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venerdì 5 maggio 2017

Unicef, 24.600 bambini bloccati in Grecia, Bulgaria,Ungheria

AnsaMed
Circa 75.000 rifugiati e migranti, compresi 24.600 bambini, attualmente bloccati in Grecia, Bulgaria, Ungheria e nei Balcani Occidentali sono a rischio di stress psicosociale in quanto vivono in un prolungato stato di incertezza. 


Nonostante infatti abbiano diritto a riunirsi alle famiglie nei paesi di destinazione in Europa Occidentale, la maggior parte dei loro non sa se o quando gli sarà consentito di proseguire il viaggio. Lo denuncia l'Unicef.
La situazione è particolarmente grave per le madri sole e i bambini bloccati in Grecia o nei Balcani: in molti casi, gli uomini adulti sono i primi membri delle famiglie a intraprendere il viaggio verso l'Europa, mentre il resto della famiglia li segue dopo. 

Ma con la chiusura dei confini nel 2016 e l'implementazione della Dichiarazione Ue-Turchia, altri membri delle famiglie sono trattenuti nei paesi di transito dove devono presentare richiesta per la riunificazione familiare con i loro cari. Un processo che generalmente richiede tra i 10 mesi a 2 anni di tempo. 

La maggior parte delle richieste di riunificazione familiare, rende noto l'Unicef, provengono dai bambini e da altri membri separati dalle famiglie bloccati in Grecia, ma a causa del carico di lavoro e del coinvolgimento di almeno due Stati Membri dell'Unione Europea, il processo può essere lento e articolato. 

Nel 2016, circa 5.000 richieste di riunificazione familiare, di cui 700 da parte di bambini separati e non accompagnati, sono state presentate dalla Grecia, ma solo 1.107 richiedenti hanno raggiunto il loro paese di destinazione entro la fine dell'anno. 

Sale numero migranti e rifugiati bloccati. Nel frattempo il numero di rifugiati e migranti bloccati in Grecia, Ungheria e Balcani Occidentali continua ad aumentare - con un incremento nell'ultimo anno di circa il 60% da 47.000 di marzo 2016 a 80.000 alla fine di aprile. "Tenere le famiglie insieme è il modo migliore per assicurare che i bambini siano protetti e rappresenta anche il motivo per cui il processo di riunificazione familiare per i bambini rifugiati e migranti è così importante. Dato che il numero di tutte le persone bloccate continua a crescere, gli Stati Membri devono considerare prioritario alleggerire i nodi procedurali in modo che le famiglie possano riunirsi prima possibile" ha detto Afshan Khan, Direttore Regionale e Coordinatore speciale per la Crisi Rifugiati e Migranti in Europa dell'Unicef

martedì 9 febbraio 2016

Rifugiati - Rotta Balcanica Turchia/Bulgaria: muoiono congelate una donna e una ragazza di 15 anni

Osservatorio Balcani Caucaso
Sono morte congelate nella neve nei pressi dalla cittadina di Malko Tarnovo, poco dopo aver attraversato il confine tra Turchia e Bulgaria. Una donna e una ragazza di forse quindici anni, probabilmente afgane, sono state rintracciate – quando già era troppo tardi – da pattuglie della polizia di frontiera bulgara nel tardo pomeriggio di sabato 6 febbraio.

Le due viaggiavano insieme ad un gruppo di 19 persone, di cui 12 minorenni, in una zona di montagna ricoperta da almeno trenta centimetri di neve. Tutto il gruppo era in condizioni di grave assideramento: altre due donne e 11 minori sono stati ricoverati nell'ospedale di Burgas con gravi segni di congelamento, anche se la loro vita non sembra al momento in pericolo.

“Purtroppo succede spesso che i trafficanti, dopo aver ricevuto il pagamento pattuito, abbandonino le persone che hanno aiutato ad attraversare il confine”, ha dichiarato il direttore della polizia di confine bulgara Antonio Agelov. “I gruppi di migranti perdono così l'orientamento, e non sanno dove si trovano”. Lo stesso Angelov ha poi invitato rifugiati e migranti a non fidarsi di chi promette loro di accompagnarli al sicuro in cambio di denaro.

Nonostante sia oggi marginale rispetto alla cosiddetta “rotta balcanica” - che attraverso Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia nel 2015 ha portato almeno un milione di persone in fuga da paesi come Siria, Afganistan e Iraq verso l'Europa centrale – la Bulgaria continua ad essere un paese di passaggio per rifugiati, richiedenti asilo e migranti.
Negli anni scorsi Sofia ha deciso di costruire una barriera di filo spinato al confine con la Turchia proprio per controllare il flusso in entrata. Negli ultimi anni, varie organizzazioni che si battono per i diritti umani hanno denunciato un atteggiamento violento e rimpatri illegali portati avanti dalle forze di polizia bulgara nei confronti dei migranti.

venerdì 16 ottobre 2015

Immigrazione - Bulgaria, migrante ucciso mentre cerca di varcare il confine turco

Corriere della Sera
Faceva parte di un gruppo di migranti ed è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco. Non ancora chiara la dinamica dei fatti
Un migrante è stato ucciso mentre cercava di entrare in Bulgaria dalla Turchia. «Faceva parte di un gruppo di migranti ed è stato ferito da un colpo sparato da un’arma da fuoco. È morto sulla via verso l’ospedale», ha riferito una portavoce del ministero dell’Interno bulgaro.
La dinamica
L’incidente, le cui cause non sono state chiarite ufficialmente, è avvenuto nell’area di Sredets, città nella Bulgaria sudorientale. L’uomo proveniva dall’Afghanistan e, secondo il canale radiofonico pubblico Bnr, era insieme con altre 48 persone, dall’atteggiamento aggressivo. 

Si sarebbero rifiutati di ubbidire all’ordine di tornare indietro ma non è chiaro se sia stato colpito direttamente da un proiettile sparato dalla polizia o se questa abbia sparato in aria e la pallottola sia in qualche modo rimbalzata su lui. Si è trattato del primo incidente grave in Bulgaria, Stato non-Schengen. Il primo ministro Boyko Borisov è stato costretto a lasciare il vertice Ue a Bruxelles ed è rientrato in patria. In questi mesi il confine tra la Bulgaria e la Grecia ha visto passare migliaia di profughi, la maggior parte in fuga dalla guerra in Siria.

martedì 7 aprile 2015

Il nuovo muro tra Bulgaria e Turchia per impedire ai profughi di entrare in Europa

Il Post
Lo ha voluto il governo bulgaro per impedire ai profughi di entrare in Europa, dov'era quello che impediva ai cittadini del blocco sovietico di andare in direzione opposta
La Bulgaria sta costruendo una recinzione sul confine con la Turchia per impedire ai migranti di superarlo ed entrare irregolarmente nel paese. Ne ha scritto il New York Times, raccontando anche la storia di un pezzo di confine d’Europa di cui ci occupiamo di rado e di cui sappiamo molto poco e dove fino a qualche decina di anni fa esisteva un’altra recinzione, costruita per impedire ai cittadini dell’Unione Sovietica di scappare verso l’Ovest.

Nel novembre del 2013 la Bulgaria ha approvato la costruzione di una recinzione lungo tutto il confine con la Turchia: sarà lunga in tutto 160 chilometri e sarà costruita con reti metalliche e filo spinato. Ogni 100 metri ci sarà un soldato di guardia, in modo tale che ogni guardiano possa sempre vigilare anche sui suoi colleghi. La prima frazione della recinzione è stata completata lo scorso settembre, è lunga 32 chilometri ed è stata costruita lungo il tratto di confine con la Turchia più di frequente attraversato dai migranti e profughi. La recinzione, in combinazione con l’aumento di fondi per i servizi di pattugliamento della frontiera, hanno fatto sì che nel 2014 solo 4mila persone siano riuscite a entrare illegalmente in Bulgaria, rispetto alle 11mila del 2013.

domenica 5 aprile 2015

Terribile episodio: Yazidi in fuga dall'Isis respinti al confine Bulgaria-Turchia, due morti per le percosse e per il freddo

Global List
L'agenzia per i rifugiati dell'Onu ha denunciato questo terribile episodio: nessuna pietà per chi chiede asilo.
Dentro una storia tragica se ne trovano sempre altre che conservano frammenti di vite spezzate, di speranze infrante, di esistenze violate. Dentro la guerra irachena e il sangue sparso dall'Isis si consuma la tragedia Yazida, l'olocausto di oggi che fingiamo di non vedere.

Sono sempre di più le testimonianze raccolte dall'Unhcr che raccontano di persone in cerca di protezione internazionale a cui è stato negato l'ingresso, veri e propri profughi "respinti" o che hanno subito violenze alle frontiere esterne dell'Unione Europea.

Non solo, l'Agenzia racconta di un recente incidente avvenuto all'inizio di questo mese presso la frontiera terrestre tra Bulgaria e Turchia, nel quale due uomini iracheni hanno perso la vita. E' l'ennesima storia che dovrebbe far inorridire l'umanità ma che ormai accettiamo, anestetizzati come siamo, da una continua spettacolarizzazione dell'orrido che alimentano i media e i social network. Video e immagini che ci scivolano addosso, che ingoiamo senza più sentirne il sapore amaro.

Secondo le informazioni ricevute, 12 iracheni, appartenenti alla minoranza Yazida, che stavano cercando di entrare in Bulgaria dalla Turchia, sono stati fermati dalle guardie di frontiera bulgare. Gli iracheni sono stati privati dei loro beni e duramente picchiati. Il gruppo è stato disperso e due degli uomini, che avevano subito lesioni gravi, sono morti per ipotermia sul lato turco del confine. Secondo quanto è stato riferito, una terza persona, che viaggiava con il gruppo, è stata portata in condizioni critiche in un ospedale di Edirne, dopo che la Gendarmeria Turca era stata allertata ed aveva effettuato un'operazione di ricerca delle vittime.

Tutto questo al confine con l'Europa, un continente che si preoccupa, solo dei debiti degli stati e ha dimenticato i popoli.

Ovviamente l'Unhcr esorta le autorità bulgare e turche affinché indaghino su questo terribile incidente. Le testimonianze suscitano orrore e sconcerto per i racconti delle brutalità che possono aver contribuito alla morte di queste due persone che, essendo membri della comunità perseguitata Yazida, erano probabilmente rifugiati.

Il confine con la Bulgaria sta diventando come il Mediterraneo, un luogo di solitudine e morte. I rapporti dell'Unhcr nel 2014 indicano che le persone in cerca di protezione internazionale hanno spesso tentato più volte di attraversare il confine con la Bulgaria, ma hanno dovuto desistere a causa del maltempo, dopo essere state abbandonate dai trafficanti pagati per portarli al di là della frontiera, oppure perché intercettate dalle autorità turche prima di riuscire ad attraversare il confine. Molti, tuttavia, hanno riferito che gli è stato negato l'accesso o che sono stati "respinti" dalle guardie di frontiera bulgare. I "respingimenti" non sono legali in Bulgaria, che è tenuta a far entrare i richiedenti asilo nel proprio territorio. Sono stati segnalati anche casi in cui si è fatto ricorso alla violenza e, spesso, le persone in fuga affermano che i loro soldi e i loro averi sono stati confiscati dalla polizia di frontiera.

È profondamente disgustoso che le persone in cerca di protezione internazionale vengano respinte, spesso attraverso l'uso della violenza. Gli Stati membri dell'Unione Europea che si trovano alle frontiere esterne dovrebbero interrompere queste pratiche e condurre indagini indipendenti e trasparenti sulle accuse di abusi e di pratiche illegali nelle loro regioni di confine.

Non solo, la Bulgaria ha in progetto di aggiungere altri 82 km di recinzioni di filo spinato all'attuale recinzione di 33 chilometri, costruita nel 2014 in risposta all'aumento degli arrivi irregolari, per la maggior parte provenienti dalla Siria. Gli sforzi per ridurre il numero di arrivi irregolari e di richiedenti asilo in Bulgaria hanno avuto un risultato significativo nel 2014, quando gli arrivi sono diminuiti di quasi il 50% rispetto all'anno precedente. Secondo le autorità bulgare, oltre 38.500 persone hanno tentato di attraversare irregolarmente la frontiera tra Bulgaria e Turchia nel 2014. Di questi, circa 6.000 - per lo più siriani, afghani e iracheni - hanno raggiunto la Bulgaria, un calo significativo rispetto ai 11.500 arrivi irregolari registrati nel 2013.

Il limitato accesso ai posti di frontiera, unito alla costruzione di altri recinzioni e alla pratica dei "respingimenti", lasciano ai richiedenti asilo poche opzioni. L'Unhcr ha ricevuto chiamate di emergenza da parte di persone, per lo più siriani, che stavano camminando da giorni in aree remote e con pessime condizioni meteorologiche per cercare di raggiungere la Bulgaria. La politica di erigere recinzioni e creare nuovi ostacoli invece di fornire ulteriori alternative legali per raggiungere la sicurezza in Unione europea spinge le persone in cerca di protezione internazionale in situazioni sempre più pericolose e che hanno, a volte, conseguenze fatali. In altre circostanze, l'Unhcr ha espresso preoccupazione per le notizie di alcune misure di controllo praticate alle frontiere che potrebbero mettere a rischio rifugiati e migranti, in particolare in Grecia, dove l'Unhcr ha documentato numerosi casi di "respingimenti". L'Unhcr rivolgerà le sue raccomandazioni al nuovo governo greco, proponendo miglioramenti su diverse questioni relative alla protezione dei rifugiati, tra cui una gestione delle frontiere che tenga conto delle esigenze di protezione di rifugiati e richiedenti asilo.

venerdì 27 marzo 2015

Bulgaria: il Consiglio d'Europa denuncia "detenuti picchiati e vita nelle prigioni inumana"

Ansa
Essere arrestati in Bulgaria vuol dire correre il serio rischio di essere picchiati dalle forze dell'ordine. Mentre se si va a finire in carcere, si ha la certezza che si vivrà non solo in un luogo dove regna la violenza, ma inadatto a ospitare esseri umani. Questa è la terribile situazione, che ha spinto il comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa a pubblicare oggi un forte avvertimento alle autorità bulgare, colpevoli di non essere intervenute, per anni, per risolvere questi problemi.
Il Comitato, noto anche come Cpt, ha deciso di pubblicare l'avvertimento, che viene chiamato "dichiarazione pubblica", dopo essere andato in Bulgaria quest'anno e aver scoperto che la situazione è ulteriormente peggiorata e che le autorità non stanno facendo quanto dovrebbero. Nella dichiarazione pubblica il Cpt denuncia il crescente numero, rispetto al 2014, di denunce di maltrattamento, schiaffi, calci, manganellate, che ha ricevuto da persone arrestate.

"Dalla visita il Cpt ha concluso che uomini, donne e minori corrono il serio rischio di essere maltrattati, durante l'arresto e l'interrogatorio" si legge nel documento. Mentre per le carceri, che il Cpt negli ultimi 20 anni ha visitato tutte tranne una, il Comitato afferma che il maltrattamento dei detenuti da parte dei guardiani resta a livelli allarmanti e che questi maltrattamenti sono spesso inflitti deliberatamente. Resta inoltre "onnipresente" la violenza tra detenuti, mentre la corruzione nelle prigioni è "endemica".

Inoltre le carceri, dove molti dei detenuti vivono in meno di due metri quadrati, sono sempre più dilapidate. Il Cpt porta l'esempio delle cucine, infestate da vermi, insetti, e dove l'acqua delle fogne fuoriesce e cola ovunque. Il Comitato vuole quindi che le autorità agiscano e lo facciano urgentemente anche per rispettare gli obblighi che si sono assunte quando la Bulgaria è entrata a far parte del Consiglio d'Europa e poi dell'Unione Europea.

venerdì 13 febbraio 2015

Scatta in Bulgaria il coprifuoco per i rifugiati. Rinchiusi nei centri dopo le 20.00.

WEST
La Bulgaria ha decretato da pochi giorni il coprifuoco per tutti i rifugiati e i richiedenti asilo, per lo più siriani e afghani, “ospiti” nel Paese. 

Che non potranno uscire dai centri dove sono “rinchiusi” dopo le ore 20 durante il periodo invernale e passate le 22 per quello estivo. Secondo l’Agenzia di Stato per i rifugiati (DAB) le limitazioni d’orario sono una misura necessaria per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico

Con l’obiettivo di soddisfare in particolare le richieste di maggiore protezione da parte dei cittadini bulgari che vivono nelle vicinanze dei centri di accoglienza. I quali da mesi lamentano la presenza di stranieri potenzialmente pericolosi e aggressivi nelle strade delle loro città, esposte a grave rischio incidenti. 

Da notare che il coprifuoco per i rifugiati non è comunque una novità: a seguire la stessa strada sono stati già paesi europei come il Belgio, Lussemburgo ed Estonia.

sabato 31 gennaio 2015

Bulgaria, protestano i rifugiati siriani senza riparo tra raid xenofobi e accoglienza disumana

La Repubblica
Un giovane è morto nel centro di Ovcha Kupel "per mancanza di cure" e altri sono stati accoltellati intorno al famigerato campo di Harmanli in attacchi razzisti, effettuati con coltelli e pietre. Lo denunciano gli stessi richiedenti asilo che hanno diffuso le immagini. La ribellione nei campi profughi tra caccia anti-immigrati e blocco delle vie di fuga. Il muro di 82 Km
Oma - Gli occhi e la bocca spalancati. Il colore freddo della morte sul volto. Il corpo adagiato direttamente sul pavimento, con un cuscino sotto la nuca e una povera coperta a nascondere il resto del corpo. È morto così Khaled Hassan, un ragazzo siriano poco più che ventenne, in un centro di accoglienza in Bulgaria. La foto scattata da altri rifugiati siriani dello stesso campo di Ovcha Kupel, nei pressi di Sofia, è stata inviata ad attivisti italiani. Quel giovane con la bocca aperta ma che non può più parlare è il simbolo della situazione drammatica che vivono i rifugiati siriani in Bulgaria, uno dei paesi più poveri dell'Unione europea. Da ormai due anni i siriani protestano, bloccano strade, fanno scioperi della fame, ma la loro voce resta inascoltata dall'Europa, patria del diritto d'asilo.
Gli attacchi dei gruppi neonazisti. Secondo quanto denunciano i profughi, Khaled Hassan è scampato alla guerra siriana e si è invece ammalato nel centro di accoglienza bulgaro, ma non avrebbe ricevuto la necessaria assistenza medica, aggravandosi fino alla morte. L'ambulanza sarebbe stata chiamata troppo tardi e sarebbe arrivata in ritardo. Negli ultimi giorni, hanno raccontato i siriani del campo dell'ex base militare di Harmanli, vicino al confine con la Turchia, in episodi differenti, un profugo somalo e uno siriano sono stati aggrediti e accoltellati in attacchi xenofobi da gruppi neonazisti e lo stesso campo è stato oggetto di un raid notturno con lanci di pietre.

Nel centro il doppio delle persone possibili. I siriani hanno anche diffuso i video delle loro proteste ad Harmanli, in cui si vedono dei cartelli in inglese che chiedono di proteggere le donne e i bambini, terrorizzati da questi assalti. Le violenze contro i richiedenti asilo avvengono nel momento in cui i migranti escono dal campo di Harmanli, un ammasso di tende e container in cui sono stipati oltre mille siriani, di cui 300 bambini, nonostante fosse stato pensato per circa 450 persone. In passato, altri siriani hanno diffuso i video delle manganellate prese dalla polizia bulgara perché si rifiutavano di essere trasferiti da un altro centro all'ormai tristemente noto Harmanli.

Senza riparo. Le famiglie siriane che si salvano dalla guerra o dalle violenze dei jihadisti e cercano rifugio in Europa trovano le vie di fuga sbarrate e un'accoglienza indegna. Dalla Grecia è sempre più difficile passare e se si tenta la via di terra, evitando i tragici viaggi nel Mediterraneo, l'altra rotta passa per la Bulgaria. Ma nei campi bulgari i siriani si trovano in condizioni di sovraffollamento, sovente senza elettricità e spesso con pochissimo cibo.

La crescente xenofobia. La carenza dei minimi standard come le cure mediche e la crescente xenofobia della società bulgara sono noti da tempo. Ad esempio, alla fine del 2013 in un campo profughi di Sofia si erano verificate proteste dopo la morte di un padre di famiglia di 35 anni per arresto cardiaco, che non sarebbe stato soccorso quando lamentava dolori nei giorni precedenti all'infarto. Le autorità bulgare sembrano più impegnate a ostacolare il passaggio dei siriani per ridurre l'immigrazione irregolare che a fare rispettare gli standard per l'asilo secondo le regole europee. Così crescono gli episodi di ribellione nei campi profughi.

L'assenza delle autorità bulgare. Le autorità bulgare continuano ad ammassare gente ad Harmanli nonostante le critiche piovute da ogni dove. Il campo è stato definito "un limbo dalle orribili condizioni" da Amnesty International che lo ha visitato nel 2013 dopo uno sciopero della fame, sottolineando che è incredibile che in Europa i rifugiati siriani si ritrovino in posti del genere, dalle "condizioni deplorabili". Le autorità Bulgare non assicurano i bisogni di base: un alloggio degno, cibo e cure mediche, secondo Amnesty che ha intervistato una donna incinta di sei mesi, la quale non aveva mangiato per due giorni e dormiva sul pavimento.

"I numeri della vergogna". Alla vigilia della conferenza delle Nazioni Unite a Ginevra, il 9 dicembre scorso Amnesty International ha denunciato "la vergognosa risposta del mondo alla crisi dei rifugiati siriani". Secondo l'Ong, i siriani sono stati "lasciati al freddo e abbandonati dalla comunità internazionale". Al centro del dossier i numeri della vergogna: sui quasi quattro milioni di rifugiati siriani, che si trovano in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto, solo all'1,7 per cento di loro, il resto del mondo ha offerto protezione dall'inizio della crisi nel 2011. L'Unione europea, eccetto la Germania, ha offerto di ospitare lo 0,17 percento dei siriani. Gli stati del Golfo, la Russia e la Cina neanche uno. Negli ultimi tre anni, appena 150mila siriani sono riusciti nell'impresa di raggiungere l'Europa. Un numero pari a quello di gente scappata da Kobane in Turchia in una settimana, sotto l'assedio del gruppo Stato Islamico.
Un muro di 82 chilometri alto 3 metri. A Gennaio 2014 l'Unhcr ha chiesto di sospendere il trasferimento verso la Bulgaria dei richiedenti asilo secondo le regole di Dublino, perché "i richiedenti asilo in Bulgaria corrono il rischio di trattamenti inumani e degradanti a causa delle carenze delle condizioni di accoglienze e delle procedure per l'asilo". Per la Bulgaria si tratta di una crisi dei rifugiati, visto che nel 2013 sono stati 9mila i richiedenti asilo nel paese contro i mille dell'anno precedente. La maggioranza sono siriani che entrano dalla Turchia. Per questo, recentemente il governo di Sofia ha annunciato che intende estendere fino a 82 chilometri il muro alto tre metri coperto di filo spinato lungo il confine turco, per dimezzare gli ingressi illegali nel paese. Un'altra via di fuga viene chiusa. Ai siriani restano solo gli scafisti e il Mediterraneo.

venerdì 23 gennaio 2015

Immigrazione in Bulgaria tentativi di miglioramento dopo accertate violazioni dei diritti umani

East Journal
La Bulgaria, il paese più povero dell’Unione Europea, dal 2011 sta fronteggiando un crescente flusso migratorio. Si tratta di richiedenti asilo prevalentemente siriani, ma anche afghani e iracheni. Varcare il confine con la Turchia rappresenterebbe per molti il primo passo in Europa, non certo l’ultimo. Il benvenuto nel limbo burocratico europeo.
Da pochi giorni si è riacceso il dibattito istituzionale in un clima piuttosto animato. Il 2014 bulgaro si è concluso con la sostituzione del presidente dell’Agenzia di Stato per i rifugiati (SAR), in favore del precedente direttore Kazakov. Tchirpanliev sarebbe stato rimosso dal suo incarico a causa di commenti inappropriati. Avrebbe infatti comparato i siriani agli unni, definito i curdi “peggiori dei nostri zingari” e Amnesty Internationalun’associazione disonesta. Il governo non ha ancora diffuso però le motivazioni di questo atto, ribadendo che non si tratterebbe in alcun caso di una punizione. Si è inoltre dimesso il capo della polizia di frontiera, Zaharin Penov, a causa di un incidente di un autocarro della polizia di ritorno da operazioni al confine.

Il 5 gennaio, il vice primo ministro per le questioni europee Kuneva (Blocco riformista) ha convocato i ministri dell’Interno Vuchkov (GERB), della Difesa Nenchev (Blocco riformista), e dello Sviluppo Regionale Pavlova (GERB), per discutere le nuove misure da intraprendere in vista di un aumento delle richieste di protezione internazionale previste nei prossimi mesi a seguito dell’inasprimento del conflitto siriano e del terrore dell’Isis.

Richiesti quindi ulteriori perfezionamenti alla rete di sicurezza nazionale e ai centri di accoglienza e detenzione nel paese. Si considera necessaria l’estensione del transennamento, lungo già 32 km, che separa dal territorio turco. Nel 2013 il governo si era già trovato a dover attuare un piano di contenimento. Attraverso la costruzione di una recinzione nella regione di Elhovo e il dispiegamento di unità di polizia lungo il confine si è cercato di ostacolare l’immigrazione irregolare.

Il disaccordo politico verterebbe sulla concezione di difesa e salvaguardia dei confini nazionali. Asserendo che la pressione migratoria è aumentata di due terzi negli ultimi mesi (dati confermati dal SAR) il ministro dell’Interno Vuchkov ha proposto che il pattugliamento della zona di confine venga affidato alle truppe dell’esercito, non solo alla polizia di frontiera. A questa proposta si oppongono Kuneva e il Presidente Plevneliev. Contrario anche il ministro della Difesa Nenchev, secondo il quale mancherebbero le premesse legali per un’azione del genere. Vuchkov comunque smentisce il ricorso ad emendamenti speciali per permettere lo schieramento militare. Disincentivare l’arrivo dei migranti sembra ancora la soluzione e la priorità. Kuneva sollecita e spera in una maggior coordinazione tra le istituzioni locali e l’Europa. La preoccupazione è che la cattiva gestione del fenomeno possa compromettere l’entrata in Schengen.

Secondo i media bulgari, alcuni stati membri dell’Unione avrebbero recentemente richiesto il trasferimento in Bulgaria di circa 7.500 persone con status pendente di rifugiato. Si tratta di migranti che dopo aver fatto richiesta di asilo in Bulgaria hanno poi raggiunto altri paesi. Di questi, Sofia ne ha ufficialmente accettati 3.000. Secondo il regolamento di Dublino infatti spetta al primo paese d’arrivo l’incarico di registrazione della domanda di asilo e il compito di provvedere alla protezione e integrazione del migrante. Condizione che preoccupa fortemente i paesi di confine.

Sebbene le condizioni di gestione non siano delle più rosee, la comunità internazionale sembra disposta a concedere supporto organizzativo ed economico alla Bulgaria, apprezzandone i piccoli progressi degli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda i tempi di rilascio dei documenti. La Commissione europea ha da poco definito il paese pronto ad affrontare i nuovi flussi, con la possibilità in caso di emergenza di attingere al Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (AMIF). Viene inoltre prolungato per un ulteriore periodo di 18 mesi il piano di supporto speciale siglato con l’EASO (European Asylum Support Office), al quale Sofia aveva richiesto aiuto tecnico e operativo.

Le organizzazioni umanitarie sono decisamente meno ottimiste. Infatti vengono ancora drammaticamente perpetuati violenze e respingimenti illegali ai danni dei migranti. Secondo l‘UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) le autorità bulgare dovrebbero compiere ulteriori sforzi e adattarsi urgentemente ai requisiti internazionali, nel pieno rispetto dei diritti dei migranti.

I richiedenti asilo in Bulgaria sono costantemente a rischio di detenzione arbitraria. L’accesso alla procedura d’asilo viene accordata solo dopo la registrazione della richiesta da parte del SAR. Operazione che subisce continui ritardi e rinvii. Paradossalmente, molti richiedenti asilo hanno rinunciato al sostegno materiale previsto pur di non prolungare i tempi di detenzione.

Nell’aprile scorso, sia Amnesty International che ECRE (European Council on Refugees and Exilees) avevano sollecitato gli altri stati membri a non trasferire i richiedenti asilo in Bulgaria, come invece previsto dal regolamento di Dublino, nell’attesa che la qualità delle condizioni d’accoglienza si stabilizzasse. 

Nello stesso periodo, Human Rights Watch denunciò le violenze e i respingimenti verso il territorio turco da parte della polizia di frontiera, esortando l’Unione Europea a fare pressione. La Commissione europea ha così aperto una procedura di infrazione contro i respingimenti dei profughi siriani attuati da Bulgaria (e Italia). L’UNHCR ha poi riconosciuto alcune migliorie del sistema e ha annullato l’appello alla sospensione dei trasferimenti.
Simona Mattone

mercoledì 10 dicembre 2014

Bulgaria - Il “muro” per frenare i flussi di rifugiati siriani

Analisi Difesa
Nel 2013 oltre 11 mila persone, per lo più in fuga dalla Siria, hanno presentato richiesta di asilo alla Bulgaria mettendo a dura prova la capacità delle autorità bulgare di gestire l'emergenza. 

In un primo momento, infatti, il Governo Oresharski si è mostrato del tutto impreparato e incapace ad accogliere un flusso di questa portata soprattutto a causa delle problematiche interne legate alla crisi economica, alla mancanza di fondi sufficienti e di strutture di accoglienza per i rifugiati. In seguito, la mobilitazione di una fetta consistente dell'opinione pubblica, che non ha risparmiato gli atteggiamenti xenofobi nei confronti degli immigrati, e le pressioni ricevute dall'opposizione al governo e da formazioni politiche nazionaliste come il partito Ataka hanno portato all'adozione di misure più rigide per il contenimento del flusso di rifugiati.

A questo proposito, il "Piano per la gestione della situazione di crisi", adottato dal Parlamento nel novembre del 2013, si basa su tre punti cardine: l'incremento del presidio della polizia (circa 3.000 agenti) al confine con la Turchia, il respingimento degli immigrati illegali oltre frontiera e la costruzione di una rete di 32 km lungo il confine bulgaro-turco per bloccare l'ingresso illegale attraverso i distretti bulgari più difficili da controllare.
È evidente, quindi, che il repentino cambio di posizione di Oresharski, che solo il 3 ottobre affermava che "la Bulgaria non può chiudere le proprie frontiere poiché firmataria di convenzioni internazionali", non sia stato provocato solo dalle pressioni esterne ma rappresenti una chiara affermazione, a livello internazionale, della sovranità dello Stato bulgaro. Infatti, benché esista una progressiva comunitarizzazione della materia dei rifugiati, spetta ancora ai singoli Stati membri dell'Unione Europea adottare le misure del caso.

La costruzione della rete, conclusa lo scorso mese di febbraio, ha comunque rappresentato una scelta difficile a fronte dei 7,7 milioni di leva (3,9 milioni di euro) spesi per la sua realizzazione e del danno all'immagine della Bulgaria che le violente critiche da parte dell'UNHCR e dell'UE le hanno provocato. In questo senso, anche Michele Cercone portavoce del Commissario europeo agli affari interni, Cecilia Malmstrom, aveva affermato che "è vietato respingere [i rifugiati].

Questi rinvii, non sono infatti conformi agli obblighi europei e internazionali". Tuttavia, egli aveva anche ammesso che gli Stati membri sono sovrani e liberi di adottare le misure necessarie per la protezione delle proprie frontiere e dunque, di costruire dei muri. Appare quindi facilmente comprensibile perché, nonostante le rimostranze, l'UE non abbia imposto o potuto imporre alcuna sanzione alle misure prese dalla Bulgaria a protezione dei propri confini.

[...]

Sono molti i siriani e gli iracheni, inclusi i curdi di entrambi gli Stati, che guardano alla Bulgaria come a una via di transito verso altri Paesi economicamente più sviluppati come la Svezia, la Germania o la Svizzera. E questo ruolo rimanda inevitabilmente al nocciolo della questione: la difesa del confine bulgaro con la Turchia. Se Sofia non proteggesse le proprie frontiere non potrebbe essere accettata all'interno della zona Schengen e, d'altro canto, lascerebbe volontariamente il via libera a un incontrollato flusso illegale di persone.

Nel frattempo, mentre a livello internazionale si disquisisce sulla legalità del "muro bulgaro", il confine tra Grecia e Turchia resta chiuso. La Bulgaria rimane quindi l'unica porta a est verso l'Europa per i siriani in fuga e l'ultimo baluardo orientale della UE che gli Stati membri mostrano però di avere poco a cuore nonostante ne costituisca il confine esterno.


Autore: Anna Miykova

sabato 19 luglio 2014

Bulgaria - Manifestazione di Amnesty a Sofia frontiera dell'Europa sui diritti violati dei migranti

ASCA
Roma – Manifestazione di Amnesty International a Sofia, capitale della Bulgaria, dove gli attivisti hanno trasformato simbolicamente la frontiera esterna dell’Unione europea in un memoriale dedicato ai migranti e ai rifugiati. 

L’iniziativa, la cui organizzazione e’ stata tenuta nascosta per settimane, ha voluto ricordare le decine di migliaia di persone che hanno perso la loro vita in mare o hanno subito violazioni dei loro diritti umani mentre cercavano salvezza e protezione in Europa.

“Gli stati membri dell’Ue stanno innalzando sempre di piu’ i loro muri a spese dei diritti e della vita di migranti e rifugiati”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale.

Agli attivisti di Amnesty International si sono uniti passanti, rifugiati e membri della societa’ civile locale. Dopo aver sfilato per Vitosha, il principale viale del centro di Sofia, i manifestanti hanno raggiunto una barriera di due metri di altezza, simbolo dei leader degli stati membri dell’Ue. Via via, hanno appeso messaggi e oggetti personali alla barriera, che si e’ trasformata in un memoriale di solidarieta’.

L’azione di oggi ha messo in luce il fallimento delle politiche bulgare e complessivamente dell’Ue in materia d’immigrazione, concentrate sempre di piu’ sulle misure di controllo delle frontiere. Ha dimostrato inoltre l’indignazione pubblica per i maltrattamenti subiti da coloro che cercano riparo alla frontiera dell’Ue”, ha commentato Dalhuisen.

sabato 11 gennaio 2014

Bulgaria - Rifugiati siriani si ribellano nei campi profughi

Bulgaria-Italia
Dall'inizio del 2013 migliaia di persone in fuga dalla Siria sono giunte in Bulgaria, dove vengono ammassate in condizioni spaventose all'interno di campi profughi in attesa che vengano espletate le procedure per chiedere l'asilo. Nonostante la situazione fosse prevedibile e l'UNHCR abbia monitorato la fuga dei civili siriani dal conflitto, i rifugiati dalla Siria vengono parcheggiati in condizioni disumane e lontanissime da quanto disposto a dagli standard internazionali in materia di accoglienza.

Campo-profughi a Harmanli
Riempiti i centri di accoglienza, sono stati predisposti 4 nuovi campi con tende. Tra questi, uno dei peggiori è senz'altro l'ex base militare di Harmanli, a poche decine di chilometri dal confine con la Turchia e con una capienza massima iniziale di 450 persone. 

Al momento, secondo i dati forniti dall'Agenzia Nazionale per i Rifugiati (SAR), sono presenti 1296 persone e molte di più stanno ancora aspettando di essere registrate. Nonostante il sovraffollamento, le autorità bulgare continuano ad inviare ad Harmanli i nuovi arrivati, sebbene non siano in grado di fornire loro un'alimentazione e un riparo adeguati. 

La Croce Rossa Internazionale e numerose ong sono presenti, i migranti ricevono solo una bottiglia d'acqua, una pagnotta di pane e tre lattine di cibo a testa ogni cinque giorni; il destino è il medesimo anche per le donne incinta e i minori. Per dormire, invece, ricevono in dotazione un materasso e delle coperte umide e, se fortunati, possono trovare posto all'interno di tende di fortuna, comunque insufficienti a riparare dal gelido freddo invernale. 

Ci sono poi gravi carenze sanitarie: nel campo ci sono solo tre servizi igienici e otto docce, tutti fatiscenti, e non vi è assistenza medica né distribuzione di farmaci. Da Harmanli si può uscire solo una volta completata la domanda di asilo, cosa che può richiedere anche due mesi data la scarsità di addetti e di preparazione in materia.

sabato 14 dicembre 2013

Siria: rifugiati, Amnesty denuncia Grecia e Bulgaria - "trattamenti deplorevoli"

Ticinonline
BEIRUT - Amnesty International ha accusato oggi la Grecia e la Bulgaria di "trattamenti deplorevoli" nei confronti dei rifugiati siriani che attraverso il loro territorio cercano di entrare nell'Unione europea.
Un campo di profughi siriani a Harmanli, in Bulgaria
In un rapporto in cui critica duramente l'Unione, accusandola di essersi trasformata in una "fortezza" inespugnabile per i profughi, l'organizzazione per i diritti umani denuncia "operazioni di respingimento in mare con rischio della vita lungo le coste greche e la detenzione di diverse settimane in condizioni disagiate in Bulgaria".

Amnesty cita la testimonianza di un uomo di 32 anni che con la madre è arrivato a bordo di un barcone lo scorso ottobre nell'isola greca di Samos, dove sono stati bloccati dalla guardia costiera e dalla polizia. "Hanno fatto stendere tutti noi uomini sulla barca - ha detto - e ci hanno calpestati e picchiati per tre ore. Poi, dopo aver rimosso il motore, ci hanno portati in acque turche e ci hanno abbandonati in mezzo al mare".

Per quanto riguarda la Bulgaria, il rapporto sottolinea che quest'anno sono arrivati 5.000 profughi siriani, alloggiati in centri di emergenza che praticamente sono "centri di detenzione". Amnesty afferma di avervi trovato rifugiati che vivevano "in condizioni squallide in container, edifici fatiscenti e tende, con mancanza di strutture sanitarie adeguate e accesso limitato a cibo, letti e medicine".

Soltanto 55.000 profughi, sottolinea Amnesty, sono riusciti ad entrare in Europa e fare domanda di asilo. La maggioranza ha chiesto di essere accolta in Svezia (22.490) e in Germania (16.100). Meno di mille hanno chiesto asilo in Italia, e altrettanti in Grecia.

venerdì 22 novembre 2013

MSF interviene in Bulgaria: condizioni deplorevoli nei centri di accoglienza a seguito dell’afflusso di rifugiati siriani

RB Casting
Roma, 21 novembre 2013 – A Sofia e ad Harmanli (provincia di Haskovo), l’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha rilevato condizioni deplorevoli nei centri di accoglienza e una grave carenza di cure mediche per i rifugiati. 

In risposta a questa situazione, MSF ha avviato urgentemente delle attività mediche e la distribuzione di beni di prima necessità in tre centri situati nella capitale bulgara e nel sud-est del Paese. L’organizzazione chiede alle autorità bulgare ed europee di trovare soluzioni urgenti e concrete per migliorare le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo. Da gennaio, quasi 10.000 migranti, la maggioranza rifugiati siriani, sono arrivati in Bulgaria. 

Numerose famiglie siriane in fuga dalla guerra giungono spesso esauste dopo aver sfidato i controlli al confine tra Turchia e Bulgaria. “Oggi l’accesso verso l’Europa è diventato una missione quasi impossibile per i rifugiati, compresi i siriani in fuga dagli orrori della guerra. La costruzione di muri in Grecia e Bulgaria spinge i più disperati a prendere le vie più pericolose, come quelle attraverso le isole del Mar Egeo”, dichiara Ioanna Kotsioni, capo missione di MSF in Bulgaria. 

Al loro arrivo in Bulgaria, centinaia di persone non hanno altra scelta che dormire in tende non riscaldate, mentre altre sono stipate all’interno di edifici scolastici in disuso dato che i centri d’accoglienza non sono in grado di far fronte alla situazione. “Nonostante le misure messe in atto dalle autorità bulgare, le condizioni di accoglienza sono inaccettabili. Queste persone vivono in spazi sovraffollati, a volte con un solo servizio igienico a disposizione di 50 persone. Ma, cosa ancora più allarmante, può accadere che queste famiglie non ricevano abbastanza cibo”, prosegue Ioanna Kotsioni. 

[...]

sabato 16 novembre 2013

Ungheria: al bando i senzatetto da stazioni e ponti di Budapest, previsto il carcere per i recidivi

Ansa
L'amministrazione municipale di Budapest, sulla base di una legge varata un mese fa, ha stabilito le aree bandite ai senzatetto. I comuni grazie alla nuova legge, hanno ora la facoltà di vietare ai senza fissa dimora di stazionare in alcune zone della capitale, e possono anche smantellare i loro rifugi di fortuna o elevare loro multe se occupano piazze o altri luoghi pubblici vietati. 

Alcune centinaia di senzatetto hanno protestato davanti al municipio, altri hanno tentato di occupare l'aula per impedire il voto sul decreto di divieto, ma la polizia è intervenuta e ha sgomberato l'aula e trascinato fuori uno ad uno i manifestanti. 

Il decreto, votato dalla maggioranza del partito di governo Fidesz, ma anche dagli estremisti di destra di Jobbik, stabilisce praticamente un bando per i barboni in tutto il centro, ma anche in stazioni, ponti, sottopassaggi. I recidivi rischiano il carcere. Il Consiglio d'Europa e altre organizzazioni internazionali hanno criticato duramente, più volte, la politica del governo ungherese contro i senzatetto, ma invano. 

Il sindaco di Budapest ha detto che la capitale nell'ultimo anno ha moltiplicato per loro i ricoveri. "è un problema sociale che non va risolto con la criminalizzazione, ma con mezzi appropriati", dice invece l'opposizione democratica.

giovedì 14 novembre 2013

Bulgaria: Migrants 'living in fear' after xenophobic attacks

Amnesty International
The Bulgarian authorities must do more to prevent xenophobic hate crimes, Amnesty International urged today amid a rise in racist attacks that has left migrants living in fear.

In the most recent attacks this weekend a Malian teenager was attacked close to a mosque in the capital Sofia, while a Bulgarian man of Turkish origin was left in a coma hospitalized after being beaten up by skinheads.

"There is an alarming and dangerous rise in xenophobic feeling in Bulgaria and the onus is on the authorities to prevent it, but instead many recent government statements risk inflaming the situation," said Barbora Cernusakova of Amnesty International, who will discuss the issue with Bulgarian government officials in Sofia tomorrow.

"Migrants and refugees in Bulgaria are living in a climate of fear and all attacks against these vulnerable groups must be urgently and thoroughly investigated."

There has been a dramatic increase in the number of refugees, asylum-seekers and migrants coming into Bulgaria this year, mainly from Syria, prompting several anti-immigrant protests organized by far-right groups.

Xenophobic rhetoric has also entered mainstream politics, with Interior Minister Tsvetlin Yovchev saying last month: "There is no country that has ever benefitted from the fact that there are refugees on its territory."

Recent xenophobic attacks include the stabbings of an 18-year-old Malian boy on Sunday and a 17-year-old Syrian national last week.

On 9 November, Metin, a 28-year-old Bulgarian man of Turkish descent, was beaten up after being mistaken for an immigrant. His wife Minka told Amnesty International the family are now too scared to remain in the hostel where they live.

"My daughter and I found him after he had been beaten. He was laying on the ground covered in blood. I recognized him by his bag," she said.

Minka said the attack was sparked by the stabbing of a 20-year-old Bulgarian woman in Sofia last week, over which an Algerian suspect has been arrested.

Bulgaria's President and Prime Minister today condemned xenophobia, but the government is simultaneously taking measures to stop refugees entering the country.

Defence Minister Angel Naydenov has pledged to take "very serious measures in the direction of a clampdown" at the country's southern border with Greece and Turkey.

"Rather than taking action against migrants, many of whom have legitimate claims to asylum, the Bulgarian authorities should ensure that asylum-seekers, refugees and migrants feel welcomed and do not fear living in Bulgaria," said Cernusakova.

lunedì 28 ottobre 2013

Bulgaria: il paese chiede aiuti europei per il problema dei rifugiati siriani


Global Voices
La Bulgaria, essendo il paese UE più vicino alla Siria, sta ricevendo una media inaccettabile di più di 5,000 rifugiati siriani
in fuga ogni giorno. Impreparata e senza esperienza, nell'affrontare l'arrivo di questi flussi di rifugiati in cerca di riparo, cibo e protezione, la Bulgaria ha richiesto assistenza e aiuto finanziario dall'Unione Europea. Intanto, alcuni ministri bulgari hanno proposto, secondo quanto riportato, di utilizzare parte dei nuovi fondi per innalzare una barriera di 30 chilometri lungo il confine con la Turchia per prevenire gli ingressi clandestini.
Il sito Open Democracy riporta nel dettaglio:
Dal punto di vista geografico, la Bulgaria non è così lontana dalla Siria. Confinante con la Turchia, la Bulgaria è lo stato dell'UE più vicino alla Siria per chi viaggia su strada o in treno. Pertanto, essendo il primo punto d'accesso all'Unione, la Bulgaria deve essere ben preparata ad affrontare le sfide derivanti dalle nuove ondate di rifugiati attese nei prossimi mesi. Dal punto di vista geografico, la Bulgaria non è così lontana dalla Siria. Confinante con la Turchia, la Bulgaria è lo stato dell'UE più vicino alla Siria per chi viaggia su strada o in treno. 
Pertanto, essendo il primo punto d'accesso all'Unione, la Bulgaria deve essere ben preparata ad affrontare le sfide derivanti dalle nuove ondate di rifugiati attese nei prossimi mesi. Purtroppo, non sembra questo il caso.[...]
Questa settimana ci si aspetta che la Commissione Europea adotti una risoluzione finale, che deciderà se la Bulgaria riceverà aiuti finanziari per fronteggiare questa situazione. Nel frattempo, Kristalina Georgieva, Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, Aiuti umanitari e Risposta alla crisi, ha avvertito che le autorità bulgare mancano di esperienza per far fronte a simili avvenimenti e non sono riuscite in una pianificazione della crisi., non sembra questo il caso.[...]
Questa settimana ci si aspetta che la Commissione Europea adotti una risoluzione finale, che deciderà se la Bulgaria riceverà aiuti finanziari per fronteggiare questa situazione. Nel frattempo, Kristalina Georgieva, Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, Aiuti umanitari e Risposta alla crisi, ha avvertito che le autorità bulgare mancano di esperienza per far fronte a simili avvenimenti e non sono riuscite in una pianificazione della crisi.

sabato 19 ottobre 2013

Bulgaria: Sofia vuole costruire al confine con la Turchia muro contro gli immigrati provenienti dalla Siria

Adnkronos
Un muro al confine con la Turchia per impedire l'ingresso di rifugiati siriani. 

E' quello che ha intenzione di erigere il governo bulgaro per frenare l'ondata di immigrati che dalla Siria entrano illegalmente nel Paese. 

La barriera si estenderà per 30 chilometri e sarà alta tre metri. 

Ad annunciarlo, riferiscono i media locali, è stato il viceministro dell'Interno della Bulgaria, Vasil Marinov, precisando che il muro sarà costruito nei pressi di Elhovo, nel sudest del Paese.

domenica 6 ottobre 2013

Immigrati:afflusso di profughi siriani al confine tra Bulgaria e Turchia. La Bulgaria cerca di fermarli

ASCA
Sofia, La Bulgaria ha chiesto alla Turchia di rafforzare i controlli al confine comune, per ridurre l'afflusso di profughi, in particolare dalla Siria. 


Lo ha annunciato in Parlamento il Ministro degli Interni Tsvetlin Yovtchev. ''La parte turca e' impegnata a rafforzare le misure (di controllo) al confine (...) Abbiamo ottenuto il loro accordo per istituire pattuglie comuni'' bulgaro-turche, ha detto il ministro nel corso di una riunione dedicata al flusso di rifugiati. 

Secondo Yovtchev, 5815 immigrati, per lo piu' siriani, sono entrati in Bulgaria dall'inizio dell'anno, sette volte di piu' rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il ministro ha detto di aspettarsi che il loro numero raggiunga gli 11.000 alla fine dell'anno: la Bulgaria e' il primo paese dell'Unione europea sulla rotta presa dai profughi siriani

La Bulgaria ha proposto a Turchia e Grecia di creare un centro di controllo comune nella regione di confine del principale posto di frontiera di Kapitan-Andreevo, frontiera Schengen, vicina anche al confine con la Grecia, ha detto il ministro.

domenica 22 settembre 2013

Defense Minister: Bulgaria Might Close Border for Refugees

novitine.com
Bulgaria's Defense Minister, Angel Naydenov, does not rule out closure of the country's southern border with Turkey as an extreme measure in the effort to deal with the refuge wave.

Bulgaria's Defense Minister
Angel Naydenov
Speaking for the public radio Sunday, Naydenov said the closure could be done through technical methods, including building a fence.

Another way would be to send the refugees back to Turkey.

"We, however, should be aware of the tragedy of these people coming here to seek asylum and shelter or wanting to pass in transit to other destinations," said the Minister.

The asylum seekers are arriving mainly from Syria.

It was announced recently that Bulgaria has capacity to accept only an additional 1 000 refugees fleeing the Syrian conflict, while 4 000 are already in Bulgarian shelters.

Bulgarian nationalist parties Ataka and VMRO insist on closing the border with Turkey.

It was also reported that once in Bulgaria, there is no way to send the refugees back to Turkey as Bulgaria doesn't have an agreement with it for readmission.

Bulgarian MEPs Ivaylo Kalfin and Stanimir Ilchev pledged to insist before the EU on financial assistance to deal with the refugee problem.

Ilchev further promised to ask Frontex, the European border management agency, to pressure Turkey to sign the agreement that would allow Bulgaria to send refugees back there.

He says Turkey is not guarding its borders strictly and is allowing the immigrants to cross it and enter Bulgaria. The MEP also stressed mixed patrols, to include Bulgarian border police officers, must be allowed on the Turkish side.