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venerdì 29 marzo 2019

Il Papa rifiuta di incontrare in udienza privata Salvini: "cambi la sua politica sui migranti"

Globalist
Il no del Papa arriva dopo le considerazioni di ieri sulla nave Open Arms bloccata a Barcellona: "è un'ingiustizia, li tengono fermi per far annegare le persone".
No fermo di Papa Francesco a Matteo Salvini: nessuna udienza privata se non cambia la politica sui migranti. Salvini ci ha provato, più volte, a incontrare il Pontefice, ma dal Vaticano riceve porte chiuse. 


E la cosa, conoscendolo, non deve fargli molto piacere, specie dopo gli sproloqui con il Vangelo e il Rosario in mano.
I rapporti tra la Santa Sede e il Viminale sono molto freddi sin da quando Salvini si è insediato come Ministro. Già dalla sua prima visita ufficiale in Vaticano, in occasione della festa di san Michele Arcangelo in cui hanno festeggiato insieme Gendarmeria Vatinacana e polizia italiana, Salvini aveva avanzato la sua prima richiesta. 

Che era rimasta in sospeso e, tra l'altro, la presenza del Ministro tra le mura vaticane era stata accuratamente celata, tanto da non essere riportata da nessuno dei media del Vaticano.
Ma oggi è arrivato il No fermo, e motivato: se la linea del governo sui migranti non cambia, niente colloquio.
A quanto pare se l'atteggiamento di Salvini nei confronti dei migranti non cambierà, il Papa potrebbe non dargli udienza. Perché lasciare le persone in mezzo al mare o a una strada è disumano". 

Lo dice la senatrice Vanna Iori, capogruppo del Pd nella commissione Istruzione, aggiungendo: "Non basta agitare un rosario per essere buoni cristiani. Non bastano ritualismi formali ma azioni concrete. Dal Papa un'iniziativa di coraggiosa coerenza con il messaggio evangelico".

lunedì 4 marzo 2019

Salvini non è riuscito a fare più espulsioni di stranieri dei governi precedenti. Ma le condizioni dei migranti sono peggiorate e sono aumentati gli episodi xenofobia.

Corriere della Sera
A gennaio 2018 Matteo Salvini in campagna elettorale promette: «Non vedo l’ora di vincere le elezioni per riempire gli aerei e riportare gli immigrati a casa loro. Ce ne sono troppi». 
Le elezioni le ha vinte. Nei primi sei mesi da ministro dell’Interno (giugno-dicembre 2018) ha rimpatriato 3.851 irregolari. Nello stesso periodo di tempo, l’anno prima, l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti aveva eseguito 3.968 rimpatri. 

Dal primo gennaio 2019 al 17 febbraio sono stati 867, 18 al giorno. Complessivamente nel 2018 — con il governo Gentiloni per la prima metà dell’anno e della Lega-M5S per la seconda — ci sono state 6.820 espulsioni, sempre 18 al giorno. 

Nel 2017 sotto Gentiloni 6.514, ovvero 17 al giorno. A conti fatti, discostarsi da questi numeri è difficile. Ecco perché.

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Milena Gabanelli e Simona Ravizza

sabato 22 dicembre 2018

La nave di Natale - Malta accoglie il neonato salvato da Open Arms, porti chiusi per gli altri 300 migranti. Salvini: «I nostri porti sono chiusi, la pacchia è finita».

Globalist
Accolto l'appello di Open Arms per il piccolo Sam e sua madre, niente da fare per gli altri 300 salvati dal mare.

È stato prelevato con un elicottero della Guardia Costiera maltese il piccolo Sam, nato il 19 dicembre su un gommone con a bordo 307 migranti recuperati dalla Ong Proactiva Open. Nella notte Open Arms aveva lanciato un appello su twitter in cui pregava Malta di accogliere Sam e la madre. 


Ovviamente quella per Sam è stata un'eccezione: gli altri 300 migranti a bordo della nave sono rimasti fuori, e Open Arms non trova un porto sicuro in cui farli sbarcare, specie dopo che anche Matteo Salvini ha ribadito la sua politica dei porti chiusi.
Nei giorni scorsi l'ong, che ha pubblicato su Facebook l'immagine della giovane donna e del suo piccolo avvolto in una coperta e in un giubbotto, ha salvato 307 persone da tre imbarcazioni diverse alla deriva e si attende ora l'indicazione di un porto sicuro dove poter sbarcare i migranti.

"L'odissea non finisce qua - aveva scritto Oscar Camps, fondatore di Proactiva - dobbiamo salvare la vita di questo piccolo. Nel Mediterraneo non c'è Natale, come è evidente si continua a partire".

Il Messaggero

Migranti, Salvini blocca nave Open Arms: «I nostri porti sono chiusi, la pacchia è finita».

Nuovo no del vicepremier Matteo Salvini a una richiesta di sbarco. «La nave Open Arms, di Ong spagnola con bandiera spagnola, ha raccolto 200 immigrati e ha chiesto un porto italiano per farli sbarcare, dopo che Malta (dopo aver fatto giustamente sbarcare una donna e un bambino) ha detto di no - ha spiegato Salvini - La mia risposta è chiara: i porti italiani sono chiusi! Per i trafficanti di esseri umani e per chi li aiuta, la pacchia è finita».

giovedì 6 dicembre 2018

La missione militare nel mediterraneo "Sophia" per il contrasto dei mercanti di uomini che ha salvato molti migranti, il ministro Salvini la vuole chiudere.

News Mondo
Torna alla ribalta la questione migranti con la scadenza ormai prossima della missione Eunavformed Sophia, la missione umanitaria europea nelle acque del Mar Mediterraneo. 

Dall’Italia il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto sapere che l’intenzione del Viminale resta quella di opposizione a un progetto che fattivamente prevede lo sbarco dei migranti solo in territorio italiano.

Migranti, Matteo Salvini: “Manteniamo l’indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l’approdo solo in porti italiani” “Noi manteniamo ferma l’indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l’approdo solo in porti italiani. Al momento non ci sono progressi significativi nel negoziato nonostante le nostre richieste di cambiare le regole d’ingaggio. Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione“, ha dichiarato il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini al Comitato Schengen. 

Il leader del Carroccio è tornato a puntare il dito contro un’Europa poco incline all’ascolto delle esigenze del governo e del popolo italiano. L’idea di fondo di Salvini è che dai fatti della nave Diciotti poco o nulla sia cambiato per quanto concerne l’atteggiamento dell’Ue di fronte a una problematica comune che dovrebbe prevedere una risoluzione comune dei problemi.

lunedì 10 settembre 2018

Migranti, ecco il decreto Salvini. Stop al soggiorno per chi ha "gravi motivi di carattere umanitario".

Adnkronos
Il governo prepara il giro di vite sul fronte immigrazione. E' ormai pronto il decreto migranti voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini che reca "disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza". Il provvedimento, come si legge nella relazione illustrativa in possesso dell'Adnkronos, abroga di fatto "l'istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari" introducendo "una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare".



PERMESSO SOGGIORNO UMANITARIO - Lo schema del decreto (composto da 15 articoli) "elimina la possibilità per le Commissioni territoriali e per il Questore di valutare, rispettivamente, la sussistenza dei 'gravi motivi di carattere umanitario' e dei 'seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano'".

La relazione che accompagna il decreto fortemente voluto dalla Lega di Salvini (che presto dovrebbe approdare in Cdm, dopo una riunione dei ministri competenti in calendario domani) parla di una "sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale espressamente disciplinate a livello europeo (nell'ultimo quinquennio, status di rifugiato: 7%; protezione sussidiaria: 15%) e il numero dei rilasci del permesso di soggiorno per motivi umanitari (25%, aumentato fino al 28% per l'anno in corso)".

La tutela umanitaria "pur essendo stata introdotta nell'ordinamento interno quale forma di protezione complementare e residuale - da utilizzare in ipotesi di eccezionale e temporanea gravità - rappresenta, di fatto, il beneficio maggiormente riconosciuto nel sistema nazionale", viene spiegato per giustificare il giro di vite.

Tuttavia, "l'abrogazione dell'istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari" determina "l'esigenza di individuare e dotare di apposita copertura normativa ipotesi eccezionali di tutela dello straniero". Esigenze che, recita la relazione, "sono individuate nelle condizioni di salute di eccezionale gravità e nelle situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine che impediscono temporaneamente il rientro dello straniero in condizioni di sicurezza. A tali casi si aggiunge una ipotesi con finalità premiale per il cittadino straniero che abbia compiuto atti di particolare valore civile".

RIMPATRIO - Il decreto reca inoltre "misure necessarie ed urgenti per assicurare l'effettività dei provvedimenti di rimpatrio di coloro che non hanno titolo a soggiornare nel territorio nazionale, con nuove disposizioni in materia di trattenimento". 500mila euro per l'anno 2018 e 1,5 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020 - è scritto nella bozza del provvedimento in possesso dell'Adnkronos - saranno destinati al Fondo rimpatri istituito presso il Viminale.

PROTEZIONE INTERNAZIONALE - In materia di protezione internazionale, "si interviene poi per ampliare il catalogo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale, inserendovi ipotesi delittuose di particolare gravità che destano allarme sociale" come "le fattispecie base dei reati di violenza sessuale e dei reati di produzione, traffico e detenzione ad uso non personale di stupefacenti, nonché di rapina ed estorsione".

Fanno parte di questo elenco anche reati come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e gravissime, reato di mutilazione degli organi genitali femminili nonché i reati di furto e furto in abitazione aggravati dal porto di armi o narcotici.

GESTIONE PROCEDURE - "Per assicurare una efficace e più rapida gestione delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale - si legge ancora nella relazione illustrativa del decreto -, si introducono alcune disposizioni intese a contrastare il ricorso strumentale alla domanda di protezione, intervenendo, nel rispetto delle norme europee, sulle domande reiterate al solo scopo di impedire l'esecuzione imminente di un provvedimento di allontanamento o comunque reiterate più volte, pur dopo una decisione definitiva di inammissibilità o di rigetto nel merito".

"Sempre al fine di ottimizzare e velocizzare le procedure", si prevede "la possibilità di istituire, presso alcune prefetture, articolazioni territoriali dell''Unità Dublino' già operante presso il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno, deputata ad individuare lo Stato UE competente all'esame della domanda ai sensi del regolamento UE n. 604/2013". Allo scopo di "razionalizzare le risorse impiegate per l'integrazione", si riservano "esclusivamente ai titolari di protezione internazionale nonché ai minori stranieri non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale attivati nell'ambito del Sistema di protezione".

CITTADINANZA - Il provvedimento studiato da Salvini introduce anche norme più severe in tema di concessione della cittadinanza alla luce "dell'accresciuta minaccia terroristica internazionale e dei preoccupanti fenomeni di contraffazione dei documenti dei Paesi d'origine prodotti dai richiedenti".

Tra le misure adottate, il decreto "incide sul riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, che attualmente opera senza limiti di generazione, e che negli ultimi anni ha determinato un incremento esponenziale di domande", limitando "la trasmissione della cittadinanza ai discendenti in linea retta di secondo grado che possono documentare lo status civitatis italiano del loro ascendente".

Allo stesso tempo "si provvede a colmare le lacune normative residue in applicazione del principio costituzionale di parità tra uomo e donna, cancellando il trattamento discriminatorio che aveva colpito le donne che avevano perduto la cittadinanza avendo contratto matrimonio con un cittadino straniero, in virtù di disposizioni della legge n. 555/1912 censurate dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 87/1975 e n. 30/1983)".

REVOCA CITTADINANZA - Sempre in materia di cittadinanza, viene introdotto "l'istituto della revoca della cittadinanza italiana concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo riportato condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione". L'intervento normativo "che mira a consentirne l'allontanamento dal territorio nazionale, altrimenti precluso dall'acquisizione dello status di cittadino italiano, si rende necessario ed urgente nell'ambito delle politiche di prevenzione della minaccia terroristica anche connessa al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters", sottolinea la relazione.

GIUSTIZIA - Il decreto introduce alcune novità anche sul fronte giustizia. In particolare "si allinea la disciplina prevista per il processo civile a quella già in vigore per il processo penale escludendo che il difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio abbia diritto all'anticipazione di spese ed onorari a carico dell'erario quando l'impugnazione è dichiarata improcedibile o inammissibile". Una misura che mette in atto i propositi più volte dichiarati da Salvini, secondo il quale "bisogna fermare il business degli avvocati d'ufficio che fanno i milioni sulla pelle degli immigrati".

giovedì 23 agosto 2018

Immigrazione - Il modello Australia a cui Salvini si ispira: 119 bambini migranti detenuti sull'isola di Nauru

Il Giornale
Le organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato l'allarme. Da anni centinaia di bambini e minori richiedenti asilo sono costretti alla detenzione forzata sull'isola di Nauru, nel Pacifico. 


A far scattare le accuse di violazione dei diritti umani sarebbero le pessime condizioni di salute e gli squallidi trattamenti umanitari riservati ai 119 bambini costretti sull'isola oceanica. Per l'amministratore delegato di World Vision Australia, Claire Rogers, i bambini detenuti a Nauru sono senza speranza: "Molti di loro hanno vissuto per anni in tendopoli, sono stati separati da familiari stretti e non hanno un posto sicuro dove giocare o accedere a cure mediche accettabili".

Il centro di Nauru non é nuovo agli scandali. Giá in passato era stato perseguitato dalle accuse di abusi e traumi diffusi ai danni di donne e bambini. E anche le Nazioni Uniti avevano espresso preoccupazione e risentimento per i trattamenti riservati ai minori. 

La struttura sull'isola di Nauru é stata istituita nel 2001 per arginare il problema dell'immigrazione clandestina in Australia e ridurre il numero di profughi e richiedenti asilo. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato lo squallore diffuso e le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui sarebbero costretti a vivere 240 richiedenti asilo in totale, di cui 119 bambini e minori.

Il malessere diffuso nel centro di detenzione sull'isola di Nauru avrebbero costretto un ragazzo iraniano di 12 anni ad avviare uno sciopero della fame. La protesta del giovane va avanti da circa venti giorni e ha attirato su di sé l'attenzione dei media di tutto il mondo, tanto da far scattare un movimento online: #KidsOffNauru ("Via i bambini da Nauru").

Il portavoce della Coalizione australiana per i Rifugiati, Ian Rintoul, ha ammesso che il dodicenne é in gravissime condizioni di salute avrebbe bisogno di cure mediche urgenti. La richiesta al governo australiano é che i centinaia di minorenni detenuti sull'isola di Nauru vengano trasferiti entro novembre in Australia o in luoghi più adatti.

Sara Giuliani

domenica 19 agosto 2018

Diciotti, Vergognosa minaccia di Salvini: "Se non interviene l'Ue, riportiamo tutti in Libia". "Nostro Ministro" propone grave violazione dei diritti umani e normativa europea e internazionale sul diritto di asilo

TG3
Continua lo stallo sulla nave della Guardia costiera, al quarto giorno senza porto di destinazione con 177 migranti a bordo. Duro botta e risposta tra i ministri italiani e Malta.



Ora dopo ora lo scontro tra Italia da un lato e Malta ed Europa dall'altro diventa più pesante. Al quarto giorno di stallo sulla nave Diciotti ferma a largo di lampedusa con 177 migranti a bordo, in attesa di sapere in che porto poter attraccare, l'ultimo intervento in oridine di tempo è del ministro dell'Interno Matteo Salvini che dichiara: 

"O l'Europa decide seriamente di aiutare l'Italia in concreto, a partire dalla nave Diciotti, oppure saremo costretti a riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare".
E se Salvini fa la voce grossa, ieri, alcuni informazioni dal ministero degli Esteri davano il ministro Moavero impegnato sulla via diplomatica proprio con i Paesi europei.

Sempre oggi, l'altro ministro - quello alle infrastrutture Danilo Toninelli - aveva attaccato Malta accusata di comportamento inqualificabile e meritevole di sanzioni per non essere intervenuta. Un tweet dove però Toninelli difendeva l'intervento - tanto contestato - di soccorso della Diciotti. "Diciotti - scrive - dimostra che l'Italia non si tira mai indietro quando si tratta di salvare vite umane".

La replica del ministro maltese rispedisce al mittente le responsabilità sul destino della diciotti, sottolineando che si tratta di una nave italiana. Un fatto che ha un solo precedente - un mese fa a Trapani - e lì fu il capo dello Stato Mattarella a sbloccare la situazione.

In tutto questo, ieri a Lampedusa sono arrivate dalla Tunisia due piccole imbarcazioni. Come riferisce il sindaco Martello, avevano a bordo circa 15 migranti che ora sono stati trasferiti all'interno del centro d'accoglienza dell'sola

martedì 31 luglio 2018

Razzismo? Giustizia fai da te? Le parole del candidato Salvini nel 2017 ...

Blog Diritti Umani - Human Rights
Si inseguono varie voci e smentite se i gravi episodi di questi giorni siano o meno episodi di razzismo. Il clima ostile verso i migranti è stato alimentato da tanti interventi pubblici dove,  a più riprese, sono state dette frasi gravi e che non hanno bisogno di commento.

Un video ci aiuta a ricordare le frasi che ci hanno accompagnato durante la campagna elettorale della Lega di cui Salvini ne è stato il principale portavoce: 
"C'è bisogno di una pulizia di massa, anche in Italia, via per via, quartiere per quartiere, piazza per piazza, con le maniere forti se serve perchè ci sono interi pezzi di città, interi pezzi d'Italia che sono fuori controllo"
Matteo Salvini




giovedì 26 luglio 2018

"Ciò che c'è da fare. Rom: parole gravi e fatti necessari" Editoriale di Marco Impagliazzo

Avvenire
Nel discorso pubblico, come in ogni momento della vita, le parole sono importanti. Hanno un valore e un peso. Se si tratta di personaggi pubblici, addirittura figure istituzionali, l’uso delle parole è ancora più delicato perché vengono diffuse, amplificate, giungono alle orecchie di un pubblico vasto. 


Queste parole possono influenzare le opinioni pubbliche e spesso sono dette proprio a questo scopo. Per questo lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom (mi si perdoni la semplificazione). Parlare, come ha fatto ieri il ministro Salvini, in sorprendente risposta a un efficace intervento del presidente Mattarella che ricordava le persecuzioni subite da questa minoranza a causa delle leggi razziste del 1938, di «30.000 persone che si ostinano a vivere nell’illegalità » definendoli «sacca parassitaria», suona pregiudiziale verso un’intera comunità, oltre che non corrispondente alla realtà.

Forse ci si è dimenticati che la definizione «parassiti » nella storia del Novecento è stata utilizzata per gli ebrei, quando venivano accusati di praticare l’usura. 

Chi conosce la storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza con le conseguenze tragiche che sappiamo. Fosse soltanto per questo, mentre facciamo memoria degli ottant’anni delle leggi razziste, quest’espressione va bandita quando si parla di persone. 

Il punto è che stiamo parlando di 150mila persone appartenenti a comunità rom, sinte, camminanti e altre denominazioni, di cui per metà cittadini italiani e buona parte di Paesi comunitari come la Romania e la Bulgaria. 

Va ricordato il dato più evidente: si tratta di una popolazione molto giovane. Il 35,7% dei rom in Italia ha meno di 15 anni, mentre i loro coetanei non rom in Europa raggiungono soltanto il 15%. C’è poi un altro dato che ridiscute le categorie vecchie con cui si guarda ai rom considerandoli nomadi: l’80% sono ormai stabili. I rom chiedono stabilità.

La Commissione europea nel 2011 delineò quattro assi portanti della politica del continente sui rom: inserimento nel mondo del lavoro, politica di alloggi, accesso alle cure e all’istruzione. Segnano la strada pero una politica di integrazione che si misura sulla realtà e non guarda gli stereotipi o gli antichi pregiudizi. L’integrazione appare l’unica strada per evitare fenomeni di antigitanismo e combattere l’illegalità nel popolo rom. La prima integrazione deve partire dalla scuola poiché più di un terzo della popolazione rom è in età scolare.

Quindi concordiamo con il ministro che si debba fare di tutto perché i bambini rom frequentino la scuola. Chi scrive è impegnato a far sì che questo processo coinvolga il maggior numero di minori rom. Chi scrive conosce anche le difficoltà legate a questa frequenza quando si vive nei campi, in cui spesso mancano acqua e elettricità, l’immondizia non viene raccolta e per i bambini è difficile lavarsi e presentarsi decentemente ai loro compagni di scuola. Tanto si è fatto in questi ultimi anni per garantire una normale frequenza scolastica, ma la soluzione è nel superamento dei campi. È su questo che si deve misurare la politica nazionale e le politiche comunali.

Dove ci sono problemi d’illegalità li si affronti come prevede la legge, soprattutto quando dell’illegalità sono vittime i minori. Quella rom è una questione di lungo periodo, che la politica nazionale e locale hanno spesso rinviato. Laddove lo si è fatto, la situazione è radicalmente cambiata. Non mancano gli esempi positivi di integrazione in grandi città come Torino e Milano. 

È ora di superare la logica dell’emergenza e dei campi, affrontando da grande Paese europeo un problema che tocca un numero molto limitato di persone. Che sono tutte importanti, come ogni altro cittadino.

Marco Impagliazzo

Roma, il campo Rom di Camping River è stato sgomberato. Salvini e la Raggi ignorano lo stop della Corte Europea per i Diritti Umani

TPI
Il comune ha avviato le operazioni per "motivi sanitari", sebbene la Corte europea avesse intimato lo stop della chiusura della struttura
Il Camping River, campo rom a nord di Roma, è stato sgomberato.




Le operazioni sono iniziate nelle prime ore della mattinata di giovedì 26 luglio quando sul posto, in via della Tenuta Piccirilli in zona Tiberina, sono arrivati agenti della polizia locale e assistenti sociali del comune di Roma, intervenuti per offrire soluzioni alloggiative alternative ai residenti del campo.

Secondo il Campidoglio, sarebbero 43 le famiglie che hanno accettato la presa in carico presso le strutture del circuito di accoglienza proposte da Roma Capitale.

“Altri nuclei familiari, dopo quelli che hanno già accettato negli ultimi mesi, si stanno ora trasferendo presso le strutture di accoglienza di Roma Capitale: continuiamo a mettere a loro disposizione soluzioni che consentono alle famiglie di restare unite”, ha scritto su Facebook la sindaca Virginia Raggi.

“Sempre più persone, inoltre, stanno chiedendo ai nostri operatori informazioni riguardo le misure di inclusione abitativa e lavorativa, e i rientri volontari assistiti nei Paesi di origine. È inaccettabile continuare a finanziare luoghi come questi dove si favorisce la ghettizzazione e, soprattutto, dove le condizioni di vita non tutelano i diritti di bambini, donne e uomini”, ha concluso.

Le operazioni di sgombero sono state avviate nonostante lo stop della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che le aveva bloccate fino a venerdì 27 luglio.

Il Campidoglio, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, ha proceduto ad avviare la chiusura del campo Rom per motivi igienico-sanitari, le stesse motivazioni citate nell’ordinanza di sgombero firmata la scorsa settimana dalla sindaca.


“Io sapevo che la sospensione dello sgombero era fino a domani e invece non gliene frega niente. Non ce lo aspettavamo, stavamo tutti dentro tranquilli. C’è stata violenza, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte e usato lo spray al peperoncino su una signora, mi pare”, ha detto un uomo di 31 anni che vive nel campo.

“C’è gente che è svenuta, le donne strillavano ma non è stata fatta nessuna violenza contro i bambini”, ha aggiunto. “Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno ha accettato le proposte del Comune”, ha spiegato.

Il comandante della Polizia Locale del Campidoglio, Antonio Di Maggio, ha negato che si siano stati episodi di violenza.

“Nessuna violenza. Scherziamo? Non abbiamo allontanato le persone con la forza, utilizzato spray al peperoncino né armi da fuoco né manganelli, che tra l’altro non abbiamo. Abbiamo utilizzato la forza del convincimento a uscire, cosa che le persone hanno fatto”, ha replicato.

Su Twitter il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ha commentato la situazione scrivendo “Legalità, ordine e rispetto prima di tutto”.

giovedì 12 luglio 2018

La Procura di Torino (Spataro e Saluzzo) contro Salvini: "Respingere i migranti è reato!" e nuova circolare per aumentare sforzo contro gli atti di razzismo

Corriere della Sera
Il procuratore capo di Torino: "Respingere i rifugiati è contrario alla convenzione di Ginevra del 1951". La replica del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Pensa che l'intera Africa possa essere ospitata in Italia? Sulla politica dell'immigrazione è scontro tra il procuratore capo di Torino Armando Spataro e il ministro dell'Interno Matteo Salvini. 



Per il primo "non si possono respingere i migranti: se un barcone attraccasse ai Murazzi del Po e agli stranieri venisse impedito di sbarcare, l'episodio diventerebbe oggetto di un'indagine. Respingere i rifugiati è contrario alla convenzione di Ginevra del 1951".

Chiaro il riferimento del magistrato alla scelta del governo di chiudere i porti italiani. La replica del vicepremier non si fa attendere: "Forse il procuratore capo pensa che l'intera Africa possa essere ospitata in Italia? Idea bizzarra". E ancora: "Sono sorpreso dalle parole del procuratore, che decide cosa può fare e cosa non può fare un governo eletto da milioni di italiani. Bloccare i porti non è un diritto, ma un dovere. Se qualcuno la pensa diversamente, può presentarsi alle prossime elezioni".

A innescare il botta e risposta è la nuova circolare con cui Spataro ridisegna le priorità della Procura di Torino: i reati a sfondo razziale diventeranno materia di un pool di magistrati che si specializzeranno in queste fattispecie giuridiche. E i pm dovranno anche evitare di "chiedere l'archiviazione per particolare tenuità del fatto". 
"Abbiamo assistito a episodi di minacce aggravate, manifesti e scritte sui muri contro immigrati spesso accompagnati dalla passività delle persone presenti - spiega il procuratore capo -. Siamo di fronte a reati odiosi e insopportabili".
A rincarare la dose contro la politica del Viminale è anche il procuratore generale Francesco Saluzzo: 
"L'idea che sia cambiato qualcosa nell'approccio al fenomeno migratorio e che si possa pensare di avere sponde di vario genere, politiche e intellettuali, ingenera in alcuni l'idea che sia venuta l'ora di passare al contrattacco con sistemi più brutali. Questi comportamenti sono reati e devono essere perseguiti".
Simona Lorenzetti
Simona Lorenzetti

mercoledì 27 giugno 2018

L'Onu documenta torture nella detenzione dei migranti in Libia. Salvini le definisce "menzogne". Un nuovo negazionismo!

Corriere della Sera
Un rapporto dell'Onu documenta le torture in Libia: si ha il dovere di non ignorarle. 

Il ministro dell'Interno della Repubblica italiana, vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, ha definito "menzogne" quelle "di chi dice che in Libia si tortura e si ledono i diritti civili". 
Un fotogramma del video che documenta 
le torture a  cui sono sottoposti i migranti.
Vai al documento >>>
Sono parole in conflitto con una realtà denunciata da numerose fonti. E non si addicono a chi rappresenta il Paese di Cesare Beccaria, maestro (milanese) di civiltà nel XVIII secolo.

Un disabile libico legato al soffitto con catene, percosso fino a fargli perdere conoscenza nel carcere di Mitiga. Uno straniero sospeso a un gancio in una posizione detta "del pollo arrosto" e picchiato con badile. A Nasser Forest un uomo appeso per le gambe, sottoposto a scosse, privato di cibo fino a impedirgli di camminare da solo. Sono alcuni dei casi descritti in un rapporto pubblicato in aprile dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite sui diritti umani e dalla Missione Onu di appoggio in Libia.

Tra una dichiarazione e l'altra il ministro trovi il tempo di leggerlo. Soltanto 41 pagine, in inglese. Si intitola Abuso dietro le sbarre: detenzione arbitraria e illegale in Libia. Un dipendente governativo arrestato senza imputazione nel 2011, e rilasciato nel 2016, ha affermato che le guardie "lo hanno violentato, frustato finché ha perso conoscenza, sospeso a testa in giù per ore e bruciato con un ferro rovente anche su schiena e genitali". Risparmiamo il resto. È ancora più ripugnante.

Nel 2017 si stimavano in 6.500 le persone detenute nelle prigioni ufficiali. Altre migliaia nelle mani di milizie. Il rapporto giudica l'uso della tortura usuale. Riferisce di confessioni fatte recitare ai prigionieri in tv esponendo a vendette le famiglie. Al precario embrione di governo che ha base a Tripoli non va negato appoggio. Ma sono orrori sui quali è un dovere non chiudere gli occhi. Né tacere.


Maurizio Caprara

martedì 19 giugno 2018

Spari contro due ragazzi del Mali al grido 'Salvini, Salvini'. Un ferito

La Repubblica
Nel Casertano esplosi colpi di pistola ad aria compressa. De Magistris: "L'odio alimenta pulsioni pericolose".


Immigrati aggrediti e feriti al grido di "Salvini Salvini". Due ragazzi del Mali sono stati vittime di un episodio di violenza a Caserta, dove sono beneficiari del progetto Sprar. Lo scorso lunedì, intorno alle 22, i richiedenti asilo Daby e Sekou sarebbero stati avvicinati da una Fiat Panda di colore nero, a bordo della quale viaggiavano tre giovani italiani che hanno sparato alcuni colpi con una pistola ad aria compressa al grido "Salvini Salvini".

Dopo aver colpito al torace uno di loro, ferendolo lievemente, gli uomini a bordo della Panda avrebbero sparato anche all'indirizzo dell'altro migrante, ma il colpo sarebbe andato a vuoto. A denunciare l'episodio sono il centro sociale Ex canapificio, la Caritas diocesana di Caserta, il ComitatoCittà viva e il progetto Sprar di Caserta.

Accompagnati da un'operatrice legale e dall'avvocato difensore francesco pugliatti, i due hanno sporto formale denuncia-querela nei confronti di persone da identificare per l'aggressione. E' stata anche richiesto il sequestro di una telecamera nella zona.

Daby e Sekou, sono arrivati in italia più di due anni fa dopo essere fuggiti dal Mali, uno dei paesi distrutti da guerre, povertà e siccità.

Daby, in particolare, dopo anni di attesa, è riuscito ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari rilasciatogli dalla commissione territoriale per la protezione internazionale di Caserta. Oggi entrambi sono beneficiari del progetto sprar del comune di caserta, gestito dal centro sociale ex canapificio, dalla comunità rut delle suore orsoline e dalla caritas, sono stati vittime di un vergognoso episodio razzista.

"Siamo profondamente sconcertati e Indignati - commentano i responsabili del centro sociale ex canapificio dello sprar di caserta - per quello che è accaduto ai due ragazzi che sono tutt'ora spaventati. Questo è l'ennesimo episodio di razzismo dopo i fatti di san ferdinando, dove qualche settimana fa perdeva la vita un giovane bracciante maliano, sacko soumayla, ucciso da un colpo di fucile come un animale; dopo l'aggressione in un centro di accoglienza a sulmona del 12 giugno; e dopo la triste storia dell'aquarius".

Il centro invita il ministro dell'interno Matteo Salvini e il governo di Giuseppe Conte "a prendere spunto da questo episodio per interrogarsi sulle scelte da fare e propagandare, così come speriamo che i rappresentanti istituzionali eletti possano presentare interrogazioni parlamentari per chiarire ciò che è accaduto e che le forze dell'ordine agiscano adeguatamente. 

In questo clima difficile, bisogna essere consapevoli che non basterà bloccare una nave nè servirà moltiplicare i campi di detenzione in libia o in niger. Come cittadini crediamo che la politica del cambiamento debba puntare sull'inclusione sociale di tutti, sulle regolarizzazioni delle persone che vivono e lavorano onestamente nel nostro paese da decenni e non continuare in propagande xenofobe di programmi irrealizzabili".

Sul caso interveiene anche sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: "Caro ministro Salvini quando semini molto odio corri il rischio di alimentare odio e rancore da cui allignano anche le pulsioni criminali più pericolose. Non scherziamo perché questo Paese è complicato e per certi versi è una polveriera sociale".

De Magistris invita il ministro dell'Interno "a smetterla di seminare odio e di considerare alcune persone il pericolo per il Paese. Semmai ritroviamo la coesione nazionale che manca valorizzando le autonomie e facendo la lotta alla corruzione e alle mafie".

domenica 10 giugno 2018

Salvini: Misura senza precedenti - "Porti italiani chiusi agli sbarchi dei migranti"

Huffington Post
Misura senza precedenti quella decisa dal ministro dell'Interno. Una nave che trasporta 600 persone e battente bandiera di Gibilterra in rotta su malta.


"Porti italiani chiusi agli sbarchi dei migranti", Matteo Salvini è categorico, come riporta "Repubblica", definendo la linea guida che il ministero degli Interni seguirà nella gestione degli sbarchi. Una nave battente bandiera di Gibilterra con 600 persone a bordo e proveniente dal Nord Africa è infatti in rotta su Malta. Se l'isola non permetterà alla nave l'attracco, all'imbarcazione non sarà permesso di approdare in Italia. E in una lettere urgente alle autorità maltesi Matteo Salvini ha scritto di far approdare alla Valleta la nave Aquarius, essendo quello il "porto più sicuro".

Una misura, quella della chiusura dei porti, che sarebbe senza precedenti e che segue due giorni di sbarchi e soccorsi nel Mediterraneo per far fronte alla partenza di oltre 1000 libici verso le coste europee. Nei porti di Reggio Calabria e di Pozzallo ieri sono state tre le navi approdate con a bordo circa 500 profughi. Nella notte altre 600 persone sono state soccorse e trasbordate sulla nave Aquarius, unica ong al momento presente nel Mediterraneo che, al momento, ha raccolto 629 rifugiati, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.


"Una notte estremamente intensa nel Mediterraneo centrale, con sei diverse operazioni di salvataggio" ha scritto stamane in un tweet Medici senza frontiere. Che ha aggiunto: "Il soccorso di due gommoni è diventato critico quando uno dei due si è distrutto nel buio, lasciando oltre 40 persone in acqua. Da queste due imbarcazioni abbiamo soccorso 229 persone". Coinvolte nei soccorsi della notte anche tre navi mercantili (Vos Thalassa, Everest e Jolly Vanadio) oltre la Aquarius e tre motovedette classe 300 della Guardia Costiera italiana di base a Lampedusa.


"Se qualcuno pensa che si ripeterà un'estate con sbarchi, sbarchi e sbarchi senza muovere un dito, non è quello che farò come ministro. Non starò a guardare" aveva detto ieri il vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno Matteo Salvini, durante una diretta Facebook. Ieri mattina era giunta a Reggio la Sea Watch 3, la prima a sbarcare con il nuovo governo e con a bordo 232 migranti. Il giorno prima Salvini aveva tuonato contro Malta, responsabile di aver negati gli aiuti all'Italia. Versione confermata ieri dalle stesse ong.


E su questo una conferma è arrivata dal comandante della nave SeeFuchs che ha raccontato agli uffici di Frontex a Pozzallo le modalità del soccorso. "Sea-Watch è rimasto nelle immediate vicinanze di Seefuchs per più di 24 ore per offrire assistenza all'NGO Sea Eye, nel tentativo di effettuare un trasbordo reso impossibile dal peggioramento delle condizioni meteorologiche". In tutto questo Malta avrebbe negato qualsiasi tipo di sostegno.

domenica 3 giugno 2018

Migranti, Salvini attacca Riace, città modello per integrazione e ripresa economica: e dice al sindaco Mimmo Lucano: "Sei uno zero". E lui risponde: "Orgoglioso di aiutare gli ultimi"

La Repubblica
In un video il neoministro dell'Interno non usa parole tenere nei confronti di Mimmo Lucano, famoso per il suo rivoluzionario sistema di accoglienza dei rifugiati. Il primo cittadino: "Sogno una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie".

"È vero che appartengo alla classe degli ultimi, praticamente zero. In tutti questi anni abbiamo unito le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo. Abbiamo condiviso un sogno di una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie". 

Sono parole dure e nette quelle che Mimmo Lucano, il sindaco di Riace inserito da Fortune fra i 50 uomini più influenti del mondo per il suo rivoluzionario sistema di accoglienza dei migranti, sceglie per rispondere al neoministro dell'interno Matteo Salvini, che in un video definisce il primo cittadino calabrese "uno zero".

Non è chiaro quando quel video sia stato registrato, i toni sembrano quelli della lunghissima campagna elettorale. Ma in queste ore in Calabria il filmato sta diventando virale. Camicia bianca, volto arrossato dal sole, Salvini si rivolge ai propri sostenitori promettendo una visita nella zona jonica reggina. "Non sono ancora venuto nella Locride ma ci arriverò - dice nel video -, non voglio fare promesse alla Renzi. Presto o tardi, meglio presto che tardi ci vedremo".

È lì che Lucano è riuscito a far rinascere il quasi abbandonato paese di Riace, aprendo le case da tempo abbandonate a migranti e rifugiati. Un modello di successo, che nel mondo ha fatto scuola anche perché è stato in grado di rivitalizzare l'economia dell'intera zona. Ma a Salvini non piace. E lo dice chiaramente: "Al sindaco di Riace - dice a chi lo filma - non dedico neanche mezzo pensiero. Zero, è zero".

Se si tratti di un programma di governo o di una vaga minaccia, lo chiariranno i primi atti di Salvini da ministro dell'Interno. Certo - commentano gli attivisti - la promessa di tagliare 5 miliardi destinati all'accoglienza migranti, annunciata dal leader della Lega ancor prima di giurare da ministro non fa ben sperare. Anche perché Riace da tempo lotta per sopravvivere a causa dei fondi ministeriali che arrivano a singhiozzo o non arrivano del tutto.

"Da un anno sono stati sospesi i trasferimenti per lo Spraar, da due non riceviamo soldi per il resto dei progetti", denunciava solo una settimana fa Lucano. "Ad ottobre 2017 il prefetto di Reggio Calabria - ha ricordato il sindaco in quella occasione - voleva mandare via i rifugiati. L'ho ritenuto un gesto violento perché tra questi c'era anche un bambino di 7 giorni di vita che si chiama Gabriel". 

A bloccarlo ci ha pensato la giunta regionale di Mario Oliverio, che da tempo è schierata accanto al sindaco della Locride e venerdì scorso ha approvato un progetto per sostenere i progetti di integrazione di Riace. Ma in paese c'è preoccupazione. "Noi siamo un modello che dà fastidio, siamo la prova che l'integrazione può essere una risorsa. E questo oggi per molti è un modello pericoloso".

Alessia Candito

Leggi anche :
Riace: la città rinata grazie all'integrazione degli immigrati (2 aprile 2016)

venerdì 1 giugno 2018

Esordio di Matteo Salvini: "Taglieremo 5 miliardi di risorse per accoglienza migranti" soldi che vanno in gran parte agli italiani che ci lavorano

TPI
Salvini: “Taglieremo risorse per accoglienza migranti”. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, ha confermato che la il suo partito intende rivedere le risorse destinate all’accoglienza dei migranti con “una bella sforbiciata”. 



“Una delle nostre priorità sarà ‘a casa loro’: porte aperte in Italia per la gente per bene, un biglietto di sola andata a quelli che vengono in Italia solo per far casino”, ha detto Salvini. “Mi sono confrontato con prossimo presidente del Consiglio e ho chiesto di dare particolare attenzione a quei 5 miliardi” destinata alle spese per la gestione dell’accoglienza dei migranti.