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mercoledì 2 giugno 2021

Zambia - Approvata legge: Ergastolani con "buona condotta" e che mostrano pentimento liberi per 14 giorni e possibile sospensione della pena

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Presidente Edgar Lungu ha firmato una legge che consentirà di concedere ai detenuti un permesso di due settimane per visitare le loro famiglie.
Il Presidente dello Zambia Edgar Lungu
Potranno usufruire della misura anche i condannati all'ergastolo e per coloro che manterranno un buon comportamento, avranno la possibilità di non tornare più in carcere.

La legge sul servizio di correzione attraverso il commissario generale con la consulenza del ministro degli interni consentirà ora a qualsiasi detenuto di interrompere la detenzione per due settimane per visitare la famiglia.

Secondo il commissario generale del servizio correttivo dello Zambia, Chisela Chileshe, la disposizione era contenuta nella legge precedente, ma il presidente Lungu l'ha rafforzata attraverso una disposizione costituzionale.

Il servizio correttivo dello Zambia indica al presidente Lungu la sospensione della pena per i detenuti condannati all'ergastolo che abbiano mostrato sincero pentimento e un buon comportamento ritenendo che non siano più un pericolo per la società.

Il commissario generale ha dichiarato che i detenuti che confermassero il loro comportamento corretto non sarebbero più tornati negli istituti penitenziari.

Il dottor Chileshe, tuttavia, ha affermato che coloro che avessero continuato una condotta scorretta sarebbero tornati a scontare l'ergastolo.

Questa disposizione ha provocato reazioni contrastati sui social. Alcuni evidenziano il rischio di evasioni ma altri affermano che: "è necessario di favorire il reinserimento sociale dei detenuti e di non pensare al carcere come a un sistema punitivo".

ES

Fonte: Mwebantu - Inmates to be granted a two week leave to visit their families.

sabato 2 febbraio 2019

Zambia. Emergenza nelle carceri peggiori dell'Africa. Muoiono uomini, donne e bambini per mancanza acqua, cibo e cure. Sovraffollamento impensabile

fides.org
La Caritas a fianco ai detenuti. Costruire un futuro per i detenuti, credendo nel reinserimento e nella loro redenzione. Da questa convenzione parte il progetto messo in campo dalla Caritas Zambia, in collaborazione con Celim, una Ong italiana da anni attiva nel Paese, per aiutare i carcerati zambiani.


Secondo una classifica pubblicata dalla rivista statunitense "Forbes", il sistema carcerario dello Zambia è il peggiore dell'Africa. I detenuti sono costretti a vivere stipati in celle di piccolissime dimensioni. Nello spazio nel quale dovrebbero vivere ottomila detenuti ne sono ammassati 25mila. Al mondo solo ad Haiti, nelle Filippine e in Salvador i carcerati vivono in condizioni peggiori.

"Nella carceri zambiane - spiega a Fides Lara Viganò di Celim - i detenuti muoiono per mancanza di acqua, cibo e cure: mancano i servizi medici di base, le infrastrutture sono insufficienti o decadenti e le medicine scarseggiano. In particolare, i bisogni delle donne e dei bambini non vengono adeguatamente affrontati. Le donne incinte non ricevono trattamenti né nutrienti adeguati alla loro condizione e i figli delle detenute sono costretti a condividere il pasto con le madri. Il sistema penitenziario dello Zambia sta cercando di trasformarsi puntando sulla riabilitazione più che sulla punizione anche perché il tasso di recidiva è alto (30%). Ma i mezzi sono scarsi".

Il progetto si concentra anzitutto sulla formazione. Nelle sette prigioni in cui Caritas Zambia opera, si sono organizzati corsi professionali per i detenuti (elettricista, falegnameria, meccanica ecc.)aiutandoli a sostenere gli esami di qualifica professionale. L'idea di base è costruire, insieme a loro, capacità che possano spendere una volta usciti di prigione". In questo contesto si inserisce anche il progetto di realizzare degli orti che ha una doppia valenza: offre la possibilità di imparare il mestiere dell'agricoltore. In secondo luogo, permette di avere verdura fresca per variare la dieta dei detenuti

"L'attenzione alla salute - osserva Lara Viganò - è uno dei punti qualificanti del progetto. Negli anni abbiamo cercato di prestare attenzione alla condizioni igienico sanitarie dei detenuti e, in particolare, delle detenute e dei loro bambini. Nella prigione di Mazabuka, un penitenziario in pessime condizioni, abbiamo realizzato una clinica e organizzando corsi di formazione sanitaria. L'obiettivo è garantire la presenza costante di una persona preparata a intervenire in casi di emergenza ma anche di più semplici malanni".

Il progetto, iniziato nel 2016, prosegue nel 2019 con due obiettivi ambiziosi. "Nel nuovo modulo che abbiamo pensato - conclude Lara Viganò - ci concentreremo sul reinserimento economico-sociale. Creeremo centri nei quali, una volta riguadagnata la libertà, gruppi di ex detenuti potranno lavorare insieme e offrire ai concittadini i loro servizi come piccoli artigiani. In secondo luogo lavoreremo per la riconciliazione favorendo l'incontro dei detenuti con i loro famigliari, con le vittime e offrendo loro servizi di counseling. Siamo convinti che il reinserimento non solo sia possibile, ma sia doveroso e che queste persone possono dare ancora molto al loro paese".

domenica 24 settembre 2017

Zambia: oltre 6 mila rifugiati dal Congo-Kinshasa lo scorso mese, governo teme "crisi umanitaria"

Agenzia Nova
Lusaka - Le violenze in corso nel paese hanno finora provocato la morte di migliaia di persone, con oltre un milione di altre costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. 


Situazione critica soprattutto nella provincia del Kasai, dove è in corso un’insurrezione guidata dalla milizia Kamuina Nsapu che chiede il ritiro delle forze governative dall’area a seguito dell’uccisione del suo leader, lo scorso anno. 

Attualmente, secondo le stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), lo Zambia dà ospitalità a quasi 60 mila profughi e richiedenti asilo, provenienti soprattutto da Angola, Congo, Ruanda, Burundi, Somalia e Uganda.

sabato 22 luglio 2017

Zambia. Il leader opposizione Hichilema detenuto in condizioni "disumane"

Nova
A cento giorni dal suo arresto con l'accusa di tradimento, il leader dell'opposizione in Zambia, Hakainde Hichilema, ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook nel quale denuncia le condizioni "disumane" in cui versano i detenuti. 


Hakainde Hichilema
"A prescindere dai reati commessi, i detenuti devono essere trattati in maniera umana e in conformità con le convenzioni locali e internazionali per quanto riguarda il trattamento delle persone e il rispetto dei diritti umani. La situazione è ancora peggiore per coloro che stanno ancora cercando di capire quale crimine abbiano commesso ma che sono già stati puniti vivendo in queste condizioni inumane", ha scritto Hichilema.

Il leader dell'opposizione zambiana è stato arrestato nel mese di aprile dopo che il convoglio a bordo del quale viaggiava si era rifiutato di farsi da parte per lasciar passare quello con a bordo il presidente Edgar Lungu. 

Lo scorso 15 maggio Hichilema è stato prosciolto dal tribunale di Lusaka dall'accusa di ingiuria, ma deve ancora difendersi dall'incriminazione per tradimento. In precedenza è stata fatta cadere anche l'accusa di disobbedienza agli ordini delle autorità. 

Hichilema, alla guida del Partito unito per lo sviluppo del popolo (Upnd), era stato sconfitto dal presidente Lungu in una contestata elezione presidenziale che secondo l'opposizione sarebbe stata macchiata da brogli.

venerdì 28 aprile 2017

Africa/Zambia - I Vescovi criticano il brutale arresto di Hakainde Hichilema il principale leader dell’opposizione

Agenzia Fides
Lusaka - “Non si usi la polizia per regolamenti di conti politici”. È l’ammonimento lanciato dalla Conferenza Episcopale dello Zambia (Zambia Conference of Catholic Bishops -ZCCB) dopo il brutale arresto del leader dell’opposizione, Hakainde Hichilema, accusato di tradimento, perché avrebbe bloccato il corteo di auto del Presidente Edgar Lungu.


L’11 aprile la polizia ha arrestato Hichilema con un raid notturno sulla sua abitazione, sfondando la porta e tirando granate lacrimogene.
I Vescovi hanno biasimato la violenza sproporzionata e inutile con la quale è stato condotto l’arresto di Hichilema. “Non poteva esserci un modo più civile per convocarlo al commissariato per notificargli i capi d’accusa?” afferma la dichiarazione della ZCCB, firmata dal suo Presidente, Sua Ecc. Mons. Telesphore George Mpundu, Arcivescovo di Lusaka. 

Hichilema, leader dell’United Party for National Development (UPND) è stato sconfitto con un ristretto margine dal Presidente Lungu nelle elezioni presidenziali dell’11 agosto 2016 caratterizzate da tensioni prima e durante il loro svolgimento. 

I Vescovi in più occasioni avevano denunciato il clima di violenza politica diffuso nel Paese. Il brutale arresto del principale leader dell’’opposizione, secondo la dichiarazione di Mons. Mpundu, non fa altro che rinfocolare le tensioni tra i sostenitori del partito del Presidente Lungu e quelli dell’UPND. 

“Condanniamo la cattiva abitudine in base alla quale i partiti una volta assunto il potere usano subito i servizi di polizia per regolare i conti politici e per impedire ai loro rivali di organizzarsi per condurre la loro campagna politica, imponendo la propria visione al Paese”.
“È sempre la stessa storia da un’amministrazione all’altra e questa non fa eccezione” rimarca la dichiarazione che conclude criticando il sistema giudiziario per “lasciare che il Paese sprofondi non opponendosi alle manipolazioni politiche e alla corruzione”. (L.M.) 

domenica 19 luglio 2015

Abolish death penalty, Zambia's leader Lungu told - Commute the sentences of at least 332 prisoners

News24
Cape Town – Amnesty International (AI) has lauded the decision by Zambian President Edgar Lungu to commute the sentences of at least 332 prisoners awaiting death by hanging to life imprisonment.
President Edgar Lungu
AI, a non-governmental organisation focused on human rights, said the move was a "laudable first step" and a "triumph" for the right to life.

Lungu on Thursday reduced the sentences of the death row inmates to life imprisonment so as "to ease maximum security prison congestion", according to a Reuters report.

Crimes that could be punishable by death include murder, treason and robbery with a deadly weapon, although Zambia has not executed any prisoners since 1997.

Lungu said during a visit to Mukobeko Maximum Security prison, about 180km north of Lusaka, that it was unacceptable for a prison with a capacity of 51 inmates to house hundreds.

Progressive step
"It goes without saying that this is an affront to basic human dignity apart from the health and sanitation challenges that it has created," Lungu was quoted as saying.

AI urged Lungu to abolish the death penalty completely , saying it violated the right to life. The group said there was no evidence that the death penalty deterred crime more than other forms of punishment.

"President Edgar Lungu has taken a very progressive step by deciding to spare these 332 people the death penalty, the ultimate cruel, inhuman and degrading punishment. We commend him for this decision, but he must do more and totally abolish the death penalty in the country," AI's director for Southern Africa Deprose Muchena said.

Muchena added: "Zambia must build on its own achievements and join other countries around the world that are moving away from using the death penalty. Governments that are continuing to use death penalty thinking that it will reduce crime are only misleading themselves."

Sub-Saharan Africa saw progress in the reduction of executions in 2014. Satistics show that at least 46 executions were recorded in three countries compared to 64 executions in five countries in 2013 – a drop of 28%.

Only three countries - Equatorial Guinea, Somalia and Sudan – were known to have carried out executions.

Madagascar became this year the 99th country to have abolished the death penalty for all crimes and was shortly followed suit by Fiji and Suriname.

domenica 19 maggio 2013

Angola to fight for its nationals on Zambia death row

Africa Review
Angolan authorities have said they will fight for the release of their 20 nationals who are facing the death penalty in Zambia.

Angolan Justice and Human Rights minister Rui Mangueira is to visit Zambia next week for talks with local authorities on the situation.

About 50 Angolans are languishing in various Zambian jails with 20 facing death penalties mainly for murder convictions.

Angola was among the first African countries to abolish death penalty in 1991 following a constitutional review.

"Since our President is so concerned about this issue, I will travel to Zambia next week to discuss it with the local authorities in Lusaka," Mr Mangueira told the Portuguese news agency Lusa Tuesday.

Mr Rui is also expected to meet his Zambian counterpart and with President Michael Sata.

Human Rights - Diritti Umani - Droits de l'Homme - Derechos Humanos - For a World Without the Death Penalty - Rights of prisoners - No Justice Without Life