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domenica 3 luglio 2016

Oim, circa due milioni di rifugiati nel nord-est della Nigeria in fuga da Boko Haram

Agenzia Nova
Ginevra - Circa due milioni di sfollati sono stati identificati negli stati nigeriani di Abuja, Adamawa, Bauchi, Benue, Borno, Gombe, Kaduna, Kano, Nasarawa, Plateau, Taraba, Yobe e Zanfara, nel nord-est della Nigeria. 


E’ quanto emerge da dati raccolti dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), secondo cui lo stato di Borno è quello che conta più sfollati (1,4 milioni), seguito da Adamawa e Yobe. 

Nel paese circa un milione e 600 mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni dopo l’inizio dell’offensiva di Boko Haram. I dati raccolti indicano che l’86 per cento degli sfollati vive nelle comunità ospitanti, mentre il 13 per cento risiede in campi profughi.

sabato 2 luglio 2016

Eritrea: Consiglio Onu per i diritti umani, Unione africana indaghi su presunti crimini contro l’umanità

Agenzia Nova
Asmara - Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha invitato l'Unione africana ad indagare i vertici del regime eritreo per presunti crimini contro l'umanità. 

In una risoluzione approvata oggi, il Consiglio auspica un’inchiesta da parte dell’organismo regionale africano affinché siano consegnati alla giustizia i responsabili dei presunti crimini. 

Le autorità eritree, secondo quanto riporta l’emittente “Bbc”, hanno già descritto la risoluzione come “ingiusta e iniqua”. Il mese scorso una commissione d’inchiesta dell’Onu ha denunciato “crimini diffusi e sistematici contro l'umanità”, tra cui riduzione in schiavitù, omicidi e torture, commessi dal regime di Asmara negli ultimi 25 anni.

I corridoi umanitari al Parlamento Europeo: una best practice da replicare negli altri Paesi dell'Unione

www.santegidio.org
Sant'Egidio e Chiese Evangeliche presentano a Bruxelles il progetto che in pochi mesi ha salvato circa 300 profughi siriani


Il 28 giugno, mentre l'Europa rifletteva sul significato del nuovo muro rappresentato dalla Brexit, la Comunità di Sant’Egidio ha presentato al Parlamento Europeo un nuovo ponte, quello dei corridoi umanitari, in una conferenza intitolata “The humanitarian corridors: a replicable civil society initiative in the migrant crisis”.

La conferenza è stata presieduta da Hilde Kieboom, vicepresidente della Comunità di Sant’Egidio, alla presenza del vicepresidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.

Davanti ad un pubblico attento e numeroso, tra cui vari membri del Parlamento Europeo di diversi Paesi (Italia, Belgio, Ungheria, Polonia) e di diversi partiti (PPE, PSE, Verdi), Mauro Garafolo della Comunità di Sant’Egidio e Paolo Naso della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, hanno illustrato il progetto, che nelle ultime settimane ha già portato circa 300 rifugiati sirani dal Libano all'Italia. Si è sottolineata l'importanza per i profughi più vulnerabili di poter raggiungere l'Europa in modo legale e sicuro, con un visto umanitario e soprattutto non attraverso un barcone ma a bordo di un aereo. I promotori prevedono cheentro la fine dell'anno grazie ai corridoi umanitari potranno essere portati in salvo tra 1000 e 1500 profughi, uomini, donne, anziani e bambini.

Secondo Eugenio Ambrosi, direttore dell’International Organization for Migration (IOM), "la crisi migratoria’ non esiste, esiste soltanto ‘la crisi della solidarietà e dell’accoglienza in Europa". Giulio di Blasio del Gabinetto di Federica Mogherini, Alta Rappresentante dell’Unione Europea e vice-presidente della Commissione Europea, ha sottolineato l’originalità dell’iniziativa dei corridoi umanitari, che coinvolge la partecipazione attiva della società civile, delle Chiese e dei cittadini europei.

Il vice-presidente Tajani e tutti gli oratori hanno auspicato che quest’iniziativa, una ‘best practice’ al livello europeo, possa presto essere adottata anche dagli altri Paesi europei.

Foggia - Nessuno vuole noleggiare ai migranti i pullman per la manifestazione anti caporalato

La Repubblica
La denuncia di un centinaio di lavoratori nei campi del Foggiano diretti a Bari: "Abbiamo anche dato un anticipo di mille euro, poi restituito". Le società di trasporti: "Solo problemi logistici e organizzativi". 

Alla fine a Bari ci sono arrivati in treno. Un centinaio di migranti, lavoratori delle campagne foggiane, diretti nel capoluogo per una marcia di protesta contro lo sfruttamento e per chiedere migliori condizioni di vita. "Nessuna compagnia ha voluto noleggiarci un pullman, nonostante avessimo anticipato mille euro", hanno urlato col megafono gli attivisti della rete "Campagne in lotta", che sostengono i migranti anche sulle questioni giuridico burocratiche. Risultato: corteo in ritardo e tanti lavoratori rimasti nei campi.

Le aziende però si difendono. "Nessun atto di razzismo", assicurano. Solo problemi logistici e organizzativi. E qualche timore a trasportare persone dirette a una manifestazione. Il corteo di migranti è partito all'alba dai ghetti foggiani di Borgo Mezzanone e Tre Titoli. Un centinaio di africani ha raggiunto la presidenza della Regione per chiedere di essere ricevuti (senza successo). "Vogliamo documenti, contratti, case e trasporto gratuito per lavorare", lo slogan contro i caporali. Un lungo percorso da fare con due bus, nelle intenzioni degli organizzatori. "Impossibile trovarne uno disponibile - raccontano gli attivisti - ci siamo sentiti dire che non trasportavano migranti, o che era troppo pericoloso arrivare coi pullman vicino ai ghetti".
L'ultimo tentativo con un'agenzia di intermediazione, la Travel service di Bergamo. Che "prima ha accettato i mille euro, salvo poi dirci all'ultimo che i contatti su Foggia non erano andati a buon fine perché non avremmo specificato che si trattava di una manifestazione". Soldi restituiti e accuse respinte al mittente dalle aziende locali, che ribadiscono l'assenza di mezzi liberi per la giornata del corteo. Un solo titolare ammette: "Io davvero non avevo bus, ma altri colleghi in passato hanno avuto problemi con manifestazioni simili e magari preferiscono evitare".




di Silvia Dipinto

venerdì 1 luglio 2016

L’Iran: “L’Onu chiude gli occhi sulla strage di bambini in Yemen dietro i soldi di qualche Paese”

La Stampa
La pesante accusa dell’ayatollah Khamenei dopo la retromarcia delle Nazioni Unite che avevano inizialmente inserito l’Arabia Saudita nella black list dei diritti umani

Teheran - L’accusa nei confronti dell’Onu è pesantissima: aver chiuso gli occhi di fronte a una strage di bambini in cambio di denaro da parte di alcuni Paesi. Il leader spirituale dell’Iran, l’ayatollah Seyyed Alì Khamenei, ha attaccato frontalmente le Nazioni Unite mercoledì sera in un incontro con i responsabili del potere giudiziario affrontando la questione del conflitto tra Arabia Saudita e Yemen. 


L’ayatollah ha fatto riferimento all’Arabia Saudita, inserita inizialmente dall’Onu nella black list dei Paesi che violano i diritti dei bambini per aver ucciso con i bombardamenti il 60% dei 785 minorenni morti lo scorso anno nello Yemen. 

Successivemante, però, dopo la minaccia dell’Arabia Saudita di negare contributi economici all’Onu, quest’ultima ha cambiato rotta e Ban Ki-moon ha depennato il Paese dalla lista ammettendo in seguito le minacce di Riyadh. Khamenei ha affermato che la Repubblica Islamica deve «perseguire la vicenda legalmente e per vie giudiziarie in tutto il mondo» e che la strage dei bambini è «una disgrazia per l’umanità».

Aspre critiche sono state espresse anche da Amnesty International e Human Rights Watch che hanno chiesto che l’Arabia Saudita non faccia più parte del Consiglio delle Nazioni Unite. «Negli ultimi mesi l’Arabia Saudita è andata oltre ogni limite e non merita più di sedere all’interno del Consiglio dei diritti umani» ha detto il numero due di Human Rights Watch, Philippe Bolopion. 

L’Ong accusa Riyad di colpire i civili yemeniti usando bombe a grappolo vietate dalle convenzioni internazionali e assediando i porti per evitare ai beni primari di raggiungere lo Yemen. Secondo Amnesty International, l’Arabia Saudita starebbe usando il suo seggio all’interno del Consiglio Onu per evitare un’inchiesta indipendente. L’Onu calcola che dall’inizio dei bombardamenti il 26 marzo, nello Yemen siano state uccise più di 6400 persone, delle quali la metà civili.

Siria - Allarme MSF: 60.000 profughi bloccati al confine Giordania. Condizioni terribili. Molti bambini.

ANSAmed
Beirut - Circa 60.000 persone bloccate in condizioni terribili presso il confine nord-orientale della Giordania con la Siria hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti e di protezione internazionale. Questo l'appello che l'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato oggi in una conferenza stampa ad Amman.



A seguito di un attacco suicida contro una vicina postazione militare, avvenuto lo scorso 21 giugno, in cui sette soldati giordani sono stati uccisi e altri 14 feriti, le persone che vivono in campo informale nella zona conosciuta come "Berm", sono da quel giorno senza cibo o assistenza medica. Hanno ricevuto solamente acqua ma in quantità estremamente limitate.

"Queste persone - oltre il 50 per cento delle quali sono bambini - hanno un disperato bisogno di cibo, acqua e cure mediche. Non si può aspettare oltre" dichiara Benoit De Gryse, responsabile delle operazioni di MSF.

"L'assistenza da sola non basta. Alle persone in fuga dalla guerra dovrebbero essere offerti protezione internazionale e un luogo sicuro dove vivere. Né la Siria né il confine sono luoghi sicuri oggi", prosegue De Gryse. "Questa è una responsabilità collettiva e un massiccio fallimento della comunità internazionale. Non è solo una responsabilità della Giordania.

Ci sono molti paesi sia all'interno sia all'esterno della regione che dovrebbero farsi avanti per offrire un luogo sicuro ai rifugiati".

Egitto - Padre Rafael Moussa, prete copto ucciso dall'Isis. Predicava contro il terrorismo. La condanna del centro teologico islamico Al Azhar

Ansa
"Un prete della chiesta copta egiziana è stato ucciso oggi ad el Arish, località nel nord del Sinai". Lo scrive l'agenzia Mena citando fonti della sicurezza locale e precisando che "uno sconosciuto armato ha aperto il fuoco contro il prete". 

Padre Rafael Moussa
La Provincia del Sinai, il gruppo fedele all'Isis nella penisola egiziana ha rivendicato l'assassinio del prete copto Rafael Moussa. "Grazie a dio un gruppo di soldati Isis è riuscito, con un'operazione benedetta da Allah, a uccidere un prete miscredente che combatteva i musulmani, conosciuto con il nome di Rafael, sacerdote della chiesa di Mar Girgis. E' stato colpito con un'arma leggera ed è morto vicino alla sua casa a El Arish. A questa operazione ne seguiranno altre contro i nemici di Allah".

Al Azhar, il centro teologico sunnita più importante al mondo con sede al Cairo, ha condannato l'attacco terrorista contro il prete copto nel nord del Sinai, definendolo un "atto vile in contraddizione con gli insegnamenti dell'Islam e di tutte le religioni",