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giovedì 21 gennaio 2016

Ginevra, convegno ecumenico sulla crisi dei rifugiati. Sant'Egidio: i canali umanitari, frutto di solidarietà tra cristiani

www.santegio.org
Marco Gnavi portavoce dell'esperienza di collaborazione ecumenica che ha portato a un nuovo approccio alla questione migrazioni


Don Marco Gnavi, a nome della Comunità di Sant'Egidio, ha preso parte all'incontro Internazionale "WCC/UN High Level Conference: Refugee Crisis in Europe", svoltosi a Ginevra il 18 e 19 gennaio presso la sede del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

La sua relazione ha offerto ai membri dell'assemblea plenaria spunti di riflessione sul processo di integrazione in Italia e sul progetto di apertura dei canali umanitari congiuntamente promosso con la Chiesa Valdese e recentemente siglato con i Ministeri italiani dell'Interno e degli Affari Esteri. Numerosi i temi di discussione legati all'esigenza di protezione internazionale dei profughi e alle gravi questioni legate ai paesi di origine, a quelli in transito, a quelli di definitiva ricezione.

Alla Conferenza hanno partecipato membri di numerose Chiese, agenzie internazionali e associazioni che si occupano delle questioni inerenti alla protezione internazionale dei profughi, come pure il Ministro degli Interni della Germania.

giovedì 8 ottobre 2015

Ginevra - Premio Martin Ennals ad Ahmed Mansoor difensore dei diritti umani negli Emirati

Nema News
Roma – È una delle poche voci che osano sfidare le autorità degli Emirati Arabi Uniti quella di Ahmed Mansoor, il vincitore del premio Martin Ennlas 2015, considerato il premio Nobel per i diritti umani.

Ahmed Mansoor
Mansoor è stato scelto tra una rosa di dieci candidati per il suo impegno a favore della libertà di espressione e dei diritti civili e politici che nell’emirato non trovano spazio. Un impegno che nel 2006 ha portato alla scarcerazione di due blogger che avevano denunciato le problematiche sociali del Paese, ma a lui è costato la prigione per “offesa alle autorità” e l’isolamento. Dal 2011, infatti, gli è stato negato il passaporto e non può lasciare gli Emirati. Alla cerimonia di premiazione ha partecipato con un videomessaggio.
Dal 2006 Mansoor ha portato avanti campagne e ha denunciato le violazioni dei diritti umani, politici e civili negli Emirati che lo hanno portato in carcere, dopo un processo giudicato irregolare dalle organizzazioni per i diritti umani. La detenzione è stata sospesa dopo il perdono, ma Mansoor è rimasto bloccato nel Paese. “Continua a pagare il prezzo per aver parlato apertamente di diritti umani”, ha detto Micheline Calmy-Rey, a capo della fondazione Martin Ennals.

Mansoor è consulente di Humna Rights Watch e del Centro per i diritti umani del Golfo. È una voce libera, che denuncia in maniera puntuale le detenzioni arbitrarie, le torture, i processi irregolari, le violazioni delle leggi internazionali nel suo Paese e per questo ha subito minacce e persecuzioni.

Il premio Martin Ennals (circa 18mila euro) oltre al riconoscimento del lavoro dei difensori dei diritti umani, ha l’obiettivo di accendere i riflettori sugli attivisti meno noti, e pertanto più in pericolo, come Mansoor il cui lavoro di attivista si svolge in un Paese di rado sotto i riflettori internazionali. Il premio è stato istituito nel 1993 in onore del segretario generale di Amnesty International e la giuria è composta da Amnesty International, Commissione internazionale dei giuristi, Ewde Germania, Federazione internazionale dei diritti umani, Frontline defenders, Human Rights First, Human Rights Watch, Huridocs, International Service for Human Rights e Organizzazione mondiale contro la tortura.

Gli altri due finalisti sono Robert Sann Aung di Myanmar e Asmaou Diallo della Guinea.

martedì 4 agosto 2015

Ginevra, la protesta degli yazidi rifugiati: «Siamo vittime di genocidio da parte dell'Isis»

Corriere TV
L'appello di circa duecento manifestanti rivolto alle Nazioni Unite affinché riconosca le dimensioni del massacro avvenuto in Iraq nel 2014
Riconoscere il genocidio compiuto dall'Isis in Iraq. E' questa la richiesta della comunità yazida rifugiata in Svizzera: lunedì 3 agosto un gruppo di 200 profughi ha infatti manifestato a Ginevra per chiedere alle Nazioni Unite di riconoscere il massacro della popolazione avvenuto per mano dello Stato Islamico nell'agosto del 2014 a Sinjar, città irachena al confine con la Siria.

lunedì 23 febbraio 2015

Rapporto Amnesty International, Svizzera diritti umani: pecche nelle carceri, rifugiati e parità uomo-donna

TicinoNews
Il rapporto punta il dito su discriminazioni di minoranze, carceri e centri rifugiati. "Prosegue la discriminazione uomo-donna"

Carcere di Champ-Doullon - Ginevra
Sembra assurdo, visto il panorama globale odierno, con l'ISIS a spaventare il mondo (da Twitter, è apparsa ancora una foto con la bandiera issata sul Colosseo) e le guerre sparse per il globo, eppure la Svizzera fa parte dei 160 paesi messi sotto la lente di ingrandimento di Amensty International.

Sebene si siano guadagnate posizioni nella classifica redatta secondo l'indice di sviluppo umano, vengono contestati la situazioni nelle carceri e in alcuni centri rifugiati e sopratutto la discriminazione ai danni di alcune minoranze.

È quanto anticipa il settimanale Il Caffè del rapporto che sarà presentato fra un paio di giorni.

La Svizzera non sarebbe all'avanguardia per quanto concerne l'uguaglianza di genere. "Le donne continuano a essere meno pagate degli uomini, sia nel pubblico che nel privato", spiega Denise Graf, coordinatrice del settore rifugiati e responsabili per i diritti umani della sezione svizzera di Amnesty, nonostante ci sia un articolo nella Costituzione in merito.

Amnesty punta il dito anche sulle carceri, in particolare su quella di Champ-Doullon, nel canton Ginevra. "Ci sono prigioni sovrappopolate, che impongono ai detenuti ma anche al personale, condizioni davvero difficili" prosegue la Graf, parlando di "situazioni inumane" e specificando come manchino strutture apposite per carcerati con problemi psicologici (o dove esse ci sono, manca il personale adeguato).

Infine, per quanto riguarda i richiedendo l'asilo, vengono citate alcune richieste respinte che riguardavano cinque iraniani a rischio nel loro paese a causa dell'attività politica.

"Sono stati chiusi molti centri d'accoglienza, ed ora mancano posti", dice Denise Graf. Dunque i rifugiati vengono alloggiati in centri della protezione civile, atti a ospitare gente per poco tempo ma non per mesi come invece accade.

lunedì 27 gennaio 2014

Siria: delegazione Damasco a Ginevra accetta liberazione di 5.500 detenuti

Nova
La delegazione del regime siriano presente a Ginevra ha accettato di liberare 5.500 detenuti per avviare uno scambio di prigionieri con i ribelli. 

È quanto riferisce l'emittente televisiva "al Arabiya". Sono iniziate infatti oggi le consultazioni tra i rappresentanti di Damasco e i ribelli, alla presenza dell'inviato dell'Onu, Lakhdar Brahimi e del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Secondo l'inviato dell'emittente libanese "al Maiadin", il ministro degli Esteri siriano, Walid al Muallim, avrebbe detto a Ki-moon che "il ritiro dell'invito all'Iran alla conferenza di Ginevra 2 rappresenta un'onta per la tua persona". 

Intanto Brahimi sta cercando con le consultazioni di oggi di stabilire prima un clima di fiducia tra le parti per poi proseguire con le trattative: sinora, infatti, i colloqui si sono svolti in sessioni separate.