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lunedì 5 maggio 2014

Brunei: sharia e lapidazione per gli adulteri dopo svolta islamica, rivolta contro il sultano

Corriere della Sera
Nelle parole del sultano Hassanal Bolkiah, l'introduzione del codice penale islamico per il felice popolo del Brunei è "un atto di fede e gratitudine nei confronti di Allah, l'onnipotente". Si tratta di infliggere pene come la flagellazione, l'amputazione degli arti ai ladri e la morte per lapidazione agli adulteri e a chi commette atti sessuali contro natura.
La decisione è stata presa dopo una lunga polemica che ha coinvolto le organizzazioni internazionali per i diritti dell'uomo. Ma il sultano, dall'alto dei suoi 20 miliardi di dollari di ricchezza personale costruita sul petrolio e del diritto divino al regno sui 416 mila sudditi del suo minuscolo Stato incuneato nel Borneo, il primo maggio ha emanato il decreto.

Come riportato dalle cronache mondane, il sultano vive in un palazzo di 1.788 stanze, si fa proteggere da una guarnigione di mille soldati britannici ereditati dall'epoca coloniale ed è noto per la stravaganza: quando festeggiò i 50 anni, ingaggiò Michael Jackson per una serata costata 17 milioni di dollari. Come regalo di nozze alla terza moglie, una star televisiva che ha meno della metà dei suoi anni, pensò a un corano d'oro da quattro milioni.
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Forse si prepara all'aldilà. Il sultano, secondo i sondaggi, gode dell'appoggio di quel 70 per cento della popolazione del Brunei che è formato da musulmani di rito sunnita. Il resto è composto da un 15 per cento di cinesi e da una minoranza cattolica e anglicana. La legge coranica si applicherà anche a loro e i vescovi locali già temono di dover sospendere i battesimi per non incorrere nei rigori del codice.

Bolkiah sostiene che il codice penale islamico difenderà il regno dall'esterno, dalla globalizzazione che porta influssi decadenti, tentazioni che vengono diffuse via Internet: "Queste leggi sono un aiuto di Dio". Il codice legato alla Sharia sarà introdotto in tre fasi. Nella prima subiranno ammende e pene detentive coloro che saranno trovati colpevoli di condotta indecente, metteranno al mondo figli al di fuori del matrimonio o non frequenteranno la moschea il venerdì.

Nella seconda fase, a fine anno, i condannati per furti e rapine saranno frustati pubblicamente o avranno le mani tagliate. L'anno prossimo la fase finale: lapidazione a morte per adulterio e sodomia. La protesta della Commissione diritti Umani delle Nazioni Unite non ha fermato il sultano. Lo ha lasciato indifferente anche la minaccia di Londra di rivedere l'accordo che fornisce al Brunei (a pagamento) il battaglione di soldati di Sua Maestà britannica. Si sta mobilitando anche un fronte di personalità del jet set internazionale, guidato dall'attore inglese Stephen Fry e dalla star americana Ellen DeGeneres.

"Dobbiamo mandare al sultano un chiaro messaggio: cominciamo boicottando la sua catena di alberghi a cinque stelle Dorchester Collection", ha scritto su Twitter Fry, che si rivolge ai suoi 6,7 milioni di followers. Si è unito il designer di scarpe americano Brian Atwood, che ha incitato l'industria della moda a disertare gli alberghi Dorchester di Londra, Parigi e Milano durante le settimane delle sfilate. La catena comprende tra gli altri il Bel-Air di Los Angeles, il Dorchester di Londra, l'Athenée a Parigi, il Principe di Savoia a Milano. I dipendenti degli alberghi hanno diffuso un comunicato: "Noi con le questioni religiose e politiche non c'entriamo".

di Guido Santevecchi

domenica 4 maggio 2014

Carcere, detenuto suicida a Poggioreale - Era dentro da due settimane

Il Velino

Ancora un suicidio nelle carceri italiane. Antonio Spizuoco, di 51 anni, si è impiccato ieri nel Padiglione "Milano" del carcere di Poggioreale a Napoli. 

A darne notizia è l'Osservatorio sulle morti in carcere. L'uomo faceva l'autotrasportatore e il 19 aprile scorso è stato fermato alla guida di un tir con a bordo un ingente quantitativo di droga (78 kg di cocaina). Aveva accanto a sé il giornale che riportava la notizia del suo arresto. 

Da inizio anno salgono a 50 i "morti di carcere", 47 tra i detenuti (di cui 14 suicidi), mentre tra gli agenti di Polizia Penitenziaria si sono registrati 3 suicidi (l'ultimo in ordine di tempo il 29 aprile a Padova). 

A Poggioreale il precedente suicidio è del 19 febbraio scorso, quando il 33enne Angelo Amuso si è tolto la vita asifissiandosi con il gas; negli ultimi 10 anni vi sono morti ben 38 detenuti, di cui 16 per suicidio e 6 per "cause da accertare".

Immigrati, CIR: Senza Mare Nostrum stesse partenze ma più morti in mare

Stranieri in Italia
Il Consiglio Italiano per i Rifugiati analizza i dati sugli arrivi via mare. “Aumento dovuto alla crisi in Siria e al caos della Libia”


2 maggio 2014 – “Comparando i dati sugli sbarchi di migranti e rifugiati dal 2011 all’Aprile 2014, si può affermare che, a causa del prolungarsi della crisi in Siria e dell’instabilità in Libia, le persone sarebbero partite dalla Libia e dall’Egitto anche senza ‘Mare Nostrum’, ma molti di loro non sarebbero mai arrivati vivi senza questa Operazione”.
È l’analisi del Consiglio Italiano per i Rifugiati, sulla base dei dati sugli arrivi via mare negli ultimi anni.

Il forte aumento degli arrivi via mare, sottolinea il Cir, è iniziato nel luglio 2013. Nei 4 mesi luglio a ottobre 2013 – prima dell’operazione “Mare nostrum” - sono arrivati 26.085 persone, più che nei primi 4 mesi del 2014.

Durante i primi 2 mesi dell’Operazione (novembre e dicembre 2013) la media mensile degli arrivi (3.920) è stata inferiore alla media mensile dei mesi luglio a ottobre 2013 (5.654 persone). La media mensile degli arrivi durante il periodo marzo ad agosto 2011 (totale 54.000 persone) con 10.800 risulta molto superiore alla media mensile degli arrivi da novembre 2013 ad aprile 2014, ovvero dall’inizio di “Mare Nostrum”.

Secondo il CIR, l’aumento degli arrivi via mare dal luglio 2013 ha due principali motivi: “La crisi prolungata in Siria che vede lo spostamento di una, comunque piccola, parte dei rifugiati siriani dai Paesi confinanti con la Siria verso Nord Africa, Egitto e Libia in particolare. La situazione di instabilità e insicurezza, assieme con l’assenza di anche minima protezione dei rifugiati e migranti in Libia, facilita, da una parte, e causa, dall’altra, il tentativo di imbarcarsi verso l’Italia”.

Dai dati risulta che rifugiati siriani sono arrivati in Italia con un numero significativo solo dal luglio 2013 in poi ma rappresentano la maggioranza delle persone arrivate in quest’ultimo periodo di 9 mesi. Il fallimento della conferenza di Ginevra sulla Siria e quindi il mancato prospetto di un pronto ritorno nel loro Paese sta spingendo molti rifugiati siriani di cercare un rifugio più durevole in Europa.

“Si può affermare – conclude quindi il Consiglio Italiano per i Rifugiati - che le persone sarebbero partite dalla Libia e dall’Egitto anche senza l’Operazione Mare Nostrum – ma molti di loro non sarebbero mai arrivati vivi senza questa operazione.”

sabato 3 maggio 2014

Obama, sulla pena di morte: molti problemi nella sua applicazione.


ANSA
New York - La pena di morte per i crimini più orrendi, come l'uccisione di bambini o quelle di massa, ''potrebbe essere appropriata''. Ma la sua applicazione presenta numerosi problemi in questo Paese, come la discriminazione razziale o il fatto che molti condannati vengono poi scoperti innocenti": cosi' il presidente americano Barack Obama, sull'esecuzione in Oklahoma.

C'e' la discriminazione razziale e casi in cui i condannati vengono successivamente dichiarati innocenti. Questo solleva significative domande sull'applicazione della pena di morte. E il caso dell'Oklahoma mette in evidenza i significativi problemi che ci sono. Ne parlero'' con il ministro della Giustizia ''Eric Holder e altri per avere un'analisi delle misure che sono state prese non solo in questo caso ma in quest'area più in generale. Ritengo che come società dobbiamo porci significative e profonde domande sul tema''.

giovedì 1 maggio 2014

USA - Risultato shock emerso da uno studio sulla pena di morte, innocente un condannato su 25

Ansa
Negli Usa un condannato a morte su 25 era forse innocente: è il risultato shock emerso da uno studio pubblicato su 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas) che ha analizzato quasi 7.500 condanne a morte in America in circa 30 anni. Mentre non si placano in molti Stati le polemiche sui farmaci usati per le esecuzioni.

Secondo l'indagine guidata da Samuel Gross, docente all'Università del Michigan, il 4.1% dei condannati alla pena capitale tra il 1973 e il 2004 non dovevano essere messi a morte. Tradotto in numeri, vuol dire che in circa trent'anni negli Stati Uniti sono state condannate alla pena di morte 300 persone che probabilmente erano innocenti.

Lo studio specifica anche che, per vari motivi, non tutti i condannati a morte finiscono effettivamente davanti al boia, ma in ogni caso, secondo quanto scrive il Washington Post, dei 1.320 detenuti giustiziati dal 1977 sicuramente molti erano innocenti.

"Dal 1973 al 2004, l'1.6% dei condannati a morte sono stati scagionati e messi in libertà perché innocenti", ha sottolineato Gross, spiegando però che tra le difficoltà per individuare le persone ingiustamente ritenute colpevoli c'è proprio il fatto che più del 60% dei detenuti condannati alla pena capitale alla fine vengono tolti dal braccio della morte perché la loro condanna viene commutata nel carcere a vita.

Immigration: Amnesty condemns Athens for refugee expulsions

ANSAmed
The NGO calls for the EU to impose sanctions on Greece
Athens - Amnesty International has published a report regarding "the ongoing, persistent and shameful treatment by the Greek authorities of people risking their lives to find refuge in Europe" and has called for the European Union to impose sanctions for direct violations of international human rights obligations. 

According to the report, as To Vima online writes, Greece's treatment of refugees and immigrants on the borders is "deplorable", with the report detailing that violence, intimidation and humiliation tactics have become widespread and routine practices.

The report includes chilling testimonies from refugees and immigrants who attempted to cross over to Greece from neighboring countries, including survivors from the sinking at Farmakonisi. According to the testimonies, refugees are typically stripped of valuables and passports, before being pushed back across the border.

Egitto: condannati al carcere 21 bambini con l'accusa di far parte dei Fratelli musulmani

Nova
Il tribunale correzionale di Ismailia, nel nord dell'Egitto, ha condannato 21 minorenni, tutti di età inferiore ai 14 anni e accusati di far parte del movimento dei Fratelli musulmani, a pene detentive che variano dai tra i 6 mesi e i due anni. 

Lo riferiscono fonti giudiziarie ai media di Stato egiziani. Nove dei bambini, secondo la fonte, sono stati condannati in abstentia. Dopo esser stata estromessa dal potere nel luglio del 2013, la Fratellanza musulmana è stata dichiarata fuori legge dalle autorità del Cairo nello scorso dicembre.