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giovedì 23 dicembre 2021

Archiviate definitivamente le accuse a Carola Rackete. "Ha adempiuto al dovere del salvataggio". Minate le basi del "Decreto Sicurezza" di Salvini

Huffington Post
“Carola Rackete ha agito nell’adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare”. Con queste motivazioni il gip del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, ha archiviato l’inchiesta a carico della comandante di Sea Watch3 che, ad aprile, era stata già definitivamente prosciolta dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra.


Accuse scaturite dal presunto speronamento della motovedetta della Guardia di finanza il 29 giugno del 2019, giorno dell’arresto. Il nuovo procedimento, adesso archiviato su richiesta del procuratore aggiunto Salvatore Vella e del pm Cecilia Baravelli, riguardava un episodio di tre giorni prima quando la trentatreenne tedesca, difesa dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, decise di entrare senza autorizzazione con la nave, che stazionava davanti Lampedusa ma in acque internazionali, nelle acque territoriali italiane. All’accusa di rifiuto di obbedienza a nave da guerra si era aggiunta quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per avere fatto entrare sul territorio italiano 53 immigrati.

“Ha agito - scrive il gip - nell’adempimento del dovere perché non si poteva considerare luogo sicuro il porto di Tripoli”. Il giudice cita un rapporto dell’Alto commissario per le Nazioni unite nel quale si sottolinea “che migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti in Libia versano in condizione di detenzione arbitraria e sono sottoposti a torture”. Quanto all’averli condotti in Italia, nonostante il divieto, il gip aggiunge: “La condotta risulta scriminata dalla causa di giustificazione”.

“Non può essere considerata come luogo sicuro una nave in mare che oltre a essere in balia degli eventi meteorologici avversi non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse”, si legge nel decreto del giudice, che riporta quando già statuito dalla Corte di Cassazione nel confermare l’ordinanza di non convalida dell’arresto di Rackete emesso dallo stesso ufficio del Gip di Agrigento. Nel 2020 la Cassazione, infatti, aveva sancito l’illegittimità dell’arresto di Carola Rackete. Lo scorso maggio un primo provvedimento di archiviazione fece, invece, cadere le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra contro l’ex comandante. Di fatto oggi si chiudono tutte le indagini penali nei confronti dei membri della Sea-Watch.

Lo sbarco degli oltre 50 naufraghi a bordo della nave, nel giugno del 2019, a Lampedusa, dunque, “non era pericoloso”. “Rilevato che il provvedimento interministeriale adottato il 15 giugno 2019″, cioè il decreto di sicurezza a firma di Matteo Salvini, “nel vietare l’ingresso, il transito o la sosta dell’imbarcazione nel mare territoriale italiano - scrive la gip - non faceva riferimento a specifiche situazioni di ordine e sicurezza pubblica che avrebbero potuto fare ritenere pericoloso lo sbarco in Italia dei naufraghi”, Dunque, per il Tribunale “non sussistono elementi sufficienti per ritenere che il passaggio della imbarcazione possa definirsi ‘non inoffensivo’”.

“Quest’ennesima archiviazione abbatte il pretestuoso muro legislativo eretto da Salvini e, nelle sue motivazioni, conferma quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione: soccorrere chi si trova in pericolo in mare e condurlo in un luogo sicuro è un dovere sancito dal diritto internazionale”. Così Sea Watch commenta l’archiviazione dell’indagine.

venerdì 17 gennaio 2020

Carola Rackete: "Nessuno dovrebbe essere perseguito perché aiuta persone in difficoltà". La Cassazione dà ragione alla ong che salva vite.

La Repubblica
Il tweet della comandante della Sea Watch 3 arrestata a giugno dello scorso anno per aver forzato il blocco agli sbarchi di Lampedusa. Respinto il ricorso dei pm di Agrigento. Il legale: "Avevamo ragione noi"

Anche la Corte di Cassazione dà ragione a Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3 arrestata a giugno dello scorso anno dopo aver forzato il blocco delle motovedette della Guardia di finanza portando fino al molo di Lampedusa la nave umanitaria con il suo carico di migranti ormai in condizione di emergenza dopo i tanti giorni trascorsi in mare in attesa di quell'autorizzazione all'approdo che il Viminale si rifiutava di dare.
"La suprema Corte italiana ha confermato oggi che non avrei dovuto essere arrestata a giugno per aver salvato delle vite. Questo è un verdetto importante per tutti gli attivisti impegnati nel salvataggio in mare! Nessuno dovrebbe essere perseguito perché aiuta le persone in difficoltà. La direttiva Ue sui 'crimini di solidarietà' necessita di essere riformata", ha commentato Rackete su Twitter.
"La Rackete non andava arrestata", il verdetto della Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Agrigento che si era vista annullare l'ordine di arresto dalla gip Alessandra Vella secondo la quale la capitana aveva solo fatto il suo dovere, salvando vite umane e portandole nel porto sicuro più vicino. Motivazioni che, evidentemente, i supremi giudici hanno ritenuto fondate avendo respinto il ricorso dei pm. 

Le motivazioni del verdetto della Cassazione saranno depositate entro 30 giorni ma vale ricordare quelle dell'ordinanza di scarcerazione della gip Alessandra Vella che al reato contestato di resistenza a pubblico ufficiale fece prevalere la discriminante legata all'aver agito "adempiendo al dovere di salvare vite umane".

venerdì 4 ottobre 2019

Migranti, Carola Rackete al Parlamento Europeo: "Dov'era l'Ue quando ho chiesto aiuto?" In Europa, culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. E' stata una vergogna.

TGCom24
Dopo il caso della Sea Watch 3 "ho ottenuto attenzione dalle istituzioni. Ma dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto?" Lo ha detto, in audizione all'Eurocamera, Carola Rackete, comandante della Sea Watch. "L'unica risposta che ho avuto allora è stata da Tripoli, dove non potevo andare. In Europa, la culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. E' stata una vergogna" , ha aggiunto.

"Provo tristezza in questo anniversario in cui si ricorda la perdita di oltre 300 vite umane nel Mediterraneo centrale, perché l'Unione europea ricorre sempre più all'esternalizzazione dei salvataggi con deleghe a Paesi in guerra come la Libia, violando le leggi internazionali". Così la comandante della Sea Watch Carola

"Non agii per provocazione ma esigenza" - "La mia" decisione di entrare in porto con la Seawatch 3 "dopo 17 giorni in mare senza ricevere risposta non fu una provocazione come molti hanno detto. Ma un'esigenza". Rackete nell'audizione all'Eurocamera racconta il caso italiano. "Ritenevo che non fosse più sicuro restare in mare e temevo per quanto poteva accadere", ha aggiunto. "Il nostro caso come quello di altre ong sottolinea la necessità di affrontare la situazione dei salvataggi in mare a livello europeo, che non può essere lasciata a negoziati ad hoc". E anche "un meccanismo di ricollocamenti temporaneo, focalizzato sui rimpatri piuttosto che sull'accoglienza non è una soluzione realistica". "La riforma del regolamento di Dublino è attesa da tempo, ma la soluzione è la creazione di canali legali verso l'Europa", ha detto ancora.

"La legge in Italia vìola il diritto internazionale" - "La ricerca ed il salvataggio in mare sono operazioni che rientrano nel diritto internazionale, non so come abbia fatto l'Italia ad approvare una legge che non rispetta il diritto internazionale". 

Questo l'attacco di Carola Rackete riguardo alla legge italiana che impone sequestro delle navi e multe ai comandanti. "Mentre parlo sono sottoposta a due inchieste penali in Italia per aver salvato vite in mare. Non sono preoccupata perché le mie azioni sono giustificate dalla legge e dalla moralità, e come difensore dei diritti umani. Quello che mi preoccupa è che da allora la Seawatch 3 è sotto sequestro in porto" e non può salvare vite umane. "Non è una distorsione della giustizia punire civili che salvano vite in mare a difesa dello stato di diritto e proteggere una pratica di Stato fuorilegge?".

Standing ovation per Rackete all'Eurocamera - Al termine del suo intervento al Parlamento europeo la comandante della Sea Watch Carola Rackete è stata salutata da una standing ovation. Un lungo applauso, con molti eurodeputati che si sono alzati in piedi in segno di apprezzamento per le parole espresse.
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sabato 20 luglio 2019

Carola Rackete è libera e torna in Germania. Adesso sotto la lente dei magistrati funzionari di ministeri Trasporti e Interno

The Social Post
Non è stata espulsa ma è tornata in Germania da donna libera, dopo 4 ore di interrogatorio nella Procura di Agrigento, avvenuto ieri. 


Carola Rackete ora “si riposerà un po’“, come ha fatto sapere la ong tedesca Sea Watch. Intanto, rivela Avvenire, sotto la lente dei magistrati finiscono i funzionari dei ministeri dei Trasporti e dell’Interno per la loro reiterata richiesta di portare i migranti soccorsi il 29 giugno in Libia.

Carola Rackete è tornata in Germania
Non è stata resa nota la destinazione della capitana Carola Rackete per questioni di sicurezza, ma è probabile sia tornata in Germania. Né è stata attuata l’espulsione ventilata dal ministro Matteo Salvini, dato che la donna ha libertà di movimento. Rackete è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ed è stata ascoltata per diverse ore dal pa Salvatore Vella e dai pm Cecilia Baravelli e Alessandra Russo.

Salvini aveva scritto sui social: “L’eroina della sinistra è stata interrogata per quattro ore… Ci sarà un giudice che almeno stavolta farà rispettare le leggi, la sicurezza e la dignità del nostro Paese? Io non vedo l’ora di espellere questa comunista tedesca e rimandarla a casa sua“. Speranza sfumata, e la situazione potrebbe aggravarsi dato che le indagini starebbero prendendo un’altra direzione.
Irregolarità nel comportamento dei funzionari italiani?
La testata Avvenire fa sapere, riportando fonti della Procura, che le indagini stanno confluendo verso l’atteggiamento delle autorità italiane. La richiesta più volte reiterata di riportare i migranti in Libia contrasterebbe con le indicazioni del governo italiano e degli organismi internazionale che lo hanno riconosciuto come un porto non sicuro. A questo proposito potrebbero essere sentiti funzionari del ministero dell’Interno che avrebbero indirizzato la Guardia Costiera libica.

La Procura deve ora attendere la pronuncia della Cassazione sulla mancata convalida dell’arresto per resistenza a pubblico ufficiale e resistenza e violenza a nave da guerra.

mercoledì 3 luglio 2019

Sea Watch - Carola Rackete è libera! - Il GIP: "ha agito per l'adempimento di un dovere, salvare vite umane". Ripristinato il primato del Diritto sulla forza.

La Repubblica
Una giornata in lunghissima attesa. Poi alle otto di sera il verdetto della gip di Agrigento Alessandra Vella. Carola Rackete, la comandante della Sea-Watch 3 torna libera dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domiciliari. 


La comandante si dice "molto commossa per la solidarietà espressa nei miei confronti da così tanta gente". "Sono sollevata dalla decisione del giudice - ha aggiunto Carola - che considero una grande vittoria della solidarietà verso tutti i migranti e rifugiati e contro la criminalizzazione di chi vuole aiutarli".

l gip è andata ben oltre la richiesta dei pm, non convalidando l'arresto della comandante della Sea-Watch, Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una "scriminante" legata all'avere agito "all'adempimento di un dovere", quello di salvare vite umane in mare.

Viene dunque meno la misura degli arresti domiciliari deciso dalla procura che aveva chiesto la convalida della misura restrittiva e il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Il gip sottolinea anche che la scelta del porto di Lampedusa non sia stata strumentale, ma obbligatoria perché i porti dell Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri.
[...]
Il gip ripristina il primato del diritto sulla forza
"Il provvedimento del gip di Agrigento ripristina il primato del diritto rispetto a quello della forza. Si era detto che la forza l’aveva usata Carola Rackete e su questo si era disposto il suo arresto: non è così - scrivono i legali della Sea-Watch, Alessandro Gamberini, Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero - Come spiega dettagliatamente il gip nel provvedimento con il quale ha disposto la non convalida dell’arresto, il diritto stava dalla parte della comandante. Il Giudice, attraverso il richiamo a norme internazionali cogenti, dimostra l’illegittimità vuoi della pretesa di chiudere i porti da parte del ministro dell'Interno, vuoi del divieto finale di attracco della Sea-Watch dopo 15 giorni di attesa, così ripristinando l’equilibrio dei valori e la prevalenza dell’incolumità della vita umana rispetto all’arbitrarietà di scelte operate solo per motivi propagandistici".

Rackete dunque è libera di muoversi. Ad Agrigento dovrà tornare il 9 luglio per l’interrogatorio davanti ai pm nell’altro filone d’inchiesta in cui è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La Sea-Watch 3 intanto è ripartita da Lampedusa: scortata da una vedetta della Finanza è diretta a Licata dove resterà sotto sequestro insieme alla Mare Ionio della Ong Mediterranea. Intanto Sea-Watch ha assicurato che le operazioni di salvataggio in mare andranno avanti. "Serve una soluzione politica in modo che situazioni del genere non tornino a ripetersi", ha detto il portavoce Ruben Neugebauren. Ed ha aggiunto: "Siamo molto delusi dal governo tedesco e dall'Europa".

sabato 29 giugno 2019

L'analisi della giurista Francesca De Vittor: "Carola è nel giusto rispettando l'obbligo del diritto internazionale, ad essere illegittimo è il decreto sicurezza"

Cattolica News
Il parere giuridico della professoressa Francesca De Vittor sulla vicenda della nave della Ong che non ha rispettato il divieto di fare rotta su Lampedusa. «La comandante non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale»


La comandante della nave Sea Watch 3, Carola Rackete, ha deciso di non rispettare il divieto di ingresso nel mare territoriale italiano e portare finalmente i migranti soccorsi il 12 giugno scorso verso un porto sicuro per lo sbarco. 

Nonostante la si accusi ora di aver violato le leggi dello Stato italiano, e in particolare il divieto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina previsto dall’art. 12 del d.lgs. 186/1998 e il divieto di ingresso imposto dal Ministro dell’Interno sul fondamento del DL 53/2019, c.d. sicurezza-bis, la comandante Rackete, fin dall’inizio dei soccorsi, non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale e dalle leggi sia italiane sia del suo stato di bandiera. 
Ciò che in tutta questa vicenda appare invece manifestamente illegittimo, sia dal punto di vista del diritto costituzionale italiano sia del diritto internazionale è proprio il c.d. decreto sicurezza bis.
L’obbligo di soccorso in mare è previsto sia dal diritto internazionale consuetudinario (che nel nostro ordinamento ha valore di diritto costituzionale in base al rinvio operato dall’art. 10 Cost.), sia dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (CNUDM) e dalla Convenzione di Amburgo sulla ricerca e il soccorso in mare (SAR) (entrambe ratificate dall’Italia e che nel nostro ordinamento hanno valore di legge, anzi superiore alla legge per l’art. 117 Cost.). Per previsione espressa di quest’ultima Convenzione il soccorso si conclude solo con lo sbarco delle persone in un porto sicuro, che è un porto in cui la loro vita non è più in pericolo e i diritti umani fondamentali sono loro garantiti.

L’unico porto di sbarco che era stato indicato alla Sea Watch 3 è il porto di Tripoli, dove nessuno sbarco di migranti è lecito perché in ragione delle gravissime violazioni dei diritti umani fondamentali che i migranti subiscono in Libia, nonché del conflitto in corso, la Libia non può essere in alcun modo considerata un porto sicuro (si veda da ultimo la Raccomandazione agli stati della Commissaria ai diritti umani del Consiglio d’Europa). 

Come deciso dal GIP di Trapani in una recente sentenza l’essere riportati in Libia avrebbe costituito un’offesa ingiusta alla quale i migranti stessi avrebbero potuto opporsi anche con la forza in legittima difesa (art. 52 c.p.).

Una volta chiarito che verso Tripoli la Sea Watch non avrebbe in alcun caso potuto dirigersi, la comandante si è lecitamente diretta verso il porto sicuro più vicino, e quindi Lampedusa. Tutti gli stati membri della Convenzione SAR hanno l’obbligo di cooperare affinché il comandante della nave che ha prestato soccorso sia liberato dalla propria responsabilità (ovvero possa far sbarcare le persone soccorse) nel minor tempo possibile e con la minor deviazione dalla propria rotta.

L’aver individuato Lampedusa come luogo di sbarco costituisce quindi non solo un comportamento legittimo, ma anche il più ovvio da parte della Comandante che aveva una legittima aspettativa di vedersi assegnare lì un luogo di sbarco. Starà alla magistratura valutare eventuali responsabilità penali a carico della comandante e dell’equipaggio della nave, ma è presumibile che anche qualora eventuali comportamenti illeciti siano constatati venga comunque riconosciuta la scriminante dello stato di necessità (art. 54 c.p.) o dell’aver commesso il fatto in adempimento di un dovere (art. 51 c.p.). Va in ogni caso ricordato che in nessuno dei casi in cui sono state aperte indagini a carico di Ong per i soccorsi in mare si è mai giunti a una condanna: quando i giudici si sono pronunciati hanno sempre considerato legittimo il comportamento di chi aveva prestato il soccorso in mare.

Se di responsabilità si vuole parlare, sarebbe meglio parlare di quelle dell’Italia. Va infatti considerato che la nave, probabilmente già da prima, ma sicuramente da quando è entrata nelle acque territoriali italiane, si trova sotto la giurisdizione dell’Italia per l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, pertanto il prolungarsi del trattenimento a bordo della nave dei migranti, già estremamente provati, integra da parte dello Stato italiano una violazione dell’art. 3 e dell’art. 5 della Convenzione (su questa conclusione non incide il rifiuto della Corte di imporre all’Italia misure cautelari ed urgenti, tale pronuncia, infatti, non è sul merito della vicenda ma appunto solo sulla misura cautelare).

In un periodo in cui le più fondamentali norme dell’ordinamento internazionale e costituzionale sono sempre più spesso violate da politiche di ostacolo alle operazioni di soccorso in mare, studiosi e operatori del diritto sono chiamati a confrontarsi nel tentativo di fare chiarezza sul contenuto del diritto nazionale e internazionale applicabile e sulle conseguenze della sua violazione. È questo lo scopo della tavola rotonda su “La politica dei porti-chiusi. Questioni di legittimità e responsabilità nazionale ed internazionale” organizzata in Università Cattolica lunedì 15 luglio dalle 16.30 alle 18.30.

di Francesca De Vittor: docente di Diritto internazionale e Diritti dell’uomo alla facoltà di Giurisprudenza

Disobbedienza civile di Carola Rackete. Il suo arresto la può far stare in compagnia di Thoreau, Rosa Parks, Eden Gundz e altri che hanno violato la legge per restare umani

Blog Diritti Umani - Human Rights
Ci sono stati e ci sono tutt’ora momenti, nella vita di un popolo, in cui la “disobbedienza civile” è necessaria. La disobbedienza, a volte, serve per affermare principi morali universali, per rimanere umani, per fronteggiare ingiustizie.


Carola Rackete, che ha attuato questa disobbedienza si potrebbe collocare nella lunga schiera di chi l'ha messa in atto. La storia ha dato ragione a questi testimoni di giustizia e umanità evidenziando la disumanità e l'ingiustizia degli Stati che li hanno repressi.

Henry David Thoreau condanna apertamente le scelte del governo statunitense, in particolare la permissione della schiavitù e la guerra espansionistica contro il Messico; per questi motivi egli si rifiutò di pagare le tasse, tentando di boicottare la politica del governo e di non contribuire al rafforzamento dello schiavismo nel Sud, ma presto venne incarcerato (solo per una notte, poiché probabilmente una sua zia pagò per lui la tassa in questione).

Il 1 dicembre 1955, Rosa Parks, una signora afroamericana, stava tornando a casa in autobus e andò a sedersi nel settore di mezzo. Poco dopo salirono sull'autobus alcuni passeggeri bianchi. Il conducente le ordinò di alzarsi, cedere il posto ai bianchi e andare nella parte riservata ai neri. Rosa si rifiutò. Il conducente fermò così l'automezzo e chiamò la polizia per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

Un altro storico episodio ha visto per protagonista il “Rivoltoso Solitario”. Il Rivoltoso Solitario è il soprannome dato all’anonimo ragazzino cinese che, durante la protesta di piazza Tienanmen del 5 giugno 1989, a Pechino, si mise davanti a dei carri armati per fermarli.

Erdem Gunduz, un giovane coreografo di Istanbul, si è fermato in una piazza Taksim presidiata della polizia. Dalle ore 20 è rimasto in piedi, in silenzio per sei ore a fissare il ritratto di Mustafa Kemal Ataturk, rappresentato su uno stendardo appeso in mezzo alla piazza. Poco a poco, molte persone si sono avvicinate e hanno seguito il suo esempio.
The Standing Man, Erdem Gunduz, è rimasto in piedi, immobile e in silenzio dalle 20.00 di lunedì alle 2.00 di martedì, ora in cui la polizia lo ha arrestato

ES