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sabato 18 maggio 2019

Sea Watch 3 con 47 migranti, per ragioni umanitarie viola il divieto e si dirige verso Lampedusa. Il solito vergognoso rifiuto del Viminale a far sbarcare dei naufraghi

Il Fatto Quotidiano
La nave Sea Watch III con a bordo 47 persone è entrata in acque territoriali italiane nonostante il divieto del ministero dell’Interno. Secondo uno dei membri del team medico a bordo, “alcune delle persone parlano di suicidio” e per questo motivo secondo i membri dell’associazione tedesca ci sono “ragioni umanitarie” che autorizzando lo sbarco. 


L’imbarcazione, bloccata da più di 36 ore al largo di Lampedusa, è diretta verso l’isola. Fonti del ministero dell’Interno hanno ribadito la chiusura dei porti: “Se qualcuno è contrario lo dica”.
Nelle scorse ore sono state fatte scendere 18 persone su 65: il gruppo era stato salvato da un naufragio al largo della Libia il 15 maggio scorso. Il Viminale ha autorizzato il 17 maggio che alcuni soggetti ritenuti tra i più deboli sbarcassero. 

“Siamo molto preoccupati”, ha scritto l’associazione su Twitter rilanciando il video di Karol, uno dei medici, “perché chi è rimasto a bordo è in una condizione psicologica negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili”. “Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha però ribadito il divieto: “Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia”. 

Dal Viminale hanno confermato la posizione: “Il ministero dell’Interno non cambia idea e non autorizza lo sbarco, se qualcuno non è d’accordo si prende la responsabilità pubblica di dirlo e di autorizzarlo”. 

La Sea Watch, dicono le fonti, è considerata “non inoffensiva”, anche in base “a quelle stesse convenzioni internazionali che vengono spesso invocate, anche a sproposito”. “Sono complici dei trafficanti – concludono dal Viminale – abbiamo buoni motivi per pensarlo e per dirlo”.

venerdì 17 maggio 2019

Egitto. Al Sisi concede la grazia a 560 detenuti, tanti gli attivisti politici

Nova
Il presidente dell'Egitto, Abdel Fatah al Sisi, ha concesso la grazia a 560 detenuti, in buona parte attivisti politici finiti in carcere tra il 2013 e il 2017. Lo si apprende dalla Gazzetta ufficiale. Il detenuto più noto a essere rilasciato sarà il giornalista Abdel-Halim Qandil, ex direttore del quotidiano "Sawt al Omma".


La maggior parte dei prigionieri graziati erano stati condannati sulla base di una controversa legge sulla regolamentazione delle manifestazioni pubbliche e per altri reati correlati alla situazione politica.
 

Tra i detenuti che verranno rilasciati vi sono anche attivisti che sono stati processati dai tribunali militari, in particolare nell'Alto Egitto.

Migranti: 50 morti da inizio anno in rotta Turchia-Ue - In maggioranza assiderati a confine Iran, 16 annegati nell'Egeo

ANSAmed
Istanbul - Sono almeno 50 i migranti che hanno perso la vita dall'inizio di quest'anno nel tentativo di raggiungere dalla Turchia il territorio dell'Unione europea senza regolari documenti.
 

La maggior parte delle vittime, secondo i dati delle autorità di Ankara elaborati da Anadolu, si registrano al confine turco-iraniano, da cui passano ogni anno decine di migliaia di persone, soprattutto afghani e pachistani.

Almeno 32 sono i corpi assiderati ritrovati nella provincia orientale turca di Van, la maggior parte emersi dopo lo scioglimento delle nevi invernali. Altri 2 migranti sono morti assiderati nella provincia di Edirne, al confine con la Grecia.

Sono invece 16 le vittime accertate in 4 naufragi nel mar Egeo di barconi diretti verso le isole greche.

giovedì 16 maggio 2019

Denuncia Onu: non riportare nessun migrante che fugge dalla Libia. Nell'ultima settimana partiti in 944, 64 morti gli altri di nuovo nei lager

Globalist
L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: nell'ultima settimana almeno 944 persone hanno lasciato le coste libiche, 64 sono morti gli altri riportati nei lager.


Parole fin troppo sagge rispetto a chi sputa solo odio e frasi fatte come ‘la pacchia’ è finita: l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) "torna a ripetere che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia". Secondo l'Agenzia Onu, nell'ultima settimana almeno 944 persone hanno lasciato le coste libiche per i viaggi della speranza nel Mediterraneo: 65 sono morte davanti alle coste della vicina Tunisia, mentre il 65% degli 879 superstiti è stato riportato in Libia.

E' necessario, ha detto il portavoce Charlie Yaxley, "un duplice approccio che veda un aumento delle capacità di ricerca e di soccorso", non solo da parte delle ong, "e un immediato aumento delle evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione di Tripoli". 

"Le navi delle ong hanno avuto un ruolo cruciale per salvare vite in mare e chiediamo agli Stati la revoca delle restrizioni logistiche e legali alle loro operazioni - ha insistito - Chiediamo anche agli Stati di offrire modi sicuri e legali per accedere al diritto di asilo".

Vaticano: 3 milioni spesi per pagare le bollette dei poveri nel 2018.

La Repubblica
Tanto ha versato nel 2018 l'elemosiniere del Papa, Krajewski, che l'altro giorno ha riattaccato la luce in uno stabile occupato a Roma. La solidarietà dei francescani: "Se è illegale quello che ha fatto compiendo un gesto di umanità, allora arrestateci tutti”.

Citta' del Vaticano - Tre milioni e mezzo di euro. A tanto, secondo quanto apprende Repubblica, ammonta la spesa che l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, ha sostenuto nel 2018 per pagare le bollette della luce, del gas, della spazzatura, e diverse rate per spese varie sempre inerenti la gestione di case, che singole persone e famiglie, molte italiane, non sono riuscite a sostenere in tutto il Paese.

Il dato, che filtra dal Vaticano in un momento in cui la stessa comunità ecclesiale si divide sul gesto di «don Corrado» di riattaccare la luce in uno stabile occupatodi Roma, è sostanzialmente il medesimo degli anni passati. Krajewski ha attinto dalle offerte che diversi benefattori inviano per questo scopo al Papa e alla stessa elemosineria, ed anche dalla rendita, significativa, che il dicastero vaticano ha con l’invio a chi ne fa richiesta di benedizioni apostoliche attraverso delle pergamene. Molti soldi vengono inviati in tutta Italia su richiesta delle diocesi che non riescono da sole a far fronte alle esigenze di diversi indigenti.

Ieri il cardinale Pietro Parolin ha difeso l’elemosiniere dicendo che col suo gesto ha voluto «attirare l’attenzione su un problema reale». Il segretario di Stato ha anche replicato al ministro Salvini, commentando quanto detto dal titolare del Viminale, che aveva invitato la Santa Sede a pagare le bollette degli italiani in difficoltà: “La Chiesa lo fa già: aiuta tutti”, ha detto.

Krajewski ha confidato di aver agito d’istinto, anche dopo aver visto un bambino del palazzo che necessita per vivere dell’ausilio di un apparecchio che si alimenta a corrente. Nei giorni precedenti, fra l’altro, aveva visitato, uscendone particolarmente provato, i profughi di Lesbo, inviato dal Papa per rinnovare la vicinanza ai rifugiati ospitati nei campi di accoglienza.

“Davanti a situazioni di pericolo per una persona non c’è legge che tenga”, ha invece affermato Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma da poco nominato a Siena.

Anche i francescani di Assisi hanno fatto quadrato attorno all’elemosiniere. Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi, interpellato a margine della presentazione dell’evento voluto dal Papa che per marzo prossimo ha radunato nella cittadella umbra gli economisti di tutto il mondo, ha affermato: “Se è illegale aiutare bambini e persone che soffrono, ditemi che cosa è legale?”. E ha ribadito: “Se è illegale quello che ha fatto Krajewski compiendo un gesto di umanità dettato dal cuore e da quanto dice il Vangelo, allora arrestateci tutti”.

mercoledì 15 maggio 2019

L’ong Sea Watch ha soccorso 65 persone al largo della Libia

Il Post
La nave della ong Sea Watch ha annunciato di aver soccorso 65 migranti da un gommone partito verosimilmente dalle coste della Libia. 
Se i numeri fossero confermati, sarebbe una delle operazioni di soccorso più ingenti delle ultime settimane.

In tutto il 2019 dalla Libia sono sbarcate in Italia circa 1.100 persone, mentre più o meno altrettanti sono stati riportati in Libia dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Le morti registrate in quel tratto di mare sono circa 300.

@SeawatchItaly
BREAKING #SeaWatch ha soccorso 65 persone da un gommone a 30 miglia (60 km ca.) dalle coste libiche, avvistato da aereo civile di ricognizione.
Libia, Malta, Italia, Olanda informate: nessuna risposta.
Nel #Mediterraneo stanno diminuendo i testimoni, non le partenze.

Corte di Giustizia Ue, no a rimpatri rifugiati in Paesi d'origine. E' una protezione maggiore di quella della Convenzione di Ginevra

Ansa
Bruxelles - In base al diritto europeo, un rifugiato in fuga da un Paese in cui rischia la tortura o altri trattamenti inumani vietati dalla Convenzione di Ginevra non può essere rimpatriato o respinto nel sopracitato Paese anche se lo status di rifugiato gli viene negato o revocato dallo Stato ospitante per validi motivi di sicurezza. E' quanto ha chiarito la Corte di giustizia Ue in una sentenza pubblicata oggi.


I giudici della Corte sono stati chiamati a pronunciarsi sulla conformità delle disposizioni della direttiva Ue sui rifugiati con quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra dai colleghi di Belgio e Repubblica Ceca in seguito ai ricorsi presentati da un ivoriano, un congolose e un ceceno a cui è stato revocato o rifiutato lo status di rifugiato per gravi motivi. Una fattispecie prevista dalla stessa Convenzione di Ginevra.


In base alle norme vigenti, secondo la sentenza odierna della Corte, 
"fintanto che il cittadino di un Paese extra-Ue o un apolide abbia fondato timore di essere perseguitato nel suo Paese d'origine o di residenza, questa persona deve essere qualificata come rifugiato indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato sia stato formalmente riconosciuto". 
Fatta questa premessa, la Corte ha stabilito che la direttiva europea va "interpretata e applicata nel rispetto dei diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue" che "escludono la possibilità di un respingimento" verso Paesi a rischio. 

La stessa Carta, hanno ricordato i giudici comunitari, "vieta infatti in termini categorici la tortura nonchè pene e trattamenti inumani e degradanti a prescindere dal comportamento dell'interessato e l'allontanamento verso uno Stato dove esista un rischio serio che una persona sia sottoposta a trattamenti di tale genere". 

In altre parole, secondo le delucidazioni fornire dagli addetti ai lavori, la sentenza della Corte ha stabilito che il diritto Ue dà ai rifugiati una protezione maggiore di quella riconosciuta dalla Convenzione di Ginevra stabilendo che, anche nel caso di rifiuto o ritiro dello status di rifugiato per gravi e validi motivi, costui non può essere rimandato nel Paese d'origine. 

Spetta poi alla magistratura nazionale stabilire se l'interessato è da considerarsi o meno un clandestino con tutte le implicazioni connesse a questo status.