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martedì 9 agosto 2016

Siria, viceministro Giro: tregua per Aleppo, che sia città aperta - "Non avvenga ad Aleppo nessuna battaglia, tanto meno finale

AskaNews
Roma - "Non avvenga ad Aleppo nessuna battaglia, tanto meno finale! Aleppo sia dichiarata città aperta e si installi una tregua permanente": é l'accorato appello rivolto dal viceministro degli Esteri Mario Giro ai contendenti sul campo nella città del Nord della Siria.

"Aleppo é patrimonio dell'umanità, città antichissima e luogo di coabitazione - dichiara Giro - a quattro anni é al centro di una sanguinosa contesa tra ribelli e governo di Assad. Si tratta di un reciproco assedio durato fin troppo. Troppe le vittime, oltretutto quasi tutte civili, troppe le sofferenze e le distruzioni. È ora di dichiarare Aleppo città aperta e al contempo una tregua definitiva" .

"Non esiste né per la Siria né per Aleppo una soluzione militare al conflitto - sottolinea il viceministro - Occorre intavolare negoziati per favorire i quali serve anche la fine dei combattimenti ad Aleppo. Due milioni di persone sono ora senza energia elettrica, moltissimi anche senz'acqua. Gli ospedali e i ricoveri per civili sono costantemente bombardati. È giunta l'ora di finirla." "Dichiarazioni si susseguono da ambo le parti -prosegue il viceministro- sull'eventualità della battaglia finale. È una follia che non produrrà nessun risultato se non altre morti innocenti. Entrambe le parti in lotta si rendano conto che stanno distruggendo il loro popolo ed eliminando il poco che resta di quella splendida città, per la quale due anni fa Andrea Riccardi aveva già chiesto una tregua permanente. Ora basta! Le parti sappiano che saranno ritenute responsabili davanti al mondo di ciò che sta accadendo da troppo tempo in Siria e in particolare in queste ore ad Aleppo".

sabato 9 luglio 2016

Siria - Nuova strage ad Aleppo: 43 civili uccisi, 12 erano bambini #SaveAleppo

Globalist
L'Osservatorio nazionale per i diritti umani rende noto il bilancio di un altro giorno di bombardamenti


Questa carneficina non conosce soste: almeno 43 civili, tra i quali 12 bambini o adolescenti, sono stati uccisi da bombardamenti incrociati ad Aleppo tra forze lealiste e ribelli nelle ultime ore, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). 

Secondo il bilancio dell'ong, 34 sono i morti e 200 i feriti di bombardamenti compiuti dai ribelli su quartieri controllati dalle forze governative. Nove civili sono invece rimasti uccisi da raid aerei e colpi di artiglieria dei lealisti su aree in mano agli insorti.

martedì 10 maggio 2016

Siria: prolungata di 48 ore la tregua per Aleppo

Euro News
Mettere una toppa per curare la frattura scomposta della guerra in Siria. La tregua ad Aleppo viene prolungata di 48 ore. Una decisione raggiunta nella riunione internazionale tenutasi a Parigi e presieduta dal Ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault. La conferma che il regime di Damasco intende rispettare la misura è arrivata poco dopo. 



Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti, come ha sottolineato il Segretario di Stato Americano John Kerry:

“Queste sono soltanto parole su un pezzo di carta, non sono azioni. Ma rappresentano l’impegno da parte della Russia a limitare la possibilità per il regime siriano di sorvolare le aree in cui vivono i civili e allo stesso tempo a lavorare con i comandanti sul terreno per creare un minimo di stabilità e riaffermare il principio di una cessazione delle ostilità” ha detto Kerry.

La nuova tregua rappresenta l’ennesimo tentativo di riportare le parti in conflitto al tavolo dei negoziati di pace di Ginevra che dovrebbero teoricamente gettare le basi per una transizione politica nel Paese dilaniato da 5 anni di guerra. È la seconda volta che la tregua viene prolungata, ma tra i due tentativi di fare tacere le armi i bombardamenti avevano fatto più di 300 morti, il 22 aprile e il 5 maggio.

di Andrea S. Neri

mercoledì 17 febbraio 2016

Andrea Riccardi rinnova l'appello #SaveAleppo: "Bisogna fare presto! Aleppo sta morendo"

www.santegidio.org


Mentre in Siria si continua a morire, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio rinnova l'appello alla comunità internazionale perchè si metta fine alla strage



Appello di Andrea Riccardi - VIDEO

sabato 31 ottobre 2015

Andrea Riccardi sulla Siria rilancia l'appello: “Aiutiamo Aleppo a non morire” #savealeppo

www.santegidio.org
Il fondatore di Sant’Egidio rilancia l’appello #SaveAleppo per corridoi umanitari e protezione dei civili: “Imporre la pace in nome di chi soffre”

Bambini nel quartiere Sakhour di Aleppo formano insieme l'hashtag #savealeppo
Le notizie che, in questi giorni, arrivano dalla martoriata città di Aleppo ci parlano di una città sconvolta dai combattimenti e dai bombardamenti. Aleppo e i villaggi vicini sono contesi tra le forze del regime, il Free Syrian Army, l’Isis e lo YPG.
L’escalation degli scontri sta causando la fuga di migliaia di siriani dalla zona a sud della città. Si stima che solo nell’ultima settimana 70.000 abitanti siano stati costretti a lasciare la regione.

Grande preoccupazione desta la situazione umanitaria nella città vecchia. I combattimenti tra Isis e il regime lungo l’asse Khanasser–Athrayya, hanno di fatto interrotto il collegamento tra la città e le altre zone controllate da Damasco con l’interruzione degli approvvigionamenti per la popolazione. A peggiorare la già grave situazione è l’interruzione delle forniture di acqua ed elettricità che mancano in città da 8 giorni.

La violenza non risparmia i quartieri cristiani e i luoghi di culto. Tre giorni fa, ad Azizieh, una granata ha colpito la chiesa cattolica durante la messa. La cupola ha miracolosamente resistito all’impatto risparmiando così la vita dei numerosi fedeli riuniti.

Gli sforzi della diplomazia internazionale non sono stati ad oggi sufficienti a salvare Aleppo.

Il segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon dichiarava il 28 settembre scorso che: “Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo, la responsabilità è innanzitutto in capo alle parti del conflitto in Siria, ma guardare solo all’ interno del Paese mediorientale per trovare una soluzione non è sufficiente, la battaglia è guidata anche da poteri e rivalità regionali”.

Mentre la comunità internazionale si riunisce, proprio in queste ore, a Vienna, di fronte a tanta sofferenza e alla lenta agonia di una città un tempo simbolo di armoniosa coesistenza tra genti e fedi diverse, ripropongo con forza all’attenzione di tutti il mio appello #SaveAleppo, lanciato il 22 giugno 2014, in cui si invocava un’iniziativa con queste parole, valide ancor di più oggi: “Salvare Aleppo vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili”. Rimaniamo convinti che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre ” e ricostruire un futuro per questa città, storico crocevia per tanti popoli e luogo di millenaria coabitazione fra musulmani e cristiani. Bisogna aiutare Aleppo a non morire: presto e con decisione.

di Andrea Riccardi

lunedì 6 luglio 2015

Il dovere di salvare Aleppo, crocevia di civiltà. Andrea Riccardi rinnova l'appello "Save Aleppo"

Corriere della Sera
Il segretario dell`Onu giudica «vergognoso» l`aggravarsi delle sofferenze della popolazione siriana Concentrarsi su una città non significa dimenticare la tragedia che riguarda un intero Paese
Aleppo sta morendo. Le notizie non sono del tutto chiare. Non è facile capire bene chi vinca sul terreno tra i vari gruppi ribelli, al Nusra e l`Isis o il regime di Assad (che però è sempre più alle corde). È chiaro invece che la città sta morendo. Aveva quasi tre milioni di abitanti, la più popolosa della Siria. Ed era tanto bella Aleppo! 

Lo era per i suoi monumenti storici, il fascino del suo grande bazar, la millenaria solennità della sua cittadella, dove la tradizione vuole abbia fatto sosta persino Abramo. Aleppo era bella anche per il messaggio che proveniva dalla sua vita: si poteva vivere insieme tra gente diversa. Per secoli e secoli, i musulmani avevano vissuto insieme con i cristiani e gli ebrei (progressivamente scacciati nel secondo dopoguerra, di cui resta una stupenda sinagoga). 

Durante la Prima guerra mondiale, Aleppo aveva salvato tanti armeni perseguitati. La comunità armena era importante, con la sua meravigliosa cattedrale, ora bombardata. L`Hotel Baron, frequentato da Lawrence d`Arabia, Agatha Christie, Kemal Ataturk e da tanti altri, era il luogo dove i proprietari armeni esercitavano la loro influenza per salvare i connazionali. 

Aleppo, dichiarata patrimonio universale dell`umanità nel 1986, era rimasta la città del «vivere insieme» anche negli anni grigi del regime. C`erano circa 300.000 cristiani, quasi il 10% della popolazione. Aleppo era un messaggio, scritto nella sua storia e tra i suoi abitanti. Ormai la città, che fu un crocevia (una tappa sulla via della seta verso Oriente), è isolata. 

La parte centrale, in mano al regime, è legata al Libano da un corridoio pericoloso. Il resto è nelle mani dei gruppi ribelli, di al Nusra, mentre l`Isis fa pressione. Due bombe dell`Isis sono scoppiate nella parte controllata dai ribelli, dove si è svolta pure una manifestazione in favore del califfato. L`Isis ha bombardato il quartiere cristiano, facendo decine di vittime. La gente è disperata. Metà della popolazione è fuggita. Di cristiani ne sono rimasti appena un quinto. Chi può fugge. Chi resta è povero o impoverito. Oppure è un eroe. Come Nabil Antaki (di antica famiglia cristiana) che resta a dirigere uno dei due ospedali funzionanti nella parte governativa. 

Amnesty International stima che siano morte più di 31.000 persone a causa dei bombardamenti del regime tra il gennaio 2014 e il marzo 2015. E poi tanti altri, colpiti dalle opposizioni. Nella regione di Aleppo - denuncia l`Onu c`è fame. Aleppo muore e nessuno fa niente. Si dice che non si può. La Siria è una delle rare situazioni in cui i Paesi occidentali, la Russia, la Turchia e i governi arabi, nonché l`Onu, abbiano dimostrato un`impotenza totale. Una pace globale sembra impossibile. 

E nessun governo vuole impegnarsi nelle cause difficili. E alcuni sperano di trarre qualche vantaggio dal caos, mentre i più restano ingabbiati in posizioni datate. Un anno fa avevo lanciato un appello per congelare la situazione militare di Aleppo e farne una zona di non combattimento. Molte adesioni e qualche sospetto che una parte si potesse avvantaggiare di tale situazione. È meglio allora desertificare la città? 

A febbraio, per interessamento di Staffan de Mistura, il regime di Assad ha dichiarato la tregua di sei settimane su Aleppo. Ma un gesto unilaterale non favorisce l`accettazione dalle altre parti. Eppure, la pacificazione di aree determinate è l`unica soluzione, finché non si trova l`accordo tra i tanti attori sul terreno e nel quadro internazionale. 

Se la pace globale è difficile, almeno si sottraggano pezzi di Siria all`orrore della guerra. Bisogna salvare quello che resta di Aleppo. Il primo luglio, il segretario generale dell`Organizzazione delle nazioni unite, Ban Ki-moon, ha lanciato un appello per la Siria, giudicando «vergognoso» l`aggravarsi delle sofferenze della popolazione siriana, la cui metà è fuggita e che ha avuto ben 220 mila morti. 

È vero: è una vergogna. Ci stiamo però abituando che l`orrore avvenga sotto i nostri occhi, magari lamentandoci dei rifugiati che arrivano sulle nostre coste (ma sono pochi rispetto al numero complessivo; e dove devono andare?). Salvare Aleppo non è dimenticare la Siria, ma dare un segno di una possibile evoluzione positiva del Paese. Questo richiede un`azione laboriosa per mettere insieme i tanti soggetti sul terreno e nella comunità internazionale; domanda anche la volontà politica di imporre soluzioni di pace; esige poi il coraggio di un`iniziativa che manca nel balletto multilaterale. Con Aleppo e la sua gente, sta morendo la credibilità della politica internazionale.
di Andrea Riccardi

martedì 16 giugno 2015

Siria: attaccati quartieri centrali di Aleppo. Il timore dei cristiani

Radio Vaticana
Nella giornata di ieri i quartieri centrali di Aleppo, attualmente sotto il controllo dell'esercito, sono stati attaccati su più fronti dalle milizie ribelli con colpi di mortaio, razzi e mitragliatrici pesanti, realizzando un'offensiva che viene definita “un'operazione di guerra vera e propria, senza precedenti”. 

Fonti della locale comunità armeno-cattolica, contattate dall'agenzia Fides, riferiscono che l'operazione è apparsa studiata con il chiaro intento di conquistare la parte della metropoli difesa dalle forze regolari, e confermano il bilancio provvisorio di 22 morti e più di 150 feriti. Riferiscono infine che l'esercito è riuscito a respingere l'attacco e la situazione oggi non registra sviluppi.

I cristiani fuggono dalla città per raggiungere la più sicura Lakatia
​Ad Aleppo, già a fine maggio, le comunità cristiane avevano messo in programma una serie di iniziative pastorali, rivolte soprattutto ai ragazzi e alle ragazze, come il “campo estivo” allestito presso la parrocchia latina per dare loro un po' di sollievo permettendogli di uscire dalle case dove vivono costantemente reclusi, e dove spesso manca anche la luce e l'acqua. Adesso i nuovi attacchi aumentano il numero delle famiglie cristiane che cercano in tutti i modi di abbandonare la città, approfittando di momenti di tregua, per trovare riparo nella regione costiera di Latakia, presidiata più saldamente dall'esercito di Assad.

Iniziata la missione di pace dell'inviato speciale dellOnu per la Siria
“La speranza è l’ultima a morire, ma fra la gente regna un sentimento diffuso di scetticismo e vi sono poche possibilità che la missione questa volta abbia successo”. È quanto riferisce all'agenzia AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, commentando l’arrivo ieri a Damasco dell’inviato speciale Onu per la Siria Staffan de Mistura. “Speriamo… davvero noi speriamo che vi sia una svolta positiva” prosegue il presule, ma la situazione sul campo “non è migliorata, oggi come un anno fa non vi è un fronte unito”. Rientrato oggi ad Aleppo dopo una visita pastorale nella regione costiera, il vicario apostolico avverte che quanti comandano e decidono le sorti della guerra, se continuare a combattere “non sono affatto siriani - come il Fronte di al-Nusra e i jihadisti del sedicente Stato Islamico - e di conseguenza, non hanno alcun interesse alla pace”.

Basta guerra e basta armi: bisogna lavorare per la pace
La situazione in Siria è sempre più drammatica, conferma mons. Georges Abou Khazen secondo cui Occidente e potenze regionali del mondo arabo e mediorientale “devono smetterla di fornire armi, addestramento e sostegno” logistico e finanziario. Siamo al cospetto, prosegue il presule, di una spirale di violenza senza fine, con soldati governativi da un lato sfiancati da quattro anni di conflitto e un fronte opposto in cui “subentrano centinaia di combattenti nuovi ogni mese”. Per questo, conclude il vicario di Aleppo, “ripeto l’appello che stiamo lanciando da tempo: basta guerra, basta armi, bisogna lavorare per la pace e la riconciliazione. Non fomentate la guerra fra noi, interrompete il flusso di armi e combattenti. Servono pressioni diplomatiche, non militari perché si possa fermare il conflitto e si trovi una via reale e concreta per la pace”. (G.V.)

domenica 31 maggio 2015

Siria - Sale a 75 il numero dei morti nei bombardamenti di Aleppo con barili bomba

Internazionale
Sale a 75 il numero dei morti causati dall’esplosione di barili bomba ad Aleppo, in Siria. Secondo fonti mediche e quanto riportato dall’ong vicina ai ribelli siriani, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i barili bomba sarebbero stati sganciati in due diversi episodi dagli elicotteri dell’esercito siriano. 

I barili bomba sono contenitori pieni di esplosivo, proiettili, ferraglia, chiodi e combustibili lanciati da elicotteri, che producono effetti devastanti. Secondo alcuni testimoni il regime siriano ha fatto ampio uso di queste armi, ma Bashar al Assad lo ha sempre negato. L’uso dei barili bomba è vietato dal diritto internazionale.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, un barile bomba ha colpito un quartiere controllato dai ribelli ad Aleppo, uccidendo almeno venti persone. Mentre in un secondo attacco contro un mercato nella città di Al Bab, a quaranta chilometri da Aleppo, sarebbero morte almeno 55 persone. Al Bab è controllata dal gruppo jihadista Stato islamico.

venerdì 15 maggio 2015

Siria: Osservatorio siriano per i diritti umani, raid regime uccide 39 civili di cui 17 bambini

Agenzia Nova
Londra - Il regime siriano di Bashar al Assad ha effettuato tre raid aerei contro i villaggi ribelli nel nord del paese uccidendo almeno 39 civili, di cui 17 bambini. 

Lo ha reso noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra, secondo cui otto fratelli sono i morti nei bombardamenti a sud della provincia occidentali Aleppo, a circa 15 chilometri dalla strada principale verso la capitale Damasco. 

Il regime, secondo l’Osservatorio, ha fatto ricorso ad attacchi missilistici ma anche a bombe-barile, ordigni rudimentali imbottiti di esplosivo e rottami metallici lanciati generalmente dagli elicotteri.

sabato 9 maggio 2015

Aleppo, Sant’Egidio: una vergogna se la comunità internazionale non agisce

Vatican Insider
Fa bene l’Avvenire a titolare in prima pagina «Le catacombe di Aleppo» e a dedicare largo spazio del giornale allo stato di abbandono in cui versa questa città martire della Siria, costretta a vivere sotto terra per paura di bombardamenti che stanno finendo di distruggerla. Occorre che cresca il numero di chi non vuole accettare che un’intera popolazione venga abbandonata a se stessa. Lo afferma la Comunità di Sant’Egidio in un comunicato.
«Perché siamo davanti a una guerra devastante, che dura ormai da più di tre anni, di fronte alla quale la parola più adatta è “vergogna”. Quella della comunità internazionale che non è riuscita fino a oggi a fare ciò che era possibile per fermare il massacro di una città siriana, simbolo di millenaria convivenza fra religioni e culture diverse», dichiarano dall’ente fondato da Andrea Riccardi e presieduto da Marco Impagliazzo. «Ma anche – aggiungono - quella di un’opinione pubblica europea e occidentale troppo distratta per potersi preoccupare di migliaia di morti e migliaia di sfollati. I dati di Amnesty International sui civili uccisi dalle bombe fanno paura e ricordano che nel mirino del terrore ci sono chiese, moschee, mercati, ospedali e scuole, cioè i luoghi che rappresentano la vita di una città».

La Comunità di Sant’Egidio invita a riprendere l’appello «Save Aleppo», lanciato un anno fa da Andrea Riccardi «con migliaia di adesioni a favore di un canale umanitario per soccorrere la popolazione e aprire spiragli per la pace: sia la base per un intervento urgente della comunità internazionale. Non fare nulla o attendere troppo prima di agire equivale a far morire di abbandono Aleppo».

Si tratta di una proposta che ha ricevuto il consenso, appena una settimana fa, dei massimi rappresentanti delle Chiese orientali durante il primo summit inter-cristiano su «Cristiani in Medio Oriente: quale futuro?», promosso da Sant’Egidio e dall’arcidiocesi di Bari.

Una conferenza internazionale che ha visto anche la partecipazione di rappresentanti dei governi europei, come il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, del segretario per le Relazioni con gli Stati, Paul Richard Gallagher e, per la Cei, del segretario Nunzio Galantino che ha ricordato quanto sia diventato «urgente e vitale non arrendersi» di fronte a questa continua strage.

«Non abbandoniamo Aleppo», è l’appello della Comunità di Sant’Egidio, «facciamo il possibile per denunciare il dramma di questa città vicina, perché sull’altra sponda del Mediterraneo, riapriamo alla speranza la sua popolazione!».

giovedì 7 maggio 2015

Siria, Aleppo, bombe sull’ospedale di Medici Senza Frontiere: “costretti a chiudere”

MISNA
Uno dei due principali ospedali di Aleppo ha sospeso le sue operazioni dopo che è stato bombardato almeno due volte la settimana scorsa: lo ha reso noto l’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere.


La città, un tempo centro commerciale della Siria e oggi contesa dalle forze ribelli e dall’esercito, è teatro di violenti combattimenti dal 2012. La popolazione – al centro tra due fuochi – è stata più volte bombardata dall’aviazione governativa, mentre le milizie antigovernative dal canto loro lanciano colpi di mortaio in zone residenziali controllate dai militari.

Domenica scorsa, un raid aereo ha colpito una scuola uccidendo almeno sette persone, tra cui un maestro e sei bambini.

L’ospedale, nel distretto orientale di Sakhour controllato dai ribelli, fornisce servizi essenziali per oltre 40.000 persone. Nel solo mese di marzo, l’ospedale ha effettuato oltre 300 interventi chirurgici.

“Questi attacchi alle infrastrutture mediche sono intollerabili” ha detto Raquel Ayora, direttore delle operazioni di Msf, ricordando che anche un altro centro medico gestito dal gruppo ad Aleppo e finito nel mirino delle violenze aveva dovuto chiudere il 17 aprile.

Il sistema sanitario della Siria – un tempo tra i migliori del Medio Oriente – è imploso sotto i colpi inferti dalla guerra civile entrata nel suo quinto anno. Dal 2011 ad oggi, secondo l’Onu più di 220.000 persone sono state uccise e più di un milione sono state ferite.

[AdL]

mercoledì 6 maggio 2015

Amnesty: "Aleppo girone infernale, crimini contro l'umanità"

EuroNews
Un girone infernale. Così il rapporto pubblicato da Amnesty International (Death Everywhere: War Crimes and Human Rights Abuses in Aleppo) descrive la città di Aleppo, fulcro dei più cruenti scontri tra l’esercito siriano fedele a Bashar Al-Assad e i ribelli.

Secondo la Ong umanitaria, che denuncia una situazione in cui i crimini di guerra e contro l’umanità sono all’ordine del giorno, le truppe governative fanno metodicamente ricorso ai barili-bomba, ordigni artigianali fatti di barili pieni di esplosivo, proiettili, metallo, chiodi. Lanciati dagli elicotteri, hanno effetti particolarmente devastanti.

Philip Luther, Direttore del programma Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty International: “Spesso il problema è che i barili bomba colpiscono lo stesso posto” dice. “Sono i cosiddetti bombardamenti a ripetizione, nei quali a un primo bombardamento ne segue un secondo, 15/30 minuti dopo, che uccide tutti coloro che sono andati in aiuto dei feriti del primo attacco”.

Secondo il rapporto gli attacchi sono condotti intenzionalmente contro la popolazione civile, prendendo di mira ospedali, scuole, luoghi di culto o mercati. Ospedali e scuole si sono dunque trasferiti in bunker e rifugi sotterranei.

Il Presidente Bashar Al-Assad aveva categoricamente negato, meno di due mesi fa, sia le vittime civili sia l’uso da parte dell’esercito di barili-bomba.

Secondo Amnesty, nel solo mese di aprile sono stati almeno 110 i civili uccisi in una ottantina di attacchi. L’organizzazione non governativa sottolinea inoltre che violenze e torture sono messe in pratica tanto dai militari di Damasco quanto dalle truppe ribelli.

 Scarica il Rapporto: 

Roma - La città siriana di Aleppo è un "girone infernale" dove la popolazione civile subisce "sofferenze insopportabili", costretta a vivere "sotto terra" a causa del continuo uso di barili-bomba da parte delle forze governative, di rapimenti e torture praticati tanto dal regime quanto dalle forze armate d'opposizione: questo il quadro che emerge da un nuovo rapporto dell'ong umanitaria Amnesty International (Ai). 

Il rapporto, intitolato "Morte ovunque: crimini di guerra e altre violazioni dei diritti umani ad Aleppo", fornisce "un quadro particolarmente angosciante delle devastazioni e delle stragi causate dai barili-bomba, pieni di esplosivi e frammenti metallici, lanciati dalle forze governative su scuole, ospedali, moschee e mercati affollati", come si legge sul sito di Amnesty, che cita testimoni che descrivono cadaveri in pezzi e di feriti martoriati dagli effetti di questo tipo di arma.

"Molti ospedali e scuole sono stati trasferiti in seminterrati e bunker sotterranei per ragioni di sicurezza.

"Le atrocità dilaganti, soprattutto raid aerei feroci e disumani su zone residenziali da parte delle forze governative, hanno reso sempre più insopportabile la vita per la popolazione di Aleppo - spiega Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty, citato dal sito -. Questi attacchi continui e riprovevoli sulle aree civili fanno parte di una strategia politica che intende colpire di proposito e senza sosta i civili con attacchi che costituiscono crimini di guerra e contro l'umanità".

"Nell'aprile 2015 - prosegue il documento - sono stati registrati non meno di 85 attacchi che hanno causato la morte di almeno 110 civili. Il governo, tuttavia, non ha ammesso neanche una vittima civile e, in un'intervista del febbraio 2015, il presidente Bashar al-Assad ha negato categoricamente che le sue forze abbiano mai usato i barili-bomba".

Il rapporto denuncia infine il "massiccio ricorso alla tortura, agli arresti arbitrari e ai rapimenti da parte sia delle forze governative che dei gruppi d'opposizione armata".

Rinnova inoltre la richiesta al governo Damasco di "porre termine ad arresti, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate e ai gruppi armati di cessare di rapire e prendere in ostaggio i civili".

martedì 14 aprile 2015

Riccardi: Nuova strage di civili a Aleppo. Una vergogna che la comunità internazionale non riesca a imporre la tregua umanitaria

Blog Andrea Riccardi
Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio dopo il bombardamento su una scuola della città siriana con nuove vittime fra alunni e insegnanti.
Roma - “Ad Aleppo continuano a morire cittadini innocenti senza che la comunità internazionale proponga un’iniziativa per salvare la popolazione di Aleppo da un conflitto che in oltre due anni ha provocato migliaia di vittime e di sfollati”. Dopo il recente bombardamento della scuola Saed al-Ansari, nel distretto di Mashhad ad Aleppo, che ha causato la morte di cinque alunni tra i 12 e i 15 anni e di tre insegnanti, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, invoca una tregua che permetta la cessazione degli scontri e il soccorso degli abitanti:Non è più possibile restare fermi di fronte al quotidiano moltiplicarsi delle vittime, ad una tragedia che vede spegnersi sempre più una città che rappresentava un luogo di secolare coabitazione tra cristiani e musulmani. La comunità internazionale deve intervenire con urgenza sulle parti in conflitto per giungere all’immediata apertura di un corridoio umanitario che permetta il soccorso degli abitanti. Non far nulla equivale alla scelta di far morire in tempi terribilmente brevi chi è rimasto in città”.

Andrea Riccardi è l’autore di “Save Aleppo”, un appello lanciato il 22 giugno 2014, che ha riscosso l’adesione di migliaia di firme tra cui un buon numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura. “Salvare Aleppo – si legge nell’appello - vale più che un'affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili” nella convinzione che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre” e “ricostruire un futuro per questo storico crocevia per tanti popoli”.