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mercoledì 2 ottobre 2019

Carcere e psichiatria - Malati psichici non trovano posto nelle Rems e restano in carcere. Sono 200 in Italia ad attendere il ricovero

articolo21.org
Giacomo Seydou Sy è in carcere da quattro mesi ma dovrebbe essere in una Residenza per l'esecuzione della pena per curarsi. Giacomo ha poco più di 25 anni ed è affetto da bipolarismo motivo per il quale, secondo la relazione psichiatrica, è "inadatto al regime carcerario".


Il suo caso, nonostante sia di dominio pubblico e sia stato preso in carico dal Garante dei detenuti del Comune di Roma, Gabriella Stramaccioni, sembra destinato a non trovare una soluzione.

"Articolo 21 - ha esordito la portavoce Elisa Marincola, aprendo la conferenza stampa che si è svolta in Federazione nazionale della stampa - ha deciso di affiancare la mamma del giovane, Loretta Rossi Stuart, in questa battaglia di giustizia e diritti, raccogliendo il suo appello ad aiutarla a salvare suo figlio. Bisogna fare presto, da una settimana Giacomo è in isolamento a Rebibbia e questo può aggravare le sue condizioni. Ci affianchiamo alla rete di associazioni e alle istituzioni, dal Garante nazionale per le persone private delle libertà, che stanno cercando una soluzione al caso".
Il problema è rappresentato dalla mancanza di posti nelle Rems, le strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari chiusi per legge. Attualmente nel Lazio sono in 43 ad attendere il ricovero, 200 in tutta Italia. Nell'attesa che se ne liberi uno chi è stato incarcerato con patologia che richiedono assistenza specializzata deve restare dietro le sbarre.
"Mio figlio è bipolare, non dovrebbe stare in carcere, lo dice la legge, ma nelle strutture psichiatriche previste per lui. È esasperato dalla situazione. Continua a resistere ma è assolutamente consapevole che lui non dovrebbe essere in cella. La mia battaglia è per lui e per gli altri che aspettano chiusi in carcere quando dovrebbero essere curati altrove. Spero che la mia battaglia serva almeno a questo: a dare voce a chi non ce l'ha" aggiunge questa madre coraggio che in questi mesi non ha smesso un solo istante di combattere per i diritti di suo figlio.

E gli esperti, le autorità in materia le danno ragione. Come la Garante dei detenuti per il Comune di Roma Gabriella Stramaccioni che ha evidenziato sulla necessità di aumentare i centri Rems spesso "sovraffollati perché le strutture vengono concesse a chi ha misure provvisorie e non a chi ha misure definitive".

di Antonella Napoli

lunedì 8 luglio 2019

Roma: Ciani visita la struttura per malati psichici "REMS" di Palombara Sabina "importante monitorare superamento Opg"

Ristretti Orizzonti
"La presenza delle istituzioni nei luoghi di fragilità e di cura è fondamentale per monitorare le politiche sanitarie e realizzare l'integrazione socio-sanitaria. Dopo aver inserito alcuni punti specifici sulla salute mentale nel Piano Sociale Regionale, oggi ho visitato personalmente la Rems di Palombara Sabina per ascoltare i malati e gli operatori e capire come sta procedendo il superamento degli Opg".


Lo ha detto Paolo Ciani, vice Presidente della Commissione Salute della Regione Lazio e consigliere di Demos - Democrazia Solidale, in occasione dell'odierna visita alla Rems di Palombara Sabina.

"La salute mentale è un grande tema per la Regione e l'intero Paese. Così come lo e' il rapporto tra salute mentale e giustizia. Dopo la giusta chiusura degli Opg, ora la sfida sono le Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Bisogna vigilare sui percorsi terapeutici dei malati internati, valorizzare le competenze degli operatori e capire l'interazione delle strutture con il territorio circostante. Ritengo fondamentale mettere le istituzioni in ascolto e cercare soluzioni efficaci per i diversi bisogni, senza escludere nessuno".

Ha proseguito Ciani: "Questi luoghi rappresentano uno snodo fondamentale per l'integrazione sociosanitaria. Per questo, come vicepresidente della Commissione Sanità ho inserito alcuni punti specifici - continuità terapeutica, mediazione linguistica ove necessaria, strutture residenziali alternative alle Rems - nella stesura del Piano sociale regionale.
Ora sto monitorando l'implementazione di queste misure, convinto che il reciproco ascolto e un'effettiva collaborazione fra i diversi soggetti sia fondamentale. L'Italia e' il paese di Franco Basaglia e, a 40 anni dalla legge 180, dobbiamo costruire percorsi di cura e riabilitazione che siano all'altezza della nostra storia
".

Durante la visita il vice presidente Ciani e' stato accompagnato dal Commissario della Asl Rm 5 Giuseppe Quintavalle, dalla referente regionale per la salute mentale, dai diversi responsabili del Distretto e dei moduli, dell'attigua Casa della Salute, dal vicesindaco e da rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri.

sabato 18 marzo 2017

Detenuti psichici. Tutti nelle Rems. Una scorciatoia che reintroduce la logica manicomiale degli OPG

Quotidiano Sanità
Sgomento, amarezza e forte preoccupazione. È quanto proviamo oggi, dopo l’approvazione del ddl "giustizia" sul quale il Governo ha posto la fiducia. Si introduce infatti una scorciatoia a favore di chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile per garantire le cure ai detenuti: la soluzione è rinviare tutti coloro che hanno (o si presume abbiano) problemi di disagio mentale nelle Rems, ovvero strutture dedicate solo ai malati di mente, col risultato di riprodurre la logica manicomiale del cd “doppio binario”
Il d.d.l. approvato al Senato con la modifica del codice penale e di procedura penale sulla tutela della salute mentale in carcere che ora rischia di far fare un passo indietro al già faticoso processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG).

Il comma 16 disciplina infatti il caso in cui “le sezioni degli istituti penitenziari … non siano idonee, di fatto, a garantire i trattamenti terapeutico – riabilitativi, … nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione“. Per tali casi, effettivamente ancora presenti in alcune (non tutte, per fortuna) realtà carcerarie, sarebbe stato necessario indicare misure, azioni, tempi e risorse per superare le inefficienze e per far rispettare il diritto alla cura. 

Cosa prevede invece il comma 16? Introduce una scorciatoia a favore di chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile (più o meno colpevolmente) per garantire le cure ai detenuti: la soluzione è rinviare tutti coloro che hanno (o si presume abbiano) problemi di disagio mentale nelle Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), ovvero strutture dedicate solo ai malati di mente, col risultato di riprodurre la logica manicomiale del cd “doppio binario”.

Una soluzione che solo chi non conosce la complessità dei problemi può considerare efficace. Come si può pensare che sia meglio rinviare alle Rems una persona le cui condizioni di disagio mentale devono essere ancora accertate anziché sottoporla a valutazioni specialistiche da parte dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, sicuramente più efficaci e rapidi? 

Come si può pensare che far entrare una persona nel circuito delle misure di sicurezza, noto per i suoi gravi limiti, sia meglio che utilizzare i servizi sanitari ospedalieri, come peraltro già previsto dalla normativa e appena raccomandato anche dagli Stati Generali della Giustizia? 

Come si può pensare di farlo nell’interesse della persona detenuta e non per assolvere i responsabili degli inadempimenti o per facilitare chi considera tali pazienti solo delle seccature? 

Come si può pensare di farlo con l’attuale dotazione di Rems, già sature, senza temere una prossima moltiplicazione delle stesse, con conseguenti investimenti immobiliari e costi di gestione non marginali e comunque superiori alle soluzioni alternative? 

Non è così che si risolve il problema della salute mentale delle persone detenute.

Bisogna al contrario lavorare con paziente determinazione per qualificare i programmi di tutela della salute mentale (e più in generale della salute) in carcere, per istituire in ogni istituto penitenziario e senza ulteriori ritardi le sezioni psichiatriche già previste dalla normativa, per sostenere concretamente i Dipartimenti di Salute Mentale (come chiede il mondo della psichiatria), per far rispettare i principi previsti dalla recente normativa che ha favorito - pur fra tante difficoltà - il superamento degli OPG. 

Bisognerebbe infine ripensare alcuni articoli del codice penale e del codice di procedura penale, compito che la Commissione Giustizia potrebbe svolgere egregiamente invece di accogliere soluzioni che rischiano di essere peggiorative per le persone malate. La soluzione prospettata cronicizza le carenze presenti in alcune realtà anziché operare al loro superamento.

Per questo abbiamo chiesto al Governo che, in occasione della predisposizione dei decreti delegati, intervenga con decisione per evitare che ciò che si paventa nel comma 16 diventi regola generale, perché sia assicurata l’effettiva idoneità delle sezioni degli istituti penitenziari a garantire adeguati trattamenti fondati sui piani terapeutici individuali e perché si sostengano i Dipartimenti di Salute Mentale.

Nerina Dirindin e Manuela Granaiola

lunedì 13 marzo 2017

Se dopo gli Opg il rischio è avere nuovi manicomi ...

Corriere della Sera
Le due associazioni che più si sono battute per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, StopOpg e Antigone, segnalano il pericolo di un ritorno al passato. Le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (le Rems), create per accogliere i detenuti con problemi di mente, rischiano di trasformarsi in nuovi manicomi criminali. 


Questi centri, infatti, a pochi giorni dalla completa applicazione della riforma del 2014 (abolizione dei cosiddetti ergastoli bianchi) si stanno riempiendo di persone che non dovrebbero finire lì. 

I giudici tendono a utilizzare le 30 Rems italiane, deputate al recupero terapeutico, come parcheggio di indagati sottoposti a misure di detenzione provvisoria la cui infermità mentale non è stata ancora accertata. Il fenomeno ha creato lunghe liste di attesa.

In circa 200, segnala nella sua relazione l'ex commissario per la chiusura degli Opg Franco Corleone, su ordinanza della magistratura aspettano di entrare nelle residenze senza possedere i requisiti. Non finisce qui. 

La situazione diventerebbe ancora più grave se fosse approvato l'attuale testo del ddl giustizia, ora in Senato, che propone di ricoverare nelle Rems anche detenuti con problemi psichiatrici sviluppati in carcere. Esattamente come accadeva nei vecchi Opg. 

Un emendamento depositato su iniziativa della senatrice Emilia Di Biasi vorrebbe correggere la doppia stortura per non alterare l'identità dei nuovi centri. Così come viene interpretata adesso la riforma non può decollare.




di Margherita De Bac

lunedì 8 agosto 2016

Italia - A sorpresa rispuntano i vecchi Opg. Un disastro a cui porre rimedio

superabile.it 
Un emendamento approvato in Senato riapre di fatto una stagione che sembrava destinata a finire: i detenuti in infermità mentale e in osservazione psichiatrica saranno inviati nelle Rems. La denuncia di StopOpg che scrive al governo: "Torna la vecchia logica, intervenire subito". Dovevano essere chiusi da tempo, rischiano ora non solo di sopravvivere, ma di tornare a riempirsi e ad essere utilizzati come prima, seppur con un nome diverso. 



La storia infinita degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) si allunga con un nuovo capitolo, quello di un emendamento approvato al Senato che di fatto riapre l'intera stagione degli Opg, prevedendo l'invio nelle Rems (Residenze per le misure di sicurezza) di tutte quelle categorie di detenuti che in passato venivano trasferiti negli Opg. Alla faccia di tutti i passi avanti fatti finora, il nuovo provvedimento contraddice gli obiettivi che hanno spinto a operare negli ultimi anni per il superamento della vecchia logica così vicina al modello dei manicomi, negando di fatto la logica che ha condotto a puntare su progetti individuali con misure non detentive, da attuare nelle Rems.

Il campanello d'allarme viene lanciato da Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella e Vito D'Anza, che a nome del Comitato nazionale StopOpg scrivono una lettera - appello al ministro della Giustizia Andrea Orlando, al sottosegretario alla Salute Vito De Filippo e per conoscenza al Commissario per il superamento Opg Franco Corleone. "Abbiamo appreso - scrivono i quattro - che è stato approvato al Senato un emendamento al Disegno di Legge 2067 (su garanzie difensive, durata dei processi, finalità della pena ecc.), che rischia di riaprire la stagione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. L'emendamento in questione ripristina la vecchia normativa (quindi ante: legge 81/2014, Dpcm 1.4.2008 allegato C, Accordo Conferenza Unificata 13.11.2011), disponendo il ricovero nelle Rems esattamente come se fossero i vecchi Opg".

"Se non si rimedia - affermano i componenti di StopOpg - saranno inviati nelle strutture regionali, già sature, i detenuti con sopravvenuta infermità mentale e addirittura quelli in osservazione psichiatrica. Invece di affrontare il problema della legittimità delle misure di sicurezza provvisorie decise dai Gip, e di quelle che rimangono non eseguite, si ipotizza una violazione della legge 81 ripristinando la logica e le pratiche dei vecchi Opg. Un disastro cui bisogna porre riparo". "Non solo si ritarda ulteriormente la chiusura degli Opg rimasti aperti (Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto) ma così le Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) diventano a tutti gli effetti i nuovi Opg", viene affermato. E non solo perché così facendo "si stravolge la funzione delle Rems (e le si travolgono visti i numeri delle persone potenzialmente coinvolte), che non sarà più "residuale": cioè destinata ai pochi casi in cui le misure di sicurezza alternative alla detenzione si ritiene non possano essere assolutamente praticabili".

StopOpg fa notare che "l'obiettivo della legge 81 sulla chiusura degli Opg (e sul superamento della loro logica) è quella di far prevalere, per la cura e la riabilitazione delle persone, progetti individuali con misure non detentive, nel solco delle sentenze della Corte Costituzionale, la n. 253 del 2003 e la n.367 del 2004, ispirate esplicitamente dalla legge 180 (Riforma Basaglia). In tal senso sono illuminanti a questo proposito le riflessioni di responsabili di Dipartimenti di Salute Mentale e di Rems e della stessa Società Italiana di Psichiatria".

Se il problema che l'emendamento vuol risolvere è quello di garantire le cure troppo spesso ostacolate o negate dalle drammatiche condizioni delle carceri, spiegano i quattro firmatari della missiva - occorre ricordare che "il diritto alla salute e alle cure dei detenuti non si risolve così. Occorre che si rafforzino e si qualifichino i programmi di tutela della salute mentale in carcere e che il Dap istituisca senza colpevoli ritardi le sezioni di Osservazione psichiatrica e le previste articolazioni psichiatriche. È grave che le persone c.d. ex art. 148 CP siano reclusi a Reggio Emilia senza rispettare il principio della territorialità. Semmai si devono potenziare le misure alternative alla detenzione. Così invece, moltiplicando strutture sanitarie di tipo detentivo dedicate solo ai malati di mente, riproduciamo all'infinito la logica manicomiale. Il rientro di queste persone nel carcere (o comunque nel "normale" circuito delle misure alternative alla detenzione) serviva e serve proprio a ridimensionare il ruolo del cd binario parallelo".

"Ci aspettiamo - afferma StopOpg - un intervento deciso del Governo per rimuovere quanto inopinatamente l'emendamento in questione ha disposto, a sostegno del faticoso processo di superamento degli Opg. E nell'occasione - è la conclusione - rinnoviamo la richiesta di un provvedimento che eviti l'invio di persone con misura di sicurezza provvisoria nelle Rems, destinandole ai prosciolti definitivi".










lunedì 13 giugno 2016

Chiusura OPG ma nelle nuove strutture (REMS) mancano 195 posti

La Repubblica
Procure, gip e tribunali di sorveglianza fanno richiesta, ma trovano tutte le porte sbarrate. Oggi in Italia ci sono 195 persone per le quali non c'è spazio nelle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza che devono archiviare per sempre la buia stagione degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari. 


La filosofia alla base delle nuove strutture è più sanitaria che carceraria, mira all'assistenza e al recupero di malati psichiatrici giudicati socialmente pericolosi. E infatti non è prevista la presenza della polizia penitenziaria ma solo di personale sanitario.

Gli oltre 500 posti a disposizione nelle Rems già non bastano ad accogliere tutti. Ma viste le richieste, c'è il rischio che anche in futuro, quando la riforma sarà definitivamente partita e la capacità di accoglienza salirà a 600, ci si trovi un sistema sottodimensionato. 

"Il problema è che le Rems oggi vengono usate anche per quello che non sono. Cioè i magistrati chiedono di mandarci persone la cui posizione non è ancora definita dal punto di vista giudiziario, quindi per misure di sicurezza provvisorie. Invece dovrebbero andarci malati con misure definitive, cosa che vorrei fosse chiarita con un decreto legge".
A parlare è Franco Corleone, commissario del Governo per l'applicazione della legge che ha stabilito la chiusura degli Opg indicando tra l'altro come termine il 31 marzo 2015. 

Il lavoro non è finito, visto che restano ancora aperti gli ospedali psichiatrici giudiziari di Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) con dentro una cinquantina di persone. La prossima settimana finalmente chiuderà Aversa, il manicomio criminale più antico d'Italia.
Al posto degli Opg stanno nascendo le Rems: oggi sono 24 sulle 30 previste e ospitano circa 520 persone. Ma 195 sono ancora fuori. 

"Se si procede così i posti non basteranno mai - spiega Corleone - Ne abbiamo parlato anche mercoledì in una riunione con le Regioni e i ministeri della Giustizia e della Sanità. Chi aspetta il giudizio va mandato, anche a seconda della gravità di ciò che ha fatto, nella sezione sanitaria di un carcere, o in un reparto psichiatrico dell'ospedale. Ma ci sono anche Regioni che hanno creato strutture "intermedie" di assistenza, come ad esempio case famiglia, e che quindi "soffrono" di meno. 

In Emilia Romagna ci sono 5 ordinanze non eseguite per mancanza di letti nei Rems contro le 44 della Sicilia".
Gli Opg in alcuni anni sono arrivati ad ospitare anche 1.400 persone, più del doppio della disponibilità delle Rems. Secondo Corleone non è questo il problema, perché la nuova legge ha cambiato completamente l'approccio verso i malati psichiatrici pericolosi. 

"Negli Opg c'erano i cosiddetti "ergastoli bianchi", con le persone che restavano dentro tutta la vita. Nei Rems, la misura detentiva è equiparata alla pena per il reato commesso. Se sono previsti 10 anni, si resta dentro non di più. E poi c'è il grande tema dell'assistenza mirata a recuperare queste persone e a reinserirle nella società. Le strutture sono piccole, ci sono stanze a due letti con il bagno, si mangia insieme".

 Anche dei più pericolosi si occupa comunque il personale sanitario e non ci sono portoni o cancelli a chiudere dentro gli ospiti. Tutti particolari che hanno fatto dire ai sostenitori della riforma che siamo di fronte alla rivoluzione più importante nel mondo delle malattie mentali dai tempi della legge Basaglia.

di Michele Bocci

giovedì 22 ottobre 2015

Ospedali Psichiatrici Giudiziari - I penalisti: è una legge tradita. Ancora 220 internati in OPG. Poche REMS affollate

Vita.it
A oltre sei mesi dalla chiusura degli Opg, ancora 220 persone sono internate. Mentre le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza esistenti sono già sovraffollate. L'Unione Camere Penali Italiane chiede il commissariamento delle Regioni inadempienti

Ad oltre sei mesi dalla formale chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, «lancia l’ allarme per una situazione che rischia drammaticamente di peggiorare, travolgendo i principi di diritto e di civiltà che sono alla base della riforma».

Al 12 ottobre 2015, secondo l’Unione Camere Penali, vi sono ancora 220 internati negli OPG e le Regioni che hanno già le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) hanno comunicato che non vi sono più posti per accogliere altre persone nelle loro strutture, già sovraffollate. Per rendersi conto delle effettive condizioni in cui gli internati sono detenuti si pensi che a Castiglione delle Stiviere – prima OPG, oggi REMS – dove si era ipotizzato di costituire 8 REMS, ciascuna per 20 unità - oggi vi sono ben 270 presenze.

«La struttura di Castiglione delle Stiviere, a cui è stata solo cambiata la targa all’ingresso, da OPG a REMS, è diventata la “residenza” nazionale, ospitando soggetti provenienti da tutta Italia», scrive l’Unione Camere Penali Italiane. La chiusura degli OPG c’è stata quindi soltanto sulla carta, «ma non un foglio qualunque, una Legge». «La Legge è, pertanto, tradita e occorre intervenire subito. Le Regioni sono in gran parte inadempienti nonostante i rinvii che vi sono stati in passato per l’entrata in vigore della Legge e il Governo deve fare la sua parte, con le risorse necessarie e facendo scattare subito il commissariamento là dove è necessario».

mercoledì 24 giugno 2015

Giustizia: sulla chiusura degli Opg incombe il rischio fallimento

Il Mattino
La data era fissata per lo scorso 31 marzo. A partire da quel giorno gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari avrebbero dovuto chiudere. L'annuncio fu dato con molta enfasi, si stava per compiere un evento storico. Con le strutture che in modo del tutto inappropriato contenevano follia e delinquenza, si chiudeva una pagina controversa e talvolta drammatica del sistema penale del nostro Paese.

Oggi, a distanza di ottanta giorni, il clima di euforia è improvvisamente svanito. La realtà è del tutto diversa da quella auspicata e gli Opg non si sono affatto svuotati. In Campania attualmente sono presenti 122 internati, 67 ad Aversa e 55 a Secondigliano. Di questi circa la metà sono campani, gli altri provengono da altre regioni. Anche le Rems, le Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza che avrebbero dovuto sostituire gli Opg, non sono ancora pronte. Sempre in Campania ne erano previste due, a Calvi Risorta e S. Nicola la Baronia da 20 posti ciascuna. Se tutto andrà secondo i programmi stabiliti saranno completate entro l'estate, e saranno le prime funzionanti a livello nazionale. Nel frattempo sono state individuate tre Rems provvisorie, in totale 38 posti letto, di cui solo due sono già aperte, con una grande corsa ad accaparrarsi i posti disponibili.

A Mondragone dove possono essere ospitati 8 internati, sono state fatte ben 15 assegnazioni, con un evidente scollegamento tra la magistratura e i servizi sanitari. Per di più le Rems non sono come il carcere che può contenere un numero di detenuti superiore alla soglia prevista. In queste strutture ulteriori ricoveri rispetto al tetto prestabilito determinerebbero di fatto una situazione di illegalità. Al momento regna una grande confusione che coinvolge gli operatori sanitari, quelli penitenziari e la magistratura.

Cos'è allora che non ha funzionato? E se pensiamo che solo pochi anni fa gli internati ospitati negli istituti campani erano quasi 500, non ci troviamo tutto sommato in una situazione migliore?

Indubbiamente sono stati fatti molti passi in avanti. Tuttavia la chiusura degli Opg, principio sacrosanto, non è stata accompagnata da azioni adeguate che avrebbero reso possibile questo delicato passaggio. Finito l'effetto spot dell'annuncio, emerge con grande chiarezza che il sistema Italia non era preparato. Basti pensare che la Campania che è forse la regione più virtuosa, si è trovata proprio per la sua efficienza in una situazione di grande difficoltà, dovendo assorbire nelle proprie Rems anche ricoverati non campani.

Se alcune regioni scaricano su altre il peso delle loro inadempienze si creano quei corti circuiti che rischiano di rendere ingestibile questa svolta epocale. E a farne le spese sono soprattutto gli internati, come quel campano che per mancanza di posti è finito in una struttura della Sicilia, aggiungendo alla complicata condizione della malattia psichiatrica il disagio dell'allontanamento dal proprio territorio.

La legge 81 del 2014 che definiva la chiusura degli Opg, se aveva l'intento di dare una decisa sterzata, palesava alcuni evidenti limiti, come il commissariamento previsto per le Regioni inadempienti. Con questo provvedimento, del resto non attuato pur talvolta essendoci le condizioni, il commissario avrebbe dovuto predisporre in un tempo ragionevole i piani per la definizione delle Rems, per riorganizzare i Dsm (dipartimenti di salute mentale) e avviare i progetti terapeutici individuali. E nel frattempo che fine far fare agli internati?

Poi emerge un'altra criticità, la difficoltà dei Dsm a prendere in carico i pazienti più problematici, quello zoccolo duro che sono gli internati rimasti in Opg e quelli per cui fallisce la licenza finale di esperimento. Ma le incognite sul futuro riguardano soprattutto i nuovi ingressi che nel frattempo continuano ad essere predisposti nelle Rems, con un intasamento che nei prossimi mesi diventerà ingestibile.
In questa situazione caotica sarebbero auspicabili protocolli di collaborazione tra magistratura e le Asl come previsto dalla legge 81 e, laddove possibile, l'adozione di misure di sicurezza non detentive come la libertà vigilata. Solo così si potrà cercare di attenuare il disagio che è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, resta sullo sfondo una grande domanda: come è possibile pensare di superare gli Opg senza modificare il codice penale e le misure di sicurezza?

di Antonio Mattone

martedì 31 marzo 2015

Scatta ora X per chiusura Opg, parte la riforma ma strutture alternative in ritardo

Ansa
Nuove strutture, delicata gestione della fase transitoria
Nessuna proroga ha fatto slittare l'arrivo dell''ora X' per la chiusura degli ultimi ospedali psichiatrici giudiziari e martedì 31 marzo, dopo tre slittamenti in due anni, si compirà un altro passo fondamentale della riforma che ha portato alla chiusura dei manicomi, con la minaccia dei commissariamenti per le regioni che non organizzeranno l'assistenza alternativa. 

Ad oggi sono ancora in funzione, in Italia, 6 ospedali psichiatrici giudiziari. I detenuti sono 700, di questi 450 entreranno nelle nuove Rems, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, per gli altri si va verso le dimissioni o lo spostamento in strutture che dovranno ancora essere definite con percorsi di recupero personalizzati. ''Il problema più urgente da risolvere ora riguarda in particolare le persone che non hanno più famiglia e gli internati stranieri (circa 130 persone)'', ha ricordato il deputato Pd Edoardo Patriarca.

Gli Opg lasceranno spazio alle Rems, che prevedono un'assistenza solo sanitaria. Ma c'è chi, come la deputata della commissione Giustizia della Camera, Vanna Iori (Pd), teme che ora queste strutture si configurino come dei mini-opg. Le Rems, insomma, da sole potrebbero non bastare e il post-Opg sarà, secondo il giudizio di diversi, un processo lento, graduale e complesso. L'associazione Antigone ha già annunciato che i suoi osservatori monitoreranno questo processo che dalla fotografia che arriva dalle regioni appare ancora complessa e in divenire. I sei Opg ancora attivi sono localizzati in cinque regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Sicilia. Tra questi l'Opg di Castiglione delle Stiviere in Lombardia si trasformerà in struttura Rems, mentre gli altri Opg potrebbero - una volta concluse le operazioni di trasferimento degli internati - essere destinati ad altro uso. A Reggio Emilia esiste una struttura che, al momento, ospita circa 130 internati, dei quali 40 dell'Emilia-Romagna. Al momento i 40 internati di competenza dell'Emilia Romagna resteranno a Parma ed a Bologna, successivamente la regione dovrebbe dotarsi di una struttura Rems a Reggio Emilia.

All'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino il primo di aprile, con l'entrata in vigore della legge per il superamento di queste strutture, operativamente non cambierà niente, spiega la direttrice dello stesso Opg Antonella Tuoni. "Domani - afferma - lavorerò come sempre. Sabato scorso c'è stato l'ingresso di una persona proveniente da una comunità e non ho indicazioni su provvedimenti di trasferimento con l'assegnazione nelle strutture individuate dalle regioni''. Nel pomeriggio la Regione ha individuato sei residenze per ospitare gli internati: l'Istituto Mario Gozzini e la struttura psichiatrica residenziale "Le Querce" a Firenze (Asl 10 Firenze); la Comunità terapeutica "Tiziano" ad Aulla (Usl 1 Massa Carrara); la struttura residenziale "Morel" a Volterra (Usl 5); il modulo residenziale "I Prati" ad Abbadia San Salvatore (Usl 7 Siena) e il modulo residenziale in struttura terapeutico riabilitativa di Arezzo (Usl 8).

Chiude invece l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Ma il futuro dei 165 internati, tra cui dieci donne, ospiti dell'unico Opg della Sicilia resta un'incognita. Alcuni saranno destinati alle strutture carcerarie del territorio; quelli che hanno ancora bisogno di supporto psichiatrico dovrebbero essere trasferiti presso i vicini Rems a Naso (Messina) o a Caltagirone (Catania) che però non potranno ospitare più di 20 pazienti.

In Campania sono presenti due Opg: il più noto è quello di Aversa (Caserta) ed è intitolato al medico Filippo Saporito. Al momento sono 104 gli internati, 38 dei quali sono campani, 52 laziali e il resto provenienti da Molise e Abruzzo. L'altro Opg campano ha sede a Napoli (da qualche anno è all'interno della struttura penitenziaria di Secondigliano, dopo la chiusura della antica sede di via Imbriani): questa struttura ospita 87 persone. Le Rems sorgeranno a Calvi Risorta, nel Casertano, (sarà attiva dal prossimo primo settembre) mentre quella di Avellino sarà operativa dal 30 maggio.

sabato 28 febbraio 2015

Ospedali psichiatrici giudiziari, fine della storia. Confermata la chiusura il 31 marzo 2015 al varo le REMS

Vita
Il 31 marzo 2015 gli OPG chiuderanno per sempre. Peppe Dell’Acqua, psichiatra, erede di Franco Basaglia, intervistato da Vita.it non ha dubbi: «Sono molto contento, è una restituzione di diritto a dei cittadini. Queste persone continueranno ad essere curate nei territori»


Fra 30 giorni in Italia chiuderanno gli ospedali psichiatrici giudiziari. Questo almeno è quanto prevede la legge, che ha indicato il 31 marzo 2015 come data per la chiusura definitiva: la deadline però già due volte non è stata rispettata. Questa però sembra la volta buona, a cominciare dal fatto che il Governo - che a ottobre «auspicava» una ulteriore proroga - ora invece, nella Seconda relazione al Parlamento, scrive nero su bianco che è sua «ferma intenzione dare attuazione concreta al superamento degli OPG», commissariando le Regioni inadempienti

Il capo del Dap, Santi Consolo, in audizione in Commissione Antimafia il 19 febbraio, ha garantito che il 31 marzo «dobbiamo essere disponibili a trasferire gli internati dagli Opg e a consegnarli alle Regioni perché li destinino alle Rems». Sarà così? Stop OPG ha lanciato un digiuno a staffetta che si svolgerà per tutto il mese di marzo, proprio per tenere alta l’attenzione sul tema ed evitare una ulteriore proroga (per adesioni http://www.stopopg.it). Noi a un mese dalla scadenza abbiamo fatto il punto della situazione con Peppe Dell’Acqua, psichiatra, erede di Franco Basaglia, già direttore del DSM di Trieste.

Andiamo o no verso una nuova proroga?
No e ne sono molto contento. Questo ovviamente non significa che al 31 marzo tutto sarà a posto, significa solo che dobbiamo continuare con le strategie e i percorsi che sono stati finalmente acquisiti con la legge 81/2014.

Quante sono oggi le persone internate in OPG?
Nell’ultimo anno le dimissioni sono aumentate in modo davvero sorprendente. Molti DSM si sono sentiti provocati, all’inizio qualcuno ha reagito in maniera scomposta ma alla fine si sono messi in atto meccanismi virtuosi ed è stato presentato un progetto terapeutico riabilitativo per ciascuna persona presente in OPG. L’ultimo dato ufficiale è del 30 novembre 2014, quando in OPG c’erano 761 persone.

Tre anni prima, nel dicembre 2011 erano 1300, quindi grossomodo la metà degli internati è già uscita. Allora si può fare!
Chiudere gli OPG è una questione di straordinaria delicatezza, in questi ultimi anni sono accadute cose straordinarie. Ovviamente dobbiamo dire che chi esce da un OPG non viene messo alla porta con il suo fardellino e arrivederci, altrimenti la gente pensa a 700 matti che escono in un colpo solo… A parte che 700 persone su tutta la popolazione italiana significa 15-16 persone su un milione, sono numeri ridicoli. Queste persone continueranno ad essere curate nei territori, non c’è motivo di alcun allarme sociale: è una restituzione di diritto a dei cittadini.



Cosa ha “sbloccato” la situazione e avviato questa fase di dimissioni?
La legge 81/2014, senza dubbio. Ma anche un privato sociale che si è mostrato interessato e disponibile: la maggior parte delle dimissioni fino ad oggi ha previsto un invio in comunità, con rette che si aggirano sui 5mila euro al mese. Lo step successivo, poi, ovviamente sarà verificare come funzionano queste comunità.

Infatti la domanda spontanea è dove sono finite queste 700 e più persone…
Speriamo che non siano “finite” da nessuna parte, ma che stiano “iniziando” una nuova fase della loro vita! I percorsi dono diversi, alcuni tornano a casa, in famiglia, altri in situazioni di abitare assistito, altri in comunità vere e proprie, altri ancora in comunità terapeutiche. La prima fase ha visto il prevalere di invii in comunità, adesso mi sembrano in aumento i programmi individuali che costruiscono un progetto di accompagnamento molto forte, ma senza inviare in comunità.


Chiusi gli OPG, Governo e Regioni avevano immaginato delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive, le Rems. Le Regioni avevano inviato progetti per mille posti letto: a questo punto non sono troppi?
La prima relazione al Parlamento, a settembre, ha evidenziato come delle 826 persone presenti, 476 risultavano dimissibili: il 58%. Dei non dimissibili solo il 17% presentava un profilo di pericolosità sociale: non più cioè dell’8% del totale. Oggi sappiamo che serviranno 400/450 posti letto, quindi sì, certo, costruire Rems per mille posti è un’esagerazione! E sarebbe assurdo spendere tutti quei soldi per qualcosa che non serve. Quasi tutte le Regioni però hanno già rivisto quei programmi, riducendo i posti letto.

Che criticità e problemi aperti vede?Il primo problema è che le dimissioni aumentano ma i nuovi invii non diminuiscono, nonostante le indicazioni contenute nella legge 81/2014. Significa che i magistrati continuano a fare come prima, un po’ perché manca il supporto e il coordinamento con DSM, Asl e servizi sociali, un po’ però temo sia anche perché una parte della magistratura è convinta che si debba fare così, ha un atteggiamento securitario.

E poi?
In generale nelle politiche regionali c’è una disattenzione intollerabile per la salute mentale comunitaria, in Lombardia come in Campania, senza differenze. Forse la chiusura degli OPG metterà in evidenza i problemi di sempre e forse si genereranno finalmente degli anticorpi. Negli ultimi anni ci si è sempre più orientati alle strutture residenziali, che sono un modello anacronistico… Però i due terzi dei budget per la salute mentale sono assorbiti dalle strutture residenziali.

venerdì 6 giugno 2014

Psichiatria Democratica: ok chiusura OPG ma non nuove strutture (REMS) ma progetti sul territorio

Psichiatria Democratica
La Camera dei Deputati ha definitivamente approvata la legge che, ci auguriamo, metterà, finalmente, la parola fine agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) nel nostro Paese: drastica riduzione dei posti letto, adozione di misure alternative alle strutture asilari, mai più ergastoli bianchi.

Ora si apre una nuova fase, assai delicata perché occorrerà governare il processo di dismissione dei sei Opg per chiudere - così come ripetiamo da troppo tempo - presto e bene questi luoghi di afflizione.

Per raggiungere questi obiettivi l'Associazione Psichiatria Democratica (Pd), fondata da Franco Basaglia, che si è da sempre battuta per la chiusura degli Opg, continuerà a impegnarsi, senza risparmio perché da parte delle Regioni, attraverso le articolazioni funzionali delle Asl (Salute Mentale, Dipendenze, Anziani ed Handicap) si provveda, con tutta urgente e con grande scrupolo e attenzione a:

1) Redigere programmi personalizzati per ciascun utente garantendo, così, una risposta adeguata ai bisogni dei singoli;

2) Le ingenti risorse economiche stanziate dalle Regioni per costruire nuove strutture, assolutamente sovradimensionate, e quelle stanziate per il personale individuato per la gestione delle Rems, siano investite nei Dipartimenti territoriali rilanciando e sostanziando, nei fatti, le pratiche territoriali - sempre più penalizzate e strangolate dalla crisi - così come richiedono con forza gli utenti, i loro familiari e tutte le figure professionali impegnate;

3) I progetti terapeutico-riabilitativi, individuali, dovranno riportare in dettaglio le risorse ad essi destinate e i tempi di attuazione del progetto stesso, insomma i soldi "seguano" i pazienti e il loro progetto di vita, e non servano a finanziare surrettiziamente nuove strutture;

4) Psichiatria Democratica, inoltre, mette sin da ora, le proprie competenze a disposizione del coordinamento per il superamento degli Opg, che si dovrà attivare entro presso il Ministero della Salute.

5) Pd si adopererà, infine, affinché si metta mano, al più presto, alla revisione degli articoli del codice penale relativamente alla cosiddetta pericolosità sociale.