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lunedì 25 marzo 2019

Ramy, il bambino eroe e il "rischio" della cittadinanza come premio

Redattore Sociale
Il quattordicenne ha chiamato i soccorsi evitando la strage a San Donato Milanese. Ora per il ragazzo, nato in Italia ma per la legge egiziano, potrebbe arrivare la cittadinanza per meriti. Manconi: “L’idea che i diritti si conquistino con l’eroismo è profondamente sbagliata”. Ambrosini: “Visione antica, non rispecchia il paese”. Italiani senza cittadinanza: “Non è un vestito che si mette e toglie”.


“Se mi daranno davvero la cittadinanza italiana sarò felice. Per essere schietti, è il mio sogno. Ma allora dovrebbero darla anche a mio fratello e ai miei compagni di classe di origini straniere che vivono in Italia da tanto tempo e magari sono pure nati qui”. Lo dice dalle pagine del Corriere della sera Ramy Shehata, il quattordicenne che due giorni fa ha chiamato i soccorsi, evitando la strage a San Donato Milanese. Ribattezzato subito il “bambino eroe”, a lui sono arrivati i complimenti anche delle istituzioni. E ora per il ragazzo, nato in Italia ma per la legge egiziano, potrebbe arrivare la cittadinanza per meriti. La prefettura di Cremona ha richiesto, infatti, al Comune di Crema il suo certificato di nascita per avviare le procedure burocratiche. Un riconoscimento importante per aver salvato la vita ai compagni che ha, però, anche riaperto il dibattito sul tema della cittadinanza nel nostro paese. E’ giusto considerarla un premio o un riconoscimento da guadagnare? Si possono legare i diritti ai meriti civili?

“Beata la terra che non ha bisogno di eroi - sottolinea Luigi Manconi, presidente dell’Unar -. L’idea che i diritti si conquistino con l’eroismo o con imprese eccezionali è profondamente sbagliata. I diritti si conquistano con la normalità dei comportamenti, con la vita sociale quotidianamente vissuta, meritare che significa attenersi alle leggi e far parte di una collettività”. Durante il governo Gentiloni, Manconi da senatore Pd è stato tra i più convinti sostenitori della riforma della cittadinanza, che avrebbe introdotto anche in Italia uno ius soli moderato e uno ius culturae. “Nel caso specifico, assegnare la cittadinanza in base a comportamenti, seppur non necessariamenti eroici, ma comunque meritevoli, mi sembra una scelta opportuna - spiega -. Allo stesso tempo tempo, proprio l’episodio di San Donato conferma quanto fosse giusta l’iniziativa di riforma della cittadinanza e quanto sia stato grave contrastarla, perché quei bambini sono parte di quella enorme realtà costituita da 900mila minori stranieri che frequentano la scuola pubblica italiana. Quei bambini dimostrano come il percorso più agevole e più sicuro per l’integrazione degli stranieri passa attraverso l’educazione, la formazione, la partecipazione comune alle stesse realtà”.


giovedì 28 settembre 2017

Affondata la legge sullo Ius soli è una resa senza nobiltà

La Repubblica
di Mario Calabresi
Hanno vinto la propaganda della Lega, la furbizia di Grillo e Di Maio, le paure e le mistificazioni. Hanno perso ottocentomila ragazzi, la politica che ha il coraggio di scegliere e uno scampolo di idea che si poteva ritenere di sinistra, ma perfino di centro.


Certo la legge è stata affondata da Angelino Alfano e dal suo piccolo partito, in cerca di una casa che garantisca di poter sedere ancora al tavolo del potere nella prossima legislatura. Ma questo è successo anche perché il Partito democratico non è stato capace di indicare le proprie priorità a un alleato che ha incassato enormemente più di quanto valga (basti pensare alle poltrone ministeriali collezionate da Alfano, al cui confronto impallidiscono persino i big della Prima Repubblica).

La legge che dava la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri che avessero un regolare permesso di soggiorno (da almeno 5 anni) non verrà approvata in questa legislatura ed è rinviata a un futuro indefinito. Un futuro però che possa garantire ai politici la sicurezza di non indisporre nessuno e di non rischiare nulla.

Sfruttando l’occasione del voto tedesco, Alfano ha coniato una frase di cui pareva molto orgoglioso: «Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata». E allora meglio fare direttamente una cosa sbagliata: arrendersi alla Lega, nella convinzione di poter conquistare qualche voto. Un gigantesco abbaglio. Alfano, che pretenderebbe di rivolgersi a un elettorato cattolico, e il partito di Matteo Renzi non portano a casa un solo voto in più da questa vicenda, anzi perderanno quelli di chi si chiede dove sia finito il coraggio delle proprie idee e convinzioni.

A luglio, quando la legge venne rinviata, si disse che non la si poteva approvare in un momento in cui i migranti sbarcavano in massa sulle nostre coste (stabilendo un legame tra le due cose che non ha fondamento), così venne messa in campo la strategia di Marco Minniti per fermare i flussi dall’Africa e insieme paure e ansie. Gli sbarchi sono crollati, il ministro dell’Interno ha varato un piano di diritti e doveri per i rifugiati, ma ora crolla il patto politico che voleva tenere insieme sicurezza e integrazione. Integrazione, in questo caso, non di chi è arrivato con i gommoni degli scafisti ma di chi è nato e cresciuto in Italia.

Quello che è successo è il perfetto segno dei tempi, quello in cui le grida degli ultrà vincono sulla razionalità e il buon senso, quello in cui si mescolano i piani e ci si piega alle generalizzazioni. Come ha ben spiegato su questo giornale Ilvo Diamanti, il tema immigrazione sale in cima alle preoccupazioni degli italiani ogni volta che ci sono le elezioni, sarà un caso o il frutto di una propaganda elettorale avvelenata?

Ed è un segno dei tempi pensare anche di cancellare i problemi rimuovendoli. Domenica scorsa Ernesto Galli della Loggia ha messo in evidenza sul Corriere della Sera perplessità e dubbi sullo Ius soli, mettendo al centro le difficoltà culturali dell’integrazione dei musulmani — che sarebbero comunque solo un terzo dei beneficiati dalla legge — oltre che la possibilità di mantenere una doppia cittadinanza (non si capisce perché sia lecito e pacifico poter avere il passaporto italiano e quello statunitense ma sospetto mantenere quello marocchino o senegalese).

È chiaro che i problemi esistono, come sottolinea Galli della Loggia, di fronte a culture e comunità che non riconoscono alle donne gli stessi diritti degli uomini, ma allora la soluzione è negare la cittadinanza alle bambine che a 12 anni vengono rispedite nei loro Paesi per i matrimoni combinati o che non possono andare all’università anche se sono molto più brave dei loro fratelli? La soluzione è arrendersi di fronte a mentalità arretrate o difendere quelle bambine con una cittadinanza che permetta di integrarle e far progredire le loro comunità?

Arrendersi alla chiusura di quelle comunità, che vivono e continueranno a vivere nelle nostre città, è l’errore più grande che possiamo fare e che complicherà il nostro futuro. Abbiamo sprecato un’occasione gigantesca, reso inutile un finale di legislatura che poteva provare ad essere nobile e accettato di perdere la partita rinunciando a giocarla.

martedì 26 settembre 2017

I docenti si mobilitano per lo ius soli: «a scuola è lampante che la legge deve cambiare»

Vita
«A scuola i ragazzi sono integrati ma non sono cittadini», commenta Eraldo Affinati, tra i primi firmatari dell'appello: «ogni docente ha di fronte ogni mattina dei ragazzi immigrati e gli parla di cittadinanza. A scuola la contraddizione fra la realtà e la legge attuale è lampante».

Ce lo siamo chiesto come genitori: come fai, guardando negli occhi tuo figlio, a spiegargli che il suo amico del cuore, il suo compagno di banco, quello che fin dall’asilo ha fatto tutto con lui – asilo, scuola, compiti, calcio, pomeriggi sul divano a giocare alla Play – non è italiano come lui? 

Se lo chiedono, con le stesse parole, gli insegnanti: come posso guardare negli occhi Ibrahim, Ghada, Roel - presi come pulcini in prima elementare e visti crescere giorno dopo giorno nella tua classe - e dirgli che non sono cittadini come i loro compagni? 

Se si parte dalla realtà, da una qualsiasi classe italiana, il dibattito politico attorno allo ius soli - rimandanto per l’ennesima volta – appare per quello che è, surreale. Eraldo Affinati è insegnante e scrittore e insieme alla moglie ha fondato la scuola Penny Wirton per insegnare la lingua italiana ai migranti, con ormai 30 sedi in Italia: «ieri mi ha chiamto un mio allievo della Città dei Ragazzi, ora è laureato in giurisprudenza, ma ancora non è cittadino italiano», dice subito al telefono. 

Affinati è fra i primi firmatari dell’appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae lanciato da pochi giorni insieme a Franco Lorenzoni, maestro elementare e Coordinatore della Casa-laboratorio di Cenci. È un appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae, con adesioni che «aumentano di momento in momento, sono migliaia», spiega Affinati.

«Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800mila bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro», esordisce l’appello: «Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo - che sono legge dello stato - sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto. Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro».

Appelli alla politica, perché non si lasci terminare la legislatura senza approvare la legge che riforma la cittadinanza, ce ne sono molti (qui ad esempio la campagna di Casa della Carità), ma «lo specifico di questo appello è che nasce dal mondo scuola e proprio nella scuola si sente la stortura e la contraddizione della situazione attuale. A scuola i ragazzi sono integrati ma non sono cittadini», commenta Affinati, «ogni docente ha di fronte ogni mattina dei ragazzi immigrati, pienamente ingrati quando sono in classe ma non cittadini. A scuola la contraddizione è lampante».

Chi ha scritto l’appello non ha pensato a una semplice raccolta di firme: insegnanti ed educatori il 3 ottobre - data dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione - si appunteranno sul vestito un nastrino tricolore «per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti» e in tutte le classi e le scuole dove è possibile ragioneranno «insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita “a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole».

Sara De Carli

venerdì 8 settembre 2017

A Venezia la storia di Majid, un film per capire lo ius soli

HuffPost"L'Amore senza motivo" La storia del 16enne siriano che ora vive a Roma diventa un cortometraggio del regista Paolo Mancinelli. Tra i finalisti a Venezia del concorso MigrArti del Ministero dei beni culturali.

Su un tema delicato come quello dell'integrazione si discute tanto della scrittura di leggi chiare, di trasparenza, di comunicazione. Si parla molto, spesso a sproposito, ma poi cambia poco o nulla. Il caso più eclatante riguarda ius soli e ius culturae: due concetti complessi, di difficile sintesi, ma espressi addirittura in una lingua morta e sconosciuta ai più come il latino!


E così i cittadini che non hanno avuto il tempo di approfondire, o che semplicemente non hanno voluto comprendere la questione in tutta la sua complessità, hanno tradotto: ius soli = cittadinanza indiscriminata a tutti quelli che arrivano in Italia. Niente di più falso, ovviamente.

Un aiuto a spiegare la questione in maniera semplice e senza studi approfonditi arriva dalla 74^ Mostra del Cinema di Venezia, che all'interno del Premio Migrarti, promosso dal ministro Franceschini, ha ospitato la proiezione in anteprima di "Amore senza motivo", un corto cinematografico in gara e presentato ieri.

Il film racconta davvero che cos'è lo ius culturae, ovvero il cuore della legge sullo ius soli temperato di cui sta discutendo il parlamento. Attraverso il cinema viene raccontata la bellezza e la simpatia dell'integrazione. È possibile abbracciare davvero e senza conflitti la lingua e la cultura italiana? Sì, e per il protagonista del film sembra bastino anche molto meno dei cinque anni come previsto dalla legge in approvazione. Sì, se oltre allo Stato c'è una società migliore, più bella: che integra.

Il film è un vero e proprio diario di formazione e il protagonista, Majid, è un quindicenne siriano, scampato alla bombe e a un interminabile viaggio in mare con il gommone. Arrivato in Italia da Lesbo grazie a Papa Francesco, che, come è noto, nel aprile del 2016 portò con sé in aereo dall'isola alcuni rifugiati, viene accolto dalla Comunità di Sant'Egidio, si appassiona al rap, a Francesco Totti, a Trastevere e alla pizza margherita.

Il titolo del film è legato alla canzone in rap/melodico che Majid scrive proprio insieme ai suoi amici trasteverini, italiani, nuovi italiani, rifugiati come lui. La scrittura è un mezzo per conoscere Roma, i rapper romani e veicolare il suo messaggio, così come lui stesso racconta in una scena del documentario: "Il vero amore è senza motivo - inteso senza contraccambio - non ti chiede niente e ti da tutto, come è successo a me che sono stato salvato e non avevo proprio niente da poter dare".

Un prodotto che appena presentato ha raccolto commenti positivi da tanti, oltre all'attenzione dei media del mondo cattolico come Radio Vaticana e Avvenire. Meriterebbe di essere visto. Ma ci riuscirà anche chi non è potuto andare a Venezia? Chissà se la Rai servizio pubblico, pagata con il canone degli italiani, troverà uno spazio, tra produzioni discutibili come "Giovani e ricchi" e la cronaca nera. C'è di che dubitarne, nonostante nel film ci sia spazio per le immagini del Santo Padre a Lesbo e per l'addio di Totti ai campi di calcio.

Forse lo troveremo sulla sempre più dinamica Sat 2000 di Paolo Ruffini o su Sky, che in altre occasioni hanno mostrato di avere più coraggio della Rai. Eppure sarebbe un valido contributo alla chiarezza, contro l'incapacità di comunicare della burocrazia politica.


Michele Anzaldi

mercoledì 30 agosto 2017

Ius soli, la bufala sull’islamizzazione dell’Italia. I numeri parlano chiaro.

Wired
I numeri della Fondazione Moressa parlano chiaro: degli 800mila bambini potenziali beneficiari della riforma il 16,1% professa religione cattolica o protestante, il 28% ortodossa, il 38,4% islamica, l’1,8% buddista e il 3,1% induista


C’è da chiedersi chi abbia paura di questi 800mila bambini italiani de facto. Lo studio della Fondazione Leone Moressa riportato da Repubblica fa ordine sui potenziali beneficiari della riforma dello ius soli, quella su cui Angelino Alfano – al massimo dell’italianismo possibile – dice di non avere alcuna obiezione ma, al contempo, di trovare non opportuna. Chissà, forse collega i sacrosanti diritti di cittadinanza alle cronache sugli attentati o sugli sgomberi, contribuendo ad accreditare nell’opinione pubblica un collegamento che non esiste. Peggio, tossico.

I numeri dell’indagine parlano da soli. Dando una mano, se ce ne fosse bisogno, a smontare ulteriormente la bufala dell’islamizzazione dell’Italia tanto cara alla nebulosa della sgangherata alt right tricolore cacciata a fischi e pernacchie perfino dalle pacifiche comunità parrocchiali delle chiese pistoiesi (vedi alla voce don Biancalani). Secondo lo studio, i ragazzi a cui si applicherebbe la nuova legge qualora fosse approvata (difficilissimo) dal Senato, dove promette d’impantanarsi, sarebbero 800.600, l’80% dei minori stranieri residenti in Italia. Il restante 20% non presenterebbe evidentemente i requisiti legati ai genitori o ai cicli scolastici seguiti nel nostro Paese. A regime diventerebbero poco meno di 60mila nuovi italiani ogni anno.

Il dato è ricavato dai numeri degli alunni stranieri in Italia nell’anno scolastico 2015/2016: 815mila ragazzi che, come si capisce, coinciderebbero in buona parte – in virtù della nascita italiana da un genitore con regolare permesso di soggiorno Uedi lungo periodo o del cosiddetto ius culturae, cioè l’arrivo entro i 12 anni e un ciclo scolastico di almeno cinque – con la platea dei beneficiari.

Simone Cosimi

martedì 18 luglio 2017

Ius soli - La legge va approvata ... ma fuori dalle pressioni politiche.

Huffingtonpost
Legge sulla cittadinanza. Va votata e approvata, per quello che è. E non per quello che non è. Gentiloni ha fatto bene a dare il tempo per togliere al voto sulla legge una valenza politica che avrebbe snaturato il voto stesso: non più sulla legge, ma per ottenere altro.


Che legge è, questa sulla cittadinanza dei bambini? Un passo avanti, saggio, moderato, sul terreno dei diritti e della sicurezza.

Perché lasciare nel limbo un milione di bambini e di ragazzi nati in Italia da almeno un genitore regolare da tempo, con il permesso di lungo soggiorno europeo, o bambini e ragazzi più italiani di tanti per avere frequentato con passione e successo le nostre scuole - tifosi delle nostre squadre, amici dei nostri figli – senza dubbio aumenta, e non diminuisce l'insicurezza. Perché favorisce la marginalità, magari nel tempo un piccolo antagonismo. E fa perdere il tempo più prezioso della vita per la costruzione della propria identità, incerti su chi essere, invece di essere come è, com'è nei fatti: un incredibile acceleratore di inserimento e passione per l'Italia.

Ridurre il gap tra realtà - bambini e ragazzi che italiani sono e si sentono, e che spesso non sanno niente del paese di origine dei genitori, non ne parlano la lingua originaria - e false rappresentazioni, spesso strumentali, è una grande barriera verso ogni devianza e rancore.

Per questo la legge va votata e approvata, ripeto, per quello che è.

Non riguarda i profughi, i migranti di oggi. La propaganda anti-immigrati e i cultori della paura e delle viscere attacca una legge che non c'è.

Nessun bambino diventa automaticamente italiano, o la legge può diventare il magnete per partorire in Italia un futuro italiano. Il permesso di lungo soggiorno europeo presuppone almeno cinque anni di residenza continuata e lavoro e buona prova di cittadinanza e inserimento. 

Chi parla di una Italia come "sala-parto di futuri terroristi" dice cose insensate, ma che fanno male: all'ethos nazionale e alla sicurezza del paese. A queste persone, Lega e sfascisti, non importa della sicurezza, né delle persone. Questi bambini, questi minori, già sono in Italia da anni: dieci, venti. Peraltro anche dopo il diciottesimo anno di età adesso ci vogliono tre o quattro anni per il riconoscimento della cittadinanza, anche secondo il diritto di sangue.

Quale sarebbe il guadagno di tenerli sempre fuori? Di farne dei diversi quando sono i compagni di gita dei nostri figli che non possono andare in gita con loro? Ai Cinque Stelle non interessano quelle persone. 

E' un'altra fake news: motivano l'astensione, che al Senato vale come voto contrario, invocando l'Europa, a cui non credono. Lo fanno proprio sulla cittadinanza - che è per quintessenza una questione nazionale - facendo un polverone. Per mischiare le carte, come se la nostra legge sulla cittadinanza dei bambini figli di immigrati, nati in Italia o che studiano in Italia, c'entrasse qualcosa con i profughi e i trafficanti umani. Alla fine, lo fanno per non votare una legge che alla Camera, con firma a Cinque Stelle Sorial, era anche più decisa di quella che è in questa fase all'approvazione definitiva al Senato. Tutto e il suo contrario. Con la tattica si guadagna a volte, ma alla fine perdono tutti. E, di certo, si fa soffrire, dando la colpa agli altri.

Un po' di chiarezza.

La cittadinanza per chi nasce in Italia non è all'americana o alla canadese (dove pure ha dato prova eccellente). È un diritto ancora derivato dal genitore regolare, e a questo subordinato. Ne parlo con cognizione di causa. Perché il primo disegno di legge, maturato con la Comunità di Sant'Egidio tra il 2003 e il 2004, contemplava lo "ius soli" secco, e non lo "ius soli temperato", come è adesso, nel testo finale.

Diventa un diritto del minore, conquistato sul campo, per chi è arrivato dopo la nascita, ma ha frequentato almeno cinque anni la scuola dell'obbligo o preso la licenza elementare, o se ha conseguito un diploma, un titolo professionale o la laurea, se arrivato dopo i 12 anni. 
È lo "ius culturae" , cioè la cultura italiana che crea gli italiani, come davvero è, come è stato nella storia d'Italia, in un paese frammentato e diviso, e pure senza una lingua comune. Era ed è il cuore anche del disegno di legge che porta la mia, di firma, e che, come il testo finale approvato alla Camera, già tiene conto delle esigenze di sicurezza e già risponde alle paure. Ma quelle vere, non quelle dei fantasmi.

Per questo penso che abbia fatto bene il presidente del consiglio Gentiloni a evitare oggi un braccio di ferro tutto politico, che avrebbe impedito, adesso, di votare questa legge, sostituendone il contenuto con la sopravvivenza o meno del governo, quando anche forze che non hanno simpatia per il governo hanno invece simpatia per questa legge, o altre che condividono le scelte del governo magari non hanno simpatie per la segreteria del Pd, nemmeno quella legittimata dall'ancora recente consenso congressuale.

La legge va votata e approvata, per quello che è. A settembre gli impegni presi da Area Popolare sulla legge sulla cittadinanza potranno essere mantenuti. Il ministro Costa potrà, come altri, essere fedele a questi impegni, liberi dalla politicizzazione di un voto di fiducia che poteva essere carico di altro. Chi occhieggia alla Lega e alle destre avrà fatto o dovrà fare le sue scelte. E il voto non sarà un Armageddon o con Renzi o contro Renzi, o per elezioni anticipate o contro, o la trappola per Gentiloni.

Ma sarà il difficile, indispensabile voto su una buona legge, sostenuta dalla maggioranza di governo e da qualche altra forza.

Una grande occasione di civiltà, una piccola grande legge. Da non perdere.

Mario Marazziti
Presidente Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati

lunedì 19 giugno 2017

Diritto di cittadinanza: non chiudiamo gli occhi davanti alla realtà, guardiamo il futuro con fiducia

www.santegido.org
Sant'Egidio chiede al Parlamento italiano di non strumentalizzare una riforma attesa da anni

La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a tutte le forze in Parlamento perché non strumentalizzino il dibattito in corso sulla legge che riforma la concessione della cittadinanza agli stranieri. Trattare una materia così importante per il nostro Paese seguendo calcoli politico-elettorali, non fa bene a nessuno.

Occorre guardare al futuro con fiducia e non chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Qui non si tratta di decidere l’ingresso di nuove persone sul nostro territorio ma di riconoscere e dare dignità a chi lo abita da anni: minori già presenti in Italia perché vi sono nati e hanno frequentato le nostre scuole insieme ai figli degli italiani. Quindi uno “Ius culturae” che certifica e alimenta l’integrazione per migliaia di minori che si sentono già, a tutti gli effetti, nostri connazionali.
Sant’Egidio fu tra i primi a proporre una legge di riforma della cittadinanza nel lontano 2004. Proprio perché realtà non politica e profonda conoscitrice del fenomeno dell’immigrazione in Italia, sin dal suo inizio. Da allora, sempre per motivi strumentali, non si è mai avuto il coraggio di intraprendere vie legislative per cambiare norme che sono tra le più antiquate d’Europa.

Ora che per la prima volta la materia della cittadinanza viene discussa in Parlamento, con la possibilità di giungere all’approvazione di una legge, è necessario che le forze politiche siano responsabili e non continuino a sfruttare il tema dell’immigrazione per miopi fini elettorali.

In questi tempi difficili, segnati da gravi conflitti che coinvolgono il Mediterraneo e dal terrorismo, diventare italiani – se lo si è già di fatto - rende tutti noi più sicuri. Favorisce l’integrazione e incoraggia la crescita, anche economica, del nostro Paese dopo le recenti statistiche che parlano di un nuovo e preoccupante calo demografico in Italia.

sabato 17 giugno 2017

Ius soli - Video - "Ehi, lo sai che (non) sei italiano?"

Le Repubblica
Sognano di diventare calciatori o scienziati, amano la pasta al pesto e la pizza, la serie A e il basket, sono nati in Italia da genitori stranieri e qui vivono e vanno a scuola. 


Arua (8 anni) e Hamza (6) hanno genitori egiziani e abitano a Torino. Sono nati e vivono a Roma: Basim (9), mamma e papà marocchini; Jibrill (11), papà egiziano e mamma somala; Nebeyate (8), di mamma etiope; Numayer (11), genitori del Bangladesh. E’ nata in Abruzzo Ghizlan, 8 anni. Sono nati e abitano a Milano: Chantal (8), genitori originari dello Sri Lanka; Francesco Marie-Joseph (7), Mauritius; Israa (8) e Ryan (6), Marocco. A Genova Fallou (12), genitori senegalesi. A Verona Hamza (8) e Oussama (5), genitori marocchini. A Napoli Jason (9) e Richard (6), mamma di Santo Domingo. A Firenze Viola (6), genitori cinesi. 

Sono solo alcuni degli 800 mila bambini nati in Italia da genitori stranieri che parlano e studiano in italiano. Alunni delle scuole dell’obbligo in Italia che in Italia non hanno il diritto di cittadinanza, in attesa della legge sullo “Ius soli” tornata in Senato il 15 giugno dopo due anni di dibattito finora inutile.