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giovedì 26 luglio 2018

Appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte "Difendiamo la libertà di espressione"

Articolo 21 e Progressi

Signor Presidente,
siamo cittadine e cittadini preoccupati per la serie di intimidazioni che alcuni esponenti del suo governo stanno rivolgendo a giornalisti, scrittori e professionisti dell'informazione perché critici verso le loro politiche.

Le rivolgiamo un appello affinché si pronunci in modo fermo in difesa della libertà di espressione e manifestazione del pensiero, del diritto di cronaca, di critica e di satira, principi fondanti della nostra Repubblica e della nostra democrazia.

In particolare, ci riferiamo alla querela da parte del ministro dell'Interno Matteo Salvini nei confronti di Roberto Saviano, che fa seguito alla minaccia di togliere la scorta allo scrittore, da anni nel mirino della criminalità organizzata.

Anziché rispondere in modo aperto alle critiche e alle inchieste giornalistiche che lo riguardano, il ministro intimidisce e punisce chi dissente, tradendo lo stesso mandato dell'istituzione che rappresenta. Ricordiamo che tra le funzioni principali del ministro dell'Interno c'è la tutela dei diritti civili per tutti i cittadini.

Perché è importante?
Ogni tentativo di attaccare, delegittimare e intimidire chi dissente dalle politiche di un governo indebolisce le istituzioni e con esse la coesione sociale, portandoci verso derive autoritarie che gli italiani non vogliono tornare a vivere.

Citiamo, a questo proposito, le prime righe dell'Articolo 21 della Costituzione italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato "l'importanza primaria della libertà di informazione, un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione".

Se il governo da lei presieduto consente a un ministro di minacciare un giornalista noto, che ha risorse e mezzi per difendersi, che cosa accadrà ai tanti giornalisti che non godono delle stesse possibilità?

Nelle classifiche internazionali della libertà di informazione l'Italia già occupa una posizione non degna di un paese democratico. Non facciamo altri passi indietro, difendiamo la libertà di espressione!

sabato 17 febbraio 2018

URGENT APPEAL TO SAVE THOMAS WHITAKER, scheduled to be executed on February 22. He spent 15 years on Texas the death row

Comunità di Sant'Egidio
We endorse the appeal launched by Catholic Mobilizing Action catholicsmobilizing.org/action/2018-01/stop-execution-thomas-whitaker

Thomas Bartlett Whitaker (born December 31, 1979), previously known as Bart Whitaker, is a Texas death row inmate at the Polunsky Unit near Livingston. He is scheduled to die by lethal injection at the Huntsville death chamber on February 22, 2018 as a result of his conviction for the December 10, 2003.

STOP THE EXECUTION OF THOMAS WHITAKER
Thomas "Bart" Whitaker is scheduled to be executed on February 22, 2018 in Texas. Thomas' father, Kent Whitaker - who survived the attack from his son, which killed his wife and 19-year-old son - has been outspoken in his opposition to his eldest son's execution. Rather than experience another loss, Kent Whitaker hopes for continued reconciliation and restoration with his son. The death penalty is not restorative. Catholic Mobilizing Network calls on all people of goodwill to oppose this action. Advocate for clemency for Thomas by sending a letter to the Texas Board of Pardons and Paroles. In Texas, the Governor MUST have the recommendation of clemency from a board or advisory group. We invite you to voice your opposition and demand that the state of Texas respect the dignity of all life with this prepared letter.

In your letter, please include this information: full name: Thomas Whitaker; birth date: December 31, 1979; TDCJ#999522. You are welcome and encouraged to customize this letter.

sabato 10 giugno 2017

Appello Amnesty per il rilascio immediato di Taner Kılıç. Presidente Amnesty Turchia

Amnesty International

Taner Kılıç, presidente di Amnesty International Turchia, è agli arresti dal 6 giugno, insieme ad altri 22 avvocati, per l’errato sospetto di far parte del movimento guidato da Fethullah Gülen, che secondo le autorità turche ha ideato il fallito colpo di stato del luglio 2016.

L’arresto di Taner Kılıç è l’ulteriore prova di quanto sia ampia e arbitraria la repressione seguita al tentato colpo di stato. Abbiamo urgente bisogno del tuo aiuto per ottenere il suo rilascio.

“La storia di Taner Kılıç parla chiaro: è quella di un uomo che ha sempre difeso quelle libertà che le autorità di Ankara stanno cercando di annullare”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Chiedi alle autorità turche di rilasciare Taner Kılıç immediatamente.

mercoledì 22 aprile 2015

Immigrazione: I valori dell’Europa non devono naufragare nel Mediterraneo! Lanciato un appello

Corriere della Sera
Un appello per un trattamento più umano dei rifugiati

Davanti alle recenti tragedie nel Mediterraneo, funestate da centinaia di morti, dobbiamo impedire che la credibilità e la coscienza dell’Europa vadano anch’esse a picco in mare con i rifugiati. 

Ogni giorno che passa, esseri umani bisognosi di tutto – uomini donne e bambini – sono esposti a una morte tanto crudele quanto inutile nelle acque del Mediterraneo. Ci appelliamo all’Unione Europea affinchè adotti tutte le misure necessarie a trarre in salvo i rifugiati che vengono a trovarsi in difficoltà nella traversata in mare. E sollecitiamo l’Unione Europea a creare canali legali di immigrazione per i civili rifugiati di guerra, in modo che non debbano affidare la vita nelle mani dei trafficanti e possano evitare il rischio di naufragio.1. Avviare un’operazione europea di ricerca e soccorso
Lanciamo un appello all’Europa affinché faccia tutto il possibile per salvare i rifugiati in difficoltà immediatamentee in modo sostenibile. È necessario mettere in piedi un’operazione europea di ricerca e soccorso, la quale dovrà operare quanto meno agli stessi livelli e con gli stessi standard di Mare Nostrum.

Non dimentichiamo che anche durante le operazioni di Mare Nostrum, nel 2014 più di 3000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo. Per questo motivo non è sufficiente estendere l’operazione Triton. Il numero crescente di rifugiati nei primi mesi del 2015 ha dimostrato chiaramente che la fine della missione Mare Nostrum non ha affatto scoraggiato queste persone a rischiare la vita pur di attraversare il Mediterraneo.

Il costo dell’operazione europea andrà ripartito tra tutti i 28 stati membri per principio di solidarietà. I paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo non dovranno sostenere questi costi da soli. Gli ostacoli burocratici non costituiscono un argomento accettabile contro la missione. Non siamo disposti a discutere sulle responsabilità formali: in seno all’Unione Europea spetta a tutti la responsabilità di agire.
2. Creare canali di immigrazione legale per i richiedenti asilo
Gli esseri umani non devono essere costretti a salire sui barconi per cercare asilo in Europa. Dovrà essere possibile emettere visti per motivi umanitari nei paesi di origine e in quelli di transito. A questo scopo dovrà essere stabilita un’Agenzia europea per l’immigrazione, con sedi nei principali paesi di transito e nei paesi di origine dei rifugiati. Questo coincide inoltre con gli interessi di sicurezza dell’Europa. Esistono prove che terrorismo e jihadismo sono in parte finanziati dai profitti derivanti dal traffico di esseri umani. Questi profitti dovranno essere azzerati nel più breve tempo possibile.

Queste due richieste sono soltanto l’inizio. L’intera politica europea per i rifugiati dovrà essere rivista. Noi chiediamo una politica comune europea che tenga conto della realtà, che consideri una priorità assoluta la tutela dalla vita umana, e che prenda misure severe contro il crimine del traffico di esseri umani – difendendo così l’Europa dal terrorismo.

Primi firmatari tra i Membri del Parlamento:

PROMOTORI:
Gabriela Heinrich (Bundestag)
Mario Marazziti (Presidente Comitato Permanente Diritti Umani Camera dei Deputati)
Frank Schwabe (Bundestag)

PRIME FIRME:
Bundestag

Tom Koenigs
Dr. Lars Castellucci
Axel Schäfer
Christina Kampmann
Dr. Bärbel Kofler
Rüdiger Veit
Norbert Spinrath
Doris Barnett
Achim Barchmann
Elvira Drobinski-Weiß
Angelika Glöckner

Parlamento italiano
Marina Sereni Vicepresidente Camera dei Deputati
Walter Verini
Lorenzo Dellai
Salvatore Margiotta
M. Pia Locatelli
Serena Pellegrino
Gea Schirò
Milena Santerini
Marietta Tidei
Fucsia Nissoli
Edoardo Patriarca
Laura Garavini
Laura Puppato
Vannino Chiti
Paolo Corsini

Parlamento europeo
David Sassoli Vicepresidente Parlamento Europeo con delega all’Immigrazione
Giovanni La Via
Flavio Zanonato
Michela Giuffrida
Brando Benifei


Altre firme che si sono aggiunte nelle ultime ore (stanno continuando ad arrivare) dal Parlamento Italiano
1.Salvatore Matarrese
2.Antonio Misiani
3.Marco Bergonzi
4.Anna Maria Carloni
5.Laura Venittelli
6.Paolo Beni
7.Angelo Senaldi
8.Carlo Galli
9.Eleonora Cimbro
10.Tea Albini
11.Giampiero D’Alia
12.Luigi Taranto
13.Miriam Cominelli
14.Gennaro Migliore
15.Marco Di Lello
16.Laura Venittelli
17.Michela Marzano
18.Angelo Antonio D’Agostino
19.Mimma De Tullio
20.Giuseppe Guerini
21.Fabio Porta
22.Ermete Realacci
23.Sandra Zampa
24.Alessia Rotta
25.Giampiero Dalla Zuanna

domenica 29 giugno 2014

Emergenza Siria - Aleppo, le adesioni all'appello di Riccardi

Link:
Avvenire
A una settimana dall’appello di Andrea Riccardi crescono le adesioni perché il dramma di Aleppo e della Siria non sia dimenticato. Tra i firmatari, rappresentanti di associazioni, di movimenti ecclesiali, di personalità della società civile e del mondo politico. All'appello ha subito aderito Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.



Hanno sottoscritto il testo, tra gli altri: il ministro Marianna Madia, i viceministri Andrea Olivero e Carlo Calenda, il sottosegretario Mario Giro; Rexhep Meidani, ex Presidente dell'Albania; Susanna Tamaro; Giovanni La Manna, Presidente del Centro Astalli per i Rifugiati; Gianni Bottalico, Presidente nazionale delle ACLI; il filosofo Giacomo Marramao; Antonio Ferrari; Lucio Brunelli, Direttore di Tv2000; Roberto Toscano; Domenico Quirico; Alberto Melloni; il Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Matteo Truffelli; Lorenzo Dellai; Graziano Del Rio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Luigi Bobba – Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; il senatore Gianpiero Dalla Zuanna; i deputati Gianluigi Gigli, Gianpiero D’Alia, Milena Santerini, Gaetano Piepoli, Gregorio Gitti, Salvatore Matarrese, Lucio Romano, Pierferdinando Casini,Federico Fauttilli, Alessio Tacconi, Valter Verini, Gea Schirò. L'appello è stato pubblicato anche sui quotidiani belgi De Standard e La Libre Belgique.
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Il testo dell'appello - «Salviamo Aleppo»
Faccio un appello per Aleppo. Accade qualcosa di terribile. Ma viene ignorato. Oppure si assiste rassegnati. Sono due anni che si combatte ad Aleppo. Nel luglio 2012 è iniziata la battaglia nella città più popolosa della Siria. Eppure i suoi due milioni di abitanti sono rimasti, preservando la millenaria coabitazione fra musulmani e cristiani. La città è segmentata: la maggior parte dei quartieri in mano lealista, ma anche zone controllate dai ribelli, pur arretrati dall'occupazione dell'estate 2012. A loro volta i ribelli sono incalzati da sudovest dalle forze governative. La gente non può uscire dalla città accerchiata dall'opposizione, tra cui fondamentalisti intransigenti e sanguinari. Per i cristiani, uscire dalla zona governativa significa rischiare la vita. Lo sanno bene i due vescovi aleppini, Gregorios Ibrahim e Paul Yazigi, da più di un anno sequestrati. Aleppo è la terza città "cristiana" del mondo arabo, dopo Il Cairo e Beirut: c'erano 300 mila cristiani!
Morte da ogni parte.
La popolazione soffre. L'aviazione di Assad colpisce con missili e bidoni esplosivi le zone in mano ai ribelli; questi bombardano gli altri quartieri con mortai e razzi artigianali. Si soffre la fame e la mancanza di medicinali. C'è l'orribile ricatto dell'acqua che i gruppi jihadisti tolgono alla città. È una guerra terribile e la morte viene da ogni parte. Passando per tunnel sotterranei, si fanno esplodere palazzi "nemici". Come sopravvivere? Si deve fermare una strage che dura da due anni. Occorre un intervento internazionale per liberare Aleppo dall'assedio. Ci vuole un soprassalto di responsabilità da parte dei Governi coinvolti: dalla Turchia, schierata con i ribelli, alla Russia, autorevole presso Assad. Salvare Aleppo val più che un'affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili. E poi si deve trattare a oltranza la fine dei combattimenti. Una forza d'interposizione Onu sarebbe opportuna. Certo richiede tempo per essere realizzata e collaborazione da parte di Damasco. Intanto la gente di Aleppo muore. Bisogna imporre la pace in nome di chi soffre. Una sorta di "Aleppo città aperta".


mercoledì 24 aprile 2013

Appello Amnesty - Papua Nuova Guinea: donne accusate di "stregoneria" rischiano la vita

Amnesty International
Una donna, gravemente ferita, e le sue due figlie sono nelle mani da un gruppo che le accusa di praticare la "stregoneria" in Papua Nuova Guinea. Si teme per la loro incolumità dopo che all'inizio di aprile una donna accusata di "stregoneria" era stata decapitata. La risposta della polizia si è dimostrata finora gravemente insufficiente.

Secondo fonti interne al paese, la donna avrebbe riportato gravi lesioni intorno al collo a causa di un'aggressione subito intorno al 2 aprile 2013. Gli abitanti hanno bloccato le strade per impedire alle tre donne di lasciare Lopele, distretto di Bana, sud di Bougainville, per sottoporsi a cure mediche specialistiche. Le donne sono ora trattenute in un centro sanitario rudimentale da membri della comunità che le accusano di praticare la "stregoneria". La polizia ha risposto finora solo inviando un funzionario a Lopele per negoziare la liberazione delle donne.

Intorno al 4 aprile, Helen Rumbali, attivista per i diritti delle donne e insegnante, è stata decapitata davanti all'intera comunità dopo essere stata accusata di "stregoneria". La polizia, presente sul posto, ha riferito di non esser stata in grado di intervenire a causa della ostilità della folla.

A marzo, la commissione per la riforma costituzionale della Papua Nuova Guinea ha chiesto al governo di abrogare l'atto sulla stregoneria del 1971, che attualmente riduce le pene per coloro che hanno aggredito o ucciso qualcuno accusato di stregoneria.