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giovedì 9 gennaio 2020

Arabia Saudita. Frustato per le sue idee: Raif Badawi, il blogger dimenticato dal mondo

Corriere della Sera
Domani Raif Badawi, il blogger saudita condannato per aver promosso un forum online, trascorrerà il suo giorno numero 2.786 in carcere. Sarà anche il quinto anno trascorso dalle 50 frustate che egli ricevette sulla pubblica piazza, a Gedda, il 9 gennaio 2015. 

Ironicamente, quello stesso giorno una delegazione dell'Arabia Saudita partecipava alla manifestazione di solidarietà con la redazione di "Charlie Hebdo", decimata da un attacco terroristico. Un attacco contro la libertà d'espressione.

Arrestato il 17 giugno 2012, dopo aver rischiato persino la pena di morte per "apostasia", il 7 maggio 2014 Badawi è stato riconosciuto colpevole di "offesa all'Islam" e condannato a 10 anni di carcere, a 1000 frustate (50 a sessione per 20 sessioni) e a una multa di un milione di rial. La sentenza è diventata definitiva il 6 giugno 2015 (sei mesi dopo l'esecuzione delle 50 frustate!).

Grazie a un'enorme mobilitazione internazionale, le altre 950 frustate non hanno avuto luogo. Dal momento dell'arresto sono passati sette anni e mezzo e Badawi è ancora in carcere. La moglie Ensaf Haidar, rifugiata politica in Canada insieme ai loro tre figli (Najwa di 16 anni, Terad di 15 e Miryiam di 12), porta avanti una tenace ma sempre più solitaria campagna per il suo rilascio. Alcuni dei post pubblicati da Badawi sul suo forum sono stati tradotti e pubblicati in Italia.

di Riccardo Noury

venerdì 16 giugno 2017

Arabia Saudita - Da cinque anni blogger e attivista diritti umani Raif Badawi è in carcere

Amnesty
In occasione dei cinque anni di carcere per Raif Badawi continuiamo a chiedere libertà e giustizia.
Il blogger e prigioniero di coscienza saudita è in carcere dal 17 giugno del 2012, condannato a 10 anni. Ha già subito in pubblico 50 delle 1000 frustate previste dalla condanna. Giudicato colpevole di “offesa all’Islam”, la sua vera “colpa” è stata di aver fondato il forum online “Free Saudi Liberals“, dedicato al dibattito su temi politici e religiosi.

L’APPELLO

“Voglio dire a voi, persone libere che avete preso a cuore il destino di Raif, che le vostre proteste stanno facendo la differenza. Per favore, non fermatevi fino a quando Raif non sarà rilasciato“. Ensar Haidar, moglie di Raif Badawi.
In questi anni il nostro appello per chiedere di annullare la condanna, oltre a fare pressione sulle autorità saudite, è stato fondamentale per dimostrare vicinanza e sostegno alla famiglia del blogger e a tutti i difensori dei diritti umani che vivono in Arabia Saudita.
Firmare l’appello per Raif Badawi significa avere il coraggio di schierarsi al fianco dei difensori dei diritti umani e lavorare ogni giorno per costruire un mondo più giusto.

domenica 29 novembre 2015

Arabia Saudita - Sentenza sospesa per blogger diritti umani Raif Badawi. Avviata procedura di grazia.

TVA Nouvelle
Ensaf Haidar, moglie del blogger per i diritti umani Raif Badawi detenuto in Arabia Saudita, auspica che possa avere successo la procedura di grazia per il marito condannato a 10 anni di carcere e 1.000 frustate .

Il segretario di stato svizzero per gli Affari Esteri, Yves Rossier ha detto la sentenza contro il  blogger
31enne "è stata sospesa."

"E' in atto una procedura di grazia presso il Capo di Stato, e presso il re 
Salmane ben Abdelaziz al-Saoud". Il quotidiano di Friburgo, La Liberté, ha precisato che è stata sollevata la questione nella sua visita ufficiale a Riad questa settimana.
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Français


«Procédure de grâce» en cours pour Raif Badawi
Ensaf Haidar, l'épouse du blogueur saoudien emprisonné Raif Badawi, a exprimé samedi son espoir de voir aboutir favorablement la «procédure de grâce» pour son mari condamné en Arabie saoudite à 10 ans de prison et 1000 coups de fouet.

Plus tôt samedi, le secrétaire d'État suisse aux Affaires étrangères, Yves Rossier a indiqué que la sentence à l'encontre du blogueur de 31 ans «a été suspendue».

«Une procédure de grâce est maintenant en cours auprès du chef de l'État, donc du roi Salmane ben Abdelaziz al-Saoud», a-t-il confié au quotidien de Fribourg, La Liberté, précisant avoir évoqué cette affaire lors de sa visite officielle à Ryad cette semaine.


sabato 31 ottobre 2015

Arabia Saudita: Premio "Sakharov" a Raif Badawi, il blogger condannato a 1000 frustate e 10 anni di carcere

Il Manifesto
Il riconoscimento dell'Europarlamento potrebbe salvare il blogger saudita da altre frustate e, forse, spingere le autorità a lasciarlo raggiungere la famiglia in Canada. Intanto si teme per la sorte del 21enne sciita Ali Mohammed an Nimr, arrestato quando era ancora minorenne, condannato a morte per decapitazione e crocifissione.

Raif Badawi come Nelson Mandela e Malala Yousafzai. Il blogger saudita condannato dai giudici del suo Paese a mille frustate, dieci anni di prigione e ad una multa di 266mila dollari per aver offeso le monarchia Saud e le gerarchie religiose, si è visto assegnare ieri il Premio Sakharov, il "Nobel" del Parlamento europeo creato nel 1988 per gli alfieri dei diritti umani e della libertà di espressione. Un riconoscimento che potrebbe salvarlo da altre frustate e, forse, spingere i sauditi a lasciarlo partire e a raggiungere la moglie e i figli che hanno ottenuto l'asilo politico in Canada. Quella delle frustate è "la più brutale delle condanne, una vera tortura", ha detto il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz, "faccio appello al re dell'Arabia Saudita affinché conceda la grazia lo liberi immediatamente".

Schulz ha ricordato che i rapporti della Ue con i partner sono regolati anche sul rispetto dei diritti umani. Bene per Badawi ma quanta ipocrisia nelle parole del presidente Schulz. L'Ue che premia il blogger è quella che da decenni tace di fronte alle sistematiche violazioni in Arabia saudita dei diritti umani e politici, ai diritti negati alle donne, alle migliaia di prigionieri politici, alla negazione dei diritti delle minoranze religiose ed etniche e all'assenza di democrazia e di elezioni. È la stessa Europa che reclama democrazia e libertà in Siria e una dura punizione per il "brutale dittatore Bashar Assad" che deve uscire di scena, con le buone o con le cattive. I Saud al contrario sono intoccabili, perché fedeli alleati dell'Occidente in una regione strategica e perché comprano, grazie ai petrodollari, assieme agli altri monarchi del Golfo, armi statunitensi ed europee per decine di miliardi di dollari. Barack Obama qualche mese fa ha accolto con grande calore alla Casa Bianca il re saudita Salman.

Raid Badawi rischia di tornare davanti alle centinaia di spettatori che lo scorso gennaio accanto alla moschea Al-Jafali di Gedda hanno assistito alle prime 50 frustate della sentenza che prevede altre 19 serie da 50. Il 30 luglio 2013 Badawi era stato condannato a sette anni di prigione e "soltanto" a 700 frustate ma l'anno successivo la pena in appello è stata aumentata a 1.000 colpi e dieci anni di prigione. La Corte suprema sino ad oggi ha rinviato la seconda sessione di frustate per le pressioni dei centri internazionali per i diritti umani e di alcuni Paesi. Ma la macchina della "giustizia" sarebbe pronta ad ordinare la ripresa della punizione. Ensaf Haidar, la moglie del blogger, ha saputo da fonti attendibili che a breve riprenderà il ciclo di frustate. Non ci sono per ora conferme ufficiale ma l'allarme non è infondato. Le autorità saudite non hanno mai indicato di voler rinunciare alla punizione di Badawi, anzi, hanno denunciato con irritazione le "ingerenze straniere" volte, affermano, ad imporre modelli estranei alla "cultura" del regno dei Saud.

Badawi è colpevole di aver dibattuto, sul suo sito "Free Saudi Liberals", temi politici e religiosi. Già nel 2008 è stato condannato per apostasia e per aver denunciato che le università e le scuole religiose del paese sono laboratori dell'estremismo wahabita, corrente tra le più rigide del sunnismo. Badawi non è l'unico attivista in carcere. Molti altri sono dietro le sbarre e scontano pene persino più dure della sua. La condizione più critica è quella del 21enne sciita Ali Mohammed an Nimr, arrestato quando era ancora minorenne per aver partecipato a una protesta contro il regno. Lo attende una sentenza di morte per decapitazione e crocifissione.

A complicare la posizione di an Nimr, che ha confessato le sue "colpe" sotto tortura, affermano gli attivisti dei diritti umani, è la sua stretta parentela con lo sceicco Nimr Baqr an-Nimr, un famoso imam sciita e oppositore della casa reale. Si teme anche per l'avvocato Waleed Abulkhair, arrestato e condannato lo scorso anno per "incitamento dell'opinione pubblica". Abulkhair era il legale di Raif Badawi e il suo arresto è strettamente legato al caso del blogger.

Inizialmente era stato condannato a cinque anni di reclusione, pena prima sospesa e poi, a sorpresa, inasprita da un altro tribunale, specializzato in "terrorismo", che a inizio 2015 lo ha condannato a 15 anni. Il pugno di ferro delle autorità saudite si è inasprito durante la "primavera araba". Nel regno non ci sono state rivolte ma il timore che il malcontento tra i sudditi più giovani sfoci in azioni concrete ha spinto la monarchia a usare il bastone con i dissidenti politici e gli attivisti delle riforme. Di fronte a tutto ciò Bruxelles finge di non vedere. Non sarà il Premio Sakharov assegnato a Raif Badawi a cancellare l'ipocrisia europea.

di Michele Giorgio

sabato 22 agosto 2015

Wife of jailed Saudi blogger launches campaign to free African writer on death row for criticising prophet Mohamed

The Indipendent
The wife of Raif Badawi, the Saudi blogger sentenced to 10 years in jail and 1,000 lashes for insulting Islam, has launched a campaign to free an African writer who is on death row in Mauritania for criticising the prophet Mohamed.

Mohamed Cheikh Ould Mkhaitir
In an article for The Independent, Ensaf Haider said that while "millions of people around the world" had campaigned for her husband's release, the case of Mohamed Cheikh Ould Mkhaitir risked being forgotten by the international community.

The 30-year-old journalist was arrested in January last year after publishing an article on the website of the newspaper Aqlame. In it, he criticised the Mauritanian caste system and said that certain social groups were being marginalised because of their religion.

Mr Mkhaitir later "repented" during a pre-trial hearing at a military police station and again during his trial in December last year, telling a court in the city of Nouadhibou he had not meant to insult Islam but intended to denounce those who used religion to belittle others.

Despite Mauritanian law stating that leniency must be shown if a defendant repents, the judge convicted him of having "lack of respect for the prophet" and handed down a death sentence - the 1st imposed in Mauritania for apostasy [sic] since the country gained independence in 1960.

Ms Haider, who has led the international campaign for her husband's release, said Mr Mkhaitir "could be executed at any time" if pressure was not placed on the Mauritanian government to reconsider his sentence.

"Millions of people around the world rallied to the support of Raif Badawi; who will care for a poor young man in Mauritania?" she wrote. "He will be executed for blasphemy - by those who insist that Isis does not represent Islam."

Dozens of human rights organisations signed a joint statement in March calling for Mr Mkhaitir to be freed, describing him as "a prisoner of conscience who has not committed any crime but was merely peacefully exercising his right to freedom of thought, conscience, expression and religion".

However, there have since been no updates on his case. His lawyer told Mauritanian television earlier this year that his condition in prison was "miserable" and that he had been tortured and placed in solitary confinement, Ms Haider said.

Gaetan Mootoo, Amnesty International's West Africa researcher, said: "The use of the death penalty is always abhorrent, but it raises additional concerns in cases like that of Mohamed Cheikh Ould Mkhaitir where a dubious law is being used to stifle free speech.

"Mohamed Cheikh's trial was blatantly flawed and his repentance - which should have entitled him to leniency - was twice ignored by the authorities. We continue to call for his immediate and unconditional release."

The writer's case has numerous parallels with that of Mr Badawi, who was arrested in June 2012 over material published on his Saudi Arabian Liberals website. While he has been in prison, the 31-year-old activist has received a number of awards for promoting freedom of expression and has been nominated for the Nobel Peace Prize.


Mr Badawi has so far only received 1 round of 50 lashes, which are supposed to be carried out weekly. Earlier this month his family learned that the kingdom's Supreme Court is reviewing his case, raising the possibility that his draconian sentence may be reduced - but Ms Haider says "the flogging could still happen at any time".

lunedì 8 giugno 2015

Arabia Saudita: carcere e mille frustate, nessun perdono per il blogger Raif Badawi

La Stampa
Pena confermata per il 31enne saudita Raif Badawi in carcere dal 2012 
La sua colpa? Essere ateo e aver scritto a favore del liberalismo. Fino al 9 gennaio scorso pochi conoscevano il nome di Raif Badawi che pure tra il 2008 e il 2012 aveva affidato quotidianamente al sito Sau-di Free Liberals Forum le sue riflessioni di volteriano arabo.
Raif Badawi
Poi, poche ore dopo aver denunciato l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo definendolo "codardo", Riad decise di procedere contro il blogger arrestato 3 anni prima per apostasia e partirono le prime 50 delle 1000 frustate disposte dal tribunale religioso (oltre a 10 anni di prigione e una multa da un milione di riyal).

Adesso, indifferente alla mobilitazione internazionale lanciata nel frattempo da Amnesty International, la Corte Suprema conferma la sentenza: Raif Badawi dovrà inginocchiarsi di nuovo in mezzo alla folla di fedeli urlanti "Allah uakbar" per ricevere la seconda razione della pena riservata ai bestemmiatori di Dio e così via, ogni santo venerdì dell'islam, per 19 settimane.

"I versetti satanici"
Ma cosa ha scritto questo 31enne che nel regno campione mondiale di condanne a morte paga più degli assassini? Ricostruirlo ora che il blog è stato chiuso significa navigare sul Web tra i messaggi degli arabi tentati dall'ateismo al punto da rimpallarsi le considerazioni dei più temerari tra loro. In uno degli ultimi articoli postati poche settimane prima di essere arrestato il 17 giugno 2012 Raif Badawi ragiona dell'ostilità avvertita tra i connazionali: "Il liberalismo per me significa semplicemente vivere e lascia vivere. Ma l'Arabia Saudita che rivendica l'esclusivo monopolio della verità è riuscita a discreditarlo agli occhi del popolo".

Poi, ancora: "Nessuna religione ha mai avuto alcuna connessione con il progresso civile dell'umanità. Non è colpa della religione ma del fatto che tutte le religioni rappresentano una precisa particolare relazione spirituale tra l'individuo e il Creatore". In queste ore in cui la gente si prepara allo spettacolo dell'empio frustato in piazza come ai tempi del rogo di Giordano Bruno, suo padre si è presentato in tv non per difenderlo ma per annunciare di volerlo diseredare.

I dissacratori
A scorrere i pensieri e le parole di Raif Badawi, che cita l'Albert Camus di "il solo modo di relazionarsi a un mondo non libero è essere così assolutamente libero di vivere la vita come ribellione", si scorge un mondo sconosciuto, quello degli scettici, dei contestatori, dei dissacratori musulmani, sparuti ma in crescita, descritti nel libro di Brian Whitaker "Arabs without God". Ecco un pezzo del 2010: "Appena un pensatore inizia a rivelare le sue idee arrivano centinaia di fatwa che lo accusano di essere un infedele solo perché ha avuto il coraggio di discutere i temi sacri. Temo che i pensatori arabi emigreranno in cerca di aria fresca per sfuggire alla spada delle autorità religiose".

E un altro, in favore della separazione tra religione e politica ma senza accusare il governo e le autorità di Mecca (cosa che Badawi non ha mai fatto): "Il secolarismo rispetta tutti e non offende nessuno. Il secolarismo (...) è la soluzione pratica per far uscire i paesi, compreso il nostro, dal terzo al primo mondo". Impossibile non ricordare queste ultime parole leggendo i suoi messaggi dal carcere pubblicati in Germania nel volume "1000. Lashes: Because I Say What I Think".

La famiglia in esilio
La moglie Ensaf Haider e i tre figli sono da tempo in esilio in Canada e Badawi dalla cella che condivide con gli assassini e i criminali di cui, dice, nella vita normale si era protetto chiudendo ogni sera a chiave la porta di casa, scrive: "Un giorno nel bagno imbrattato all'inverosimile ho scorto questa frase, tra le mille scritte oscene in tutti i dialetti arabi, "il secolarismo è la soluzione". Ho gioito perché c'era almeno qualcuno in prigione capace di capirmi, qualcuno che potesse comprendere le ragioni per cui sono rinchiuso qui per la colpa di aver espresso la mia opinione". Vita pericolosa quella del blogger attivista del libero pensiero, combattente solitario e senza rete destinato a cadere soprattutto nei paesi in cui l'identità collettiva non è politica ma religiosa.

Nel blog di Raif Badawi si trova tutto il tormento dei giovani liberali arabi contemporanei. Il Dio indiscutibile per cui sconta una pena disumana ma anche la questione palestinese ("Non sono in favore dell'occupazione israeliana di nessuna paese arabo ma allo stesso tempo non voglio che Israele sia sostituito da uno stato religioso. Gli stati che sono basati sulla religione relegano i propri sudditi nel recinto di fede paura"), gli attentati dell'11 settembre 2001 alla luce della proposta di costruire una moschea nei pressi delle ex Torri Gemelle "Quello che mi ferisce di più come abitante dell'area che esporta questi terroristi... è l'audacia dei musulmani di New York che raggiungono i limiti dell'insolenza e non considerano il dolore delle famiglie delle vittime". Il suo nome era sconosciuto al mondo fino a 5 mesi fa, adesso tutti sanno e lui torna a piegare la schiena sotto i colpi della frusta.


di Francesca Paci

venerdì 8 maggio 2015

Arabia Saudita: il blogger Raif Badawi ancora in carcere un anno dopo la condanna a 1000 frustate

Amnesty International
Comunicato: CS65-07/05/2015
Un anno dopo la condanna di Raif Badawi a 1000 frustate e 10 anni di carcere, Amnesty International e la moglie Ensaf Haidar hanno rinnovato l'appello per l'immediato e incondizionato rilascio del blogger saudita.
Raif Badawi
"È veramente tragico che sia trascorso un anno intero da quella crudele e ingiusta condanna. Raif Badawi è stato punito in tutta evidenza per aver osato esercitare il suo diritto alla libertà d'espressione" - ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"Non basta che le autorità saudite abbiano sospeso la fustigazione pubblica di Raif Badawi nel tentativo di evitare le critiche internazionali e di far dimenticare il suo caso. Fino a quando la sentenza non sarà annullata, rimarrà ingiustamente imprigionato e a rischio di essere frustato, ulteriore macchia sul già tragico curriculum dell'Arabia Saudita in materia di diritti umani. È più che mai il momento che la sua condanna sia annullata e che le autorità di Riad lo rilascino immediatamente e senza alcuna condizione" - ha aggiunto Boumedouha.

Ensaf Haidar, moglie di Raif Badawi, sta portando avanti dall'esilio canadese un'incessante campagna in favore del marito. In occasione del primo anniversario della condanna, ha inviato un toccante appello alle autorità saudite:

"Un anno fa, avete condannato mio marito a 10 anni di carcere e a 1000 frustate. Quattro mesi fa, l'avete frustato in pubblico come se fosse uno spregevole criminale. Esprimere le proprie opinioni non è un crimine. Sollecito il re Salman bin Abdul Aziz Al Saud a rilasciare immediatamente mio marito e a porre fine alla sua sofferenza" - ha scritto Ensaf Haidar.

"Sono estremamente riconoscente per il sostegno internazionale in favore di mio marito. Credo che abbia contribuito a evitare ulteriori frustate. Ma non basta. Raif sta ancora languendo in carcere, trascorre ogni giorno senza sapere cosa accadrà quello dopo. È giunto il momento che sia liberato e che possa unirsi nuovamente alla sua famiglia" - ha aggiunto Ensaf Haidar.

Amnesty International sta sollecitando la comunità internazionale, e in particolare gli alleati occidentali dell'Arabia Saudita, a fare pressioni su Riad affinché Raif Badawi e altre decine di prigionieri di coscienza ingiustamente in carcere siano rilasciati.
Ulteriori informazioni

Il 7 maggio 2014 un tribunale di Gedda ha condannato Raif Badawi a 10 anni di carcere, 1000 frustate e una multa di un milione di rial per aver aperto un forum online per il pubblico dibattito.

Il 9 gennaio 2015 Raif Badawi ha subito le prime 50 frustate, al termine della preghiera del venerdì, in una pubblica piazza di Gedda. Dopo le proteste internazionali, nelle successive due settimane le frustate sono state sospese su raccomandazione dei medici. In seguito le frustate sono state ulteriormente sospese, senza motivazione, ma rischiano di riprendere.

Amnesty International considera Raif Badawi prigioniero di coscienza e ha avviato una campagna globale per il suo rilascio, sostenuta da decine di migliaia di persone in ogni parte del mondo.

Amnesty International Italia ha svolto per 10 settimane consecutive manifestazioni di fronte all'Ambasciata dell'Arabia Saudita a Roma, riuscendo a consegnare a un funzionario della rappresentanza diplomatica saudita oltre 20.000 firme a sostegno del rilascio di Raif Badawi.

Amnesty International Italia collaborerà all'uscita e alla promozione di una raccolta di testi di Raif Badawi, la cui pubblicazione è prevista a settembre a cura dell'editore Chiarelettere.

lunedì 2 marzo 2015

Arabia Saudita: moglie di Raif Badawi, blogger condannato a 1000 frustate, rischia pena di morte

ANSAmed
Londra - Raif Badawi, il blogger saudita condannato a 10 anni di prigione e 1.000 frustate per aver "offeso l'Islam", rischia adesso di essere condannato a morte.

Ensaf Haidar moglie di Raif Badawi 
Lo denuncia la moglie, Ensaf Haidar, parlando con il quotidiano britannico Independent. Le autorità dell'Arabia Saudita vorrebbero, infatti, riprocessarlo per apostasia e, nel caso fosse trovato colpevole, rischierebbe la pena capitale. 

Il caso del blogger, la cui condanna prevede che gli vengano inferte 50 frustate a settimana, aveva suscitato la proteste di Amnesty International e di altre associazioni per i diritti umani. Badawi, 31 anni, aveva ricevuto la prima serie di frustate il 9 gennaio scorso sulla pubblica piazza a Gedda, davanti alla moschea Al Jafali. 

Poi i colpi di frusta erano strati sospesi ufficialmente per ragioni mediche. Il Dipartimento di Stato americano e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani hanno rivolto numerosi appelli alle autorità saudite per chiedere l'annullamento della pena. Lo scorso 10 febbraio, nel suo primo incontro con il nuovo re saudita, il principe Carlo aveva sollevato il caso del blogger ascoltando l'appello di Amnesty International.

sabato 31 gennaio 2015

Arabia Saudita: Rinviata ancora una volta seconda sessione di frustate per Raif Badawi

MISNA
Nel giorno in cui le agenzie internazionali danno ampio spazio all’inedito rimpasto di governo operato dal nuovo re, Salman, che ha peraltro rimosso due figli del suo defunto predecessore, Abdullah, la magistratura saudita ha rinviato per la terza volta consecutiva la flagellazione del giornalista e attivista Raif Badawi.

Raif Badawi
Badawi era stato condannato nel settembre scorso dalla Corte d’appello di Gedda a 10 anni di prigione, 1000 frustate, distribuite in 20 settimane in sessioni da 50 l’una, e una multa di 1.000.000 di rial sauditi (circa 196.000 euro), per “insulto all’Islam”. Dopo aver ricevuto le prime 50 frustrate il 9 gennaio, in pubblico, di fronte alla moschea di al-Jafali a Gedda, Badawi si era visto slittare per due volte la sessione seguente per motivi di salute: le ferite delle prime frustate non si erano rimarginate. Non è ancora chiaro il motivo del rinvio odierno.

Senza che ciò abbia avuto alcuna conseguenza politica da parte dell’Occidente e in particolare degli alleati statunitensi – il Nobel per la Pace Barack Obama non ha sollevato il caso con re Salman, che ha incontrato a Riyad questa settimana – le Nazioni Unite hanno definito la fustigazione “come minimo, una forma di punizione crudele e disumana … vietata dal diritto internazionale dei diritti umani, in particolare la Convenzione contro la tortura, che l’Arabia Saudita ha ratificato”.

“È impossibile per un essere umano ricevere 50 colpi di frusta a settimana” ha protestato la moglie di Badawi, Ensaf Haidar, rifugiata in Canada con i loro figli, e assistita da Amnesty International che si batte per la liberazione immediata e senza condizioni di Raif, ricordando che è un prigioniero di coscienza, detenuto solo per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione.

Badawi, 31 anni, fondatore di “Free Saudi Liberals”, un forum ideato per discutere del ruolo della religione in Arabia Saudita, è detenuto dal 17 giugno 2012 nel carcere di Briman, a Gedda. Il suo avvocato, Waleed Abu al-Khair – ricorda Amnesty International – è anche egli stesso in carcere per scontare una condanna a 15 anni per il suo attivismo pacifico

giovedì 15 gennaio 2015

Arabia Saudita: domani altre 50 frustate a Raif Badawi blogger accusato di offese all'Islam

Adnkronos
Raif Badawi, il blogger e attivista saudita condannato a 10 anni di carcere e mille frustate per aver insultato l'Islam e aver violato le leggi sulle comunicazioni elettroniche, sarà nuovamente fustigato domani a Gedda al termine della preghiera del venerdì. Per fermare l'azione, Amnesty International ha chiesto al governo britannico di fare pressioni su quello saudita.
"Le pressioni internazionali sono fondamentali", ha detto la moglie di Badawi, Ensaf Haidar, fuggita in Canada con i loro tre figli, evidenziando le "precarie condizioni di salute" del marito. La prima tranche di cinquanta frustate gli era stata proprio inflitta una settimana fa a Gedda, sempre dopo la preghiera del venerdì, e domani ne riceverà altre 50, come deciso da un tribunale saudita lo scorso 5 novembre. Lo stesso accadrà per le prossime 19 settimane.

Badawi, 30 anni, era stato arrestato il 17 giugno 2012 e da allora si trova in un carcere di Gedda. Le autorità hanno anche messo al bando il sito web da lui creato, Liberal Saudi Network, ma online sono circa 14mila le persone che hanno firmato una petizione per chiedere al re saudita Abdullah di graziare Badawi e di fermare quella che è stata definita "una forma medievale di tortura". Oltre a essere stato condannato a 10 anni di carcere e a mille frustate, il blogger deve anche pagare una multa di un milione di rial sauditi, pari a circa 200mila euro. Il 28 maggio scorso gli è anche stato imposto il divieto per 10 anni, alla fine della condanna, di lasciare il Paese e quello, della stessa durata, di svolgere qualsiasi tipo di attività nel campo dei media.

lunedì 12 gennaio 2015

Amnesty International - Arabia Saudita, offese a islam: prima serie di frustate a blogger Raif Badawi

Avvenire
Un blogger saudita, Raif Badawi, in carcere dal 2012, è stato frustato oggi sulla pubblica piazza a Gedda, davanti alla moschea Al Jafali, perchè riconosciuto colpevole di insulti all'Islam: lo rende noto Amnesty International, condannando quello che definisce "un feroce atto di crudeltà", perpetrato nonostante gli appelli internazionali perché la condanna non fosse eseguita.


Amnesty cita un testimone secondo il quale Badawi ha ricevuto 50 frustate dopo essere stato portato sul posto in catene dopo la preghiera collettiva del venerdì. Il supplizio si è svolto davanti a una folla di normali cittadini e di agenti dei servizi di sicurezza. Successivamente il condannato è stato portato via a bordo di un minibus. Si tratta tuttavia soltanto della prima di una lunga serie di analoghe punizioni corporali che attendono il blogger, condannato lo scorso anno a mille frustate, oltre che a dieci anni di reclusione e a una multa di un milione di Rial sauditi (circa 267.000 dollari) per i contenuti di un forum online da lui creato per favorire un dibattito pubblico. Il totale delle frustate dovrebbe essergli inflitto in un periodo di 20 settimane.

"È spaventoso pensare che altre 19 settimane di fustigazioni attendano Raif Badawi, le autorità saudite devono agire subito per fermare l'esecuzione", ha detto Said Bumeduha, vice direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. "Ignorando gli appelli internazionali a cancellare la fustigazione, le autorità dell'Arabia Saudita hanno dato prova di un disprezzo ripugnante per i più basilari principi dei diritti umani", ha aggiunto Bumeduha.