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lunedì 21 aprile 2014

Madagascar s'engage à abolir la peine de mort

Rfi
Le président de la transition malgache est New York dans le cadre de la 67e Assemblée générale des Nations unies. Andry Rajoelina, plus de trois ans après son arrivée au pouvoir, est reconnu comme chef de l’Etat jusqu’aux prochaines élections. Il s’est exprimé le 26 septembre à la tribune de l’Assemblée générale. Et en marge de sa visite, il a signé un traité historique abolissant la peine de mort à Madagascar. Un geste qui s'inscrit aussi dans une stratégie de politique intérieure.

La peine de mort est en vigueur à Madagascar, mais la dernière exécution remonte à 1958. Depuis plus de 50 ans, les condamnations à mort sont toujours commuées en peine de travaux forcés à perpétuité…

L’ACAT, l’Action des chrétiens pour l’abolition de la torture a néanmoins réagi positivement à ce geste. Elle rappelle que 55 condamnés à mort sont recensés dans le pays, et que ces détenus sont en situation d’exclusion sociale totale. L’association encourage aussi les autorités à ratifier rapidement ce traité pour que la peine de mort puisse être définitivement abolie.

Andry Rajoelina a également signé un protocole qui renforce les droits de l’enfant. La réaction est prudente aussi de la part des associations qui attendent la mise en œuvre par les autorités.

Ces engagements interviennent à un moment où le président de la transition doit soigner son image et ses relations vis-à-vis de la communauté internationale en vue des élections de 2013.

Depuis trois ans, la situation des droits de l’homme à Madagascar est vivement critiquée, notamment par les Etats-Unis.

domenica 20 aprile 2014

New Hampshire’s death penalty repeal fails by a single vote

Washigton Post
A repeal of New Hampshire’s death penalty fell just one vote short Thursday, in a 12 to 12 tie in the Senate.

House lawmakers had passed the repeal last month in a 225 to 104 vote, and Gov. Maggie Hassan had said she would sign the measure, making it the 19th state without a death penalty. The state’s last execution was in 1939, but the measure before the Senate would have preserved the penalty for the state’s only death row inmate, the Associated Press reports.

Since the Supreme Court reinstated the punishment in the mid-1970s, more than 1,300 people have been executed, according to Death Penalty Information Center data displayed in the above Pew Research Center animation. All but three were executed in state prisons. More than a third of all executions have taken place in Texas. Just six states — Texas, Virginia, Oklahoma, Florida, Missouri and Alabama — accounted for two-thirds of all executions. Eighteen states lack the death penalty, as shown in the below graphic.

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Torna le pena di morte in Bielorussia, nel cuore dell'Europa. Prima esecuzione dopo 2 anni

Corriere della Sera - Amnesty International
Dopo un 2013 trascorso senza esecuzioni per la prima volta dal 2009, in Bielorussia è tornata la pena di morte.
L’organizzazione per i diritti umani Viesna ha denunciato la prima esecuzione del 2014. Sarebbe avvenuta alcuni giorni fa, ma la notizia è emersa solo ieri, quando l’avvocato di Pavel Selyun, 23 anni, si è recato in carcere per parlare col suo cliente.

La direzione del penitenziario gli ha comunicato che il prigioniero era stato messo a morte. All’avvocato non è rimasto altro che avvisare la madre.

Selyun aveva commesso un brutale, duplice omicidio: nell’agosto 2012 aveva assassinato sua moglie e l’amante di quest’ultima. Si era accanito sull’uomo, decapitandolo.

Ora, lo stato della Bielorussia – l’unico in Europa ad applicare ancora la pena di morte – ha reagito con altrettanta crudeltà: con un colpo di pistola alla nuca, in gran segreto, senza avvisare famiglia e avvocato, mentre doveva essere ancora esaminato l’ultimo ricorso contro la condanna a morte.

Preghiera ecumenica per la Pace in occasione della coincidenza della Pasqua per tutte le Chiese Cristiane

Comunità di Sant'Egidio
PREGHIERA PER LA PACE

Presieduta da Mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma
in occasione della coincidenza della data della Pasqua per tutte le Chiese Cristiane

La Comunità di Sant’Egidio insieme ad evangelici, ortodossi, cattolici, rappresentanti delle comunità cristiane presenti a Roma si riuniranno per rendere grazie per la Pasqua e per pregare per la pace, lunedì 21 Aprile 2014 , a Santa Maria in Trastevere alle ore 18.00

Vi prendono parte centinaia di nuovi cittadini europei di diverse nazionalità che in maniera stabile si trovano nella città di Roma e ne arricchiscono il tessuto umano e cristiano.

Saranno presenti Comunità di Sant’Egidio dell’Ucraina e della Russia. Con loro, eritrei ed etiopici, nigeriani e atri cristiani dall’Africa, dall’Asia , dal Medio Oriente e dal Centro America, per pregare per la pace e testimoniare il valore dell’unità e della fraternità tra tutti i popoli in un tempo carico di conflitti.

Diritti Umani: Sud Sudan, 1 milione di abitanti costretti a fuggire per fame e guerra

World Food Programme 
Oltre un milione di abitanti del Sud Sudan sono stati costretti a fuggire dalle proprie case a causa del conflitto in corso dallo scorso dicembre. Il WFP continua a fornire cibo a chi ne ha bisogno con ogni mezzo ha disposizione. Di seguito nove fatti fondamentali da sapere sulla crisi alimentare in Sud Sudan.

1. Con il 32,5% dei bambini al di sotto dei 5 anni che sono sottopeso, il Sud Sudan si pone all’11° posto nella classifica mondiale dei paesi dove i bambini soffrono di più la fame.

2. Anche prima dell’attuale conflitto, il 50,6% della popolazione del Sud Sudan viveva al di sotto della soglia di povertà.

3. Il Sud Sudan stava compiendo progressi nella lotta contro la fame prima che scoppiasse il conflitto. Diversi esperti hanno dichiarato che lo stato di “sicurezza alimentare” nel 2013 era migliore di quanto non fosse nei 5 anni precedenti.

4. Con oltre un milione di persone costretto ad abbandonare la propria casa, il conflitto sta annullando alcuni dei progressi compiuti di recente nel paese.

5. L’interruzione delle rotte commerciali e dei canali di approviggionamento alimentare causata dal conflitto sta facendo aumentare il numero di quanti soffrono la fame anche nelle zone non direttamente colpite dai combattimenti.

6. Circa il 60% del Sud Sudan è inaccessibile via terra durante la stagione delle piogge. Questo complica le operazioni di soccorso del WFP e delle altre agenzie umanitarie.

7. Circa 803.000 persone sono sfollate all’interno del Sud Sudan. Avendo perso ogni mezzo di sussistenza, quasi tutti dipendono dall’assistenza alimentare.

8. Dallo scorso dicembre, circa 270.000 persone sono fuggite nei paesi vicini. In Etiopia, ogni settimana ci sono tra i 4.000 e i 5.000 nuovi arrivi. Molte persone hanno alti tassi di malnutrizione.

9. Dall’inizio del conflitto, il WFP ha fornito assistenza alimentare a più di 502.000 persone colpite dal conflitto. In totale, il WFP mira ad assistere circa 2,5 milioni di persone in Sud Sudan.

Siria - Appello Unicef: cessino gli attacchi alle scuole in Siria - 1 milione di bambini rifugiati in fuga

www.tuttoscuola.com
Sono quasi 2 milioni i rifugiati in fuga dalla Siria, di cui 1 milione sono bambini. Oltre 740mila hanno meno di 11 anni.
In molti hanno superato il confine a piedi e hanno raggiunto uno dei campi UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati. Ora aspettano l’arrivo di una tenda, di cibo e di acqua. 


L’UNHCR, che si avvale di una vasta rete internazionale di volontari e di contributori, è già attiva in Siria, Giordania, Libano, Turchia e Iraq per dare protezione a quasi 6 milioni di persone in fuga. 

L'attacco, registrato martedì scorso, ai danni di una scuola nella città vecchia di Damasco, con un bambino morto e molti altri feriti, ha peraltro rivelato la condizione altrettanto drammatica di coloro che sono rimasti in patria.

L'Unicef, come riferisce l’agenzia Dire, ricorda alle parti in conflitto che le scuole non devono essere obiettivi da colpire, ma luoghi sicuri in cui i bambini possano trovare accoglienza e rifugio. Il devastante impatto sul diritto all'istruzione e la sistematica distruzione delle scuole hanno conseguenze profonde sulla crescita e sul sano sviluppo di una intera generazione di bambini siriani.

L'Unicef lancia ancora un appello alle parti coinvolte nel conflitto per far cessare questo circolo vizioso di violenze che non ha soltanto compromesso la vita di milioni di bambini, ma continua ad avere conseguenze terribili per la futura stabilità della Siria e della regione.

sabato 19 aprile 2014

Uganda, le conseguenze della legge contro l’omosessualità

The International Business Times
Tempi durissimi in Uganda per
gli omosessuali. Lo scorso 24 febbraio, il presidente Yoweri Museveni ha firmato la legge che condanna l'omosessualità con pene che possono arrivare all'ergastolo. E pensare che una prima bozza del provvedimento prevedeva persino la pena di morte.

Secondo il 96 per cento degli ugandesi, l'omosessualità è inaccettabile e in tantissimi sono favorevoli alla legge. Eppure l'Uganda è sempre stato un modello per l'Africa e, nonostante il regime autoritario, rimane comunque un Paese stabile ed economicamente efficiente. Tuttavia ora ha una delle leggi più rigide del continente, seguita dal nord musulmano della Nigeria, dalla Mauritania, dalla Somalia e dal Sudan. In totale, l'omosessualità è un reato punito dalla legge in 36 dei 54 Stati africani.

La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Gli Stati Uniti hanno ridotto gli aiuti, l'Unione europea ha minacciato di imporre sanzioni (anche se per ora non ce n'è traccia) e le Nazioni Unite hanno bacchettato il Paese imponendogli il rispetto dei diritti umani. Tutte azioni che però non hanno concluso nulla. A oltre un mese dall'approvazione della legge, migliaia di omosessuali si sono nascosti o hanno lasciato l'Uganda, non solo per il timore di finire davanti a un tribunale, ma anche per la forte disapprovazione nei loro confronti da parte della stessa popolazione.

Parecchi infatti ritengono che l'omosessualità sia una scelta, "non si nasce gay o lesbica" dice un uomo, e c'è chi ritiene che adeschino bambini davanti alle scuole. Inoltre, secondo molti, la pressione internazionale contro la legge nasce dalle lobby occidentali che punterebbero a ricevere materiale pornografico dall'Africa.

"Viviamo nella paura- confessa un ugandese gay che ha dovuto lasciare il suo appartamento e vivere letteralmente in clandestinità in quanto il vicinato era a conoscenza della sua omosessualità - Ogni settimana viene vissuta come se fosse un anno". E difatti con l'approvazione della legge l'odio nei loro confronti è aumentato a dismisura, portando alla chiusura immediata di molti luoghi d'incontro frequentati dai gay. Non che prima la situazione fosse nettamente migliore: il provvedimento giunge dopo anni di dibattito e l'omosessualità è stata a lungo proibita in Uganda, così come molti gay e lesbiche erano vittime di abusi. Tuttavia, nessuno finiva in carcere per il proprio orientamento sessuale.

Ora, gli attacchi contro gli omosessuali sono all'ordine del giorno. Gli attivisti dei diritti umani hanno contato 70 casi da quando è entrata in vigore la legge. "Non abbiamo molta paura della polizia perché quando vieni arrestato alla fine hai comunque diritto a un avvocato - dice un attore gay che è fuggito in Francia - Ma non c'è nessuna difesa contro la folla. Molti in Uganda preferirebbero vederci morti".

E poi c'è la grande probabilità che il provvedimento sia utilizzato per colpire i propri nemici. Basterà recarsi dalla polizia e accusare qualcuno di essere omosessuale. Le forze dell'ordine saranno obbligate a far scattare l'indagine. Rimane però nel dubbio come effettivamente la polizia possa verificare l'omosessualità degli indagati. "Come si può dimostrare l'amore e il sesso tra due uomini o due donne - si chiede un ugandese omosessuale - Vogliono seguirci in camera da letto?.
Di Gabriella Tesoro