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domenica 13 maggio 2018

Vietnam: 4 anni di carcere a Bui Hieu Vo per dei post su Facebook contro il governo.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Hanoi: un tribunale in Vietnam ha condannato 
Bui Hieu Vo, 56 anni a quattro anni di carcere per dei post sulla sua pagina Facebook dove si opponeva al partito comunista e al potere e lo stato.
Bui Hieu Vo
Arrestato nel marzo dell'anno scorso, il suo processo è stato tenuto mercoledì al tribunale del popolo di Ho Chi Minh City, secondo il quotidiano "Tuoi Tre".

Vo aveva confessato e chiesto allo stato di dargli indulgenza.









ES

Fonte : The Sidney Morning Herald 

martedì 3 gennaio 2017

Cambogia. 5 anni di carcere a leader dell'opposizione per un post su Facebook

Reuters
Sam Rainsy, il leader dell'opposizione cambogiana, è stato condannato in contumacia a cinque anni di reclusione per aver "cospirato per creare caos" accusando il primo ministro Hun Sen di aver ceduto territorio nazionale al vicino Vietnam. 

Il tribunale municipale di Phnom Penh ha condannato Rainsy per aver rilanciato su Facebook una serie di documenti tradotti in cui si insinuava che il governo avesse firmato un trattato con il quale Hun Sen avrebbe dato al Vietnam una striscia di territorio in una zona non ben demarcata.
Sono stati condannati alla stessa pena anche due collaboratori del suo partito che curano dall'estero la pagina Facebook. Sam Rainsy è attualmente in esilio in Francia. Gli è stato proibito di tornare in patria. Il prossimo anno in Cambogia si terranno delle elezioni locali, che faranno da prologo in vista delle legislative del 2018.

mercoledì 9 novembre 2016

Cambogia. Esponente partito opposizione condannato a 7 anni per un post su Facebook

Corriere della Sera
In Cambogia è sufficiente un post, per nulla violento e molto spiritoso, per essere condannati a sette anni di carcere. La sentenza è stata comminata, lunedì 7 novembre, ai danni di Hong Sok Hour, esponente del Partito del riscatto nazionale cambogiano, all'opposizione. 

Il senatore Hong Sok Hour
Il Partito del popolo cambogiano è impegnato in una campagna di pubbliche relazioni per convincere la comunità internazionale, in particolare i paesi donatori, che nel paese sono rispettare le regole della democrazia, tanto più che c'è un partito di opposizione.

Peccato che contemporaneamente il partito al potere non risparmi gli sforzi per ridurre al silenzio oppositori, attivisti ed esponenti dei movimento per i diritti umani. Così è capitato che il senatore Hong Sok Hour venisse arrestato nell'agosto 2015 per aver pubblicato su Facebook un divertente video su un inesistente accordo tra Cambogia e Vietnam per la risoluzione di dispute sui confini. Il potere giudiziario non ha mostrato altrettanto spirito: dopo un anno e tre mesi di detenzione preventiva, Hong Sok Hour è stato giudicato colpevole di diffusione di false informazioni e istigazione.

In barba alla costituzione del paese e degli obblighi assunti dalla Cambogia all'atto della ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici, per quel video Hong Sok Hour ha preso sette anni di carcere. Questo è il clima in Cambogia, quando deve ancora iniziare la campagna per le elezioni generali del 2018. E non è finita qui: mentre Hong Sok Hour veniva condannato, un portavoce del governo annunciava che l'ufficio locale dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite in Cambogia è "illegale".

venerdì 19 agosto 2016

La pagina Facebook del Blog Diritti Umani ha superato i 5000 "Mi Piace" Grazie a tutti!

Blog Diritti Umani - Human Rights
La pagina Facebook del Blog Diritti Umani - Human Rights ha superato i 5.000 "Mi Piace.
Grazie a tutti i lettori della pagina e del Blog Diritti Umani.
Con l'occasione chiedo tutti i lettori di invitare i propri "amici" di Facebbok a mettere "MI PIACE" sulla pagina "Diritti Umani - Human Rights" dove vengono pubblicati tutti i post di questo Blog.
Aiutiamo a dare voce a notizie che trovano poco spazio nei media o ad appoggiare notizie importanti per i temi che il Blog porta avanti.
Grazie!

sabato 25 giugno 2016

Niger: critica governo su Facebook, attivista diritti umani condannato a sei mesi di carcere

Agenzia Nova
Niamey - Il presidente del Quadro di azione per la democrazia e i diritti umani in Niger, Abdoul Ousmane Moumouni, è stato condannato a sei mesi di prigione e a una pena pecuniaria di 50 mila franchi Cfa per avere pubblicato sul suo profilo Facebook un post critico verso il governo. 

Abdoul Ousmane Moumouni
Lo riferisce il sito online della rivista “Jeune Afrique”. L’uomo è stato arrestato lo scorso 14 giugno, dopo avere apertamente criticato “l’incapacità del governo di vincere i gruppi jihadisti”. Il post è stato pubblicato dopo il sanguinoso attacco che ha colpito la città di Bosso lo scorso 3 giugno, provocando la morte di 26 militari.

mercoledì 8 aprile 2015

Turchia: opposizione accusa "gigantesca censura" dopo oscuramento reti sociali.

ANSAmed
Ankara - Il governo del presidente islamico Recep Tayyip Erdogan ha dato il via alla corsa verso le elezioni politiche del 7 giugno, che un commentatore ha definito "forse le più importati della storia" del paese, con una "gigantesca censura" accusa oggi la stampa di opposizione.

Ad Ankara la tensione rimane alta dopo l'oscuramento ieri di Facebook, Twitter, Youtube e di altri 166 siti e le minacce a Google scattati per imporre la cancellazione delle immagini del giudice Mehmet Selim Kiraz ripreso con una pistola puntata contro il capo. 

L'opposizione grida alla censura, Cumhuriyet parla di "democrazia dimezzata" e accusa il governo islamico di avere imposto "il maggiore black-out finora delle reti sociali" nel mondo. Yurt parla di "gigantesca censura" e di un "bando vergognoso", Birgun avverte che il paese richia di avviarsi verso "caos e censura" da qui al voto.

Erdogan già aveva bloccato per settimane Youtube e Twitter un anno fa dopo imbarazzanti rivelazioni in rete sulla 'tangentopoli del Bosforo'. Allora le due reti sociali si erano rifiutate di censurare i loro utenti. Questa volta in poche ore invece hanno oscurato in Turchia gli account con la foto che non piace al governo obbedendo all'ordine di un giudice di Istanbul.

L'accesso è stato sbloccato. Cosi ha fatto anche Google, rileva Hurriyet.

In parallelo sette quotidiani turchi critici con il governo islamico sono stati incriminati per "propaganda per un gruppo terroristico" per avere pubblicato la foto. Il pm Mehmet Selim Kiraz era stato preso in ostaggio la settimana scorsa da due membri del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C che chiedevano "giustizia" per un ragazzo ucciso dalla polizia durante le proteste di Gezi Park. Pm e rapitori erano morti nell'assalto delle teste di cuoio turche.

 Il governo afferma che Kiraz è stato ucciso dai rapitori, ma vi è il sospetto che non sia cosi. I risultati dell'autopsia non sono stati resi pubblici. Il capo dell'opposizione Kemal Kilicdaroglu ha chiesto vengano comunicati immediatamente al paese. L'avvio di fatto della campagna per le politiche con la presentazione oggi delle liste fa levitare ulteriormente la tensione. Erdogan chiede agli elettori una ampia maggioranza assoluta per il partito islamico Akp che gli consenta di cambiare la costituzione e imporre un regime presidenziale forte. 'Una dittatura' per l'opposizione. 

I sondaggi danno però l'Akp in forte calo di consensi. L'opposizione spera in una prima sconfitta di Erdogan. Ma teme che da qui al voto una 'strategia della tensione" insanguini il paese. Per il quotidiano Yeni Akit l'attacco sabato al bus del Fenerhbace, vincitore del Trabsonspor, rientra in questa strategia "di una mente occulta" che cercherebbe di "creare il caos prima del voto". Due persone sono state arrestate a Trebisonda accusate di essere responsabili degli spari sull'autostrada lungo il Mar Nero contro il pulman dei calciatori del Fenehrbace. Avrebbero filmato con il cellulare l'agguato. Poteva finire in un bagno di sangue - e in una guerra civile fra tifoserie - se l'autista, colpito al volto, non avesse avuto il riflesso di fermare il pesante automezzo, evitando il peggio.

di Francesco Cerri

domenica 7 dicembre 2014

Iran: Soheil Arabi, condannato a morte per un post su Facebook. Una petizione per salvarlo

Blog Sicilia
Pubblicò su Facebook un post con insulti destinati a Maometto, il profeta dell’Islam. Per questo motivo è stato condannato a morte.
Soheil Arabi ha 30 anni ed è un blogger e fotografo iraniano. Nel novembre 2013, quando venne arrestato, gestiva numerose pagine sul social network. Sulle stesse aveva compiuto il reato di “sabb al-nabi” (insulto al profeta) e sempre su una delle pagine aveva ammesso di aver scritto offese “senza pensare e in precario stato psicologico”.

Secondo il codice penale islamico, se vengono comprovate circostanze quali rabbia, errore o citazione di parole altrui, la pena può essere commutata in 74 frustate. E invece la condanna di Soheil è stata confermata dal giudice.

Il trentenne iraniano sarà dunque ucciso per aver scritto. Il contenuto non è sicuramente apprezzabile, ma il gesto è quello, la scrittura di un post online sulla pagina di un social network.

La vicenda di Soheil sta scuotendo il mondo. Gli appelli per salvare la sua vita arrivano da tutto il mondo, anche e soprattutto dal web stesso.
Sabri Najafi, iraniana residente in Italia, ha pubblicato una petizione online sul sito Change.org per chiedere “alle autorità iraniane la sospensione della pena di morte a Soheil Arabi e il rispetto delle leggi internazionali sui diritti umani secondo le quali la pena di morte può essere esercitata soltanto per i crimini più gravi, tra i quali senz’altro non rientrano i reati d’opinione”. Al momento, il suo appello ha ottenuto oltre 75mila firme.

La questione è ben più grande di una condanna a morte: social network senza libertà di parola, Facebook e pena di morte, sviluppo tecnologico e diritti umani mancati. In un Paese come quello in cui il blogger è stato prelevato da casa in piena notte, chiuso in un carcere noto come luogo di tortura e infine reputato non degno di continuare a vivere, la diffusione dei social network crea scenari spaventosi.

di Giovanni Corrao

domenica 12 gennaio 2014

Raccolti 1,9 miliardi di Rials con 18mila donazioni Iran, salvato dalla pena di morte con una colletta su facebook

RAI News
I fondi sono serviti per comprare il perdono dei familiari della persona che il giovane aveva ucciso secondo l'usanza frl 'diyeh', il 'denaro al posto del sangue'
Teheran, Una maxi-colletta realizzata in Iran attraverso Facebook ha salvato la vita a un ragazzo di 23 anni condannato all'impiccagione per omicidio e da sette anni nel braccio della morte: ne dà notizia il sito 'Tabnak'.

Nonostante gli iraniani possano accedere a Facebook solo attraverso diffusi software pirata, 18mila persone hanno partecipato alla colletta con piccole somme di denaro, che hanno permesso di raccogliere 1,9 miliardi di Rials (circa 47.500 euro), in una Paese in cui un impiegato ne guadagna in genere poco più di 150 al mese. Non solo: dato che si stavano accumulando in maniera eccessiva, è stato addirittura necessario pubblicare una preghiera di fermare le donazioni. E' stato cosi' integrato per oltre la metà il ricavato raccolto da un'associazione di beneficenza.

I fondi sono serviti per comprare il perdono dei familiari della persona che il giovane - condannato quando aveva 16 anni - aveva ucciso (il 'diyeh' o 'denaro al posto del sangue'). Il ragazzo, che sarà scarcerato presto, ha fatto pubblicare una lettera in cui ringrazia i donatori e promette di condurre in futuro una vita "sana".