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venerdì 6 marzo 2020

USA - Alabama - Pena di morte - Messo a morte Nathaniel Woods, 43 anni. I molti dubbi sulla sua colpevolezza non fermano la sua uccisione

SkyTg24
Nathaniel Woods era stato giudicato colpevole dell’omicidio di tre agenti. La governatrice Kay Yvey si è rifiutata di fermare l’esecuzione e la Corte Suprema ha negato la sospensione.
Nathaniel Woods è stato giustiziato in Alabama con una iniezione letale. Nonostante un’ampia mobilitazione a suo favore, l’uomo, ritenuto da tanti innocente, è morto stanotte nel carcere di Atmore.
Il triplice omicidio nel 2004
Nathaniel Woods, 43 anni, era stato condannato alla pena capitale per l’uccisione di tre poliziotti a Birmingham, nel 2004. Per gli inquirenti Woods e il suo compagno di stanza, Kerry Spencer, stavano vendendo crack e cocaina quando assassinarono i tre agenti di polizia. 

Anche se Spencer ha ammesso di essere stato il vero sicario, i pubblici ministeri hanno sostenuto anche la responsabilità di Woods come "cospiratore". Diversi i dubbi sulla colpevolezza dell'uomo durante il processo. Tanto che il verdetto non fu unanime. Ma l’Alabama è l’unico stato negli Usa che consente a un giudice di condannare a morte un imputato senza una decisione unanime della giuria.
La mobilitazione civile
Poche ore prima della morte di Woods, i suoi avvocati hanno presentato una petizione per bloccare l’esecuzione ma la governatrice Kay Yvey si è rifiutata di fermarla e la Corte Suprema ne ha negato la sospensione. 

Anche Martin Luther King III e Kim Kardashian si erano uniti alla mobilitazione civile per impedire la controversa condanna a morte di un condannato "forse innocente". Woods è la 67esima persona ad essere condannata a morte dallo stato dell'Alabama da quando la pena capitale è stata ripristinata nel 1976.

martedì 11 dicembre 2018

Italia - Errori giudiziari: 26.000 innocenti in carcere dagli anni '90

civonline.it
Dagli anni 90 ad oggi le ingiuste detenzioni sono tante quante lo stadio olimpico di Torino pieno. Il dato allarmante è emerso nel corso dell'importante convegno organizzato dalla Camera penale di Civitavecchia Urge un confronto più serrato tra magistratura e avvocatura. Preoccupa l'eventuale abolizione della prescrizione che rischia di peggiorare la situazione.


Ventisettemila errori giudiziari dagli anni novanta ad oggi.
Tanti quanti lo stadio Olimpico di Torino pieno. Errori che hanno portato ad ingiuste detenzioni e sui quali la Magistratura e l'Avvocatura hanno il dovere di riflettere insieme avviando una più forte comunicazione. Un confronto più frequente, perché diritto e giustizia devono andare in un'unica direzione che ha come unico obiettivo la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti.

È quanto emerso nel corso dell'importante convegno organizzato dalla Camera penale di Civitavecchia presieduta dall'avvocato Andrea Miroli (moderatore del convegno) in collaborazione con la scuola di alta formazione, Corso per i difensori d'ufficio, coordinata dagli avvocati Paolo Pirani e Remigio Sicilia, rispettivamente della Camera penale di Civitavecchia e Viterbo.

L'appuntamento, svoltosi presso un'affollatissima sala meeting dell'Hotel San Giorgio di Civitavecchia, ha raccolto l'interesse sia di avvocati sia di non addetti ai lavori, gettando le basi per una nuova metodologia volta a superare i dati allarmanti sul tema dell'errore giudiziario.
[...]
I numeri allarmanti sono stati il fulcro dell'intervento dei due giornalisti, Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, di errorigiudiziari.com, primo archivio on line di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, dal quale è stato creato anche il programma Rai "Sono innocente".
[...]
La conclusione del procuratore ha dato un segnale forte nel dire che sicuramente il dialogo e il confronto sono l'unico modo per poter superare l'errore, fermo restando che là dove il confronto non dovesse esserci è chiaro che necessariamente bisogna fare un'operazione di assoluta coscienza e di difesa di questi diritti.
Luca Grossi

mercoledì 12 settembre 2018

Ingiusta detenzione. Accertati 158 innocenti in carcere nel 2107. 8 milioni di risarcimenti

Corriere della Sera
Malagiustizia, quanto costi allo Stato? Gli indennizzi pagati per ingiusta detenzione hanno raggiunto cifre record. La media nazionale è di oltre mille indennizzi annui, per una spesa superiore ai 29 milioni di euro. Cifre record a Catanzaro, che nell'ultimo anno ha registrato 158 casi costati 8 milioni e 600mila euro.



Tra le prime dieci, Reggio Calabria con un milione 39mila euro. I dati sono stati forniti a metà agosto dalla commissione Giustizia, dove il sottosegretario Vittorio Ferraresi ha risposto a un'interpellanza del deputato di Forza Italia Enrico Costa. A mettere i soldi è il ministero del Tesoro, che ha una procedura di pagamento specifica prevista per questi casi.

"Il fenomeno - ha detto il rappresentante del governo - è costantemente monitorato dal ministero". Un'attività che avviene "attraverso le periodiche ispezioni ordinarie nel corso delle quali si sottopone a un approfondito scrutinio tutta l'attività svolta dai magistrati".
Paola D'Amico

lunedì 5 febbraio 2018

Italia - Aumentano le ingiuste detenzioni. Nel 2017 oltre mille casi di innocenti finiti in carcere

Italia Oggi
Più casi di ingiusta detenzione da un anno all'altro. Persone in carcere da innocenti che per tutta la vita pagheranno il peso della condanna giudiziaria e sociale in cui sono incorse per uno scambio di persona, una mala interpretazione di un'intercettazione o ingannevoli testimonianze oculari. Il 2017 si chiude con 1.013 casi di innocenti finiti in carcere contro i 989 registrati l'anno precedente.

In aumento anche l'ammontare complessivo dei relativi risarcimenti pari a oltre 34 milioni di euro. È quanto riporta il sito errorigiudiziari.com, nato in seguito al caso Tortora, nel 1994, dall'idea di due giornalisti, Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, classe 1966. Si tratta dell'unico archivio online in Italia e in Europa che finora ha censito con un costante lavoro di ricerca e catalogazione 714 casi tra ingiusta detenzione ed errori giudiziari, all'attivo un libro, un docu-film e una collaborazione Rai a tema.

Nella maschera del sito è possibile ottenere i risultati selezionando il nome dell'innocente, il luogo, il reato e il nome dell'avvocato. Ora, elaborando gli ultimi dati del Ministero dell'economia, la ricerca ha identificato Catanzaro come la città con il maggior numero di casi indennizzati, ben 158. Subito alle sue spalle c'è Roma con 137 e a seguire Napoli con 113 che per il sesto anno consecutivo si conferma nei primi tre posti. Segue Bari con 94, Catania con 60, Palermo con 43, Milano con 40, Salerno con 38, Messina con 36 e Lecce con 28 casi.

Nella top 10 dei centri dov'è più frequente il fenomeno dell'ingiusta detenzione prevalgono le città del Sud: sono infatti otto su dieci, con le sole Roma e Milano a invertire la tendenza. Più innocenti finiti senza colpa in custodia cautelare, più soldi spesi dallo Stato in risarcimenti per ingiusta detenzione. E se Alessandro Galante Garrone, storico e magistrato, scriveva nel 1961 su La Stampa, in uno scritto a tema: "Gli errori giudiziari del passato devono indurre il giudice all'umiltà", oggi si deve considerare come le sue parole siano state purtroppo sconfessate dalla realtà.

In 25 anni di storia di ingiusta detenzione, il sito che ha tracciato dal 1992 a oggi, 26412 persone in ingiusta detenzione, cioè una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, prima di essere riconosciute innocenti con sentenza definitiva. Per risarcirli, lo Stato ha versato complessivamente poco meno di 656 milioni di euro. Se poi si includono anche gli errori giudiziari in senso tecnico, persone condannate con sentenza definitiva ma poi assolte in seguito a un processo di revisione perché si scopre il vero autore del reato o un altro elemento fondamentale per scagionarli, il numero delle vittime sale a 26.550, per una somma totale di 768.361.091 euro in risarcimenti versati dal 1992 a oggi.

Parliamo dunque di una media annuale di oltre mille casi, per una spesa superiore ai 29 milioni di euro l'anno. Catanzaro e Roma sono le città in cui lo Stato ha speso di più in risarcimenti liquidati alle vittime di ingiusta detenzione: nel capoluogo calabrese lo scorso anno si è fatta registrare la cifra monstre di circa 8 milioni e 900 mila euro, ben più del doppio di quanto si è speso per i casi della capitale (poco più di 3 milioni e 900 mila euro).

Al terzo posto Bari, con indennizzi versati per oltre 3 milioni e 500 mila euro, scavalca Napoli, quarta in classifica con più di 2 milioni e 870 mila euro. Seguono nell'ordine Catania con oltre 1 milione e 900 mila euro, Palermo, Salerno, Messina, tutte con cifre pari a 1 milione e 500 mila euro assieme a Reggio Calabria e Milano che si attestano sul milione di euro.

di Marzia Paolucci

giovedì 7 dicembre 2017

Italia - Innocenti in cella, risarcimenti per 21 milioni di euro in soli cinque mesi a 475 cittadini

Il Mattino
Ventuno milioni di euro in soli cinque mesi. È questa la cifra che racconta i guasti del sistema giudiziario. Da gennaio a fine maggio 2017 lo Stato italiano è stato condannato a pagare secondo i dati del ministero dell'Economia 21 milioni di danni a 475 cittadini che hanno subito un'ingiusta detenzione.


Uomini comuni, professionisti, malcapitati di ogni estrazione sociale, che si sono trovati chiusi in cella da un momento all'altro prima dello svolgimento di un regolare processo, o che hanno passato mesi o addirittura anni in carcere in seguito a una condanna definitiva, per poi essere scarcerati perché innocenti con tante scuse e pochi spiccioli di indennizzo per l'errore giudiziario.

Il primato delle ingiustizie, com'è ormai tradizione consolidata, appartiene al Sud. E in particolare alla Calabria, dove sono stati versati 4 milioni e mezzo di euro per un errore giudiziario e 74 ingiuste detenzioni nella corte d'Appello di Catanzaro. Ma la Campania segue a ruota: Napoli, con 63 risarcimenti registrati fino al 31 maggio di quest'anno e risarcimenti per 1,9 milioni di euro complessivi, è la seconda città italiana per casi di ingiusta detenzione.

La città si avvia a celebrare quindi un'altra annata nera, in perfetta sintonia con un 2016 da incubo che ha visto la Corte di Appello di Napoli liquidare 350 indennizzi per ingiusta detenzione ad altrettanti cittadini arrestati ingiustamente, per un totale di 4 milioni e duecentomila euro di risarcimenti.

Nella bolgia dell'ingiustizia napoletana, fatta di tempi biblici, di abusi della custodia cautelare, di carceri campane sovraffollate dove 7.219 detenuti devono sgomitare in spazi previsti per 6.120 persone, le storie di malagiustizia sono varie e drammatiche.

[...]

di Francesco Lo Dico

lunedì 17 aprile 2017

Giustizia/Italia - Dal 1992 ad oggi 25.000 persone in carcere innocenti

linkiesta.it
I giudici in Italia sbagliano molto. E per chi è sottoposto a giudizio, e sanzionato con il carcere, molto spesso è impossibile far valere i propri diritti. Ecco perché siamo la maglia nera della giustizia. 


Pubblichiamo un estratto dell'intervento tenuto dall'avvocato Francesco Petrelli, segretario dell'Unione Camere Penali Italiane, in occasione del dibattito con Alberto Matano e Francesco Specchia sugli errori giudiziari alla seconda edizione di LexFest, festival nazionale dedicato alla giustizia e agli operatori del diritto e dell'informazione (www.lexfest.it).

Dal 1992 ad oggi l'Italia ha pagato oltre 630 milioni di euro di riparazioni per ingiuste detenzioni. Solo nel 2016, secondo i dati ufficiali del Ministero, sono stati pagati 42 milioni di euro. Sono 25.000 i cittadini ingiustamente privati della libertà personale in questo periodo di tempo. 

È come se un'intera città avesse subito una ingiusta detenzione. Considerato che solo 1 domanda su 7 viene accolta e che in molti casi (per varie ragioni) le domande per l'equa riparazione neppure vengono avanzate, il fenomeno assume proporzioni davvero sconcertanti

Sebbene la legge sulla custodia cautelare sia stata più volte riformata e abbia subito, meno di due anni fa, un'ulteriore modifica volta a ridurre ulteriormente l'utilizzo della custodia in carcere, il numero dei detenuti in attesa di giudizio è ancora cresciuto. Ed è questa con tutta evidenza una condizione che inevitabilmente innalza i rischi dell'ingiustizia.
Alberto Matano con la trasmissione televisiva "Sono innocente" ha dato una voce e un volto a quelle migliaia di vittime silenziose dell'ingiustizia, e ha con questo compiuto un gesto "politico" di verità, mostrando al pubblico che il processo penale può essere una macchina micidiale che può stritolare un innocente e per questa ragione deve sempre essere usato can cautela, dai media e dalla magistratura, e deve sempre rispettare la libertà e la dignità della persona. Questa operazione di verità ci deve consentire, tuttavia, anche di svelare quei meccanismi che in profondo producono l'errore, nonché di mostrare la tipica fallacia di alcuni percorsi investigativi e la mancanza di un sano e reale controllo da parte del giudice sull'operato dei pubblici ministeri. Svelare l'eziogenesi degli errori giudiziari ci aiuta a impedire che essi si ripetano ancora.

Ci si dimentica, infatti, che l'errore giudiziario è quasi sempre il frutto di una erronea prassi giudiziaria e investigativa, e di un troppo superficiale approccio alla valutazione della prova. 

È vero che non tutti i casi di errore corrispondono a una responsabilità del magistrato, ovvero a una sua colpa inescusabile, è tuttavia vero che un procedimento viziato nel metodo spesso produce un risultato scorretto. Ciò che spesso accade è che il pubblico ministero non verifichi con sufficiente accuratezza il metodo investigativo adottato dalla polizia giudiziaria, e che a sua volta il giudice della misura cautelare operi un eccessivo affidamento sui risultati probatori offerti dal pubblico ministero.
Accade così che giudice e pubblico ministero, anziché rivestire i ruoli che gli spetterebbero del controllore e del controllato, si trovano spesso affiancati in una medesimo ruolo di "scopritori della verità", facendo venire meno ogni possibile rimedio all'eventuale errore investigativo, e sottovalutando spesso gli effetti devastanti delle loro scelte. 

Quello che vale per la ricerca scientifica dovrebbe valere anche per le indagini e per i processi. Le ipotesi investigative, così come le ipotesi scientifiche, dovrebbero essere controllate, non cercando esclusivamente gli elementi che le confermano, ma soprattutto confrontando quelle ipotesi con tutti gli elementi capaci di contraddirle e di confutarle.
A ben vedere si tratta di un metodo che offre maggiori garanzie per l'indagato e limita grandemente i margini di errore, ma che mal si concilia con quella cultura mediatico-giudiziaria che attraversa vincente la nostra società e che pretende soluzioni rapide dei casi giudiziari, che pretende un colpevole a tutti i costi da offrire all'appetito onnivoro dei media e da somministrare ad una opinione pubblica impaziente. La cosiddetta "fallacia del tiratore scelto", esemplificata dall'immagine del tiratore che prima tira il colpo e poi ci disegna intorno il bersaglio, laddove sia anche accompagnata dal clamore di un pubblico plaudente, è la strada maestra che conduce all'errore giudiziario.

mercoledì 17 agosto 2016

L'esercito degli innocenti in manette. 2015: 13.000 alle misure cautelari e 200 assolti dopo il carcere

Il Tempo
Ecco i dati choc sulla carcerazione preventiva nella "Relazione sulle misure cautelari personali". C'è un esercito di detenuti rinchiusi e poi assolti. Quasi 13mila persone colpite da misure cautelari nel 2015, oltre 6mila finite in carcere preventivo, poco meno di 200 quelle sbattute dietro le sbarre e poi assolte, più di 2mila condannate ma non definitivamente.


Nel corso del 2015 sono state emesse 12.959 misure cautelari personali. La custodia cautelare in carcere, prevista dall'articolo 285 del ccp, è stata disposta in 6.016 casi, il 46% del totale, mentre gli arresti domiciliari hanno toccato il 29% dei casi, pari a 3.704. Seguono: l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (1.430 casi, 11%), divieto e obbligo di dimora (1.288 casi), allontanamento dalla casa familiare (497 casi), e, infine, custodia cautelare in luogo di cura (24 casi).
Premesso, in sostanza, che è difficile trarre conclusioni generali visto che per il 2015 ci sono pochi casi di persone sottoposte a misura cautelare e già giudicate quantomeno in primo grado, lo studio rivela, però, che dei procedimenti "cautelati" iscritti nell'anno 2015, "42 risultano definiti con sentenza assolutoria definitiva, mentre 156 risultano definiti con sentenza assolutoria non definitiva". Nello specifico, le "assoluzioni definitive impattano 14 procedimenti con misura carceraria e 15 con misura detentiva domiciliare", mentre "quelle non definitive 69 procedimenti con misura carceraria e 52 con misura degli arresti domiciliari". Fuori dal gergo giudiziario, si tratta di 198 persone sottoposte a misure cautelari, processate e assolte. Definitivamente o meno.

venerdì 2 ottobre 2015

Italia Giustizia: innocenti finiti in carcere, negli ultimi 15 anni risarcite oltre 23mila persone

lindro.it
Anas Z., 25 anni, marocchino. Di lui si sa poco altro. Detenuto nel carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, si impicca alle sbarre della sua cella. Perché l'ha fatto? Il reato commesso non era grave: resistenza a pubblico ufficiale; e anche la pena: un anno, patteggiato. Ad aprile sarebbe uscito. Ma magari anche prima, se solo la magistratura di sorveglianza avesse celebrato l'udienza per la concessione delle misure alternative.
Il Segretario Generale del Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria (Sappe) Donato Capece, e il segretario provinciale di Pesaro Claudio Tommasino, dicono che Anas Z. in passato aveva avuto problemi di tossicodipendenza e di natura psichiatrica. Se è così il carcere era il luogo meno adatto dove tenere Anas Z.; che invece continua a essere una sorta di discarica dove "depositare" gli ultimi della terra.

Il carcere in Italia. Eurispes e Unione delle Camere Penali hanno analizzato le sentenze e le scarcerazioni negli ultimi cinquant'anni; ne hanno ricavato un quadro desolante: sarebbero quattro milioni gli italiani dichiarati colpevoli, arrestati, e successivamente rilasciati dopo tempi più o meno lunghi, perché risultati innocenti.

C'è un danno psicologico di ognuno di questi innocenti stritolati dalla Giustizia, e questo è irrisarcibile. Una volta commesso l'errore giudiziario non c'è rimedio che tenga, lo sa bene chiunque ne sia incappato. Tuttavia, questi errori costano caro allo Stato. Solo nel 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento per 35,2 milioni di euro, un incremento del 41,3 per cento dei pagamenti rispetto al 2013. Dal 1991 al 2012, lo Stato ha speso 580 milioni di euro per 23.226 cittadini ingiustamente detenuti negli ultimi 15 anni. Se volete sapere qual è la città con un maggior numero di risarcimenti, è Catanzaro: 146 casi; segue a Napoli: 143 casi.

Le procedure aperte presso la Corte europea sono circa diecimila; solo nel 2014 l'Italia è stata condannata a risarcimenti per 30 milioni di euro. Una montagna di ricorsi pendenti: la maggior parte dei casi riguarda ritardi del Governo italiano nell'adeguarsi a norme europee e una spesa per risarcimenti colossale.

Sono dati ufficiali, emergono dalla relazione consegnata al Parlamento italiano: "lo stato di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dello Stato italiano". Un dato significativo: contro il nostro Stato, sono 10.100 i ricorsi pendenti a Strasburgo. Siamo secondi solo all'Ucraina che, nel 2014, ha raggiunto quota 13.650. Alla Corte europea ci sono più pratiche riguardanti l'Italia che ricorsi sulla violazione dei diritti dell'uomo contro Paesi come la Russia (10 mila) o la Turchia (9.500).

Ricordate gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari? Per legge devono essere aboliti, sostituiti da altre strutture adatte alla cura e alla riabilitazione, essendo i soggetti dei malati: capaci di volere, ma non di intendere. Beh, ci sono ancora tanti problemi da risolvere; tanti problemi che si trascinano stancamente, e non se ne vede la soluzione. Così oltre un centinaio di internati negli OPG ha deciso di dichiarare guerra allo Stato. Una guerra sotto forma di ricorsi. Solo dall'Opg di Reggio Emilia in 24 hanno sottoscritto istanze per detenzione illegittima, cioè sequestro di persona. E ancora: 58 ricorsi raccolti nell'Opg di Montelupo Fiorentino; 27 in quello di Barcellona Pozzo di Gotto; in totale (ma mancano Aversa e Napoli), è stata cioè raggiunta quasi la metà del totale degli attuali 226 internati. Se ne riparlerà.

di Valter Vecellio

martedì 21 aprile 2015

USA: centinaia gli errori dell'Fbi, 32 innocenti condannati a morte, per 14 eseguita pena di morte

Il Manifesto
Stati Uniti. Report contro i laboratori scientifici dei federali. In 32 casi, mandati a morte degli innocenti. L'Fbi ha ammesso che anomalie nei propri laboratori di medicina legale, avrebbero contribuito a centinaia di errori giudiziari negli ultimi 20 anni, compresi almeno 32 casi di pena capitale. Almeno 14 detenuti condannati a morte in base a prove "discutibili" sono stati giustiziati o sono deceduti in prigione in attesa di esecuzione.


Secondo il Washington Post, che ha condotto un indagine congiunta col programma investigativo della Cbs, "60 Minutes", le irregolarità confermate anche dagli ispettori del ministero di giustizia, si sarebbero verificate nel reparto preposto alle analisi dei capelli, spesso utilizzate per stabilire la colpevolezza di un imputato.

Nel rapporto stilato dal Office of Inspector General si legge che dal 1980 al 2000, 26 dei 28 specialisti impiegati dal laboratorio forense dell'Fbi hanno "regolarmente enfatizzato risultati in modi che hanno favorito l'accusa". Nel 95% dei 268 casi persi finora in esame le testimonianze degli esperti sarebbero "discutibili". Le rivelazioni giunte in seguito a numerosi ricorsi presentati dall'Innocence Project e dall'associazione nazionale degli avvocati penali (Nacdl) hanno indotto il senatore Blumethal del Connectucut a chiedere un ulteriore riesame di migliaia di processi.

Le analisi della scientifica dell'Fbi vengono utilizzati infatti anche dalle procure distrettuali di tutto il paese. Intanto sono in corso controlli su altri 1.200 casi. Si tratta di una vicenda che mette in luce una verità sempre più evidente, in riferimento agli innocenti uccisi per errore negli Stati che applicano la pena di morte (32 più lo stato federale e le forze armate). In Usa nel 2014 sono stati giustiziate "solo" 35 persone, il minor numero da vent'anni a oggi, in parte a causa della carenza di "farmaci" utilizzati per le iniezioni letali.

[...]


Attualmente - ad esempio - solo California e Texas ammettono appelli basati unicamente sull'emergere di nuovi dati scientifici. Solo dal 2001 in Texas ci sono state 42 scarcerazioni in base a nuove analisi del Dna. Gli archivi dell'Innocence Project registrano ad oggi in America un totale di 1.064 "assoluzioni retroattive". La vicenda getta un ombra sulle tecniche forensi così decantate in cinema e tv come definitive garanzie di giustizia. Mentre i risultati dei laboratori venivano presentati alle giurie come "scientificamente inequivocabili", il rapporto segnala che, in particolare nell'analisi dei capelli, non ci sarebbero i margini per giustificare questa certezza. Lo scandalo non è il primo a coinvolgere i laboratori Fbi: già nel 2007 era stato determinato che errori nelle analisi dei proiettili avevano potenzialmente compromesso 4° anni di testimonianze in tribunale.

di Luca Celada

domenica 29 marzo 2015

Italia - Giustizia: indennizzi per ingiusta detenzione, 35milioni € nel 2014, +43% dal 2013. Tanti innocenti in carcere

Libero
Indennizzi per ingiusta detenzione? Un vero salasso, per lo Stato italiano. Oltre che un significativo indicatore di come troppo spesso, nel nostro Paese, finiscano dietro le sbarre degli innocenti, ritenuti tali dalle sentenze definitive. 


Le ultime, preoccupanti cifre le ha fornite lo scorso gennaio il viceministro della Giustizia, Enrico Costa.

E fanno impressione: nel 2014 lo Stato italiano ha speso 35 milioni e 255mila euro proprio per riparare a ingiuste detenzioni ed errori giudiziari, vale a dire il 41,3% in più rispetto al 2013 (995 domande liquidate contro le 757 dell'anno precedente). Lo stesso Costa ha poi ricordato che in 22 anni, dal 1992 al 2014, l'ammontare complessivo delle spese per riparazioni dopo le ingiuste detenzioni è arrivato a 580 milioni e 715mila euro, per una media di oltre 26 milioni l'anno. Complessivamente, sono state ben 23.226 le liquidazioni effettuate.

La riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione è stata introdotta con l'emanazione del nuovo codice di procedura penale, nel 1988, ed è regolata dagli articoli 314 e 315 del codice di procedura penale. La custodia cautelare in carcere è ingiusta (art. 314, primo comma) quando un imputato, all'esito del procedimento penale, viene prosciolto con sentenza di assoluzione diventata definitiva, ossia riconosciuto innocente per non aver commesso il fatto, o perché il fatto non costituisce reato, oppure perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Chi ha subito una ingiusta detenzione vanta dunque un diritto soggettivo, ossia quello di ottenere un'equa riparazione. Peraltro, chi è stato licenziato dal posto di lavoro che occupava prima della custodia cautelare in carcere e a causa di essa, ha diritto a essere reintegrato.

E l'entità dell'indennizzo come si calcola? Non può eccedere la somma di 516.456,90 euro. In genere, i tribunali calcolano circa 253 euro al giorno (più precisamente 253,83 euro), che si ottengono dividendo la cifra complessiva per 2.190 giorni, che corrispondono a sei anni, vale a due il periodo massimo di durata della custodia cautelare in carcere.

lunedì 19 gennaio 2015

Il 41% in più di innocenti in carcere. - Aumentati i risarcimenti dal 2013 al 2014

Il Tempo
Oltre il quaranta per cento in più di un anno fa. Sono i risarcimenti ottenuti da persone che hanno trascorso un periodo di tempo in cella ingiustamente. 

[...] almeno cinquantamila italiani erano stati incarcerati senza un motivo valido. Una stima per difetto. I numeri continuano a darci ragione. Anzi. Di più. E sono cifre che vengono diffuse da Palazzo Chigi, cioè dal governo italiano. 

L’ingiustizia giudiziaria, insomma, è cresciuta, mentre il sovraffollamento è diminuito solo sulla carta, come spesso fanno notare i Radicali. Lo dimostra l’aumento, nel corso del 2014, delle somme spese dallo Stato per le riparazioni per ingiusta detenzione ed errore giudiziario, fa sapere il viceministro della Giustizia Enrico Costa, affermando che «fino a quando ci sarà anche un solo caso di carcerazione ingiusta, illegittima o ingiustificata, dovremo batterci con forza: la civiltà giuridica di un Paese si misura anche, e soprattutto, da questi indicatori». 

Con 995 domande liquidate, per un totale di 35 milioni e 255mila euro, l'anno appena trascorso segna un incremento del 41,3 per cento dei pagamenti delle riparazioni per ingiusta detenzione rispetto al 2013, che registrava l'accoglimento di 757 domande per un totale di 24 milioni 949mila euro. 

Dal 1992 al 31 dicembre 2014 l'ammontare complessivo delle riparazioni raggiunge così i 580 milioni, 715mila e 939 euro. Complessivamente, sono oltre 23mila le liquidazioni effettuate. «Sono numeri - commenta Costa - che devono far riflettere», ma «non limitiamoci al mero dato statistico: dietro ciascuno di questi numeri c'è una storia personale, ci sono trepidazioni, ansie, che un assegno, anche di migliaia di euro, non può cancellare. 

[...]
Maurizio Gallo

lunedì 25 agosto 2014

Pena morte: Cina, dopo otto anni libero da braccio della morte. Aveva confessato sotto tortura

OnuItalia
Pechino – Libero dal braccio della morte dopo otto anni di appelli: Nian Bin era stato condannato quattro volte alla pena capitale per aver avvelenato due bambini nell’est della Cina. Oggi i giudici lo hanno dichiarato non colpevole e ne hanno ordinato la scarcerazione: fine improvvisa di una odissea che, secondo i suoi avvocati, e’ un paradigma esemplare della riluttanza del sistema giudiziario cinese di ammettere i suoi errori.
Nian – riporta il New York Times nel blog Sinosphere – aveva ammesso di aver “messo materiali pericolosi” – veleni – solo sotto tortura dopo essere stato arrestato. Ci sono voluti un processo, tre appelli, tre nuovi processi e un riesame da parte della corte suprema per concludere che le prove portate dai suoi accusatori erano piene di inconsistenze.

“Papa’, sono tornato”, ha scritto Nian in una lettera ai genitori pubblicata sul sito cinese The Paper dopo esser stato esonerato dalle accuse. “Pensavo che solo in un altro mondo sarei riuscito a raccontarvi quello che ho passato”, ha scritto l’ex condannato: “Per otto anni un uomo con una vita normale, senza malattie o altri problemi, e’ stato costretto e legato sul ciglio della morte”.

Nian era stato arrestato nel 2006 dopo una serie di avvelenamenti in sei quartieri della contea di Pingtan a Fujian. La polizia lo aveva accusato di aver usato i veleni per vendicarsi di chi aveva rubato clienti dal suo negozio di alimentari.

giovedì 1 maggio 2014

USA - Risultato shock emerso da uno studio sulla pena di morte, innocente un condannato su 25

Ansa
Negli Usa un condannato a morte su 25 era forse innocente: è il risultato shock emerso da uno studio pubblicato su 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas) che ha analizzato quasi 7.500 condanne a morte in America in circa 30 anni. Mentre non si placano in molti Stati le polemiche sui farmaci usati per le esecuzioni.

Secondo l'indagine guidata da Samuel Gross, docente all'Università del Michigan, il 4.1% dei condannati alla pena capitale tra il 1973 e il 2004 non dovevano essere messi a morte. Tradotto in numeri, vuol dire che in circa trent'anni negli Stati Uniti sono state condannate alla pena di morte 300 persone che probabilmente erano innocenti.

Lo studio specifica anche che, per vari motivi, non tutti i condannati a morte finiscono effettivamente davanti al boia, ma in ogni caso, secondo quanto scrive il Washington Post, dei 1.320 detenuti giustiziati dal 1977 sicuramente molti erano innocenti.

"Dal 1973 al 2004, l'1.6% dei condannati a morte sono stati scagionati e messi in libertà perché innocenti", ha sottolineato Gross, spiegando però che tra le difficoltà per individuare le persone ingiustamente ritenute colpevoli c'è proprio il fatto che più del 60% dei detenuti condannati alla pena capitale alla fine vengono tolti dal braccio della morte perché la loro condanna viene commutata nel carcere a vita.

mercoledì 5 febbraio 2014

Stati Uniti: quasi 1.300 detenuti riconosciuti innocenti negli ultimi 25 anni

Il Mondo
Sono stati 87 i detenuti americani che lo scorso anno sono stati riconosciuti innocenti, un numero record di errori giudiziari, anche se si tratta comunque della "punta dell'iceberg". È quanto si legge nel rapporto annuale degli errori giudiziari, da cui emerge che negli ultimi 25 anni sono stati quasi 1.300 i prigionieri che si sono visti riconoscere la loro estraneità ai reati per cui erano stati condannati.
"È una buona notizia... ma i casi che abbiamo riconosciuto finora sono solo una piccola parte degli errori che vengono commessi. La maggior parte delle volte, non vengono mai scoperti", ha detto alla France presse il principale autore del rapporto, Samuel Gross. Tuttavia, nel 38% dei casi i detenuti sono stati riconosciuti innocenti grazie "all'iniziativa o attraverso la collaborazione delle forze di sicurezza"; un altro 17% ha riguardato imputati che si erano dichiarati colpevoli "pur essendo innocenti" per ottenere uno sconto di pena.

È stato questo il caso di Reginald Griffin, condannato in Missouri e riconosciuto innocente nel 2013 dopo 25 anni di reclusione; il suo caso ha portato 143 il numero totale dei detenuti nel braccio della morte riconosciuti innocenti a livello nazionale. In questo caso, come nel 56% delle vicende dei detenuti riconosciuti innocenti nel 2013, tutto è stato scatenato da una falsa testimonianza.

martedì 17 settembre 2013

Giustizia: innocenti finiti in cella per sbaglio... più di mille l'anno ottengono il risarcimento

Il Tempo
Mettete da parte per un attimo il "fattore B". Dimenticate i guai di Silvio e concentratevi sul problema vero della giustizia, che riguarda tutti noi, cittadini del Belpaese e potenziali vittime di un "errore" che può trascinarci in un'aula di tribunale e poi dietro le sbarre di una cella.

Dal 1989, con l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, a oggi, circa 25 mila italiani (e non) sono stati incarcerati ingiustamente. Per rimborsarli lo Stato ha pagato 550 milioni di euro. Se aggiungiamo altri 30 milioni di risarcimento per errori giudiziari, arriviamo a quasi 600 milioni. Cento abbondanti in più di quanto stanziato giorni fa dal Governo con il "decreto del Fare" per rendere più sicuri i 43mila plessi scolastici italiani e costruirne di nuovi.

Non solo. Bisogna aggiungere le persone alle quali la richiesta di riparazione è stata negata, a volte per un cavillo. Eurispes e Unione Camere Penali parlano di una media di 2.500 domande all'anno di risarcimento per ingiusta detenzione e sottolineano che appena un terzo (800) sono state accolte. Quindi possiamo stimare che da 25.000 casi si arrivi a circa 50.000. Immaginate lo stadio Olimpico: gli innocenti finiti dietro le sbarre ne riempirebbero oltre la metà.

Ma non è un fenomeno degli ultimi 22 anni. Accadeva anche prima e non c'era la legge sulla riparazione di ingiuste carcerazioni (galera preventiva) ed errori giudiziari (sentenza sbagliata). Per il Censis durante la storia repubblicana quattro milioni di persone sono state coinvolte in inchieste e sono risultate innocenti. E i giudici raramente hanno pagato.

Dall'entrata in vigore della legge Vassalli (1988), che regolamenta la loro responsabilità civile, le cause contro le toghe sono state 406. Solo 4 concluse con una condanna, meno di una su 100. Le vittime sono sconosciuti e vip, uomini politici e tutori dell'ordine, medici e impiegati, liberi professionisti e, naturalmente, anche magistrati.

Vi racconteremo le loro storie, le sofferenze patite, dalla perdita del lavoro a quella dell'immagine, nel caso di personaggi pubblici. Dopo, a poco servono le smentite e le rettifiche. E perfino i risarcimenti. Perché non è solo una questione di denaro. Quello che resta delle loro esistenze, famiglie, rapporti di amicizia e professionali sono macerie, rovine sulle quali è difficile, a volte impossibile, ricostruire. Vite bruciate. Per uno sbaglio.
[segue]