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martedì 24 novembre 2020

Guerre dimenticate - Yemen in arrivo la peggiore carestia nel mondo da decenni, conseguenza della guerra

EuroNews
Lo Yemen è in "pericolo imminente" di cadere nella "peggiore carestia che il mondo
abbia visto da decenni", ha avvertito venerdì il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, chiedendo un'azione immediata per salvare milioni di vite.


Un bambino malnutrito nello Yemen
 Diritti d'autore Hammadi Issa/Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.

La crisi, secondo le Nazioni Unite, è il risultato della forte riduzione dei fondi forniti alle operazioni umanitarie nel Paese, della mancanza di supporto esterno all'economia yemenita e dell'impatto del conflitto armato e degli ostacoli posti alle agenzie di aiuti umanitari, oltre alle inondazioni e agli effetti di un'infestazione di locuste.

Guterres, in una dichiarazione, ha chiesto un'azione urgente per evitare una "catastrofe" e ha esortato tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa peggiorare la situazione.

"Rischiamo una tragedia non solo per l'immediata perdita di vite umane, ma anche per le conseguenze che si faranno sentire indefinitamente in futuro", ha detto il diplomatico portoghese.

Guterres ha anche messo in guardia contro qualsiasi "iniziativa unilaterale" che potrebbe rivelarsi negativa in un momento così fragile, con il rischio di carestia e con l'ONU che cerca di mediare per arrivare a una soluzione politica al conflitto tra il governo yemenita e i ribelli Houthi.

Quando in conferenza stampa gli è stato chiesto della possibilità che gli Stati Uniti sanzionassero gli insorti, legati all'Iran, Guterres ha risposto: "Penso che non dovremmo smuovere le acque in questo momento", ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite.

Guterres ha sottolineato il fatto che le Nazioni Unite sono in stretto contatto con tutte le parti per cercare di farle incontrare e adottare un cessate il fuoco e stabilire un dialogo politico, in un momento in cui c'è un "drammatico degrado della situazione umanitaria".

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sabato 8 luglio 2017

Reportage - Somalia, una fame da morire

Il Manifesto
Africa. La siccità peggiore dal 1950: carcasse di mucche lungo le strade, padri che seppelliscono i figli uccisi dalla carestia. Come Hamdi: a sei mesi, pesava come un neonato. Il reportage vincitore del Premio Luchetta 2017

Quest’anno in Somalia le piogge stagionali, sulle quali erano riposte le speranze della popolazione, sono iniziate con due settimane di ritardo. E sono state decisamente inferiori alla media.

INTRAPPOLATA NELLA MORSA di una siccità senza precedenti per estensione e persistenza, la Somalia è sull’orlo del baratro. I dati più recenti attestano che almeno metà della popolazione somala, 6 milioni di persone, necessita di assistenza umanitaria e che sono oggi oltre 185mila i bambini somali gravemente malnutriti, in pericolo di vita.

Carestia non significa solo fame, ma anche malattie e colera. Il numero di bambini a rischio di grave malnutrizione è destinato ad aumentare. Ma anche i casi sempre più numerosi di morbillo e colera pesano sull’allarmante picco di decessi infantili.

L’unica prospettiva è quella degli aiuti umanitari da parte dell’Onu e di altre organizzazioni: ma il loro spazio di intervento è ostacolato da questioni di sicurezza.

GLI ATTACCHI DI AL-SHABAAB hanno colpito l’intero paese, impedendo alle organizzazioni di svolgere il loro lavoro in modo efficace. Per questo a fine 2017, in Somalia, conteremo oltre un milione e 400mila bambini malnutriti, a rischio di vita.

Storie di bimbi sfollati che hanno seguito le loro famiglie, migrate prima per la guerra e poi sotto il peso della carestia. Storie come quella di Hamdi, che vorrei adesso raccontarvi.

In un ospedale somalo dove dozzine di neonati vengono portati per trattamenti d’urgenza, a Garowe, la bambina pelle e ossa giaceva apatica fra le braccia di sua madre Ayaan.

Aveva sei mesi ma pesava meno di 8 libbre, la media di un neonato in Gran Bretagna. Volgeva lentamente la testa verso di me, era coperta da chiazze bianche, la sua bocca era arrossata e piena di piaghe, gli occhi incollati e doloranti.

HAMDI ERA COSÌ AFFAMATA che il suo sistema immunitario aveva smesso di funzionare, rendendola vulnerabile alle infezioni. Sembrava sul punto di morire.

«La bimba è così malnutrita che il suo sistema immunitario davvero non risponde più – spiegava il medico, Said Hamed – Soffre in questo modo da mesi e non riesce più a mangiare. Ma sua madre non la può più allattare: anche lei è troppo malnutrita per farlo».

Dopo tre anni senza piogge, la più lunga siccità registrata dal 1950, la Somalia è schiacciata dall’emergenza. La morte corre sulle aride pianure del corno d’Africa, già duramente colpito, accanendosi sui bambini, uno dopo l’altro.
Hamdi è soltanto una dei venti milioni di persone colpite da una carestia senza precedenti che coinvolge quattro paesi: Somalia, Sud Sudan, Nigeria e Yemen.

IN SOMALIA LA SICCITÀ ha ridotto del 60% il bestiame, una risorsa fondamentale per le famiglie. Gli ultimi sondaggi denunciano dati agghiaccianti: 363mila bambini soffrono di malnutrizione e ben 71mila risultano gravi come Hamdi.

Senza bestiame o capre da barattare per un pugno di riso o farina, famiglie somale come quella di Hamdi, che vivono nel deserto roccioso di sabbia rossa, non hanno più nulla.

VAGANO PER LA LORO TERRA arida senza nessuna speranza di aiuto. La situazione è così drammatica che quando una breve pioggia è caduta su una regione costiera, nel dicembre dello scorso anno, ben 30mila nomadi si sono spostati in quella zona nella speranza di salvare il loro gregge, lasciando le mogli e i figli da soli negli accampamenti.

Non tutti, però: in una conigliera fatta di ferro ondulato nei dintorni di Garowe ho incontrato Nour Jees, 43 anni, il padre di Asluub: un uomo disperato, sua figlia non aveva nemmeno tre settimane di vita quando è rimasta uccisa da una diarrea acutissima.

AVEVA BEVUTO ACQUA contaminata dopo la lunga siccità. Nour Jees mi ha portato sulla sua tomba, un cumulo di pietre sopra un piccolo buco nella sabbia. Un pezzo di terra riservato ai bambini morti dove ho contato più di 100 tombe, 28 scavate solo nell’ultimo mese.

Nell’arida terra del Puntland, dove fino a poco tempo fa spadroneggiavano i pirati somali, il segno della siccità è visibile ovunque. Carcasse di mucche e capre stazionano in decomposizione lungo le strade, coperte da nuvole di mosche. Non c’è vegetazione, tranne pochi cespugli spinosi di acacia.

Nulla cresce nell’implacabile cocente calore desertico. Il nostro veicolo lascia dietro di sé una nube si polvere mentre ci dirigiamo verso il campo lontano di Uskure.

Dopo decenni di sommosse, ancora una catastrofe nell’arida Somalia: ancora si combatte contro la natura e le prime vittime sono i bambini indifesi come Hamdi.

Il suo pianto era così flebile che non si riusciva neanche a sentire fra i lamenti dei bambini disperati nella corsia dell’ospedale. Guardandola, così malata e sofferente, riuscivo quasi a vedere la sua vita che le stava scivolando via sotto i miei occhi.

HAMDI HA LOTTATO contro la fame da primo giorno in cui ha visto la luce, è il peggior caso di malnutrizione che io abbia mai visto. Rientrato in Gran Bretagna dopo una settimana ho ricevuto la notizia della sua morte ed è stato uno choc terribile. I medici avevano fatto l’impossibile per salvarla ma le sue condizioni erano disperate.

giovedì 18 maggio 2017

ONU incubo carestia per 20 milioni di persone in Somalia, Yemen, Sud Sudan e Nigeria

La Stampa
Nuovo appello dell’Onu: per evitare la catastrofe servono più fondi. E i conflitti in zone di crisi complicano soccorsi
La siccità fa fuggire migliaia di somali. In questa immagine,
un gruppo di sfollati in un campo vicino a Mogadiscio
Stretta nella morsa di un’atroce siccità, la Somalia si avvicina rapidamente alla catastrofe. Con sempre meno acqua pulita a disposizione, il paese, oltre al rischio di carestia, deve affrontare un aumento esponenziale di casi di colera. 

Almeno 300 nuovi contagi al giorno, con decine di vittime, la cui assistenza è ostacolata dalle condizioni di sicurezza che impediscono di raggiungere molte delle aree colpite dalla malattia. Dall’inizio dell’anno, su circa 25.000 infezioni, ci sono stati 450 decessi, molti dei quali avvenuti nel sud del paese, in zone controllate dal gruppo terrorista al-Shabab e quasi inaccessibili agli operatori umanitari. 

Anche nel 2011, la carestia, innescata dalla siccità, provocò un’impennata di infezioni di colera.
Tra fame e malattie, morirono più di 250.000 persone. Quella in corso, tuttavia, rischia di essere una crisi peggiore, visto che la siccità si è dimostrata finora più estesa e persistente. Se le autorità non hanno ancora dichiarato l’inizio della carestia, i dati più recenti dicono che 6 milioni di persone - metà della popolazione somala - hanno bisogno di assistenza umanitaria, con 185mila bambini gravemente malnutriti e in pericolo di vita.

A complicare l’emergenza somala c’é la necessità di portare aiuti urgenti anche ad altri paesi. Secondo l’ultimo appello dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), il rischio di morti di massa per fame tra le popolazioni di Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen è in rapida crescita.

In pericolo ci sono 20 milioni di persone, le cui vite sono minacciate da una combinazione di siccità e conflitti armati. Purtroppo le condizioni politiche nei teatri di crisi stanno rendendo i soccorsi difficilissimi. In Sud Sudan, dove dal 2013 infiamma una brutale guerra civile, governo e forze ribelli impediscono deliberatamente agli aiuti di raggiungere la popolazione. Il risultato è che 5 milioni di persone non si alimentano correttamente, mentre per 100mila abitanti è cominciata una vera e propria carestia. 

Lo Yemen versa in condizioni simili: le fazioni in lotta nella guerra civile impediscono l’accesso agli aiuti umanitari, bombardando regolarmente il porto principale, in un paese dove il 90% del cibo arriva dall’estero. Nel Nord della Nigeria è la presenza di Boko Haram, e l’offensiva lanciata contro di esso dall’esercito, ad aver causato migliaia di sfollati, oltre al collasso dell’agricoltura locale. Il rischio di carestia è elevatissimo, e anche in questo caso molte aree non possono essere raggiunte dalle operazioni di soccorso per motivi di sicurezza.

Dei quattro paesi, la Somalia è l’unico in cui la guerra non è il fattore scatenante della carestia. Nel nordest del paese, dove si vive perlopiù di pastorizia, la siccità ha decimato il bestiame e costretto gli abitanti a viaggiare centinaia di chilometri in cerca d’acqua e cibo. In altre zone sono gli agricoltori a patire, affamati da una sequela di raccolti disastrosi. Ma certamente il protrarsi del conflitto con i jihadisti di al-Shabab complica le cose. Durante la carestia del 2011, i territori più colpiti furono quelli controllati dal gruppo terroristico, che fece di tutto per bloccare gli aiuti delle organizzazioni umanitarie.

Per evitare la catastrofe l’ONU ha chiesto 4,4 miliardi di dollari entro la fine di aprile, ma finora ne ha ricevuti solo 984 milioni. Molte missioni di soccorso non sono quindi potute partire, col risultato che un “disastro prevenibile sta diventando rapidamente inevitabile”, ha spiegato Adrian Edwards, portavoce dell’UNHCR. Per quanto allarmate, le parole di Edwards conservano una certa fiducia nel ruolo di organismi internazionali come l’ONU. 

La convinzione che, se i finanziamenti arrivassero, sarebbe possibile arginare questo disastro. E’ certamente auspicabile che la raccolta fondi vada a buon fine. Ma i fatti parlano da soli: con il persistere di conflitti nelle zone di crisi, per ONU e altre organizzazioni umanitarie lo spazio di manovra è davvero ridotto.

Tommaso Carboni

giovedì 27 aprile 2017

Somalia. La fuga di Zeinab, venduta a un uomo per salvare le sorelle dalla siccità

Corriere della Sera
Tra gli arbusti bruciati dal sole, con i raccolti perduti, gli animali morti e i pozzi vuoti, Abdir Hussein non vedeva nessun'altra possibilità per salvare la sua famiglia dalla fame che "vendere" la figlia Zeinab, 14enne. 


Un uomo del villaggio l'aveva chiesta in sposa offrendo in dote mille dollari. Il necessario per intraprendere il viaggio che avrebbe permesso di sopravvivere a lei e alle altre figlie, con nipoti e nipotini al seguito. Destinazione Dolow, cittadina somala al confine con l'Etiopia dove le agenzie umanitarie distribuiscono cibo e acqua agli sfollati in fuga dalla terribile siccità che sta colpendo il Paese dove oltre la metà dei 12 milioni abitanti necessita di aiuti per non soccombere, stima l'Onu.
Il "baratto" - All'inizio la ragazzina aveva opposto resistenza: "Preferisco correre nella foresta ed essere divorata dai leoni", la sua reazione. "Allora staremo qui a morire di fame e gli animali mangeranno anche le nostre ossa", la replica della madre, riferisce la Reuters. Barattare la libertà di Zeinab per la vita delle sorelle è stata una "decisione difficile, ho messo fine ai sogni della mia bambina ma senza quei soldi saremmo tutti morti".
C'è chi nella grande fuga lascia indietro bambini che non camminano o mariti invalidi. "Scelte come queste stanno diventando frequenti in un Paese dove non piove praticamente da due anni e la presenza dei miliziani Shebab complica i movimenti di soccorritori e degli stessi abitanti", raccontano al Corriere gli operatori di Coopi - Cooperazione italiana - , presenti dal 1984 in Somalia con programmi di distribuzione di voucher per alimenti, protezione dei rifugiati e iniziative di sostentamento agli animali. È proprio grazie all'iniziativa di questa ong italiana se la vicenda di Zeinab ha avuto un lieto fine.
Tra gli Shebab - Perché la ragazzina, a soli tre giorni dalle nozze, è riuscita a scappare e a raggiungere i suoi familiari che un po' a piedi un po' in sella a degli asini (affittati) avevano percorso i cinquanta chilometri che separano il luogo della salvezza, Dolow, dal loro villaggio vicino a Malmaley, sempre nella regione di Ghedo. 

Un viaggio non facile: per arrivarci occorre passare da zone controllate dai miliziani Shebab che estorcono "pedaggi" ai passanti, sequestrano ragazzini da arruolare come combattenti, bloccano gli uomini. Zeinab assicura di essere stata "trattata bene", altro non vuole dire, ha troppa paura di ritorsioni dopo che il suo volto è circolato sui media locali.
Passata indenne dalle zone controllate dagli estremisti, Zeinab si è trovata il marito alle calcagna. L'aveva inseguita. Minacciava la madre: "O mi ridate la dote o mi riprendo la ragazza con la forza". Non avrebbero potuto restituire neanche un centesimo del dovuto.
Non esistono programmi ad hoc per rimediare a queste situazioni, diventate più frequenti dopo la carestia. È a questo punto che entra in scena Coopi. "Dobbiamo fare qualcosa sennò ogni notte ci sarà uno stupro", disse Deka Warsame, coordinatrice regionale di Coopi, arrivata sul posto per la visita dei donatori Ue dell'Echo. 

Ed è partita una raccolta fondi. Così l'uomo è stato "risarcito" e Zeinab ora è una ragazza libera. Con un progetto: "Voglio studiare e diventare un'insegnante di inglese".

di Alessandra Muglia

martedì 14 marzo 2017

Yemen: appello WFP, prevenire carestia e fame. 17 milioni soffrono

AnsaMed
La Direttrice esecutiva del World Food Programme (Wfp), Ertharin Cousin, in visita nello Yemen, ha chiesto l'aiuto della comunità internazionale per prevenire una grave carestia e rispondere ai bisogni immediati di quanti vivono in stato di grave insicurezza alimentare. 

Cousin - informa una nota o dell'agenzia Onu - ha fatto anche appello alle parti in conflitto e alle autorità ad Aden e Sanaa per un accesso che permetta di raggiungere le persone affamate.
"Gli operatori umanitari stanno facendo la differenza in Yemen perché hanno evitato, finora, che lo Yemen scivoli in stato di carestia", ha detto Cousin. "La sfida è che ci sono aree inaccessibili dove le persone soffrono" e dove "si corre il serio rischio di avere persone che muoiono di fame". 

Cousin ha descritto la situazione come straziante, con oltre 17 milioni di persone che vivono nell'insicurezza alimentare, e fra queste circa 7 milioni la soffrono in forma grave. 

Nonostante le difficoltà, a febbraio in Yemen il Wfp ha raggiunto 4,9 milioni di persone in stato di insicurezza alimentare, ma per finanziamenti inadeguati ha ridotto le razioni per poterne distribuire di più. 

Nei giorni scorsi Stephen O'Brien, sottosegretario Onu per gli Affari umanitari, ha lanciato l'allarme su una carestia devastante che colpisce oltre 20 milioni di persone, la più terribile crisi umanitaria dal 1945, indicando nello Yemen, nel Sud Sudan, nella Somalia e nella Nigeria nord-occidentale i territori già allo stremo dopo anni di guerra e guerriglia.

lunedì 13 marzo 2017

Onu: mai carestia così terribile dal '45 - 20 milioni di persone stanno morendo di fame e manca acqua potabile

ANSA
"Il mondo si trova di fronte alla più grande crisi umanitaria dal 1945 con oltre 20 milioni di persone colpite da fame e carestia": lo ha detto il capo degli affari umanitari dell'Onu, Stephen O'Brien.



"Senza sforzi globali collettivi e coordinati, la gente morirà di fame, e molti altri soffriranno e moriranno a causa delle malattie", ha aggiunto O'Brien durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu. Quindi ha chiesto l'invio immediato di fondi per lo Yemen, il Sud Sudan, la Somalia e la Nigeria.

"La più grande crisi umanitaria è in Yemen, dove i due terzi della popolazione, 18,8 milioni di persone, hanno bisogno di aiuti umanitari - ha sottolineato - Rispetto al mese di gennaio ci sono tre milioni di persone in più che soffrono la fame cronicamente".

martedì 21 febbraio 2017

In Sud Sudan si muore di fame. Adesso l'ONU riconosce ufficialmente la carestia nel paese

La Repubblica 
Le agenzie delle Nazioni Unite avvertono che quasi 5 milioni di persone hanno urgente bisogno di cibo, di sostegno all’agricoltura e di assistenza nutrizionale. La peggiore catastrofe della fame dall’inizio dei combattimenti scoppiati più di tre anni fa. E in tutto il Corno d'Africa il rischio si estende a 17 milioni tra uomini, donne e bambini

La guerra e un'economia al collasso, hanno fatto sì che circa 100.000 persone debbano fare i conti con la fame in alcune parti del Sud Sudan, in particolare nelle zone dello Unity State, nella parte centro-settentrionale del paese, dove da oggi lo stato di carestia ha avuto il sugello delle Nazioni Unite. 


E una dichiarazione formale di carestia significa che le persone hanno già iniziato a morire di fame. Si tratta, dunque, della peggiore catastrofe della fame dall’inizio dei combattimenti scoppiati più di tre anni fa. 

C'è poi da aggiungere che un altro milione di persone sono state classificate sull'orlo di un "baratro" e che presto, se non si interverrà subito, si andranno ad aggiungere a quante già patiscono la fame. 

Le Nazioni Unite stanno cercano di farlo sapere al mondo attraverso tre agenzie, la FAO, il WFP e l'Unicef che, sebbene facciano fatica a ridurre tutte le loro ipertrofie, costituite dagli sprechi nella gestione di se stesse, restano comunque degli osservatori capaci di monitorare emergenze come questa e di avere la sufficiente forza mediatica per renderle note.

Ma la carestia, innescata dalle guerre e da una persistente siccità, si estende all'intero Corno d'Africa coinvolgendo - secondo i dati di Wfp e Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) - più di 17 milioni di uomini, donne e bambini tra Gibuti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e i limitrofi Uganda e Kenya, dove i campi profughi sono diventati enormi agglomerati di tende e baracche nei quali proliferano malattie e violenza.

sabato 28 gennaio 2017

Onu, nello Yemen rischio carestia e fame. La più grave crisi alimentare mondiale. 2,2 mln bambini soffrono la fame

ANSA
New York - In Yemen è in corso la "più grave crisi alimentare nel mondo, e se non si interviene subito si rischia la carestia nel 2017": a lanciare l'allarme è il capo degli affari umanitari dell'Onu, Stephen O'Brien, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza.  
O'Brien ha poi precisato che "ci sono 2,2 milioni di bambini che soffrono la fame". 


E 10,3 milioni di yemeniti hanno bisogno di assistenza immediata per sopravvivere. Per l'escalation del conflitto due terzi della popolazione dello Yemen ha bisogno di aiuti umanitari. 

L'inviato speciale dell'Onu in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, ha poi sottolineato che la "pericolosa" impennata di combattimenti e attacchi aerei ha "tragiche conseguenze per il popolo yemenita", con 18,2 milioni di persone colpite dall'emergenza cibo.

mercoledì 16 marzo 2016

Malawi carestia e superstizione accuse di stregoneria e linciaggi

Notizie/Italia/News
l 1° marzo scorso un gravissimo episodio di linciaggio è avvenuto nel distretto di Nsanje, nell’estremo sud del Malawi. Sette uomini, trovati in possesso di ossa umane, spesso utilizzate nelle pratiche di stregoneria, sono stati bruciati vivi da una folla inferocita, che gli ha fatto passare un copertone sulla testa, li ha cosparsi di benzina e vi ha appiccato il fuoco.
Pare che la polizia, benché nei pressi, non sia intervenuta tempestivamente, né che si sia proceduto ad alcun arresto. La legge ha abdicato a chi si è fatto da solo giudice e carnefice. 

A duemila anni di distanza, mentre si avvicina la memoria della Settimana Santa, è triste constatare come la tentazione del “Crucifige! Crucifige!” sia ancora viva e vegeta.
Piuttosto, un’indagine è stata aperta per determinare l’origine delle ossa, se esse appartenessero o no a un albino. 

Il Malawi, infatti, sta vivendo una escalation di rapimenti e uccisioni di albini. Le autorità locali parlano di continue riesumazioni di corpi di albini, dal momento che alcuni loro organi sono ritenuti capaci di garantire ricchezza e favore attraverso opportune pratiche rituali.
In un tempo difficile, mentre la siccità e la carestia imperversano in quel piccolo paese dell’Africa australe, è facile credere ai falsi profeti del successo e della stregoneria. L’irrazionale si fa strada, in una stagione avvelenata dal morso del bisogno e dall’idolatria del denaro.
Alcuni mesi prima, a Neno, sempre in Malawi, anche quattro anziani erano stati brutalmente uccisi in un linciaggio. La loro colpa? Essere stregoni, aver “guidato” un fulmine contro una giovane di 17 anni. 

La locale Comunità di Sant’Egidio aveva emesso un comunicato per condannare tale terribile episodio e la cultura che lo ha permesso: “Facciamo appello ai capi villaggio, ai leader delle chiese, alle autorità pubbliche e private e a tutti i malawiani di buona volontà affinché si prevengano simili incidenti. Condannare la barbarie di simili azioni non è sufficiente, piuttosto dobbiamo sviluppare una cultura di protezione nei confronti degli anziani e di tutte le persone più deboli della nostra società, le più accusate di stregoneria. Schieriamoci tutti in favore della giustizia e contro ogni forma di linciaggio”.


Francesco De Palma

venerdì 30 ottobre 2015

Etiopia: oltre 4,6 milioni di bambini rischiano la fame per una carestia senza precedenti

Save the Children
Quasi 5 milioni di bambini rischiano di soffrire la fame a causa del peggioramento della crisi alimentare in Etiopia, carestia dovuta a una forte siccità che ha colpito zone del paese normalmente verdi e fertili. Un disastro senza precedenti nella storia recente.

Secondo Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare i bambini e tutelarne i diritti, 350 mila bambini sono già gravemente malnutriti e rischiano, se non curati, di avere, ritardi mentali e fisici o addirittura morire.

La siccità di quest’anno, causata da una forma particolarmente violenta del fenomeno El Nino, ha colpito direttamente più di 8,2 milioni di etiopi in un’area geografica molto vasta, paragonabile all’Italia, creando insicurezza alimentare o dipendenza per l’approvvigionamento dal Governo o dalle associazioni umanitarie internazionali. Inoltre, i miglioramenti significativi ottenuti negli ultimi anni in merito alla sicurezza alimentare, all’educazione e alla sanità rischiano di essere completamente vanificati a causa di questo evento climatico estremo.

“L’assenza delle piogge all’inizio dell’anno, così come quelle estive, ha avuto un impatto devastante sui raccolti in Etiopia: intere famiglie hanno perso il proprio reddito e le proprie scorte di cibo, e la vita di milioni di persone, in particolare quelle dei bambini, è in bilico”, ha dichiarato John Graham, Direttore per l’Etiopia di Save the Children.

Il governo etiope ha stanziato una somma senza precedenti pari a 192 milioni di dollari come parte di un’enorme mobilitazione nazionale per combattere la crisi e ridurre gli effetti della siccità. Tuttavia, c’è bisogno di un maggiore sostegno da parte dei donatori e un maggiore sforzo da parte della comunità internazionale per impedire il peggioramento della situazione.

“Stiamo fronteggiamo gli effetti di un raccolto scarso in tutto il paese, e il prossimo, molto scarso, è atteso non prima del giugno 2016”, aggiunge Graham. “Il Governo dell’Etiopia sta facendo quello che può per fronteggiare la situazione, riallocando risorse economiche dalla costruzione di strade e da altri progetti. Ma i donatori internazionali devono fornire maggiore aiuti ora, per portare sostegno alla popolazione e soprattutto ai bambini prima che sia troppo tardi”.

Save the Children è presente in oltre il 70% dei distretti più colpiti. Fornisce cibo, acqua, medicine e sostegno di base alle famiglie che hanno perso il reddito. L’Organizzazione sta inoltre formando operatori sanitari in loco per trattare i casi di malnutrizione e per aiutare le famiglie che hanno perso averi e bestiame attraverso programmi cash-for-work.

mercoledì 21 ottobre 2015

Etiopia ‘El Nino’ e l’insicurezza alimentare, più di 7 milioni a rischio

MISNA
“I fondi stanziati dalla comunità internazionale non sono arrivati in tempo a prevenire il fenomeno, ma la situazione è ora sotto controllo”: con queste parole il ministro dell’Informazione di Addis Abeba, Redwan Hussein, ha cercato di ridimensionare gli allarmi sollevati da varie agenzie non governative sull’emergenza alimentare in corso nel paese.
Dal canto suo, il primo ministro Hailemariam Dessalegn ha annunciato che il governo ha stanziato l’equivalente di 20 milioni di dollari per rispondere all’emergenza siccità. “Il problema potrebbe persistere per i prossimi sei mesi”, ha detto Desalegn citato dall’agenzia di stampa statale Ena.

A suscitare le preoccupazioni degli operatori umanitari, Onu in primis, la scarsità di piogge causata dal fenomeno climatico ‘El nino’, presentatosi quest’anno con particolare intensità. Secondo dati aggiornati, sarebbero circa 7 milioni e mezzo le persone a rischio insufficienza alimentare nel paese; una cifra raddoppiata dallo scorso agosto.

“Se non si farà nulla per contrastare l’emergenza, l’anno prossimo il numero potrebbe raggiungere la cifra record di 15 milioni di persone in urgente carenza alimentare. Più di quelle causate dalla guerra in corso in Siria” sottolinea il rapporto dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha).

Inoltre, secondo il sistema di allerta precoce della carestia (Fews net) “quest’anno continuano a crescere i casi di morte del bestiame che, unitamente a raccolti insufficienti, rischiano di mettere in grave difficoltà le famiglie”.

Secondo paese più popoloso dell’Africa, con circa 95 milioni di abitanti, l’Etiopia non è nuova ai fenomeni della carestia e dell’insicurezza alimentare. Nonostante costituisca una delle economie in più performanti del continente, con tassi di crescita a due cifre e un hub privilegiato degli investimenti stranieri, il paese presenta profonde disuguaglianze sociali, con oltre 20 milioni di cittadini che vivono con meno di un dollaro e 25 centesimo al giorno.

Le zone più a rischio sono la regione orientale dell’Afar e la cosiddetta regione Somala nel sud-est del paese, come pure l’est e il centro dell’Oromia.

[AdL]