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venerdì 28 settembre 2018

India, l’adulterio non è più un reato: cancellata la legge che discrimina le donne

TPI
La legge considerava le donne come un oggetto nelle mani dei loro mariti e chi veniva ritenuto colpevole di adulterio era punito pubblicamente.
L’adulterio in India non è più un crimine: questa la storica decisione della Corte suprema.
Donne protestano contro la legge sull'adulterio. Credit: Getty Images
Il verdetto emesso dai cinque giudici della corte indiana presieduta dal ministro della giustizia Dipak Misra ha ribaltato tre precedenti sentenze sulla stessa questione.

Secondo quanto stabilito dall’articolo 497 del codice penale indiano (IPC), in vigore ormai da 158 anni, l’adulterio era considerato un reato e il colpevole poteva essere condannato a cinque anni di carcere.

La legge definiva l’adulterio come un reato commesso da un uomo contro un altro uomo sposato se aveva rapporti sessuali con la moglie di quest’ultimo.

La legge era stata fortemente criticata anche perché le donne venivano considerato come un oggetto nelle mani degli uomini.

Un uomo d’affari indiano, Joseph Shine, originario dello stato del Kerala, ha presentato un contenzioso di interesse pubblico lo scorso anno, scrivendo che la legge sull’adulterio è discriminatoria.

La sezione 497 recita così: “Chi ha rapporti sessuali con una persona che è e che sa essere o ha motivo di credere che sia la moglie di un altro, senza il consenso o la connivenza di quell’uomo, tali rapporti sessuali non equivalgono al reato di stupro , ma sono considerati adulterio”.

L’articolo in questione era accompagnato dal 198 comma 2 in materia di procedimenti giudiziari per reati contro il matrimonio: la lettura combinata delle leggi sull’adulterio permetteva al marito leso di sporgere denuncia contro la moglie.

Lo stesso diritto però non poteva essere rivendicato anche dalle donne tradite dal loro marito.

Durante la lettura del giudizio, il ministro della giustizia Dipak Misra ha affermato che “l’adulterio può essere motivato da questioni civili, incluso lo scioglimento del matrimonio, ma non può essere più considerato un reato”.

La legge, ha aggiunto, ha discriminato le donne per anni, in piena violazione dell’articolo 21 della Costituzione.

“Trattare le donne con indignazione o discriminazione favorisce atteggiamenti negativi nei confronti della carta costituzionale”.

venerdì 7 aprile 2017

Marocco. Le donne finiscono in carcere per adulterio

Corriere della Sera
Una relazione extraconiugale, come tante altre, è costata il carcere a una dirigente marocchina, Hind El-Achabi, 38 anni, presidente della Dalia Air, una compagnia aerea per gente facoltosa che non vuole viaggiare sui voli di linea. Siamo nel 2017 ma in Marocco l'articolo 490 del Codice penale prevede fino a un anno di detenzione per chi ha rapporti sessuali fuori dal matrimonio. 

Hind El-Achabi
La pena viene raddoppiata nel caso in cui la persona sia sposata e venga denunciata dal coniuge. Ed è stato proprio il marito di Hind, l'ambasciatore kuwaitiano in Austria Sadiq Marafi, ad accusare la moglie di corruzione, tradimento e frode alla procura di Rabat lo scorso giugno. 

La sentenza, arrivata solo in questi giorni, è stata mite per l'imprenditore Mohsine Karim Bennani e dura per lei. Sette mesi per l'uomo che ha ottenuto la sospensione della pena e due anni per la donna d'affari che è rinchiusa da giugno nel carcere di Salé, a Nord di Rabat.
La vicenda ha suscitato grandi polemiche in Marocco perché è l'ennesimo esempio della condizione subordinata della donna e della grande disparità di genere nell'applicazione della legge. Ad El-Achabi è stata comminata una pena tre volte superiore a quella del suo amante nonostante lei e il marito fossero separati di fatto dal 2014 e lui stesse insistendo per il divorzio. "Indignatevi" è il titolo dell'articolo che la scrittrice marocchina Leila Slimani ha pubblicato sul sito francese Le360. "
Nel nostro Paese, che ha firmato convenzioni internazionali, che non smette di parlare del suo attaccamento al processo democratico, che si vanta di essere un modello di apertura e di diversità, una donna è condannata alla prigione per adulterio. E senza che nessuno protesti" scrive la scrittrice vincitrice del Premio Goncourt con il romanzo Chanson Douce (che uscirà in primavera per Rizzoli con il titolo Ninna Nanna).
Ma il punto è proprio questo: in Marocco nessun partito politico ha in programma di cambiare una legge che non rispetta il diritto alla privacy garantito sia dalla Costituzione del 2011 che dalla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici ratificata da Rabat nel 1979. Il caso di Hind El-Achabi è solo l'ultimo di tanti. A volte la legge viene usata per liberarsi di scomodi oppositori come è successo al giornalista Hicham Mansouri condannato a 10 mesi di prigione nel 2015 perché trovato in casa con l'amante. 

Per lui si mosse, inutilmente, Human Rights Watch. Ma le vittime principali rimangono le donne come sostengono anche le Nazioni Unite. "Il mio sesso non mi appartiene - ha scritto Leila Slimani su La Lettura. Avevo 16 anni quando per la prima volta l'ho pensato. Appartiene a mio padre, a mio fratello. Un giorno apparterrà a mio marito. E per tutta la mia vita Dio, lo Stato, la folla avranno un diritto su di esso". In Marocco, dice, è ora "di cambiare queste leggi medievali".

di Monica Ricci Sargentini

sabato 31 ottobre 2015

Maldive - La Corte Suprema ribalta la condanna alla lapidazione di una donna adultera

Corriere della Sera
Nel paradiso del turismo che attrae più di un milione di visitatori all’anno i diritti umani sono spesso messi in discussione. Ma questa volta la Corte Suprema delle Maldive ha voluto segnare un punto fermo ribaltando una sentenza di condanna a morte per lapidazione inflitta a una donna accusata di adulterio e di aver avuto un figlio fuori dal matrimonio.

La condanna era la prima di questo tipo pronunciata nel Paese ed aveva suscitato un’ondata di reazioni di proteste e di critiche da parte di gruppi che si battono per il rispetto dei diritti umani. La donna, che ha un figlio di 5 anni, era stata giudicata il 18 ottobre in un’isola sperduta dell’arcipelago, a Gemanafushi, 250 miglia a sud di Male. Per la Corte Suprema il giudice ha mancato di considerare tutti gli aspetti della procedura islamica.

Nel 2013 aveva fatto scalpore il caso di una ragazza di 15 anni condannata a 100 frustate dopo essere stata stuprata dal patrigno. Anche in quel caso la Corte Suprema aveva quindi ribaltato la sentenza.

Le Maldive, popolate da circa 400mila musulmani sunniti, applica un codice penale che è un misto tra sharia islamica e diritto inglese. Il sesso al di fuori del matrimonio è proibito ma il divieto non si applica ai turisti che possono anche girare per le isole a loro destinate in costume e bere alcolici.

La sentenza di lapidazione era stata l’ennesimo colpo alla reputazione internazionale della nazione che ha visto la destituzione del primo presidente democraticamente eletto, Mohamed Nasheed, condannato a 13 anni di prigione dopo un processo farsa per aver ordinato l’arresto di un giudice corrotto nel 2012.

All’inizio di quest’anno le Nazioni Unite ne hanno ordinato il rilascio immediato ma il governo del presidente Abdulla Yameen si è rifiutato di raccogliere l’invito.

mercoledì 26 novembre 2014

Siria, l'Isis ha lapidato due giovani gay e delle donne accusate di adulterio

La Stampa
“Atti osceni con uomini”, giustiziati un 18enne e un 20enne. Lo Stato islamico a Raqqa ha compiuto anche diverse lapidazioni di donne accusate di adulterio


Un nuovo crimine si è aggiunto oggi alla lunga lista degli orrori commessi dallo Stato islamico. Due giovani di 18 e 20 anni sono stati lapidati con l’accusa di aver avuto rapporti omosessuali, secondo una notizia diffusa dall’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) che cita testimoni locali.

Secondo l’organizzazione, con base in Gran Bretagna ma che fa riferimento a una vasta rete di informatori in Siria, è la prima volta che l’Isis mette a morte delle persone con questa motivazione, dopo avere ucciso donne e uomini sulle pubbliche piazze, spesso perché riconosciuti colpevoli di furto, omicidio e adulterio.

I nomi delle due vittime non sono stati resi noti. Il ventenne è stato messo a morte a Mayadin, nella provincia orientale di Deyr az Zor, dopo che i miliziani jihadisti avevano affermato di avere trovato sul suo cellulare immagini che lo mostravano intento in «atti osceni con degli uomini». Il diciottenne, invece, è stato lapidato nella stessa città di Deyr az Zor, capoluogo della provincia, con le medesime accuse.

Lo Stato islamico ha già compiuto diverse lapidazioni di donne accusate di adulterio, specie nella provincia di Raqqa, nel nord della Siria, che è sotto il suo totale controllo. Recentemente anche due uomini erano stati messi a morte con lo stesso supplizio, sempre per adulterio: uno dall’Isis ad Al Bukamal nella stessa provincia di Deyr az Zor vicino al confine con l’Iraq; l’altro a Saraqeb, nella provincia nord-occidentale di Idlib, ad opera del Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda.

Lo scorso 14 novembre la Commissione d’inchiesta dell’Onu sulla Siria, presieduta dal giurista brasiliano Paulo Pinheiro, ha accusato l’Isis di «crimini di guerra e crimini contro l’umanità», chiedendo che i suoi dirigenti vengano processati davanti alla Corte penale internazionale (Cpi). Tra gli episodi contestati allo Stato islamico, le decapitazioni e le lapidazioni sulle pubbliche piazze, ma anche soprusi sulle minoranze, in particolare cristiani, sciiti e curdi, e la riduzione a schiave sessuali di centinaia di donne della comunità degli Yazidi in Iraq. Secondo l’Ondus, sono state almeno 300 le donne irachene portate in Siria, con molte di loro vendute come `mogli´ per mille dollari l’una a miliziani dello Stato islamico. Ma l’ong afferma di avere potuto verificare la riduzione in schiavitù anche di almeno sei donne appartenenti alla comunità sunnita che erano mogli di soldati siriani uccisi.

domenica 20 luglio 2014

Stato Islamico dell'Iraq e del Levante: lapidazione per due donne accusate di adulterio

Corriere della Sera
Una donna accusata di adulterio è stata messa a morte tramite lapidazione in pubblico nel Nord della Siria dai Jihadisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis).
La violenza, denunciata dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani, sarebbe avvenuta a Raqqa, capoluogo dell'omonima provincia, in una piazza nelle vicinanze dello stadio municipale. Si tratterebbe del secondo caso nel giro di ventiquattro ore.

Il primo era stato segnalato venerdì a Al Tabaqa, nella stessa provincia. Vittima, una donna di 26 anni lapidata nel suq della città dopo che un tribunale religioso l'aveva riconosciuta colpevole di infedeltà. 

Nei territori sotto il suo controllo, dove all'inizio di luglio ha proclamato la creazione del Califfato islamico, l'Isis ha introdotto la Sharia, la legge islamica.

mercoledì 27 novembre 2013

Afghanistan vuole reintrodurre lapidazione in caso adulterio

AFP
 L'Afghanistan sta pensando di reintrodurre la lapidazione contro le donne in caso di adulterio, una punizione che era in vigore durante il regime dei talebani: lo ha rivelato l'ong Human Rights Watch e la notizia è stata confermata dal ministero della Giustizia afgano.

 La punizione per i coniugi fedifraghi, assieme alle frustate per i trasgressori non sposati, appare in una bozza di revisione del codice penale del paese centro-asiatico al vaglio dal ministero della Giustizia di Kabul. 

Il capo del dipartimento penale del ministero, Ashraf Azimi, ha confermato che l'uccisione tramite lapidazione è inclusa nella bozza. La clausola della bozza afferma che "la lapidazione deve avvenire in pubblico in una località predeterminata". Se l'adultero o l'adultera non è sposato, la punizione sarà di "100 frustate". 

"E' scioccante che 12 anni dopo la caduta dei talebani, il governo Karzai reintroduca la lapidazione come punizione", ha attaccato Brad Adams, direttore di Hrw per l'Asia, chiedendo al presidente Hamid Karzai di respingere questa proposta immediatamente.