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lunedì 7 settembre 2015

Riccardi: "Introdurre subito lo strumento della sponsorship» per i profughi in Europa"

Vatican Insider
Andrea Riccardi interviene sul messaggio di Papa Francesco sui rifugiati, all’inizio dell’incontro internazionale “La pace è sempre possibile”, che radunerà per tre giorni oltre 400 leader delle grandi religioni, del mondo della cultura e delle istituzioni, insieme a migliaia di persone giunte da tutta Europa. Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio lancia un appello all’Europa e al governo italiano perché introducano la sponsorship, strumento essenziale per realizzare l’accoglienza di chi è già arrivato nel nostro continente e interrompere i rischiosi viaggi dei migranti attraverso il mare.
«Sosteniamo con convinzione l’appello del Papa –commenta Riccardi– giunto proprio all’inizio del nostro incontro internazionale qui a Tirana. Per rispondere al suo messaggio e venire incontro al desiderio di tanti cittadini, associazioni e famiglie che vogliono ospitare i rifugiati, proponiamo – a nome di tutti i leader religiosi riuniti qui a Tirana - di introdurre nei sistemi legislativi europei lo strumento della sponsorship. Si tratta di permettere a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni varie della società civile, di farsi garanti dell’accoglienza: ospitare subito coloro che sono arrivati ma anche chiamare singoli e famiglie direttamente dalle zone a rischio evitando così i viaggi della morte nel Mediterraneo e lo sfruttamento da parte dei trafficanti».

Alla fine, Riccardi rivolge «un appello particolare al governo italiano perché introduca presto lo strumento della sponsorship. E in questi giorni parleremo di come costruire la pace con proposte concrete per fermare i conflitti, a partire dalla Siria e dalla Libia».

giovedì 12 febbraio 2015

Stragi in Mare, Riccardi: l'Italia si assuma le sue responsabilità come ha fatto con Mare Nostrum

www.riccardiandrea.it
Dichiarazione del fondatore della Comunità di Sant’Egidio

“Di fronte alla nuova, terribile, strage del mare, che conta centinaia di vittime al largo di Lampedusa, si sente il bisogno civile e morale di alzare la voce: non è possibile che la politica e le istituzioni non riescano a dare risposte concrete ad un fenomeno prevedibile come quello di chi è costretto a fuggire da Paesi in guerra o dove regna la violenza”.

Davanti all’ormai elevatissimo numero di morti registrati nelle ultime ore nel canale di Sicilia, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, lancia un forte appello alle responsabilità del nostro Paese: “E’ vero, l’Europa deve farsi carico di ciò che accade ai suoi confini meridionali fornendo aiuto, assistenza e strumenti di soccorso. Ed è anche necessario che mobiliti tutte le sue forze civili, morali e religiose per rispondere a questa tragedia. Ma ciò non può esimere l’Italia dal farsi carico delle proprie responsabilità: se i profughi muoiono davanti alle nostre coste, spesso davanti ai nostri occhi, non si può soltanto attendere un segnale da Bruxelles”.

Occorre intervenire subito con la mobilitazione umana e professionale di cui il nostro Paese è capace e che ha già dimostrato con Mare Nostrum, salvando migliaia di vite umane. Non è vero che questa operazione incentivava gli arrivi; è piuttosto vero che la sua assenza incentiva le morti. Occorre inoltre pensare anche a nuove modalità, fuori dei nostri confini, per gestire il fenomeno: un sistema europeo capace di permettere ingressi regolari e controllati, per motivi umanitari, in modo da arginare le stragi del mare”.

domenica 29 giugno 2014

Emergenza Siria - Aleppo, le adesioni all'appello di Riccardi

Link:
Avvenire
A una settimana dall’appello di Andrea Riccardi crescono le adesioni perché il dramma di Aleppo e della Siria non sia dimenticato. Tra i firmatari, rappresentanti di associazioni, di movimenti ecclesiali, di personalità della società civile e del mondo politico. All'appello ha subito aderito Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.



Hanno sottoscritto il testo, tra gli altri: il ministro Marianna Madia, i viceministri Andrea Olivero e Carlo Calenda, il sottosegretario Mario Giro; Rexhep Meidani, ex Presidente dell'Albania; Susanna Tamaro; Giovanni La Manna, Presidente del Centro Astalli per i Rifugiati; Gianni Bottalico, Presidente nazionale delle ACLI; il filosofo Giacomo Marramao; Antonio Ferrari; Lucio Brunelli, Direttore di Tv2000; Roberto Toscano; Domenico Quirico; Alberto Melloni; il Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Matteo Truffelli; Lorenzo Dellai; Graziano Del Rio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Luigi Bobba – Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; il senatore Gianpiero Dalla Zuanna; i deputati Gianluigi Gigli, Gianpiero D’Alia, Milena Santerini, Gaetano Piepoli, Gregorio Gitti, Salvatore Matarrese, Lucio Romano, Pierferdinando Casini,Federico Fauttilli, Alessio Tacconi, Valter Verini, Gea Schirò. L'appello è stato pubblicato anche sui quotidiani belgi De Standard e La Libre Belgique.
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Il testo dell'appello - «Salviamo Aleppo»
Faccio un appello per Aleppo. Accade qualcosa di terribile. Ma viene ignorato. Oppure si assiste rassegnati. Sono due anni che si combatte ad Aleppo. Nel luglio 2012 è iniziata la battaglia nella città più popolosa della Siria. Eppure i suoi due milioni di abitanti sono rimasti, preservando la millenaria coabitazione fra musulmani e cristiani. La città è segmentata: la maggior parte dei quartieri in mano lealista, ma anche zone controllate dai ribelli, pur arretrati dall'occupazione dell'estate 2012. A loro volta i ribelli sono incalzati da sudovest dalle forze governative. La gente non può uscire dalla città accerchiata dall'opposizione, tra cui fondamentalisti intransigenti e sanguinari. Per i cristiani, uscire dalla zona governativa significa rischiare la vita. Lo sanno bene i due vescovi aleppini, Gregorios Ibrahim e Paul Yazigi, da più di un anno sequestrati. Aleppo è la terza città "cristiana" del mondo arabo, dopo Il Cairo e Beirut: c'erano 300 mila cristiani!
Morte da ogni parte.
La popolazione soffre. L'aviazione di Assad colpisce con missili e bidoni esplosivi le zone in mano ai ribelli; questi bombardano gli altri quartieri con mortai e razzi artigianali. Si soffre la fame e la mancanza di medicinali. C'è l'orribile ricatto dell'acqua che i gruppi jihadisti tolgono alla città. È una guerra terribile e la morte viene da ogni parte. Passando per tunnel sotterranei, si fanno esplodere palazzi "nemici". Come sopravvivere? Si deve fermare una strage che dura da due anni. Occorre un intervento internazionale per liberare Aleppo dall'assedio. Ci vuole un soprassalto di responsabilità da parte dei Governi coinvolti: dalla Turchia, schierata con i ribelli, alla Russia, autorevole presso Assad. Salvare Aleppo val più che un'affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili. E poi si deve trattare a oltranza la fine dei combattimenti. Una forza d'interposizione Onu sarebbe opportuna. Certo richiede tempo per essere realizzata e collaborazione da parte di Damasco. Intanto la gente di Aleppo muore. Bisogna imporre la pace in nome di chi soffre. Una sorta di "Aleppo città aperta".


mercoledì 18 giugno 2014

L'appel d'Andrea Riccardi pour Alep: création d'un couloir humanitaire pour sauver les civils - Une sorte d’Alep ville ouverte.

La Vie
L'effroyable «bataille d’Alep», la ville la plus peuplée de Syrie, a commencé en juillet 2012. Carrefour de civilisations et patrimoine de l’UNESCO, la ville est aujourd’hui en ruines : la splendide citadelle est bombardée, le souk médiéval incendié, la mosquée des Omeyyades réduite à un champ de bataille. Pourtant, ses deux millions d’habitants sont restés, préservant la cohabitation millénaire entre musulmans et chrétiens. La ville est segmentée : la majeure partie des quartiers est aux mains des loyalistes, mais il y a aussi des zones contrôlées par les rebelles, dont la progression a néanmoins été contenue depuis l’occupation de l’été 2012. A leur tour, les rebelles sont harcelés au sud-ouest par les forces gouvernementales. Les habitants ne peuvent plus sortir de la ville, presque entièrement encerclée par l’opposition, formée notamment de fondamentalistes intransigeants et sanguinaires. Pour les chrétiens, sortir de la zone gouvernementale signifie risquer sa vie. Les deux évêques d’Alep, Gregorios Ibrahim et Paul Yazigi, séquestrés depuis plus d’un an, le savent bien. Alep est la troisième ville « chrétienne » du monde arabe après Le Caire et Beyrouth : près de 300 000 chrétiens y vivaient !

La population souffre énormément. L’aviation de Bachar Al-Assad frappe avec des missiles et des engins explosifs les zones qui sont aux mains des rebelles ; ces derniers bombardent les autres quartiers au mortier et avec des roquettes artisanales. On souffre de la faim et du manque de médicaments. Puis il y a le terrible chantage de l’eau que les groupes djihadistes coupent dans la ville. Les habitants rouvrent les vieux puits autrefois creusés autour des mosquées ou des églises. C’est une guerre terrible où la mort frappe de tous côtés. Passant par des tunnels souterrains, on fait exploser des bâtiments « ennemis ». Comment survivre ?

Il ne s’agit pas seulement de préserver les monuments d’une histoire urbaine vieille de cinquante mille ans. Il faut sauver les vies humaines et la ville, un tissu séculaire de cohabitation entre Arabes, Arméniens, Kurdes, Turcs, Circassiens, qui faisait d’Alep le symbole du vivre ensemble. On doit surtout arrêter au plus vite un massacre qui dure depuis deux ans. On ne peut plus attendre. Il faut une intervention internationale pour libérer Alep du siège qui la tue chaque jour davantage. A cette fin, un sursaut de responsabilité de la part de tous les gouvernements impliqués est nécessaire : de la Turquie, rangée aux côtés des rebelles, à la Russie, qui a autorité auprès de Bachar Al-Assad. Sauver Alep vaut plus qu’une affirmation partisane sur la question ! C’est tout de suite qu’il faut mettre en place des couloirs humanitaires et acheminer du ravitaillement pour les civils piégés dans la ville. Puis l’on doit négocier à outrance la fin des combats, en transformant la ville en zone neutre : négocier jusqu’à ce que l’on trouve un accord ! Autrement, avec Alep, c’est notre dignité qui sera ensevelie. Une force d’interposition de l’ONU serait opportune. Cela exige certes du temps pour être réalisé, ainsi que la collaboration de la part de Damas. En attendant, les habitants d’Alep meurent. Il faut imposer la paix au nom de ceux qui souffrent. Une sorte d’Alep ville ouverte.

ANDREA RICCARDI 

giovedì 12 giugno 2014

Iraq. Riccardi, a Mosul in atto catastrofe umanitaria. Cristiani vittime di terrorismo e stragi. Centinaia di migliaia in fuga

ASCA
“Nel nord dell’Iraq, e particolarmente a Mosul, un’esplosione di violenza estremista sta compromettendo il successo di un progetto di integrazione religiosa e di sviluppo sociale, basato sulla convivenza e la collaborazione fra cristiani e musulmani, che era un modello per tutto il paese; e dalle notizie frammentarie che giungono da Mosul risulta che sono ancora una volta i cristiani le vittime del terrorismo e delle stragi”. 

E’ l’allarme lanciato da Andrea Riccardi, fondatore della Comunita’ di Sant’Egidio, che chiede alla comunita’ internazionale e al governo iracheno di “fare il possibile per interrompere la spirale di violenza che sembra perseguire l’obiettivo di dividere in due il paese mediorientale”. 

Riccardi lancia anche un appello in particolare alle agenzie umanitarie perche’ “intervengano sollecitamente in soccorso delle popolazioni in fuga – si parla di centinaia di migliaia di persone, per lo piu’ famiglie con bambini – che si affollano al confine con il Kurdistan, ostacolati dalle milizie del cosiddetto Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis)”. Le vittime di cui si e’ avuto notizia sono gia’ numerose e alcuni edifici sacri, chiese e conventi, sono stati dati alle fiamme.

La Comunita’ di Sant’Egidio segue da tempo l’evoluzione della situazione nella provincia di Ninive, dove fino a pochi giorni fa vivevano la meta’ circa dei 400 mila cristiani iracheni. 

Un mese fa il presidente del Consiglio provinciale Ahmed Bashar Kitti era stato a Roma, ospite della Comunita’ insieme al deputato cristiano Anwar Hadaya, per discutere dei progetti di integrazione e di sviluppo economico elaborati nella regione. 

“Ora, commenta il prof. Riccardi, tutto rischia di essere definitivamente compromesso, e se non si interviene rapidamente, assisteremo ad un’altra catastrofe umanitaria”. “Siamo vicini – ha concluso il fondatore della Comunita’ di Sant’Egidio – ai cristiani perseguitati e in fuga; in particolare al vescovo caldeo di Mosul, Amel Nona, che ha deciso di restare vicino ai suoi fedeli perseguitati, e al nostro amico, il vescovo siro ortodosso Daoud Shalaf. La loro richiesta di aiuto non deve cadere nel vuoto”.

mercoledì 28 maggio 2014

Riccardi al Convegno "Medì": "Sento la vergogna di come la questione dei rifugiati del sud del mondo e' gestita in questi mesi"

La Nazione
Livorno - "Sento la vergogna di come la questione dei rifugiati del sud del mondo e' gestita in questi mesi".
Lo ha detto, si legge in una nota, Andrea Riccardi, fondatore della Comunita' di Sant'Egidio ed ex ministro nel Governo Monti, aprendo il primo convegno internazionale 'Medi'. Le citta' vogliono vivere', in corso a Livorno su iniziativa di Sant'Egidio.


Per ottenere lo statuto di rifugiato, fuggendo da contesti di guerra, ha ricordato Riccardi "devi prima superare la prova del deserto, poi quella del mare. Se riesci a non morire durante il viaggio e arrivi a Lampedusa allora puoi richiedere questo status. L'Italia deve pretendere in sede europea una corresponsabilita': i rifugiati devono poter presentare le domande nei Paesi in cui arrivano".

La convenzione di Dublino "e' da rivedere" ha aggiunto. Anche di fronte a questi problemi, che possono diventare opportunita', continua la nota, le citta' del Mediterraneo rinnovano il loro essere plurali nella globalizzazione, ora che piu' della meta' della popolazione mondiale vive nelle citta'.

"La citta' e' la piu' grande espressione umana di volere vivere e di vivere con gli altri - ha proseguito Riccardi - Le citta' possono contare ma si debbono dare una vocazione. Non si sta in una citta' senza un'idea larga, senza un'idea del mondo", altrimenti esse diventano periferiche. Ma il problema diventa drammatico nelle megalopoli. Obiettivo del convegno e' creare un punto di vista mediterraneo delle citta' da portare in Europa e nel mondo arabo.

Al convegno sono intervenuti tra gli altri, lo scrittore turco Nedim Gursel, Jaume Castro, della Comunita' di Sant'Egidio di Barcellona e l'architetto Jeremie Hoffmann di Tel Aviv.

domenica 6 ottobre 2013

Tragedia Lampedusa, Andrea Riccardi: "La Bossi Fini è una legge vecchia da cambiare"

HuffingtonPost 
“La Bossi Fini è uno strumento vecchio nato in una cultura irreale” 

Andrea Riccardi è stato ministro dell’Integrazione del governo Monti, ha fatto della difesa dei migranti una ragione di vita, con la Comunità di Sant’Egidio, di cui è presidente, è da sempre in prima linea sulle questioni che riguardano i temi legati all’immigrazione. Chiede a gran voce che quella legge, voluta dal centrodestra nel 2003, venga cambiata: “Non risolve il problema: ha inasprito le pene ma non ha permesso di intraprendere una vera e reale strada di integrazione ”. 

A partire dall’introduzione del reato di clandestinità che – secondo l’ex ministro – va al più presto cancellato.

 Riccardi ad Huffpost si dice scosso di fronte all’ultima tragedia nel mare di Lampedusa, chiede i funerali di stato per “vittime innocenti” e invoca l’istituzione di un Conferenza internazionale “che – dice affronti sul serio questo problema perché non c’è più tempo. Questa – spiega - è un’emergenza mondiale”. L’ex ministro parla di responsabilità: “Italia, Europa, comunità internazionale, nessuno escluso”. 

Chiede alle istituzioni di fermare il continuo rimpallo di responsabilità: “Basta con questo giochino, è colpa mia no è colpa tua. È ora che tutti si assumano le proprie responsabilità, fino in fondo”. Anche l’Europa? “Certo anche l’Europa, non possiamo pensare di scaricare tutto su Lampedusa. I viaggi della speranza destinati a concludersi nella disperazione e nell'orrore devono essere fermati all'origine, e per questo occorre organizzare un efficiente sistema di controllo internazionale sulle coste del mediterraneo e di repressione dell'attività criminale dei trafficanti di uomini, donne e bambini”. 

Sulla convenzione di Dublino che regola a livello europeo il problema dell’immigrazione dice: “Bisogna rivederla, non basta”.

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sabato 25 maggio 2013

New Book - A cura di Marco Impagliazzo - Integrazione - Il modello Italia - Contributi di L.Bini Smaghi, G.Dalla Zuanna, U.Eco, A.Riccardi


È possibile oggi pensare un "modello italiano" per le politiche di integrazione, che tenga conto delle caratteristiche demografiche ed economiche, della storia e della tradizione culturale del nostro Paese. È il fatto nuovo che emerge dalle pagine di questo volume. Una "cultura diffusa" dell'integrazione già si manifesta spontaneamente nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, negli enti locali. È tempo che essa permei anche lo Stato, e che una regia statale gestisca l'immigrazione, accompagni il passaggio dall'emergenza a opportune politiche di integrazione. È ciò che è accaduto a partire dal novembre 2011, con la creazione di un ministero per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione. "La nostra può essere una città migliore. Per chi viene da altre storie, per chi viene dalla nostra storia. Per chi costruirà, d'ora in poi, l'unica storia degli italiani di domani. C'è un gap da colmare, c'è una casa comune da edificare. Al di là degli umori, dei luoghi comuni, delle parole gridate o superficiali. Perché la realtà - ed è la realtà che ci viene presentata in questo volume - ci dice che i tempi sono cambiati, sono maturi, che è giunto il momento di passare dall'emergenza e dal silenzio all'integrazione"
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Marco Impagliazzo, docente di Storia contemporanea all'Università per Stranieri di Perugia, è presidente della Comunità di Sant'Egidio. Fra i suoi lavori ricordiamo: Duval d'Algeria (Roma 1994); per le edizioni  Guerrini e Associati ha pubblicato: Algeria in ostaggio (con Mario Giro, 1997), Una finestra sul massacro. Documenti inediti sulla strage degli armeni (2000), La diocesi del Papa. La Chiesa di Roma e gli anni di Paolo VI (2006), e ha curato La nazione cattolica. Chiesa e società in Italia dal 1958 a oggi (2005)
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Guerrini e Associati - pp.109 - €12.00
ISBN 978-88-6250-422-5