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lunedì 4 marzo 2019

CIR: Con il Decreto Sicurezza "Fino a 15mila rom sono a rischio apolidia" Saranno bloccati, senza documenti, in un limbo per anni"

In Terris
Tra le 3.000 e le 15.000 persone appartenenti alla comunità Rom italiane sono a rischio apolidia. Lo evidenzia il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir). Gli apolidi sono soggetti privi di qualunque cittadinanza. L'ordinamento italiano prevede all'articolo 22 cost. che il cittadino italiano non possa essere privato della cittadinanza per nessuna ragione.

Il report
Il nuovo "country profile" pubblicato oggi sullo Statelessness Index (a cura del Cir e dello European Network on Statelessness, Ens) - evidenzia come "non sia stato fatto abbastanza per proteggere i loro diritti. Inoltre - rileva ancora il report - le organizzazioni della società civile sono preoccupate per tutti coloro che hanno già ottenuto la cittadinanza italiana e che, per effetto del cosiddetto Decreto Sicurezza, rischiano di essere rese apolidi a causa delle controverse misure in esso contenute".
"La nuova legge italiana sulle migrazioni - dice Daniela di Rado, co-autrice dell'analisi - non introduce nulla di positivo per quanto riguarda l'apolidia, ma anzi aumenta il tempo per ottenere la cittadinanza fino a 4 anni. Questa misura avrà un impatto diretto sugli apolidi che rimarranno bloccati in un limbo per anni".

Apolidi: i numeri
Secondo gli ultimi dati dell’associazione Opera Nomadi, risalenti però al 2007, i rom, sinti e caminanti in Italia (altrimenti chiamati, in maniera spesso dispregiativa, col termine di zingari) sono circa 140mila. Per altre associazioni, come la Onlus 21 luglio, potrebbero essere anche 180mila. Riprendendo l'analisi fatta da tg24.sky.it, la loro presenza oscilla tra 0,2 e lo 0,3% dell’intera popolazione che vive nel nostro Paese, 60 milioni di abitanti circa. Di questi, circa la metà ha cittadinanza italiana. L’altro 50% è essenzialmente costituito da bulgari, rumeni e originari dell’ex Jugoslavia. 
Tra gli stranieri, il nucleo che risulta essere più cospicuo è quello dei provenienti dall'ex Jugoslavia all’inizio degli anni Novanta: 30mila in tutto, presenti in Italia da almeno tre generazioni. Giuridicamente, è la loro la condizione più problematica. Sono infatti stranieri ma non appartengono più, di fatto, allo Stato di origine, e risultano al tempo stesso esclusi dalle leggi italiani in materia di cittadinanza. Sono di fatto apolidi, ma la domanda per essere riconosciuti come tali non viene accettata dal ministero dell’Interno se il richiedente non esibisce, oltre a ragionevoli prove della sua condizione, anche il permesso di soggiorno e l’iscrizione anagrafica. 

Secondo le stime dell’Opera Nomadi, del 60% della popolazione che ha meno di 18 anni, il 30% ha un'età tra gli 0 e i 5 anni, il 47% ha dai 6 ai 14 e il 23% tra i 15 e i 18.

venerdì 27 febbraio 2015

CIR - Rifugiati: "Cambiate le regole decise a Dublino ci sono in ballo i diritti e la dignità delle persone"

La Repubblica
Nel 25° anniversario della sua Fondazione il Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) fa il punto sui limiti del sistema che norma le richieste di asilo nell'Unione europea. Il principio europeo del "primo accesso" costringe migranti e rifugiati a rimanere nel stato europeo dove si è arrivati e resta indifferente alla necessità delle persone di ricongiungersi con familiari o di scegliere dove vivere

Roma  - "La Convenzione di Dublino ha messo in atto un sistema inumano che non prende in considerazione i diritti e le necessità delle persone". Bastano queste poche parole di Christopher Hein, direttore del Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) per definire le criticità del protocollo che regola l'accoglienza di rifugiati e richiedeti asilo nell'Unione europea. In occasione del 25° anniversario della sua Fondazione, il Consiglio per i rifugiati attraverso una tavola rotonda ospitata nella sala Aldo Moro di Montecitorio ha deciso di aprire un dibattito circa l'accoglienza, la solidarietà e le regole che detreminano il destino di migliaia di persone in fuga dai loro paesi d'origine.

Cos'è "Dublino". Il Sistema-Dublino è formato dal regolamento "Dublino III" del 2013 e dal regolamento "Eurodac II", sempre del 2013. La norma si basa sul principio che lo stato membro che ha svolto il ruolo più importante nell'ingresso o nel soggiorno dei richiedenti asilo deve farsi carico della responsabilità dell'esame della domanda d'asilo. Una legge che grava soprattutto sugli stati "di cofine", primi fra tutti Italia e Grecia. La Spagna infatti attraverso l'enclavi di Melilla e Ceuta in Marocco gestisce i flussi prima che questi arrivino sul territorio spagnolo. Dal 2008 al 2013 gli stati membri hanno richiesto il trasferimento di circa 11 mila persone in Italia, al contrario solo 239 persone registrate in Italia sono state accolte da altri stati membri.

I limiti. I problemi circa l'attuazione del regolamento sono molti. Primo fra tutti la sua marginalità. Nel 2013 a fronte di 435 mila domande d'asilo è stato richiesto il trasferimento di 16.014 persone. Un incidenza minima che sottolinea come solo al 3,7% dei richiedenti è stato applicato il regolamento. "Ogni volta che penso a Dublino - afferma Laurens Jolles, delegato Unhcr per il sud Europa - mi riesce difficile credere che l'Unione Europea che promuove il principio di libertà anche di movimento ponga tali limiti sui richiedenti asilo". "Rispettando il principio della competenza per ingresso - continua - l'Unione non considera l'aspetto umano, come per esempio la volontà del richiedente asilo di stabilirsi vicino ad altri familiari già presenti in un paese diverso da quello in cui è arrivato".

Una promessa tradita. "Dublino - sottolinea il professor Mario Morcone capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell'Interno - è una promessa tradita anche in riferimento allo spirito originario che voleva l'accordo come meccanismo regolatore e non come arido schema". Ad esser tradito è il principio di solidarietà presente nell'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce il principio di solidarietà tra gli stati membri in materia di controllo delle frontiere, asilo e immigrazione. Un'utopia che si infrange contro i dati relativi alle domande d'asilo, ai trasferimenti, alla gestione delle frontiere comuni o nel salvataggio in mare. "L'accordo di Dublino - continua Morcone - è una solidarietà mancata. E l'Italia è la prima coinvolta".

Ripensare Dublino. Davanti a al moltiplicarsi delle crisi e dei conflitti alle porte dell'Europa è necessario fermarsi e riflettere sull'efficacia del sistema dell'Unione nell'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo. Un'urgenza giustificata dai dati. Circa 278.000 migranti irregolari sono arrivati in Europa nel 2014, il 160% in più rispetto all'anno precedente e quasi il doppio rispetto al 2011, l'anno delle primavere arabe. 

"L'Italia - sottolinea Roberto Zaccaria, presidente del Cir - insieme con gli altri Stati del Sud Europa è sicuramente tra i Paesi maggiormente interessati a promuovere a livello europeo un profondo ripensamento che esca dalla logica perversa per cui il paese che salva una vita in mare, sarà poi il paese che dovrà dare accoglienza a quella persona". 

"C'è ormai - conclude Hein - la consapevolezza che bisogna trovare approcci che partano dal principio di solidarietà con chi è costretto alla fuga. Siamo parte di un'Europa che fa circolare liberamente le merci senza pagare dazi, ma che continua a legare a un paese le persone che hanno bisogno di protezione, senza prendere in minima considerazione la loro volontà e i loro legami. Vogliamo che finalmente sia riconosciuto da tutti gli Stati europei il valore della protezione internazionale rilasciata da ogni Paese membro. Un rifugiato riconosciuto dall'Italia deve essere un rifugiato anche per la Germania: deve avere diritto come ogni cittadino europeo di muoversi liberamente".

di Chiara Nardinocchi

domenica 4 maggio 2014

Immigrati, CIR: Senza Mare Nostrum stesse partenze ma più morti in mare

Stranieri in Italia
Il Consiglio Italiano per i Rifugiati analizza i dati sugli arrivi via mare. “Aumento dovuto alla crisi in Siria e al caos della Libia”


2 maggio 2014 – “Comparando i dati sugli sbarchi di migranti e rifugiati dal 2011 all’Aprile 2014, si può affermare che, a causa del prolungarsi della crisi in Siria e dell’instabilità in Libia, le persone sarebbero partite dalla Libia e dall’Egitto anche senza ‘Mare Nostrum’, ma molti di loro non sarebbero mai arrivati vivi senza questa Operazione”.
È l’analisi del Consiglio Italiano per i Rifugiati, sulla base dei dati sugli arrivi via mare negli ultimi anni.

Il forte aumento degli arrivi via mare, sottolinea il Cir, è iniziato nel luglio 2013. Nei 4 mesi luglio a ottobre 2013 – prima dell’operazione “Mare nostrum” - sono arrivati 26.085 persone, più che nei primi 4 mesi del 2014.

Durante i primi 2 mesi dell’Operazione (novembre e dicembre 2013) la media mensile degli arrivi (3.920) è stata inferiore alla media mensile dei mesi luglio a ottobre 2013 (5.654 persone). La media mensile degli arrivi durante il periodo marzo ad agosto 2011 (totale 54.000 persone) con 10.800 risulta molto superiore alla media mensile degli arrivi da novembre 2013 ad aprile 2014, ovvero dall’inizio di “Mare Nostrum”.

Secondo il CIR, l’aumento degli arrivi via mare dal luglio 2013 ha due principali motivi: “La crisi prolungata in Siria che vede lo spostamento di una, comunque piccola, parte dei rifugiati siriani dai Paesi confinanti con la Siria verso Nord Africa, Egitto e Libia in particolare. La situazione di instabilità e insicurezza, assieme con l’assenza di anche minima protezione dei rifugiati e migranti in Libia, facilita, da una parte, e causa, dall’altra, il tentativo di imbarcarsi verso l’Italia”.

Dai dati risulta che rifugiati siriani sono arrivati in Italia con un numero significativo solo dal luglio 2013 in poi ma rappresentano la maggioranza delle persone arrivate in quest’ultimo periodo di 9 mesi. Il fallimento della conferenza di Ginevra sulla Siria e quindi il mancato prospetto di un pronto ritorno nel loro Paese sta spingendo molti rifugiati siriani di cercare un rifugio più durevole in Europa.

“Si può affermare – conclude quindi il Consiglio Italiano per i Rifugiati - che le persone sarebbero partite dalla Libia e dall’Egitto anche senza l’Operazione Mare Nostrum – ma molti di loro non sarebbero mai arrivati vivi senza questa operazione.”

giovedì 19 dicembre 2013

Immigrati: Cir, degradanti condizioni profughi, fermare business accoglienza

Ragusa News
Roma,  "C'è un business dell'immigrazione inaccettabile, con commesse da milioni di euro, dove i diritti delle persone scompaiono". Lo dice il presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, Christopher Hein, che così esprime il suo sdegno per il trattamento degradante riservato ai migranti del centro di Lampedusa.


"La ragione per cui questo avviene sottolinea Hein è che in Italia molti servizi per l'immigrazione vengono affidati sulla base di un solo principio: quello dell'offerta economica più vantaggiosa. 

Offerte fatte da cooperative e soggetti che spesso non perseguono altro che scopi lucrativi e a cui i diritti dei migranti non interessano". "Visto che lo Stato di regola arriva a pagare gli enti gestori anche con 12 mesi di ritardo, sono spesso società profit che riescono ad anticipare i fondi necessari per la gestione" spiega il presidente del Cir, chiarendo che "gli affari sulla pelle delle persone riguardano anche i Centri di Identificazione ed Espulsione e devono essere subito fermati". 

"C'è il rischio che ora la responsabilità di quanto avvenuto sia attribuita esclusivamente all'Ente gestore aggiunge Hein quando in realtà si deve inserire in un sistema di cui è responsabile lo Stato, in primis il Ministero dell'Interno e la Prefettura. Condividiamo l'esternazione della Commissaria Malmstroem sulla possibilità di fermare gli aiuti economici all'Italia se non saremo in grado di garantire un'accoglienza dignitosa in linea con gli standard europei" continua Hein. 

Per dare subito risposte operative, il Cir chiede quindi che "il centro di Lampedusa ritorni alla sua funzione di Centro di Primo Soccorso e Assistenza". "L'accoglienza, dopo un primissimo periodo, deve essere data in centri piccoli dislocati su tutto il territorio: i centri governativi devono essere solamente di transito e progressivamente svuotati. In questo modo non solo si favorisce l'integrazione dei rifugiati, ma si possono anche porre limiti al grande business dell'immigrazione " ammonisce Hein. "Nella Giornata mondiale per i Diritti dei Migranti e Profughi, che si celebra oggi conclude dobbiamo ricordare che i diritti devono essere al centro del nostro modo di guardare alle migrazioni, di gestirle e di dare risposte adeguate".

mercoledì 7 agosto 2013

Immigrazione: Consiglio rifugiati, Malta deve dar loro assistenza

ASCA
Roma, ''E' molto grave quello che sta accadendo: Malta, ancora una volta, non concede la possibilita' di sbarcare a persone che sono in stato di necessita'. Questa storia ne ricorda, purtroppo, molte altre verificatesi nel passato. La normativa internazionale non lascia adito a dubbi: chiunque sia soccorso in alto mare deve essere portato verso il primo porto sicuro e li' essere assistito''

Lo ha dichiarato Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), commentando la vicenda dei 102 migranti ancora al largo delle coste maltesi ai quali e' stato impedito lo sbarco. 

''E' evidente che in questo caso la responsabilita' ricade su Malta, come primo porto di attracco. Poi delle considerazioni differenti debbono essere fatte a livello europeo circa una necessaria redistribuzione della responsabilita' tra i diversi paesi membri. Malta non puo' essere lasciata da sola, come d'altronde prevede il trattato di Lisbona, ma deve essere supportata dall'Europa''. 

Secondo il direttore del CIR, ''i migranti non possono infatti in nessun modo essere rimandati in Libia, questo violerebbe gli obblighi internazionali e i diritti di queste persone'', anche perche' ''in Libia non ci sono assicurazioni di nessun tipo rispetto alla salvaguardia dei diritti di queste persone''. red-uda/