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domenica 20 febbraio 2022

USA - Louisiana - Vincent Simmons - Libero dopo 44 anni di carcere per l’accusa di stupro - Processo “non equo”: giuria composta da 11 bianchi e un afroamericano

Il Riformista
Ha trascorso 44 anni in una cella di prigione per una accusa pesantissima, quella di un duplice tentato stupro di cui si era sempre dichiarato innocente. È la storia di Vincent Simmons, 69enne afroamericano della Louisiana, che lunedì è stato scarcerato dal penitenziario di Angola, considerato l’Alcatraz del sud degli Stati Uniti e noto anche per le serie tv ‘Dead Man Walking’ e ‘True Detective’.

Il momento della comunicazione della libertà a Vincent Simmons

Ci sono infatti voluti 44 anni per ammettere che il processo subito da Simmons non era stato equo: il 69enne è uscito infatti non perché ritenuto innocente, ma perché secondo il giudice Bill Bennett doveva subirne uno nuovo. Ma il procuratore Charles Riddle III ha rinunciato e in questo modo ha fatto cadere le accuse contro di lui, rendendolo un uomo libero a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno.

Vincent Simmons all'uscita dal penitenziario Angola in Louisiana

Simmons era stato giudicato colpevole del doppio tentato stupro ai danni di Karen e Sharon Sanders, gemelle bianche e quattordicenni di Marksville, nella Louisiana rurale, nel 1977: il 69enne fu giudicato da una giuria composta da 11 bianchi e un afroamericano e condannato a anni di reclusione.

Una storia, quella di Simmons, raccontata anche dal documentario del 1998 “The Farm: Angola, Usa”. L’ormai ex detenuto nel corso degli anni aveva provato per ben 16 volte a chiedere un nuovo processo, riuscendo ad ottenere una nuova udienza grazie ad una inchiesta condotta dalla rete Cbs.

I giornalisti del network americano avevano infatti scoperto che all’epoca del processo i suoi avvocati non avevano ricevuto alcune prove fondamentali che avrebbero potuto scagionarlo. Si trattava, aveva reso noto la Cbs, di una testimonianza del medico che aveva esaminato le gemelle Karen e Sharon Sanders in cui dichiarava di non aver riscontrato alcun segno di violenza sessuale; l’altra prova erano dichiarazioni fornite dalle ‘vittime’ due settimane dopo lo stupro, in cui ammettevano alla polizia di non sapere chi le avesse assaltate perché “tutte le persone nere si assomigliano”.

Simmons dopo aver lasciato il carcere ha ringraziato Dio, che “ha tenuto viva in me la speranza, oggi ha fatto questo per me”, ha detto davanti alle telecamere che lo attendevano all’uscita dal penitenziario di Angola. Per il suo avvocato, Justin Bonus, “finalmente il tribunale gli ha reso giustizia”.

Fabio Calcagni

sabato 16 gennaio 2021

USA - Mississipi - Eddie Lee Howard condannato a morte nel 1994. Riconosciuto innocente dopo 26 anni trascorsi nel braccio della morte.

Blog Diritti Umani - Human  Rights
Eddie Lee Howard è stato condannato a morte ingiustamente nel 1994. Ora, dopo decenni di lotte, è stato prosciolto. 

Eddie Lee Howard nel momento della sua liberazione

Era stato condannato a morte nel 1994, dopo essere stato ingiustamente accusato per l'omicidio e lo stupro dell'84enne Georgia Kemp, che è White, a Columbus, Mississippi.

Secondo l'Innocence Project, che rappresentava Howard. Howard è stato inizialmente indiziato per questo crimine da un medico che ha paragonato i segni di morsi sul corpo di Kemp ai denti di Howard. 

Ma ad agosto, la Corte Suprema del Mississippi ha riconosciuto che i confronti tra segni di morso non erano sufficienti per legarlo all'omicidio e ha affermato che "un singolo colpevole non può essere identificato in modo affidabile attraverso il confronto con segni di morso". 

Di conseguenza, il caso è stato annullato, reso e rinviato a giudizio. Howard è stato rilasciato dal braccio della morte del Mississippi a dicembre ed è stato prosciolto venerdì, ha detto l'Innocence Project. 

"Voglio dire molte grazie alle molte persone che hanno la responsabilità di contribuire a rendere il mio sogno di libertà una realtà", ha detto Howard in un comunicato. 

Gli Stati Uniti hanno alcuni dei tassi di incarcerazione più alti al mondo. Entro la fine del 2019, più di 1,4 milioni di persone sono state incarcerate nella nazione, secondo il Bureau of Justice Statistics degli Stati Uniti. 

I neri americani sono colpiti in modo sproporzionato e nel Mississippi più della metà della popolazione carceraria è nera, secondo un rapporto del Sentencing Project, un'organizzazione di ricerca sulla giustizia penale senza scopo di lucro.

ES

venerdì 7 agosto 2020

Cina - Innocente dopo 27 anni di carcere per aver confessato un omicidio sotto tortura. Xi Jinping : "Non è mai troppo tardi per correggere gli errori"

Il Dubbio
"Non è mai troppo tardi per correggere gli errori". Con queste parole il presidente Xi Jinping ha messo fine alla drammatica vicenda che ha visto protagonista un carpentiere cinese, oggi 52enne, finito in carcere per ben 27 anni, condannato per un assassinio avvenuto nel 1993 del quale però non esistevano prove sufficienti per detenere l'uomo.

Zhang Yuhuan al momento della liberazione
Zhang Yuhuan ha così scontato metà della sua vita, 9.778 giorni, ingiustamente in una cella. È l'errore riconosciuto dalla giustizia che molto probabilmente non risarcirà mai abbastanza l'uomo. 

In realtà la vicenda è importante per diversi aspetti. Il calvario di Zhang iniziò nell'ottobre 1993 quando i corpi di due ragazzi furono scoperti in un bacino idrico del villaggio a Jinxian, una contea di Nanchang, capitale del Jiangxi. Immediatamente i sospetti si appuntarono su Zhang, vicino di casa delle vittime. 

Nel gennaio 1995, un tribunale di Nanchang lo ha dichiarato colpevole condannandolo a morte, poi la pena è stata commutata in ergastolo dopo due anni. Zhang ha sempre urlato la sua innocenza sostenendo di essere stato torturato dalla polizia durante gli interrogatori. 

A marzo 2019, sotto la spinta di innumerevoli appelli pubblici l'Alta Corte ha riaperto il caso e a luglio scorso i procuratori provinciali hanno raccomandato l'assoluzione del sig. Zhang sulla base di prove insufficienti.

Implicitamente si è riconosciuto che le confessioni del condannato erano state estorte con la forza. Quella della tortura non è una pratica inusuale in Cina, già nel 2015 un rapporto di Amnesty International aveva messo in evidenza come su 127mila verdetti emessi in quell'anno ben 1898 potevano essere ricondotti a confessioni ottenute illecitamente, tra queste solo in 16 casi la Corte aveva deciso di non accogliere le dichiarazioni dell'imputato anche se ciò era dovuto solo all'emergere di altre prove. 

Si tratta di cifre ottenute tramite il lavoro di 40 avvocati, spesso i primi a subire le conseguenze delle loro denunce. Nel mirino delle autorità poi finiscono attivisti per i diritti umani, oppositori e i rappresentanti di minoranze etniche in lotta per il proprio riconoscimento.

Malgrado fin dal 2010 il sistema cinese abbia iniziato uno sforzo serio per sradicare l'uso delle confessioni forzate. Attualmente infatti, come nel caso Zhang, la condanna a morte deve essere approvata dalla Corte suprema cinese. Ma tali riforme sono ostacolate dal potere per due principali motivi. La polizia in molte province è sottoposta a forti pressioni da parte delle autorità centrali per risolvere i casi, inoltre spesso vengono detenuti imputati definiti "politicamente sensibili" come nel caso dei musulmani Uiguri. È molto probabile quindi che un possibile miglioramento della giustizia cinese riguarderà solo la criminalità comune lasciando fuori chi viene considerato una minaccia per il partito Comunista.

Alessandro Fioroni

martedì 7 gennaio 2020

Florida, James Dailey, da 32 anni nel braccio della morte, ma ora un detenuto lo scagiona ma rischia lo stesso di essere ucciso.

Corriere della Sera
James Dailey, 73 anni, veterano della guerra del Vietnam, rischia di essere messo a morte nello stato americano della Florida, se il governatore Ron De Santis non interverrà direttamente.
Il 30 dicembre è infatti scaduto il rinvio della data di esecuzione, prevista a novembre, e presto potrebbe esserne fissata una nuova. Dailey è stato condannato a morte 32 anni fa per l'omicidio, avvenuto nel 1985 nella contea di Pinellas, della quattordicenne Shelly Boggio. Fu un omicidio terribile: 31 coltellate, il corpo gettato in acqua e lasciato annegare.

A convincere la giuria fu la testimonianza di un noto informatore seriale della polizia, Paul Skalnik, che aveva un "curriculum" di tutto riguardo: molestatore seriale, otto matrimoni alle spalle, 25 condanne per frode e una condanna a 20 anni in vista per furto aggravato. Skalnik, che in seguitò si sarebbe vantato di aver mandato in carcere 34 persone, quattro delle quali nel braccio della morte, venne rilasciato non appena dichiarò che Dailey gli aveva rivelato di aver assassinato Shelly Boggio.

Per quell'omicidio fu condannato, ma all'ergastolo, anche Jack Pearcy, all'epoca co-inquilino di Dailey. Appena tre settimane fa, il 18 dicembre, Percy ha sottoscritto una dichiarazione volontaria attribuendosi ogni responsabilità e scagionando Dailey: "Quella notte stava a casa a dormire". 

Come minimo, il governatore De Santis dovrebbe concedere a Dailey la possibilità che le dichiarazioni di Percy vengano esaminate approfonditamente. Il 20 per cento dei 367 annullamenti di condanne a morte nella recente storia degli Usa è dipeso da false incriminazioni fatte da informatori in cambio di benefici di pena. 

In Florida è accaduto ben 29 volte, più che in ogni altro stato della federazione.

Riccardo Noury

domenica 29 settembre 2019

Pakistan. Dopo 18 anni di carcere la Corte suprema assolve Wajih ul Hassan accusato di blasfemia

La Repubblica
Wajih ul Hassan era stato condannato a morte nel 2002. La sentenza è stata poi confermata dall'Alta corte di Lahore. Le prigioni pullulano di innocenti. La Corte suprema del Pakistan - riferisce Asianews - ha assolto un uomo accusato di blasfemia che ha trascorso 18 anni in carcere. 
Wajih ul Hassan, il giorno del suo arresto nel 2002, da allora detenuto nel braccio della morte
Wajih ul Hassan era stato condannato a morte nel 2002 da un tribunale di Lahore per oltraggio al profeta Maometto secondo la sezione 295C del Codice penale pakistano. Alcuni attivisti laici hanno espresso soddisfazione per l'assoluzione e dispiacere per Hassan, rinchiuso per tanti anni per un fatto non commesso. Hamza Arshad, educatore e giornalista, ha detto: "L'omicidio è il crimine più grave, ma è persino peggio detenere una persona innocente dietro le sbarre per 18 anni".

La "prova maestra? Una presunta lettera blasfema. Il 25 settembre il tribunale composto da tre giudici, guidati da Sajjad Ali Shah, ha stabilito che le prove presentate contro il condannato non sono sufficienti per mandarlo al patibolo e ne ha stabilito il rilascio. Al momento l'uomo si trova ancora nel carcere di Kot Lakhpath. I giudici hanno ribadito che in casi così controversi, dove la prova "maestra" era una presunta lettera blasfema, deve prevalere "la presunzione d'innocenza". Hashir Ibne Irshad, direttore di Exist Communications, sottolinea: "Dopo Rimsha Masih e Asia Bibi, Wajih ul Hassan è la terza vittima prosciolta dall'accusa di blasfemia da una corte superiore. Di rado i tribunali di grado inferiore assolvono le vittime. I processi sono molto costosi e i familiari degli accusati arrivano a vendere tutto ciò che hanno, vivendo nell'indigenza e nel dolore costante".

Un sistema giudiziario che fa acqua dappertutto. Lo scrittore lancia una provocazione: "Deve essere riformato il sistema procedurale dei casi di blasfemia e stabilito che entrambi - accusato e accusatore - devono rimanere in carcere durante il processo. A quel punto credo che nessuno più farebbe false denunce". In Pakistan, sottolinea, "il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti, dal basso al vertice. I tribunali non sono trasparenti e equi. Le leggi sulla blasfemia sono applicate per risolvere dispute personali. Ci sono decine di esempi che lo provano. Addirittura a volte i tribunali superiori stabiliscono la liberazione dopo vari anni di carcere, senza nemmeno sapere che il presunto colpevole è già morto mentre era in prigione".

Destinati a marcire in galera o linciati a morte. Secondo Bilal Warraich, attivista e difensore d'ufficio, "in Pakistan le leggi sulla blasfemia sono così draconiane nella natura che le folle prendono la legge nelle loro mani e gli accusati sono linciati a morte, oppure costretti a languire in prigione per anni senza poter fare ricorso alla giustizia. Wajih ul Hassan e Asia Bibi sono solo due esempi: ci sono centinaia di cittadini innocenti in prigione, i loro casi sono in sospeso, gli avvocati sono costretti a fuggire per salvarsi la vita, fin dall'omicidio dell'avvocato e attivista Rashid Rehman. Prima di lui, il governatore del Punjab Salman Taseer è stato assassinato dalla sua guardia del corpo perché chiedeva la riforma delle leggi sulla blasfemia". L'avvocato ritiene che sia "interessante sottolineare che la 'spada' della blasfemia non colpisce solo le minoranze, ma anche i musulmani. Controversie sui terreni, i soldi e l"onorè diventano proiettili d'argento per le leggi sulla blasfemia. Come avvocato, ritengo che queste norme siano ripugnanti per il vero spirito della Costituzione che sostiene l'uguaglianza all'art. 10A del capitolo 2".

Prigioni che pullulano di innocenti. L'educatore Hamza Arshad è disilluso: "Potrebbe essere scioccante per il mondo civilizzato, ma nel nostro Paese è la routine. Le nostre prigioni pullulano di innocenti rinchiusi a causa di un sistema giudiziario penoso. La lunga e dolorosa prigionia di Wajih ul Hassan ci ricorda che la legge viene usata per perseguitare i cittadini. Si può solo immaginare l'orrore provato da quest'uomo, ciò che egli deve aver pensato all'ombra del cappio che incombeva, lo spasimo senza fine della famiglia, l'umiliazione e la minaccia provate dalla comunità. 

Ora che la Corte suprema lo ha assolto, chi gli ridarà 18 anni di vita? Gli consentiranno di vivere una vita normale in mezzo alla gente? L'avvocato che ha sporto denuncia sarà arrestato o processato? La società e lo Stato riformuleranno le leggi? La risposta è no. Per questo imploriamo il perdono della famiglia di Wajih ul Hassan, perché lo Stato e la società non faranno nulla per riscattarli".

di Shafique Khokhar

lunedì 19 novembre 2018

Florida - pena di morte - Clemente Aguirre-Jardin, 14 anni da innocente nel braccio della morte

Corriere della Sera
Nello stato americano della Florida negli ultimi 45 anni sono stati rilasciati perché innocenti 28 condannati a morte, uno ogni anno e mezzo: un record nella storia contemporanea della pena di morte negli Usa.
Clemente Aguirre-Jardin dopo il rilascio (Foto Orlando Sentinel)
L’ultimo che potrà raccontare gli anni, ben 14, trascorsi nel braccio della morte si chiama Clemente Aguirre-Jardin (nella foto dell’Orlando Sentinel).

Era “il condannato perfetto”: uno straniero proveniente dall’Honduras, entrato negli Usa senza documenti. Accusato di un delitto efferato, un duplice omicidio con oltre 130 coltellate, dalle reali autrici, la figlia e la nipote delle vittime che per cinque volte, a quattro persone diverse, avevano confessato le loro responsabilità.

Sull’innocenza di Clemente Aguirre-Jardin ha lavorato molto l’Innocence Project, un’associazione statunitense che si occupa di detenuti condannati ingiustamente.

La Corte suprema della Florida, all’inizio della settimana, ha posto fine a questo calvario, annullando la condanna a morte.

lunedì 9 luglio 2018

USA. "Innocente", Jerome Johnson viene liberato dopo 30 anni di prigione

La Stampa
Era stato condannato esattamente 30 anni fa, sul suo capo pendeva un'accusa di omicidio, ma lui non aveva commesso nessun reato. Solo ora ha potuto riconquistare la sua libertà, dopo una lunghissima e ingiusta detenzione.

Jerome Johnson subito dopo la sua liberazione
È la drammatica storia di Jerome Johnson, afroamericano di Baltimora scarcerato dopo che è stata fatta cadere l'accusa di assassinio, per la quale si trovava dietro le sbarre da trent'anni. Johnson era stato riconosciuto colpevole e condannato nel 1988 per il suo coinvolgimento in una sparatoria avvenuta in un locale della stessa città del Maryland dove era residente. L'episodio risale 14 luglio di quell'anno, quando Aaron Taylor fu raggiunto da colpi di arma da fuoco vicino a un locale di nome Night Owl Bar.

15 ricorsi in 30 anni - Alcuni testimoni raccontarono che la vittima era stata vista pochi istanti prima discutere animatamente con alcune persone in mezzo alla strada, quando all'improvviso una di queste ha tirato fuori l'aria e ha fatto fuoco. Il primo colpo è però andato a vuoto dando a Taylor la possibilità di trovare rifugio nel bar, dove però è stato raggiunto dai uno dei due uomini, il quale ha esploso altri colpi ferendolo mortalmente.

Per quell'omicidio furono portati alla sbarra quattro uomini, tra cui Johnson, il quale ha sempre proclamato la sua estraneità ai fatti e urlato la sua innocenza. Per lui si sono aperte però le porte del carcere da dove ha proseguito la sua battaglia per la libertà: 15 ricorsi in 30 anni. Parte dei quali sono caduti nel vuoto. Sino a quando il caso non è stato riesaminato dalla procuratore Nancy Forster: ha chiesto alla Conviction Integrity Unit (Cui) un riesame di tutta la vicenda e degli atti processuali.

Dopo qualche mese la Cui, l'organismo di vigilanza degli istituti carcerari, il Mid-Atlantic Innocence Project e lo stesso procurato Forster sono riusciti a trovare le prove dell'innocenza di Johnson. Tra queste le testimonianze dei co-imputati con confermavano la sua estraneità alla sparatoria del 14 luglio 1988, testimoni che sostenevano il suo alibi che non era stato possibile sentire al momento del processo. Così ogni accusa nei suoi confronti è venuta a cadere, la condanna è stata cancellata e lui è potuto ritornare ad assaporare la libertà. Anche se, dopo trenta anni di galera scontati da innocente, non è chiaro se e tra quanto tempo la "vittima" Jerome Johnson riuscirà a riabbracciare la propria vita.

Francesco Semprini

domenica 18 febbraio 2018

USA. Younes Chekkouri, 14 anni di torture a Guantánamo da innocente

Il Dubbio
Il marocchino Younes Chekkouri è stato definitivamente assolto: "Finisce un lungo incubo". Dopo 14 lunghissimi anni passati nel carcere di Guantánamo senza neanche un processo, il marocchino Younes Chekkouri è stato finalmente assolto. "L'errore è stato riconosciuto - ha annunciato il suo avvocato Khalil Idrissi - le accuse per le quali è stato perseguito erano contraddittorie e non avevano alcuna logica".


"È la fine di un incubo", ha detto Chekkouri, arrestato nel dicembre 2001 in Afghanistan per presunti legami con al-Qaeda. Ma lui non aveva mai smesso di rivendicare la propria innocenza, sostenendo che il suo viaggio in Afghanistan non aveva nulla a che fare col terrorismo ma era umanitario.

Al suo ritorno da Guantánamo, nel 2015, la giustizia marocchina, molto mobilitata sui fascicoli di presunti terroristi, aveva avviato un altro procedimento contro di lui per "costituzione di banda criminale e attacco alla sicurezza interna dello Stato". In primo grado l'uomo era stato condannato a 5 anni di carcere da passare in Marocco, ma l'appello lo ha finalmente assolto: "È stata una sentenza ingiusta, sapevo che alla fine la mia innocenza sarebbe stata provata", ha detto venerdì l'ex detenuto ."È solo oggi che sento di aver voltato pagina di Guantánamo", ha aggiunto, riferendosi a una "prigione crudele", con "interrogatori quotidiani, torture fisiche e psicologiche".

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso a gennaio di mantenere aperto il sito di Guantánamo e di accogliere i nuovi detenuti, con un decreto che cancella quello del suo predecessore Barack Obama che aveva pianificato di chiudere la prigione denunciata dai difensori dei diritti umani. 

Situata su una base navale di proprietà degli Stati Uniti all'estremità orientale dell'isola di Cuba, il centro di detenzione e interrogatorio di Guantánamo è stata al centro di numerose protesto da parte di molte associazioni impegnate sul fronte dei diritti umani. Aperto dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, il carcere ha contato fino a 780 detenuti arrestati per presunti legami con Al Qaeda e i talebani. Oggi ne rimangono 41.

domenica 19 novembre 2017

Usa - Luisiana - Wilbert Jones arrestato a 19 anni libero dopo 46 anni in carcere innocente per un crimine che non ha commesso

TGCom24
Wilbert Jones, che era stato incarcerato quando aveva appena 19 anni per sequestro di persona e stupro di unʼinfermiera, si è sempre proclamato innocente.



Ha passato dietro le sbarre gran parte della sua vita. Wilbert Jones, della Louisiana (Usa), a 19 anni era stato arresto per sequestro di persona e stupro di un'infermiera. Ora dopo 45 anni e 10 mesi esce dalla prigione. Non perché ha finito di scontare la pena, ma perché non aveva mai commesso il fatto: era stato incarcerato per errore.

Jones durante i quasi 50 anni di carcere si era sempre proclamato innocente. E infatti è finito in prigione per un clamoroso errore giudiziario. Le accuse contro di lui si erano basate totalmente sulla testimonianza dell'infermiera. Inoltre la donna aveva detto alla polizia che l'uomo che l'aveva violentata era "più alto" e "aveva una voce più ruvida" di Wilbert. Ma le forze dell'ordine arrestarono lo stesso il 19enne.

Ora è emerso che a compiere il reato è stato un altro uomo, un pregiudicato già colpevole di un altro stupro e arrestato per rapina. La giustizia dello stato della Louisiana ha impiegato però più di 45 anni per capire di aver commesso un grosso errore.
"Dio mi ha confortato - ha detto Wilbert -. Non sono spaventato, la mia famiglia mi è sempre stata vicina. Il suo primo desiderio da uomo libero è un piatto di Gumbo(una pietanza tipica della Lousiana)".

martedì 9 maggio 2017

Usa, Louisiana, Rodricus Crawford, 158ma condanna a morte annullata

Amnesty International
Nel 2012 un uomo della Louisiana, Rodricus Crawford, viene giudicato colpevole di uno dei più efferati crimini immaginabili: l’uccisione di suo figlio, di meno di un anno di età. La condanna a morte è automatica. L’opinione pubblica è sazia. Giustizia è fatta.

Rodricus Crawford
Invece, il 19 aprile Crawford è diventato il 158mo condannato alla pena capitale riconosciuto innocente da quando negli Usa, dal 1977, sono riprese le esecuzioni.

Suo figlio è morto di cause naturali, una polmonite letale, come era emerso già cinque anni fa.

La contea di Caddo è nota a chi si occupa di pena di morte per i processi basati sul pregiudizio razziale e sulla condotta non professionale della Procura.

Nel processo che sto raccontando il procuratore Dale Cox, coinvolto in un terzo del totale dei casi in cui tra il 2010 e il 2015 le giurie hanno chiesto la condanna a morte degli imputati, aveva così convinto i giurati: Gesù Cristo avrebbe certamente condannato a morte Crawford, colpevole di aver soffocato suo figlio. Non andò così.

martedì 6 dicembre 2016

Pakistan - Dopo una settimana assolto un altro detenuto del braccio della morte dopo 10 anni di reclusione

Blog Diritti Umani - Human Rights
Islamabad: La Corte Suprema ha assolto il lunedi ancora un altro detenuto del braccio della morte, dopo 10 anni di reclusione sulla base del fatto che i suoi complici sono stati liberati dai giudici di merito sulla base degli stessi elementi di prova che è lo accusavano.


La Corte Suprema ha ordinato assoluzione immediata di Asif Saeed Khosa che ha trascorso quasi 10 anni in Adiyala carcere di Rawalpindi.

Il 25 nov, il giudice supremo aveva assolto braccio della morte detenuto Mazhar Farooq dopo 24 anni di detenzione concedendo il beneficio del dubbio.

La Corte suprema ha assolto Aamir sulla base del fatto che i testimoni erano parenti degli accusati e aveva messo in atto una faida familiare contro di lui. 

ES
Fonte: Dawn

venerdì 2 dicembre 2016

Cina riconosce innocente il 21enne Nie Shubin ucciso con la pena di morte 21 anni fa

ANSA
Pechino - Nie Shubin, un giovane cinese della provincia di Hebei, e' stato scagionato dalle accuse di rapimento e omicidio di una donna dal secondo tribunale circondariale di Shenyang, sotto la Corte suprema del popolo, a 21 anni dall' esecuzione della sua condanna a morte, quando di anni ne aveva solo 21. 

Il giovane Mie Shubin 20 anni
fa poco prima dell'esecuzione
Il caso, gia' molto discusso e destinato inevitabilmente ad ampliare il dibattito su giustizia, pena capitale e diritti umani, e' stato riportato dall'agenzia Nuova Cina, rimbalzando poi sui siti degli altri media ufficiali. 

La Corte ha disposto l'avvio di una istruttoria su "conseguenti indennizzi, assistenza giudiziaria e ripercussioni legali per le parti responsabili" del clamoroso caso. Nie fu giudicato colpevole nel 1995 del rapimento e della morte di una donna nel capoluogo della provincia di Hebei, Shijiazhuang, e giustiziato nello stesso anno appena 21enne.

Il caso ritorno' alla cronache nel 2005 quando un altro uomo, Wang Shujin, confesso' la responsabilita' del delitto scagionando il ragazzo mentre era in stato di arresto da parte della polizia.

A dicembre del 2014, la Corte suprema del popolo assegnò la revisione del processo alla corte della provincia di Shandong che trovò molte incongruenze per poter confermare la sentenza.

Poi la Corte suprema decise di rifare il processo a giugno 2016, demandando la discussione ex novo del caso al secondo tribunale circondariale di Shenyang che riesaminò tutti i documenti, con tanto di sopralluogo sulla scena del delitto, interrogatorio delle persone che si erano occupate delle indagini, fino all'audizione della Procura suprema del popolo secondo cui le prove presentate nel processo originario erano insufficienti.

La Corte suprema del popolo ha alla fine dichiarato innocente Nie puntando il dito contro le "evidenti lacune", tra cui l'impossibilita' di definire tempo e arma usata per l'omicidio, fino alla causa delle morte stessa: diversi documenti chiave erano andati persi, includi gli interrogatori del ragazzo e dei testimoni, mentre verita' e legittimita' della confessione di Nie erano opinabili. Le prove usate contro il ragazzo erano molto superficiali e inaccurate, insomma, incongruenti a sostenere il giudizio di colpevolezza e la pena capitale.

Negli anni '90, la Cina diede disposizione di accelerare i processi e le esecuzioni nel mezzo di una campagna anti-crimine con la moltiplicazione di casi clamorosi: solo due anni fa, ad esempio, un'altra corte accerto' l'innocenza di un 18enne, giustiziato nel 1996 per rapimento e omicidio, disponendo anche l'erogazione di un indennizzo a favore dei suoi genitori.

lunedì 10 ottobre 2016

USA - Illinois - Mark Maxson innocente dopo 20 anni di carcere. Se era condannato a morte?

Blog Diritti Umani - Human Rights
Chicago Nel 1992, un bambino è stato trovato morto in un garage vacante, sepolto sotto un cumulo di spazzatura e detriti.
Mark Maxson di Chicago è stato condannato a vita per l'uccisione. Ma dopo aver scontato più di due decenni in carcere, Maxson è diventato un uomo libero questa settimana, in quanto è stata dimostrata la sua innocenza con il test del DNA


Mark Maxson libero insieme alla madre
Maxson che ha compiuto 55 anni, è il 15 ° uomo in Illinois la cui condanna è stata annullata dopo nuove inchieste.
Maxson aveva confessato l'omicidio, ma ha sempre affermato che è stato costretto a testimoniare.
Nel 2013, la commissione contro la tortura dello Stato dell'Illinois ha dimostrato che l'affermazione di Maxson sulla coercizione e la tortura era credibile.

La sua squadra di difesa ha avuto il suo grande occasione nel 2015, quando l'ufficio del procuratore dello stato ha accettato di nuovo test del DNA che lo ha scagionato.

Questo caso dimostra di nuovo che se Maxson fosse stato condannato a morte lo Stato avrebbe ucciso un uomo innocente. Il rischio di errori giudiziari è una delle motivazioni più forti per affermare che la pena di morte deve sere eliminata dai codici penali di tutti gli stati degli USA e in tutto il mondo.


Fonte: CNN

domenica 24 luglio 2016

Italia - Isernia - Ex condannato a morte incontra studenti Karl Louis Guillen

ANSA
Isernia - "Sono un uomo che è nato tre volte: quando ho emesso il primo vagito, quando sono uscito dal braccio della morte e quando ho spalancato le braccia lasciandomi alle spalle il Carcere dell'Arizona". Si è presentato così, a Isernia, Karl Louis Guillen vittima di un errore giudiziario negli Stati Uniti d'America che gli è costato oltre 20 anni di detenzione. E' arrivato in città accettando l'invito di una studentessa del Liceo Linguistico 'Cuoco'. Sara Fuoco, 19 anni, ha dedicato alla storia di Karl la tesina discussa davanti alla Commissione degli Esami di Stato, dopo aver letto i libri di Guillen: 'Il Tritacarne' e 'Il sangue d'altri'.
Karl Louis Guillen
"Ho provato una grande emozione - ha detto Karl - quando Sara mi ha contattato per annunciarmi la sua intenzione. Lei è giovane ed è importante che i giovani capiscano certi valori e li trasmettano per costruire un mondo diverso all'attuale". Karl entra in carcere a 20 anni per il tradimento di un amico e lì, poi, viene coinvolto in un omicidio non commesso e condannato alla pena di morte per iniezione letale. Comincia la sua battaglia per dimostrare l'innocenza e nel 2013, dopo un regolare processo, torna a essere un cittadino libero. Oggi vive in Italia, a Jesolo, dove ha trovato l'amore (si è sposato con Valentina) e l'accoglienza di un Comitato e di un l'associazione editoriale umanista (Multimage) che lo avevano sostenuto già quando era in carcere.

"Racconto l'ingiustizia del sistema carcerario americano - ha spiegato Karl - un sistema fondato sul profitto e la speculazione finanziaria. Lo faccio per tutti coloro che sono rinchiusi nelle prigioni statunitensi e non possono parlare. Sono stato fortunato e devo dare voce a chi non ha". A Isernia, oltre a Sara Fuoco, c'erano tante persone ad attenerlo. Con loro si è intrattenuto per due ore nello spazio culturale dell'ex Lavatoio. La domanda più ricorrente è stata: "Come ha fatto a non impazzire?". Karl ha risposto: "Ho sviluppato una dipendenza senza controindicazioni, ovvero la dipendenza dalla scrittura". (ANSA).

lunedì 14 settembre 2015

Gela, giovane assolto dopo 11 anni di carcere: era stato condannato all'ergastolo per due omicidi

Il Messaggero
Undici anni in carcere per due omicidi che non aveva commesso. Per Mirko Felice Eros Turco, 35 anni, di Gela, «è finito un lungo calvario. Alla fine è stata fatta giustizia», dice il suo avvocato, Flavio Sinatra. E dopo averlo assistito per 17 anni in diverse aule giudiziarie, «ora sono contento per lui».
Turco, vittima di un clamoroso errore giudiziario, condannato all'ergastolo per due omicidi, tra cui quello di un ragazzino, adesso è stato definitivamente prosciolto da ogni accusa, dopo la revisione dei processi. Ma quasi 11 anni della sua vita, li ha trascorsi in carcere da innocente. Anni bui, che adesso può lasciarsi definitivamente alle spalle. «Un incubo».

Ad accusarlo, ben sette pentiti. Secondo il loro racconto, Turco nell'estate del '98, avrebbe prima strangolato e massacrato, prima di bruciare il suo corpo ormai senza vita, un ragazzo di soli 16 anni, Fortunato Belladonna, ritrovato in un canneto del lungomare di Gela. Incriminato per quel delitto, finì in galera.

Nel frattempo, dopo circa un mese, per lui arrivò un'altra dura accusa e un altro ergastolo per l'uccisione di Orazio Sciascio, un salumiere di 66 anni, ammazzato durante una rapina per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Turco ha sempre sostenuto di essere innocente, che con quei delitti non c'entrava niente. La svolta arrivò nel 2008, quando due esponenti del clan Emmanuello, Carmelo Massimo Billizzi e Gianluca Gammino, da boss a pentiti, si autoaccusarono del delitto Belladonna, il ragazzino.

La Corte d'appello di Messina, sempre nel 2008, accolse la richiesta di revisione del processo di Turco, disponendone la scarcerazione. Iniziò così a sbriciolarsi anche il castello accusatorio che era stato costruito per l'omicidio del commerciante, per il quale nel frattempo vennero arrestate due persone, Salvatore Rinella e Salvatore Collura.

Nel 2012 la Corte d'Appello di Catania revocò la precedente condanna in primo grado assolvendo definitivamente Turco dall'accusa di omicidio. Adesso per Turco, diventa definitiva anche la sentenza di assoluzione per il delitto Belladonna. La sentenza è stata emessa dalla Corte d'Appello di Messina, dopo aver accolto la richiesta avanzata dal legale Sinatra, di procedere alla revisione del processo.

La Procura Generale, che non ha mai creduto all'innocenza di Turco, aveva invece chiesto il rigetto dell'istanza di revisione e la conferma dell'ergastolo.

lunedì 7 settembre 2015

Pena di morte. Taiwan, Hsu Tzu-chiang libero dopo 15 anni nel braccio della morte

AGORA VOX
Il 1° settembre, a 20 anni esatti dal giorno in cui fu commesso l’omicidio che gli costò una condanna a morte, Hsu Tzu-chiang è stato dichiarato innocente dall’Alta corte di Taiwan e scarcerato.

Foto CNA, una manifestazione 
in suo favore davanti al tribunale
Ci sono voluti 15 anni di attesa nel braccio della morte (la condanna venne emessa nel 2000) e nove appelli in quello che è diventato il più lungo caso giudiziario di pena capitale di Taiwan.

Il 1° settembre 1995 a New Taipei City venne trovato il cadavere smembrato del proprietario di un’agenzia immobiliare, che era stato rapito poche ore prima all’uscita della sua abitazione.


Al termine del processo del 2000 due imputati, Hsuang Chun-chi e Chen Yi-lung, vennero condannati a morte sulla base di prove scientifiche. Il giudice condannò Hsu Tzu-chiang alla stessa pena, sulla sola base delle dichiarazioni rese dai due co-imputati, nonostante la sua difesa avesse fornito immagini di telecamere di sorveglianza che dimostravano che egli si trovava altrove.

Dopo il primo processo, uno dei due co-imputati ammise di aver accusato Hzu unicamente per vendetta.

Secondo la Fondazione per la riforma della giustizia, un’organizzazione non governativa di Taiwan, la vicenda di Hsu Tzu-chiang è l’esempio più evidente di un sistema incline all’errore. Circostanza tanto più grave in un paese in cui è prevista la pena capitale e condanne a morte vengono eseguite ogni anno

sabato 4 aprile 2015

USA - Alabama, Pena di morte: Anthony Ray Hinton 30 anni nel braccio della morte da innocente, scarcerato a 59 anni

Agi
Ha scontato 30 anni in carcere, nel braccio della morte, ma era innocente. Anthony Ray Hinton sarà finalmente libero domani, all'età di 59 anni, dopo essere stato imprigionato nel 1985 con l'ingiusta accusa di aver ucciso due uomini. 


Lo processarono per rapina e omicidio di due titolari di un ristorante sebbene non vi fossero testimoni o impronte digitali sulla scena del crimine. L'anno dopo un altro ristorante fu rapinato e il suo proprietario ferito da colpi d'arma da fuoco. Fu lui a identificare Hinton, anche se al momento del reato quest'ultimo si trovava a 24 km di distanza dal ristorante derubato.

Ma Hinton è nero, hanno affermato i suoi legali, e questo particolare razziale ha giocato un ruolo di non poco conto nel fornire un "esempio da manuale dell'ingiustizia". La polizia andò in casa della madre e lì trovo la pistola dell'uomo. Poi affermò che l'arma era stata utilizzata in tutti e tre i crimini. Quella stessa pistola è stata analizzata, trent'anni dopo, da altri esperti, tra cui un ex agente del Fbi: in realtà non aveva nulla a che fare con quei reati. Lo scorso anno, il nuovo processo, che a restituito l'onore all'uomo ma non il tempo passato in galera.

giovedì 26 marzo 2015

USA - Arizona - Madre innocente 23 anni nel braccio della morte: accusata dell'omicidio del figlio, oggi libera

Rai News
24 marzo 2015 Dopo 23 anni le hanno detto che si erano sbagliati, che aveva ragione lei quando diceva che non era stata lei ad uccidere il figlio Christopher di 4 anni nel 1990 in Arizona. Quei 23 anni Debra Milke, che oggi ne ha 51, li ha passati nel braccio della morte, condannata sulla base delle dichiarazioni di un agente di polizia. Nel 2013 la Corte di Appello ha ribaltato la sentenza e la scorsa settimana è arrivato il verdetto definitvo: è una donna libera.


La prova: la parola dell'agente corrotto
E' stato Armando Saldate - aveva già mentito ai giudici in quattro processi ed era stato più volte accusato di corruzione - ad affermare in aula che lei avesse confessato l'omicidio. Perchè? Non voleva tenere il figlio con sé ma nemmeno lasciarlo con il padre e voleva anche incassare l'assicurazione sulla vita di 5 mila dollari che aveva stipulato per il figlio. La giuria si è basata solo sulle parole di Saldate che sosteneva che Debra Milke avesse confessato. Di quella confessione però non c'erano prove: nessun testimone, registrazione. E Debra Milke è stata costretta a passare 23 anni della sua vita in carcere.

L'omicidio di Christopher
Dopo le feste il bimbo ha chiesto di vedere di nuovo Babbo Natale e il coinquilino della madre, James Styers, lo ha quindi portato nel deserto insieme ad un amico, Roger Scott. Lì, insieme ad un amico, lo ha ucciso con un colpo alla testa. I due sono ancora nel braccio morte mentre Debra Milke è stata considerata il mandante.

Ora la Milke fa causa alla polizia di Phoenix
Lo ha dichiarato il suo avvocato poco dopo la scarcerazione: commossa e finalmente senza fermo alla caviglia, Debra Milke ha deciso di fare causa davanti alla Corte Federale alla polizia di Phoenix inclusi i detective, l'intero dipartimento e la procura. Li accusa di numerose violazioni di diritti civili e di processo ingiusto.

E intanto lo Utah ripristina la fucilazione
Mentre la polizia finisce di nuovo sotto accusa per il caso Milke, la pena di morte torna a declinarsi nel modo più brutale nello stato dello Utah. Il governatore ha infatti deciso di ripristinare il plotone di esecuzione nel caso non possa essere eseguita l'iniezione letale, come già successso, per mancanza di medicinali.

martedì 24 febbraio 2015

USA - Texas - Pena di morte - Corte di appello sospende l'esecuzione di Rodney Reed

KVUE.com
Austin - La Corte d'Appello del Texas ha sospeso sull'esecuzione del condannato a morte Rodney Reed in risposta ad una mozione presentata dal suo avvocato il 13 febbraio.
Rodney Reed
Nel maggio 1998, Reed è stato condannato per lo stupro e l'omicidio della 19enne, Stacey Stites e fu condannato a morte. Reed da allora si è sempre dichiarato innocente

Stites è stata uccisa poche settimane prima del suo matrimonio nel 1996. Gli investigatori hanno trovato sperma di Reed sul suo corpo, accusandolo del crimine.

L'avvocato di Reed ha detto il test potrebbe fornire ulteriori informazioni su Jimmy Fennell, il fidanzato di Stites, che è sospettato della sua morte. L'ex ufficiale di polizia sta scontando 10 anni di carcere per aver aggredito una donna sul posto di lavoro a Georgetown.

La sentenza della Corte d'Appello e i suoi avvocati affermano che una recente scoperta nel caso di Reed possa avvalorare la sua innocenza.

La corte ha sospeso sull'esecuzione di Reed, in programma per il 5 marzo, "in attesa di ulteriori ordini di questa Corte."

L'avvocato di Reed, Bruce Benjet, ha rilasciato la seguente dichiarazione Lunedi:

Siamo estremamente sollevati dal fatto che il tribunale ha sospeso l'esecuzione del signor Reed così ci sarà un'adeguata considerazione delle nuove e rilevanti prove della sua innocenza. Siamo inoltre ottimisti che questo ci darà la possibilità di fare finalmente il test del DNA che potrebbe rivelare chi effettivamente ha commesso il reato.

Più di 100 manifestanti sabato si sono radunati presso la Texas State Capitol a sostegno di una sospensione dell'esecuzione programmata per Reed, chiedendo il test del DNA per verificare la presunta evidenza della recente scoperta.

Un giudice Bastrop County nel mese di novembre ha negato la richiesta di Reed per testare nuove prove del DNA.

Traduzione Blog Diritti Umani - Human Rights


Link correlati: 

USA - Texas - Imminente l'esecuzione di Rodney Reed che si dichiara innocente. Condannato da una giuria di soli bianchi.

giovedì 19 febbraio 2015

USA: ex detenuto di Guantánamo David Hicks vince l'appello contro la condanna per terrorismo

Ansa
Un ex detenuto australiano di Guantánamo, David Hicks, ha vinto l'appello per annullare la sua condanna per terrorismo negli Stati Uniti. Un tribunale militare statunitense ha rovesciato la sentenza del marzo 2007, che riconosceva Hicks colpevole di aver fornito sostegno materiale al terrorismo. 


David Hicks
Il nuovo verdetto ha stabilito che l'accusa non avrebbe dovuto essere trattata da un tribunale militare poiché non aveva a che fare con crimini di guerra.

Hicks, 39 anni, era stato catturato nel 2001 in Afghanistan, dove stava frequentando un campo di addestramento di Al Qaeda e dove aveva incontrato Osama bin Laden. È stato detenuto nel carcere di Guantánamo da gennaio del 2002 a maggio del 2007. Hicks ha detto di non essere interessato alle scuse ufficiali degli Stati Uniti, ma ha chiesto di essere risarcito per le cure necessarie per superare i traumi causati dalle torture subite durante la detenzione