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lunedì 10 dicembre 2018

Australia - Migranti e richiedenti asilo deportati nelle isole del Pacifico. Nell'inferno di Nauru 1 su 3 ha tentato il suicidio

TPI
A oltre 3mila chilometri dalle coste australiane si trova un’isola diventata tristemente celebre per gli elevati tassi di suicidio e l’emarginazione tra la popolazione di migranti e rifugiati che vi risiedono, confinati dall’Australia. 


Assieme a Manus, nella Papua Nuova Guinea, l’isola di Nauru rappresenta uno dei due centri di detenzione “offshore” dell’Australia, dove i migranti e i rifugiati intercettati in mare sono costretti a vivere in condizioni di prigionia. 

In cambio, l’Australia offre aiuti economici a questi paesi e ne acquista i servizi. 

Secondo quanto riportato dal Guardian, i centri costano ai contribuenti australiani circa 1,2 miliardi di dollari all’anno. In Italia il vice primo ministro e leader della Lega Matteo Salvini ha più volte apprezzato, definendolo il suo “obiettivo”, il sistema australiano, che comprende respingimenti di imbarcazioni, la detenzione obbligatoria e a tempo indeterminato e la creazione di centri di detenzione all’estero per l’esame dei documenti dei migranti per scoraggiare l’immigrazione irregolare. 

I richiedenti asilo trasferiti nel centro di detenzione di Nauru vivono in tende senza aria condizionata, in una delle zone più calde della terra. Alcuni si lamentano dei tetti e delle tende delle proprie abitazioni-container ammuffite o arrugginite e altri si lamentano della presenza costante di ratti e scarafaggi. 

Un rapporto del governo australiano nel 2015 ha documentato innumerevoli accuse di violenza sessuale e fisica presso il centro di accoglienza, compresi casi che coinvolgono bambini. 

Le accuse hanno riguardato sia altri detenuti sia il personale stesso del centro. In un recente rapporto, Medici Senza Frontiere riporta le drammatiche statistiche dell’isola. 

Tra i 208 richiedenti asilo e rifugiati assistiti da MSF a Nauru, 124, ossia il 60 per cento, hanno pensato di togliersi la vita e 63 hanno tentato il suicidio. Secondo MSF, le condizioni di vita sull’isola incidono particolarmente sulle condizioni di salute dei migranti, aggravando i traumi derivanti da guerre o detenzioni a cui sono stati sottoposti in precedenza. 

A 12 pazienti, tra adulti e bambini, è stata diagnosticata la “sindrome da rassegnazione”, una rara condizione psichiatrica in cui le persone arrivano a uno stato semicomatoso, sono incapaci anche di mangiare o bere, e hanno bisogno di cure mediche per restare in vita. 

Le politiche del governo, ha aggiunto MSF nel rapporto “Disperazione senza fine”, hanno distrutto le speranze per il futuro e la salute mentale dei migranti detenuti a Nauru. “È disumano essere costretti a pensare che l’unico modo per riavere la propria libertà sia morire”. Anna Ditta ha intervistato la psicologa di MSF Sara Giorgi, rientrata a luglio scorso da Nauru. 

“Tra le persone che si rivolgevano al nostro centro c’erano persone con livelli di disperazione altissimi, mai riscontrati prima. Mi toccava particolarmente il numero di bambini, tantissimi avevano problemi gravi e c’erano intere famiglie distrutte” ha detto la psicologa a margine di un incontro con studenti. 

“Se stava male il bambino, i genitori erano talmente stanchi che non ce la facevano a farsi carico del supporto al bambino. Quando stavano male i genitori erano i bambini a doversi prendere cura di entrambi, e questo determina un carico sproporzionato per un bambino” ha aggiunto. 
 “Quello che si prospetta in genere a un rifugiato che richiede asilo è di approdare in un luogo sicuro, dove possa ricominciare la sua vita da dove questa è stata interrotta. A Nauru questo non è possibile. Neanche i bambini sono al sicuro”.

lunedì 15 ottobre 2018

Onu: Australia responsabile dell'emergenza dei migranti "detenuti" nell'isola di Nauru

Vatican News
L'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati esorta il governo australiano ad affrontare la situazione sanitaria, ormai al collasso, nelle strutture di detenzione offshore per rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru.


"Ai sensi del diritto internazionale l'Australia resta responsabile per coloro che hanno cercato la sua protezione", ha detto la portavoce Catherine Subberfield ribadendo la richiesta dell'Unhcr affinché Canberra trasferisca immediatamente rifugiati e richiedenti asilo in Australia, dove possono ricevere un adeguato sostegno e cure.

Trasferimenti ed evacuazioni
L’Unhcr rileva che a partire dall’introduzione della cosiddetta politica di “detenzione offshore” nel 2013, circa 3.000 rifugiati e richiedenti asilo sono stati forzatamente trasferiti dall’Australia in strutture offshore in Papua Nuova Guinea e a Nauru. 

Di questi, circa 800 rimangono a Nauru e 650 in Papua Nuova Guinea. Nel mese di settembre, un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo è stato evacuato per motivi medici da Nauru in Australia rispetto al biennio precedente. Alcuni di questi ri-trasferimenti hanno avuto luogo a seguito di ordinanze giudiziarie o azioni legali in senso più ampio.
L'impegno di Msf

Un team di Medici Senza Frontiere ha operato sull’isola di Nauru dal novembre del 2017, fornendo servizi piscologici e psichiatrici gratuiti a rifugiati, richiedenti asilo e abitanti del posto. 

Poi, dallo scorso 5 ottobre, il governo ha informato Msf che i servizi “non erano più richiesti” e ha chiesto all’organizzazione di sospendere le attività in 24 ore. “Una notizia giunta come un fulmine a ciel sereno” racconta Sara Giorgi psicologa di Msf che fino a luglio faceva parte del team sull’isola. 

Tanti i casi gravi affrontati dal team della ong. “Nel periodo in cui abbiamo operato - continua Sara Giorgi - abbiamo incontrato 78 tra tentativi di suicidio e gravi cause di autolesionismo”. Oltre ai casi sanitari, c’è poi la questione relativa all’istruzione di quei migranti giunti sull’isola in età prescolare o adolescenziale, molti di loro, infatti non sono stati inseriti a scuola e all’università.

Elvira Ragosta

giovedì 23 agosto 2018

Immigrazione - Il modello Australia a cui Salvini si ispira: 119 bambini migranti detenuti sull'isola di Nauru

Il Giornale
Le organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato l'allarme. Da anni centinaia di bambini e minori richiedenti asilo sono costretti alla detenzione forzata sull'isola di Nauru, nel Pacifico. 


A far scattare le accuse di violazione dei diritti umani sarebbero le pessime condizioni di salute e gli squallidi trattamenti umanitari riservati ai 119 bambini costretti sull'isola oceanica. Per l'amministratore delegato di World Vision Australia, Claire Rogers, i bambini detenuti a Nauru sono senza speranza: "Molti di loro hanno vissuto per anni in tendopoli, sono stati separati da familiari stretti e non hanno un posto sicuro dove giocare o accedere a cure mediche accettabili".

Il centro di Nauru non é nuovo agli scandali. Giá in passato era stato perseguitato dalle accuse di abusi e traumi diffusi ai danni di donne e bambini. E anche le Nazioni Uniti avevano espresso preoccupazione e risentimento per i trattamenti riservati ai minori. 

La struttura sull'isola di Nauru é stata istituita nel 2001 per arginare il problema dell'immigrazione clandestina in Australia e ridurre il numero di profughi e richiedenti asilo. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato lo squallore diffuso e le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui sarebbero costretti a vivere 240 richiedenti asilo in totale, di cui 119 bambini e minori.

Il malessere diffuso nel centro di detenzione sull'isola di Nauru avrebbero costretto un ragazzo iraniano di 12 anni ad avviare uno sciopero della fame. La protesta del giovane va avanti da circa venti giorni e ha attirato su di sé l'attenzione dei media di tutto il mondo, tanto da far scattare un movimento online: #KidsOffNauru ("Via i bambini da Nauru").

Il portavoce della Coalizione australiana per i Rifugiati, Ian Rintoul, ha ammesso che il dodicenne é in gravissime condizioni di salute avrebbe bisogno di cure mediche urgenti. La richiesta al governo australiano é che i centinaia di minorenni detenuti sull'isola di Nauru vengano trasferiti entro novembre in Australia o in luoghi più adatti.

Sara Giuliani

venerdì 2 settembre 2016

Australia - Ex giudice Jim Macken offre scambio di persona per salvare un rifugiato detenuto nelle isole di Manus e Nauru

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un giudice in pensione di 88 anni, si è offerto di fare lo scambio di persona con un rifugiato trattenuto in detenzione in mare aperto. Vuole vivere volontariamente il resto della sua vita su Manus o Nauru in cambio di un rifugiato che deve essere accolto in Australia.

Jim Macken
Jim Macken, un ex giudice della corte industriale del New South Wales, funzionario del sindacato, e un membro dell'Ordine dell'Australia, ha scritto al ministro dell'immigrazione, Peter Dutton, offrendo lo scambio con un rifugiato detenuto su una delle due isole di detenzione al largo dell'Australia.

 Jim Macken, un ex giudice della corte industriale del New South Wales, ha criticato il la vergognosa detenzione in mare aperto dei rifugiati.
"Capisco che sia una richiesta insolita, ma la offro in completa sincerità. Il motivo per fare questa proposta è semplice. Non posso più rimanere in silenzio davanti a uomini donne e bambini innocenti che sono detenuti in condizioni spaventose su Manus Island e Nauru.E 'ancora peggio che essi sono detenuti in queste terribili condizioni, al fine di scoraggiare altri richiedenti asilo e rifugiati tentare di venire in Australia per cercare protezione. Il governo australiano sta affrontando il problema migratorio essenzialmente recludendo in questi campi come scudi umani, e questo è assolutamente immorale. Dato che questo è stato fatto nel mio nome io non posso rimanere in silenzio."
"Offro questa proposta per salvare almeno un rifugiato. Questo permetterebbe a una persona attualmente detenuto su Manus Island o Nauru il diritto di essere un cittadino australiano. Lo considererei un privilegio vivere i miei ultimi anni a Nauru o Manus Island in sua vece".
Ha anche offerto di rinunciare alla sua cittadinanza, se necessario.

Egli ha detto al Guardian che era pronto ad essere messo in detenzione di Nauru e Manus e rimanere lì fino alla morte. "Non ho niente da perdere. Se questo permette a un solo rifugiato di uscire fuori una di quelle isole, e dar loro la possibilità di una vita in Australia, sono pronto a farlo".

Ha detto che non era alla ricerca di pubblicità e lo "scambio" potrebbe accadere senza alcuna notifica pubblica.

Macken ha inviato la sua lettera a Dutton il mese scorso. Egli non ha ricevuto una risposta.

mercoledì 10 agosto 2016

Australia: gli orrori del campo per rifugiati di Nauru, violenze anche su bambini

La Repubblica
2.000 rapporti raccontano terribili retroscena sull'isola-prigione australiana. Alcuni documenti mettono a nudo le crudeltà perpetrate sull'isola dove vengono raccolti i richiedenti asilo. Violenze, abusi sessuali, minacce fisiche e psicologiche, aggressioni: 2.116 rapporti risalenti al periodo tra maggio 2013 e ottobre 2015, pubblicati in esclusiva dal quotidiano britannico Guardian, sono la prova ultima e definitiva di una situazione che già da tempo si sapeva essere ai limiti dell'umanamente accettabile.

Il centro di detenzione dell'isola di Nauru, la più piccola dell'Australia situata nel nord est del continente, è riservato ai soli richiedenti asilo, così come l'isola Manus in Papua Nuova Guinea. I dati risalenti al giugno 2016 riportano 442 persone ospiti, delle quali 338 uomini, 55 donne e 49 bambini.
Il report dell'orrore evidenzia come i minori siano i più colpiti: 1.086 documenti sono riservati proprio ai bambini, nonostante rappresentino il 18% dei detenuti totali sull'isola. 7 casi di violenza sessuale, 59 segni di violenza, 30 casi e 159 minacce di autolesionismo vengono raccontate in modo molto dettagliato e non lasciano spazio a incomprensioni.
Anche le giovani donne sono un'altra categoria particolarmente umiliata: violenze e minacce sessuali sono all'ordine del giorno, ed esiste pure una lista stilata dalle guardie della prigione delle ragazze single "da aspettare" in agguati notturni. Uno dei sorveglianti, per convincere una ragazza a non lamentarsi delle sue attenzioni, le avrebbe anche detto che lo stupro è una pratica abituale in Australia e nessuno viene mai punito per questo. Gli autisti dei bus invece preferiscono fotografarle lascivamente e usare gli scatti in seguito per masturbarsi.
Le 8.000 e più pagine di denuncia riportano nel dettaglio tanti altri casi, dalle minacce di morte o gli espliciti schiaffeggiamenti delle guardie verso i bambini, alle richieste di favori sessuali per concedere più tempo per fare la doccia. I file sottolineano la disperazione in cui si trovano gli abitanti di Nauru: i bambini traumatizzati si cuciono le labbra o perdono il controllo della propria sessualità, le donne gravide si rifiutano di partorire in ambienti così malsani e pericolosi, gli abitanti hanno allucinazioni e iniziano a manifestare disturbi mentali e i casi di tentato suicidio sono tantissimi. Il primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha dichiarato che esaminerà in prima persona tali report per verificare se ci sono effettive denunce provenienti dal carcere o sono presenti situazioni non gestite nel modo dovuto.

di Giulia Zanichelli

giovedì 2 giugno 2016

Pena di morte: anche la piccola isola di Nauru l’ha abolita

Onu Italia
Nauru– Il parlamento di Nauru – piccolissima isola dell’Oceania – ha approvato diverse leggi che aggiornano il codice penale del Paese, ponendolo in linea con gli attuali standard internazionali sui diritti umani, e ha abolito la pena di morte. 

Nauru L’isola di Nauru La pena di morte è stata eliminata dalle leggi di Nauru così come il lavoro forzato e la detenzione in isolamento. La schiavitù è divenuta crimine e altrettanto il lavoro minorile, così come la costrizione per un minore a ”sposare qualcuno in cambio di benefici materiali”. 

Secondo ‘Nessuno tocchi Caino’, l’associazione che si batte contro la pena capitale, le nuove leggi rimpiazzano inoltre quelle basate sul Codice Penale del Queensland del 1899, che mutuava le norme anti-omosessualità – ”conoscenza carnale contro l’ordine naturale” – dalle leggi anti-sodomia britanniche, esportate nel Commonwealth durante l’era vittoriana. 

Le nuove leggi hanno eliminato il ‘reato di omosessualità’ e stabilito che il tentativo di suicidio ”non costituisce più reato ed è materia riguardante più la salute mentale che la legge penale”. Inoltre, la legislazione riformata amplia la definizione di stupro includendo quello del marito e introduce il reato di stalking. 

Nauru è una sperduta isola dell’Oceano Pacifico Meridionale che, con i suoi 21,4 chilometri quadrati di superficie, è la repubblica indipendente più piccola al mondo. Essa ha anche la particolarità, che la rende unica, di non possedere una vera e propria capitale, ma semplicemente un centro urbano più sviluppato, sede del governo. Nauru inoltre è una delle isole degli arcipelaghi dell’Oceania a rischio di scomparire per l’innalzamento dei mari.

giovedì 26 febbraio 2015

Profughi reclusi dell'isola di Nauru nel tentativo di entrare in Australia presto trasferiti in Cambogia

MISNA
Una mossa di carattere umanitario, che non influisce sulle scelte repressive del governo australiano in materia di immigrazione e su quelle di Phnom Penh di accoglienza di profughi finora o in futuro detenuti per conto australiano nello Stato isolano di Nauru.
L’impegno è di garantire una migliore sistemazione a quanti sono in attesa di una qualche forma di ricollocazione una volta accertata la condizione formale di rifugiato, oppure che aspettano una verifica che potrebbe durare molti mesi.

L’accordo firmato lo scorso anno tra i governi australiano e cambogiano ha suscitato non poche perplessità, dato anche la fama non certo gratificante del governo di Phnom Penh riguardo ai diritti umani e al controllo di fenomeni di abuso sui gruppi sociali più fragili. Tuttavia, se sotto il controllo internazionale, l’accoglienza in un paese più vasto, già fortemente segnato dal lavoro delle ong e che per la sua debolezza economica comunque ha necessità di ulteriori fonti di guadagno che possano derivare da forme di cooperazione internazionale, rende l’opzione meno rischiosa – soprattutto per i soggiorni a lungo termine – rispetto al famigerato centro di Nauru.

Ancor più, a essere positiva è la possibilità di una ricollocazione temporanea sul territorio al di fuori dei campi per alcune categorie di profughi. Possibile in Cambogia, impossibile a Nauru o sull’isola di Manus (altro centro di raccolta off-shore in Papua-Nuova Guinea), per spazio, isolamento, opportunità.
Sono attualmente 400 i profughi provenienti soprattutto da Afghanistan, Pakistan e Iran al momento ospitati a Nauru con il riconoscimento dello status di rifugiato. Altri 800 attendono che sia verificata la loro condizione. 

Una decisione non facile, quella dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), e non si sa al momento quanti degli “ospiti” di Nauru possano optare per il trasferimento. Tuttavia, la leadership dell’organizzazione internazionale ritiene che la sua esperienza nel settore, con milioni di individui ricollocati in nuove destinazioni in 64 anni di attività, potrebbe consentire una prospettiva migliore a quanti hanno cercato inutilmente di raggiungere l’Australia e una vita più sicura.

[CO]