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domenica 6 ottobre 2019

Nigeria. Rilasciati 25 bimbi rapiti da Boko Haram. Si tenta di riunirli alle famiglie

Avvenire
Con loro sono stati portati via anche due dipendenti. Non è chiaro se siano stati terroristi di Boko Haram o criminali comuni. Ancora prigioniere 100 ragazze sequestrate a Chibok nel 2014.


L'esercito nigeriano afferma di aver liberato e consegnato al governo dello Stato di Borno 25 bambini precedentemente arrestati in relazione alle attività dell'organizzazione terroristica jihadista Boko Haram. Lo riferisce il 'Premium Times', specificando che l'arresto dei bambini, 23 maschi e 2 femmine, è avvenuto durante diverse incursioni militari contro i nascondigli di Boko Haram.

I bambini, assolti da qualsiasi coinvolgimento ostile negli atti di terrore, una volta rilasciati sono stati portati in un centro di riabilitazione gestito dal governo del Borno e dal Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF). La commissaria dello Stato del Borno per le Donne e lo Sviluppo Sociale, Zuwaira Gambo, ha ringraziato i militari e l'UNICEF per la collaborazione: "La partnership tripartita ha assistito 1.627 bambini, tra cui 614 ragazze e 988 ragazzi, associati a conflitti armati". 

Ha aggiunto che i bambini riabilitati "sono stati completamente reintegrati nella società e uniti alle loro famiglie, mentre alcuni hanno continuato a ricevere ulteriori riabilitazioni". In rappresentanza dell'UNICEF, Pernille Ironside, ha dichiarato che i bambini "sono portati via dalle loro famiglie e comunità, privati ella loro infanzia, istruzione, assistenza sanitaria e della possibilità di crescere in un ambiente sicuro e favorevole", aggiungendo che i bambini liberati "sono stati consegnati al ministero degli Affari Femminili e dello Sviluppo Sociale dello stato del Borno e saranno tenuti presso un centro di transito sostenuto dall'UNICEF, mentre sono in corso gli sforzi per riunirli con le loro famiglie e reintegrarli nelle loro comunità".

Questa notizia positiva arriva il giorno dopo un'altra, di segno opposto: ieri infatti sei studentesse di una scuola media e due membri del personale della scuola sono stati rapiti nello stato di Kaduna, nel nord della Nigeria. Si tratta di un'area del Paese ancora preda dei terroristi islamici di Boko Haram e dell'Isis, ma dove operano anche gang armate di criminali comuni, che chiedono il pagamento di riscatti, che gli inquirenti - scrive la Bbc - ritengono al momento essere i più probabili responsabili.

Il rapimento è avvenuto prima dell'alba all'Engravers College, un collegio vicino al villaggio di Kakau Daji, a sud della città di Kaduna. Secondo le dichiarazioni riportate da Bbc News Africa, gli ufficiali dell'unità anti-rapimento della polizia, così come la polizia regolare, stanno facendo tutto il possibile per garantire che le persone rapite vengano liberate illese.

Circa 100 delle oltre 270 studentesse rapite da Boko Haram nel 2014 dalla città di Chibok, a sud della Nigeria, sono ancora prigioniere, mentre la settimana scorsa la polizia della città di Kaduna ha liberato centinaia di uomini e ragazzi da una presunta scuola islamica, dove erano stati picchiati e maltrattati.

martedì 13 novembre 2018

Nord-est Nigeria: centinaia di persone in fuga dai villaggi dopo un attacco di Boko Haram.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Desolazione, scene di distruzione dopo il passaggio sabato sera - nel villaggio di Jimmi - di membri del gruppo islamista Boko Haram.


I servizi di emergenza riferiscono che centinaia di persone sono fuggite a causa di un attacco avvenuto a 5 km da Maiduguri nel nord-est della Nigeria, l'ex roccaforte del gruppo ribelle.

Arrivati con dei camion il gruppo ha anche attaccato un campo di persone sfollate a causa delle violenze nei pressi del villaggio di Kayamla, presso la base militare di Giwa, dando fuoco alle tende dove si riparavano gli sfollati.

Il triste bilancio riporta un morto, 65 case bruciate, 200 vacche e 300 pecore rubate, riporta Garga Bashir Idris, capo dell'Agenzia nazionale per la gestione delle emergenze per la Nigeria nord-orientale. Si registrano anche numerosi feriti che sono stati curati.

Ad aprile, dozzine di insorti hanno lanciato un attacco al campo militare Giwa, dove sono detenute circa 1.000 persone, presunti affiliati al gruppo jihadista.

La guerra contro Boko Haram ha causato oltre 27.000 morti dal 2009 e oltre un milione di persone sfollate che non possono ancora tornare a casa.

Gli attacchi, in particolare contro le basi militari, si sono intensificati negli ultimi mesi, mentre la Nigeria si prepara per le nuove elezioni presidenziali del prossimo febbraio.

Abubakar Shekau, leader di una fazione di Boko Haram, ha trasmesso un video questa settimana in cui rivendica gli ultimi attacchi messi in opera dal gruppo.

Ezio Savasta

Fonte: AFP

domenica 10 giugno 2018

Nigeria, la denuncia Amnesty: "Donne liberate da Boko Haram per diventare schiave del sesso"

La Repubblica 
L'organizzazione chiede al governo nigeriano di assicurare alla giustizia gli autori di tutti gli abusi e di rendere pubbliche le azioni che saranno intraprese in questa direzione. E' possibile contribuire firmando l'appello
Roma. Lo schema è sempre lo stesso: i soldati entrano nei campi per fare sesso e i miliziani della Task force civile congiunta (Jtf) scelgono "le più belle" da consegnare loro. La paura impedisce alle donne di ribellarsi e ogni giorno sono tantissime quelle che, sopravvissute alla brutalità del gruppo armato Boko Haram, vengono stuprate dai soldati che sostengono di averle liberate, aggredite proprio da chi era stato chiamato a proteggerle.



Schiave del sesso in "campi satellite". La denuncia arriva da Amnesty International, l'organizzazione internazionale che lotta contro le ingiustizie e in difesa dei diritti umani nel mondo: l'inferno, per migliaia di ragazze nigeriane, è un luogo terreste popolato dai membri dell'esercito nigeriano e da quelli della milizia alleata. E' la Jtf che separa le donne dai mariti - automaticamente sospettati di essere combattenti di Boko Haram solo perché di una certa età - confinandole in "campi satellite" per renderle vulnerabili e alla mercè di ogni tipo di aggressione. Lì le prigioniere vengono costrette a lavorare nei campi e violentate, spesso in cambio di cibo. Le meno "interessanti" vengono lasciate morire di fame.

"Il governo della Nigeria deve assicurare i colpevoli alla giustizia", denuncia l'organizzazione. "A partire dal 2015 l'esercito nigeriano ha strappato territori a Boko Haram e costretto le persone che vivevano in quei villaggi a trasferirsi. Migliaia di donne hanno denunciato di aver subito violenze psicologiche e fisiche. Aiutateci a fermare questo orrore".

800 donne morte per fame e malattie. Per fortuna alcune trovano il coraggio di ribellarsi, tanto che un gruppo di sfollate, il Movimento Knifar, composto da circa 1300 persone, sta facendo una campagna per chiedere giustizia e protezione e il rilascio dei mariti. Stando ai dati raccolti dal movimento sarebbero 800 finora le vittime, morte per fame e malattie dopo esser state sfollate.

"Decine di donne - continuano gli operatori di Amnesty - hanno raccontato ai nostri ricercatori di essere state stuprate in questi campi da parte di soldati e miliziani della Jtf e di essere state ridotte alla fame per diventare le loro "fidanzate" e ad essere disponibili a rapporti sessuali a ogni evenienza. Vi chiediamo di firmare l'appello e chiedere protezione e giustizia per loro".

Nei "campi satellite" c'è stata una grave crisi alimentare dall'inizio del 2015 fino alla metà del 2016, quando gli aiuti umanitari sono aumentati e sono centinaia, probabilmente migliaia le persone morte nell'"Ospedale di Bama" in quell'arco di tempo. "Le testimonianze parlano di 15-30 morti al giorno e le immagini satellitari, che mostrano la rapida espansione del cimitero all'interno del campo, danno loro ragione", spiegano gli operatori di Amnesty. Morti per fame sono state registrate anche nei campi di Banki e Dikwa.

Nonostante dal giugno 2016 le Nazioni Unite e altre agenzie abbiano aumentato l'entità dell'assistenza umanitaria, molte donne hanno continuato a trovare difficoltà nell'accesso a quantità adeguate di cibo, anche a causa delle restrizioni alla libertà di movimento.

L'appello al governo nigeriano. Nell'appello rivolto al Muhammadu Buhari la ong chiede di ordinare la diffusione del rapporto del comitato investigativo presidenziale e di rendere pubblico ciò che il governo farà per affrontare la violenza e gli abusi subiti dalle donne sfollate nel nord-est della Nigeria.

"I risultati della relazione - si legge nel documento - dovrebbero anche essere resi pubblici. I perpetratori di queste violazioni dei diritti umani, tra cui lo stupro di donne e ragazze nei campi per sfollati, devono essere assicurati alla giustizia e devono essere affrontate le cause che portano le donne ad essere particolarmente a rischio di violenza sessuale. Queste includono restrizioni di movimento imposte dalle autorità, separazione dai familiari e fornitura inadeguata di assistenza nei campi".

lunedì 28 maggio 2018

Nigeria, "Ci hanno tradite" L'esercito "libera" donne da Boko Haram, poi le segrega e le stupra

Amnesty International
Nigeria: donne alla fame e stuprate da soldati e miliziani che sostengono di averle liberate da Boko Haram.



In un nuovo rapporto reso noto oggi, Amnesty International ha denunciato che migliaia di donne e ragazze sopravvissute alla brutalità del gruppo armato Boko haram sono state successivamente stuprate dai soldati che sostengono di averle liberate.

Il rapporto, intitolato “Ci hanno tradite”, rivela come l’esercito nigeriano e la milizia alleata, chiamata Task force civile congiunta (Jtf), hanno separato le donne dai loro mariti confinandole in “campi satellite”. Lì, le hanno stuprate, a volte in cambio di cibo. Amnesty International è in grado di documentare che dal 2015 migliaia di persone sono state ridotte alla fame nei campi dello stato di Borno, nel nordest della Nigeria.

Quando, a partire dal 2015, l’esercito ha strappato territori a Boko haram, alle persone che vivevano nei villaggi è stato ordinato di trasferirsi nei “campi satellite”. Chi ha resistito all’ordine è stato ucciso. Centinaia di migliaia di persone sono fuggite o sono state costrette a muoversi dai loro villaggi.

Ogni persona trasferita nei “campi satellite” è stata interrogata. In alcuni campi la maggior parte degli uomini da 14 a 40 anni è stata imprigionata, così come le donne che avevano viaggiato senza i loro mariti. Queste detenzioni di massa hanno costretto molte donne a badare da sole alle loro famiglie.

In alcuni casi, le violenze paiono far parte di un sistema di punizioni contro persone sospettate di avere legami con Boko haram. Alcune donne hanno denunciato di essere state picchiate e apostrofate come “vedove di Boko haram” ogni volta che si lamentavano del trattamento ricevuto.

“Suona completamente scioccante che persone che hanno già tanto sofferto nelle mani di Boko haram siano condannate a subire ulteriori tremendi abusi da pare dell’esercito. Invece di essere protette, donne e ragazze sono costrette a sottostare agli stupri per evitare la fame”, ha dichiatato Osai Ojigho, direttrice di Amnesty International Nigeria.
Stupro e sfruttamento sessuale di donne ridotte alla fame

Decine di donne hanno raccontato di essere state stuprate nei “campi satellite” da parte di soldati e miliziani della Jtf e di essere state ridotte alla fame per diventare le loro” fidanzate”, ossia essere disponibili a rapporti sessuali a ogni evenienza.
Cinque donne hanno riferito ad Amnesty International di essere state stuprate tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 nel campo “Ospedale di Bama”, dove la fame era all’ordine del giorno.

“Ti davano da mangiare di giorno, poi a sera venivano a prenderti. Un giorno un miliziano mi ha portato il cibo e il giorno dopo mi ha invitato ad andare a fare rifornimento d’acqua da lui. Quando sono arrivata ha chiuso la porta e mi ha stuprata. Poi mi ha detto che se avessi voluto avere quelle cose avremmo dovuto essere marito e moglie”, ha raccontato Ama (nome di fantasia), 20 anni.

Nello stesso campo altre 10 donne sono state costrette a diventare “fidanzate” per scampare alla fame. Molte di loro avevano già perso figli e altri familiari a causa della mancanza d’acqua, cibo e cure mediche.
Lo sfruttamento sessuale continua ancora adesso, seguendo uno schema consolidato: i soldati entrano nei campi per fare sesso e i miliziani della Jtf scelgono le donne e le ragazze, “le più belle”, da consegnare ai soldati. La paura impedisce alle donne di ribellarsi.

“Una relazione sessuale in queste circostanze coercitive è sempre uno stupro, anche in assenza di violenza fisica. I soldati nigeriani e i miliziani della Jtf riescono sempre a farla franca, agiscono senza timore di essere sanzionati. Ma costoro, e i loro superiori che consentono tutto questo senza intervenire, devono essere chiamati a rispondere di questi crimini di diritto internazionale”, ha commentato Ojigho.

lunedì 19 febbraio 2018

Nigeria - Riabilitazione per 475 Boko Haram degli oltre 1.000 imputati al primo processo ai terroristi

Ansa
Nigeria - Lagos - In Nigeria le autorità hanno cominciato a rilasciare centinaia di persone sospettate di aver sostenuto o fatto parte della sanguinaria setta terroristica islamica di Boko Haram, per offrire loro la riabilitazione con pene alternative anziché subire il processo penale.




Nei loro confronti, fa sapere un consulente legale della procura generale, ci sono anche pochi riscontri probatori. Molti di loro erano accusati di omertà o di aver nascosto informazioni sui terroristi.

I 475 in corso di scarcerazione, sono fra oltre mille imputati del primo grande processo contro Boko Haram, che si tiene da alcuni giorni in una remota caserma nella cittadina di Kainji, nel centro della Nigeria.

Due giorni è stata compiuta l'ultima strage attribuita a Boko Haram, che con tre kamikaze con corpetti-bomba ha colpito un affollato mercato a Konduga, nello stato di Borno, con un bilancio di una ventina di morti e decine di feriti.

domenica 13 agosto 2017

Camerun - Denuncia di Amnesty: torture e persecuzioni a presunti appartenenti a Boko Haram

prideonline.it 
Negli ultimi tempi la Repubblica del Camerun è finita al centro delle cronache per il mancato rispetto dei diritti umani. 

Prigionieri presunti appartenenti a Boko Haram arrestati dall'esercito del Camerun
Nel mirino delle autorità ci sono sospettati di terrorismo e omosessuali che subiscono persecuzioni e violenze. La crisi economica e delle garanzie si estende anche nelle zone di foresta, dove la tribù dei Baka vede ogni giorno la negazione alle proprietà e alle risorse.

Le torture ai presunti fiancheggiatori del terrorismo. Solo perché sospettati di appoggiare la strategia di Boko Aram, le forze dell'ordine camerunensi riserva loro trattamenti di violenza. Secondo il rapporto "Stanze segrete di tortura in Camerun: violazioni dei diritti umani e crimini di guerra nella lotta contro Boko haram" elaborato da Amnesty International, tra il 2013 e il 2017 ci sarebbero stati 101 casi di avvenute torture.

Ci sarebbero 24 metodi diversi che le forze del Camerun riservano ai detenuti: dal pestaggio a sangue all'annegamento fino alla costrizione in posizioni lancinanti. Quest'ultimo trattamento sembra il più crudele. Alcuni detenuti hanno raccontato della posizione "della capra", cioè l'immobilizzazione degli arti dietro la schiena e le percosse.

Un'altra tecnica adoperata ai danni dei sospettati è "l'oscillazione", con le vittime appese con gli arti legati dietro la schiena e picchiati. Trattamenti che descrivono la totale mancanza di garanzia nei confronti di altri esseri umani, seppur sospettati di sposare la teorie stragiste.

"Abbiamo condannato ripetutamente e inequivocabilmente le atrocità e i crimini di guerra commessi da Boko haram - ha detto Alioune Tine, direttore di Amnesty International per l'Africa occidentale e centrale, ma nulla potrebbe giustificare la pratica della tortura commessa dalle forze di sicurezza contro i civili, spesso arrestati senza alcuna prova e costretti a sopportare dolori inimmaginabili".
[...]

di Matteo Melani

mercoledì 26 luglio 2017

Camerun, rapporto shock di Amnesty: crimini di guerra nella lotta a Boko haram

La Repubblica
Il documento rivela il perpetrarsi di orribili torture ai danni di decine di persone accusate, spesso senza prove, di sostenere il gruppo terroristico: "I detenuti, pestati a sangue, vengono costretti in posizioni lancinanti, annegati e percossi per ore"

Il Camerun continua a sanguinare e l'ultima ferita sarebbe stata inferta proprio dalle forze di sicurezza del Paese (B.I.R.) che, stando a un rapporto di Amnesty International, avrebbero perpetrato atti di tortura ai danni di presunti affiliati dell'organizzazione terroristica jihadista sunnita Boko haram. L'ultimo dettagliato rapporto dell'organizzazione umanitaria, "Stanze segrete di tortura in Camerun: violazioni dei diritti umani e crimini di guerra nella lotta contro Boko haram", documenta ben 101 casi di detenzione e tortura incommunicado tra il 2013 e il 2017 in oltre 20 siti diversi.

Crimini di guerra. "Queste violenze orribili rappresentano crimini di guerra. Dato il peso delle prove che abbiamo scoperto, le autorità devono avviare indagini indipendenti su queste pratiche di detenzione e tortura incommunicado, inclusa la potenziale responsabilità individuale e di comando", spiega Alioune Tine, direttore regionale di Amnesty International per l'Africa occidentale e centrale. L'organizzazione umanitaria ha scritto alle autorità camerunensi nell'aprile 2017 per condividere i risultati del rapporto, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Ogni successiva richiesta di incontro è stata rifiutata.

"Mi hanno picchiato fin quasi a morte". Le vittime sentite finora hanno descritto almeno 24 metodi diversi di tortura abitualmente perpetrati. Samou (nome di fantasia), arrestato nel marzo 2016, ha raccontato ad Amnesty International il suo interrogatorio a Salak pochi giorni dopo il proprio arresto: "Mi hanno chiesto di dire se conoscevo membri di Boko haram. Fu allora che la guardia mi legò mani e piedi dietro la schiena e cominciò a colpirmi con un cavo elettrico, mentre contemporaneamente mi lanciava acqua. Mi hanno picchiato fin quasi a morte". Mohamed (altro nome di fantasia) ha trascorso sei mesi in detenzione incommunicado ed è stato interrogato e torturato più volte a Salak. "I soldati ci hanno chiesto di confessare, ci hanno detto che se non avessimo confessato, ci avrebbero portato a Yaoundé per ucciderci. Gli abbiamo risposto che preferivamo essere uccisi piuttosto che confessare qualcosa che non sapevamo. Ci hanno picchiati per quattro giorni".

Le responsabilità di Stati Uniti e Europa. "Data la presenza frequente e probabilmente prolungata in loco, il governo degli Stati Uniti e altri partner internazionali devono indagare fino a che punto il personale era a conoscenza della detenzione illegale e della tortura commesse presso la base di Salak e se hanno adottato misure per segnalarlo ai loro superiori e alle autorità camerunensi", continua Alioune Tine.

Una scuola come base per gli atti di tortura. Tra i luoghi utilizzati per gli interrogatori, in particolare, una scuola situata nella città settentrionale di Fotokol, usata come base militare da parte del BIR a partire da maggio 2014: l'utilizzo dello stabile frequentato da bambini vìola gli obblighi del Camerun in materia di diritto internazionale umanitario nella protezione dei civili nei conflitti armati. "I funzionari responsabili di queste strutture di detenzione devono essere indagati per la loro sospetta responsabilità di comando nelle accuse di detenzione, tortura, morte in custodia e sparizioni forzate", conclude Tine.

Sara Ficocelli

Nigeria. Baby-kamikaze utilizzati da Boko Haram contro i profughi interni

Il Manifesto 
Sequenza di attacchi suicidi a Maiduguri. Lo strazio dei minori utilizzati da Boko Haram. Bersaglio i campi dei rifugiati e l'università della città. Ma non è solo "terrorismo". 

Nella notte tra domenica e lunedì tre tentativi di attacchi suicidi si sono susseguiti a Maiduguri, nel nord est della Nigeria. Tutti condotti da minori, secondo i servizi di sicurezza, forse persino al di sotto dei 13 anni di età, come riferiscono varie fonti locali.
Il primo attacco poco prima della mezzanotte nel campo profughi (o meglio "sfollati interni") di Darole 2: un "attentatore" tenta di infiltrarsi nel campo ma viene ucciso prima che riesca a far detonare l'ordigno esplosivo che porta con sé. Il secondo tentativo, in parte riuscito, attorno alla mezzanotte, quando un ragazzo e una ragazza tentano di scavalcare la recinzione del campo di sfollati Darole 1. Lei muore mentre cerca di superare la barriera, lui riesce a percorrere qualche metro all'interno del campo prima di azionare l'ordigno. Nell'esplosione muoiono quattro persone persone. 19 i feriti, la maggior parte bambini.
Lunedì mattina un altro attentato, anche in questo caso è una giovanissima ragazza a farsi esplodere all'ingresso dell'Università di Maiduguri (già bersaglio di tentati attacchi verificatisi negli ultimi mesi). Nello scoppio muore l'attentatrice e diverse persone risultano ferite.
Nella giornata di martedì l'attenzione si era già spostata sulle prime notizie che arrivano dall'assedio del villaggio di Zai, nello stato di Yobe, da parte dei miliziani di Boko Haram. 

Nelle settimane precedenti la zona era stata già teatro di scontri armati. Notizie in controtendenza rispetto ai successi annunciati negli ultimi mesi dall'esercito nigeriano nell'ambito dell'offensiva contro l'organizzazione jihadista negli stati del nord est e nelle zone di confine con i paesi vicini. Un conflitto che anche in seguito ai sanguinosi sconfinamenti dei miliziani coinvolge a pieno titolo le forze armate di Camerun, Ciad e Niger, con il sostegno di Francia e Stati uniti in nome della "guerra al terrorismo internazionale".
Ma in un contesto come quello della Nigeria di oggi risulta molto complicato, anche per le persone che in questo paese sono nate e cresciute, avere una lettura chiara delle dinamiche legate agli scontri o al ripetersi di atti di inaudita violenza. Le pratiche che negli ultimi tempi si stanno diffondendo vedono ragazzini e ragazzine sempre più giovani coinvolti nella realizzazione di attacchi suicidi spesso organizzati in contesti urbani e poveri. Gran parte delle persone coinvolte, molto spesso originarie delle aree rurali o da aree al momento inaccessibili per motivi di sicurezza, migrano negli aggregati urbani senza disporre di risorse per il proprio sostentamento. Si trovano a vivere di lavori informali e nell'impossibilità di accedere a qualsiasi tipo di struttura educativa o di supporto, andando ad ampliare il già grande bacino di persone che, strappate al loro contesto originario e quindi dalle relazioni di supporto comunitario, si trovano a vivere in gravi condizioni di disagio e di disgregazione sociale.
Un'altra pratica sempre più diffusa riguarda gli obiettivi degli attentati: Università, campi profughi e luoghi di grande concentrazione come i mercati si sono aggiunti da tempo ai target militari o governativi. Sulla scuola l'interpretazione comune offre facili spiegazioni: è accusata di veicolare quella cultura "occidentale" contro la quale si batte Boko Haram. Molto più difficile risulta spiegare la scelta di colpire la popolazione in alcuni casi inerme, in altri organizzata - come nelle Cjtf (Civilian joint task forces). In questo caso si parla di conflitti interni a base individuale o collettiva (come per esempio l'aver abbandonato le file degli insorgenti). In ogni caso sulla strategia di Boko Haram tutte le interpretazioni che circolano sembrano lacunose, nel momento in cui cercano di ricondurre per semplificazione il fenomeno a una matrice singola, di tipo "terroristico". Urge un'analisi più ampia, che non si limiti ai singoli fenomeni.

di Aureliano Valli Maiduguri

lunedì 22 maggio 2017

Nigeria - La gioia, il pianto e gli abbracci: a casa le ragazze rapite da Boko Haram

Globalist
La loro storia ha commosso il mondo: hanno potuto riabbracciare le famiglie solo molti giorni dopo la liberazione.




La fine di un orrrore e di una disperazione durata per un tempo interminabile. Ma ferite che resteranno a lungo, Le famiglie delle 82 studentesse della scuola di Chibok, in Nigeria, rapite dal gruppo jihadista Boko Haram, e liberate allinizio di maggio dopo 3 anni di prigionia, hanno potuto finalmente riabbracciare le loro figlie ad Abuja. 



Prima che l’incontro fosse concesso è stato necessario interrogare le giovani e fornire loro il supporto psicologico necessario per il reintegro nell’ambiente familiare dopo una simile traumatica esperienza.






domenica 7 maggio 2017

Nigeria, dopo 3 anni Boko Haram rilascia 82 studentesse rapite a Chibok

Rai News 24
Il rilascio sarebbe frutto di negoziati tra il gruppo islamico e il governo federale


I guerriglieri integralisti di Boko Haram hanno rilasciato 82 delle oltre 250 studentesse rapite nell'aprile 2014 a Chibok, in Nigeria. Secondo fonti citate dalla stampa locale, In attesa di essere trasportate in aereo, le ragazze si trovano a Banki, nello stato di Borno. 

Il governo nigeriano ha comunicato che la liberazione delle ragazze, tutte liceali portate via con la violenza poco più di tre anni fa dalla loro scuola dai miliziani jihadisti, è avvenuta vicino alla frontiera tra il Camerun e la Nigeria. 


Ben 276 studentesse erano state rapite il 14 aprile 2014 mentre erano a scuola nella città di Chibok, nel nord-est del Paese. Numerose decine sono state liberate in questi anni a gruppi, mai numerosi come quello di cui è stata data notizia in serata. 

Finora nelle mani dei Boko Haram ce n'erano ancora 195. La tragedia era stata all'origine di un movimento mondiale che chiedeva la loro liberazione, denominato 'Bring Back Our Girls'. Il gruppo liberato oggi è il più consistente, anche se alcune fonti dicono che le giovani liberate sono solo 50. -

giovedì 20 aprile 2017

Africa, ecco perché non possiamo permetterci di perdere questa sfida

Mario Giro - Facebook
Temo la “donor fatigue”, la stanchezza dei donatori, per questo sono in Ciad: per dare innanzitutto un segnale, oltre che per comprendere meglio come investire il nostro piano di aiuti. Del resto non possiamo permetterci di perdere quest’area, non possiamo permetterci di perdere l’Africa. 



Me ne rendo conto: c’è un accumulo di crisi umanitarie che rischiano di mettere il Lago Ciad in secondo piano. Dall’Italia poi, quella del Ciad potrà sembrare una crisi veramente poco decifrabile. L’attenzione mediatica è stata bassissima se non inesistente. 

Eppure il Ciad ci deve interessare da vicino, anzi deve rappresentare la scommessa da vincere per l’Europa in Africa e quindi anche per noi! Il bacino del lago Ciad, dove mi trovo, è situato nella parte centro-settentrionale dell’Africa sui confini di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun. La zona è abitata attualmente da 21 milioni di persone. Gli abitanti sono quasi triplicati negli ultimi due anni, come se in Italia nel 2019 anni fosse abitata da 180 milioni di persone. 

Sono in molti ad essersi rifugiati qui dal nord-est della Nigeria. Hanno dovuto lasciare i loro villaggi, le loro povere case a causa delle continue incursioni e gli attacchi kamikaze dei jihadisti Boko Haram. 

Oltre agli aiuti immediati, bisogna pianificare progetti a lungo termine per lo sviluppo dell’aerea e sradicare le cause profonde di questa crisi. Noi, come da me annunciato recentemente ad Oslo, mettiamo 30 milioni di euro sul piatto. È quanto l’Italia si è impegnata a investire nei prossimi tre anni. Ne approfitto per ringraziare, per il lavoro straordinario in questa direzione, l’Ambasciatrice del Camerun con delega al Ciad Samuela Isopi. 

Questa crisi va comunicata bene all’opinione pubblica, anche perché oltre al dramma umanitario attualmente in corso, in ballo ci sono questioni ambientali e di sicurezza molto serie e il rischio di nuovi flussi migratori che colpiranno prima di tutto i paesi africani (lo stanno già facendo) e poi l’Europa. 

L’Italia c’è, assieme ad altri paesi naturalmente. Ad Oslo il vice segretario di OCHA, Stephen O’Brien, ha sottolineato che per la prima volta l’ONU sta intervenendo in modo preventivo affinché la crisi non si trasformi in un’ecatombe. Speriamo. 

Boko Haram, è bene ricordarlo, è ormai spaccato in più milizie e la sua forza militare si è indebolita. Purtroppo, ci sono ancora attacchi kamikaze contro i civili, che vanno protetti ma oggi, rispetto ad un anno fa, gli aiuti possono arrivare a gran parte della popolazione che ne ha bisogno. Oltre al proficuo incontro in Norvegia (per una volta…!), bisogna riconoscere gli sforzi enormi forniti dai governi africani della sotto-regione che hanno svolto una grande parte del lavoro, sia nella lotta contro Boko Haram che sul piano umanitario. 

La Nigeria, tanto per fare un esempio, ha speso negli ultimi anni più di un miliardo di euro. Sforzi importanti sono forniti anche dal Camerun, anche se pochi ne parlano. Insomma, la Comunità internazionale non sta intervenendo in un’area dove non si è fatto nulla. Anzi, i paesi africani mantengono la leadership su una crisi che ci deve preoccupare e ci deve interessare di più. Ci vorrà tempo e pazienza, ma soprattutto costanza. No, non ci stanchiamo. Costruiamo e cooperiamo per il bene di tutti, anche il nostro. Non ci sono alternative. 

Mario Giro

giovedì 13 aprile 2017

Unicef, Boko Haram: escalation di bambini kamikaze, drogati prima di farsi esplodere

Globalist
117 minori usati come ordigni esplosivi da Boko Haram negli ultimi quattro anni. Direttore Unicef, Poirier: Sono vittime non colpevoli

Bambini soldato di Boko Haram
Il rapporto Unicef - Silent Shame - è spaventoso e fotografa un quadro della situazione allarmante: Il gruppo radicale islamico Boko Haram si serve sempre più spesso di bambini per realizzare i propri attacchi con ordigni esplosivi.
Secondo l’organizzazione umanitaria il numero di attentati messi a segno dall'inizio dell'anno già supera il totale del 2016. 27 bambini utilizzati come bombe da Boko Haram nei primi tre mesi di quest’anno, il triplo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: 117 minori si sono fatti esplodere su ordine di Boko Haram, negli ultimi quattro anni, tra Niger, Camerun, Ciad e soprattutto Nigeria, l’epicentro del conflitto che in otto anni ha causato 20.000 morti e oltre due milioni e mezzo di rifugiati. In circa l'80% dei casi le bombe erano legate ai corpi di bambine che a volte venivano drogate prima della missione.

Oggigiorno, ha commentato il direttore regionale dell'Unicef per l'Africa centrale e occidentale, Marie-Pierre Poirier, la sola presenza di bambini vicino a mercati e posti di blocco è sufficiente per fare scattare l'allarme. Risultato: l'anno scorso circa 1.500 bambini sono stati fermati tra Nigeria, Cameroon, Niger e Ciad. "Questi bambini sono vittime, non colpevoli", ha detto Poirier: "Forzarli o ingannarli per commettere questi atti orribili è deplorevole".

Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità. Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità. Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.

Tre anni fa, nell’aprile del 2014, furono in tanti nel mondo a reagire al sequestro da parte di Boko Haram di duecento ragazzine. Poche sono riuscite a fuggire, alcune sono state liberate dopo un paio d’anni, delle altre non s‘è saputo più niente.

sabato 29 ottobre 2016

Nigeria - 9 morti negli attacchi terroristici nel campo con 16.000 profughi di Maiduguri - Sospetti su Boko Haram

Ansa
Almeno 9 persone sono morte in seguito a due attentati avvenuti a Maiduguri, in Nigeria, probabilmente per mano di Boko Haram. Lo riferiscono alcuni funzionari e testimoni. Il primo attacco è avvenuto quando due kamikaze hanno cercato di farsi largo in un campo che ospita 16mila profughi. 



Un testimone, Inuwe Sula, ha raccontato di aver visto almeno sei cadaveri portati fuori dal campo di Bakassi e altri feriti "ricoperti di sangue". Il secondo attacco è avvenuto mezz'ora dopo dal primo quando altri due kamikaze si sono fatti esplodere a bordo di un veicolo a tre ruote: almeno due i morti.

lunedì 17 ottobre 2016

Nigeria, 21 studentesse liberate da Boko Haram raccontano la prigionia. Cerimonia religiosa in onore delle ragazze di Chibok

AFP
Abuja, - Le ventuno studentesse di Chibok, liberate dopo oltre due anni di sequestro a opera di Boko Haram, hanno riabbracciato le rispettive famiglie ad Abuja e raccontato le difficili condizioni di detenzione.


Durante una cerimonia religiosa tenuta in loro onore Gloria Dame, una di loro, ha spiegato che hanno vissuto per un mese e mezzo senza cibo prima di essere liberate e che una bomba dell'esercito nigeriano le aveva quasi colpite. "Noi ringraziamo Dio di essere insieme oggi. Ero nella foresta quando un aereo ha lanciato una bomba vicino a me, ma non sono fortunatamente rimasta ferita", ha raccontato, visibilmente emozionata e indebolita dalla fame.

"Noi non abbiamo avuto cibo per un mese e dieci giorni, ma grazie a Dio non siamo morte". La ragazza ha raccontato la sua storia e quella delle compagne in lingua hausa, durante una cerimonia religiosa cristiana, organizzata dai servizi di sicurezza nigeriani (Dss) che sono riusciti a ottenere la liberazione delle ragazze dopo faticosi negoziati con i fondamentalisti islamici di Boko Haram.

Convertite all'islam dopo la loro cattura, come aveva annunciato in un video il leader del gruppo Abubakar Shekau, le studentesse di Chibok - in maggioranza cristiane - non hanno "potuto pregare come si può fare oggi", ha raccontato Gloria Dame. La cerimonia è stata interrotta bruscamente quando i genitori delle ragazze, catturate nell'aprile 2014, sono arrivati in lacrime. "Possiamo tutti vedere la gioia e l'emozione dei genitori", ha dichiarato nel suo discorso di chiusura il ministro dell'Informazione, Lai Mohamed.

venerdì 14 ottobre 2016

Nigeria, Boko Haram libera 21 delle 200 liceali rapite nel villaggio di Chibok

AGI
Fine dell'incubo per 21 ragazze nigeriane, rapite nell'aprile 2014 da Boko Haram nel villaggio di Chibok, nord-est della Nigeria, insieme a oltre 200 compagne di classe. 


Dopo oltre due anni di prigionia, le studentesse sono state liberate dai loro sequestratori in cambio, secondo una fonte, della liberazione di 4 miliziani islamisti. "Le giovani sono arrivate a Kumshe verso le 3 del mattino, i 4 combattenti di Boko Haram sono arrivati a Banki da Maiduguri su un elicottero dell'esercito, e sono stati condotti a Kumshe su veicoli del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr)", ha spiegato la stessa fonte. Le studentesse, di cui ancora non è stata divulgata l'identità, sono ora in viaggio verso Abuja.

La notizia della liberazione è stata confermata dal portavoce presidenziale, Garba Shehu, che ha sottolineato il ruolo di facilitatori assunto dal "Cicr e dal governo svizzero", senza però citare nessuno scambio di prigionieri. "Il presidente Muhammadu Buhari si è felicitato per la liberazione delle giovani, ma ricorda ai nigeriani che più di 30mila cittadini sono stati uccisi dal terrorismo" di Boko Haram. Delle 276 studentesse rapite dai terroristi islamici nell'aprile 2014, 57 sono riuscite a scappare agli aguzzini subito dopo il sequestro, un'altra è stata trovata dall'esercito un mese dopo. Il rapimento di massa è balzato immediatamente agli onori della cronaca, suscitando un'ondata di sdegno e dando vita a un movimento internazionale "#Bringbackourgirls", sostenuto da celebrità ed esponenti internazionali come la First Lady americana, Michelle Obama.

All'inizio di agosto, dopo mesi di silenzio, un gran numero di quelle giovani era apparso in un video dei sequestratori guidati all'epoca da Abubakar Shekau, che mostrava di avere ancora in mano la 'moneta di scambio' del gruppo. In quell'occasione, il leader islamista aveva riferito che le ragazze erano state sposate ai suoi combattenti, con la conversione forzata di quelle cristiane, e molte erano rimaste uccise nei raid dell'esercito. 

Poco dopo il governo nigeriano aveva ammesso che c'erano stati diversi negoziati con Boko Haram per la loro liberazione ma che nessuno era andato a buon fine. Da inizio ottobre, le forze armate hanno compiuto raid aerei sulla foresta di Chibok, roccaforte del gruppo, per indebolirlo. E se la liberazione delle ragazze lascia presagire una necessità dei terroristi di risorse, umane e finanziarie, l'attentato avvenuto giusto ieri alla stazione di Maiduguri, costato la vita a 8 persone, mostra che non sono disposti a mollare.

lunedì 15 agosto 2016

Nigeria, dopo 2 anni video chiede scambio delle ragazze rapite con detenuti di Boko Haram

Blog Diritti Umani - Human Rights
Maiduguri - La madre di una delle ragazze rapite più di due anni fa da estremisti islamici in Nigeria di Domenica ha visto per la prima prova la figlia viva in un video diffuso da Boko Haram che chiede lo scambio delle ragazze rapite con i militanti terroristi detenuti. 


Secondo questo nuovo video di Boko Haram, alcune delle studentesse rapite sono state uccise da attacchi aerei militari nigeriani. Mostra una ragazza rapita che supplica le autorità di piegarsi alle richieste degli estremisti e rilasciare militanti detenuti in cambio delle ragazze, inoltre sostiene che alcuni dei sue compagne di classe rapite sono morte per i bombardamenti da parte della forza aerea nigeriana. Ha anche detto che 40 compagne sono state "sposate" a dei combattenti.

Ma non è chiaro quante studentesse siano morte tra le 218 che ancora non sono state liberate.

Il video citato è stato pubblicato da Ahmad Salkida, un giornalista nigeriano noto per avere buoni contatti a Boko Haram.

Il rapimento di massa, avvenuto più di 2 anni fa, ha portato Boko Haram all'attenzione del mondo e ha visto anche la partecipazione degli Stati Uniti dove la  "first lady" Michelle Obama nella campagna sui social media #BringBackOurGirls.

Il video di domenica è un'altra prova che le ragazze sono ancora vive.

"La ragazza nel video ha parlato nella lingua Chibok e ha detto il nome della madre. La madre ha ha visto il video e ha identificato la figlia", ha detto il leader Chibok Pogu Bitrus all'AP.

In Nigeria più di 20.000 persone sono state uccise in 7 anni, la rivolta islamica che si è diffusa dalla Nigeria e nei paesi vicini ha indotto 2,2 milioni di persone a lasciare le loro case.

Gli operatori umanitari dicono che c'è una crisi umanitaria catastrofica nelle zone appena liberate. Mezzo milione di persone sono affamate e dei bambini muoiono ogni giorno. C'è stata anche una recrudescenza della poliomielite in aree che erano state sotto il controllo di Boko Haram.

ES

domenica 3 luglio 2016

Oim, circa due milioni di rifugiati nel nord-est della Nigeria in fuga da Boko Haram

Agenzia Nova
Ginevra - Circa due milioni di sfollati sono stati identificati negli stati nigeriani di Abuja, Adamawa, Bauchi, Benue, Borno, Gombe, Kaduna, Kano, Nasarawa, Plateau, Taraba, Yobe e Zanfara, nel nord-est della Nigeria. 


E’ quanto emerge da dati raccolti dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), secondo cui lo stato di Borno è quello che conta più sfollati (1,4 milioni), seguito da Adamawa e Yobe. 

Nel paese circa un milione e 600 mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni dopo l’inizio dell’offensiva di Boko Haram. I dati raccolti indicano che l’86 per cento degli sfollati vive nelle comunità ospitanti, mentre il 13 per cento risiede in campi profughi.

venerdì 15 aprile 2016

Boko Haram: diffuso video con 15 delle 220 studentesse rapite nel 2014. Richiesto riscatto

Corriere della Sera
Nigeria, vive le ragazze rapite da Boko Haram - Il video ai negoziatori, lo strazio delle famiglie
Un filmato mostra 15 delle oltre 200 studentesse sequestrate due anni fa da una scuola di Chibok: i parenti le riconoscono. I jihadisti avrebbero chiesto un riscatto di 44 milioni di euro per il rilascio

Un fotogramma del video sulle ragazze rapite e la commozione di una madre che riconosce la figlia
«La mia Saratu!» dice con la voce rotta dal pianto allungando la mano sullo schermo come per volerla toccare. Rifkatu Ayuba ha appena riconosciuto la figlia diciassettenne tra le ragazze velate che compaiono in un video rilasciato da Boko Haram. Il filmato è stato consegnato ai negoziatori locali come prova che le studentesse di Chibok sono ancora vive. E che siano proprio loro lo hanno confermato durante una proiezione collettiva alcune madri delle adolescenti rapite esattamente due anni fa dal dormitorio del loro liceo, la notte prima degli esami. Il filmato è il primo a ritrarre le ragazze dal maggio del 2014, quando a un mese dal rapimento erano state divulgate le immagini delle giovani sotto sequestro, nel pieno della campagna internazionale #bringbackourgirls.

L’appello
Nel video, pubblicato dalla Cnn, compaiono 15 ragazze schierate su due file davanti a un muro giallo: sono avvolte in una tunica che lascia scoperto soltanto il volto. Alcune guardano in camera, gli occhi persi nella tristezza. Una voce fuori campo chiede di presentarsi, e ognuna di loro risponde indicando il proprio nome e quello della scuola superiore di Chibok da cui è stata rapita. Verso la fine Nuna di loro, Naomi Zakaria, lancia un appello: «È il 25 dicembre 2015, parlo a nome di tutte le ragazze di Chibok, stiamo bene» è la premessa. Poi prosegue chiedendo alle autorità nigeriane di aiutarle a ricongiungersi con le loro famiglie. Il video sarebbe dunque stato registrato lo scorso Natale: data considerata attendibile dai negoziatori coinvolti nelle trattative con Boko Haram.

La richiesta di riscatto
Perché delle trattative sono in corso tra il gruppo jihadista e il governo nigeriano: dopo che il presidente Buhari si è detto disposto a trattare, i miliziani tre mesi fa avrebbero chiesto un riscatto di 10 miliardi di naire, l’equivalente di oltre 44 milioni di euro, per il rilascio delle 219 studentesse di Chibok ancora nelle loro mani (sulle 276 sequestrate, 57 erano riuscite a fuggire subito dopo il rapimento) . Lo ha rivelato al Sunday Telegraph una fonte ben informata che già la settimana scorsa aveva parlato del nuovo video con le 15 ragazze pubblicato ora dalla Cnn. Sulla richiesta di riscatto il governo nigeriano è diviso: Per alcuni, scrive il quotidiano britannico, sarebbe una soluzione, per altri soltanto un modo per rafforzare il gruppo e permettergli di reclutare nuovi adepti in un momento di crisi sul piano militare (guarda il webreportage).

Trattamento «di favore»
In realtà la prima richiesta del leader Abubakr Shekau, avanzata l’anno scorso, era stata quella di uno scambio di prigionieri: ma questa trattativa, mediata dalla Croce Rossa, si era arenata perché i miliziani voluti non erano nelle mani delle autorità nigeriane.
In ogni caso Boko Haram sembra intenzionato a sfruttare il valore aggiunto che queste rapite hanno acquisito, soprattutto grazie al clamore internazionale che il loro sequestro di massa ha suscitato. Per questo forse le ha mantenute in vita e sottratte al destino di kamikaze che ha riservato a molte altre soprattutto nell’ultimo anno.

La scuola e le macerie
Oggi, per il secondo anniversario del sequestro di gruppo, il vicepresidente nigeriano Yemi Osinbajo troverà una comunità arrabbiata: non soltanto perché le autorità non hanno ancora saputo riportare a casa le ragazze (nonostante ne avessero avvistate alcune, non intervennero perché troppo rischioso), ma anche perché l’unica scuola del paese, quella distrutta da Boko Haram la notte del sequestro, è ancora in macerie, lamenta Yakubu Nkeki, leader del gruppo di familiari delle studentesse rapite. Ventimila bambini dell’area oggi non hanno aule dove studiare. «Boko Haram ha raggiunto il suo scopo. Non vogliono che noi abbiamo un’istruzione occidentale e i nostri figli non ce l’hanno», è la sua amara conclusione.

sabato 26 marzo 2016

Nigeria - L'esercito nigeriano libera più di 800 ostaggi di Boko Haram

The Post Internazionale
Nel corso delle operazioni militari, le truppe governative hanno annunciato che 25 combattenti del gruppo estremista sono rimasti uccisi

Più di 800 ostaggi in mano ai miliziani del gruppo estremista Boko Haram sono stati tratti in salvo dall'esercito nigeriano. Le truppe governative hanno liberato centinaia di detenuti, tenuti prigionieri dai combattenti in numerosi villaggi dello stato federale del Borno, nel nordest della Nigeria.
Un gruppo di donne rapite da miliziani Boko Haram e liberate dall'esercito nigeriano. Credit: Akintunde Akinleye
Lo hanno annunciato giovedì 24 marzo fonti delle forze armate nigeriane, aggiungendo che tutti gli ostaggi sono stati tratti in salvo. Di questi, 520 sono stati trovati nel villaggio di Kusuma e portati in salvo dopo uno scontro a fuoco tra forze militari e combattenti di Boko Haram. Altri 309 sono stati ritrovati nelle aree sotto il controllo del gruppo estremista.

Le truppe nigeriane hanno anche affermato che nel corso delle operazioni almeno 25 miliziani di Boko Haram sono rimasti uccisi, e che un altro combattente è stato catturato vivo. Sono inoltre state recuperate armi, asce da combattimento e una moto.

Nello stesso giorno in cui l'esercito ha tratto in salvo oltre 800 ostaggi, tuttavia, Boko Haram ha rapito 16 donne, tra cui due bambini, nel vicino stato di Adamawa, sempre nel nordest del paese, area dove il gruppo estremista concentra le sue attività.

"Abbiamo ricevuto informazioni sul rapimento di 14 donne e di due bambine per mano di uomini armati. Si ritiene che essi appartengano al gruppo di miliziani di Boko Haram. Il rapimento è avvenuto nel villaggio di Sabon Garin", ha precisato un portavoce della polizia.

I residenti locali hanno raccontato che le donne sono state rapite mentre erano impegnate a raccogliere legna da ardere e a pescare in un fiume vicino.

"Quando i vigilantes civili preposti a difendere le donne hanno visto avanzare alcuni combattenti pesantemente armati verso di loro sono fuggiti, lasciando le donne al loro destino", ha raccontato un testimone.

"Due donne sono riuscite a fuggire nel fiume facendo finta di essere annegate e sono riuscite a lanciare l'allarme", ha aggiunto un residente del luogo.

Nell'aprile del 2014 più di duecento studentesse erano state rapite dai miliziani di Boko Haram nella città di Chibok, nel nordest della Nigeria.

Più di 2,6 milioni di persone hanno lasciato le loro case dall'inizio della violenze perpetrate da Boko Haram, ma alcuni degli sfollati hanno fatto rientro nelle loro abitazioni e nei loro villaggi dopo che le truppe nigeriane - con il supporto di una coalizione di forze militari del Ciad, del Camerun, del Niger e del Benin - hanno riconquistato gran parte del territorio controllato dai miliziani.

mercoledì 23 dicembre 2015

Nigeria: Un million d'enfants ont quitté l'école à cause de la rébellion de Boko Haram , selon l'UNICEF

UN News Service
Les violences et attaques incessantes contre les populations civiles dans le nord-est du Nigéria et dans les pays voisins ont forcé un million d'enfants à abandonner l'école, « chiffre stupéfiant », dans un conflit qui a fait subir « un revers considérable à l'éducation dans la région », a affirmé mardi le Fonds des Nations Unies pour l'enfance (UNICEF).

Una scuola distrutta da Boko Haran
« A travers le Nigéria, le Cameroun, le Tchad et le Niger, plus de 2.000 écoles sont fermées en raison du conflit - certaines depuis plus d'un an - et des centaines d'autres ont été attaquées, pillées ou incendiées », a déclaré l'UNICEF dans un communiqué de presse. « Dans l'extrême nord du Cameroun, une seule des 135 écoles fermées en 2014 a rouvert cette année ».

L'UNICEF a également indiqué que le nombre d'enfants dont l'éducation est interrompue à cause du conflit s'ajoute aux quelque 11 millions d'enfants en âge de fréquenter l'école primaire qui étaient déjà déscolarisés dans les quatre pays en question avant même le début de la crise.

« C'est un nombre stupéfiant », a déclaré Manuel Fontaine, Directeur régional de l'UNICEF pour l'Afrique de l'ouest et du centre.

« Le conflit est un coup très dur pour l'éducation dans la région et la violence éloigne de nombreux enfants des salles de classe depuis plus d'un an, ce qui les expose au risque d'abandonner les études complètement », a-t-il ajouté.

En outre, environ 600 enseignants ont été tués au Nigéria depuis le début de la rébellion de Boko Haram.

L'UNICEF a précisé qu'il avait aidé à rescolariser 170.000 enfants dans les zones les plus sûres des trois Etats du Nigéria les plus affectés par le conflit, où la majorité des écoles ont pu rouvrir.

« Le défi auquel nous faisons face consiste à assurer la sécurité des enfants sans pour autant interrompre leur scolarité », a déclaré M. Fontaine. « Des écoles ont été la cible d'attaques, donc les enfants ont peur de retourner en classe; et plus ils restent longtemps à l'écart de l'école, plus ils courent le risque d'être victimes d'abus, d'être enlevés et recrutés par des groupes armés », a-t-il ajouté.

Jusqu'à présent, l'UNICEF a reçu 44% des fonds nécessaires en 2015 pour répondre aux besoins humanitaires des enfants au Niger, au Nigéria, au Cameroun et au Tchad.

Et en 2016, l'UNICEF aura besoin de près de 23 millions de dollars pour fournir un accès à l'éducation aux enfants affectés par le conflit dans les quatre pays, dont la plupart vivent dans la région du lac Tchad.