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giovedì 7 febbraio 2019

Zimbabwe verso l'abolizione della pena di morte commuta 34 condanne a morte in ergastolo

nessunotocchicaino.it
Il governo dello Zimbabwe ha commutato in ergastolo le sentenze di 34 detenuti nel braccio della morte, mostrando il proprio impegno verso l'abolizione della pena di morte in linea con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani, ha detto un ministro del Gabinetto il 31 gennaio 2019. 


Ci sono 81 prigionieri nel braccio della morte del Paese, mentre il numero totale dei condannati all'ergastolo è ora 127. Il processo di commutazione in ergastolo dei rimanenti detenuti nel braccio della morte è ora in corso.

La moratoria sulle esecuzioni aprirà la strada all'abolizione totale della pena di morte, secondo un documento presentato a nome del ministro della Giustizia, Affari Legali e Parlamentari Ziyambi Ziyambi da un alto funzionario del ministero, Charles Manhiri, presso lo Zimbabwe Staff College.

Il governo sta implementando strategie e politiche volte ad abolire la pena di morte. Il ministro Ziyambi ha detto che il suo Ministero sta aspettando che il governo approvi le sue raccomandazioni sulla pena di morte. "Se il Gabinetto approverà la raccomandazione del Ministero di abolire la pena di morte, la disposizione costituzionale che consente l'imposizione della pena di morte sarà successivamente modificata", ha affermato il ministro Ziyambi.

lunedì 28 gennaio 2019

Zimbabwe allo stremo, niente rinascita dopo Mugabe, sparo sui dimostranti e intimidazioni agli oppositori

Corriere della Sera
È criminale che le forze dell'ordine approfittino delle manifestazioni popolari (e di qualche saccheggio) per sparare sui dimostranti e picchiare di notte a domicilio i membri dell'opposizione. 


In un Paese dove il 75% degli abitanti vive con meno di 5 euro al giorno, il governo ha fatto in modo che i prezzi raddoppiassero in una settimana, a partire dal carburante che tocca i 3 euro al litro. Da un giorno all'altro, via i sussidi: lo Zimbabwe vanta ora il record della benzina più cara del mondo. Altro che gilet gialli: la gente non ha i soldi per il biglietto dell'autobus (3 euro pure quello, come un chilo di riso). È normale che protesti.

Se qualcuno nutriva ancora dubbi, in questi giorni il disincanto è servito a doppia cifra (come l'inflazione): il governo del presidente Emmerson Mnangagwa non è diverso da quello notoriamente autoritario dell'ex sodale Robert Mugabe.

Il Coccodrillo che 10 anni fa organizzava di persona la repressione del Movimento per il Cambiamento democratico, adesso lascia il compito al vice. Mentre il capo era all'estero, l'ex generale Costantino Chiwenga ha scatenato le violenze e bloccato Internet. Il bilancio a Harare è di almeno 12 morti, un centinaio di feriti, 700 arrestati (5 parlamentari). Le forze dell'ordine sostengono che gli assalitori erano impostori travestiti da poliziotti.

Il Coccodrillo ha interrotto il suo viaggio, si è perso la tappa di Davos per rientrare in patria. E usando twitter (dopo aver bloccato per giorni i social) ha tuonato che gli eventuali abusi della polizia saranno perseguiti. Come no. Lo Zimbabwe è allo stremo. La rimozione di Mugabe nel 2017 e le elezioni contestate del 2018 non hanno portato a una rinascita. Per attirare gli investimenti di cui il Paese ha disperato bisogno, il Coccodrillo si era inventato uno slogan: lo Zimbabwe "open for business". Nè affari né aperture, purtroppo: lo Zim resta "chiuso per botte".

Michele Farina

lunedì 22 ottobre 2018

Zimbabwe: dichiarata incostituzionale la norma che vietava le manifestazioni. L'Africa fa un passo avanti sui diritti umani.

Presenza
Il 18 ottobre la Corte Costituzionale dello Zimbabwe ha annullato l’articolo 27 della Legge sulla sicurezza e l’ordine pubblico, che vietava le manifestazioni prive di autorizzazione preventiva da parte della polizia.


La legge, approvata nel 2002, era la fotocopia della legislazione in vigore quando il paese, allora Rhodesia, era una colonia britannica.

Per decenni, l’articolo 27 è stato usato per arrestare e torturare oppositori politici e attivisti per i diritti umani.

lunedì 26 marzo 2018

Zimbabwe: il presidente commuta decine di condanne a morte

AgoraVox
Condannato all’impiccagione per sabotaggio quando il suo paese si chiamava Rhodesia ed era ancora colonia britannica, il nuovo presidente dello Zimbabwe Emerson Mnangagwa ha una posizione chiaramente abolizionista.
Emmerson Mnangagwa
Per questo motivo, nell’ambito di un provvedimento di clemenza che consentirà a 3.000 prigionieri di tornare in libertà, Mnangagwa ha disposto la commutazione all’ergastolo delle condanne a morte inflitte prima del 2008. Il numero non è ancora chiaro, ma di sicuro di tratta di decine di casi.

Prima del provvedimento, nei bracci della morte dello Zimbabwe si trovavano 98 uomini e una donna. L’ultima esecuzione risale al 2005. L’anno dopo il boia è andato in pensione e non è stato sostituito.

Ora la comunità abolizionista chiede al presidente Mnangagwa un passo ulteriore: commutare tutte le altre condanne e cancellare la pena di morte dalle leggi dello Zimbabwe.

sabato 30 dicembre 2017

Thailandia, famiglia di otto rifugiati dello Zimbabwe bloccata da tre mesi in aeroporto

Il Messaggero
Una famiglia di otto persone, proveniente dallo Zimbabwe, vive da tre mesi nell'area partenze dell'aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok per problemi con il visto.


La storia, che ricorda quella interpretata da Tom Hanks nel film «The Terminal» (ispirata a un caso vero), è emersa dopo la pubblicazione di una fotografia su Facebook da parte di un thailandese che lavora all'aeroporto. 

La famiglia - quattro adulti e quattro bambini sotto gli 11 anni - è arrivata a Bangkok lo scorso maggio con un visto turistico, rimanendo per mesi oltre la sua scadenza.

Al momento della partenza per la Spagna lo scorso settembre, l'imbarco è stato loro negato perché non possedevano un regolare visto per l'area Schengen. Il gruppo si rifiuta di tornare in Zimbabwe citando il timore di essere perseguiti dalle autorità, ed è stato rispedito a Bangkok dopo aver tentato di raggiungere l'Ucraina lo scorso ottobre. 

In Thailandia, Paese che non concede lo status legale di rifugiati e richiedenti asilo, la storia ha suscitato la curiosità di molti e molti commenti solidali con la famiglia, che secondo un colonnello dell'immigrazione citato dalla Bbc «è contenta di rimanere qui, e ha altre opzioni».

sabato 4 novembre 2017

Zimbabwe - Mugabe vuole ripristinare la pena di morte, non applicata dal 2005

Ansa
Robert Mugabe, il presidente dello Zimbabwe, si è pronunciato a favore di una ripresa delle esecuzioni capitali nel Paese dell'Africa australe dove la pena di morte è prevista dal codice penale ma non viene più applicata dal 2005. Lo riferisce il sito del quotidiano The Guardian.


"Ripristiniamo la pena di morte", ha detto Mugabe nella capitale, Harare, al funerale di un veterano della lotta per l'indipendenza dello Zimbabwe. Il controverso presidente ha ammesso che il governo è diviso su tale questione ma ha avvertito che "se sentirete che qualcuno è stato giustiziato, sappiate che il pensiero di Mugabe ha prevalso". 

Organizzazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International, si sono spesso appellate allo Zimbabwe affinché abolisca per sempre la pena capitale togliendo dall'incubo in cui vivono 92 detenuti nel braccio della morte. La Costituzione dello Zimbabwe del 2013 esclude la pena capitale per le donne, i minori di 18 anni e gli anziani sopra i 69.

sabato 21 ottobre 2017

Zimbabwe, 50 candidati per un posto di boia, nel paese che vuole abolire la pena di morte

La Repubblica
Dal 2005 il Paese africano non porta a termine un'esecuzione, applicando una moratoria de facto. Ora però la Corte Costituzionale ha bocciato il ricorso di un gruppo di condannati, che contestano l'eccessiva permanenza nel braccio della morte.


È un posto di lavoro pubblico, disponibile da oltre dieci anni, e ragionevolmente sicuro, almeno fino a quando la legge cambierà. Questo devono aver pensato gli oltre cinquanta aspiranti che si sono candidati al ruolo
di boia nello Zimbabwe. Nel Paese africano l’ultima esecuzione è stata portata a termine nel 2005: dopo di che le condanne capitali sono andate avanti, ma il governo di Harare ha applicato una specie di moratoria de facto.

Ora però qualcosa si muove: la Corte costituzionale ha bocciato il ricorso presentato da quattordici detenuti che volevano far commutare la condanna per il prolungamento della loro presenza nel braccio della morte, che a seconda dei casi va da quattro fino a 18 anni. La sentenza della suprema Corte ha costretto il ministero della Giustizia a valutare le candidature, anche se per ora non c’è una data indicata per l’inizio del lavoro. La gente è molto interessata, ha detto al giornale locale Newsday Virginia Mabhiza, sottosegretaria alla Giustizia.

Nel “braccio” dello Zimbabwe sono detenute 92 persone: secondo il ministero potranno essere portate a termine le esecuzioni solo per i condannati maschi fra i 18 e i 69 anni, gli altri sono protetti da una nuova norma. In realtà la moratoria de facto è considerata un passo – sia pure non ammesso pubblicamente – verso l’abolizione della pena capitale, con aperta soddisfazione dei gruppi abrogazionisti.

L’ex ministro della Giustizia, Emmerson Mnangagwa, oggi vicepresidente, aveva più volte dichiarato che sotto il suo controllo il Paese non avrebbe mai applicato la pena di morte. Anche il successore, Happyton Bonyongwe, ex capo dei servizi di intelligence, in passato si è dichiarato favorevole alla scomparsa dei boia. Per una volta, forse, l’assunzione di personale pubblico destinato a non fare niente può essere considerata una buona notizia.


Giampaolo Cadalanu

Articolo correlato: Pena di morte: vice-presidente Zimbabwe al congresso di Sant'Egidio, stiamo studiando come abolirla

venerdì 3 marzo 2017

Zimbabwe: inondazioni, 246 morti, 2000 sfollati in 2 mesi

ANSA
Harare - Pesantissimo bilancio delle inondazioni in Zimbabwe dove, negli ultimi due mesi, sono morte 246 persone e altre 2 mila sono state costrette a sfollare. Lo ha riferito il ministro Saviuor Kasukuwere facendo appello alla comunità internazionale per aiuti da almeno 100 milioni di dollari e parlando di 'disastro nazionale'.


sabato 5 novembre 2016

Zimbabwe - Concessa grazia a 10 condannati a morte. In prospettiva l'abolizione della pena di morte.

Blog Diritti Umani - Human Rights

Zimbabwe - La scorsa settimana sono stati graziati 10 detenuti che erano nel braccio della morte dopo che hanno chiesto la grazia presidenziale, mentre gli 80 che restano non saranno messi a morte se il governo deciderà di abolire completamente la pena di morte per tutti i reati.
Lo ha affermato il Vice Presidente Emmerson Mnangagwa, durante la presentazione dello Zimbabwe della sua relazione nazionale per i diritti umani presso il Centro delle Nazioni Unite a Ginevra. 
Lo Zimbabwe da oltre 10 anni non ha eseguito condannati a morte.


mercoledì 1 giugno 2016

Zimbabwe: carceri sovraffollate e in condizioni disumane, il governo libera duemila detenuti

tpi.it
Alla base di questa decisione c'è la volontà di arginare il sovraffollamento delle carceri che affligge il paese e promuovere migliori condizioni di vita. Il governo dello Zimbabwe presieduto da Robert Mugabe ha concesso la grazia a duemila detenuti. 
Lo ha reso noto giovedì 26 maggio il quotidiano nazionale Herald.

Detenuti in un carcere in Zimbabwe
Ma come ha precisato l'agenzia di stampa Reuters, la decisione è stata presa anche per far fronte alla scarsità di cibo dovuta alla mancanza di finanziamenti da parte del governo. 

Il provvedimento deciso da Mugabe riguarderà almeno duemila detenuti, compresi "tutti i minori indipendentemente dalla gravità dei loro crimini e tutte le detenute donne, fatta eccezione per coloro rinchiusi nel braccio della morte o condannati all'ergastolo".

L'amnistia vale invece per i condannati all'ergastolo prima del 1995, per coloro che dovranno scontare una pena detentiva inferiore ai tre anni, per i malati terminali e per quelli condannati per il furto di bestiame. Non saranno inclusi in questo provvedimento che prevede una cancellazione del reato, i detenuti condannati per omicidio, tradimento, stupro, rapina a mano armata e reati sessuali.

"Le 46 prigioni del paese sono sovraffollate. Sulla carta possono contenere fino a un massimo di 17mila detenuti, quando in realtà ne ospitano 19mila", ha precisato Priscilla Mthembo portavoce del servizio di correzione penitenziaria all'Herald. La continua carenza di cibo ha alimentato dei conflitti all'interno delle carceri, secondo quanto riferito da Reuters. "Nel marzo del 2015 cinque prigionieri sono morti dopo essere stati colpiti dalla polizia durante una protesta scoppiata per la mancanza di cibo, poi degenerata in scontri violenti".

L'ultimo indulto di massa concesso dal presidente Mugabe risale al 2014, sempre per gli stessi motivi: ridimensionare il massiccio sovraffollamento dei penitenziari del paese e fronteggiare la mancanza di cibo. Prima che questo decreto venisse varato, un rapporto del 2013 stilato dall'ambasciata degli Stati Uniti a Harare ha descritto le condizioni di detenzione terribili vissute dai detenuti. 

Tra gennaio e novembre del 2013, oltre 100 prigionieri sono morti in carcere a causa della malnutrizione e per altre cause naturali aggravate dalle cattive condizioni sanitarie, che hanno contribuito alla diffusione di malattie virali come il morbillo e la tubercolosi, e in casi più gravi anche all'Aids. 

Inoltre, i detenuti non hanno avuto accesso all'acqua potabile, molti di loro sono stati costretti a dormire sul pavimento per la mancanza di materassi. Nei mesi invernali, i prigionieri non hanno potuto indossare vestiti caldi. I penitenziari del paese non ricevono dei finanziamenti da parte del governo, e nella maggior parte dei casi sopravvivono grazie alle donazioni di enti benefici, primo fra tutti la Croce rossa internazionale che fornisce coperte, vestiti e cibo.

venerdì 15 gennaio 2016

Zimbabwe: pubblico ministero, esecuzioni capitali sospese a causa della mancanza di boia

Nova
Le autorità dello Zimbabwe non stanno portando avanti le esecuzioni capitali a causa della mancanza di boia. È quanto dichiarato oggi dal pubblico ministero di Harare, Olivia Zvezdi, in risposta a una causa intentata dai condannati a morte che lamentano l'incertezza del loro periodo trascorso nel braccio della morte, definito incostituzionale dai loro avvocati. 

Secondo questi ultimi, come riporta l'emittente britannica "Bbc", il lungo periodo trascorso in attesa di essere giustiziati costituisce un trattamento "degradante e inumano, in quanto provoca uno stato d'animo di angoscia psicologica paragonabile alla tortura".

I detenuti chiedono pertanto che le loro condanne a morte siano commutate in ergastolo. 

L'ultima volta che un prigioniero è stato condannato a morte nello Zimbabwe è stato nel 2005. Attualmente nel paese ci sono 76 detenuti nel braccio della morte, alcuni dei quali da più di 20 anni. In risposta alla causa portata avanti dai condannati, è atteso nelle prossime settimane un pronunciamento della Corte costituzionale.

venerdì 30 ottobre 2015

Zimbabwe: tre ricorsi alla corte costituzionale possono ottenere l'abolizione della pena di morte

MISNA
Tre ricorsi potrebbero portare la corte costituzionale dello Zimbabwe ad abolire la pena di morte nel paese. A presentarli di fronte ai giudici sono stati altrettanti gruppi di detenuti in attesa di esecuzione, tramite l’organizzazione locale per i diritti umani Veritas.

Secondo i rappresentanti legali dei prigionieri, infatti, la pena di morte non è coerente con la costituzione nazionale che afferma il diritto alla vita di tutti i cittadini e li protegge da “punizioni degradanti” per la dignità umana. In passato, anche l’attuale vicepresidente del paese, Emmerson Mnangagwa - sfuggito all’esecuzione durante l’epoca coloniale solo in quanto minorenne al momento del reato - si era pronunciato contro la pena capitale.

Oltre che contro la pena di morte, Veritas ha depositato davanti alla corte costituzionale anche ricorsi contro la possibilità di essere condannati all’ergastolo: in questo caso, a violare la dignità umana dei prigionieri, sostengono gli avvocati, è l’impossibilità di ottenere un rilascio anticipato o qualsiasi misura alternativa al carcere.

[DM]

martedì 17 marzo 2015

Lo Zimbabwe vuole abolire totalmente la pena di morte. Lo dichiara il Ministro della Giustizia Mnangagwa

Blog Diritti Umani - Human Rights
Zimbabwe - Il Vice Presidente e Ministro della Giustizie Emmerson Mnangagwa, vuole abolire "totalmente" la pena di morte dalla Costituzione.

Emmerson Mnangagwa
La nuova Costituzione ha messo fuori legge la pena di morte per le donne e gli uomini che sono sotto l'età di 18 anni e gli over 70.

Mnangagwa ha dichiarato: "I miei colleghi possono dire quello vogliono, ma io penso che per il progresso della società occorre abolire la pena di morte, ma allo stesso tempo dare pesanti sanzioni o condanne a coloro che commettono reati gravi come l'omicidio, rapina e così via."

"Io sono d'accordo che i tribunali possano dare addirittura all'ergastolo. Io non sono contro questo, ma io sostengo che sono solo contro l'esecuzione di un essere umano, perché ho sperimentato questo, perché dovevo essere impiccato. "

Il Vice Presidente Mnangagwa è sopravvissuto alla forca, dato che aveva meno di 21 anni, durante il dominio coloniale nel 1960 accusato di sabotaggio.

"Quando il Presidente mi ha nominato Ministro della Giustizia gli ho detto che non avrei mai firmato delle sentenze di impiccagione."

ES
[Fonte The Herald]

martedì 18 febbraio 2014

Zimbabwe: amnistia per 2.000 detenuti. Associazioni diritti: nelle carceri si muore di fame

Ansa
Le autorità dello Zimbabwe hanno annunciato un'amnistia di cui beneficeranno circa 2.000 detenuti, per lo più donne e bambini, mentre nelle carceri del paese i detenuti muoiono di fame. 

Lo riferiscono le associazioni per i diritti umani. Tutte le donne prigioniere saranno liberate tranne quelle condannate al carcere a vita o alla pena di morte, e la stessa clemenza sarà applicata ai detenuti under 18 "a prescindere dal crimine o delitto" commesso, riferisce la stampa locale. 

L'amnistia vale anche per i malati terminali, i detenuti oltre i 70 anni e i condannati a pene detentive inferiori ai tre anni, che abbiano già completato un quarto della loro pena. Sono esclusi i condannati per omicidio, stupro, rapina, furto di bestiame e detenuti che scontano pene inflitte da un tribunale militare. 

L'anno scorso, un gruppo di avvocati per i diritti umani (Zlhr) aveva denunciato la morte di più di un centinaio di prigionieri, soprattutto a causa della mancanza di cibo.

mercoledì 22 maggio 2013

New Zimbabwe constitution can usher in new culture of human rights

Amnesty International
Zimbabwe’s new constitution presents a golden opportunity for the country to break away from a culture of impunity for human rights violations, Amnesty International said today.

President Robert Mugabe today signed into law a new constitution, following a three-year constitution-making process to replace the Lancaster House constitution adopted at independence in 1980.

The new constitution is a positive development with the potential to increase ordinary people’s enjoyment of their basic rights,” said Noel Kututwa, Amnesty International's Africa deputy director.

Not only is the world watching whether the country has truly turned the corner on this historic day, but millions of people in Zimbabwe hope that this new constitution will usher in a new political order where human rights are respected and protected.” 

The constitution-making process suffered ongoing delays and controversy, but March's referendum on the new constitution passed off relatively peacefully and resulted in an overwhelming ‘yes’ vote. 

Repressive laws that have been used to stifle government critics are expected to be repealed, or at least amended, under the new constitution.

"Zimbabwe’s lawmakers are now expected to realign laws such as the Public Order and Security Act, which have been used in the past to deny people their civil and political rights,” said Noel Kututwa. 

There has been an increase in human rights violations in Zimbabwe since the political crisis that started in 2000 and led to millions fleeing the country to escape political persecution and economic hardship.

In 2008, more than 200 people were killed in state-sponsored violence during the second round of the presidential elections, while thousands were tortured and injured.

The adoption of a new constitution is expected to lead to an election of a new government, following more than four years of a coalition government established under a political deal brokered by the Southern Africa Development Community.

The next election in Zimbabwe presents a real test for the authorities to prove their commitment to the declaration of rights in the new constitution," said Noel Kututwa.

"The real test is whether all political parties and civil society organizations will enjoy their rights to freedom of expression, association and peaceful assembly.”

In recent months, a number of high profile civil society organizations in Zimbabwe have had their offices raided by police, while human rights defenders have been arbitrarily arrested.

“More attacks on human rights defenders will cast doubt on the government’s commitment to uphold the declaration of rights in the new constitution,” said Noel Kututwa.

“The police authorities must speed up human rights education, starting with officers in the Law and Order Section of the Zimbabwe Republic Police who have been at the forefront of restricting fundamental freedoms.”

Amnesty International also called on the government to provide adequate funding to the Zimbabwe Human Rights Commission, as well as urging the next parliament to seriously consider total abolition of the death penalty.

“The death penalty is one of the colonial legacies haunting a free Zimbabwe today,” said Noel Kututwa.

giovedì 21 febbraio 2013

Zimbabwe prisons to review death sentences

Associated Press
Zimbabwe prison officials said Wednesday that they are not in a hurry to engage the services of a newly-appointed hangman to execute the 77 inmates on death row and will review their sentences.
Prison authorities want to give prisoners facing execution a "chance to live," official Huggins Machingauta said. He said all death sentences will be brought before the cabinet of ministers for a review to commute them to life.
"We are in no hurry to hang anyone. It is our wish and hope that they get a reprieve," Machingauta said.
The hangman's post was vacant for about seven years since the previous one retired in 2005. State media reported earlier this month that prison officials said they found a new hangman.
A new proposed draft constitution endorsed by the country's two main political parties exempts women, men under 21 and those over 70 from the death penalty. The charter, which will be put to a referendum on March 16, only allows for the imposition of death penalty for cases of "aggravated murder."
Civic rights groups, however, want the "total abolition" of the death penalty.
Edison Chiota, head of a prisoners' rights group, Zimbabwe Association for Crime Prevention and Rehabilitation of the Offender, said Wednesday his group is against what he called the selective way the law would be applied under the new constitution.
"People are all the same without taking gender and age differences into account," Chiota said.
He said if Zimbabwe decides to continue with the executions it must adopt international best practices of execution such as the lethal injection that do not cause excessive pain.
Chiota said Zimbabwe uses the oldest method of hanging called "the long drop" where the prisoner is made to stand on a trap door. The trap door is opened for the noose to break or dislocate the neck.
"Hangings are outdated," Chiota said.
A prison officer who spoke to The Associated Press on condition of anonymity for fear of losing his job said he is still haunted by several executions he witnessed in his 20 years of service at Harare's Central Prison.
"The method is gruesome and inhumane, I wouldn't recommend anyone to witness it," he said. "One only needs to read the log book in which the executions are entered to have chills run down the spine."
The officer said it was a "harrowing ordeal to have to accompany someone to such a brutal end."