, riportano i media locali, hanno elaborato nuovi rapporti tecnici per chiedere a Morales di emettere un nuovo decreto presidenziale per un’ “estensione dell’indulto”. In totale, potrebbero beneficiarne circa 9 mila persone condannate per reati minori (soprattutto minori di 25 anni, donne incinte e chi ha commesso un reato per la prima volta), mentre tra i 1.200 e i 1.500 detenuti in custodia cautelare opteranno per un “processo abbreviato” per esserne soggetti.

 L’indulto approvato nel dicembre 2012 avrebbe dovuto interessare 1.900 persone, pari al 13% dei detenuti del paese. Tuttavia, su circa 400 detenuti che hanno presentato i documenti per beneficiare dell’indulto, solo 220 lo hanno ottenuto e altre 180 richieste sono state respinte, secondo i dati ufficiali di maggio. 

Con il nuovo piano, sarà concesso ai detenuti un maggiore arco di tempo per presentare i documenti richiesti per l’ottenimento dell’indulto. L’83% degli oltre 13.800 detenuti in Bolivia è in stato di detenzione preventiva senza processo e i loro casi soffrono il cronico ritardo della giustizia del paese. 

Nelle ultime settimane la Bolivia è finita sotto i riflettori di tutti i media internazionali dal momento che circa 2.100 bambini vivono nelle carceri con i propri genitori, una situazione inedita nel mondo, secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. 

Il carcere che presenta i maggiori problemi è quello di San Pedro, a La Paz, costruito per ospitare 600 prigionieri maschi, ma dove al momento ce ne sono 2.500. Il centro è oggetto di continue critiche per la sua precaria infrastruttura e la situazione di estrema insalubrità. Inoltre, di recente è stato segnalato anche il caso di una bambina di 12 anni lì violentata più volte da padre, zio e padrino. Il prossimo 14 luglio si terrà una cerimonia nel limitrofo municipio di Palca, durante la quale i contadini locali formalizzeranno la cessione allo stato di 20 ettari di terra per la costruzione di una nuova prigione per La Paz.

mercoledì 3 aprile 2013

Sudan: liberati primi detenuti politici dopo amnistia presidente Omaral-Bashir

AGI
Le autorità sudanesi hanno rilasciato sei prigionieri politici, i primi a beneficiare dell’indulto concesso ai detenuti politici dal presidente, Omar al-Bashir. I sei sono usciti di prigione sotto gli occhi dei giornalisti presenti e hanno potuto riabbracciare i familiari che li attendevano all’esterno del carcere di Kober, nella parte settentrionale di Khartoum; la gran parte erano stati arrestati due mesi fa, in occasione di una conferenza in Uganda a gennaio, in cui c’erano stati tensioni che avevano portato all’arresto di alcuni oppositori. Bashir, al potere da più di due decenni e inseguito da un mandato d’arresto della Corte Penale internazionale dell’Aja per i massacri nel Darfur, ha annunciato lunedì la liberazione di tutti i prigionieri politici del Paese per spianare la strada a un dialogo nazionale tra tutti i partiti e consentire la scrittura di una nuova Costituzione. L’opposizione è in attesa di vedere se, tra coloro che saranno liberati, ci sono anche i guerriglieri separatisti durante la guerra civile in Sudan: i miliziani dell’Splm-N, il Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan-Nord, il movimento ribelle che ha combattuto per quasi due anni le truppe governative nel Stati del Kordofan e del Nilo Azzurro.