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venerdì 7 agosto 2020

Cina - Innocente dopo 27 anni di carcere per aver confessato un omicidio sotto tortura. Xi Jinping : "Non è mai troppo tardi per correggere gli errori"

Il Dubbio
"Non è mai troppo tardi per correggere gli errori". Con queste parole il presidente Xi Jinping ha messo fine alla drammatica vicenda che ha visto protagonista un carpentiere cinese, oggi 52enne, finito in carcere per ben 27 anni, condannato per un assassinio avvenuto nel 1993 del quale però non esistevano prove sufficienti per detenere l'uomo.

Zhang Yuhuan al momento della liberazione
Zhang Yuhuan ha così scontato metà della sua vita, 9.778 giorni, ingiustamente in una cella. È l'errore riconosciuto dalla giustizia che molto probabilmente non risarcirà mai abbastanza l'uomo. 

In realtà la vicenda è importante per diversi aspetti. Il calvario di Zhang iniziò nell'ottobre 1993 quando i corpi di due ragazzi furono scoperti in un bacino idrico del villaggio a Jinxian, una contea di Nanchang, capitale del Jiangxi. Immediatamente i sospetti si appuntarono su Zhang, vicino di casa delle vittime. 

Nel gennaio 1995, un tribunale di Nanchang lo ha dichiarato colpevole condannandolo a morte, poi la pena è stata commutata in ergastolo dopo due anni. Zhang ha sempre urlato la sua innocenza sostenendo di essere stato torturato dalla polizia durante gli interrogatori. 

A marzo 2019, sotto la spinta di innumerevoli appelli pubblici l'Alta Corte ha riaperto il caso e a luglio scorso i procuratori provinciali hanno raccomandato l'assoluzione del sig. Zhang sulla base di prove insufficienti.

Implicitamente si è riconosciuto che le confessioni del condannato erano state estorte con la forza. Quella della tortura non è una pratica inusuale in Cina, già nel 2015 un rapporto di Amnesty International aveva messo in evidenza come su 127mila verdetti emessi in quell'anno ben 1898 potevano essere ricondotti a confessioni ottenute illecitamente, tra queste solo in 16 casi la Corte aveva deciso di non accogliere le dichiarazioni dell'imputato anche se ciò era dovuto solo all'emergere di altre prove. 

Si tratta di cifre ottenute tramite il lavoro di 40 avvocati, spesso i primi a subire le conseguenze delle loro denunce. Nel mirino delle autorità poi finiscono attivisti per i diritti umani, oppositori e i rappresentanti di minoranze etniche in lotta per il proprio riconoscimento.

Malgrado fin dal 2010 il sistema cinese abbia iniziato uno sforzo serio per sradicare l'uso delle confessioni forzate. Attualmente infatti, come nel caso Zhang, la condanna a morte deve essere approvata dalla Corte suprema cinese. Ma tali riforme sono ostacolate dal potere per due principali motivi. La polizia in molte province è sottoposta a forti pressioni da parte delle autorità centrali per risolvere i casi, inoltre spesso vengono detenuti imputati definiti "politicamente sensibili" come nel caso dei musulmani Uiguri. È molto probabile quindi che un possibile miglioramento della giustizia cinese riguarderà solo la criminalità comune lasciando fuori chi viene considerato una minaccia per il partito Comunista.

Alessandro Fioroni

domenica 19 novembre 2017

Usa - Luisiana - Wilbert Jones arrestato a 19 anni libero dopo 46 anni in carcere innocente per un crimine che non ha commesso

TGCom24
Wilbert Jones, che era stato incarcerato quando aveva appena 19 anni per sequestro di persona e stupro di unʼinfermiera, si è sempre proclamato innocente.



Ha passato dietro le sbarre gran parte della sua vita. Wilbert Jones, della Louisiana (Usa), a 19 anni era stato arresto per sequestro di persona e stupro di un'infermiera. Ora dopo 45 anni e 10 mesi esce dalla prigione. Non perché ha finito di scontare la pena, ma perché non aveva mai commesso il fatto: era stato incarcerato per errore.

Jones durante i quasi 50 anni di carcere si era sempre proclamato innocente. E infatti è finito in prigione per un clamoroso errore giudiziario. Le accuse contro di lui si erano basate totalmente sulla testimonianza dell'infermiera. Inoltre la donna aveva detto alla polizia che l'uomo che l'aveva violentata era "più alto" e "aveva una voce più ruvida" di Wilbert. Ma le forze dell'ordine arrestarono lo stesso il 19enne.

Ora è emerso che a compiere il reato è stato un altro uomo, un pregiudicato già colpevole di un altro stupro e arrestato per rapina. La giustizia dello stato della Louisiana ha impiegato però più di 45 anni per capire di aver commesso un grosso errore.
"Dio mi ha confortato - ha detto Wilbert -. Non sono spaventato, la mia famiglia mi è sempre stata vicina. Il suo primo desiderio da uomo libero è un piatto di Gumbo(una pietanza tipica della Lousiana)".

giovedì 10 aprile 2014

Stati Uniti: liberato dopo 24 anni in carcere, non aveva commesso l'omicidio di cui era accusato

Tm News
Ha passato 24 anni e 8 mesi in carcere accusato di aver commesso l'omicidio dell'amico Darryl Rush avvenuto nel 1989 a Williamsburg, un quartiere di Brooklyn, New York. L'uomo, Jonathan Fleming, è stato liberato ieri. 

Il 51enne da sempre ha sostenuto che quel giorno, il 15 agosto, si trovava in vacanza con la sua famiglia a Disney World a Orlando, Florida. Fleming era stato messo in carcere perché secondo i giudici aveva ucciso a colpi di pistola Rush dopo una lite per soldi. Ma il suo avvocato non si è mai dato pace e dopo aver fatto riaprire il caso ha fornito alla giuria video e foto che provavano la presenza del 51enne in Florida. E ancora, a scagionare l'uomo, sono stati alcuni testimoni che hanno ritrattato le loro deposizioni.

"Questo giorno è arrivato, l'ho sognato tante notti", ha detto Flaming appena uscito dalla prigione di New York. A chi gli ha chiesto cosa avrebbe fatto nel suo primo giorno da persona libera il 51enne ha risposto: "Andrò a mangiare con mia madre e la mia famiglia, e mi preparerò a vivere il resto della mia vita". "La decisione di oggi segue una seria e meticolosa revisione di questo caso, è basata su importanti alibi che mostrano che Fleming si trovava in Florida nel periodo dell'omicidio, ho deciso di sollevare tutte le accuse contro lui nell'interesse della giustizia", ha detto in una nota Ken Thompson, il procuratore del distretto di Brooklyn.

mercoledì 26 marzo 2014

Stati Uniti: 74enne libera dopo 32 anni trascorsi in carcere per un crimine non commesso

Ansa
Una donna americana di 74 anni, in carcere per 32 anni per un crimine che non ha mai commesso, è stata finalmente rilasciata grazie alla perseveranza di un pugno di studenti di diritto. 

Lo hanno reso noto ieri sera fonti giudiziarie. Mary Virginia Jones era stata condannato nel 1981 per omicidio, sequestro di persona e furto. Il giudice William Ryan della Corte superiore di Los Angeles ha però annullato le sue condanne e ne ha ordinato il rilascio.

La settantaquattrenne, soprannominata 'madre Mary' dai suoi amici e familiari, era stata considerata complice nell'omicidio di uno spacciatore, perpetrato dal suo allora compagno Mose Willis. Ma secondo gli studenti di legge presso la University of Southern California (Usc), che hanno difeso il caso della Jones in tribunale, Willis aveva puntato una pistola alla testa della moglie per costringerla a condurre la vittima in un vicolo, dove lui gli ha sparato. "È surreale, è il giorno che aspetto da una vita", ha dichiarato la donna dopo l'annuncio della sentenza da parte del giudice.

mercoledì 12 marzo 2014

Louisiana «Glenn è innocente»: scarcerato dopo 30 anni nel braccio della morte

Corriere della Sera
L’uomo, 64 anni, era stato condannato in Louisiana alla sedia elettrica nel 1984. Si era sempre dichiarato innocente


Glenn Ford, 64 anni, torna libero dopo 

aver trascorso 30 anni in cella (Ap)
Glenn Ford, 64 anni, è di nuovo un uomo libero. La Louisiana lo ha scarcerato ammettendo un clamoroso errore giudiziario dopo 30 anni. Glenn Ford ha trascorso quasi metà della sua vita nel braccio della morte. Da innocente, come ha continuato inesorabilmente a ripetere. E la sua storia riapre il dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti. 

Dal 1974 sono stati 144 i detenuti condannati alla pena capitale e rilasciati dopo una lunga prigionia, come racconta la pagina web dedicata alle loro storie, la «Innocent list» (la lista degli innocenti). Ma, come sottolineano i media Usa, nessun carcerato è mai rimasto nel braccio della morte così a lungo prima di essere riconosciuto innocente.

La storia
La storia di Glenn Ford inizia nel 1984 quando viene condannato a morte. Una giuria (di «soli bianchi», ci tengono a precisare gli osservatori) lo riconosce colpevole di avere ucciso un gioielliere, Isadore Rozeman, 56 anni, durante una rapina. Ford si dichiara innocente, giura di non essere coinvolto nell’omicidio, dopo il primo verdetto ricorre in appello più volte. Ma non viene ascoltato. incarcerato, viene trasferito nel braccio della morte - in attesa dell’esecuzione - ad agosto del 1988. Adesso un giudice della Louisiana lo ha scagionato sulla base di nuove informazioni che confermano la sua versione dei fatti. Il giudice, ha spiegato l’avvocato di Ford, ha riconosciuto che il processo è stato «compromesso da avvocati inesperti e dal fatto che alcune prove sono state dichiarate inammissibili, incluse informazioni fornite da un testimone». «Glenn Ford non avrebbe nemmeno mai dovuto essere arrestato: non ha partecipato e non era nemmeno presente durante la rapina», ha detto il giudice

Di nuovo libero
«Come mi sento? - ha detto Glenn Ford dopo il rilascio - la mia mente va in mille direzioni diverse perché sono stato rinchiuso per quasi 30 anni per qualcosa che non ho mai fatto. E non posso tornare indietro e fare quelle cose che avrei potuto fare a 40 anni. Mio figlio era un bambino quando mi hanno arrestato, adesso è un uomo adulto con dei figli». Attualmente 83 uomini e due donne sono detenute nel braccio della morte in Louisiana Secondo la legge statale chi viene incarcerato ingiustamente ha diritto a un risarcimento di 25mila dollari per ogni anno passato in prigione. Ma con il tetto massimo di 25omila dollari (circa 180mila euro) a cui si aggiungo 80mila dollari (58mila euro) per la perdita di «opportunità di vita». Sarà questa la cifra che riceverà anche Glenn Ford.


di Beatrice Montini

martedì 17 settembre 2013

Giustizia: innocenti finiti in cella per sbaglio... più di mille l'anno ottengono il risarcimento

Il Tempo
Mettete da parte per un attimo il "fattore B". Dimenticate i guai di Silvio e concentratevi sul problema vero della giustizia, che riguarda tutti noi, cittadini del Belpaese e potenziali vittime di un "errore" che può trascinarci in un'aula di tribunale e poi dietro le sbarre di una cella.

Dal 1989, con l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, a oggi, circa 25 mila italiani (e non) sono stati incarcerati ingiustamente. Per rimborsarli lo Stato ha pagato 550 milioni di euro. Se aggiungiamo altri 30 milioni di risarcimento per errori giudiziari, arriviamo a quasi 600 milioni. Cento abbondanti in più di quanto stanziato giorni fa dal Governo con il "decreto del Fare" per rendere più sicuri i 43mila plessi scolastici italiani e costruirne di nuovi.

Non solo. Bisogna aggiungere le persone alle quali la richiesta di riparazione è stata negata, a volte per un cavillo. Eurispes e Unione Camere Penali parlano di una media di 2.500 domande all'anno di risarcimento per ingiusta detenzione e sottolineano che appena un terzo (800) sono state accolte. Quindi possiamo stimare che da 25.000 casi si arrivi a circa 50.000. Immaginate lo stadio Olimpico: gli innocenti finiti dietro le sbarre ne riempirebbero oltre la metà.

Ma non è un fenomeno degli ultimi 22 anni. Accadeva anche prima e non c'era la legge sulla riparazione di ingiuste carcerazioni (galera preventiva) ed errori giudiziari (sentenza sbagliata). Per il Censis durante la storia repubblicana quattro milioni di persone sono state coinvolte in inchieste e sono risultate innocenti. E i giudici raramente hanno pagato.

Dall'entrata in vigore della legge Vassalli (1988), che regolamenta la loro responsabilità civile, le cause contro le toghe sono state 406. Solo 4 concluse con una condanna, meno di una su 100. Le vittime sono sconosciuti e vip, uomini politici e tutori dell'ordine, medici e impiegati, liberi professionisti e, naturalmente, anche magistrati.

Vi racconteremo le loro storie, le sofferenze patite, dalla perdita del lavoro a quella dell'immagine, nel caso di personaggi pubblici. Dopo, a poco servono le smentite e le rettifiche. E perfino i risarcimenti. Perché non è solo una questione di denaro. Quello che resta delle loro esistenze, famiglie, rapporti di amicizia e professionali sono macerie, rovine sulle quali è difficile, a volte impossibile, ricostruire. Vite bruciate. Per uno sbaglio.
[segue]