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sabato 16 gennaio 2021

USA - Mississipi - Eddie Lee Howard condannato a morte nel 1994. Riconosciuto innocente dopo 26 anni trascorsi nel braccio della morte.

Blog Diritti Umani - Human  Rights
Eddie Lee Howard è stato condannato a morte ingiustamente nel 1994. Ora, dopo decenni di lotte, è stato prosciolto. 

Eddie Lee Howard nel momento della sua liberazione

Era stato condannato a morte nel 1994, dopo essere stato ingiustamente accusato per l'omicidio e lo stupro dell'84enne Georgia Kemp, che è White, a Columbus, Mississippi.

Secondo l'Innocence Project, che rappresentava Howard. Howard è stato inizialmente indiziato per questo crimine da un medico che ha paragonato i segni di morsi sul corpo di Kemp ai denti di Howard. 

Ma ad agosto, la Corte Suprema del Mississippi ha riconosciuto che i confronti tra segni di morso non erano sufficienti per legarlo all'omicidio e ha affermato che "un singolo colpevole non può essere identificato in modo affidabile attraverso il confronto con segni di morso". 

Di conseguenza, il caso è stato annullato, reso e rinviato a giudizio. Howard è stato rilasciato dal braccio della morte del Mississippi a dicembre ed è stato prosciolto venerdì, ha detto l'Innocence Project. 

"Voglio dire molte grazie alle molte persone che hanno la responsabilità di contribuire a rendere il mio sogno di libertà una realtà", ha detto Howard in un comunicato. 

Gli Stati Uniti hanno alcuni dei tassi di incarcerazione più alti al mondo. Entro la fine del 2019, più di 1,4 milioni di persone sono state incarcerate nella nazione, secondo il Bureau of Justice Statistics degli Stati Uniti. 

I neri americani sono colpiti in modo sproporzionato e nel Mississippi più della metà della popolazione carceraria è nera, secondo un rapporto del Sentencing Project, un'organizzazione di ricerca sulla giustizia penale senza scopo di lucro.

ES

lunedì 24 giugno 2019

USA - Mississippi. Corte Suprema annulla condanna a morte di Curtis Flowers: "Esclusero giudici neri"

Il Giornale
Secondo il detenuto, nei processi a suo carico, il procuratore si sarebbe opposto alle nomine di giudici di colore. Condannato a morte per 4 omicidi, ma ora la sua sentenza è stata annullata. 

Curtis Flowers
Il motivo? Dalla giuria erano stati esclusi membri di colore. Negli Stati Uniti, la Corte Suprema ha deciso, con 7 pareri favorevoli su 9, di annullare la condanna a morte del detenuto afroamericano, sulla base di accuse di discriminazione razziale. 

Era stato il detenuto nel braccio della morte del Mississippi a fare ricorso contro la sentenza, che aveva deciso per la sua morte, affermando che il procuratore del caso si era opposto alla nomina di giurati neri, per tutti i sei processi svoltisi a carico del carcerato.

La decisione della Corte, che annulla la precedente condanna, si appella a sentenze precedenti che hanno registrato un atteggiamento discriminatorio da parte del procuratore che decide le nomine dei giurati nel processo. 

Il giudizio non riguarda le prove a carico del condannato, che infatti non è stato valutato innocente, ma solamente le procedure seguite durante i processi, che non sono risultate accettabili. Il detenuto è accusato di aver ucciso 4 persone in un negozio di mobili di Winona nel 1996. 

Per quei crimini è stato giudicato 6 volte: due processi (gli unici in cui erano presenti giurati neri) si sono chiusi con un nulla di fatto, mentre altri tre, conclusisi con la condanna, erano stati annullati precedentemente dalla Corte Suprema, perché il comportamento del procuratore era risultato non appropriato. Il sesto processo, invece, era stato considerato valido, come la condanna a morte. Ma in quel caso, il procuratore si era imposto contro la nomina dei giudici di colore. Così la Corte Suprema ha ribaltato anche l'ultima sentenza rimasta valida.

Francesca Bernasconi

mercoledì 30 marzo 2016

USA - Mississippi - Pena di morte - Ritorna la fucilazione l'iniezione letale è difficile e costa troppo

Smartweek
La Mississippi House of Representatives permette allo Stato di attuare l’esecuzione dei prigionieri condannati a morte attraverso la fucilazione con un plotone di esecuzione, solo se per i funzionari statali l’iniezione letale risulta essere troppo costosa o inattuabile.
Ad inizio anno, il procuratore generale Jim Hood, ha chiesto ai membri della camera del Missisipi di approvare metodi di esecuzione alternativi alla somministrazione di farmaci letali. Somministrare un cocktail di farmaci letali, infatti, risulta essere troppo costoso per le casse dello stato. Un metodo meno dispendioso potrebbe essere, quindi, quello di eseguire le pene capitali per fucilazione.

Il repubblicano Robert Foster ha affermato che il plotone di esecuzione è un’opzione più umana e più efficace dell’iniezione letale. Secondo il membro del partito repubblicano, inoltre, anche la stragrande maggioranza dei residenti in Mississippi sarebbe a favore dell’introduzione di un plotone di esecuzione per eseguire le condanne a morte. Questa è ad esempio una sua dichiarazione a favore dell’introduzione di questo metodo “alternativo” di attuazione della condanna alla pena capitale:
E ‘stata una delle pratiche più comuni della storia, è molto immediata ed è quanto di più umano che si possa proporre per un’esecuzione”.
I politici contrari alla pena capitale hanno definito quest’idea come qualcosa di “barbarico”. Jim Craig, avvocato che ha citato in giudizio lo stato del Mississippi per il suo modo di compiere esecuzione attraverso somministrazione di farmaci letali, ha fatto notare come i legislatori abbiano votato la proposta di introdurre metodi alternativi per eseguire le condanne a morte nel pomeriggio del Venerdì Santo, il giorno in cui i cristiani credono che Cristo fu crocifisso . Jim Craig ha, inoltre, affermato:
“Trovo francamente disgustoso che, nel corso della settimana durante la quale si ricorda l’esecuzione di Gesù di Nazareth, i legislatori del Mississippi vogliano riportare il Mississippi indietro fino al 19 ° secolo”.
La Corte Suprema del Mississippi ha ascoltato le argomentazioni di Jim Craig a novembre, ma non si è ancora pronunciata sulla questione, molti secondini, invece, si sono rifiutati di far parte di un eventuale plotone di esecuzione per paura di rappresaglie future nei loro confronti.

Robert Dunham, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center, ha affermato che da quando è stata istituita la pena di morte, lo Utah risulta essere l’unico paese americano che ha eseguito le condanne a morte per fucilazione. La Death Penalty Information Center,un’organizzazione senza scopo di lucro che si oppone alla pena capitale, fa notare come lo Utah abbia eseguito ben 3 condanne a morte tramite fucilazione, la più recente delle quali nel 2010.

Il problema, purtroppo, non sembra riguardare il solo stato del Mississippi, in Virginia, ad esempio, il Senato ha approvato un disegno di legge che permetterà allo Stato di effettuare esecuzioni mediante sedia elettrica quando non si è in grado di reperire i farmaci necessari per l’iniezione letale. 

mercoledì 26 agosto 2015

US - Death Penalty - Judge orders temporary halt to Mississippi executions

Associated Press
A federal judge has temporarily blocked the state of Mississippi from using two drugs in executions.

U.S. District Judge Henry T. Wingate issued a temporary restraining order Tuesday saying Mississippi officials cannot use pentobarbital or midazolam, two drugs used to render prisoners unconscious. Mississippi state law requires a three-drug process, with the sedative followed by a paralyzing agent and then a drug that stops an inmate's heart.

Jim Craig, a lawyer for two inmates, said Wingate gave the order verbally Tuesday in a phone conference with him and other lawyers. Wingate is supposed to issue a written order, but while an online court docket reflects Wingate made the temporary restraining order, no written copy was yet available late Tuesday.

Grace Simmons Fisher, a spokeswoman for the Mississippi Department of Corrections, wrote in an email that the state prison system acknowledged that the order bars the state from using any drug to execute a condemned inmate. The state has already filed a notice of appeal.

Attorney General Jim Hood and a spokeswoman did not immediately respond to requests for comment.

Mississippi is one of a number of states facing legal challenges to lethal injections. The state has been involved in a series of disputes even as it has sought to execute one of Craig's clients, Richard Jordan. Hood's office had asked the state Supreme Court to set an Aug. 27 execution date for Jordan, one of the plaintiffs in the suit. Jordan was convicted of capital murder committed in the course of kidnapping Edwina Marta in Harrison County in 1976.

Prisoners say they face risks of excruciating pain during an execution and that that violates the U.S. Constitution's Eighth Amendment prohibition against cruel and unusual punishment.

The suit says there's no guarantee that Mississippi can mix a safe and effective anesthetic to knock out prisoners, and even then, prisoners could remain conscious during execution.

As the case was proceeding, Hood's office told Wingate that Mississippi was abandoning its plans to use pentobarbital and instead would use midazolam. The second drug's use has been ruled constitutional for use in executions in some states. Mississippi officials have said they've struggled to buy pentobarbital as death penalty opponents pressure manufacturers to cut off the supply of that drug.

Now 68, Jordan is the oldest inmate on Mississippi's death row, having won three successful appeals only to be resentenced to death. He's also the longest-serving, having spent 38 years in death row.

Craig has also been involved in a series of legal disputes claiming the prison system is breaking the state public records law by refusing to release documents relating to its efforts to procure execution drugs.

The last person that Mississippi executed was Gary Simmons in June 2012.

mercoledì 26 marzo 2014

USA - Un'innocente sta per essere messa a morte nello stato del Mississippi

Corriere della Sera - Amnesty International
Il Mississippi sta per procedere alla prima esecuzione di una donna dal 1944. Secondo l’ex giudice della Corte suprema dello stato Oliver Diaz Jr., “se l’esecuzione avverrà ne saremo tutti complici, dato che in questo caso tutto è stato fatto meno che fare giustizia”.
L’esecuzione di Michelle Byrom, 56 anni (nella foto tratta da womenofdeathrow.com) è prevista dopodomani, giovedì 27.

Accenno appena alla circostanza che Michelle Byrom ha vissuto in ambienti turpi e di violenza estrema: stuprata dal padrino per sei anni, costretta a prostituirsi, scappata di casa a 15 anni, stuprata a quell’età dall’uomo di 31 anni che la sposò, Edward Byrom Sr., madre di un figlio, Edward Byrom Jr., stuprato a sua volta dal padre e che la obbligava a fare sesso di gruppo con altri uomini e riprendeva la scena con videocamera. Non c’è da meravigliarsi che la donna avesse tentato il suicidio ingerendo veleno per topi.

Queste circostanze sarebbero state considerate attenuanti, o almeno un buon avvocato le avrebbe presentate come attenuanti riuscendo ad evitare che la sua cliente venisse condannata a morte per l’omicidio del marito.

Quando Byrom Sr. venne ucciso, Michelle Byron era ricoverata in ospedale per una polmonite acuta. Dunque, non è lei l’assassina e, come vedremo, con ogni probabilità non è neanche la mandante.

La giuria del processo di primo grado credette all’impianto accusatorio, basato sulle confessioni rese in ospedale da una donna inferma di mente e imbottita di medicinali e sulle dichiarazioni di Byrom Jr. secondo il quale la madre aveva pagato tale Joey Gillis per uccidere il padre. In cambio di questa testimonianza, Byron Jr. ebbe uno sconto di pena (lui e Gillis sono liberi da alcuni anni) mentre Michelle Byrom venne condannata a morte. Gli avvocati di Michelle Byrom erano al loro primo processo per un reato punibile con la pena capitale.

“Ho provato in tutti i modi a immaginare un caso peggiore di assistenza legale inefficace, ma non ci sono riuscito” – sono le parole di un altro giudice della Corte suprema del Mississippi, Jess H. Dickinson.

Ma le colpe dell’avvocato sono il meno, rispetto al fatto che la successiva confessione di Byrom Jr. – reiterata più volte – non è mai stata presa in considerazione e che i ricorsi di Michelle Byrom tanto alla Corte suprema del Mississippi quanto a quella federale siano stati respinti.

Come ha efficacemente scritto Warren Yowder, direttore del Public Policy Center del Mississippi, “neanche John Grisham avrebbe potuto scrivere una storia del genere. In un mondo normale, questo sarebbe stato un racconto breve di Flannery O’Connor”.

Invece, sta per accadere tra poche ore in Mississippi. A meno che la Corte suprema dello stato non ci ripensi.