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venerdì 2 dicembre 2016

Cina riconosce innocente il 21enne Nie Shubin ucciso con la pena di morte 21 anni fa

ANSA
Pechino - Nie Shubin, un giovane cinese della provincia di Hebei, e' stato scagionato dalle accuse di rapimento e omicidio di una donna dal secondo tribunale circondariale di Shenyang, sotto la Corte suprema del popolo, a 21 anni dall' esecuzione della sua condanna a morte, quando di anni ne aveva solo 21. 

Il giovane Mie Shubin 20 anni
fa poco prima dell'esecuzione
Il caso, gia' molto discusso e destinato inevitabilmente ad ampliare il dibattito su giustizia, pena capitale e diritti umani, e' stato riportato dall'agenzia Nuova Cina, rimbalzando poi sui siti degli altri media ufficiali. 

La Corte ha disposto l'avvio di una istruttoria su "conseguenti indennizzi, assistenza giudiziaria e ripercussioni legali per le parti responsabili" del clamoroso caso. Nie fu giudicato colpevole nel 1995 del rapimento e della morte di una donna nel capoluogo della provincia di Hebei, Shijiazhuang, e giustiziato nello stesso anno appena 21enne.

Il caso ritorno' alla cronache nel 2005 quando un altro uomo, Wang Shujin, confesso' la responsabilita' del delitto scagionando il ragazzo mentre era in stato di arresto da parte della polizia.

A dicembre del 2014, la Corte suprema del popolo assegnò la revisione del processo alla corte della provincia di Shandong che trovò molte incongruenze per poter confermare la sentenza.

Poi la Corte suprema decise di rifare il processo a giugno 2016, demandando la discussione ex novo del caso al secondo tribunale circondariale di Shenyang che riesaminò tutti i documenti, con tanto di sopralluogo sulla scena del delitto, interrogatorio delle persone che si erano occupate delle indagini, fino all'audizione della Procura suprema del popolo secondo cui le prove presentate nel processo originario erano insufficienti.

La Corte suprema del popolo ha alla fine dichiarato innocente Nie puntando il dito contro le "evidenti lacune", tra cui l'impossibilita' di definire tempo e arma usata per l'omicidio, fino alla causa delle morte stessa: diversi documenti chiave erano andati persi, includi gli interrogatori del ragazzo e dei testimoni, mentre verita' e legittimita' della confessione di Nie erano opinabili. Le prove usate contro il ragazzo erano molto superficiali e inaccurate, insomma, incongruenti a sostenere il giudizio di colpevolezza e la pena capitale.

Negli anni '90, la Cina diede disposizione di accelerare i processi e le esecuzioni nel mezzo di una campagna anti-crimine con la moltiplicazione di casi clamorosi: solo due anni fa, ad esempio, un'altra corte accerto' l'innocenza di un 18enne, giustiziato nel 1996 per rapimento e omicidio, disponendo anche l'erogazione di un indennizzo a favore dei suoi genitori.

Altri 100 in salvo con i #corridoiumanitari. Il progetto compie un anno e arriva a quota 500

www.santegidio.org
In arrivo ieri e oggi a Fiumicino altre famiglie di profughi dalla Siria. Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto.





I corridoi umanitari compiono un anno e festeggiano accogliendo il 1 e 2 dicembre un centinaio di profughi siriani fuggiti dalle loro case per la guerra.

Con loro il progetto, che in questi giorni compie un anno, raggiunge il numero di 500 persone, donne, bambini, anziani malati, uomini fuggiti dalle inaudite violenze della guerra in Siria e portati in sicurezza in Italia.

Grazie a tutti coloro che durante tutto l'anno, non hanno fatto mancare il loro sostegno.

L’appuntamento per il benvenuto e un briefing con la stampa è venerdì 2 dicembre alle ore 11:00 al Terminal 2 dell'aeroporto di Fiumicino.
Interverranno il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, il moderatore della Tavola Valdese, Eugenio Bernardini e il viceministro degli Esteri, Mario Giro.


Siria. Aleppo, ucciso il clown che confortava i bambini sotto le bombe

Avvenire
È morto Anas al-Basha, 24 anni, ucciso da un missile nei quartieri orientali di Aleppo. Con lui scompare il sorriso di un uomo che, nell'inferno della Siria, creava ogni giorno spazi di speranza


È stato ucciso in un raid ad Aleppo, in Siria, l'attivista che, vestito da clown, portava il sorriso ai bambini traumatizzati della città assediata. Anas al-Basha aveva 24 anni e dirigeva il centro Spazio per la Speranza (Space for Hope). È morto martedì in un attacco missilistico, non è chiaro se del regime di Damasco o dell'alleato russo, sul quartiere assediato di Mashhad, il lato orientale della città. I genitori e il fratello avevano lasciato Aleppo la scorsa estate, ma lui aveva scelto di restare per portare un sorriso ai bambini sotto assedio. Lascia la moglie, che aveva sposato due mesi fa e che resta intrappolata ad Aleppo.
Il post del fratello su Facebook"Anas aveva rifiutato di lasciare Aleppo e deciso di restare per continuare il suo lavoro di volontario aiutando i civili e portando doni ai bambini nelle strade per dare loro speranza" si legge nel messaggio postato dal fratello Mahmoud su Facebook. "Tutto quello che Anas voleva era dare felicità ai bambini di Aleppo. Anais non è un terrorista! È un membro attivo della società civile che lavorava giorno e notte per portare un sorriso ai bambini siriani. Viveva per far ridere i bambini e renderli felici nel posto più oscuro e pericoloso del mondo. Non sono riuscito a dargli l'ultimo saluto, anche la mia famiglia, perché la città di Aleppo è sotto assedio da 112 giorni. Sono orgoglioso di te, fratello mio. Arrivederci caro. Riposa in pace, hai portato gentilezza in un mondo crudele".
L'associazione sospende ogni attività
Dopo l'uccisione di Anas, il suo membro più noto, l'associazione Space for Hope ha sospeso ogni attività ad Aleppo, dove è diventato troppo pericoloso muoversi nei quartieri assediati e sottoposti negli ultimi giorni a una pioggia di fuoco senza precedenti. Sono decine di migliaia i civili costretti a fuggire e decine ogni giorno i morti civili. L'associazione di Anas al-Basha opera a sostegno di 12 scuole e 4 centri di aiuto psico-sociale nei quartieri controllati dai ribelli. Offre aiuto psicologico e sostegno economico a 365 bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori.

giovedì 1 dicembre 2016

Gambia. Presidente Yahya Jammeh al quinto mandato Alla vigilia del voto le carceri si riempiono di oppositori

globalist.it
890.000 i gambiani chiamati domani alle urne. Il presidente Yahya Jammeh corre per un quinto mandato. 


Il presidente Yahya Jammeh
A sfidarlo Adama Barrow scelto dalle forze d'opposizione. Una volta il presidente del Gambia, Yahya Jammeh, disse che avrebbe governato il Paese per un miliardo di anni, a Dio piacendo. Ma domani gli elettori potrebbero riservargli un'amara sorpresa, dopo anni di difficoltà economiche e di dura repressione che hanno spinto migliaia di giovani a tentare la pericolosa traversata del Mediterraneo per raggiungere l'Europa. 

Dall'inizio dell'anno sono oltre 10.000 i gambiani giunti sulle coste italiane, il primo gruppo per numero di migranti rispetto alla popolazione del Paese, pari a poco meno di due milioni.
Per la prima volta in 22 anni di governo, il Capo dello Stato si troverà infatti ad affrontare un'opposizione compatta.
Nessuna manifestazione o corteo sarà autorizzato dopo la proclamazione dei risultati delle elezioni presidenziali in programma in Gambia domani: lo ha detto alla vigilia del voto Yahya Jammeh, salito al potere a Banjul con un golpe nel 1994. "In questo Paese non accetteremo manifestazioni" ha sottolineato il capo di Stato, in carica da 22 anni, rieletto già tre volte a dispetto delle accuse di arresti arbitrari e violazioni dei diritti umani.

Pena di morte - Bielorussia svuota il braccio della morte. Eseguiti 3 dei 4 detenuti presenti in gran segreto

Askanews
Due, se non addirittura tre dei quattro prigionieri nei bracci della morte della Bielorussia sono stati messi a morte dal 5 novembre. E' quanto ha denunciato oggi Amnesty International dopo i riscontri ottenuti da attivisti locali.
Hyanadz Yakavitski presso la Corte Suprema
"Svuotare in questo modo i bracci della morte è una misura terribile, qualsiasi Paese la prenda. Ma in Bielorussia risulta ancora più vergognosa poiché le esecuzioni avvengono in segreto e senza preavviso", ha dichiarato Aisha Jung, responsabile delle campagne di Amnesty sulla Bielorussia, unico Paese d'Europa e delle ex repubbliche sovietiche a eseguire condanne a morte.

Secondo l'organizzazione locale per i diritti umani "Viasna", a partire dal 5 novembre Siarhei Khmialeuski, Ivan Kulesh e molto probabilmente anche Hyanadz Yakavitski sono stati messi a morte con un colpo di pistola alla nuca. Un quarto prigioniero, Siarhei Vostrylau, è in attesa dell'esecuzione dopo la condanna a morte ricevuta il 19 maggio.

Siria, 'raid su sfollati'. Aleppo sta diventando un grande cimitero. Onu implora, interrompere assedio

ANSA

Il bombardamento governativo su Aleppo est ha colpito un capannone e alcune case a Habbet Qubba, dove erano ospitati sfollati di altre zone di Aleppo est in fuga dall'offensiva lealista. Lo riferisce l'Aleppo Media Center (Amc), piattaforma di reporter della città. 


L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria aveva in precedenza riferito di 21 uccisi, tra cui donne e bambini, nel bombardamento di Habbet Qubba, affermando che il bilancio era destinato a salire. L'Amc parla di 45 civili morti.

Onu implora, interrompere assedio Aleppo est - Il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Stephen O'Brian ha implorato il Consiglio di Sicurezza Onu di fare qualcosa per interrompere l'assedio di Aleppo avvertendo che gli abitanti della città sono a rischio sterminio: "Per il bene dell'umanità chiediamo, imploriamo, alle parti e a chi ha influenza, di fare tutto quanto in loro potere per proteggere i civili e consentire l'accesso alle zone assediata di Aleppo est, prima che diventi un enorme cimitero".

'Da sabato 25 mila fuggiti da Aleppo est' - Circa 25.000 persone sono fuggite da Aleppo est da sabato scorso: lo ha detto il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Stephen O'Brian, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla Siria. Nel frattempo Egitto, Spagna e Nuova Zelanda hanno preparato una bozza di risoluzione del Cds che chiede 10 giorni di tregua ad Aleppo per permettere la consegna degli aiuti umanitari. Il documento è al vaglio dei Quindici e non è stato ancora deciso se e quando andrà al voto.

Migranti. Raimondi: «Profughi, l'Europa non ripeta l'errore che fece con la Shoah»

Avvenire
Intervista al giudice italiano da un anno al vertice della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo: è in corso una crisi umanitaria senza precedenti.
Sull’immigrazione l’Europa - voltandosi dall’altra parte - rischia di scrivere un’altra pagina di disumanità, come fu per la Shoah. 


La Corte europea dei diritti dell’uomo segue con attenzione e preoccupazione questo vasto fenomeno fatto di respingimenti alla frontiera, di muri eretti e di trattenimenti prolungati. Ed ha già pronti i suoi 'paletti' da far valere con i singoli Stati quando dovessero arrivare alla sua attenzione ricorsi per violazione dei diritti umani. 

Il presidente, l’italiano Guido Raimondi (da un anno al vertice della Corta di Strasburgo) parla del ruolo della Cedunel pieno di una crisi migratoria che definisce «senza precedenti», esposta a rischi innumerevoli di violazioni umanitarie, che riportano alla mente l’orrore di oltre 70 anni fa, che pensavamo di esserci lasciati alle spalle
«La coscienza della orribile negazione della dignità umana che si verificò con l’Olocausto, e le altre atrocità perpetrate in quel periodo oscuro della storia dell’umanità, ha fortemente contribuito ad affermare l’idea che la protezione della dignità umana si imponga su quella fino allora mai contestata della sovranità nazionale» 
ricorda. 
«Senza la diffusa indignazione dovuta a quegli eventi gli Stati difficilmente avrebbero consentito quella forte limitazione della loro sovranità contenuta nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che conferisce alla Corte di Strasburgo la possibilità di emettere sentenze vincolanti per i singoli Stati, fino a imporre la modifica delle loro leggi». 

Ora, però, l’Europa rischia di smarrire quell’insegnamento, di fronte a questa nuova sfida epocale. «La ricetta non ce l’ha nessuno, ma l’Europa non può sfuggire al suo compito storico», dice Raimondi.

Il presidente della Cedu parla a margine della cerimonia del premio 'Diritti umani' intitolato alla memoria del giudice costituzionale Maria Rita Saulle, organizzato dall’istituto di studi politici San Pio V, conferito ogni anno alla miglior tesi di dottorando di ricerca sull’argomento. «Bisogna trovare il modo per trasformare questo grande problema che abbiamo di fronte in opportunità», auspica. La Corte non è stata ancora chiamata a pronunciarsi, ma è pronta a farlo. E, sebbene non abbia poteri per intervenire d’ufficio, ha già ben chiaro, su casi che dovessero arrivare alla sua cognizione, la linea da tenere sugli aspetti più delicati: le condizioni delle strutture di accoglienza, i tempi delle procedure e - soprattutto - sulla tutela dei minori migranti senza i loro genitori. «Ci aspettavamo una valanga di ricorsi, ma finora non è avvenuto. Non ancora, almeno. Probabilmente perché sono ancora in corso nei paesi interessati procedure di asilo. Ma la Corte è già ben attrezzata di fronte a probabili ricorsi, e ha elaborato una serie di principi chiari e facilmente applicabili, per gestire il contenzioso».

Dove vengono accolti, come vengono sistemati, come vengono gestite le identificazioni e le domande di asilo? «Sono tutti aspetti su cui la vigiliamo attentamente. Perché quand’anche si tratti di cosiddetti 'clandestini' essi vanno sempre trattati in linea con i principi di umanità, predisponendo strutture in grado di offrire loro un minimo di conforto». Entra in ballo il tema della privazione di libertà. «Gli Stati hanno la possibilità di ricorrere alla cosiddetta 'retenzione amministrativa' ». Ma il nodo è la sua durata. Che può diventare, giocando sulle parole, vera e propria 'detenzione'. «Privare un immigrato irregolare della sua libertà è possibile, ma solo per il tempo strettamente necessario a effettuare i dovuti accertamenti circa la loro identità e l’eventuale richiesta di asilo. La Convenzione di Ginevra prevede una gran differenza per il fatto che si tratti o meno di persone sospettate di reati». E, se non ci sono specifici sospetti, «la 'retenzione' richiede il rispetto di assoluta diligenza da parte degli Stati. Una persona che viene privata delle sue libertà non deve essere trattenuta un minuto di più del necessario. E occorre una legislazione adeguata a garantirlo », avverte Raimondi.

Ma soprattutto c’è un mondo di 'invisibili' che da soli non sono nemmeno in grado di fare ricorso: la mente va al triste fenomeno dei minori non accompagnati. Secondo l’Europol a inizio 2016 erano circa 10mila quelli scomparsi una volta arrivati in Europa. 

Stando ai dati diffusi dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) su 154mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2015 oltre 16mila erano minori, e di questi ben 12.360 risultavano non accompagnati, pari all’8 per cento del totale degli arrivi. 
«Il problema dei minori non accompagnati - conferma il presidente Raimondi - è molto grave. L’interesse del minore va assolutamente salvaguardato e protetto. Gli Stati sono tenuti a porre in essere tutto quanto è necessario per tutelarli, anche rinunciando, se necessario, a privare della libertà i genitori del minore, se questo fosse pregiudizievole per il suo interesse». 
Il fenomeno riguarda in larga misura proprio il nostro Paese, terra di frontiera e approdo del Sud Europa, si calcola che ne siano spariti in Italia, nel corso del solo 2015, oltre 5mila. 

«Al momento, però, non ci sono state ancora sentenze su casi italiani, mentre ci sono state per casi francesi». In Francia ha fatto molto discutere, qualche settimana fa, lo sgombero del campo di Calais, soprannominato la 'giungla', dove erano accampati migliaia di migranti diretti inutilmente oltre Manica. È l’Europa dei muri e delle barriere, in Ungheria, Bulgaria, Austria. «Finora non c’è un fascicolo aperto su Calais, ma probabilmente ne avremo », prevede Raimondi. «Gli Stati sono liberi di regolare i flussi migratori, ma da questo a creare dei muri che possono dar luogo a violazioni gravi ed emergenze, ne passa», avverte il presidente della Corte europea per i diritti umani. «Su tutti questi fenomeni saremo molto attenti a valutare le violazioni di diritti umani che dovessero essere sottoposti al nostro giudizio».