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sabato 19 dicembre 2020

Premio Sakharov all'opposizione bielorussa. riconoscimento a Svetlana Tikhanovskaya e Veronika Tsepkala

Ansa
"Siamo destinati a vincere e noi vinceremo". Così la rappresentante dell'opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo alla cerimonia di consegna del premio Sakharov per la libertà di pensiero 2020. 


Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha consegnato il premio Sakharov alle leader dell'opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya e Veronika Tsepkala.

"Sono davvero onorato e lieto di dare il benvenuto ai vincitori del Premio Sacharov del Parlamento europeo, che rappresentano l'opposizione democratica in Bielorussia. Porgo il benvenuto a Sviatlana Tsikanouskaya e Veronika Tsepkala - che sono con me in tribuna. Porgo inoltre il benvenuto a Siarhei Dyleuski, Ales Bialiatski e Stisapan Putsila", 

ha detto Sassoli alla cerimonia di consegna del premio. "Porgo un caloroso benvenuto anche a Svetlana Alexievich, che segue la cerimonia a distanza. Purtroppo, non tutti hanno potuto essere presenti. Sergei Tikhanovsky è ancora in carcere per il solo reato di aver voluto esercitare il suo diritto di candidarsi alle elezioni, così come Mikola Statkevich e Maria Kalesnikava, che sono rappresentati dai loro familiari - Maria Adamovic e Tatiana Khomich", ha aggiunto. 

"Cari vincitori, sono molto onorato di avervi oggi con me al Parlamento europeo. Negli ultimi sei mesi avete mostrato al mondo cosa vuol dire davvero non arrendersi. Avete difeso i vostri diritti e non rinunciate a lottare - nonostante il dolore, la sofferenza e la paura. Come ha detto Nelson Mandela - il coraggio non è l'assenza di paura, ma il trionfo su di essa. Il vostro coraggio e la forza del vostro spirito hanno aperto la strada alla rivoluzione che ha preso il potere nel paese nel 2020. Vi rendiamo onore e rendiamo omaggio oggi alla vostra resistenza e perseveranza".

venerdì 4 dicembre 2020

Rifugiati - Il Parlamento Europeo mette sotto accusa Frontex per respingimenti illegali in Turchia e Libia di migranti che dovevano chiedere asilo

La Repubblica
Al Parlamento europeo i deputati democratici e socialisti chiedono le dimissioni di Fabrice Legeri. "Gli aerei europei aiutano le guardie costiere a rispedire in Libia e Turchia persone che hanno diritto a chiedere asilo"


Gli aerei di Frontex individuano i gommoni e i barconi dei migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo e nell'Egeo e li segnalano alle autorità libiche e turche per farli riportare indietro. Respingimenti veri e propri mascherati da soccorsi delle guardie costiere dei Paesi da cui i migranti fuggono.

E' un caso la messa sotto accusa ufficiale di Fabrice Legeri, direttore esecutivo di Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere di cui ieri i deputati europei democratici e socialisti della Commissione per le libertà civili e gli affari interni della Ue hanno chiesto le dimissioni. L'accusa mossa a Frontex è di "pratiche illegali e violazioni dei diritti fondamentali".

L'Unione europea infatti condanna i respingimenti dei migranti e li ha sempre dichiarati illegali ma in moltissimi casi e anche in inchieste aperte dalla magistratura le organizzazioni civili e umanitarie hanno testimoniato e documentato il coinvolgimento della guardia di frontiera europea nei respingimenti nonostante gli accordi internazionali sanciscano che nessuno può essere rimpatriato in un paese in cui è minacciata la sua incolumità.

Le accuse del gruppo parlamentare S&D fanno riferimento ad alcuni pushback al confine marittimo greco-turco ma - secondo le organizzazioni umanitarie - coordinando la guardia costiera libica " l'Agenzia europea per la difesa dei confini ha contribuito alla cattura e alla deportazione di 11.000 donne, uomini e bambini in Libia dall'inizio dell'anno. Persone a cui spettava il diritto di richiedere asilo".

Alla richiesta di dimissioni di Legeri si associa la Ong italiana Mediterranea: "Chiediamo anche che venga istituita una commissione di inchiesta europea sulle attività criminali di pushback che avvengono ai confini. Chiediamo l'immediata cessazione dell'utilizzo degli assetti aerei e navali di Frontex impiegati illegalmente per collaborare con le forze militari di paesi che non rispettano i diritti umani. Chiediamo che vengano trasmesse tutte le prove raccolte dalla Commissione sulle attività illegali di Frontex al tribunale penale internazionale".

Alessandra Ziniti

venerdì 4 ottobre 2019

Migranti, Carola Rackete al Parlamento Europeo: "Dov'era l'Ue quando ho chiesto aiuto?" In Europa, culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. E' stata una vergogna.

TGCom24
Dopo il caso della Sea Watch 3 "ho ottenuto attenzione dalle istituzioni. Ma dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto?" Lo ha detto, in audizione all'Eurocamera, Carola Rackete, comandante della Sea Watch. "L'unica risposta che ho avuto allora è stata da Tripoli, dove non potevo andare. In Europa, la culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. E' stata una vergogna" , ha aggiunto.

"Provo tristezza in questo anniversario in cui si ricorda la perdita di oltre 300 vite umane nel Mediterraneo centrale, perché l'Unione europea ricorre sempre più all'esternalizzazione dei salvataggi con deleghe a Paesi in guerra come la Libia, violando le leggi internazionali". Così la comandante della Sea Watch Carola

"Non agii per provocazione ma esigenza" - "La mia" decisione di entrare in porto con la Seawatch 3 "dopo 17 giorni in mare senza ricevere risposta non fu una provocazione come molti hanno detto. Ma un'esigenza". Rackete nell'audizione all'Eurocamera racconta il caso italiano. "Ritenevo che non fosse più sicuro restare in mare e temevo per quanto poteva accadere", ha aggiunto. "Il nostro caso come quello di altre ong sottolinea la necessità di affrontare la situazione dei salvataggi in mare a livello europeo, che non può essere lasciata a negoziati ad hoc". E anche "un meccanismo di ricollocamenti temporaneo, focalizzato sui rimpatri piuttosto che sull'accoglienza non è una soluzione realistica". "La riforma del regolamento di Dublino è attesa da tempo, ma la soluzione è la creazione di canali legali verso l'Europa", ha detto ancora.

"La legge in Italia vìola il diritto internazionale" - "La ricerca ed il salvataggio in mare sono operazioni che rientrano nel diritto internazionale, non so come abbia fatto l'Italia ad approvare una legge che non rispetta il diritto internazionale". 

Questo l'attacco di Carola Rackete riguardo alla legge italiana che impone sequestro delle navi e multe ai comandanti. "Mentre parlo sono sottoposta a due inchieste penali in Italia per aver salvato vite in mare. Non sono preoccupata perché le mie azioni sono giustificate dalla legge e dalla moralità, e come difensore dei diritti umani. Quello che mi preoccupa è che da allora la Seawatch 3 è sotto sequestro in porto" e non può salvare vite umane. "Non è una distorsione della giustizia punire civili che salvano vite in mare a difesa dello stato di diritto e proteggere una pratica di Stato fuorilegge?".

Standing ovation per Rackete all'Eurocamera - Al termine del suo intervento al Parlamento europeo la comandante della Sea Watch Carola Rackete è stata salutata da una standing ovation. Un lungo applauso, con molti eurodeputati che si sono alzati in piedi in segno di apprezzamento per le parole espresse.
[...]

sabato 5 maggio 2018

Parlamento europeo: "I minori non devono essere detenuti per fini di immigrazione". Sotto accusa Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia e Slovacchia

migrantesonline.it
"I minori non devono essere detenuti per fini di immigrazione" e la Commissione europea dovrebbe agire contro gli Stati membri dell'UE "in caso di detenzione prolungata e sistematica dei minori e delle loro famiglie", ha dichiarato il Parlamento in una risoluzione non legislativa approvata per alzata di mano.


Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia UE per i diritti fondamentali nel settembre 2016 la Bulgaria era il Paese con il maggior numero di bambini migranti detenuti, mentre in Grecia, Ungheria, Polonia e Slovacchia se ne registra ugualmente un numero elevato. 

Nessun minore invece è stato trattenuto nei giorni in cui sono stati effettuati controlli in loco a Cipro, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Irlanda, Malta, Spagna o Regno Unito.

Secondo le stime, sono 5,4 milioni i bambini migranti che vivono in Europa, rileva la risoluzione. Si tratta di 1 bambino migrante su 6 nel mondo (dati Unicef). Quasi la metà di coloro che sono arrivati negli ultimi anni erano bambini non accompagnati o separati dalla propria famiglia. I deputati sottolineano che la mancanza di informazioni affidabili e la lunghezza del ricongiungimento familiare e delle procedure di nomina dei tutori, nonché il timore di essere detenuti, rinviati o trasferiti, si traducono molto spesso nella fuga dei bambini, che vengono così esposti alla tratta, alla violenza e allo sfruttamento.
Il Parlamento esorta le autorità nazionali ad accelerare le procedure per la nomina di tutori per i minori non accompagnati, i quali dovrebbero essere poi ospitati in strutture separate da quelle degli adulti, al fine di evitare qualsiasi rischio di violenza e abuso sessuale. 

I deputati chiedono sia data priorità al trasferimento di minori non accompagnati dalla Grecia e dall'Italia, ma anche che tutte le procedure pendenti di ricongiungimento familiare siano portate a termine senza ritardi. Il Parlamento sottolinea l'importanza di istituire un solido sistema di identificazione e registrazione per garantire che i minori entrino in sistemi di protezione nazionali. Richiede inoltre una maggiore cooperazione tra le autorità preposte all'applicazione delle norme e alla tutela dei minori per individuare e proteggere i bambini scomparsi.

I deputati sono particolarmente preoccupati per lo sfruttamento delle ragazze a fini di prostituzione e chiedono agli Stati membri di intensificare gli sforzi e la cooperazione transfrontaliera per identificare i minori vittime di tratta, abuso e ogni altra forma di sfruttamento. Per quanto riguarda le procedure di verifica dell'età, la risoluzione sottolinea che le visite mediche dei bambini dovrebbero sempre essere effettuate "in modo non invadente e nel rispetto della loro dignità". Il Parlamento ha inoltre respinto l'uso della coercizione per l'acquisizione di dati biometrici dei bambini.

sabato 6 giugno 2015

Immigrazione - Consegnate al Parlamento Europeo le 390mila firme contro le morti in mare

VITA
Mentre a Bruxelles il Comitato delle Regioni non ha raggiunto l'accordo sull'approccio all'emergenza migrazione, dai cittadini arriva un segno di sensibilità e consapevolezza forte sul tema. Sono stati più di 390mila gli europei che hanno firmato la petizione su Change.org per chiedere all’Europa di rispondere all’emergenza migranti e fermare le stragi del Mediterraneo. La petizione è stata consegnata al Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz

Sono oltre 390.000 le firme raccolte online su Change.org dall’organizzazione Comitato 3 Ottobre e consegnate al presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, per chiedere alle istituzioni europee misure più efficaci in grado di evitare nuove stragi di migranti nel mar Mediterraneo. La petizione, inoltre, chiede l’apertura di vie legali per garantire un accesso sicuro all'Europa a chi fugge da conflitti e persecuzioni.
La consegna delle firme è avvenuta giovedì al Parlamento europeo da parte di Tareke Brhane, presidente di Comitato 3 Ottobre, l’organizzazione fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando 368 persone morirono nel tentativo di raggiungere l'Europa. Alla consegna ha partecipato anche Cecile Kyenge, ex ministro italiano per l’integrazione e attualmente eurodeputata, correlatrice (con la maltese Ppe Roberta Metsola) del rapporto di iniziativa strategico sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'Ue alle migrazioni.

I rifugiati che arrivano dal Mar Mediterraneo devono essere maggiormente salvaguardati. E’ un problema europeo. Chiediamo più visti temporanei e un ampliamento delle norme sul ricongiungimento familiare,” ha affermato Brhane, “Quello che chiediamo al presidente Schulz è l’apertura di un cordone umanitario europeo che permetta di salvare migliaia e migliaia di vite umane. Le quote di migranti stabilite dall’ultimo piano europeo per l’immigrazione sono un buon inizio, ma bisognerebbe fare di più, concedendo più visti temporanei all’interno dell’Unione. In Europa vivono oggi circa un milione di rifugiati divisi tra 28 paesi, mentre ce ne sono oltre 52 milioni nei paesi extra-europei, molti dei quali affacciano sul Mediteraneo. Solo un esempio: metà della popolazione della Giordania è ormai composta da rifugiati. Un altro punto da migliorare il prima possibile è la politica sui ricongiungimento familiare: bisognerebbe estenderlo subito a tutti i familiari di primo e secondo grado per tutti coloro che già risiedono in Europa.”

sabato 29 marzo 2014

Dopo il carcere di Rebibbia visita a Poggioreale della delegazione del Parlamento EU: Situazione insostenibile

Il Mattino
Fino a nove detenuti stipati in una cella senza quasi poter fare una doccia. Duro lo spagnolo Aguilar "I penitenziari? Mai stati una priorità per voi". "La situazione penitenziaria in Italia è un problema che non è mai stato considerato come priorità politica e finanziaria e sembra non esserci alcun cambiamento".

È severo il giudizio espresso dall'europarlamentare Juan Fernando Lopez Aguilar - capo della delegazione della commissione libertà civili, giustizia e affari istituzionali del parlamento europeo - al termine della due giorni in trasferta in Italia. Roma e Napoli le tappe toccate dalla delegazione di Strasburgo.

Ma se l'Italia resta osservata speciale sul fronte del trattamento riservato ai detenuti, Lopez Aguilar dimostra di non avere peli sulla lingua quando, all'uscita dal carcere di Poggioreale, rilascia una dichiarazione che non ha bisogno di sottolineature o commenti. "Durante la nostra visita qui a Poggioreale - dice - abbiamo visto con i nostri occhi situazioni insostenibili: fino a nove detenuti che vivono per ventidue ore al giorno in cella e che devono attendere anche solo per poter fare semplicemente una doccia".

Una cosa è certa: al ritorno a Strasburgo l'europarlamentare spagnolo e i suoi vere nella loro relazione che finirà al vaglio dell'assemblea.

La commissione è venuta a Napoli per visitare il carcere di Poggioreale, ma prima della visita al penitenziario si è svolto un incontro con il sindaco Luigi De Magistris a palazzo San Giacomo. La delegazione, al termine della visita in Italia cominciata ieri a Roma, realizzerà un report per esporre all'Europa le condizioni delle carceri visitate.

Secondo Aguilar sarebbe necessario "che il nuovo governo presieduto da Matteo Renzi facesse un passo in avanti per mettere la situazione penitenziaria dell'Italia all'altezza della civiltà giuridica e del prestigio del paese che è tra i fondatori dell'Europa".

Un cambio di passo quello che chiede l'Europa all'Italia "visti anche - ha sottolineato l'eurodeputato Aguilar - i programmi ambiziosi che questo governo si è posto. E necessario che il governo italiano incorpori anche la priorità politico-legislativa che fino ad oggi non c'è stata per far fronte alla situazione drammatica dei penitenziari". Sull'Italia - come ricordato - pendono la condanna e la sanzione dell'Europa a cui "c'è ancora il tempo di reagire, ma - ha evidenziato - c'è bisogno di una strategia, di decisioni politiche".

La delegazione che ha visitato Poggioreale, e - il giorno precedente - il carcere di Rebibbia era composta da Juan Fernando Lopez Aguilar (spagnolo del gruppo Socialisti e Democratici, presidente della commissione e capo della delegazione), Frank Engel (lussemburghese del gruppo Popolari europei), Kinga Gòncz (ungherese del gruppo Socialisti e Democratici); come accompagnatori li accompagnavano tre parlamentari europei italiani: Salvatore Iacolino (gruppo Popolari Europei), Roberta Angelilli (gruppo Popolari Europei) e Salvatore Caronna (Socialisti e Democratici). Nella tappa romana hanno incontrato anche i vertici del ministero della Giustizia e il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino e il suo vice Francesco Cascini.
di Giuseppe Crimaldi