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giovedì 24 settembre 2015

Marazziti: Straordinario intervento di papa Francesco al Congresso americano, è tempo di abolire la pena di morte!

Blog "Città per la Vita"
Marazziti: straordinario intervento di papa Francesco al Congresso americano.
E’ tempo di abolire la pena di morte anche in tutti gli Stati Uniti.
Una grande democrazia rischia di abbassare tutti al livello di chi uccide quando utilizza la pena capitale.

Mario Marazziti, al termine della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati da lui presieduta, che ha espresso il parere favorevole sul disegno di legge per la cittadinanza per i bambini stranieri e figli di immigrati, ha commentato a caldo il passaggio del discorso di papa Francesco al Congresso americano sulla necessità di “scelte coraggiose” e di abolire la pena di morte.

“Uno intervento straordinario, che aiuta tutte le democrazie a capire che non c’è giustizia senza vita, e che la pena di morte abbassa l’intera società al livello di chi uccide. C’è una cultura di morte e una sconfitta evidente nel mantenimento della pena capitale. E’ una società che non sa immaginare la riabilitazione, ma solo la punizione. E questo l’ha detto con chiarezza papa Francesco quando detto, anche in termini personali:

"Proteggere e difendere la vita umana mi ha portato, fin dall'inizio del mio ministero, a sostenere a vari livelli l'abolizione globale della pena di morte. Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra", e che "ogni persona umana - specifica - è dotata di una inalienabile dignità e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini".

Come co-fondatore della Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte ho sottolineato più volte come da quindici anni la pena capitale si stia restringendo negli USA e nel mondo e come gli Stati Uniti siano oggi al numero più basso di esecuzioni e di condanne da 15 anni. Con la Comunità di Sant’Egidio ho lavorato direttamente all’abolizione, avvenuta, della pena di morte in New Jersey, New Mexico, Illinois, Nebraska. E accompagnato i processi che l’anni eliminata anche in Connecticut, Maryland e nello Stato di New York. Ma adesso è il tempo per una moratoria ufficiale delle esecuzioni a livello federale come primo passo verso l’uscita degli Stati Uniti dal numero dei paesi retenzionisti.

Il movimento mondiale di ogni cultura e credo religioso deve essere molto grato a papa Francesco per avere messo al centro della sua azione e del suo messaggio la dignità della vita senza eccezioni e, per questo, anche la necessità di porre fine a una pratica barbara come la pena capitale.

USA - Papa Francesco al Congresso parla all’America: “Abolire la pena di morte”

Blog Diritti Umani - Human Rights


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Le parole del Papa:
"Questa convinzione mi ha portato fin dall'inizio del mio ministero a sostenere a vari livelli l'abolizione mondiale della pena di morte. Io sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una dignità inalienabile e la società può soltanto beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannato per dei crimini.  
Recentemente i miei fratelli vescovi, qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l'abolizione della pena di morte. Io non soltanto li appoggio ma offro anche l'incoraggiamento a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l'obiettivo della riabilitazione"

Mondo: 700mila le donne detenute, +50% rispetto al 2000

Adnkronos
Rapporto dell'Institute for Criminal Policy Research di Londra, in Italia numeri in calo. Sono oltre 700mila le donne e le ragazze minorenni detenute nelle carceri di tutto il mondo. Un numero cresciuto del 50% rispetto ai dati registrati nel 2000, con una percentuale di aumento superiore a quella degli uomini. I dati sono raccolti nel rapporto pubblicato dall'Institute for Criminal Policy Research di Londra e si basano sulle informazioni raccolte in 219 Paesi.

Circa un terzo della popolazione carceraria mondiale, sottolinea il rapporto, si trova in appena tre Paesi: Stati Uniti (205.400 detenute), Cina (103.766, oltre a un numero imprecisato di donne in attesa di processo) e Russia (53.304). I ricercatori dell'istituto londinese parlano di una situazione che dovrebbe spingere i governi a "profonda preoccupazione", poiché le donne e le ragazze minorenni che si trovano in carcere "sono un gruppo estremamente vulnerabile e svantaggiato e tendono esser stesse ad essere vittime di reati ed abusi".

Il numero totale delle detenute nel mondo, rileva l'istituto, è probabilmente più altro di quanto indicato nel rapporto, poiché alcuni Paesi non hanno fornito dati, mentre le informazioni relative alla Cina sono incomplete. Per quanto riguarda l'Italia, il rapporto indica che al 31 luglio di quest'anno la popolazione carceraria femminile ammontava a 2.122 detenute, il 4,1% della popolazione carceraria totale. Si tratta di dati in diminuzione rispetto alle 2.235 detenute registrate nel 2000, le 2.843 del 2005 e le 2.995 del 2010.

In Germania i profughi diventano volontari. Sant’Egidio: «L’accoglienza è integrazione»

Corriere Sociale
Monaco di Baviera - Dopo che Angela Merkel ha cambiato rotta aprendo di fatto all’accoglienza di profughi siriani (approvando tra l’altro uno stanziamento di sei miliardi per far fronte all’emergenza), in Germania il tema migranti ha assunto il sapore del caso politico. Pur manifestandosi episodi d’intolleranza – quasi tutti di matrice neonazista – i tedeschi sono capaci di mostrare anche l’altra faccia di sé. Quella solidale e accogliente che fa dell’integrazione uno stile di vita. E’ il caso delle comunità di Sant’Egidio.

Rifugiata siriana con il suo bambino in visita ad anziani soli in istituto
C’è quindi chi tende la mano di fronte alla grande ondata migratoria. La Comunità sta infatti promuovendo e coordinando quella che sempre di più sta diventando una vera e propria mobilitazione popolare. Obiettivo? L’accoglienza di donne, uomini e bambini che fuggono dalla Siria e dall’Iraq.

Accade a Monaco, Mönchengladbach, Würzburg. Qua, nel quartiere periferico di Zellerau, non ci si limita alla distribuzione di generi alimentari. La Comunità anima una scuola della pace per i minori in difficoltà, aiuta gli anziani soli, offre una mensa per i senzatetto e una scuola di lingua per i migranti cui partecipano come volontari attivi anche molti tedeschi. «Tutto questo lo facciamo perché, accanto al primo aiuto e all’accoglienza, per costruire il futuro è necessario avviare subito un percorso di integrazione» spiegano dalla Sant’Egidio, che nelle ultime settimane, a Monaco di Baviera, ha intensificato la propria presenza accanto ai profughi in arrivo alla stazione ferroviaria.

E poi accade anche che i profughi, andando a trovare gli anziani tedeschi (come avviene a Mönchengladbach) diventino volontari a loro volta. «In molte città i figli dei profughi hanno cominciato a frequentare le Scuole della Pace, mentre i più grandi hanno iniziato ad aiutare altri poveri insieme alla nostra comunità» spiegano i volontari della Sant’Egidio. «Sono tanti gli esempi di come si può gestire quella che tutti chiamano “emergenza” ma che, nonostante i grandi numeri degli arrivi, sta mostrando l’altro volto dell’Europa e della stessa Germania. Sorprendendo tanti, a partire dalle istituzioni».
di Gianluca Testa 

Unicef - Ungheria attivare protezione dei minori rifugiati

Il Faro on line 
L'Unicef è in contatto con la Rappresentanza dell'Ungheria presso l'Onu per valutare come i minori rifugiati possano essere protetti'



L'Unicef è in contatto con la Rappresentanza permanente dell'Ungheria presso l'Onu, a New York, per valutare su come i minori migranti e rifugiati possano essere adeguatamente protetti, in linea con gli impegni assunti dal Paese con la Convenzione sui Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. La Convenzione comporta che gli Stati membri prendano tutte le misure necessarie per tutelare tutti bambini, e per fornire assistenza speciale ai bambini rifugiati o richiedenti asilo. L'Unicef ha inoltre offerto assistenza al Governo ungherese per rafforzare la protezione dei minori migranti e rifugiati, a seguito dei violenti scontri al confine tra Serbia e Ungheria di mercoledì 16 e alla luce delle notizie secondo cui le nuove norme introdotte [il 14 settembre] in Ungheria avrebbero portato alla detenzione, al processo e alla separazione dai propri genitori di minorenni entrati nel paese.

L'aiuto offerto dall'Unicef comprende: sostegno psicologico per i bambini attraverso team mobili e "Spazi a misura di bambino" presso i centri di registrazione e in altri luoghi in cui si raccolgono le famiglie; assistenza per l'identificazione dei minori non accompagnati o separati da parenti adulti, e ricerca delle loro famiglie; supporto tecnico e organizzativo per potenziare quei meccanismi che contribuiscono ad assicurare il superiore interesse dei bambini che si spostano attraverso il paeseL'Unicef fa appello con urgenza al Governo ungherese affinché il superiore interesse dei minori migranti e rifugiati abbia sempre la priorità in ogni decisione che li concerne. 

Nessun bambino dovrebbe essere criminalizzato per il fatto di essere un rifugiato o un migrante, né essere separato dai propri familiari. Questi bambini hanno già fatto esperienza di enormi violenze nel corso del loro viaggio, e ora hanno bisogno di essere trattati con dignità e con tutta l'assistenza, la protezione e la compassione possibili. Nessuno dovrebbe esporre i bambini a situazioni pericolose. Le scene cui abbiamo assistito mercoledì scorso, con bambini coinvolti nel pieno di scontri violenti e caotici, non dovrebbero mai più ripetersi. L'Unicef chiede a tutti gli Stati membri dell'Unione Europea di adoperarsi al più presto per garantire a tutti i minori migranti e rifugiati la protezione e l'assistenza cui hanno diritto. Nessun paese può essere lasciato da solo a farsi carico di una simile responsabilità. 

mercoledì 23 settembre 2015

Filippine - Nuove uccisioni di attivisti dei diritti umani, l’ONU lancia l’allarme

MISNA
L'uccisione questo mese di tre attivisti per i diritti umani da parte di paramilitari in una scuola di Lianga, nella provincia di Surigao del Sur, nell’isola meridionale di Mindanao, ha richiamato l'attenzione di agenzie Onu sulle esecuzioni extra-giudiziarie che troppo spesso colpiscono chi cerca di sostenere le rivendicazioni di gruppi meno favoriti di popolazione contro pressioni e abusi.

In un comunicato congiunto, l'inviato speciale Onu per i diritti dei popoli indigeni, Victoria Tauli-Corpuz, e quello per i difensori dei diritti umani, Michel Forst, hanno espresso seria preoccupazione per quanto accaduto. “Chiediamo alle autorità filippine di assicurare che le indagini su questi tragici fatti siano condotte in modo indipendente al fine di identificare e giudicare i responsabili”, hanno indicato. Un preoccupazione condivisa da Christof Heyns, inviato speciale per le esecuzioni extra-giudiziarie, sommarie o arbitrarie.

Secondo le testimonianze, a uccidere i tre attivisti – tra cui il direttore della scuola destinata alla popolazione tribale locale - sarebbero stati civili addestrati dall'esercito filippino per contrastare ribelli maoisti e musulmani attivi nella regione.
Un uso, quello dei paramilitari, sovente condannato dalla società civile locale e all'estero, in quanto crea di fatto milizie che possono essere assoldate da potenti locali o bande criminali, quando non sono agenti attivi della costante destabilizzazione del meridione filippino che nuoce a molti, a partire dalla popolazione cristiana e musulmana, ma favorisce giochi politici e interessi economici anche nella lontana capitale Manila. Non a caso, forse, indicando l'accaduto come “faida tribale”, l'esercito filippino ha occupato la scuola degli omicidi e costretto 2000 indigeni a spostarsi vero la città più vicina.

Il governo filippino ha inviato a Ginevra, alla sede dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, rappresentanti per difendere la propria posizione su questi e altri casi simili, sottolineando che indagini sono in corso per fare chiarezza su quanto accaduto e portare a giudizio i responsabili.

[CO]

US - Connecticut - Despite ruling abolishing the death penalty, inmates still being housed on death row

Daily Reporter
Hartford, Connecticut — Former death-row inmates in Connecticut may soon be living under less restrictive prison conditions than other inmates convicted of similar crimes, legal experts say.
American Death Row
Connecticut's Supreme Court last month declared capital punishment unconstitutional in the state, striking down part of a 2012 law that had allowed the death penalty only for those already facing execution.

That statute replaced what had been known as "capital felony" with a new crime, "murder with special circumstances." Under the new law, anyone who is convicted of what would have previously been a death-penalty eligible crime is now sentenced to life in prison under conditions mimicking death row.

That means being held in single cell for 22 hours a day, being escorted by at least one staff member and placed in restraints when moving outside that cell. Of the two hours considered "recreation," one would typically be spent indoors, in an area that houses a law library and a phone. The other would be spent alone in a cage outside in a courtyard. There would be no physical contact with other inmates.

Ironically, the 11 inmates currently housed on death row may soon be escaping those conditions.

Those inmates must now be re-sentenced to life without parole under the old capital felony statue, which existed when they were convicted, their attorneys say.

Though the Correction Department has leeway in the conditions imposed on individual inmates, someone sentenced to life without parole under the old statute was typically placed in the general population and allowed to be out of a cell six to seven hours a day with other inmates. They also have access to the prison commissary and gym.

"At some point, the death-row inmates are going to be let into general population," said attorney Mark Rademacher, who successfully argued for the abolishment of capital punishment as the attorney for Eduardo Santiago and currently represents death-row inmate Russell Peeler Jr. "I don't see how the state could oppose that."

So far, none of the death-row inmates has been moved, said Department of Correction spokeswoman Karen Martucci.

"Nothing has changed with the management of the death-row population since their sentence has not been legally changed by a court," she wrote in an email to The Associated Press. "I really couldn't predict when any court action will take place."

The process has been delayed, in part, because prosecutors have asked the court to reconsider the August ruling that declared capital punishment unconstitutional.

The chief state's attorney's office, citing that pending litigation, declined to comment for this story.

Michael Courtney, who heads the capital defense unit for the state's Office of the Public Defender, said the high court typically does not grant motions to reconsider, but the legal maneuver could lead to further delays in abolishing death row.

"I guess (prosecutors) feel like they have to keep swinging," he said. "They have the procedural mechanism to delay this, and they have used it."

The American Civil Liberties Union of Connecticut is also monitoring the proceedings.

ACLU attorney David McGuire said the Correction Department already has the authority to decide where the former death-row inmates belong based on factors such as their age, mental health, disciplinary record while in prison and the security risk they present.

It is possible that some will remain at the Northern Correctional Institution under the state's tightest security, known as level five, while others are sent to other prisons as level four inmates or even to medical units, he said.

"All of those are very restrictive environments," he said. "These are not luxurious settings."