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sabato 23 maggio 2015

Ucraina: Amnesty; nuove schiaccianti prove sulle torture e sulle uccisioni di prigionieri

Corriere della Sera
Amnesty International ha diffuso oggi nuove e schiaccianti prove sui crimini di guerra in corso in Ucraina, in particolare torture e uccisioni sommarie di prigionieri ad opera di entrambe le parti coinvolte nel conflitto. 

Oltre 30 ex detenuti hanno riferito di essere stati picchiati fino a spezzargli le ossa, torturati con la corrente elettrica, presi a calci, accoltellati, appesi al soffitto, privati del sonno per giorni e di cure mediche urgenti, minacciati di morte e sottoposti a finte esecuzioni. 

Dei 33 ex prigionieri intervistati da Amnesty International - tutti detenuti per vari periodi di tempo tra il luglio 2014 e l'aprile 2015 e incontrati tra marzo e maggio di quest'anno - 32 hanno descritto brutali pestaggi e altri gravi abusi commessi dai gruppi separatisti e dalle forze pro-Kiev. Amnesty International ha corroborato le testimonianze degli ex prigionieri con ulteriori prove, tra cui radiografie di ossa fratturate, cartelle cliniche, fotografie di bruciature e altre ferite, di cicatrici e di denti mancanti. Al momento dell'intervista, due di loro erano ancora in cura in ospedale.

I torturatori appartengono ad ambo i lati del conflitto: 17 delle vittime sono state detenute dai separatisti, 16 dall'esercito, dalla polizia e dai servizi segreti di Kiev. Amnesty International ha inoltre ricostruito - sulla base di testimonianze oculari, cartelle cliniche, prove pubblicate sui social network e notizie di stampa - almeno tre casi recenti in cui i gruppi separatisti hanno passato sommariamente per le armi otto combattenti pro-Kiev. In un'intervista, il leader di un gruppo separatista ha apertamente ammesso di aver ucciso soldati ucraini, attribuendosi dunque un crimine di guerra.

Alcune delle violenze peggiori vengono commesse in centri non ufficiali di detenzione, soprattutto nei primi giorni. I gruppi che agiscono al di fuori della catena di comando effettiva o ufficiale tendono ad avere comportamenti brutali e fuorilegge. La situazione dal lato separatista è particolarmente caotica: gruppi differenti trattengono prigionieri in almeno 12 diverse località.

Quanto al lato pro-Kiev, uno dei racconti fatti da un ex prigioniero nelle mani della milizia nazionalista "Settore destro" è risultato estremamente sconvolgente.

"Settore destro" ha preso decine di civili in ostaggio, li ha portati in un centro giovanile in disuso e qui li ha sottoposti a crudeli torture per poi estorcere ampie somme di denaro tanto ai detenuti quanto alle loro famiglie. Amnesty International ha segnalato la vicenda alle autorità ucraine senza ricevere alcuna risposta.

Le ricerche di Amnesty International hanno verificato che entrambe le parti hanno arbitrariamente trattenuto civili che non avevano commesso alcun reato, per il mero fatto di aver espresso simpatia per la parte avversa o per organizzare scambi di prigionieri. 

Amnesty International sta chiedendo alle agenzie e agli esperti delle Nazioni Unite - tra cui il Sottocomitato per la prevenzione della tortura, i Gruppi di lavoro sulle detenzioni arbitrarie e sulle sparizioni forzate e il Relatore speciale sulla tortura - di svolgere una missione urgente in Ucraina per visitare tutti i centri di prigionia, compresi quelli non ufficiali, in cui si trovano persone detenute nel contesto del conflitto in corso.

di Riccardo Noury

Filippine - Bambini soldato, ancora presenti nelle aree di conflitto

Misna
La pubblicità che in questo mese ha avuto un ragazzo di 11 anni che si è arreso ai militari è servita come un duro richiamo del lavoro ancora da fare per liberare questo paese del sud-est asiatico dalla piaga dei ragazzi soldato. 

Il ragazzo, presentato dai media con il nome di Dodong, è stato assunto all’età di soli sei anni dal Nuovo esercito del popolo (Npa), un gruppo armato che da decenni sta combattendo una insurrezione maoista nel sud del paese. 

I colloqui di pace tra il governo e il Npa sono attualmente sospesi per la richiesta dei combattenti che i loro compagni incarcerati siano prima liberati. Secondo gli osservatori, l’esercito filippino dice che ha individuato circa 340 bambini soldato attualmente nelle file del Npa, ma la cifra reale potrebbe essere più alta anche perché, per molti musulmani, un ragazzo con più di 13 anni, se attaccato, è autorizzato dalla legge islamica a proteggere la propria casa.

“I ragazzi sono bersaglio facile da reclutare per scopi militari a causa della loro vulnerabilità. Molti sono sequestrati e reclutati con la forza, mentre altri sono indotti a unirsi per sfuggire alla povertà estrema” ha detto ai media un funzionario dell’ Unicef, a Manila, spiegando che i bambini spesso diventano associati a gruppi armati attraverso il tessuto delle loro comunità.

Nel frattempo le trattative con il più grande gruppo separatista musulmano del paese, il Moro Islamic Liberation Front (Milf), si stanno muovendo verso l’attuazione di un accordo di pace e questi colloqui hanno permesso uno spazio per affrontare il problema dei ragazzi soldati. Oggi il Milf, che nel passato ha conosciuto il reclutamento di ragazzi, sta lavorando con l’Unicef per porre fine a questa pratica e prendere una posizione reale per affrontare la questione del benessere dei ragazzi già presenti nelle loro file.

Membri della commissione Milf che seguono i colloqui di pace hanno ammesso che dei ragazzi sono ancora presenti nelle zone di combattimento, non come combattenti attivi ma come addetti a servizi semplici, come procurare acqua e legna da ardere.

[PL]

venerdì 22 maggio 2015

Burundi, Oxfam: oltre 105 mila persone in fuga, servono aiuti immediati

AGENPARL
Roma – Si aggrava l’emergenza profughi in Burundi. Dallo scoppio degli scontri pre-elettorali a fine aprile, sono già oltre 105 mila le persone in fuga dalla violenza: tra loro, decine di migliaia di abitanti che, dopo essersi riversati alle frontiere, adesso hanno un immediato bisogno di cure mediche, acqua pulita, cibo e un riparo. Di fronte, un quadro umanitario in rapido deterioramento. 

Nell’ultima settimana c’è stato infatti un aumento esponenziale del numero di rifugiati che dal Burundi sono scappati verso la Tanzania, dove adesso si trovano oltre 70 mila profughi, in maggioranza donne e bambini. ​​ Migliaia di famiglie che hanno cercato la salvezza attraverso il confine sul lago Tanganica nei pressi della spiaggia di Kagunga, alla frontiera tra Burundi e Tanzania, e dopo essersi spostati in barca a Kigoma, dove sono registrati, adesso sono stati trasferiti in autobus nel campo profughi di Nyarugusu nella parte occidentale della Tanzania. 

Una situazione che adesso porta con sé l’alto rischio di insorgenza di malattie come il colera, a causa della mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati. Per questo Oxfam, già presente in Tanzania, è al lavoro per soccorrere la popolazione attraverso la fornitura di acqua pulita, materiale sanitario e materiale per la costruzione di latrine, istruendo inoltre i profughi sulle corrette norme igieniche utili a prevenire la diffusione di malattie. “Stiamo monitorando il rapido aggravamento della delicata situazione politica in Burundi, ricordata ieri anche da Papa Francesco. – spiega la responsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, Silvia Testi – Un quadro che, in vista delle elezioni presidenziali di fine giugno, potrebbe aggravarsi ulteriormente: con un enorme impatto umanitario sulla popolazione, sia all’interno nel paese che in tutta la regione con l’estendersi del conflitto. 

Oxfam perciò chiede che tutte le parti in causa assicurino il rispetto dei diritti umani e la sicurezza di tutti i cittadini nel paese. L’obiettivo primario in questo momento è la protezione dei soggetti più vulnerabili. Un risultato che può essere raggiunto grazie ad un’azione di mediazione da parte della comunità internazionale, che coinvolga le organizzazioni della società civile nei negoziati, per arrivare una pace stabile”. “Le decine di migliaia di persone che hanno abbandonato le loro case in Burundi hanno urgente bisogno di riparo, acqua e servizi igienico-sanitari dato l’altissimo rischio di diffusione di malattie che sono costretti ad affrontare, vivendo in condizioni di sovraffollamento.- aggiunge il direttore di Oxfam in Tanzania, Jane Foster – I nostri operatori sono già al lavoro per fornire acqua potabile e servizi igienici ai rifugiati nei campi di accoglienza predisposti in Tanzania”.

Pakistan: cinque impiccagioni nelle ultime 24 ore

Ansa
Cinque condannati a morte per omicidio sono stati impiccati nelle ultime 24 ore in diverse prigioni del Pakistan. Lo riportano i media locali. In particolare, stamane all'alba sono saliti al patibolo tre uomini nei penitenziari di Gujranwala, Faisalabad e Multan.
Per oggi erano previste altre esecuzioni, ma sono state sospese da ricorsi giudiziari. Ieri, invece, il boia è entrato in azione sempre a Faisalabad e in un'altra prigione della provincia sud occidentale del Baluchistan. Da dicembre, quando il presidente Nawaz Sharif ha sospeso la moratoria sulle esecuzioni dopo la strage alla scuola militare di Peshawar, sono stati impiccati oltre 100 detenuti che si trovavano nel braccio della morte.

Niger - Gravi violazioni dei diritti umani nell’est del Paese, denuncia della società civile

Agenzia Fides
Niamey - Le forze di sicurezza del Niger stanno commettendo violazioni dei diritti umani nella regione di Diffa, nell’est del Paese, dove a febbraio è stato dichiarato lo stato d’emergenza a causa delle incursioni della setta islamista Boko Haram, provenienti dalla vicina Nigeria. 

Lo denuncia una nota inviata all’Agenzia Fides del Collettivo nigerino delle Associazioni della Società Civile, secondo la quale “un centinaio di migliaia di nostri compatrioti sono stati espulsi a forza dalle isole e dai villaggi del lago, lasciando dietro di sé non solo la loro storia ma anche i loro beni alla mercé di Boko Haram, rifornito in questo modo dal governo che pretende di combatterlo”. 

Alle espulsioni si aggiungono altri provvedimenti coercitivi, come il divieto della vendita di pesce e di peperoncino nella regione, che stanno mettendo in ginocchio coloro che sono rimasti. (L.M.)

Svizzera - I contadini svizzeri ai rifugiati: «Vi assumiamo a 3000 euro al mese».

BusinessPeople
L'Unione Svizzera dei Contadini lancia una campagna per accogliere i migranti e inserirli nel contesto lavorativo. Stipendio al minimo sindacale e insegnamento di una delle 4 lingue dei cantoni
Decisamente un gesto in controtendenza. Mentre in molte parti d’Europa crescono i partiti anti-immigrazione, i contadini elvetici scelgono una strada diversa attraverso una campagna lanciata dall’Unione Svizzera dei Contadini. L’associazione si è infatti offerta di assumere i rifugiati e i richiedenti asilo che intendano integrarsi nella Confederazione, offrendo un regolare stipendio per il lavoro nei campi. Niente schiavismo, o manodopera in nero: «Offriamo i salari previsti dai contratti di categoria, oltre alla possibilità di apprendere una delle quattro lingue nazionali praticate in Svizzera». Parola di contadini.

Lo stipendio. Le condizioni sono particolarmente allettanti, e lontanissime da quelle che gli immigrati – e, sempre più spesso, anche gli italiani – che lavorano in molti campi dell’Europa meridionale conoscono. Il minimo legale, offerto dall’associazione, è infatti pari a «2300 franchi il primo mese, 3200 a partire dal secondo». Tradotti in euro fanno circa 2000 euro il primo mese e 3000 per il secondo. Per quanto in Svizzera la vita costi un bel po’ più che in Italia, sono cifre particolarmente interessanti.

Ci guadagna anche lo StatoIn Svizzera, la mancanza di manodopera nel settore agricolo è un problema importante, e l’immigrazione è da sempre considerata una soluzione valida al problema. Essendoci migliaia di rifugiati a spasso, che faticano a trovare lavoro dopo aver raggiunto la Confederazione, l’Unione ha dunque deciso di lanciare questa importante proposta. «Alcune di queste persone sono qui da almeno tre anni, ed essendoci penuria di personale, nel settore agricolo, mi sembra una buona idea quella di offrire loro un lavoro» ha dichiarato Etienne Piguet, professore politica migratoria all'Università di Neuchatel. «Si sgraverebbero i contribuenti dall'onere di mantenere un bel po' di gente». Lo Stato vedrebbe in effetti diminuire sensibilmente i costi visto che, per ogni rifugiato, verserebbe solo 200 euro al mese. Oggi ne sborsa il 90% in più. Insomma, un affare per tutti.

giovedì 21 maggio 2015

Pena di morte abolita nello Stato del Nebraska. 19esimo stato USA senza pena capitale

Aska News
Voto a larga maggioranza dei Parlamento per superare il veto del governatore
Washington - I parlamentari del Nebraska hanno approvato l'abolizione della pena di morte, votando a larga maggioranza un testo di legge che prevede che venga sostituita dal carcere a vita. 


La maggioranza che ha sostenuto la norma è tale da consentire di superare il veto annunciato dal governatore repubblicano Pete Ricketts. La norma è infatti passata nella Camera unica dello Stato con 32 voti a favore e 15 contrari, confermando il risultato ottenuto nella precedente votazione del 17 aprile, quando i voti a favore furono 34 e quelli contrari 14

I 30 voti di sostegno vanificano la minaccia di veto del governatore. La norma entrerà subito in vigore e avrà effetto retroattivo, per cui gli 11 detenuti oggi nel braccio della morte vedranno la propria pena commutata in ergastolo. Il Nebraska è diventato così il 19esimo Stato americano su 50, oltre alla capitale federale Washington, ad abolire formalmente la pena di morte. L'ultima condanna capitale risale al 1997. L'80% delle esecuzioni compiute negli Stati Uniti nel 2014 sono concentrate in tre Stati: Texas, Missouri e Florida. Sim