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giovedì 14 maggio 2020

Camerun: Sant’Egidio porta aiuti nelle carceri. Amnesty, situazione allarmante per Covid-19

ONUItalia
Per sostenere la crisi umanitaria e sanitaria che si è sviluppata in seguito alla pandemia di Covid-19 la Comunità di Sant'Egidio in Camerun ha organizzato in questi giorni distribuzioni di generi alimentari e coperte in quattro prigioni nell'estremo nord del paese africano. 
Foto: www.santegidio.org
In tutta l'Africa la situazione delle carceri sta continuando ad aggravarsi, ma in Camerun la Comunità ha inoltre promosso la liberazione di 12 prigionieri che avevano diritto ad essere liberati, ma che secondo Sant'Egidio erano stati "dimenticati" in prigione per motivi burocratici. 

Dalle prigioni del Camerun arrivano notizie confuse e allarmanti sulla diffusione del virus, secondo quanto scrive Riccardo Noury di Amnesty International.

Almeno un detenuto della prigione centrale Kondengui di Yaoundé è risultato positivo al tampone ed è stato trasferito in ospedale. Altri due detenuti sono morti pochi giorni dopo il rilascio. Ma i numeri - afferma Noury - potrebbero essere molto alti. 

Un detenuto della stessa prigione ha detto ad Amnesty International che ci sono molti ammalati e non si capisce da dove parta il contagio. I detenuti hanno paura di recarsi nell'infermeria perché lì ci sono molti positivi. A chi presenta sintomi viene somministrata una bevanda a base di zenzero e aglio. In una lettera inviata al ministero della Giustizia, un gruppo di detenuti ha denunciato che l'infermeria è 'satura di prigionieri' e il personale medico non riesce a gestire la situazione.

Il decreto emanato dal governo il 15 aprile ha favorito il rilascio di centinaia di prigionieri: 831 solo nella regione dell'Estremo Nord. Ma il sovraffollamento resta una realtà spaventosa: 432 per cento a Kondengui, 729 per cento nella prigione di Bertoua, 481 per cento in quella di Sangmelima e 567 per cento in quella di Kumba. 

Come in molti altri casi, scrive ancora la ong, il provvedimento non ha riguardato i prigionieri politici e di coscienza. Tra questi Mamadou Mota, vicepresidente del partito di opposizione Movimento per la rinascita del partito del Camerun; Mancho Bibixy Tse, che sta scontando una condanna a 25 anni solo per aver preso parte a proteste pacifiche contro l'emarginazione delle province anglofone del paese; Amadou Vamoulke, 70 anni, in cattive condizioni di salute, ex direttore della tv di stato, in detenzione preventiva dal 2016; e il più recente, Franck Boumadjieu, un attivista politico che aveva denunciato il silenzio del presidente Paul Biya all'inizio della pandemia.

domenica 10 maggio 2020

Silvia Romano è libera! Rappresentate dell'Italia migliore nel mondo

Blog Diritti Umani - Human Rights
Silvia Romano, la volontaria italiana rapita in Kenya il 20 novembre del 2018 è stata liberata. Lo annunciato il premier Giuseppe conte ieri nel pomeriggio.



Per la sua liberazione festeggia tutta l'Italia, insieme a tutti i volontari che in questi giorni hanno sostenuto i gravi bisogni nati dell'emergenza Covid-19 e che si fanno carico, insieme ai problemi del proprio paese, del bisogno di chi è più debole e fragile nei luoghi del mondo dove si vivono gravi povertà e vulnerabilità.

“I cooperanti non sono eroi solitari, ma uomini e donne – in maggioranza donne – che portano dentro di sé volti, storie, universi, e li trasmettono. Sono la parte migliore del nostro Paese perché si dedicano con generosità agli ultimi e costruiscono il futuro dell'Italia nel mondo globalizzato” - Andrea Riccardi

venerdì 8 maggio 2020

Emergenza Covid-19 - Dimenticata e sola l'Africa chiede aiuto. di Andrea Riccardi

Andre Riccardi - Il blog
La pandemia, per ora, ha cifre basse, ma una mortalità più alta. Aggravata dalla carenza di cibo, acqua, medicine

Ancora nessuno sa con certezza quale sarà l'effetto del coronavirus in Africa. Per ora le cifre sono basse, anche se molti le attribuiscono alla carenza dei controlli, e il tasso di mortalità percentualmente è già più alto che altrove. Forte preoccupazione poi è per l'impatto economico dell'isolamento. Tra l'80 e il 90% degli africani vive di attività "informali": lavori piccoli o domestici, artigianato e commerci. La chiusura dei mercati e l'impossibilità di muoversi sono devastanti.



In vari Paesi e negli slum delle città ci sono già state delle rivolte per il pane. A parte la difficoltà di imporre il distanziamento sociale, il problema urgente in molti Stati è fornire acqua e cibo a tutti.

Alle prime immagini del disastro europeo, i governi africani hanno chiuso le frontiere e imposto la quarantena a chi arrivava da fuori. Hanno cercato di adottare le stesse regole occidentali, ma non è stato possibile, pena la fame. 


Salvo eccezioni come il Rwanda (dove è possibile lo smart working), generalmente si utilizza il sistema del coprifuoco a tempo. Alcuni Paesi si sono arresi: nessun divieto, ma solo raccomandazioni. Eppure, con un aiuto esterno, gli Stati colpiti dall'epidemia di ebola avevano limitato i danni. 

Ora però l'Africa è sola e l'Occidente totalmente preso da sé.
Vista la precarietà dei sistemi sanitari e la carenza di terapie intensive o respiratorie, bisogna investire fortemente sulla prevenzione. Di questo si occupano per ora solo i cinesi. Il mondo religioso è in effervescenza, specie le sette neopentecostali. Ve ne sono alcune che rispettano le regole. Altre che le sfidano: «È la malattia dei bianchi... Uscite!». Altre ancora - la maggioranza - somministrano cure "miracolose" in affollate cerimonie. La crisi del sistema sanitario ha indotto da tempo gli africani a tornare alle cure tradizionali. Per i più poveri, che sono la maggioranza, è un dramma.


Moltissimi sono senza cibo né cure, con un prevedibile innalzamento del tasso di mortalità non dovuto alla malattia. Sono le "vittime collaterali". Le Ong occidentali ancora presenti sono poche perché i cooperanti sono rientrati.


Soltanto chi ha davvero formato quadri locali funziona, anche riconvertendosi alla lotta alla pandemia, come i programmi Dream anti-Aids di Sant'Egidio, i dispensari delle chiese o gli ospedali di Emergency. La crisi impone agli africani di ripensare l`intero sistema sanitario, ma sul breve periodo occorre aiutare dall'esterno, soprattutto sulla prevenzione.


La nota positiva è che gli africani, per lo più giovani, hanno un livello di resilienza maggiore al virus. Ciò darebbe tempo per reagire. Alcuni però notano che decine di milioni di africani hanno già il sistema immunitario indebolito da Aids, malaria e altro.


Una nuova pandemia potrebbe essere fatale o cronicizzarsi. Si attende il vaccino. Se l'Europa esce dal suo solipsismo impaurito forse potrà aiutare.


L'Africa non può essere dimenticata, la speranza di vivere e di resistere della sua gente deve trovare in tutti noi un approdo. Altrimenti un altro disastro africano da coronavirus costituirebbe un forte push factor per l'emigrazione: siamo tutti avvisati.

Fonte: Andrea Riccardi, il blog

323 giorni di sciopero della fame in un carcere turco: muore Ibrahim Gokcek il bassista dei Grup Yorum.

La Stampa
Addio a Ibrahim Gokcek. E’ il secondo membro della band a morire per questo tipo di protesta. Erdogan, che ritiene il gruppo legato al Fronte Rivoluzionario della Liberazione Popolare, aveva proibito agli artisti di tenere concerti in patria dal 2016.


Non ce l'ha fatta: Ibrahim Gokcek, bassista della band turca Grup Yorum, è morto oggi dopo 323 giorni di sciopero della fame in un carcere turco, attuato in segno di protesta per le restrizioni del governo nei confronti del gruppo musicale. 

Lo riferiscono i media locali. Il bassista 41enne è morto in un ospedale di Istanbul, dove era stato messo in terapia intensiva dopo aver abbandonato lo sciopero della fame due giorni fa, ma purtroppo le conseguenze del prolungato digiuno gli sono state fatali.

E' il secondo membro del popolare gruppo musicale bandito in Turchia a morire dopo uno sciopero della fame. La band Grup Yorum, che si è formata a Istanbul nel 1985, è conosciuta per le sue canzoni di protesta ed è composta di membri che si alternano a rotazione. Al gruppo era stato vietato di esibirsi in Turchia dal 2016, e le autorità avevano incarcerato alcuni dei suoi membri. I

l governo di Erdogan ha accusato Grup Yorum di legami con il Fronte Rivoluzionario della Liberazione Popolare, il gruppo militante indicato come organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall'UE. 

Il digiuno di Gokcek era stato interrotto due giorni fa, dopo che Erdogan aveva ceduto alle pressioni internazionali accettando che la band potesse tornare a suonare. 

Bangladesh - Rifugiati Rohingya dopo giorni alla deriva confinati in un'isola invivibile

Notizie Geopolitiche
Lo scorso sabato il governo del Bangladesh ha trasferito sull’isola di Bhasan Char più di 2 dozzine di rifugiati Rohingya che erano stati bloccati in mare da diversi giorni.

I funzionari delle Nazioni Unite dicono che i rifugiati, tra cui 15 donne e 6 bambini, sono stati portati per diversi giorni in un’isola soggetta alle alluvioni nel Golfo del Bengala.
I Rohingya sbarcati fanno parte fanno parte del gruppo delle 500 persone che sono stati bloccati su 2 pescherecci, che sono stati allontanati dalla Malesia a causa di severi controlli alle frontiere imposti dalla pandemia di coronavirus.

Negli ultimi anni sono stati ospitati nei campi di Cox’s Bazar nel sud del Bangladesh circa un milione di Rohingya che sono di fede musulmana.
Il governo del Bangladesh per alleviare la pressione degli accampati ha costruito strutture per 100 mila persone a Bhasan Char.
I Rohingya fanno parte degli strati più poveri della popolazione, da quando sono fuggiti da una brutale repressione militare in Myanmar vivono in Bangladesh dal 2017.
I Rohingya risiedono principalmente in Myanmar nello stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh. Negli ultimi mesi in Myanmar la situazione è peggiorata drammaticamente, a causa di alcuni scontri con le forze armate.
Questo paese asiatico è a maggioranza buddista e non considera i Rohingya cittadini, nonostante abbiano vissuto nel paese per generazioni. [...]

Anche i paesi dell’ASEAN (Association of South-East Asian Nations) sembrano riluttanti ad accoglierli come rifugiati, poiché le restrizioni alle frontiere si inaspriscono per controllare la diffusione del COVID-19.

La Malesia, che è spesso la destinazione delle barche Rohingya, ha impedito a una nave di sbarcare il 17 aprile scorso dopo che il governo ha chiuso i confini con gli stranieri a causa del COVID-19.

L’emergenza della pandemia diventa così una ottima scusa per il governo malese per impedire ai profughi Rohingya di entrare nel paese.

Alberto Galvi

giovedì 7 maggio 2020

Centinaia di sbarchi di migranti da Libia e Tunisia, la loro disperazione più forte dell'emergenza coronavirus

Vita
Dopo le quattro imbarcazioni arrivate autonomamente nell’isola nel fine settimana, un altro gommone con 156 persone a bordo è stato intercettato nelle acque territoriali italiane. L’emergenza Coronavirus non frena le partenze dalla Libia e dalla Tunisia. Disposto provvedimento di fermo amministrativo per la Alan Kurdi ormeggiata a Palermo

Proseguono senza sosta gli sbarchi autonomi di migranti a Lampedusa. Dopo le quattro imbarcazioni che hanno registrato un totale di 264 migranti arrivati nel fine settimana, un altro gommone, a quanto pare sovraccarico, con 156 persone a bordo è stato raggiunto in acque territoriali italiani da due motovedette della Guardia Costiera e da un pattugliatore della Guardia di Finanza. Delle 156 persone arrivate sull’isola 127 sono nel Bangladesh, mentre si registra un numero elevato di minori e di donne provenienti dalla Costa d’Avorio tra i migranti giunti, in parte autonomamente, nel fine settimana.
Intanto ieri sera al porto di Palermo, dove è ormeggiata la nave Alan Kurdi, la Guardia Costiera ha notificato un provvedimento di fermo amministrativo all’equipaggio della Ong tedesca:

«L'ispezione ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto. Accertate anche alcune violazioni delle normative a tutela dell'ambiente marino», scrive la Guardia Costiera in un comunicato, specificando che « Il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera ha, da tempo, avviato un dialogo con gli Stati di bandiera delle navi ONG affinché fossero identificati ed attuati i requisiti di sicurezza e protezione dell'ambiente per queste unità e per il servizio da esse espletato».

Di fronte ai numerosi arrivi di migranti a Lampedusa e all’allarme lanciato dal sindaco di Lampedusa Totò Martello, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha annunciato l'arrivo di una nave che stazionerà tra Lampedusa e Pozzallo come avvenuto con la nave Rubattino da dove lunedì si è concluso lo sbarco dei 183 migranti soccorsi precedentemente proprio dalla Alan Kurdi e dalla nave della Ong spagnola Aita Mari.

mercoledì 6 maggio 2020

Coronavirus - Kenya, Uganda, Nigeria, Ghana, Malawi: "In Africa la lotta al Covid diventa repressione: metodi brutali per imporre le restrizioni, attacco a oppositori e giornalisti"

Il Manifesto
Censure e violenze. Il rapporto di Human Rights Watch e la denuncia di Michelle Bachelet: dal Kenya all'Uganda, dalla Nigeria al Ghana polizia e governo usano le misure di contenimento per attaccare giornalisti, cittadini e opposizioni. Armati di pistole, con fruste, bastoni e gas lacrimogeni, gli agenti di sicurezza di diversi paesi africani hanno picchiato, arrestato e in alcuni casi ucciso persone mentre applicavano misure volte a prevenire la diffusione di Covid-19".


È il quadro evidenziato da Human Rights Watch sul comportamento di forze di polizia e militari in numerosi paesi in Africa. Riguardo alla denuncia di Hrw, Michelle Bachelet, Alta Commissaria Onu per i diritti umani (Ohchr), ha dichiarato che le misure di emergenza imposte durante la pandemia "non devono diventare strumento di repressione".

"I poteri straordinari non dovrebbero diventare un'arma che i governi possono usare per reprimere il dissenso, controllare la popolazione, mantenere il potere o censurare la stampa, ma dovrebbero essere usati per affrontare efficacemente la pandemia, in maniera non discriminatoria e con una durata limitata", ha detto Bachelet. 

Forte la condanna in merito alle numerose uccisioni di questo periodo che rischiano di trasformare "la pandemia in una catastrofe peggiore, con l'ampliarsi di crisi, rivolte e tensioni sociali, pericolose e nocive quanto il virus".

In Kenya un ragazzo di 13 anni è stato ucciso a colpi d"arma da fuoco dopo essere stato colpito da quello che la polizia ha descritto come un "proiettile vagante". Come "casuali" sono le morti di almeno altre otto persone, tra cui un motociclista deceduto dopo essere stato violentemente picchiato dai militari.

Almeno 25 le vittime delle forze di sicurezza in Nigeria, dove sono stati rilevati dalla Nigerian Human Rights Center (Nhrc) oltre 500 episodi di violenze nei confronti della popolazione, tra i quali venditori ambulanti e tassisti di auto e motociclette.

Nel vicino Uganda, Hrw ha accusato la polizia di aver usato "forza eccessiva" verso la popolazione e di aver effettuato raid e persecuzioni contro "giovani senzatetto, lesbiche, gay e transgender accusandoli di negligenza nella diffusione del virus". Le indagini hanno portato all'imputazione di 10 ufficiali accusati anche di "torture e violenze nei confronti di donne".

Alla stessa maniera vengono condannate le centinaia di arresti per la violazione delle norme di restrizione, visto che le carceri sono un "ambiente ad alto rischio e bisognerebbe concentrarsi piuttosto sul rilascio delle persone in sicurezza, come i prigionieri politici e d'opinione", ha affermato Bachelet. 

Perplessità anche per quanto riguarda le restrizioni e il loro utilizzo politico. I gruppi di opposizione in Ghana sono preoccupati per una nuova legge che conferisce al presidente ampi poteri: "Volevamo che il presidente facesse uso di poteri di emergenza venendo in parlamento per valutare la loro necessità, ma non è avvenuto e ci preoccupa il nostro futuro democratico" ha dichiarato alla Bbc Ras Mubarak, deputato del Congresso nazionale democratico, all'opposizione.

Critiche ancora più forti nei confronti del presidente del Malawi, Peter Mutharika, che sta usando il coronavirus per "risolvere i suoi problemi politici" schierando l'esercito nelle strade e "annientando le proteste e gli oppositori". 

Ultimo aspetto analizzato da Hrw è "il targeting di giornalisti" in riferimento alla giornata mondiale della libera stampa del 3 maggio, "con la libertà di espressione e informazione sempre più a rischio nel mondo".

In Tanzania, Ghana, Kenya e Somalia le autorità governative hanno sanzionato e oscurato alcune emittenti televisive per aver trasmesso contenuti "fuorvianti e non veritieri" sulla strategia dei governi nella lotta contro il coronavirus, mentre sono decine ormai i giornalisti arrestati o picchiati dagli agenti di sicurezza in numerosi paesi dell'Africa occidentale (Mali, Senegal, Camerun, Costa d'Avorio) e del Maghreb (Algeria, Marocco ed Egitto) secondo Reporters sans Frontières. 

"Mentre la pandemia di Covid-19 si diffonde, ha anche dato origine a una seconda pandemia di disinformazione, dai consigli sulla salute dannosi, alle teorie della cospirazione fino alla censura. La stampa fornisce l'antidoto: notizie e analisi verificate, scientifiche e basate sui fatti", ha affermato ieri il segretario generale Onu, Antonio Guterres.

Stefano Mauro