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domenica 7 aprile 2019

Camerun, rapporto Human Rights Watch: uccisi 170 civili in 6 mesi nelle regioni anglofone da forze governative

Nema News
Secondo il nuovo rapporto di Human Rights Watch, le forze governative nelle regioni anglofone del Camerun hanno ucciso almeno 170 civili negli ultimi sei mesi. Anche se a causa delle continue violenze e delle difficoltà di accesso a zone remote, il numero di decessi tra i civili potrebbe probabilmente essere superiore. I disordini in corso hanno determinato lo spostamento di più di mezzo milione di persone.


Il conflitto armato è scoppiato nel 2017 nelle regioni anglofone nord-occidentali e sud-occidentali del Paese dopo che il governo ha represso violentemente le proteste pacifiche iniziate l’anno prima contro l’emarginazione percepita della popolazione di lingua inglese.


Nel rapporto di Human Rights Watch si descrive l’uso della forza indiscriminata da parte delle unità speciali dell’esercito. Distrutte centinaia di case e edifici pubblici nelle regioni nord-occidentali e sud-occidentali.

Naturalmente il governo Biya ha negato che le forze di sicurezza dello Stato abbiano effettuato abusi ai danni dei civili.

Almeno 30 casi sono pendenti nei tribunali militari di Bamenda e Buea per crimini quali tortura, distruzione di proprietà, violazione di ordini e furti.

Federica Iezzi

lunedì 24 settembre 2018

Camerun. Violenze, terrore e uccisioni nella regione anglofona. Centinaia di morti tra civili e l'esercito. Migliaia di sfollati.

Corriere della Sera
Video con scene di fucilazioni e decapitazioni, 260 episodi di violenza con 400 civili e 160 membri delle forze di sicurezza assassinati. Il 2018 sarà ricordato come l'anno del terrore nella regione nord-occidentale del Camerun, la cui popolazione anglofona denuncia da due anni di sentirsi discriminata ed emarginata. 


Ma il tempo delle proteste pacifiche, salvo quelle delle donne per il cessate-il-fuoco, è terminato. Nella regione opera ormai stabilmente un gruppo armato separatista, le Forze di liberazione dell'Ambazonia.
Gli scontri con l'esercito camerunense sono all'ordine del giorno. Non si contano i casi di rapimenti, distruzioni di beni pubblici e privati, incendi di villaggi e assalti alle scuole. Gli sfollati interni e quelli che hanno trovato riparo in Nigeria sono migliaia

Dal paese africano arrivano video terrificanti. Alle riprese di un'esecuzione extragiudiziale avvenuta a luglio, ha fatto seguito un video diffuso dai separatisti che mostra la testa decapitata di un agente della gendarmeria lasciata in una pozza di sangue con accanto quelli che paiono gli organi genitali della vittima. 

Con le elezioni alle porte, è probabile un'ulteriore aumento della violenza: le Forze di liberazione dell'Ambazonia sono disposte a tutto pur di non far votare nella regione anglofona.

Riccardo Noury

giovedì 2 novembre 2017

UNHCR - Migliaia di profughi dal Camerun chiedono asilo in Nigeria

UNHCR
L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, in collaborazione con le autorità locali, sta fornendo assistenza alle persone richiedenti asilo e protezione provenienti dal Camerun, arrivate nel sud est della Nigeria in quest’ultimo mese. A partire dall’inizio di ottobre in migliaia sono fuggiti dalle regioni anglofone del Camerun e sono arrivati in Nigeria.
Profughi camerunensi al confine con la Nigeria
Nel sud ovest del Paese, finora l’UNHCR insieme alle autorità nigeriane, e con l’aiuto di partner locali, ha registrato 2.000 persone. Altre 3.000 aspettano di essere registrate e altre ancora potrebbero essere bloccate nelle foreste in Camerun al confine con la Nigeria, nel tentativo di attraversare il confine.

L’UNHCR e la “Commissione Nazionale per i Rifugiati, i Migranti e gli Sfollati Interni” (NCFRMI) stanno distribuendo beni di prima necessità al confine con il River State in Nigeria. Stanno inoltre realizzando missioni congiunte per valutare la situazione e registrare le persone appena arrivate.

L’UNHCR ha inoltre distribuito beni di prima necessità, quali materassini e coperte, zanzariere, utensili per cucinare, kit igienici e 40 tonnellate di cibo.

L’UNHCR continuerà a distribuire materiali di prima necessità in altre località nel corso di questa settimana. L’UNHCR sta lavorando ad un piano d’emergenza insieme al governo nigeriano e altre agenzie ONU per fornire assistenza umanitaria alle 40.000 persone che si prevede attraverseranno il confine. L’UNHCR teme però che questo numero possa essere una sottostima se la situazione di instabilità politica in Camerun si protrarrà nel tempo.

La Nigeria e il Camerun sono già alle prese con una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi tempi con 2,5 milioni di persone che hanno abbandonato le proprie case nella regione del lago Chad a causa dell’insurrezione di Boko Haram. Il recente afflusso di richiedenti asilo camerunensi in Nigeria mette a dura prova la comunità internazionale e aggrava la già difficile situazione nella regione.

domenica 13 agosto 2017

Camerun - Denuncia di Amnesty: torture e persecuzioni a presunti appartenenti a Boko Haram

prideonline.it 
Negli ultimi tempi la Repubblica del Camerun è finita al centro delle cronache per il mancato rispetto dei diritti umani. 

Prigionieri presunti appartenenti a Boko Haram arrestati dall'esercito del Camerun
Nel mirino delle autorità ci sono sospettati di terrorismo e omosessuali che subiscono persecuzioni e violenze. La crisi economica e delle garanzie si estende anche nelle zone di foresta, dove la tribù dei Baka vede ogni giorno la negazione alle proprietà e alle risorse.

Le torture ai presunti fiancheggiatori del terrorismo. Solo perché sospettati di appoggiare la strategia di Boko Aram, le forze dell'ordine camerunensi riserva loro trattamenti di violenza. Secondo il rapporto "Stanze segrete di tortura in Camerun: violazioni dei diritti umani e crimini di guerra nella lotta contro Boko haram" elaborato da Amnesty International, tra il 2013 e il 2017 ci sarebbero stati 101 casi di avvenute torture.

Ci sarebbero 24 metodi diversi che le forze del Camerun riservano ai detenuti: dal pestaggio a sangue all'annegamento fino alla costrizione in posizioni lancinanti. Quest'ultimo trattamento sembra il più crudele. Alcuni detenuti hanno raccontato della posizione "della capra", cioè l'immobilizzazione degli arti dietro la schiena e le percosse.

Un'altra tecnica adoperata ai danni dei sospettati è "l'oscillazione", con le vittime appese con gli arti legati dietro la schiena e picchiati. Trattamenti che descrivono la totale mancanza di garanzia nei confronti di altri esseri umani, seppur sospettati di sposare la teorie stragiste.

"Abbiamo condannato ripetutamente e inequivocabilmente le atrocità e i crimini di guerra commessi da Boko haram - ha detto Alioune Tine, direttore di Amnesty International per l'Africa occidentale e centrale, ma nulla potrebbe giustificare la pratica della tortura commessa dalle forze di sicurezza contro i civili, spesso arrestati senza alcuna prova e costretti a sopportare dolori inimmaginabili".
[...]

di Matteo Melani

mercoledì 26 luglio 2017

Camerun, rapporto shock di Amnesty: crimini di guerra nella lotta a Boko haram

La Repubblica
Il documento rivela il perpetrarsi di orribili torture ai danni di decine di persone accusate, spesso senza prove, di sostenere il gruppo terroristico: "I detenuti, pestati a sangue, vengono costretti in posizioni lancinanti, annegati e percossi per ore"

Il Camerun continua a sanguinare e l'ultima ferita sarebbe stata inferta proprio dalle forze di sicurezza del Paese (B.I.R.) che, stando a un rapporto di Amnesty International, avrebbero perpetrato atti di tortura ai danni di presunti affiliati dell'organizzazione terroristica jihadista sunnita Boko haram. L'ultimo dettagliato rapporto dell'organizzazione umanitaria, "Stanze segrete di tortura in Camerun: violazioni dei diritti umani e crimini di guerra nella lotta contro Boko haram", documenta ben 101 casi di detenzione e tortura incommunicado tra il 2013 e il 2017 in oltre 20 siti diversi.

Crimini di guerra. "Queste violenze orribili rappresentano crimini di guerra. Dato il peso delle prove che abbiamo scoperto, le autorità devono avviare indagini indipendenti su queste pratiche di detenzione e tortura incommunicado, inclusa la potenziale responsabilità individuale e di comando", spiega Alioune Tine, direttore regionale di Amnesty International per l'Africa occidentale e centrale. L'organizzazione umanitaria ha scritto alle autorità camerunensi nell'aprile 2017 per condividere i risultati del rapporto, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Ogni successiva richiesta di incontro è stata rifiutata.

"Mi hanno picchiato fin quasi a morte". Le vittime sentite finora hanno descritto almeno 24 metodi diversi di tortura abitualmente perpetrati. Samou (nome di fantasia), arrestato nel marzo 2016, ha raccontato ad Amnesty International il suo interrogatorio a Salak pochi giorni dopo il proprio arresto: "Mi hanno chiesto di dire se conoscevo membri di Boko haram. Fu allora che la guardia mi legò mani e piedi dietro la schiena e cominciò a colpirmi con un cavo elettrico, mentre contemporaneamente mi lanciava acqua. Mi hanno picchiato fin quasi a morte". Mohamed (altro nome di fantasia) ha trascorso sei mesi in detenzione incommunicado ed è stato interrogato e torturato più volte a Salak. "I soldati ci hanno chiesto di confessare, ci hanno detto che se non avessimo confessato, ci avrebbero portato a Yaoundé per ucciderci. Gli abbiamo risposto che preferivamo essere uccisi piuttosto che confessare qualcosa che non sapevamo. Ci hanno picchiati per quattro giorni".

Le responsabilità di Stati Uniti e Europa. "Data la presenza frequente e probabilmente prolungata in loco, il governo degli Stati Uniti e altri partner internazionali devono indagare fino a che punto il personale era a conoscenza della detenzione illegale e della tortura commesse presso la base di Salak e se hanno adottato misure per segnalarlo ai loro superiori e alle autorità camerunensi", continua Alioune Tine.

Una scuola come base per gli atti di tortura. Tra i luoghi utilizzati per gli interrogatori, in particolare, una scuola situata nella città settentrionale di Fotokol, usata come base militare da parte del BIR a partire da maggio 2014: l'utilizzo dello stabile frequentato da bambini vìola gli obblighi del Camerun in materia di diritto internazionale umanitario nella protezione dei civili nei conflitti armati. "I funzionari responsabili di queste strutture di detenzione devono essere indagati per la loro sospetta responsabilità di comando nelle accuse di detenzione, tortura, morte in custodia e sparizioni forzate", conclude Tine.

Sara Ficocelli

sabato 11 febbraio 2017

Un tendone per rendere più umane le condizioni di vita nel carcere di New Bell a Douala, Cameroun

www.santegidio.org
La Comunità di Sant Egidio è di nuovo venuta in soccorso dei prigionieri della prigione centrale di Douala New Bell, fornendo un tendone per ripararsi dal sole e dalla pioggia.






Il mese scorso, infatti, molti si sono gravemente ammalati, altri hanno tentato la fuga, perchè le condizioni di vita nella prigione sono insopportabili: la costruzione è vecchia, il tetto di lamiera, e le celle sono sovraffollate (il carcere previsto per circa 1000 persone ne ospita ora circa 3200).

Molti preferiscono a dormire all'aperto nel cortile. Ma sono esposti alle intemperie e all'aggressione degli insettti. E anche durante il giorno il calore nelle celle è tale che non si può resistere. Ma anche all'aperto, lo spazio è angusto e il sole cocente.

Il tendone donato dalla Comunità di Sant'Egidio è un aiuto a resistere in questa situazione difficile. Offre un po' di riparo per la notte e nelle lunghe giornate di caldo. E' un piccolo passo verso una condizione di vita meno disumana in questo grande e vecchio carcere. Per questo è stato accolto con gioia e gratitudine dai detenuti.

lunedì 5 settembre 2016

Camerun - Primi arrivi di rifugiati dal Gabon dopo gli scontri per elezioni presidente

Agenzia Fides
Yaoundé - Decine di gabonesi continuano ad arrivare a Kyo-Osi, città nel sud del Camerun, alla frontiera con il Gabon, per sfuggire alle violenze post-elettorali causate dalla contestata rielezione del Presidente Ali Bongo Ondimba. Le autorità di Yaoundé hanno inviato un forte contingente di polizia e gendarmeria per rafforzare i controlli di frontiera e inquadrare i rifugiati.


I gabonesi assicurano che intendono rientrare in Gabon appena ristabilito l’ordine e la calma, ma che per il momento sono stati costretti alla fuga, affermando che ci sono già stati diversi morti negli scontri tra le forze dell’ordine e i dimostranti favorevoli a Jean Ping, lo sfidante che ha dichiarato di essere lui il Presidente eletto dal popolo.
Gli scontri più gravi sono stati registrati nella capitale Libreville e nella seconda città più importante del Gabon, Port-Gentil, ma anche i villaggi alla frontiera con il Camerun sono stati coinvolti, perché sono roccaforti dell’opposizione.
Oltre ai cittadini dal Gabon, anche diversi stranieri che vivono lì hanno deciso di fuggire. Tra questi ci sono gli appartenenti alla numerosa comunità camerunese e di altri Paesi dell’Africa occidentale. (L.M.)

giovedì 28 aprile 2016

Camerun: bambini liberati dal carcere grazie alla registrazione anagrafica

www.santegidio.org
Cameorun ,Maroua - La Comunità di Sant'Egidio ottiene la libertà di due bambini detenuti nel carcere minorile di Maroua "perché non avevano un nome"
Uno dei bambini liberati.
In mano i documenti che lo hanno permesso
Abbiamo raccontato più volte dell'importanza della registrazione anagrafica, soprattutto in molti paesi africani, dove molti bambini vivono senza che lo Stato ne sappia nulla, quindi senza un'identità legalmente riconosciuta, e di conseguenza senza diritti, nemmeno quello più elementare della libertà.

Succede anche a Maroua, nel nord del Camerun, dove due giovani, Jonas e Ernest, rispettivamente 14 e 12 anni di età, sono stati reclusi nel carcere minorile con l'accusa di essere legati a Boko Haram solo perché mai registrati all'anagrafe.
La Comunità di Sant'Egidio, che da anni visita la prigione di Maroua, si è attivata per la registrazione anagrafica dei due minori, che una volta ottenuti i documenti di identità, sono stati liberati. Gli amici della Comunità li hanno riaccompagnati nei loro villaggi dalle famiglie, grate per la liberazione dei loro figli.
Lo sapevi che attraverso la registrazione anagrafica aiutiamo migliaia di bambini ad avere un nome?

venerdì 11 marzo 2016

Camerun - Dalla Comunità di Sant'Egidio aiuto per bambini in carcere con le mamme che hanno avuto legami con Boko Haram

www.santegido.org
Ventuno bambini malnutriti costretti a vivere in prigione, dove le loro madri stanno scontando una pena detentiva perché in passato legate a Boko Haram. E' questa la drammatica situazione che la Comunità di Sant'Egidio ha incontrato nel carcere di Maroua, in Camerun. 


Bambini dimenticati ai quali la Comunità ha portato ieri kit di aiuti alimentari, zucchero, sale, arachidi e altri generi come il sapone, molto prezioso nella prigione.


Grandi sono state la commozione e la gratitudine dei bambini e delle loro mamme per un gesto d'aiuto che migliora le condizioni estremamente precarie in cui vivono.

mercoledì 2 dicembre 2015

Il Camerun ha liberato con una operazione militare 900 ostaggi di Boko Haram

The Post Internazionale
Mercoledì 2 dicembre, l'esercito del Camerun insieme a una task force regionale avrebbe liberato circa 900 ostaggi dalle mani di Boko Haram, uccidendo un centinaio di militanti del gruppo estremista.

L'annuncio è stato dato dal ministro della Difesa del Paese Joseph Beti Assomo, in una dichiarazione alla radio di stato: "Un'operazione speciale di rastrellamento è stata condotta del 26 al 28 novembre contro i combattenti", ha spiegato.

L'attacco rivolto Boko Haram è stata svolto nella parte settentrionale del Paese, al confine con la Nigeria, dove il gruppo terroristico è più attivo.

English

Reuters
Cameroon says frees 900 Boko Haram hostages in military operation
Yaounde - Cameroon's army, with backing from a regional anti-Boko Haram task force, have killed at least 100 militants from the Islamist militant group and freed 900 people it had held hostage, the army and defence ministry said on Wednesday.

"In the course of this operation, at least 100 members of Boko Haram were killed. Nine hundred hostages detained by Boko Haram were freed," said army spokesman Colonel Didier Badjeck.

The defence ministry also cited the same figures in a brief statement on state television. (Reporting by Anne Mireille Nzouankeu; Writing by Emma Farge; Editing by Catherine Evans)

venerdì 18 settembre 2015

Camerun: Sant'Egidio libera 9 giovani, rimasti incarcerati per anni per un ramo spezzato

La Repubblica
Nelle prigioni africane, al termine della pena non si è liberi: occorre ripagare lo Stato per ciò che ha speso durante la detenzione. Il furto di un panino o un ramo tagliato costano anni di carcere. A Tcholliré, la Comunità di Sant'Egidio (santegidio.org) distribuisce sapone e cibo, libera i prigionieri progettando il loro reinserimento. In carcere finiscono i più poveri: ragazzi di strada, profughi centrafricani, immigrati ciadiani. La particolare situazione dei giovanissimi detenuti ex combattenti con Boko Haram.
A Tcholliré, nel nord del Camerun, sono oltre 800 i detenuti delle due prigioni cittadine. Le loro condizioni, tra scabbia, fame, sete e sovraffollamento, sono quelle comuni a molte carceri africane. Le immagini mostrano ragazzini con pesanti catene di metallo ai piedi, come quelle d'altri tempi. Giovanissimi, a volte anche dodicenni, pagano con anni di reclusione il furto di una gallina o di un frutto. Non ci sono limiti alla custodia cautelare, si può rimanere dietro le sbarre per lunghi periodi prima del processo, quando l'accusato non può pagare un avvocato, oppure perché il dossier resta "dimenticato" nel commissariato dove è avvenuto l'arresto. Ma la reclusione viene allungata anche al termine della pena. In Camerun, infatti, per tornare in libertà è necessario pagare una somma per ripagare lo Stato del denaro speso durante la detenzione.

Ibrahim e gli altri ragazzi non più dietro le sbarre. Ibrahim aveva già scontato vari mesi. La colpa? Aver tagliato un ramo di un albero per scaldarsi. Lui è uno dei nove giovani liberati questo mese dalla Comunità di Sant'Egidio. Ogni settimana i membri dell'associazione distribuiscono sapone e cibo a Tcholliré e in altri dieci carceri del Camerun; tutti operano a titolo gratuito, un fatto che colpisce molto in una società in cui, invece, qualsiasi cosa ha un prezzo. Racconta Luc De Bolle: "Durante una di queste visite abbiamo conosciuto Ibrahim e gli altri ragazzi. Sono di famiglie povere, se non avessimo pagato la spesa accumulata (dai 25 ai 100 euro), sarebbero rimasti in carcere ancora per chissà quanto tempo. Ora li aiuteremo a trovare un lavoro e a reinserirsi nella società". Tra l'altro, proprio in questa occasione, la Comunità ha avviato un dialogo con il nuovo direttore del Tribunale regionale. L'obiettivo è considerare pene più miti per i reati legati all'estrema povertà.

Dietro le sbarre immigrati illegali ciadiani e profughi centrafricani. I nove ragazzi liberati erano tre camerunensi, due del Ciad e quattro del Centrafrica. Queste proporzioni fotografano bene la popolazione carceraria di Tcholliré. Ragazzi di strada i primi, immigrati senza documenti i ciadiani ("Si finisce in carcere per immigrazione clandestina" conferma De Bolle), profughi i centrafricani. La situazione di questi ultimi è la peggiore: vivono affamati in campi, da cui possono difficilmente uscire, spesso circondati dall'ostilità della popolazione locale.

"Ibrahim e gli altri tre - continua il volontario di Sant'Egidio - volevano scaldarsi e vendere una parte dei legni per comprare da mangiare. Purtroppo sono stati fermati dalla gente inferocita e portati dal giudice". Secondo l'Ocha, l'ufficio umanitario delle Nazioni Unite, per la guerra scoppiata a fine 2013 tra milizie Seleka e Antibalaka, oggi sono 460mila i profughi centrafricani all'estero, aumentati di 100mila nell'ultimo anno. Anche all'interno del paese, metà della popolazione (2,7 milioni di centrafricani) vive in situazione di grave necessità.

Ragazzini di strada arrestati in via preventiva. Se i profughi centrafricani a Tcholliré sono in aumento, i detenuti più piccoli, ancora adolescenti, sono camerunensi. Ragazzi di strada, arrestati a scopo preventivo in un clima di repressione e paura per gli attentati di Boko Haram nel nord del paese. A fine luglio, una bambina di nove anni, imbottita di esplosivo, si è fatta saltare in aria in un affollato locale notturno a Maroua, provocando decine di morti e feriti.

Anche ad agosto gli attentati sono continuati, con nuovi morti. "La gente deve sviluppare una cultura di vigilanza perché Boko Haram ha cambiato strategia", ha detto il ministro della Difesa Edgar Alain Mebe Ngòo chiedendo di segnalare qualunque attività o persona sospetta. Nelle città sono scattate misure di sicurezza, dal coprifuoco al divieto per i mendicanti di entrare nei luoghi pubblici e di stare nelle strade a chiedere l'elemosina. Tutti gli autori degli ultimi attentati erano minorenni, la stessa bimba di nove anni era stata vestita da mendicante.

A Tcholliré gli adolescenti reclutati da Boko Haram. "A Tcholliré e nelle altre carceri - racconta De Bolle - incontriamo anche ragazzini arrestati per aver fatto parte di Boko Haram. Sono stati reclutati perché poveri: ragazzi di strada, oppure venduti dalle loro famiglie per pochi soldi". Gli adolescenti sono usati come spie, oppure vengono mandati nei campi di addestramento al confine con la Nigeria e dopo poche settimane sono pronti a combattere.

Per giovani senza speranze, l'arruolamento con gli alleati africani dell'Isis appare un modo per costruirsi un futuro, spinti dal fascino per la violenza e per l'appartenenza a un gruppo. Quando sono arrestati, spesso solo perché potenzialmente arruolabili, la Comunità di Sant'Egidio li visita in carcere, ascolta le loro storie e ragiona con loro del reinserimento nella società al termine della detenzione. "Questo - conclude De Bolle - è il nostro modo di costruire la pace e di combattere il terrorismo".

domenica 13 settembre 2015

Camerun: un incendio scoppiato ieri notte nel carcere di Douala ha provocato 16 morti

Ansa
Lo riportano media locali, aggiungendo che sembra che le fiamme siano partite dalla cucina ma non si sa se per un incidente o per dolo.
Il carcere New Bell è stato costruito diversi anni fa per ospitare 700 detenuti ma attualmente ne ha circa 4.000.


Camer.be

Cameroun -  Incedie: La prison centrale de New Bell a Douala

Vers 18h ce samedi 12 septembre 2015, un feu d’une rare intensité dont on ignore encore la véritable origine, mais qui serait parti du quartier 16 encore appelé "Régime" a littéralement consumé une partie des bureaux du régisseur pour atteindre le quartier "Texas" où se trouvent des prisonniers ayant été condamnés.

Il a fallu deux heures d’horloge aux sapeurs pompiers du port et de l’aéroport de la ville de Douala pour circonscrire les flammes en furie. Des mesures de sécurité ont été rapidement prises pour éviter des débordements. Le préfet du Wouri, le général Sali, les éléments de la gendarmerie nationale et le bataillon blindé de reconnaissance se sont rapidement rendus sur les lieux pour apprécier l´ampleur des dégâts causés par les flammes.

Pour l’heure, aucun bilan exact du sinistre n´est disponible au moment où la nuit tombe sur la ville. Toujours est-il qu’on dénombre de nombreux brûlés parmi les prisonniers, dont certains au 3eme degré, mais aussi des cas de tentatives d’évasion qui ont été maitrisées, selon une source policière. Sur place au quartier New bell, un cordon de sécurité composé des éléments des forces de l’ordre a isolé la prison.

La prison centrale de New-bell, vieille bâtisse qui date des indépendances a été construite pour accueillir 800 pensionnaires, mais en compte 5000 à ce jour. Le Pénitencier héberge pêle-mêle des bandits de grand chemin, des délinquants mineurs, des femmes et des prisonniers de l’opération épervier. Ce qui fait d´elle une véritable bombe à retardement. On se souvient qu’un incendie de faible amplitude que celle de ce jour s’était déclenché dans le même pénitencier en 2012.

giovedì 20 agosto 2015

Camerun - A Tcholliré, dove un ramo spezzato per scaldarsi costa anni di carcere, 9 giovani ritrovano la libertà

www.santegidio.org
Sono un po’ più di 800, i detenuti delle due prigioni di Tchollirè, nel nord del Cameroun. Quasi tutti giovanissimi, molti sono profughi centrafricani o ciadiani fuggiti dai loro paesi stretti nella morsa della guerra, che scontano anni di prigione per piccoli furti o per immigrazione clandestina.

I 9 giovani con il mandato di scarcerazione 
La scorsa settimana la Comunità di Sant’Egidio di Garoua, dopo aver distribuito sapone a tutti i detenuti, ha saputo di alcuni di loro, arrestati per aver tagliato dei rami dagli alberi di un campo per farne legna da ardere. La loro intenzione era scaldarsi, ma anche venderla per fare qualche soldo. Purtroppo erano stati fermati dalla gente inferocita e portati dal giudice.

Dopo qualche mese di prigione, la pena era più che scontata, ma restava da pagare la multa. Poveri rifugiati senza mezzi, sarebbero rimasti ancora in carcere chissà quanto a lungo, se non fosse intervenuti gli amici di Sant’Egidio che hanno pagato per loro, permettendo a 9 ragazzi di ritrovare la libertà.
Le condizioni di detenzione nel carcere di Garoua


Ora bisogna pensare al loro futuro, aiutarli a trovare un lavoro e reinserirsi nella società. Allo stesso tempo, la Comunità ha aperto un canale di collaborazione con il nuovo capo del tribunale regionale, che si è dichiarato disponibile a considerare pene più miti per reati legati all’estrema povertà.






martedì 28 luglio 2015

Unhcr, 12 mila rifugiati nigeriani abbandonano instabile confine con il Camerun

Agenzia Nova
Ginevra - I rifugiati hanno dichiarato di essere fuggiti dagli attacchi dei militanti nello stato di Borno in Nigeria. Per ragioni di sicurezza l'Unhcr ha accesso limitato nella regione dell’estremo Nord, ma si stima che il numero di rifugiati registrati in quella zona possa essere di circa 12 mila unità. 

Le autorità camerunesi dicono che il numero potrebbe toccare le 17 mila unità. Nella regione di Diffa, nel sud del Niger, le autorità segnalano che nei giorni scorsi sarebbero arrivate circa 2.500 persone provenienti dalla Nigeria in seguito a un attacco da parte delle milizie della città nigeriana di Damassak all'inizio della scorsa settimana. 

I nuovi arrivati sono soprattutto donne, bambini e anziani, giunti nei villaggi di frontiera di Chetimari e Gagamari, a 20 chilometri da Damassak.

giovedì 5 marzo 2015

Camerun: 25.000 nuovi rifugiati nigeriani in soli quattro giorni. UNHCR in difficoltà per accogliere i profughi

Glog Diritti Umani - Human Rights
Quasi 25.000 rifugiati nigeriani sono arrivati in Camerun negli ultimi quattro giorni. La maggior parte provengono da Dikwa, città nigeriana riconquistata a Boko Haram lo scorso fine settimana dai militari del Ciad. L'UNHCR è sopraffatto da questo nuovo afflusso che si aggiunge ai 40.000 rifugiati nigeriani già presenti nella provincia dell'estremo nord del Camerun.
Rifugiati che fanno la fila per l'acqua nel 
campo profughi di Minawao nel Nord del Camerun
I rifugiati si sono presentati a migliaia nel corso di quattro giorni in Dabanga, Gifted, Iloué, Kabo Fotokol e altre località del nord Maroua e Lago Ciad. Si sono trasferiti a Kousseri a est del confine con il Ciad dall'altra per passare la notte, dopo otto ore di strada, del campo di transito per la pre-registrazione e le visite mediche.

Successivamente i rifugiati vengono sono stati inviati al campo di Minawao a otto ore di distanza al sud. Il campo ha già 32.000 rifugiati. L'UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati) ha individuato un altro sito a Gawar un chilometro per costruire un altro campo.

Nel frattempo, i nuovi arrivati ​​vengono prima ospitati in hangar comuni di 80 persone per un riparo di fortuna, prima di essere immessi in una seconda fase in tende per famiglie. 
L'UNHCR con difficoltà tiene il passo, il terreno roccioso rende la perforazione di pozzi difficile dovendo utilizzare delle cisterne e a volte il cibo proveniente con dei carichi dal porto di  Douala accusano ritardi nella consegna.

UNHCR in Camerun accoglie il forte coinvolgimento degli attori umanitari e locali, ma riconosce la difficoltà a rispondere a questa emergenza umanitaria.

Fonte RFI

mercoledì 4 marzo 2015

Nigeria Boko Haram: 1 milione di nigeriani rifugiati in Camerun, Ciad, Niger

La Repubblica
Lagos - Sono almeno un milione i rifugiati nigeriani in Camerun, Ciad, Niger: fuggono dalle violenze di Boko Haram. 

Lo rende noto il ministro della Giustizia nigeriano, Mohammed Bello Adoke, nel suo intervento a Ginevra alla sessione dell'Onu dedicata ai Diritti umani. Adoke sottolinea che contro Boko Haram sta operando una forza internazionale di 8700 uomini, anche con soldati di Ciad, Niger, Camerun e Benin. 

Il ministro ricorda che Boko Haram ha aumentato l'uso di bambini soldato e donne kamikaze. .

sabato 6 dicembre 2014

Camerun: governo propone la pena di morte per chi manifesta

ANSA
Roma - Se il progetto, depositato ieri sera dal governo, diverrà legge, in Camerun chi manifesta contro l'esecutivo, provocando disagi alla popolazione, potrà essere condannato a morte. 

La proposta di legge, il cui contenuto è stato denunciato da un partito d'opposizione, il Movimento per la rinascita del Camerun, rientra nelle misure che il governo di Yaoundè ritiene necessarie per fronteggiare i sempre più frequenti atti terroristici, la maggior parte dei quali, registratisi nelle zone di confine con la Niferia, attribuiti alla setta islamista Boko Haram.

Per il Movimento per la rinascita del Camerun, la legge sembra volere prevenire i moti di piazza antigovernativi che, come nel caso del Burkina Faso, hanno portato alla caduta dell'esecutivo.

Il progetto di legge propone la pena capitale, oltre che per atti di terrorismo, anche per chi, si legge nel testo anticipato dal sito Koaci.com, vuole perturbare il normale funzionamento dei servizi pubblici e la prestazione di servizi essenziali alla popolazione.

martedì 21 ottobre 2014

L’odissea dei profughi dalla Nigeria: da Boko Haram all’inferno del Camerun

Redattore Sociale
Dalla padella alla brace: molti di coloro che sono scappati dal nord del paese per sfuggire alle violenze del gruppo terrorista si ritrovano in un campo profughi sovraffollato, con un wc ogni 136 persone (anziché 50) e gravi problemi igienici
Nairobi - Coloro che nelle ultime settimane sono scappati dagli attacchi di Boko Haram nel nord della Nigeria speravano perlomeno di trovare delle aree dove poter vivere decentemente. Per questo chi ha cercato rifugio in Camerun se ne sta pentendo malamente, essendo costretto a vivere in condizioni riprovevoli nei campi profughi. I volontari al campo di Minawao, nel nord del Camerun, lo descrivono come un incubo che tutti i rifugiati vorrebbero dimenticare.


Innanzitutto il campo è già sovraffollato e contiene 15 mila profughi, a detta dell’Unhcr. Inutile dire che i servizi non sono sufficienti e non si riesce a far fronte ai bisogni fisiologici dei rifugiati. Secondo Muhamat Alhidi, responsabile Unhcr del campo, "il sovraffollamento ha raggiunto un livello troppo alto: dobbiamo agire con urgenza per mettere altre tende, garantire maggiori servizi igienici e costruire nuovi pozzi". Aggiunge che nel campo ci sono appena 110 wc funzionanti per l'intera popolazione. Ciò significa che ogni latrina viene condivisa in media da 136 persone, ben oltre la soglia - una latrina ogni 50 persone - dettata dalle norme internazionali sui siti di emergenza come i campi profughi.

Inoltre a causa del sovraffollamento i 9 mila ultimi arrivati vivono in 57 tende da 100 posti ognuna, o in 14 aule. "Mi chiedo cosa accadrà in futuro, dato che già ora andiamo avanti per giorni senza acqua e i bagni sono pieni. Ci sono feci dappertutto", dice Konye Shetima che viene dal Borno.

Non aiuta a risolvere la situazione il fatto che questo sia l'unico campo profughi nel nord del paese. I rifugiati non hanno accesso all'acqua: donne e bambini devono camminare decine di chilometri per raggiungere i pochi punti dove ottenerla. Molti di loro hanno subito stupri nel tragitto. Patima Mohammed, una rifugiata, si lamenta: "Facciamo file lunghissime tutto il giorno nella speranza che ci venga data dell'acqua. Spesso lasciamo per giorni i nostri recipienti in fila... Le donne patiscono ogni giorno lunghi pellegrinaggi in cerca di acqua e quando torniamo i nostri bambini piangono 'Mamma, mamma, ho fame'".

Un'altra rifugiata, Mariam Unana, condivide le sue frustrazioni: "I bagni sono pieni e sono costretta a portare mio figlio dietro le tende a fare i bisogni. Gli adulti vanno fra gli arbusti, oppure nei ruscelli non troppo lontani da qui". Per evitare assalti notturni le donne si liberano dei bisogni corporali in prossimità delle loro tende. Di conseguenza il campo è cosparso di escrementi intorno alle tende.

A peggiorare le cose, a causa delle precarie condizioni igieniche, è scoppiata un'epidemia di morbillo che minaccia i bambini del campo e dei villaggi vicini. Per combatterla l'Unicef ha lanciato un programma di vaccinazione contro il morbillo per i bambini dai sei mesi ai 15 anni.

In esclusiva da News from Africa

mercoledì 15 ottobre 2014

Camerun - Un missionario racconta: 40.000 rifugiati per la guerra silenziosa di Boko Haran

Agenzia Fides
Bangui - “Nel nord del Camerun è in corso una guerra silenziosa o poco conosciuta che però ha pesanti conseguenze sul piano umanitario” dice all’Agenzia Fides Fratel Fabio Mussi, missionario del Pime, alla guida della Caritas di Yagoua, che opera nell’estremo nord del Camerun, al confine con la Nigeria e il Ciad, dove si verificano continue incursioni del gruppo nigeriano Boko Haram. 

Solo nella zona dell’estremo nord del Camerun, nella provincia di Logone-Charie, ci sono 40.000 tra sfollati interni camerunesi e rifugiati nigeriani. Più a sud questa cifra va raddoppiata” spiega il missionario.
L’esercito camerunese si è dispiegato lungo il confine per cercare di impedire le razzie sul suolo del Camerun commesse dai membri di Boko Haram alla ricerca di viveri. Questo perché l’esercito nigeriano ha stretto in una morsa le aree controllata da Boko Haram nel nord della Nigeria impedendo l’approvvigionamento di viveri. Boko Haram, dopo aver razziato quel che poteva nelle aree nigeriane cadute nelle sue mani, ha iniziato ad attaccare i mercati camerunesi”.
“In questa situazione critica la comunità del Pime ha deciso di restare - racconta Fratel Mussi -. Siamo certamente sottoposti a restrizioni. Ad esempio siamo costretti a muoverci fuori dal nostro comune con una scorta armata che viene rafforzata se ci rechiamo nelle zone del fronte”.
La Chiesa è l’unica istituzione rimasta ad offrire aiuto umanitario a profughi e rifugiati. Le organizzazioni internazionali si sono ritirate per questioni di sicurezza. Noi, in quanto Chiesa in Camerun, siamo già presenti sul posto. Stiamo inviando alimenti e ci prepariamo a scavare pozzi nelle aree dove le autorità decideranno di costruire i campi di accoglienza” dice il missionario.
Fratel Mussi afferma che “la popolazione ha paura anche perché è una situazione nuova per loro. Fino a due anni fa il Camerun era considerato un’isola felice in una regione instabile. Ora tra i non musulmani prevale la diffidenza verso i musulmani. È da un lato ingiusto anche se è comprensibile. Boko Haram non rappresenta tutto l’Islam” sottolinea il missionario. 

“È vero però che è opinione comune in Camerun e in Nigeria che diverse personalità del mondo islamico appoggino Boko Haram. Si tratta sia di appoggi interni alla Nigeria sia di aiuti che vengono da altri Paesi. Per mandare avanti un’organizzazione come questa occorrono finanziamenti che vanno oltre quelli che si possono ottenere con i rapimenti e le razzie locali. Per acquistare armi sempre più sofisticate, delle quali Boko Haram dispone, occorrono grandi quantità di denaro” osserva il missionario.
Dall’altro lato – conclude - abbiamo diversi amici musulmani che ci aiutano e ci sostengono. Si tenga inoltre conto che il 60% dei 7.000 alunni delle nostre scuole sono musulmani. I loro genitori li mandano da noi dicendo che non vogliono cedere alle pressioni di Boko Haram, nome che appunto significa che ‘l’educazione occidentale è proibita’.” (L.M.)

giovedì 18 settembre 2014

Nigeria - 75.000 in fuga da Boko Haram in Camerun, Ciad e Niger

agccommunication
Nigeria - Lagos - 
Sempre più civili in fuga dai villaggi in cui si sta combattendo nella Nigeria nord-orientale.
Il grido di allarme arriva dall'UNHCR che ha lanciato un appello per le donazioni, servono 34 milioni di dollari per aiutare 75.000 rifugiati in Camerun, Ciad e Niger. 


La situazione dei rifugiati in fuga Boko Haram e la lotta nel nord della Nigeria sta degenerando. Nel solo mese di agosto, più di 11.000 rifugiati sono arrivati ​​in Camerun e Ciad. E ulteriori 15.000 sono fuggiti in Niger .

Decine di persone continuano ad arrivare ogni giorno. «Ci aspettiamo che il numero di persone in fuga nei tre paesi confinanti superi i 95.000 entro la fine dell'anno», ha avvertito Babar Baloch, un portavoce per l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per Rifugiati (UNHCR) a Ginevra.

L'agenzia delle Nazioni Unite ha presentato un piano per i donatori che richiedono l'assistenza per affrontare l'emergenza di 34 milioni di dollari. Si tratta di soldi per far fronte ai bisogni più urgenti dei rifugiati e della popolazione locale. 

Nelle ultime settimane, il gruppo islamico armato Boko Haram ha preso molte città e villaggi nello Stato del Borno, in quello di Yobe e di Adamawa. Il suo progresso fa temere che il governo nigeriano perda il controllo di tutta la regione, al confine con il Camerun, Ciad e Niger.

by Maddalena Ingroia