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sabato 24 maggio 2014

Il colpo di stato in Thailandia - Gli USA chiedono “il ritorno alla democrazia e il rispetto dei diritti umani”

Romagna Noi
Il capo dell'esercito Prayut Chan-O-Cha ha ufficializzato ieri il colpo di Stato in Thailandia: “Perché il paese torni alla normalità, le forze armate devono prendere il potere a partire dal 22 maggio alle 16.30”, ha detto davanti alle telecamere della televisione tailandese. L'annuncio del colpo di Stato è arrivato al termine di una riunione tra i principali leader delle fazioni rivali del paese che avrebbe dovuto condurre a un accordo di compromesso. I leader dei manifestanti, che hanno partecipato all'incontro, sono stati portati via dai soldati, caricati su mezzi militari e condotti verso un luogo non specificato. Il generale aveva già dichiarato la legge marziale nel paese dopo i fatti di violenza che avevano causato 28 morti.

Per la Thailandia il colpo di stato non è una novità. In circa 80 anni ne ha vissuti 18, l'ultimo era stato compiuto nel 2006 contro l'ex primo ministro Thaksin Shinawatra. Come sempre all’esterno del paese si sono registrate fibrillazioni. Questa volta i primi ha intervenire sono stati gli Stati Uniti con una nota diffusa dal dipartimento di Stato con John Kerry che si esprime, “deluso e preoccupato per le notizie dell'arresto dei leader politici dei principali partiti della Thailandia” di cui chiede la liberazione. Kerry ha inoltre espresso i suoi timori “per la chiusura di gruppi media”. Il segretario di stato ha esortato “la restaurazione del governo civile, il ritorno alla democrazia e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come la libertà di stampa.”

Laos - Dall'11 maggio in carcere 11 cristiani laotiani perché "colti a pregare"

AsiaNews
Restano in carcere gli 11 cristiani laotiani fermati nella provincia di Savannakhet perché si sono riuniti in un luogo “non autorizzato”. Gli attivisti di Csw invitano i leader Ue a sollevare il tema della libertà religiosa nel Paese asiatico. Colloqui e dialoghi sono “oscurati” dalle violazioni alla pratica del culto


Vientiane - Continuano a rimanere in prigione gli 11 cristiani laotiani arrestati l'11 maggio scorso nella provincia di Savannakhet, con l'accusa di essersi riuniti in un luogo non autorizzato. È quanto denuncia il movimento attivista per i diritti umani e la libertà religiosa Christian Solidarity Worldwide (Csw), secondo cui altri 12 - fra cui donne e bambini - sono stati rilasciati dopo aver firmato un documento in cui si impegnano a "non riunirsi più in quella località". Il nuovo caso di abusi contro una comunità cristiana nello Stato comunista del Sud-est asiatico, giunge in concomitanza con l'incontro periodico fra Unione europea e governo di Vientiane su diritti umani e buon governo, in programma questa settimana a Bruxelles (Belgio).

Gli attivisti di Csw invitano i rappresentanti dell'Ue a sollevare il tema della libertà religiosa nei colloqui con i delegati del governo laotiano. Il gruppo di 23 cristiani appartiene a una comunità del villaggio di Paksong, nel distretto di Songkhone, provincia nel centro-sud del paese, che dal 2012 - su ordine delle autorità - non può celebrare riti e funzioni religiose. Il pastore è stato arrestato e costretto a firmare un atto in cui impegna la chiesa locale a interrompere gli incontri di preghiera.

Secondo quanto raccontano gli attivisti di Human Rights Watch for Laos Religious Freedom (Hrwlrf), per l'attuale capo villaggio i cristiani non hanno il permesso di organizzare riunioni e celebrazioni; la comunità risponde che avevano ricevuto il permesso dall'ex capo villaggio circa un anno fa. Con l'arresto dei 23 cristiani, le autorità di fatto vogliono impedire ai fedeli di trovare anche un "nuovo" luogo dove riunirsi e pregare, adducendo il pretesto della mancanza di autorizzazioni. Tuttavia, il gruppo afferma che da oltre sei anni le celebrazioni si svolgono con regolarità e, finora, non si erano mai registrati problemi.

Sebbene il governo di Vientiane abbia ridotto nell'ultimo decennio il numero di prigionieri di coscienza e detenuti a causa della fede, vicende analoghe a quella della provincia di Savannakhet non sono rari. Mervyn Thomas, capo esecutivo di Csw, apprezza gli incontri Ue - Laos su diritti umani e buon governo, ma essi sono "oscurati" da attacchi alla libertà religiosa; egli auspica il rilascio immediato dei cristiani arrestati e chiede garanzie perché possano praticare la fede senza correre il pericolo di essere arrestati.

Dall'ascesa al potere dei comunisti nel 1975, con la conseguente espulsione dei missionari stranieri, la minoranza cristiana in Laos è soggetta a controlli serrati e vi sono limiti evidenti alla pratica del culto. La maggioranza della popolazione (il 67%) è buddista; su un totale di sei milioni di abitanti, i cristiani sono il 2% circa, di cui lo 0,7% cattolici. I casi più frequenti di persecuzioni a sfondo religioso avvengono ai danni della comunità cristiana protestante: nel recente passato AsiaNews ha documentato i casi di contadini privati del cibo per la loro fede o di pastori arrestati dalle autorità. Le maglie si sono strette ancor più dall'aprile 2011, in occasione di una violenta repressione della protesta promossa da alcuni gruppi appartenenti alla minoranza etnica Hmong.

venerdì 23 maggio 2014

USA: problemi con farmaci iniezione letale, il Tennessee reintroduce sedia elettrica

La Presse
Il Tennessee risponde alla scarsità di farmaci per le iniezioni letali delle condanne a morte tornando alla sedia elettrica. Il governatore repubblicano Bill Haslam ha firmato un provvedimento che permette questo tipo di esecuzione, in caso le carceri non riescano a procurarsi i farmaci necessari al cocktail per l'iniezione con cui uccidere i detenuti.
I farmaci sono sempre più difficili da reperire, a causa del boicottaggio europeo alla loro vendita quando lo scopo è uccidere persone. La legge a favore della sedia elettrica era stata passata ad aprile con larga maggioranza, con 23 voti favorevoli contro tre al Senato e 68 contro 13 alla Camera.

Il Tennessee è il primo Stato Usa a reintrodurre questo metodo senza dare una scelta su come morire ai condannati, spiega Richard Dieter, direttore dell'organizzazione no profit Centro di informazione sulla pena di morte, perché "altri Stati permettono ai detenuti di scegliere: nessuno Stato si era spinto così oltre". Dieter si aspetta che i ricorsi e le cause aumenteranno se si deciderà di usare la sedia elettrica, sia per motivi legati alle prove che i farmaci siano indisponibili, sia per le protezioni previste dalla Costituzioni contro le pene cruente.

La decisione segue l'esecuzione con iniezione letale dello scorso mese in Oklahoma, dove il 38enne Clayton Lockett ha sofferto oltre 40 minuti di agonia. L'esecuzione è stata interrotta e l'uomo è morto per un presunto attacco di cuore dieci minuti dopo. Il Tennessee ha 74 prigionieri nel braccio della morte e la più recente esecuzione risale al 2010. Il prossimo a dover essere ucciso è Billy Ray Irick, condannato per l'omicidio di una bambina di 7 anni nel 1985. L'esecuzione è programmata per l'8 ottobre.

Siria: lealisti rompono assedio a carcere Aleppo, 600 detenuti morti in 13 mesi

Agi

Le forze fedeli al regime di Bashar al-Assad sono riuscite a rompere l'assedio al penitenziario centrale di Aleppo, circondato da quasi tredici mesi dalle milizie qaediste del Fronte al-Nusra e di altre formazioni sue alleate: lo ha riferito l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell'opposizione in esilio con sede a Londra, secondo cui i soldati governativi e gli irregolari lealisti chiamati "shabbiha" sono riusciti a raggiungere il complesso al termine di un'aspra battaglia, attraverso i varchi che si erano aperti fin da ieri dopo aver espugnato il vicino villaggio di Hilan e altre aree limitrofe a nord del centro urbano. Secondo il direttore dell'Osservatorio, Rami Abdel Rahman, di primo mattino all'interno del perimetro del carcere sono entrati carri armati e autoblindo.

Secondo le fonti i mezzi blindati dell'esercito siriano sono entrati all'interno del perimetro del carcere, assediato da 13 mesi dalle milizie del Fronte al-Nusra e da altri gruppi islamici. La riconquista del carcere - situato nella zona settentrionale di Aleppo - permetterebbe all'esercito di tagliare una importante via di comunicazione e rifornimento che collega la parte nordoccidentale delle città alla frontiera turca. I combattimenti degli ultimi gironi hanno causato almeno 50 morti fra i ribelli, mentre non sono state specificate le perdite fra le forze regolari; durante l'assedio circa 600 dei circa 4mila detenuti sono deceduti a causa dei bombardamenti, delle cattive condizioni igieniche e la mancanza di cibo e medicine.

Italia - Carcere. A Strasburgo arrivati 6.829 ricorsi per sovraffollamento - Entro il 27 maggio soluzioni del governo

Lettera 43
La Corte europea dei diritti umani ha ricevuto 6.829 ricorsi contro il sovraffollamento carcerario in Italia al 21 maggio. Questi ricorsi denunciano situazioni uguali o simili a quelle per cui l'Italia è stata condannata dalla Corte nella sentenza Torreggiani. 

I giudici di Strasburgo hanno stabilito che il governo ha tempo fino al 27 maggio per introdurre misure per rimediare alle violazioni subite dai carcerati a causa del sovraffollamento.
SERVONO MISURE EFFICACI. Dei 6.829 ricorsi ricevuti, la Corte ne sta attualmente esaminando 1.340 per vedere se rispettano tutti i criteri di ammissibilità necessari
La stessa Corte afferma di averne già dichiarati inammissibili 631 e che altri sono stati radiati dal ruolo o distrutti perché i ricorrenti non hanno rispettato i tempi e i modi imposti per la presentazione delle domande. 

Sono invece 19 i ricorsi contro il sovraffollamento delle carceri già a uno stadio più avanzato della procedura, ovvero ritenuti ammissibili, su cui la Corte emetterebbe una sentenza qualora l'Italia non dovesse riuscire a dimostrare entro il 27 maggio di aver introdotto nell'ordinamento nazionale misure efficaci per impedire che un carcerato resti in una cella dove ha meno di tre metri quadrati a disposizione e per procedere ai dovuti risarcimenti.
ESAME IL 3 GIUGNO. La questione è attesa sul tavolo del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, che ha il compito di esaminare l'esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo, il 3 giugno. Se per questa data l'Italia non dimostrerà di aver introdotto le misure necessarie richieste, sarà oggetto di ulteriori richiami e ammonimenti da parte di Strasburgo. Ma soprattutto poterebbe subire una nuova raffica di condanne onerose poiché comprensive di risarcimenti.

Mare nostrum, salvati due barconi. Oltre 100 bimbi a bordo

Stranieri in Italia
Le operazioni a sud di Capo Passero. Un barcone trainava l'altro, i migranti vengono trasbordati sulle navi della Marina


Roma - E' in corso a sud di Capo Passero una complessa per azione di salvataggio di migranti - tra i quali oltre 100 bambini - da parte della Marina militare, nell'ambito della missione Mare nostrum.

Le attivita' di soccorso - spiega una nota - sono iniziate ieri dopo che l'elicottero di bordo della fregata Grecale ha localizzato due imbarcazioni di legno con numerosi migranti a bordo. Uno dei due natanti per una avaria era trainato dall'altro. La mancanza di dotazioni di sicurezza e le proibitive condizioni del mare hanno portato all'intervento della Marina che ha distribuito i salvagenti e avviato il trasbordo dei migranti a bordo della fregata Grecale e del pattugliatore Foscari, nel frattempo intervenuto in assistenza.

Le operazioni sono proseguite per tutta la notte, grazie anche all'assistenza fornita da alcune navi mercantili, fino all'imbarco sulle navi della Marina dando precedenza alle donne e ai bambini. Visto il peggiorare delle condizioni del mare, gia' proibitive, per la sicurezza del personale e dei migranti durante la notte si e' deciso di fermare le operazioni di trasbordo nell'attesa di un miglioramento meteo. Le navi della Marina militare sono rimaste in prossimità dei natanti e oggi completeranno l'imbarco dei migranti.

giovedì 22 maggio 2014

Giordania - I profughi cristiani e musulmani siriani aspettano Papa Francesco con un appello: Ricordatevi di noi!

Agenzia Fides
Una profuga siriana musulmana proveniente da Homs e un rifugiato cristiano iracheno racconteranno le loro storie cariche di sofferenza e fatica a Papa Francesco, nell'incontro che il Vescovo di Roma avrà con rifugiati, malati e disabili a Betania oltre il Giordano, durante il suo imminente pellegrinaggio in Terra Santa. 

Lo riferisce all'Agenzia Fides Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania. L'incontro con Papa Francesco si svolgerà nella chiesa – non ancora ultimata né consacrata – che sorge presso il sito del Battesimo, il luogo dove secondo la tradizione Gesù è andato a farsi battezzare da Giovanni Battista. 

Tra i più di quattrocento presenti, i rifugiati siriani e iracheni – sia cristiani che musulmani - ospitati nel Regno Hascemita saranno almeno cinquanta, e offriranno in dono al Pontefice alcune opere d'artigianato confezionate da alcuni di loro. 
“I rifugiati siriani e iracheni” spiega Suleiman attendono già pieni di speranza e trepidazione la visita del Papa: tra gli iracheni, alcuni vivono la condizione del rifugiato da più di vent'anni. Tutti si aspettano che il mondo si ricordi di loro, e cambi davvero qualcosa, nell'orizzonte incerto delle loro vite ferite. 

L'ho sperimentato qualche giorno fa, quando il Cardinale Oscar Andrès Rodriguez Maradiaga ha visitato il nostro Paese in qualità di Presidente di Caritas Internationalis, e ha celebrato la Messa a Amman. C'erano più di 700 famiglie di profughi cristiani provenienti dalla Siria. E tutti manifestavano in maniera commovente la loro attesa per l'arrivo del Papa”.
All'incontro con Papa Francesco presso il sito del Battesimo, oltre ai rifugiati, parteciperanno anche più di 350 disabili e malati provenienti da più di venti ospedali e presidi sanitari giordani. Tra loro, ci saranno anche alcuni bambini colpiti da patologie oncologiche.
Centinaia di volontari di Caritas Giordania sono coinvolti nell'organizzazione degli eventi che scandiscono la breve ma intensa visita papale in territorio giordano. 

A Betania oltre il Giordano, distribuiranno la cena a tutti i presenti, dopo la fine dell'incontro con il Papa.
Adesso, tra i profughi siriani – riferisce Suleiman - “i cristiani sono sicuramente più di 20mila. Un numero esiguo rispetto alla massa di un milione e 300mila rifugiati fuggiti dal conflitto siriano che secondo i dati del governo di Amman sono ospitati in Giordania. Ma si può prevedere che difficilmente i cristiani espatriati torneranno in Siria alla fine della guerra. Questo vuol dire che in alcune città, come Homs o Aleppo, tanti quartieri cristiani rimarranno vuoti dei loro abitanti di un tempo”. (GV)