Pagine

Visualizzazione post con etichetta Danimarca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Danimarca. Mostra tutti i post

venerdì 4 giugno 2021

Allarme nella Ue - La Danimarca vuole deportare i suoi rifugiati in paesi africani, violando il diritto di asilo e trattati fondanti della UE

La Repubblica
Profughi e migranti in arrivo nel regno si vedranno rifiutata ogni richiesta di asilo, anche se perseguitati politici, e verranno trasportati in strutture realizzate in Paesi africani, per le quali si prevede la stipula di accordi bilaterali. Protesta l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati

La linea dura "migranti zero" del governo a guida socialdemocratica danese causa un duro scontro tra Copenaghen e l'Unione europea, appoggiata nelle sue proteste dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ma la premier danese Mette Frederiksen non dà segni di volontà di cedere o di cercare un compromesso.

Origine dello scontro è la legge approvata con 70 voti a favore e 24 contrari dal Folketing, il Parlamento unicamerale danese, che decide la costruzione di centri d'accoglienza per profughi e migranti in Paesi esterni all'Unione europea. 

Concordata in accordi bilaterali, possibilmente con Stati lontani, quindi Paesi africani come Rwanda, Tunisia, Etiopia ed Egitto. Profughi e migranti in arrivo nel regno si vedranno rifiutata ogni richiesta di asilo, anche se perseguitati politici a rischio della vita, e verranno trasportati in quei centri lontani. E anche se in casi eccezionali la ottenessero, non avrebbero la garanzia del permesso di soggiorno.

L'obiettivo dichiarato del governo danese è di arrivare a lungo termine a una situazione di "migranti zero". Allo stesso scopo, il mese scorso Copenaghen aveva deciso di revocare il diritto allo status di esuli politici ai cittadini siriani, preparandosi a radunarne a forza centinaia in centri di raccolta per poi farli riportare in Siria. Nonostante moltissimi di loro dichiarino di rischiare dura repressione, tortura e in alcuni casi anche la pena di morte per renitenza alla leva o contatti con le opposizioni. Dopo la vittoria di Assad alle elezioni-farsa tali rischi sono semplicemente aumentati.

"Condividiamo le preoccupazioni dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati per questa legge danese, i rischi che apre per i profughi e la sua compatibilità con gli impegni internazionali, e condividiamo anche le preoccupazioni che la legge danese mini le basi del sistema di protezione internazionale per i rifugiati", afferma un portavoce della Commissione europea. Aggiungendo: "La legge suscita interrogativi sia sull'accesso alle procedure del diritto d'asilo sia sull'effettivo accesso alla protezione. Non è possibile (la legge, ndr) né secondo le procedure esistenti dell'Unione europea né in base alle proposte per il Nuovo patto per la protezione e l'asilo, patto basato su leggi e trattati fondamentali della Ue e sulla concezione del diritto d'asilo come valore costitutivo dell´Unione". La Commissione europea esaminerà ulteriormente la legge danese prima di reagire con decisioni operative.

Secondo l'Alto commissariato Onu (Unhcr), con la legge danese si rischia l'effetto domino. Applicando una revisione così drastica della sua legislazione in materia di rifugiati, la Danimarca apre il rischio che altri Stati seguano il suo esempio, e la sua nuova legge è contraria allo spirito del valore del dovere della protezione internazionale dei rifugiati.

La legge danese non è ancora passata alla fase operativa, cioè a negoziati con i Paesi dove Copenaghen vorrebbe inviare gli esuli col dichiarato effetto di avere il minor numero possibile di "non europei" sul suo territorio. Il partito liberale di sinistra ha chiesto che ogni accordo bilaterale sul trasferimento forzato di esuli con Paesi extraeuropei venga esaminato dal Parlamento. Tuttavia è già in vigore appunto la disposizione contraddittoria in sé secondo cui anche le persone cui in casi eccezionali la Danimarca concederà diritto d'asilo non avranno la garanzia del permesso di soggiorno. In altre parole, la legge apre per molte persone il rischio, anche se riconosciuti come esuli perseguitati, di non potersi salvare da governanti come Assad o Lukashenko. Per far passare la legge anti-esuli Mette Frederiksen non ha esitato a chiedere e ottenere i voti dei legislatori di destra e di estrema destra, nonostante appartenga al Partito socialista europeo.

Andrea Tarquini

martedì 4 maggio 2021

La Danimarca, vuole rimandare nella "città sicura" di Damasco centinaia di rifugiati siriani. Sono stati già privati del permesso di soggiorno.

Amnesty International
Amnesty International ha denunciato che centinaia di rifugiati siriani, cui il governo della Danimarca ha revocato il permesso di soggiorno, rischiano arresti arbitrari, torture e sparizioni forzate se costretti a un rimpatrio illegale.

Tra il 1° gennaio e il 1° aprile 2021 il Servizio danese per l’immigrazione ha informato almeno 380 rifugiati siriani, bambini compresi, che dovranno rientrare in Siria poiché la Danimarca giudica la capitale Damasco e i suoi dintorni “zone sicure”, contrariamente a quanto hanno dichiarato gli esperti internazionali sui diritti umani e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite sui rifugiati.

Mentre la maggior parte di loro ha presentato appello contro la decisione, per 39 rifugiati il destino pare segnato, soprattutto dopo l’annuncio della ripresa delle relazioni diplomatiche della Danimarca col regime siriano.

Nel frattempo, anche coloro che sono in attesa dell’esito dell’appello sono stati privati del permesso di soggiorno e della protezione temporanea e dunque esclusi dai benefici sociali dall’accesso al lavoro e all’istruzione.

“Fuggiti dalla guerra, per almeno 39 rifugiati siriani la prospettiva appare ora quella di un ritorno ‘volontario’ in Siria o della reclusione nei centri di rimpatrio in attesa della partenza. Il destino di centinaia di altri è incerto. È incredibile che il governo danese consideri sicure alcune zone della Siria, uno stato dove le persone vengono regolarmente arrestate, torturate e fatte sparire”, ha dichiarato Nils Muižnieks, direttore per l’Europa di Amnesty International.

Le ricerche di Amnesty International hanno dimostrato che i civili rientrati nelle zone della Siria controllate dal governo, compresa la capitale Damasco, devono passare attraverso “controlli di sicurezza”, ossia interrogatori da parte dei servizi di sicurezza locali, responsabili di violazioni dei diritti umani così gravi da poter essere considerate crimini contro l’umanità.

L’anno scorso la prima ministra danese Mette Frederiksen aveva annunciato l’intenzione di ridurre a zero le domande d’asilo. In seguito, le autorità di Copenaghen hanno deciso di riesaminare la situazione di circa 900 rifugiati siriani residenti nel paese. Tale valutazione ha portato al ritiro del permesso di soggiorno ad almeno 380 di loro.

domenica 10 novembre 2019

Antisemitismo in Europa - Danimarca, profanate 80 lapidi in un cimitero ebraico Dipinte con vernice verde e rovesciate.

Ansa
Oltre 80 lapidi sono state vandalizzate in un cimitero ebraico risalente al 1807 a Randers, una cittadina danese dello Jutland. 


Lo riporta il giornale locale Randers Amtsavis. Le lapidi sono state dipinte con graffiti verdi e alcune sono state rovesciate. Sono in corso le indagini della polizia. "Abbiamo uno dei più antichi siti di sepoltura ebraici e lo custodiremo sempre", ha denunciato il sindaco della cittadina Torben Hansen.

Su una delle lapidi è stato anche incollato un adesivo giallo con la stella di David e la scritta 'Jude'. Non è chiaro quando sia avvenuto l'atto di vandalismo antisemita ma, sottolinea il quotidiano danese, non sembra del tutto casuale la coincidenza con l'81/o anniversario della Notte dei cristalli in Germania, quando tra il 9 e il 10 novembre del 1938 centinaia di cittadini ebrei furono uccisi dai nazisti e furono distrutte sinagoghe, cimiteri, negozi e case.

venerdì 3 marzo 2017

La Danimarca chiude le frontiere e non trova lavoratori. E a soffrire è il Pil

Repubblica Economia
Lo stato nordico, governato dal centro destra, ha adottato una politica dura contro i migranti, nonostante le sue imprese fatichino a trovare manodopera. Nel 2016 il Pil è cresciuto solo dell'1,1%, al di sotto delle possibilità del Paese



Copenhagen – La piena occupazione è il sogno di ogni paese, ma a volte produce effetti collaterali indesiderati: le aziende in crescita non trovano più giovani qualificati da assumere perché tutti hanno già un lavoro ben pagato. E alla fine rischia di rimetterci la crescita del prodotto interno lordo. Paradosso, ma accade nella prospera, postmoderna, civilissima Danimarca, ritenuta dalle Nazioni Unite il paese col più alto tasso di felicità e qualità della vita nel mondo. Infatti secondo i dati ufficiali appena resi noti la crescita del prodotto interno lordo (pil) danese nel 2016 è stata dell’1,1 per cento, sotto la media Ue dell’1,9 e ben sotto dati come quelli svedese islandese o norvegese.

Il New York Times se n’è appena occupato con un reportage, narrando storie pazzesche. Come quella del signor Peter Enevoldsen, che con la sua azienda d’eccellenza Sjorring Maskinfabrik (specializzata in trattori, macchine agricole di qualità e soprattutto in produzione delle parti meccaniche ed elettroniche più sofisticate di simili veicoli) ha dovuto affrontare ritardi nel rispetto di ordinazioni da tutto il mondo, rischiando di perdere mezzo milione di euro, perché gli manca manodopera. 


L’economia danese sta troppo bene, per cui i lavoratori qualificati a ogni livello (operai, ingegneri, progettisti) non si trovano, e il signor Enevoldsen ha dovuto ritardare la consegna di tre mesi. Alla fine ce l’ha fatta con corse contro il tempo, straordinari, appelli alle maestranze, caccia a specialisti in Europa centro-orientale, ma il futuro appare incerto, dice lui che in quel comparto produttivo concorre a livello globale con Volvo, Caterpillar o altri temibili global players delle macchine agricole di qualità e delle loro componenti.

La Danimarca governata dal centrodestra del premier Lars Lokke Rasmussen (con a volte l’appoggio esterno dei populisti del Dansk Folkeparti) scoppia di salute, economica e non solo. Chiunque voglia trovare un lavoro lo trova. Eppure la crescita è più lenta rispetto, per esempio, alla vicina Svezia, perché mancano braccia e cervelli. E qualcuno dice: anche perché il governo liberamente eletto (2015) ha scelto una linea dura verso l’ondata di migranti, e i pochi che alla fine sono accolti non sono i più qualificati. Mentre in Svezia o in Germania offrono loro corsi di formazione professionale per integrarli nell’economia e non solo nella società al più presto. Oltre un terzo delle aziende danesi, e parliamo di un paese avanzatissimo che vanta giganti in ogni comparto [...]

“Ci servono più lavoratori qualificati”, dice l’appello lanciato da molte aziende danesi, compresa quella del signor Enevoldsen, “altrimenti la mancanza di forza-lavoro qualificata colpirà duramente la nostra crescita”. 

mercoledì 27 gennaio 2016

La Danimarca approva la legge per la confisca dei beni ai migranti. Inquietante che avvenga nella Giornota della Memoria

La Stampa
Al via le controverse norme sui richiedenti asilo, compresa la proposta di privarli di denaro e oggetti di valore oltre 1.300 euro «per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio»


Il Parlamento della Danimarca ha approvato il contestato progetto di legge che mira a scoraggiare i rifugiati dal chiedere asilo e prevede, fra le varie misure, la confisca ai migranti di denaro e oggetti di valore per pagare le spese per il loro mantenimento nel Paese. Il pacchetto di misure è stato approvato con 81 voti a favore e 27 contrari.

La proposta del governo liberale di minoranza aveva l’appoggio dei tre alleati di centro-destra, nonché del Partito socialdemocratico, prima forza dell’opposizione, il che consentiva di arrivare a quasi i tre quarti dell’aula. Una trentina le misure contenute nel pacchetto, che fin dalla sua presentazione a novembre è stato travolto dalle polemiche sia a livello nazionale che internazionale.

Per questo il governo ha cambiato due volte la parte del testo relativa alle confische, pratica che è già impiegata in Svizzera e negli Laender tedeschi di Baviera e Baden-Württenberg. Nella versione finale del testo, sono esclusi dalla possibilità di confisca gli oggetti “di valore affettivo speciale” ed è stato triplicato a 10mila corone danesi (pari a circa 1.340 euro) il valore minimo di denaro e beni a partire dal quale è possibile sequestrare (inizialmente il tetto minimo era stato fissato a 3mila corone).

A livello nazionale il progetto è stato criticato da formazioni di sinistra, ma anche all’interno del partito liberale (che ha perso l’appoggio di un eurodeputato) e di quello socialdemocratico (di cui tre parlamentari avevano annunciato che avrebbero votato contro).

A livello internazionale si è unita alle critiche l’organizzazione Amnesty International, che si è anche scagliata contro le misure per rendere più difficili i ricongiungimenti familiari, che a suo parere potrebbero violare le convenzioni europee. Questo “rischio” è stato ammesso anche dalla ministra danese dell’Integrazione, Inger Støjberg, che ha difeso la scelta di cambiare le regole per i ricongiungimenti sottolineando che è una modalità per ridurre il flusso migratorio a cui hanno già fatto ricorso altri Paesi.

La Commissione europea ha fatto sapere che la confisca dei beni ai richiedenti asilo ha l’obbligo di rispettare le normative europee anche se mantiene il suo opt-out rispetto all’Ue per il settore di Giustizia e Affari interni.

La Danimarca, che a inizio anno ha introdotto controlli provvisori alle frontiere, nel 2015 ha ricevuto 21mila richiedenti asilo, un terzo in più del 2014, e meno rispetto al resto dei Paesi scandinavi, soprattutto la Svezia, che ha accolto 163mila richiedenti asilo.

martedì 26 gennaio 2016

Sequestro dei beni ai rifugiati. La Danimarca vota oggi la vergognosa riforma

Euro News
La confisca dei beni ai rifugiati per pagare le spese di soggiorno, l’allungamento da 1 a 3 anni per il ricongiungimento familiare.
Sono le due misure per così dire faro della riforma del diritto d’asilo che la Danimarca vota oggi, a discapito del coro di critiche da parte del Consiglio dei Diritti dell’Uomo e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Il Parlamento Danese
Il Ministro danese all’Immigrazione Inger Støjberg, un falco del governo di Lars Løkke Rasmussen, ha difeso il testo al Parlamento Europeo:

“Riteniamo giusto e ragionevole che quei richiedenti asilo che portino con sè beni a sufficienza debbano coprire i costi di vitto e alloggio durante il processo per la richiesta d’asilo” ha detto.

Ma come fare la differenza tra i beni di valore puramente economico e quelli carichi di un valore affettivo? Su questo punto focalizzato le sue critiche al progetto l’eurodeputata olandese Sophia in`t Veld, del partito D66, membro dell’Alde, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa:

“E come considererete i beni di valore sentimentale? Qualcuno che viaggia per migliaia di chilometri a rischio della propria vita probabilmente soltanto con uno zaino in spalla, non credete che dia un enorme valore sentimentale ad ogni singolo oggetto? Diversamente non lo avrebbero portato con sè” ha detto.

Il voto sulla riforma è assicurato per l’esecutivo del liberale Rasmussen alleato del partito popolare danese anti-immigrazione e sostenuto da un accordo con i social-democratici.

“Sequestrare i gioielli di un rifugiato ha un forte impatto simbolico” dice l’ex-Premier liberale danese Birthe Rønn Hornbech. “Il Primo Ministro dice che c‘è un malinteso. No, non c‘è nessun malinteso. Basta leggere il testo o ascoltare cosa dicono i Ministri. C‘è davvero da pensare ai campi di concentramento nazisti” denuncia.

Il testo prevede che la polizia possa perquisire i richiedenti asilo e confiscare il denaro liquido eccedente le 10.000 corone, equivalenti a circa 1.340 euro. Anche i singoli oggetti il cui valore superi questa cifra saranno oggetto di sequestro, esclusi i cosiddetti oggetti di valore affettivo.

Di Andrea S. Neri

sabato 16 gennaio 2016

Danimarca il Consiglio d'Europa mette in guardia sulla violazione dei diritti umani dei migranti

Internazionale (AFP)
Il consiglio d’Europa mette in guardia la Danimarca sui diritti dei migranti
Il commissario per i diritti umani del consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, ha messo in guardia la Danimarca a proposito delle misure legislative allo studio per gestire l’arrivo dei migranti, in particolare quella molto discussa di confiscare i loro beni.

La ministra dell’immigrazione e 
dell’integrazione Inger Støjberg 
In una lettera del 12 gennaio alla ministra dell’immigrazione e dell’integrazione Inger Støjberg, il commissario per i diritti umani ritiene che gli ultimi emendamenti sulla legge in discussione a Copenaghen relativa agli stranieri sono al limite della violazione della convenzione europea sui diritti umani. “In questi periodi difficili è più che mai importante conformarsi ai nostri standard in materia di diritti umani ed evitare di indebolire gli standard esistenti”, osserva il commissario.

Estensione della detenzione di chi chiede asilo, restrizioni ai ricongiungimenti familiari, confisca dei beni: sono punti che hanno “molto preoccupato” Muižnieks. In particolare, il commissario si dice “sgomento” di fronte al progetto di confiscare i beni dei migranti, che autorizza la polizia a perquisirli e a requisire le somme in contanti che superano le 10mila corone (1.340 euro) e gli oggetti di un valore superiore a questa cifra.

La Danimarca è lo stato dell’Unione europea con il più alto numero di migranti per abitante
Questo progetto di legge del governo è in discussione in parlamento dal 13 gennaio. Non dovrebbe avere difficoltà ad essere adottato grazie a un accordo tra la maggioranza di destra e i socialdemocratici. Ma una misura del genere “potrebbe rappresentare una violazione della dignità umana delle persone interessate e trasgredire il diritto che protegge la proprietà”, così come previsto dalla convenzione europea, ricorda Muižnieks.

Il commissario inoltre critica le misure che estendono le possibilità di detenzione di chi chiede asilo “in determinate circostanze”, in particolare in caso di arrivi di massa di migranti, che “indeboliscono il controllo giudiziario”. Inoltre si preoccupa per la possibilità che un maggiore ricorso alla detenzione porti a un suo utilizzo “sproporzionato e senza un’adeguata riflessione”. Per Muižnieks “chi chiede asilo e gli immigrati non dovrebbero essere considerati come dei criminali (…). Tutte le politiche in materia dovrebbero riflettere questo approccio”.

Nel 2015 la Danimarca, con i suoi 5,4 milioni di abitanti, ha registrato 21mila richieste di asilo, diventando lo stato dell’Unione europea con il più alto numero di migranti per abitante.

Traduzione di Andrea De Ritis

giovedì 14 gennaio 2016

La Danimarca confischerà gioielli e beni ai rifugiati: così si pagano le “spese di accoglienza”, ma gli lasceranno le fedi nuziali

La Stampa
Oggi arriva in Parlamento il disegno di legge proposta dal governo di destra
Ora avrebbero i numeri. Il governo conservatore danese ha annunciato di aver «ampio margine» per far passare in Parlamento il disegno di legge che prevede la confisca di tutti i beni dei profughi che raggiungeranno il Paese. Via contanti e gioielli, potranno tenere solo le fedi matrimoniali.
«La nuova legge darà alle autorità danesi ha spiegato il ministro dell’Integrazione - il potere di perquisire vestiti e bagagli dei richiedenti asilo e degli altri migranti senza permesso di soggiorno. Così i beni confiscati andranno a coprire le spese». Insomma alla polizia verrebbe dato il via libera a sequestrare gli oggetti di valore dei migranti per pagarsi il loro soggiorno nei centri di accoglienza.
Il governo, i socialdemocratici, il Partito popolare danese, l’Alleanza liberale e il Partito popolare conservatore hanno raggiunto un accordo per modificare il disegno di legge originario. Rispetto alla prima proposta, le modifiche concesse all’opposizione comprendono, oltre alla possibilità per i richiedenti asilo di tenere le fedi matrimoniali anche altri oggetti di valore affettivo e contanti fino a 10.000 corone (circa 1.350 euro). Ma tra i vari provvedimenti inclusi nel disegno non ci sono solo i sequestri di beni: una voce prevede anche il ritardo della riunificazione delle famiglie che dall’attuale anno passerebbe a tre anni. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha detto che la riunificazione famigliare rapida è «sancita dalle convenzioni internazionali» e ha invitato la Danimarca a osservarle. Il disegno di legge prevede anche misure che rendono più difficile ottenere la residenza e accorciano il permesso di soggiorno temporaneo.

La Danimarca ha «accolto» circa 20 mila rifugiati nel 2015, mentre la vicina Svezia ne ha accolti 163 mila e la Germania un milione. La legge è stata condannata da più parti. L’Unhcr ha detto che «va chiaramente contro le regole internazionali in materia di rifugiati», e diversi analisti l’hanno paragonata al trattamento nei confronti degli ebrei da parte della Germania nazista durante l’Olocausto. Ma il premier danese, investito dalle critiche internazionali, sostiene che «è la legge più incompresa della storia della Danimarca».

domenica 10 gennaio 2016

Danimarca - Studente modello africano perfettamente integrato espulso: lavorava troppo

La Repubblica
Per mantenersi il trentenne aveva un impiego part-time ma aveva superato le 15 ore settimanali previste come tetto dalle leggi danesi per gli stranieri che studiano. Il rettore: "Giovane di talento. Ritirare il provvedimento"


Marius Youbi
Copenaghen- Espulso perché lavorava troppo. È uno dei paradossi delle leggi sull'immigrazione e della crisi migratoria in Europa. È la storia di Marius Youbi, 30 anni, originario del Camerun, studente modello perfettamente integrato in Danimarca, dove si è trasferito da tempo con la famiglia: o, meglio, si 'era'. Perché Marius è infatti stato espulso non soltanto da tutte le scuole del Regno, ma addirittura dal Regno stesso, ed è dovuto tornare in patria lasciando in Scandinavia i suoi cari. Il motivo suona assurdo. Non contento di brillare negli studi accademici in Ingegneria, invece di campare a suon di sussidi e di espedienti, per mantenersi all'Università di Aarhus si era trovato un posto part-time come addetto alle pulizie.

Per scoraggiare i migranti dallo stabilirsi nel paese scandinavo, però, di recente le già rigide norme danesi in materia sono state ulteriormente inasprite: sicché agli stranieri che studiano non è consentito lavorare più di quindici ore la settimana. A Marius qualche volta è peraltro capitato di sforare il tempo-limite per raggranellare qualche soldo extra, e gli implacabili ispettori lo hanno colto in fallo, avviando la procedura di deportazione.

A peggiorare la beffa, gli hanno inflitto una multa che lui ha prontamente pagato: per legge ciò implica "riconoscere automaticamente la propria colpa", e rendere la sanzione irreversibile, come ha spiegato Anders Correll, portavoce dell'ateneo presso il quale il giovane camerunese si stava facendo onore, e il cui rettore Brian Bech Nielsen invano aveva inviato una lettera al Servizio Immigrazione, pregandolo di desistere perchè "Marius Youbi è uno degli studenti di maggiore talento che abbiamo, e non revocare il provvedimento sarebbe deplorevole". Tanto più, aveva aggiunto, che "in questo caso la 'punizione' non è adeguata al 'reato'". Niente da fare. Nessuna risposta in via ufficiale da parte delle autorità competenti, solo il freddo commento di un funzionario preposto, tale Jesper Wodschow Larsen: "La decisione è stata adottata in applicazione delle regole vigenti", ha tagliato corto. E Marius se ne è dovuto tornare in Africa, lasciando la sua tesi a metà.

domenica 20 dicembre 2015

Proposta choc - Danimarca, vuole sequestrare gioielli e soldi ai rifugiati in cambio di asilo e assistenza

In TerrisUna proposta davvero inedita. La Danimarca vuole sequestrare gioielli e soldi ai rifugiati in cambio di asilo assistenza sanitaria alloggi e corsi di lingua
Ancora tragedie nel Mare Egeo: quattro migranti iracheni, tra i quali due bambini, sono morti nel naufragio di un'imbarcazione diretta verso l'isola greca di Kos.

L’ultima proposta choc in un’Europa che ha dimenticato l’accoglienza viene dalla Danimarca. Il governo di Copenaghen per far fronte all’emergenza immigrazione vorrebbe “espropriare” i profughi dei loro beni di valore, lasciandogli giusto quelli sentimentali, come le fedi nuziali, in cambio di asilo, assistenza sanitaria, alloggi e corsi di lingua. L’idea, che farà certamente discutere, è contenuta in una proposta di legge – ha riferito il Ministro per l’integrazione Inger Stoejberg – per portare i rifugiati in linea con i danesi disoccupati che possono beneficiare dell’assistenza se dismettono tutti i loro beni oltre i 1.500 dollari. Una misura che potrebbe essere approvata il prossimo mese.

Il progetto ha già sollevato un polverone e il governo danese è sceso in campo per difendere il controverso progetto di confiscare gioielli e altri effetti di valore ai migranti per finanziare il loro soggiorno, misura bollata da vari commentatori come “autoritaria” che ricorda la spoliazione degli ebrei. “Dei media hanno pesantemente criticato il fatto che in futuro potremmo confiscare gli effetti di valore dei richiedenti asilo e chiedere che si assumano i costi del loro soggiorno nei centri per i rifugiati”, ha scritto Stojberg su Facebook.

Il ministro faceva allusione, senza nominarlo, al Washington Post, che ha stigmatizzato Copenaghen sostenendo che il progetto di legge ha una “connotazione particolarmente dolorosa in Europa” e può essere assimilata alla spoliziane degli ebrei operata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
“Queste critiche non sono giustificate”, ha proseguito Stojberg, del partito di destra Venstre il cui obiettivo è quello di ridurre l’immigrazione al minimo mentre il Primo ministro Lars Lokke Rasmussen ha lamentato “un ritratto erroneo della Danimarca”.

martedì 24 febbraio 2015

Danimarca - La polizia di Copenaghen proibisce "l'anello di pace" dei musulmani intorno alla Sinagoga attaccata

Haaretz
La polizia di Copenaghen ha negato la richiesta da parte dei musulmani danesi per creare un anello di pace attorno a una sinagoga della città che è stata sotto un attacco mortale.

Secondo i media danesi la polizia cita problemi di sicurezza per respingere la richiesta dagli organizzatori. 

"Abbiamo scelto di dire di no a causa di una valutazione di sicurezza specifica della situazione che abbiamo in questo momento", ha detto il portavoce della polizia di Copenaghen Mads Jensen ad una televisione danese.

Gli organizzatori speravano di duplicare a Copenaghen una simile iniziativa a quella che ha avuto luogo nella notte di Sabato a Oslo, dove più di 1.000 persone, tra cui molti musulmani, hanno formato una catena umana intorno una sinagoga in una dimostrazione di sostegno agli ebrei.

Niddal El-Jabri ha detto all'emittente pubblica Danimarca Radio che avrebbe cercato di ottener dalla la polizia l'autorizzazione a tenere una veglia di pace in un momento successivo.

"E 'davvero una buona iniziativa," Dan Rosenberg Asmussen, il capo della comunità ebraica danese, ha detto a DR, secondo The Local.dk. "Penso che sia bella e commovente."

Il 14 febbraio, al di fuori della centrale Sinagoga di Copenaghen, una guardia di sicurezza volontaria, Dan Uzan, è stato ucciso da un islamista solitario armato che ore prima aveva ucciso una persona in una sparatoria in un centro culturale nella capitale danese durante un evento.

martedì 4 novembre 2014

Carcere - Danimarca: la migliore arma contro la recidiva? i figli

Vita
Il governo danese vara un piano quadriennale per favorire i contatti tra detenuti e figli minori, con lo scopo di abbattere il tasso di recidiva. Prevista la copertura del costi di viaggio, case famiglia per ricucire i rapporti, corsi di sostegno alla genitorialità.

Un detenuto privato dell'affetto dei figli durante la carcerazione ha maggiori probabilità di tornare a delinquere una volta rilasciato. È quanto dimostrano diverse ricerche, sui cui risultati si sono basati in Danimarca per varare un piano quadriennale che consentirà ai detenuti con figli di rimanere in contatto con loro. Per l'attuazione del progetto sono stati stanziati oltre 24 milioni di corone (circa 3,2 milioni di euro).

Numeri piccoli (visto che il 40% dei detenuti danesi ha figli minori, lassù si dovranno occupare "solo" di 4500 bambini) ma intuizione interessante, quella danese, che prende atto del fatto che spesso per vergogna i ragazzi rompono i legami con mamma e papà quando finiscono dietro le sbarre. E ricucire i traumi familiari è la via maestra, dicono gli esperti, per evitare che i condannati, dopo aver scontato la pena, ricadano in tentazione.

"I bambini sono spesso quelli che soffrono di più quando mamma o papà è in prigione", ha dichiarato il ministro della Giustizia Mette Frederiksen, "e un buon contatto durante la prigionia non può che contribuire ad attenuare la perdita, e contribuire a garantire che la madre o il padre non finiscano di nuovo dalla parte sbagliata della legge. Sono quindi lieto che sia stato deciso di destinare questi fondi a noi per aiutare i bambini dei detenuti e le loro famiglie".

Nel dettaglio, il governo di Copenaghen coprirà i costi di trasporto per i figli dei detenuti durante le visite nei centri di detenzione e nelle carceri; costruirà case-famiglia "temporanee" da 5-6 posti in cui sarà offerto sostegno educativo per genitori e bambini prima del loro rilascio; varerà programmi di sostegno alla genitorialità per detenuti con figli sia durante che dopo la detenzione.

di Gabriella Meroni