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martedì 18 febbraio 2014

Zimbabwe: amnistia per 2.000 detenuti. Associazioni diritti: nelle carceri si muore di fame

Ansa
Le autorità dello Zimbabwe hanno annunciato un'amnistia di cui beneficeranno circa 2.000 detenuti, per lo più donne e bambini, mentre nelle carceri del paese i detenuti muoiono di fame. 

Lo riferiscono le associazioni per i diritti umani. Tutte le donne prigioniere saranno liberate tranne quelle condannate al carcere a vita o alla pena di morte, e la stessa clemenza sarà applicata ai detenuti under 18 "a prescindere dal crimine o delitto" commesso, riferisce la stampa locale. 

L'amnistia vale anche per i malati terminali, i detenuti oltre i 70 anni e i condannati a pene detentive inferiori ai tre anni, che abbiano già completato un quarto della loro pena. Sono esclusi i condannati per omicidio, stupro, rapina, furto di bestiame e detenuti che scontano pene inflitte da un tribunale militare. 

L'anno scorso, un gruppo di avvocati per i diritti umani (Zlhr) aveva denunciato la morte di più di un centinaio di prigionieri, soprattutto a causa della mancanza di cibo.

lunedì 17 febbraio 2014

Onu, inchiesta. Nordcorea colpevole di gravissimi crimini contro l’umanità

Blitz Quotidiano
USA, New York – La Corea del Nord si è resa colpevole di gravissimi crimini contro l’umanità, di ogni genere di violazioni dei diritti umani, fra cui il sequestro di persone e la tortura, fino allo sterminio e alla riduzione alla fame del proprio popolo. E’ questa la conclusione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che nell’arco di un anno ha condotto una lunga, dettagliata inchiesta che propone il deferimento di Pyongyang alla Corte Penale Internazionale (Cpi) dell’Aja. 

Il rapporto conclusivo sarà pubblicato lunedi a Ginevra, ma alcuni media, fra cui il quotidiano britannico Guardian, hanno ottenuto delle anticipazioni.

L’inchiesta, condotta da un’apposita commissione di tre persone presieduta dal giudice australiano in pensione Michael Kirby, denuncia che dalle “dolorose” e spesso “commosse” audizioni pubbliche di testimoni tenute a Seul, Tokyo, Londra e Washington emergono “sufficienti elementi da giustificare un’indagine criminale da parte di un organo di giustizia competente nazionale o internazionale”. Le testimonianze sono state rese dalle persone che sono riuscite a fuggire all’estero. E ce ne sono di agghiaccianti, come quella di una madre costretta ad annegare il suo bimbo appena nato o di celle con soffitti alti 50 centimetri.

“Ci sono elementi oggettivi incontestabili, per esempio che in Corea del Nord un terzo dei bambini fino a 5 anni d’età cresce con malformazioni” a causa della malnutrizione”, dice il giudice Kirby al Guardian. Vengono inoltre citati diversi casi di cittadini giapponesi o sudcoreani rapiti. La commissione era chiamata a decidere se i vertici politici di Pyongyang, compreso il leader Kim Jong-un, fossero perseguibili dalla Cpi. Non essendo la Corea del Nord firmataria del trattato che istituì la Corte dell’Aja, il giudice Kirby aveva già fatto presente che il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe estendere la giurisdizione del tribunale in alcuni casi eccezionali.

Un’opzione, questa, che tuttavia s’infrangerebbe quasi certamente contro il veto della Cina, alleato storico del regime comunista di Pyongyang. Pechino – ricorda il Guardian – mantiene inoltre fede alla sua politica di rispedire in patria i transfughi nordcoreani: un aspetto che secondo la commissione – citata dal Guardian – potrebbe esporre la stessa Cina a una possibile citazione. Per velleitarie che possano apparire le raccomandazioni finali, per lo meno l’inchiesta potrà riportare i riflettori sulle violazioni dei diritti umani e la natura crudelmente dittatoriale di un Paese isolato e chiuso, che pure ha lanciato in questi giorni i primi segni di distensione da anni con la Corea del Sud.

Kirby di recente ha lamentato come negli ultimi tempi a prevalere siano le piccole curiosità divulgate sulla vita privata di Kim Jong-un, o del compleanno del defunto padre, Kim Jong-il, che cade domenica. Oppure la discussa visita della star del basket Nba Dennis Rodman, nei giorni in cui il mondo rabbrividiva per la notizia che Kim aveva fatto giustiziare lo zio, accusato di complotto, e tutti i suoi familiari. Secondo notizie filtrate da Seul, sarebbero stati fatti divorare vivi da cani affamati.

Iran - Two prisoners hanged in public in Karaj (West of Tehran)

Iran Human Rights
Two days after the public hangings in Shiraz, two men were hanged near Golshahr metro station of Karaj, west of Tehran, early this morning.
Iran Human Rights, February 15, 2014: Two men were hanged in public in the city of Karaj at 7 AM this morning, reported the Iranian state media today.

The state run Fars news agency reported that the men who were identified as “A. R.” (23 year old) and “N. J.” (37 year old), were convicted of rape , kidnapping and armed robbery. Other local news sources identified these prisoners as “Nematollah Jazaei” and “Abolfazl Rezaei”.

According to Dana News website one of the prisoners was calling God’s name and asking for forgiveness.

Iran Human Rights (IHR) has repeatedly asked for an international ban on public executions.

Ucraina: le sedi governative sono state sgomberate, l'amnistia è in vigore

Agi
Il governo ucraino ha annunciato che entrerà in vigore da domani l'amnistia per gli arrestati negli scontri tra i manifestanti pro-Ue e le forze di sicurezza degli ultimi 3 mesi. Questa era una delle promesse fatte all'opposizione dal presidente Viktor Yanukovich, condizionata allo sgombero delle sedi governative ancora occupate.
L'ultima, il municipio di Kiev, è stata liberata oggi dai dimostranti ed in centinaia hanno protestato perchè non era finora giunta alcuna risposta dal governo. La legge (di amnistia) entra in vigore dal 17 febbraio 2014 e determinerà che le accuse contro le persone che hanno commesso reati...saranno fatte cadere", ha reso noto la procura generale in una dichiarazione.

India: cronisti incarcerati e torturati, paese all'ultimo posto per libertà di informazione

Il Tempo
La libertà di stampa non abita in India: il paese che da due anni tiene prigionieri i nostri due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha raggiunto il suo livello più basso nella classifica sulla libertà di informazione di Reporters sans frontiéres e figura, nel 2013, al 140mo posto, con un declino costante di posizioni rispetto agli anni precedenti.

Dal 2002, a causa di una crescente impunità per la violenza contro i giornalisti e anche perché la censura di Internet continua a crescere, l'India sta andando sempre più in fondo nella classifica sulle libertà. In India le autorità insistono - spiega l'analisi di Rsf - nella censura del web e impongono sempre più tabù, mentre la violenza contro i giornalisti resta impunita e le regioni del Kashmir e del Chhattisgarh diventano sempre più isolate.

Tra le storie degli ultimi anni che Reporters sans frontiéres ha raccolto sulla situazione della libertà in India, c'è anche la testimonianza di Maqbool Sahil, un giornalista di Srinagar, nello stato di Jammu in Kashmir. Il giornalista - si legge nel sito web Reporters sans frontiéres "da più di diciannove anni si occupa dei conflitti in Kashmir che hanno fatto diverse migliaia di morti".

È accaduto che nel 2004, dopo essersi occupato dello stupro di un'australiana per conto del proprio giornale di allora, Chattan, sia stato arrestato e detenuto per quarantuno mesi. "È stato interrogato in condizioni molto difficili per due settimane. Accusato di spionaggio - scrive Reporters sans frontiéres - da un circolo legato al Pakistan, non è mai comparso davanti ad un giudice. La legge indiana vuole che tutti coloro che sono accusati di un reato vengano giudicati dalla magistratura entro sessanta giorni. Liberato il 9 gennaio 2008 ha scelto di riprendere la propria attività di giornalista".

Maqbool Sahil ha scritto sette libri durante la sua detenzione. E la sua testimonianza "Shabistan-e-wajood" è stata valorizzata appunto da Reporters sans frontiéres. Eccone uno stralcio che il nostro Governo, l'Unione Europea, l'Onu, il futuro premier Matteo Renzi, dovrebbero leggersi attentamente per mettere fine alla prigionia indiana dei nostri due Marò e riportarli in Italia.

"Ero detenuto - scrive Sahil - con criminali comuni di ogni genere, compresi gli assassini. La tortura era prassi regolare e senza pietà. Durante gli interrogatori, i poliziotti utilizzavano degli strumenti di tortura come manganelli in legno contro le gambe. Mi appendevano anche al soffitto, picchiandomi sotto i piedi con delle bacchette e picchiandomi sul resto del corpo".

"L'intensità - prosegue - aumentava quando non ero in grado di fornire loro le informazioni sulla mia presunta appartenenza al circolo incriminato. A causa delle torture non ero più in grado di mettermi in piedi. Alcuni detenuti mi dovevano aiutare a vestirmi e a mangiare... Durante questi 41 mesi di detenzione ho quasi distrutto la mia famiglia. Potevo vedere i miei figli a stento; mia madre l'ho vista solo dopo due anni, presso il centro per le interrogazioni di Humhama. La sua salute peggiorava. Mio fratello lavorava come elettricista a domicilio per far fronte al fabbisogno della mia famiglia di otto persone".

Le sue prigioni, le prigioni tragiche di Sahil, sono la testimonianza che l'India non è un paese che rispetta la libertà. 
[...]
di Massimiliano Lenzi

domenica 16 febbraio 2014

USA - Arkansas blocca esecuzioni a morte con iniezione letale

Il Messaggero
L’America si allontana sempre un poco di più dalla pena di morte e questa volta tocca all’Arkansas fare un passo indietro. Un giudice dello Stato venerdì 14 febbraio ha deciso di bloccare tutte le esecuzioni previste fino a quando la legge sull’esecuzione del metodo di applicazione della pena capitale non venga rivisitata. 


Questa decisione segna un capitolo importante nella controversia sulle iniezioni letali nella quale si trovano coinvolti tutti gli Stati americani che praticano la pena di morte.
Il giudice Wendell Griffen ha infatti deciso di dare ragione ai nove condannati a morte i quali hanno chiesto la sospensione delle condanne in Arkansas. Il giudice infatti ha stimato che la legge del 2013 sulle procedure di esecuzione manca di “linee direttrici” e che “la legge non correggerebbe i vizi di quella precedente” spiega Jeff Rosenzweig, avvocato di uno dei detenuti.

Questa legge infatti si limita ad ordinare alle autorità penitenziarie di utilizzare dei barbiturici per svolgere le esecuzioni ma non precisa quali, e non parla neppure della formazione che il personale deve seguire per svolgere l’iniezione. I condannati lamentano dunque la violazione dell’8° emendamento che protegge da una “punizione crudele ed insolita” secondo Rosenzweig.

Nessuna esecuzione era comunque prevista a breve nello Stato che ha nel suo braccio della morte 298 condannati ma dal 2005 non svolge più esecuzioni.


Secondo il rapporto annuale pubblicato dal Centro d’informazione sulla pena di morte(DPIC), infatti, sono 39 le condanne totali eseguite nel 2013 negli Usa, contro le 43 del 2012. Il calo è dovuto alla decisione di diversi Stati di abbandonare l’esecuzione letale, come Maryland, Connecticut, Illinois, New York, New Jersey e Nuovo-Messico. Nel 2013, il Maryland è diventato il 18esimo Stato a votare per questa abolizione. Altri invece hanno optato per una moratoria.


Diversi Stati americani difronte al ritiro dei prodotti usati per le esecuzioni da parte dei produttori europei hanno deciso di cercare delle alternative per svolgere le iniezioni letali. Di conseguenza sempre più detenuti si rivolgono ai tribunali federali per chiedere la sospensione della condanna per il rischio di provare sofferenza nel corso della esecuzione.
Solo la settimana scorsa il governatore di Washington aveva deciso di attuare una moratoria sulla pena di morte, affermando che “ci sono troppe falle nel sistema”. Mentre ilSenato del Kansas sta valutando la decisione di abolire la pena capitale, come già fatto da altri 18 stati degli Usa.

Espana - Hallan otros dos cadáveres en una playa de Ceuta

El Mundo
La Guardia Civil de Ceuta ha localizado esta mañana los cadáveres de otros dos subsaharianos en aguas jurisdiccionales españolas, con lo que son ya 15 el número oficial de muertos en la avalancha de inmigrantes del pasado día 6.
Según ha informado la Delegación del Gobierno, el primero de ellos ha sido encontrado a las 10.15 horas, a unos 500 metros de la orilla de la playa de La Ribera. El cuerpo corresponde a un hombre de unos 20 a 30 años y carente de documentación.

El segundo ha sido hallado pocas horas después, a las 12.30, en la playa de la Almadraba, a un kilómetro y medio de la frontera.

El cuerpo corresponde a un de un inmigrante subsahariano de entre 20 y 30 años que ha aparecido flotando en el agua y ha sido rescatado por los servicios del instituto armado.

Las primeras hipótesis apuntan a que murió por asfixia por inmersión.

Este nuevo cuerpo eleva a cinco el número de cadáveres localizados en aguas españolas, que se suman a los otros diez hallados en aguas marroquíes.

Todos los cuerpos están relacionados con la avalancha de más de 250 inmigrantes subsaharianos ocurrida el pasado día 6 en la frontera. Los agentes del Servicio Marítimo de la Guardia Civil mantienen su dispositivo de búsqueda en el mar.