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sabato 18 marzo 2017

Detenuti psichici. Tutti nelle Rems. Una scorciatoia che reintroduce la logica manicomiale degli OPG

Quotidiano Sanità
Sgomento, amarezza e forte preoccupazione. È quanto proviamo oggi, dopo l’approvazione del ddl "giustizia" sul quale il Governo ha posto la fiducia. Si introduce infatti una scorciatoia a favore di chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile per garantire le cure ai detenuti: la soluzione è rinviare tutti coloro che hanno (o si presume abbiano) problemi di disagio mentale nelle Rems, ovvero strutture dedicate solo ai malati di mente, col risultato di riprodurre la logica manicomiale del cd “doppio binario”
Il d.d.l. approvato al Senato con la modifica del codice penale e di procedura penale sulla tutela della salute mentale in carcere che ora rischia di far fare un passo indietro al già faticoso processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG).

Il comma 16 disciplina infatti il caso in cui “le sezioni degli istituti penitenziari … non siano idonee, di fatto, a garantire i trattamenti terapeutico – riabilitativi, … nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione“. Per tali casi, effettivamente ancora presenti in alcune (non tutte, per fortuna) realtà carcerarie, sarebbe stato necessario indicare misure, azioni, tempi e risorse per superare le inefficienze e per far rispettare il diritto alla cura. 

Cosa prevede invece il comma 16? Introduce una scorciatoia a favore di chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile (più o meno colpevolmente) per garantire le cure ai detenuti: la soluzione è rinviare tutti coloro che hanno (o si presume abbiano) problemi di disagio mentale nelle Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), ovvero strutture dedicate solo ai malati di mente, col risultato di riprodurre la logica manicomiale del cd “doppio binario”.

Una soluzione che solo chi non conosce la complessità dei problemi può considerare efficace. Come si può pensare che sia meglio rinviare alle Rems una persona le cui condizioni di disagio mentale devono essere ancora accertate anziché sottoporla a valutazioni specialistiche da parte dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, sicuramente più efficaci e rapidi? 

Come si può pensare che far entrare una persona nel circuito delle misure di sicurezza, noto per i suoi gravi limiti, sia meglio che utilizzare i servizi sanitari ospedalieri, come peraltro già previsto dalla normativa e appena raccomandato anche dagli Stati Generali della Giustizia? 

Come si può pensare di farlo nell’interesse della persona detenuta e non per assolvere i responsabili degli inadempimenti o per facilitare chi considera tali pazienti solo delle seccature? 

Come si può pensare di farlo con l’attuale dotazione di Rems, già sature, senza temere una prossima moltiplicazione delle stesse, con conseguenti investimenti immobiliari e costi di gestione non marginali e comunque superiori alle soluzioni alternative? 

Non è così che si risolve il problema della salute mentale delle persone detenute.

Bisogna al contrario lavorare con paziente determinazione per qualificare i programmi di tutela della salute mentale (e più in generale della salute) in carcere, per istituire in ogni istituto penitenziario e senza ulteriori ritardi le sezioni psichiatriche già previste dalla normativa, per sostenere concretamente i Dipartimenti di Salute Mentale (come chiede il mondo della psichiatria), per far rispettare i principi previsti dalla recente normativa che ha favorito - pur fra tante difficoltà - il superamento degli OPG. 

Bisognerebbe infine ripensare alcuni articoli del codice penale e del codice di procedura penale, compito che la Commissione Giustizia potrebbe svolgere egregiamente invece di accogliere soluzioni che rischiano di essere peggiorative per le persone malate. La soluzione prospettata cronicizza le carenze presenti in alcune realtà anziché operare al loro superamento.

Per questo abbiamo chiesto al Governo che, in occasione della predisposizione dei decreti delegati, intervenga con decisione per evitare che ciò che si paventa nel comma 16 diventi regola generale, perché sia assicurata l’effettiva idoneità delle sezioni degli istituti penitenziari a garantire adeguati trattamenti fondati sui piani terapeutici individuali e perché si sostengano i Dipartimenti di Salute Mentale.

Nerina Dirindin e Manuela Granaiola

lunedì 13 marzo 2017

Se dopo gli Opg il rischio è avere nuovi manicomi ...

Corriere della Sera
Le due associazioni che più si sono battute per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, StopOpg e Antigone, segnalano il pericolo di un ritorno al passato. Le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (le Rems), create per accogliere i detenuti con problemi di mente, rischiano di trasformarsi in nuovi manicomi criminali. 


Questi centri, infatti, a pochi giorni dalla completa applicazione della riforma del 2014 (abolizione dei cosiddetti ergastoli bianchi) si stanno riempiendo di persone che non dovrebbero finire lì. 

I giudici tendono a utilizzare le 30 Rems italiane, deputate al recupero terapeutico, come parcheggio di indagati sottoposti a misure di detenzione provvisoria la cui infermità mentale non è stata ancora accertata. Il fenomeno ha creato lunghe liste di attesa.

In circa 200, segnala nella sua relazione l'ex commissario per la chiusura degli Opg Franco Corleone, su ordinanza della magistratura aspettano di entrare nelle residenze senza possedere i requisiti. Non finisce qui. 

La situazione diventerebbe ancora più grave se fosse approvato l'attuale testo del ddl giustizia, ora in Senato, che propone di ricoverare nelle Rems anche detenuti con problemi psichiatrici sviluppati in carcere. Esattamente come accadeva nei vecchi Opg. 

Un emendamento depositato su iniziativa della senatrice Emilia Di Biasi vorrebbe correggere la doppia stortura per non alterare l'identità dei nuovi centri. Così come viene interpretata adesso la riforma non può decollare.




di Margherita De Bac

lunedì 8 agosto 2016

Italia - A sorpresa rispuntano i vecchi Opg. Un disastro a cui porre rimedio

superabile.it 
Un emendamento approvato in Senato riapre di fatto una stagione che sembrava destinata a finire: i detenuti in infermità mentale e in osservazione psichiatrica saranno inviati nelle Rems. La denuncia di StopOpg che scrive al governo: "Torna la vecchia logica, intervenire subito". Dovevano essere chiusi da tempo, rischiano ora non solo di sopravvivere, ma di tornare a riempirsi e ad essere utilizzati come prima, seppur con un nome diverso. 



La storia infinita degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) si allunga con un nuovo capitolo, quello di un emendamento approvato al Senato che di fatto riapre l'intera stagione degli Opg, prevedendo l'invio nelle Rems (Residenze per le misure di sicurezza) di tutte quelle categorie di detenuti che in passato venivano trasferiti negli Opg. Alla faccia di tutti i passi avanti fatti finora, il nuovo provvedimento contraddice gli obiettivi che hanno spinto a operare negli ultimi anni per il superamento della vecchia logica così vicina al modello dei manicomi, negando di fatto la logica che ha condotto a puntare su progetti individuali con misure non detentive, da attuare nelle Rems.

Il campanello d'allarme viene lanciato da Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella e Vito D'Anza, che a nome del Comitato nazionale StopOpg scrivono una lettera - appello al ministro della Giustizia Andrea Orlando, al sottosegretario alla Salute Vito De Filippo e per conoscenza al Commissario per il superamento Opg Franco Corleone. "Abbiamo appreso - scrivono i quattro - che è stato approvato al Senato un emendamento al Disegno di Legge 2067 (su garanzie difensive, durata dei processi, finalità della pena ecc.), che rischia di riaprire la stagione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. L'emendamento in questione ripristina la vecchia normativa (quindi ante: legge 81/2014, Dpcm 1.4.2008 allegato C, Accordo Conferenza Unificata 13.11.2011), disponendo il ricovero nelle Rems esattamente come se fossero i vecchi Opg".

"Se non si rimedia - affermano i componenti di StopOpg - saranno inviati nelle strutture regionali, già sature, i detenuti con sopravvenuta infermità mentale e addirittura quelli in osservazione psichiatrica. Invece di affrontare il problema della legittimità delle misure di sicurezza provvisorie decise dai Gip, e di quelle che rimangono non eseguite, si ipotizza una violazione della legge 81 ripristinando la logica e le pratiche dei vecchi Opg. Un disastro cui bisogna porre riparo". "Non solo si ritarda ulteriormente la chiusura degli Opg rimasti aperti (Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto) ma così le Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) diventano a tutti gli effetti i nuovi Opg", viene affermato. E non solo perché così facendo "si stravolge la funzione delle Rems (e le si travolgono visti i numeri delle persone potenzialmente coinvolte), che non sarà più "residuale": cioè destinata ai pochi casi in cui le misure di sicurezza alternative alla detenzione si ritiene non possano essere assolutamente praticabili".

StopOpg fa notare che "l'obiettivo della legge 81 sulla chiusura degli Opg (e sul superamento della loro logica) è quella di far prevalere, per la cura e la riabilitazione delle persone, progetti individuali con misure non detentive, nel solco delle sentenze della Corte Costituzionale, la n. 253 del 2003 e la n.367 del 2004, ispirate esplicitamente dalla legge 180 (Riforma Basaglia). In tal senso sono illuminanti a questo proposito le riflessioni di responsabili di Dipartimenti di Salute Mentale e di Rems e della stessa Società Italiana di Psichiatria".

Se il problema che l'emendamento vuol risolvere è quello di garantire le cure troppo spesso ostacolate o negate dalle drammatiche condizioni delle carceri, spiegano i quattro firmatari della missiva - occorre ricordare che "il diritto alla salute e alle cure dei detenuti non si risolve così. Occorre che si rafforzino e si qualifichino i programmi di tutela della salute mentale in carcere e che il Dap istituisca senza colpevoli ritardi le sezioni di Osservazione psichiatrica e le previste articolazioni psichiatriche. È grave che le persone c.d. ex art. 148 CP siano reclusi a Reggio Emilia senza rispettare il principio della territorialità. Semmai si devono potenziare le misure alternative alla detenzione. Così invece, moltiplicando strutture sanitarie di tipo detentivo dedicate solo ai malati di mente, riproduciamo all'infinito la logica manicomiale. Il rientro di queste persone nel carcere (o comunque nel "normale" circuito delle misure alternative alla detenzione) serviva e serve proprio a ridimensionare il ruolo del cd binario parallelo".

"Ci aspettiamo - afferma StopOpg - un intervento deciso del Governo per rimuovere quanto inopinatamente l'emendamento in questione ha disposto, a sostegno del faticoso processo di superamento degli Opg. E nell'occasione - è la conclusione - rinnoviamo la richiesta di un provvedimento che eviti l'invio di persone con misura di sicurezza provvisoria nelle Rems, destinandole ai prosciolti definitivi".










lunedì 13 giugno 2016

Chiusura OPG ma nelle nuove strutture (REMS) mancano 195 posti

La Repubblica
Procure, gip e tribunali di sorveglianza fanno richiesta, ma trovano tutte le porte sbarrate. Oggi in Italia ci sono 195 persone per le quali non c'è spazio nelle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza che devono archiviare per sempre la buia stagione degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari. 


La filosofia alla base delle nuove strutture è più sanitaria che carceraria, mira all'assistenza e al recupero di malati psichiatrici giudicati socialmente pericolosi. E infatti non è prevista la presenza della polizia penitenziaria ma solo di personale sanitario.

Gli oltre 500 posti a disposizione nelle Rems già non bastano ad accogliere tutti. Ma viste le richieste, c'è il rischio che anche in futuro, quando la riforma sarà definitivamente partita e la capacità di accoglienza salirà a 600, ci si trovi un sistema sottodimensionato. 

"Il problema è che le Rems oggi vengono usate anche per quello che non sono. Cioè i magistrati chiedono di mandarci persone la cui posizione non è ancora definita dal punto di vista giudiziario, quindi per misure di sicurezza provvisorie. Invece dovrebbero andarci malati con misure definitive, cosa che vorrei fosse chiarita con un decreto legge".
A parlare è Franco Corleone, commissario del Governo per l'applicazione della legge che ha stabilito la chiusura degli Opg indicando tra l'altro come termine il 31 marzo 2015. 

Il lavoro non è finito, visto che restano ancora aperti gli ospedali psichiatrici giudiziari di Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) con dentro una cinquantina di persone. La prossima settimana finalmente chiuderà Aversa, il manicomio criminale più antico d'Italia.
Al posto degli Opg stanno nascendo le Rems: oggi sono 24 sulle 30 previste e ospitano circa 520 persone. Ma 195 sono ancora fuori. 

"Se si procede così i posti non basteranno mai - spiega Corleone - Ne abbiamo parlato anche mercoledì in una riunione con le Regioni e i ministeri della Giustizia e della Sanità. Chi aspetta il giudizio va mandato, anche a seconda della gravità di ciò che ha fatto, nella sezione sanitaria di un carcere, o in un reparto psichiatrico dell'ospedale. Ma ci sono anche Regioni che hanno creato strutture "intermedie" di assistenza, come ad esempio case famiglia, e che quindi "soffrono" di meno. 

In Emilia Romagna ci sono 5 ordinanze non eseguite per mancanza di letti nei Rems contro le 44 della Sicilia".
Gli Opg in alcuni anni sono arrivati ad ospitare anche 1.400 persone, più del doppio della disponibilità delle Rems. Secondo Corleone non è questo il problema, perché la nuova legge ha cambiato completamente l'approccio verso i malati psichiatrici pericolosi. 

"Negli Opg c'erano i cosiddetti "ergastoli bianchi", con le persone che restavano dentro tutta la vita. Nei Rems, la misura detentiva è equiparata alla pena per il reato commesso. Se sono previsti 10 anni, si resta dentro non di più. E poi c'è il grande tema dell'assistenza mirata a recuperare queste persone e a reinserirle nella società. Le strutture sono piccole, ci sono stanze a due letti con il bagno, si mangia insieme".

 Anche dei più pericolosi si occupa comunque il personale sanitario e non ci sono portoni o cancelli a chiudere dentro gli ospiti. Tutti particolari che hanno fatto dire ai sostenitori della riforma che siamo di fronte alla rivoluzione più importante nel mondo delle malattie mentali dai tempi della legge Basaglia.

di Michele Bocci

lunedì 4 aprile 2016

Italia - Ancora 90 le persone illegalmente detenute negli Opg

Radio Vaticana
A circa un anno dalla data ultima fissata per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), 90 persone si trovano ancora all’interno di quattro di queste strutture sparse tra Toscana, Emilia-Romagna, Campania e Sicilia. È previsto nei prossimi mesi il trasferimento nelle Residenze regionali per l’esecuzione della misura di sicurezza (Rems). Ma perchè i tempi di chiusura degli Opg non sono stati rispettati? 



Risponde al microfono di Maria Laura Serpico, il presidente di Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Patrizio Gonnella:

R. – Perché è stato difficile convincere tutte le Regioni a prendersi carico e cura – in questo caso in senso letterale – delle persone con problemi psichiatrici che hanno commesso un reato. Alcune Regioni lo hanno fatto, tant’è che i numeri delle persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) di un anno fa erano ovviamente più alti: parlavamo di 400-500 persone; ricordo che erano 1000 tre anni fa e oggi sono una novantina. Ci sono alcune Regioni che si sono sottratte a questo obbligo, e devo dire senza una particolare omogeneità politica: ci sono Regioni di destra, come il Veneto, e altre governate dal centro-sinistra, come la Toscana. E quindi sono state commissariate dal governo, affinché si arrivi, anche in queste Regioni, alla chiusura degli Opg e all’apertura di comunità più a misura d’uomo.

D. – Quindi, la questione deve essere risolta a livello regionale o statale?

R. – Lo Stato in questo caso ha poche responsabilità, perché ha commissariato le Regioni. Ora è un impegno e una responsabilità di quelle Regioni che non hanno fatto nulla.

D. – Ritiene invece che debbano essere realizzate delle riforme del Codice penale italiano?

R. – Il passaggio di prospettiva sarà probabilmente quello di mettere mano ad un Codice penale che è del 1930, di un’altra epoca e di un altro regime. Dovremmo fare adesso, come è avvenuto negli ultimi tempi nello Stato del Vaticano, quando Papa Francesco con un “motu proprio” ha riformato il Codice, per esempio abolendo l’ergastolo.

D. – In tema di manicomi criminali, l’Italia è indietro rispetto agli altri Paesi europei?

R. – Su altri terreni l’Italia è stata costretta a mettere in piedi riforme dalla Corte europea dei diritti umani: penso alla situazione carceraria e al sovraffollamento intollerabile che produceva degrado e trattamento inumano. E l’Italia ha dovuto adeguarsi dopo le condanne. In questo caso, invece, va detto che l’Italia ha fatto una riforma non perché le è stata imposto dall’Europa, ma di sua iniziativa. E il panorama europeo è molto articolato - non è omogeneo - non ci sono situazioni su questo terreno tutte più avanzate rispetto allo standard italiano. La questione del trattamento di detenuti con problemi psichiatrici in alcuni Stati avviene anche con forme antiche, di tipo manicomiale, che in Italia invece non ci sono più. Penso per esempio al mondo angloamericano, dove ancora c’è un trattamento molto simile a quello che si praticava nei nostri manicomi degli anni ’60 e ’70. Quindi, probabilmente noi dobbiamo pensare ad una forma di psichiatria che non guardi tanto ai modelli esteri, ma piuttosto alle comunità civili nate da noi a seguito della Legge Basaglia. Però – ripeto – è un terreno molto a macchia di leopardo anche in Europa. I Paesi dell’Est non portano un buon esempio, dal momento che hanno ancora forme di contenimento forzato, come l’uso della contenzione fisica, della psichiatria trattata solo con i farmaci, e così via. Abbiamo qualche esperienza invece positiva che arriva dal Centro e dal Nord dell’Europa.

D. – Perché le Rems sono state criticate?

R. – All’inizio, quando è partita la discussione intorno alla chiusura degli Opg, la speranza, anche all’interno del Comitato che è nato chiamato “Stop Opg”, e che ha dentro noi, e all'interno delle comunità e delle famiglie, era quella di non creare dei piccoli Opg. E allora si paventava questo rischio: attenzione, perché sì, non li chiamiamo più “Opg”, li chiamiamo “Rems”, ma di fatto sono la stessa cosa. Invece, bisogna costruire delle ipotesi di residenze – Rems - dove prevalga, anzi sia esclusivo l’aspetto terapeutico, cosa che non c’era negli Opg. 

giovedì 22 ottobre 2015

Ospedali Psichiatrici Giudiziari - I penalisti: è una legge tradita. Ancora 220 internati in OPG. Poche REMS affollate

Vita.it
A oltre sei mesi dalla chiusura degli Opg, ancora 220 persone sono internate. Mentre le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza esistenti sono già sovraffollate. L'Unione Camere Penali Italiane chiede il commissariamento delle Regioni inadempienti

Ad oltre sei mesi dalla formale chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, «lancia l’ allarme per una situazione che rischia drammaticamente di peggiorare, travolgendo i principi di diritto e di civiltà che sono alla base della riforma».

Al 12 ottobre 2015, secondo l’Unione Camere Penali, vi sono ancora 220 internati negli OPG e le Regioni che hanno già le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) hanno comunicato che non vi sono più posti per accogliere altre persone nelle loro strutture, già sovraffollate. Per rendersi conto delle effettive condizioni in cui gli internati sono detenuti si pensi che a Castiglione delle Stiviere – prima OPG, oggi REMS – dove si era ipotizzato di costituire 8 REMS, ciascuna per 20 unità - oggi vi sono ben 270 presenze.

«La struttura di Castiglione delle Stiviere, a cui è stata solo cambiata la targa all’ingresso, da OPG a REMS, è diventata la “residenza” nazionale, ospitando soggetti provenienti da tutta Italia», scrive l’Unione Camere Penali Italiane. La chiusura degli OPG c’è stata quindi soltanto sulla carta, «ma non un foglio qualunque, una Legge». «La Legge è, pertanto, tradita e occorre intervenire subito. Le Regioni sono in gran parte inadempienti nonostante i rinvii che vi sono stati in passato per l’entrata in vigore della Legge e il Governo deve fare la sua parte, con le risorse necessarie e facendo scattare subito il commissariamento là dove è necessario».

mercoledì 24 giugno 2015

Giustizia: sulla chiusura degli Opg incombe il rischio fallimento

Il Mattino
La data era fissata per lo scorso 31 marzo. A partire da quel giorno gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari avrebbero dovuto chiudere. L'annuncio fu dato con molta enfasi, si stava per compiere un evento storico. Con le strutture che in modo del tutto inappropriato contenevano follia e delinquenza, si chiudeva una pagina controversa e talvolta drammatica del sistema penale del nostro Paese.

Oggi, a distanza di ottanta giorni, il clima di euforia è improvvisamente svanito. La realtà è del tutto diversa da quella auspicata e gli Opg non si sono affatto svuotati. In Campania attualmente sono presenti 122 internati, 67 ad Aversa e 55 a Secondigliano. Di questi circa la metà sono campani, gli altri provengono da altre regioni. Anche le Rems, le Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza che avrebbero dovuto sostituire gli Opg, non sono ancora pronte. Sempre in Campania ne erano previste due, a Calvi Risorta e S. Nicola la Baronia da 20 posti ciascuna. Se tutto andrà secondo i programmi stabiliti saranno completate entro l'estate, e saranno le prime funzionanti a livello nazionale. Nel frattempo sono state individuate tre Rems provvisorie, in totale 38 posti letto, di cui solo due sono già aperte, con una grande corsa ad accaparrarsi i posti disponibili.

A Mondragone dove possono essere ospitati 8 internati, sono state fatte ben 15 assegnazioni, con un evidente scollegamento tra la magistratura e i servizi sanitari. Per di più le Rems non sono come il carcere che può contenere un numero di detenuti superiore alla soglia prevista. In queste strutture ulteriori ricoveri rispetto al tetto prestabilito determinerebbero di fatto una situazione di illegalità. Al momento regna una grande confusione che coinvolge gli operatori sanitari, quelli penitenziari e la magistratura.

Cos'è allora che non ha funzionato? E se pensiamo che solo pochi anni fa gli internati ospitati negli istituti campani erano quasi 500, non ci troviamo tutto sommato in una situazione migliore?

Indubbiamente sono stati fatti molti passi in avanti. Tuttavia la chiusura degli Opg, principio sacrosanto, non è stata accompagnata da azioni adeguate che avrebbero reso possibile questo delicato passaggio. Finito l'effetto spot dell'annuncio, emerge con grande chiarezza che il sistema Italia non era preparato. Basti pensare che la Campania che è forse la regione più virtuosa, si è trovata proprio per la sua efficienza in una situazione di grande difficoltà, dovendo assorbire nelle proprie Rems anche ricoverati non campani.

Se alcune regioni scaricano su altre il peso delle loro inadempienze si creano quei corti circuiti che rischiano di rendere ingestibile questa svolta epocale. E a farne le spese sono soprattutto gli internati, come quel campano che per mancanza di posti è finito in una struttura della Sicilia, aggiungendo alla complicata condizione della malattia psichiatrica il disagio dell'allontanamento dal proprio territorio.

La legge 81 del 2014 che definiva la chiusura degli Opg, se aveva l'intento di dare una decisa sterzata, palesava alcuni evidenti limiti, come il commissariamento previsto per le Regioni inadempienti. Con questo provvedimento, del resto non attuato pur talvolta essendoci le condizioni, il commissario avrebbe dovuto predisporre in un tempo ragionevole i piani per la definizione delle Rems, per riorganizzare i Dsm (dipartimenti di salute mentale) e avviare i progetti terapeutici individuali. E nel frattempo che fine far fare agli internati?

Poi emerge un'altra criticità, la difficoltà dei Dsm a prendere in carico i pazienti più problematici, quello zoccolo duro che sono gli internati rimasti in Opg e quelli per cui fallisce la licenza finale di esperimento. Ma le incognite sul futuro riguardano soprattutto i nuovi ingressi che nel frattempo continuano ad essere predisposti nelle Rems, con un intasamento che nei prossimi mesi diventerà ingestibile.
In questa situazione caotica sarebbero auspicabili protocolli di collaborazione tra magistratura e le Asl come previsto dalla legge 81 e, laddove possibile, l'adozione di misure di sicurezza non detentive come la libertà vigilata. Solo così si potrà cercare di attenuare il disagio che è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, resta sullo sfondo una grande domanda: come è possibile pensare di superare gli Opg senza modificare il codice penale e le misure di sicurezza?

di Antonio Mattone

martedì 31 marzo 2015

Scatta ora X per chiusura Opg, parte la riforma ma strutture alternative in ritardo

Ansa
Nuove strutture, delicata gestione della fase transitoria
Nessuna proroga ha fatto slittare l'arrivo dell''ora X' per la chiusura degli ultimi ospedali psichiatrici giudiziari e martedì 31 marzo, dopo tre slittamenti in due anni, si compirà un altro passo fondamentale della riforma che ha portato alla chiusura dei manicomi, con la minaccia dei commissariamenti per le regioni che non organizzeranno l'assistenza alternativa. 

Ad oggi sono ancora in funzione, in Italia, 6 ospedali psichiatrici giudiziari. I detenuti sono 700, di questi 450 entreranno nelle nuove Rems, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, per gli altri si va verso le dimissioni o lo spostamento in strutture che dovranno ancora essere definite con percorsi di recupero personalizzati. ''Il problema più urgente da risolvere ora riguarda in particolare le persone che non hanno più famiglia e gli internati stranieri (circa 130 persone)'', ha ricordato il deputato Pd Edoardo Patriarca.

Gli Opg lasceranno spazio alle Rems, che prevedono un'assistenza solo sanitaria. Ma c'è chi, come la deputata della commissione Giustizia della Camera, Vanna Iori (Pd), teme che ora queste strutture si configurino come dei mini-opg. Le Rems, insomma, da sole potrebbero non bastare e il post-Opg sarà, secondo il giudizio di diversi, un processo lento, graduale e complesso. L'associazione Antigone ha già annunciato che i suoi osservatori monitoreranno questo processo che dalla fotografia che arriva dalle regioni appare ancora complessa e in divenire. I sei Opg ancora attivi sono localizzati in cinque regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Sicilia. Tra questi l'Opg di Castiglione delle Stiviere in Lombardia si trasformerà in struttura Rems, mentre gli altri Opg potrebbero - una volta concluse le operazioni di trasferimento degli internati - essere destinati ad altro uso. A Reggio Emilia esiste una struttura che, al momento, ospita circa 130 internati, dei quali 40 dell'Emilia-Romagna. Al momento i 40 internati di competenza dell'Emilia Romagna resteranno a Parma ed a Bologna, successivamente la regione dovrebbe dotarsi di una struttura Rems a Reggio Emilia.

All'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino il primo di aprile, con l'entrata in vigore della legge per il superamento di queste strutture, operativamente non cambierà niente, spiega la direttrice dello stesso Opg Antonella Tuoni. "Domani - afferma - lavorerò come sempre. Sabato scorso c'è stato l'ingresso di una persona proveniente da una comunità e non ho indicazioni su provvedimenti di trasferimento con l'assegnazione nelle strutture individuate dalle regioni''. Nel pomeriggio la Regione ha individuato sei residenze per ospitare gli internati: l'Istituto Mario Gozzini e la struttura psichiatrica residenziale "Le Querce" a Firenze (Asl 10 Firenze); la Comunità terapeutica "Tiziano" ad Aulla (Usl 1 Massa Carrara); la struttura residenziale "Morel" a Volterra (Usl 5); il modulo residenziale "I Prati" ad Abbadia San Salvatore (Usl 7 Siena) e il modulo residenziale in struttura terapeutico riabilitativa di Arezzo (Usl 8).

Chiude invece l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Ma il futuro dei 165 internati, tra cui dieci donne, ospiti dell'unico Opg della Sicilia resta un'incognita. Alcuni saranno destinati alle strutture carcerarie del territorio; quelli che hanno ancora bisogno di supporto psichiatrico dovrebbero essere trasferiti presso i vicini Rems a Naso (Messina) o a Caltagirone (Catania) che però non potranno ospitare più di 20 pazienti.

In Campania sono presenti due Opg: il più noto è quello di Aversa (Caserta) ed è intitolato al medico Filippo Saporito. Al momento sono 104 gli internati, 38 dei quali sono campani, 52 laziali e il resto provenienti da Molise e Abruzzo. L'altro Opg campano ha sede a Napoli (da qualche anno è all'interno della struttura penitenziaria di Secondigliano, dopo la chiusura della antica sede di via Imbriani): questa struttura ospita 87 persone. Le Rems sorgeranno a Calvi Risorta, nel Casertano, (sarà attiva dal prossimo primo settembre) mentre quella di Avellino sarà operativa dal 30 maggio.

sabato 28 febbraio 2015

Ospedali psichiatrici giudiziari, fine della storia. Confermata la chiusura il 31 marzo 2015 al varo le REMS

Vita
Il 31 marzo 2015 gli OPG chiuderanno per sempre. Peppe Dell’Acqua, psichiatra, erede di Franco Basaglia, intervistato da Vita.it non ha dubbi: «Sono molto contento, è una restituzione di diritto a dei cittadini. Queste persone continueranno ad essere curate nei territori»


Fra 30 giorni in Italia chiuderanno gli ospedali psichiatrici giudiziari. Questo almeno è quanto prevede la legge, che ha indicato il 31 marzo 2015 come data per la chiusura definitiva: la deadline però già due volte non è stata rispettata. Questa però sembra la volta buona, a cominciare dal fatto che il Governo - che a ottobre «auspicava» una ulteriore proroga - ora invece, nella Seconda relazione al Parlamento, scrive nero su bianco che è sua «ferma intenzione dare attuazione concreta al superamento degli OPG», commissariando le Regioni inadempienti

Il capo del Dap, Santi Consolo, in audizione in Commissione Antimafia il 19 febbraio, ha garantito che il 31 marzo «dobbiamo essere disponibili a trasferire gli internati dagli Opg e a consegnarli alle Regioni perché li destinino alle Rems». Sarà così? Stop OPG ha lanciato un digiuno a staffetta che si svolgerà per tutto il mese di marzo, proprio per tenere alta l’attenzione sul tema ed evitare una ulteriore proroga (per adesioni http://www.stopopg.it). Noi a un mese dalla scadenza abbiamo fatto il punto della situazione con Peppe Dell’Acqua, psichiatra, erede di Franco Basaglia, già direttore del DSM di Trieste.

Andiamo o no verso una nuova proroga?
No e ne sono molto contento. Questo ovviamente non significa che al 31 marzo tutto sarà a posto, significa solo che dobbiamo continuare con le strategie e i percorsi che sono stati finalmente acquisiti con la legge 81/2014.

Quante sono oggi le persone internate in OPG?
Nell’ultimo anno le dimissioni sono aumentate in modo davvero sorprendente. Molti DSM si sono sentiti provocati, all’inizio qualcuno ha reagito in maniera scomposta ma alla fine si sono messi in atto meccanismi virtuosi ed è stato presentato un progetto terapeutico riabilitativo per ciascuna persona presente in OPG. L’ultimo dato ufficiale è del 30 novembre 2014, quando in OPG c’erano 761 persone.

Tre anni prima, nel dicembre 2011 erano 1300, quindi grossomodo la metà degli internati è già uscita. Allora si può fare!
Chiudere gli OPG è una questione di straordinaria delicatezza, in questi ultimi anni sono accadute cose straordinarie. Ovviamente dobbiamo dire che chi esce da un OPG non viene messo alla porta con il suo fardellino e arrivederci, altrimenti la gente pensa a 700 matti che escono in un colpo solo… A parte che 700 persone su tutta la popolazione italiana significa 15-16 persone su un milione, sono numeri ridicoli. Queste persone continueranno ad essere curate nei territori, non c’è motivo di alcun allarme sociale: è una restituzione di diritto a dei cittadini.



Cosa ha “sbloccato” la situazione e avviato questa fase di dimissioni?
La legge 81/2014, senza dubbio. Ma anche un privato sociale che si è mostrato interessato e disponibile: la maggior parte delle dimissioni fino ad oggi ha previsto un invio in comunità, con rette che si aggirano sui 5mila euro al mese. Lo step successivo, poi, ovviamente sarà verificare come funzionano queste comunità.

Infatti la domanda spontanea è dove sono finite queste 700 e più persone…
Speriamo che non siano “finite” da nessuna parte, ma che stiano “iniziando” una nuova fase della loro vita! I percorsi dono diversi, alcuni tornano a casa, in famiglia, altri in situazioni di abitare assistito, altri in comunità vere e proprie, altri ancora in comunità terapeutiche. La prima fase ha visto il prevalere di invii in comunità, adesso mi sembrano in aumento i programmi individuali che costruiscono un progetto di accompagnamento molto forte, ma senza inviare in comunità.


Chiusi gli OPG, Governo e Regioni avevano immaginato delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive, le Rems. Le Regioni avevano inviato progetti per mille posti letto: a questo punto non sono troppi?
La prima relazione al Parlamento, a settembre, ha evidenziato come delle 826 persone presenti, 476 risultavano dimissibili: il 58%. Dei non dimissibili solo il 17% presentava un profilo di pericolosità sociale: non più cioè dell’8% del totale. Oggi sappiamo che serviranno 400/450 posti letto, quindi sì, certo, costruire Rems per mille posti è un’esagerazione! E sarebbe assurdo spendere tutti quei soldi per qualcosa che non serve. Quasi tutte le Regioni però hanno già rivisto quei programmi, riducendo i posti letto.

Che criticità e problemi aperti vede?Il primo problema è che le dimissioni aumentano ma i nuovi invii non diminuiscono, nonostante le indicazioni contenute nella legge 81/2014. Significa che i magistrati continuano a fare come prima, un po’ perché manca il supporto e il coordinamento con DSM, Asl e servizi sociali, un po’ però temo sia anche perché una parte della magistratura è convinta che si debba fare così, ha un atteggiamento securitario.

E poi?
In generale nelle politiche regionali c’è una disattenzione intollerabile per la salute mentale comunitaria, in Lombardia come in Campania, senza differenze. Forse la chiusura degli OPG metterà in evidenza i problemi di sempre e forse si genereranno finalmente degli anticorpi. Negli ultimi anni ci si è sempre più orientati alle strutture residenziali, che sono un modello anacronistico… Però i due terzi dei budget per la salute mentale sono assorbiti dalle strutture residenziali.

venerdì 19 settembre 2014

Italia - Chiusura OPG - Ancora in ritardo ma ... nell'attesa gli internati sono aumentati di 185 unità

www.lanotiziagiornale.it
Verrebbe da definirla una barzelletta, se non fosse che i ritardi vergognosi del governo ricadono sulla pelle di persone inermi che altro non possono fare che attendere. Nella speranza che, prima o poi, si giunga ad una soluzione. Questo è in sintesi quello che sta accadendo con gli ormai tristemente famosi Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari). Sono sei in tutto: a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia e Napoli.

La questione va avanti ormai dal 2011. È di quell'anno infatti il decreto che prevedeva la chiusura definitiva degli Opg fissata al 31 marzo 2013: 273 milioni stanziati dal governo per la riconversione in strutture regionali (180 per la riconversione stessa, più altri 93 per il personale). Tempi insufficienti, si disse poche settimane prima della scadenza. Ed ecco allora la prima proroga al 31 marzo 2014. Ma anche questa seconda scadenza non è stata rispettata: tutto rinviato al 2017, con decreto approvato a giugno di quest'anno.

Passano gli anni, ma i problemi restano sempre gli stessi: l'ultimo decreto infatti prevedeva la formazione di un Organismo di coordinamento per il superamento degli Opg. Il tutto entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge. Ebbene, soltanto ieri sono arrivate le nomine. Con oltre due mesi di ritardo. E intanto - ecco l'assurdo - il numero dei detenuti negli Opg sale: solo pochi mesi fa era sceso sotto i 900. Ora sono 1085. Reclusi in "luoghi di tortura", come li definì tempo fa Amnesty International.

di Antonio Acerbis

venerdì 6 giugno 2014

Psichiatria Democratica: ok chiusura OPG ma non nuove strutture (REMS) ma progetti sul territorio

Psichiatria Democratica
La Camera dei Deputati ha definitivamente approvata la legge che, ci auguriamo, metterà, finalmente, la parola fine agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) nel nostro Paese: drastica riduzione dei posti letto, adozione di misure alternative alle strutture asilari, mai più ergastoli bianchi.

Ora si apre una nuova fase, assai delicata perché occorrerà governare il processo di dismissione dei sei Opg per chiudere - così come ripetiamo da troppo tempo - presto e bene questi luoghi di afflizione.

Per raggiungere questi obiettivi l'Associazione Psichiatria Democratica (Pd), fondata da Franco Basaglia, che si è da sempre battuta per la chiusura degli Opg, continuerà a impegnarsi, senza risparmio perché da parte delle Regioni, attraverso le articolazioni funzionali delle Asl (Salute Mentale, Dipendenze, Anziani ed Handicap) si provveda, con tutta urgente e con grande scrupolo e attenzione a:

1) Redigere programmi personalizzati per ciascun utente garantendo, così, una risposta adeguata ai bisogni dei singoli;

2) Le ingenti risorse economiche stanziate dalle Regioni per costruire nuove strutture, assolutamente sovradimensionate, e quelle stanziate per il personale individuato per la gestione delle Rems, siano investite nei Dipartimenti territoriali rilanciando e sostanziando, nei fatti, le pratiche territoriali - sempre più penalizzate e strangolate dalla crisi - così come richiedono con forza gli utenti, i loro familiari e tutte le figure professionali impegnate;

3) I progetti terapeutico-riabilitativi, individuali, dovranno riportare in dettaglio le risorse ad essi destinate e i tempi di attuazione del progetto stesso, insomma i soldi "seguano" i pazienti e il loro progetto di vita, e non servano a finanziare surrettiziamente nuove strutture;

4) Psichiatria Democratica, inoltre, mette sin da ora, le proprie competenze a disposizione del coordinamento per il superamento degli Opg, che si dovrà attivare entro presso il Ministero della Salute.

5) Pd si adopererà, infine, affinché si metta mano, al più presto, alla revisione degli articoli del codice penale relativamente alla cosiddetta pericolosità sociale.

martedì 1 aprile 2014

Ospedali Psichiatrici Giudiziari - La chiusura è rinviata al marzo 2015

Corriere della Sera
Doveva finire ieri l’era dei vecchi manicomi criminali, ma non ci sono alternative
ROMA - Il rischio era che la chiusura sarebbe stata posticipata di tre anni, al 2017. Era l’auspicio delle Regioni. E sarebbe stato un vero scandalo dopo il primo rinvio del 2013. La fine dei sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, infatti, doveva avvenire oggi, dodici mesi più tardi. 

Un decreto del Consiglio dei ministri ha rimandato lo stop definitivo. Ma lo slittamento è stato almeno limitato: i manicomi situati all’interno delle carceri finiranno di funzionare il 31 marzo 2015. È il risultato delle sdegnate proteste. In testa il sindaco di Roma Ignazio Marino che la scorsa settimana si è appellato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, molto sensibile al tema tanto da menzionarlo nel messaggio di fine d’anno del 2012: «Basta con i luoghi dell’orrore». 

La proroga però è stata necessaria. Non sono ancora pronte le strutture che dovranno ospitare le persone detenute (circa 890 in base alla stima di Giuseppe Dall’Acqua, capo del dipartimento di Salute mentale di Trieste, 1.051 secondo il Coordinamento interregionale Sanità penitenziaria). Le strutture in chiusura sono gli Opg di Castiglione delle Stiviere (Lombardia), Reggio Emilia (Emilia Romagna), Montelupo Fiorentino (Toscana), Secondigliano e Aversa (Campania), Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia). 

Ma il presidente Napolitano è stato critico : «Ho firmato con estremo rammarico il dl di proroga urgente della norma del dicembre 2011 relativa agli ospedali psichiatrici giudiziari» criticando le inadempienze delle Regioni per la mancata attuazione di norme «di civiltà» ed esprimendo «sollievo» per gli interventi contro nuovi slittamenti.
«È stato un passo obbligato per il ritardo accumulato da non poche Regioni italiane per quanto riguarda i piani di riconversione», chiarisce il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Per scongiurare altre proroghe verrà compiuto a metà anno «un puntuale monitoraggio del percorso di riconversione prevedendo anche ipotesi di poteri sostitutivi nei confronti degli inadempienti». Il problema è la realizzazione delle Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitarie), le strutture alternative dove verranno trasferiti i detenuti psichiatrici. «Piccoli ospedali giudiziari che in teoria non dovrebbero avere personale carcerario ma solo riabilitatori e medici. Concepite in base al numero degli internati, ad esempio sei in Lombardia, uno in Emilia Romagna», li descrive Giandomenico Doda, ricercatore della Bicocca, docente di diritto penale. Che denuncia: «Nell’80% dei reparti ancora si usa legare». Alcune Regioni hanno presentato al ministero della Salute i progetti per richiedere i finanziamenti. «Noi non abbiamo nessun interesse a perdere tempo - dice l’assessore Carlo Lusenti, Emilia Romagna - siamo impegnati nei percorsi della presa in carico ma dobbiamo essere sostenuti da Salute, Giustizia e magistratura. Dieci Regioni sono pronte. E poi devono decidere cosa fare dei detenuti più pericolosi». Dall’Acqua riconosce che la situazione è migliorata. Gli internati dai 1.400 del 2010 sono oggi 890: «Mai toccate punte così basse. Chi è uscito è tornato nel suo luogo di residenza oppure in comunità. L’augurio è che i nuovi centri non siano aree di parcheggio ma di terapia».

giovedì 2 gennaio 2014

Opg, la chiusura resta un miraggio

Avvenire
Ancora un rinvio. Il primo aprile 2014 non sarà la data in cui si metterà la parola fine agli ospedali psichiatrici giudiziari. Le Regioni negli ultimi mesi hanno consegnato i piani di riconversione, ma la loro realizzazione prevede tempi che oscillano dai 6 mesi per la Basilicata ai quasi 3 anni per Lombardia e Abruzzo.
Così «si prospetta la necessità che il governo proponga al Parlamento una proroga del termine che rispecchi la tempistica necessaria per completare definitivamente il superamento degli opg». La seconda battuta d’arresto nel processo di smantellamento compare nella relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dei programmi relativi alla chiusura degli opg, che porta la firma dei ministri alla Giustizia, Cancellieri, e alla Salute, Lorenzin.

Alle Regioni serve ancora tempo, quindi. Non è bastata la prima deroga che fece slittare la chiusura dal 31 marzo 2013 al 1° aprile 2014, per avviare i piani di dismissione e realizzare i 990 posti letto nelle 43 Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) con un investimento di 173,8 milioni.

Perché, si legge nel documento arrivato alle Camere, «dalle valutazioni dei programmi presentati e dagli incontri con le Regioni» è emerso che il termine previsto «non è congruo, soprattutto per i tempi di realizzazione delle strutture, fase che si deve compiere con una serie di procedure amministrative complesse». E così il termine slitta ancora. Ma attenzione, questa volta - dicono i ministri - andrà prevista l’introduzione di «norme sanzionatorie per le Regioni che non realizzano, per quanto di competenza, la finalità del superamento degli opg né rispettano i tempi».

In realtà la Liguria e l’Emilia Romagna, ad esempio, - da quanto emerge nelle 20 pagine del report interministeriale - si distinguono per aver utilizzato i finanziamenti in modo virtuoso, riducendo la spesa in conto capitale, cioè per il mantenimento delle strutture, e investendo invece in risorse per la parte corrente, ovvero per i servizi sul territorio necessari a impostare i percorsi individuali di cura e inserimento sociale dell’ex internato. Ma molte altre hanno impiegato i fondi per costruire nuovi istituti.

Per questo, secondo il comitato StopOpg, «il problema non è il ritardo nella costruzione delle Rems, quanto evitare che la chiusura degli opg si trasformi in una regionalizzazione degli stessi». Nell’incontro con il ministro Cancellieri «abbiamo spiegato - dice Stefano Cecconi - che la proroga deve essere utilizzata per riveder insieme alle Regioni il percorso alternativo all’internamento». Un tempo, «stimabile per noi in almeno 17 mesi», necessario a riorientare le politiche locali su salute mentale e finanziamenti.

Un primo segnale positivo, «pur se insufficiente» sostiene il comitato, viene dalla circolare del ministero della Salute del 28 ottobre che prevede di assegnare, da subito, anche ai dipartimenti di salute mentale le risorse di parte corrente (38 milioni nel 2012 e 55 milioni ogni anno dal 2013). Ma non mancano sfide anche culturali, per vincere lo stigma e i pregiudizi nei confronti dei malati mentali. Si inizia il 9 gennaio con un incontro al ministero della Giustizia per porre le basi del piano che prevede nuove linee guida operative che consentano di coordinare Dsm, magistratura e sistema carcerario (da portare in conferenza Stato-Regioni) e un atto che rinvii la chiusura degli opg e riveda il codice penale.



Alessia Guerrieri

venerdì 14 giugno 2013

Claudio Mencacci presidente Societá Italiana di Psichiatria: «Chiudere gli Opg? Non siamo pronti»

Avvenire
Intervista
Dovevano già chiudere. Chiuderanno. Parliamo degli ospedali psichiatrici giudiziari. Inferni e luoghi di pena senza fine. La data di chiusura (irreale) del 31 marzo scorso è passata liscia. Il legislatore, allora, si è affannato e ne ha stabilita un’altra: il 1° aprile del 2014. Sono scettici però i medici della Società Italiana di Psichiatria. Il loro presidente, Claudio Mencacci, è lapidario: «Le strutture alternative agli Opg da realizzarsi ai sensi della legge 9/2012 non potranno essere funzionanti prima del 2015».

Quello che non convince gli psichiatri della Sip è che modalità inadeguate o non sufficientemente ponderate possano determinare gravi disagi per le famiglie e i pazienti. Né più né meno di quanto successe nei primi anni dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici. C’è ancora tempo per scongiurare pericoli? Ne parliamo con il professore Mencacci, presidente della Sip e direttore della divisione di neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano.

La Società da lei presieduta di certo ha antenne negli Opg. Quali sono le vostre proposte?
Abbiamo fatto un’indagine nostra su quanto è stato fatto o deve essere ancora fatto per il superamento degli Opg. La Società è favorevole alla chiusura di questi ospedali, ma è necessario un periodo transitorio e c’è bisogno di gradualità. Così come è stato concepito, il superamento degli Opg è fortemente, e sottolineo fortemente, ideologico e non corrisponde assolutamente a quelli che sono i minimi criteri di fattibilità e soprattutto di vero superamento. Se non vengono fatte delle cose contemporaneamente si rischia di andare verso il commissariamento e non ne accetteremo nessuno di tipo ideologico. C’è tutto un movimento che guarda alla forma più che alla sostanza. Al vero superamento degli Opg si può arrivare solo realizzando determinati presupposti.

Quali sono?
Offrire delle cure per il reinserimento di queste persone internate e allo stesso tempo potenziare l’assistenza nelle carceri. Abbiamo creato questo assoluto binomio che è il vero nodo e riguarda migliaia di persone.

In questa transizione come organizzarsi?
Prima di tutto, organizzare il passaggio. C’è appena stata una presentazione di tutti i progetti delle regioni al Ministero. E già qualcuna non lo ha fatto. Le più avanzate sono Emilia Romagna e Lombardia che, in particolare, ha l’Opg di Castiglione delle Stiviere ed è orientata verso una strategia sanitaria e non di custodia come sono gli altri Opg. Significa che i soldi che lo Stato ha destinato, ma non ancora stanziato, alle Regioni resteranno inutilizzati fino all’approvazione dei progetti che non avverrà prima di settembre. Questi fondi potrebbero essere impiegati in personale da destinare alla tutela della salute negli istituti di pena in modo da non dover più inviare muovi soggetti in Opg.

È infatti un controsenso: si devono chiudere, ma intanto vengono inviati nuovi pazienti negli Opg...
In molte Regioni sono stati dimessi oltre il 40 per cento degli internati, ma contemporaneamente l’autorità giudiziaria ha continuato a inserire un cospicuo numero di persone negli Opg. È uno scollamento non da ridere.

Per evitare lo scollamento, come lei dice, proponete di creare una prassi operativa con i magistrati. È esatto?
Vogliamo dei percorsi sanitari di cura e non di custodia. I tempi della cura, che sono i tempi di permanenza nelle strutture riabilitative, devono essere affidati ai sanitari. Non vanno definiti dal magistrato, ma da esigenze cliniche, altrimenti finisce che creiamo dei mini Opg. Il tempo di permanenza nella fase del percorso riabilitativo residenziale deve dipendere dalle condizioni del soggetto e non dagli anni di misura di sicurezza che eventualmente verranno inflitti all’internato. I giudici decidano se deve rimanere in carcere e per quanto tempo, i sanitari decidano i tempi della cura e della riabilitazione.

Resterebbe quindi la custodia in carcere sebbene soccorsa da un servizio di assistenza psichiatrica adeguato.
Dobbiamo considerare che ci sono dei pazienti "indimissibili": sono persone di cui è stata riconosciuta la pericolosità sociale. Hanno già avuto in passato percorsi di reinserimento che sono falliti perché hanno reiterato il reato. È un numero piccolo, d’accordo, ma queste persone necessitano di custodia non di competenza sanitaria. E hanno bisogno di una custodia elevata. Va però detto che l’assistenza carceraria è veramente qualcosa di vergognoso. Va rinforzata. Questo è un tema centrale, perché la stragrande maggioranza dei detenuti ha problematiche di carattere psichico, ma non sono necessariamente psichiatrici. Chiediamo che in ogni Regione ci siano delle sezioni di osservazione psichiatrica.

Dunque una distinzioni tra quelli che possono essere reinseriti e quelli che lei chiama "indimissibili".
Va rivisto l’istituto della misura di sicurezza in modo da poter mantenere in detenzione le persone pericolose socialmente, potenziando appunto l’intervento delle Asl negli istituti di pena. Con l’accordo Stato/Regioni del 13 ottobre 2011 furono emanati indirizzi integrativi che prevedono l’attivazione di un’area di osservazione psichiatrica in almeno un istituto penitenziario di ogni Regione e il potenziamento della tutela della salute mentale all’interno di tutti i carceri.

Con quali effetti?
Questo consentirebbe di valutare tutti i nuovi pazienti autori di reati e potenzialmente malati di mente nel periodo di cognizione della pena. Successivamente, coloro che sono riconosciuti con vizio di mente e con una situazione di pericolosità che non necessita della detenzione possono essere assunti in carico all’interno di un percorso di cura. Noi dobbiamo chiederci cosa fare con gli autori di più di un omicidio.

Chiusi gli Opg non c’è il rischio che boss dichiarati non imputabili ce li ritroviamo, diciamo così, nel territorio, magari grazie a perizie compiacenti?
Sicuramente. Ecco perché vogliamo aumentare l’assistenza psichiatrica nelle carceri in modo da poter scremare quelli che veramente hanno problematiche gravi da tutti quelli che non le hanno, che sono delinquenti che precostituiscono una storia di pazzia. È risaputo che molti camorristi prima si fanno ricoverare in reparti Tso in ospedale e poi compiono il delitto. Dopo chiedono perizie psichiatriche che sono ovviamente orientate, e il gioco è fatto. I veri incapaci che compiono omicidi sono il 5 per cento: tutti gli altri sono in grado di intendere e di volere, quindi devono essere puniti.

Giovanni Ruggiero

venerdì 5 aprile 2013

Altre due morti in carcere: un suicidio a Catanzaro e un decesso alll'OPG di Mantova


Ristretti Orizzonti
Casa Circondariale di Catanzaro. Il 3 aprile è morto Carmine Morra, nato a Napoli nel 1957: Si è suicidato impiccandosi in cella.
Era detenuto in regime di Alta Sicurezza dal luglio 2008, quando fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico nell’ambito di una maxi-operazione contro il “Clan Licciardi” di Secondigliano. Questo suicidio arriva a pochi giorni da quello di un altro esponente camorristico, Domenico Antonio Pagano, 46 anni, che si è tolto la vita il 17 marzo scorso nel carcere di Opera (Mi), dove era sottoposto al regime di 41bis, il cosiddetto “carcere duro”.

Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mn). Ieri pomeriggio è morto Christian Ubiali, nato a Bergamo nel 1982. Era internato dal 28 gennaio 2011, con una valutazione di “doppia diagnosi” (tossicodipendenza e problemi psichici). Un percorso riabilitativo in famiglia non era stato ritenuto praticabile dai giudici, che avevano richiesto invece un ricovero in strutture “ad alta protezione” del territorio (comunità psichiatriche). Ma queste, contattate, si erano dichiarate “non disponibili” all’accoglienza e pertanto per il giovane si erano aperte le porte dell’Opg. Il 15 marzo era uscito per trascorrere un permesso con i genitori. Ieri notte ha avuto forti dolori addominali ed è stato portato all’ospedale di Castiglione delle Stiviere e poi trasferito a quello di Mantova dove è deceduto alle 15. Dalla documentazione medica risulta il decesso per arresto cardiocircolatorio: è probabile che nelle prossime ore sarà disposta l’autopsia, che dovrà accertare le esatte cause della morte.

venerdì 29 marzo 2013

Giustizia: sarebbe irresponsabile chiudere gli #Opg senza aver creato strutture alternative

Il Mattino
La data fatidica doveva essere il 31 marzo 2013. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, antico retaggio dei manicomi criminali, avrebbero dovuto chiudere. Ma dove sarebbero finiti i circa 1.000 internati reclusi nei sei Opg dislocati sul territorio nazionale?
Mettere la parola fine a questi luoghi dove si concentra la pazzia umana senza pensare a vere alternative sarebbe stato un salto del buio ma anche una ipotesi poco realistica. E così, come auspicato da più parti, è arrivata la proroga al 1° aprile 2014, in attesa che le Regioni realizzino quelle strutture alternative previste dalla Riforma. I fondi destinati alla riconversione delle strutture sanitarie sostitutive non sono ancora disponibili, e le Regioni non hanno ancora approntato il cronoprogramma per la realizzazione di tali siti. Appare, dunque, davvero difficile immaginare cosa sarebbe successo all’indomani della chiusura. Che gli Opg debbano chiudere è un fatto sacrosanto ed è previsto dalla Riforma della sanità penitenziaria del 2008 che, in un disegno globale, ridefinisce tutto l’approccio con cui i detenuti e gli internati devono essere curati nelle carceri italiane. Si passa dall’isolamento all’accoglienza, con un sostanziale cambio di passo nei progetti e prospetti riabilitativi. Sappiamo bene che questo processo è lungo e complesso, e richiede i tempi necessari per la sua attuazione. Un primo risultato delle battaglie di questi anni è stato quello di far riemergere persone abbandonate e dimenticate di cui si erano perse le tracce. È indubbio però che ci sono dei ritardi e dei rimpalli di responsabilità tra Regioni, Asl e Ministero. In fondo rimandare e allontanare la soluzione del problema fa comodo a tutti. Così come è vero che ci sono delle resistenze culturali degli operatori penitenziari e sanitari, poco inclini a questo cambiamento epocale. Nei due Opg della Campania, ad Aversa e Secondigliano, sono attualmente presenti 278 internati, mentre alla fine del 2008 erano 405. Quelli di origini campane, che quindi devono essere seguiti dalle strutture della nostra Regione, sono 109. Un numero, tutto sommato, abbastanza esiguo. In questi anni già 79 persone in carico ai servizi sanitari hanno usufruito di licenza finale di esperimento o libertà vigilata. Tuttavia, se non si bloccano i meccanismi che producono gli ingressi, difficilmente si potrà arrivare ad una chiusura reale degli Opg. Solo negli ultimi giorni nella struttura di Secondigliano ci sono stari 10 nuovi arrivi. Qui molti ricoverati provengono dalle carceri. Alcuni hanno manifestato disturbi psichiatrici subentrati durante la detenzione. Il sistema carcere, invece di rieducare, produce malattia mentale e sembra inadeguato a trattare queste fragilità. Se pensiamo alla promiscuità e al sovraffollamento di un carcere come Poggioreale, dove qualche settimana fa si è superata la cifra record di 2900 detenuti, ci rendiamo conto di come un disagio si può trasformare in patologia psichiatrica. Altri internati, invece, sono stati dichiarati socialmente pericolosi e sono sottoposti a misure di sicurezza provvisorie o definitive, una normativa proveniente dal Codice Rocco. Questo significa che se non decade la pericolosità sociale il giudizio può essere sospeso sine die, oppure si può restare in Opg anche dopo aver espiato la pena. Sono i cosiddetti ergastoli bianchi. E poi c’è tutto il problema del sostegno alle famiglie. Molte sono abbandonate a se stesse, non sanno cosa fare. Non ci dimentichiamo che molti ricoverati hanno commesso reati o atti violenti proprio all’interno della mura domestiche. È inutile fare grandi proclami e grandi battaglie se non si combattono le cause principali per cui le persone entrano in Opg. Se non si riduce il sovraffollamento e non cambiano le condizioni di vivibilità delle carceri e se non vengono modificate quelle norme legislative che sono la porta principale con cui si finisce in un Opg, difficilmente in tempi brevi si arriverà ad un superamento effettivo. Mi sembra che la campagna per la chiusura tout-court, senza avere alternative certe, è veramente da irresponsabili, e può servire solo alla costruzione di qualche carriera politica. Qualche giorno fa ho incontrato alcuni internati dell’ Opg di Napoli. Insieme agli operatori dell’area educativa e penitenziaria avevano allestito una versione musicale de I Promessi Sposi. Mi ha colpito l’intenso dialogo che essi hanno con gli educatori e persino con il direttore. Dire che sono segregati e abbandonati non mi sembra onesto. Anche la follia merita i suoi applausi diceva la poetessa Alda Merini. Mille persone meritano risposte sul loro futuro e attendono che si attivi un impegno serio e determinato per arrivare finalmente al superamento degli Opg. Che quest’anno non passi invano.

di Antonio Mattone

giovedì 21 marzo 2013

Italia - Slitta di un anno la chiusura degli OPG

Avvenire
Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del ministro della Salute, un decreto legge che contiene interventi urgenti in materia sanitaria. Con uno di questi, spiega la nota, «viene prorogata all'1 aprile 2014 la chiusura degli opg in attesa della realizzazione da parte delle Regioni delle strutture sanitarie sostitutive. Nel decreto si sollecitano le Regioni a prevedere interventi che comunque supportino l'adozione da parte dei magistrati di misure alternative all'internamento, potenziando i servizi di salute mentale sul territorio. Si prevede, in caso di inadempienza, un unico commissario per tutte le Regioni per le quali si rendono necessari gli interventi sostitutivi».

La decisione, tuttavia, non giunge inattesa. «La situazione è che il ministero della Giustizia, in particolare il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha fatto tutto quello che era nelle sue competenze – aveva spiegato questa mattina il capo dipartimento del Dap, Giovanni Tamburino -. Il passaggio alle regioni, che sono venti e hanno livelli di attuazione diversi tra di loro, sta comportando una impossibilità di rispettare il termine originario che era il 31 marzo». Ritardi che però non cambiano la sostanza della sorte degli ospedali psichiatrici giudiziari. «Tutte le regioni hanno fatto dei notevoli passi in avanti – ha detto Tamburino -. Il percorso che porterà sicuramente alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari ha già compiuto dei passi notevoli».

In Italia ci sono sei ospedali psichiatrici giudiziari: Barcellona Pozzo di Gotto (Messina, chiuso dopo essere stato posto sotto sequestro il 19 dicembre del 2012), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia e Napoli. In totale le persone che oggi sono ancora all’interno degli Opg sono 1.215 (dato aggiornato a febbraio 2013).

È la legge 9/2012, approvata a febbraio del 2012, a fissare per il 31 marzo la data di chiusura e a stabilire che sia concluso un accordo tra le regioni e l’amministrazione penitenziaria per individuare strutture sostitutive degli Opg. Per il superamento degli Opg, la legge prevede un finanziamento di 273 milioni di euro (93 per il personale e gli altri per le strutture). All’approvazione della legge, nata da un disegno di legge presentato dalla Commissione Sanità presieduta dal senatore Ignazio Marino che nel 2011 ha visitato i 6 Opg, ha contribuito anche una grande mobilitazione della società civile riunita nel Comitato Stop Opg. Mobilitazione che è proseguita anche dopo la sua emanazione, in particolare in relazione al dibattito sorto sulle strutture sostitutive, evidenziando il rischio di un ritorno ai manicomi, nella forma dei cosiddetti mini-Opg.

mercoledì 20 marzo 2013

Gli Opg? Verso la "non-chiusura"... aspettando la proroga. Interviste a 5 Direttorii

Redattore Sociale
Il 31 marzo è la data prevista per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma mancano le strutture alternative che dovrebbero ospitare gli ex internati. Parlano i direttori: "La scadenza non sarà rispettata su tutto il territorio nazionale".
C'è grande incertezza intorno alla chiusura degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari, fissata al 31 marzo 2013. A pochissimi giorni dalla scadenza il quadro che emerge è che mancano strutture alternative in cui collocare gli internati. Cosa succederà dopo il 31 marzo? Quale sarà il futuro degli internati, quali saranno le modalità della loro presa in carico? Ci sarà una proroga della chiusura come ha annunciato il governo?
Redattore Sociale ha intervistato 5 direttori dei 6 Opg italiani. Dalle loro risposte si profila di fatto una "non - chiusura", visto che non ci sono le strutture sostitutive. "Una cosa è certa: l'Opg di Napoli continuerà a funzionare", afferma Stefano Martone, direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano (Napoli). "Non abbiamo ancora notizie certe, ma la proroga sarà inevitabile", dichiara Elisabetta Calmieri, direttrice dell'Opg di Aversa. "La scadenza del 31 marzo non sarà rispettata su tutto il territorio nazionale, e ovviamente noi non faremo eccezione", spiega Ettore Straticò, direttore dell'Opg di Castiglione delle Stiviere (Mantova). Anche Antonella Tunoni, direttrice di Montelupo Fiorentino, sostiene che la chiusura del 31 marzo è "un'ipotesi molto difficile" e che non c'è "alcuna comunicazione ufficiale sulla disponibilità di strutture alternative". Tuttavia la regione Toscana si sta muovendo "per individuare la struttura, già esistente, ad alta intensità destinata a farsi carico dei casi più impegnativi, mentre per le situazioni più attenuate il modello sarà quello del tipo casa famiglia". Anche il direttore dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto conferma di essere "in attesa della proroga della chiusura". Da parte sua il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria rimanda a domani la sua risposta.
In Italia ci sono 6 Opg: Barcellona Pozzo di Gotto (Messina, chiuso dopo essere stato posto sotto sequestro il 19 dicembre del 2012), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Reggio Emilia e Napoli. In totale le persone che oggi sono ancora all'interno degli Opg sono 1.215 (dato aggiornato a febbraio 2013).
È la legge 9/2012, approvata a febbraio del 2012, a fissare per il 31 marzo la data di chiusura e a stabilire che sia concluso un accordo tra le regioni e l'amministrazione penitenziaria per individuare strutture sostitutive degli Opg. Per il superamento degli Opg, la legge prevede un finanziamento di 273 milioni di euro (93 per il personale e gli altri per le strutture).
All'approvazione della legge, nata da un disegno di legge presentato dalla Commissione Sanità presieduta dal senatore Ignazio Marino che nel 2011 ha visitato i 6 Opg, ha contribuito anche una grande mobilitazione della società civile riunita nel Comitato Stop Opg. Mobilitazione che è proseguita anche dopo la sua emanazione, in particolare in relazione al dibattito sorto sulle strutture sostitutive, evidenziando il rischio di un ritorno ai manicomi, nella forma dei cosiddetti mini-Opg.

Montelupo Fiorentino: improbabile superamento Opg entro 31 marzo

La direttrice Tuoni: "Non ci sono comunicazioni ufficiali sulla disponibilità di strutture alternative". Ma la regione si sta muovendo: "Struttura ad alta intensità già individuata per i casi più impegnativi".
Entro il 31 marzo gli Opg devono essere dismessi per legge. Ma nel caso di Montelupo Fiorentino, come in molti altri casi in Italia, è un'ipotesi "molto difficile", almeno secondo la direttrice Antonella Tuoni, visto che "non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale sulla disponibilità di strutture alternative". Probabilmente si arriverà ad una proroga. La regione Toscana si sta comunque muovendo per trovare strutture alternative.
"La regione - spiega l'assessore alla salute Luigi Marroni - si sta muovendo per individuare la struttura, già esistente, ad alta intensità destinata a farsi carico dei casi più impegnativi, mentre per le situazioni più attenuate utilizzeremo più di una struttura. Il modello sarà quello del tipo casa famiglia e il riferimento sarà l'Azienda sanitaria locale di appartenenza. Al momento siamo nella fase conclusiva di individuazione delle varie strutture, sia quella ad alta che quelle a più bassa intensità e contiamo di rispettare i tempi previsti dall'ultimo accordo stipulato tra regioni e Governo". Dalla regione fanno inoltre sapere che la Toscana ha comunque già avviato, a partire dal 2011, il processo di superamento dell'Opg, che ha consentito di dimettere 22 internati e trasferirli presso residenze sanitarie. Una volta dismesso l'Opg, spiega ancora la direttrice Tuoni, "visto che sono stati spesi 5 milioni per ristrutturazioni, sarebbe una scelta miope buttare questi soldi nel cestino" e quindi sarebbe opportuno "trasformare la struttura in un carcere che potrebbe ospitare detenuti a bassa pericolosità sociale".

Barcellona Pozzo di Gotto: pronto il piano di riconversione

Il direttore Rosania: "Già individuate quattro strutture protette". "Per quanto concerne i tempi attendiamo la proroga del ministro sullo slittamento della chiusura".
Pronto il piano di riconversione per l'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto. A dirlo è il direttore Nunziante Rosania che conferma l'impegno ed il lavoro che è in corso con i rappresentanti delle quattro regioni di riferimento (Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia) per stabilire i criteri relativi alla dimissione di alcuni soggetti e le modalità organizzative relative all'attivazione delle quattro strutture alternative all'Opg già individuate nell'Isola.
"Stiamo lavorando a tutto campo con le regioni che rientrano nel nostro bacino di utenza - afferma il direttore Nunziante Rosania. In particolare, abbiamo firmato con i rispettivi assessorati alla Sanità dei protocolli d'intesa. Tra i detenuti vanno distinti i dimissibili da quelli non dimissibili per i quali ci sarà l'inserimento in strutture alternative che verranno predisposte nei prossimi mesi".
"Per quanto concerne i tempi attendiamo la proroga del ministro sullo slittamento della chiusura - continua. Siamo comunque ormai in una fase di superamento di cui adesso vedremo i tempi tecnici. Naturalmente anche le realtà alternative all'Opg vanno pensate in tutta la loro complessità, presupponendo che si tratti di realtà che auspichiamo siano altamente qualificate a sostenere ed accompagnare queste persone in tutte le loro problematiche. Va ripensata tutta la questione della psichiatria, tenendo conto che la malattia esiste e tutta la rete di assistenza va migliorata sotto tutti gli aspetti".
"Per quanto ci riguarda noi siamo pronti e abbiamo già il nostro piano di riconversione - sottolinea il direttore Rosania.
Adesso aspettiamo cosa fare per il prossimo futuro. Con l'assessorato regionale alla sanità di Palermo che coordina anche gli altri bacini di utenza delle altre regioni stiamo stabilendo i criteri di dimissioni delle persone detenute e le relative sedi alternative. Si tratta di strutture protette. In Sicilia ne sono già state individuate quattro: a Catania, Agrigento, Messina e Palermo". Le strutture alternative rispondono ai criteri organizzativi previsti dal decreto Marino: hanno una capienza massima di 20 persone e prevedono il personale specializzato distinto in uno psichiatra, uno psicologo, un tecnico della riabilitazione, un assistente sociale, 12 infermieri e sei operatori sanitari.
"Si tratterà di realtà alternative che assumono una valenza sperimentale forte che ci auguriamo lavorino nel migliore dei modi possibili - aggiunge ancora. Da tempo ho sostenuto che questi istituti, gli Opg, residuati bellici veri e propri venissero chiusi - dice. Adesso grazie al lavoro della commissione Marino tutto ciò si sta portando a termine.
Naturalmente il mio auspicio è che si istauri un tavolo tecnico che tenga conto di più voci esclusivamente per il bene ed il futuro di queste persone. Speriamo quindi di chiudere al più presto un capitolo per aprirne un altro positivo e costruttivo per tutti i pazienti e sicuramente migliore da tutti i punti di vista".
Attualmente nell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto ci sono 148 internati: tutti soggetti che a vario livello sono stati sottoposti a misure di sicurezza dell'Ospedale psichiatrico giudiziario. Di questi ci sono 42 prosciolti con misure di sicurezza definitiva, 36 sottoposti a misura di sicurezza provvisoria in attesa di giudizio, 40 in casa di cura e custodia definitiva seminfermi di mente con la pena ridotta di un terzo, 29 in casa di cura e custodia provvisoria in attesa di definizione, un soggetto in osservazione psichiatrica. A questi si aggiungono anche 8 detenuti che si sono ammalati mentre erano in altre carceri dove erano entrati sani di mente. "In un anno e mezzo sono usciti dall'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto parecchi detenuti - conclude il direttore. Se pensiamo che nel 2011 erano 400 e adesso ne abbiamo 148, potete immaginare quanto lavoro è stato fatto fino a questo momento".

Aversa: il 31 marzo l'Opg non chiuderà

Parla la direttrice Palmieri: "Non abbiamo ancora notizie certe, ma la proroga sarà inevitabile. Il problema più grande resta quello della mancanza delle strutture di accoglienza esterna che dovranno essere approntate dalle Asl e dalle regioni".
"Il 31 marzo l'Opg non chiuderà". Ne è certa la direttrice dell'Ospedale giudiziario di Aversa Elisabetta Palmieri. "Solo a febbraio è stato pubblicato il bando per la ripartizione dei fondi alle regioni finalizzati alla realizzazione delle strutture esterne che dovranno prendersi carico degli ex internati. E il termine per la presentazione dei progetti è ad aprile, già oltre quindi il termine del 31 marzo fissato per la dismissione. Non abbiamo ancora notizie certe, ma la proroga sarà inevitabile. Credo che maggiore certezza l'avremmo solo dopo l'insediamento del nuovo governo".
Quanti sono attualmente gli internati nell'Opg di Aversa? E quante sono le proroghe?
"Variano tra i 155 e i 160. Una ventina quelli reclusi da anni per le proroghe disposte dalla magistratura. Dopo il sequestro dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto ospitiamo oltre agli internati di Campania, Molise e Abruzzo, che afferiscono alla nostra competenza territoriale, anche persone provenienti da Sicilia e Puglia, a centinaia di chilometri di distanza da casa e famiglia".
La Commissione Marino, due anni fa, valutò "pessime le condizioni strutturali ed igienico sanitarie della struttura", considerandole "unitamente al sovraffollamento, fortemente lesive della dignità personale". Cosa è cambiato da allora?
"All'epoca non ero ancora la responsabile, mi sono insediata da poco più di un anno. Ma posso affermare che quelle ispezioni hanno prodotto una scossa. Sono stati realizzati importanti lavori alla struttura ed è stato definitivamente chiuso il padiglione "La Staccata" che versava in condizioni pessime".
Dall'annuncio della dismissione quali passi sono stati realizzati in vista della chiusura?
"Ribadendo che il problema più grande resta quello della mancanza delle strutture di accoglienza esterna che dovranno essere approntate dalle Asl e dalle Regioni, qualche cambiamento c'è stato. Negli ultimi due mesi abbiamo registrato un incremento della disponibilità dei Dipartimenti di Salute Mentale ad avviare percorsi esterni individualizzati del 30 - 40 percento rispetto al passato. Anche perché i magistrati di Sorveglianza sono più perentori nell'intimare l'affidamento a strutture sanitarie esterne all'Opg per chi non è più valutato socialmente pericoloso".
Cosa crede si debba fare per la dismissione definitiva?
"Serve sicuramente maggiore impegno e tempestività da parte di regione e Asl nell'adeguarsi alla nuova norma. Ma credo non sia ancora sufficiente. In assenza di una modifica del codice penale che lega la pericolosità sociale all'idea di detenzione e lascia persistere il binomio cura e custodia, la dismissione degli Opg rischia di rimanere solo sulla carta".
In che senso?
"Lo sostengono molti addetti ai lavori. Se non c'è una riforma del codice gli operatori sanitari non avranno la competenza per affrontare le questioni giudiziarie delle persone affidate. Chi si occuperà delle incombenze giuridiche e legali degli internati nelle nuove strutture? Se si è deciso di perseguire la linea della chiusura credo occorra riformulare l'intero quadro normativo a riguardo. Altrimenti il rischio è che le nuove strutture replichino su scala ridotta gli attuali Opg".
Come sta vivendo il personale e gli internati l'annunciata dismissione?
"È una situazione che con il passare del tempo diventa sempre meno sostenibile. Gli operatori sono in una situazione di limbo: sanno che la situazione attuale sta per finire, ma non vedono realizzarsi le condizioni perché ciò avvenga. Da parte degli internati le reazioni sono agli antipodi: c'è chi vive l'attesa con la speranza di poter finalmente tornare a casa, altri, invece, appaiono spaventati. L'Opg, per tanti è diventata una casa, e hanno paura di dover affrontare il cambiamento. Storie diverse che dovranno essere affrontate con grande sensibilità".

Napoli: l'Opg continuerà a funzionare

Martone, direttore dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano: "Finché le Asl non creano strutture alternative, le autorità giudiziarie sono tenute a garantire la sicurezza detentiva".
"Anche se di fatto non ci sarà una deroga alla legge 9/2012, una cosa è certa: l'Opg di Napoli continuerà a funzionare per garantire la sicurezza preventiva". Ad affermarlo è Stefano Martone, direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano, Napoli, che, a pochi giorni dalla data limite fissata per la chiusura degli Opg parla ancora di "incertezza" e di un "vuoto di fatto per la mancanza di strutture alternative in cui collocare gli internati".
Si avvicina il 31 marzo, la data prevista per legge per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Quale è la situazione di Napoli?
Siamo in attesa di capire cosa accadrà sul piano normativo. Il fatto che non siano state realizzate le varie strutture crea però un vuoto. Fatto è che dal primo aprile, anche se non dovesse intervenire una deroga, l'Opg deve continuare a funzionare. La legge 9/2012 è una norma a "legislazione invariata", vale a dire che non modifica l'ordinamento né il codice penale: questa legge non chiude gli Opg e finché le Asl non creano strutture alternative, le autorità giudiziarie sono tenute a garantire la sicurezza detentiva.
Come avete accolto la notizia della chiusura e come si è preparato l'Opg di Napoli in vista del 31 marzo?
In realtà paradossalmente abbiamo riscontrato negli ultimi mesi un aumento e non, come sarebbe stato normale, una diminuzione del numero dei ricoveri. Oggi sono 115 gli internati nell'opg di Secondigliano, 15 in più rispetto alla capienza regolamentare, che è di 100, e 5 in meno rispetto alla soglia tollerabile, che è di 120.
Come si spiega questo aumento?
Io me lo spiego in due modi. Da una parte, come conseguenza della chiusura dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, che ha determinato un affollamento negli Opg del Sud Italia, compreso quello di Secondigliano. Ma anche come il frutto di una diversa attenzione alla patologia psichiatrica anche nel giudizio di cognizione. Per cui, noi adesso abbiamo il problema inverso: non quello di chiudere, ma di resistere a questa ondata di nuovi ingressi. Una inversione di tendenza rispetto al passato, se si pensa che tra il 2008 e il 2009 erano 80 i ricoverati e, in caso di dimissioni, di buona parte delle persone, la chiusura sarebbe stata una conseguenza naturale.
Quali sono i reati più diffusi anche tra i nuovi entrati?
I reati di scarso allarme sociale, anche se abbiamo anche casi di delitti avvenuti tra le mura domestiche. Ben venga quindi la chiusura degli Opg e che ci siano strutture adeguate e più accoglienti per queste persone, ma io credo che non si stia affrontando il vero problema.
Qual è secondo lei il vero problema?
Il problema di base è che in Italia vengono ancora applicate le misure di sicurezza, nel senso che ancora oggi si è privati della libertà personale per una presunta "pericolosità sociale", un concetto, una percezione.
La sua proposta?
La mia è una proposta sicuramente rivoluzionaria ma più umana: quella di eliminare le misure di sicurezza preventive, porre fine agli "ergastoli bianchi" e considerare questi autori di reato cittadini come tutti gli altri, messi in condizioni di potere uscire dal carcere e rifarsi una vita.

Castiglione delle Stiviere: scadenza 31 marzo non realistica

Ma senza una proroga ufficiale gli Opg non potranno più far entrare nessuno e non ci sono ancora le strutture sostitutive. Straticò (direttore): "Vuoto dannoso, la politica ha pochi giorni per rimediare".
"Guardi, le dico subito che la scadenza del 31 marzo non sarà rispettata su tutto il territorio nazionale, e ovviamente noi non faremo eccezione". Esordisce così Ettore Straticò, direttore del'Opg di Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova. Come tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari anche quello guidato da Straticò sta affrontando una fase di transizione che dovrebbe portare alla chiusura del centro e alla distribuzione dei pazienti in strutture più piccoli gestite dalle Ausl del territorio.
Come state affrontando questa fase di passaggio?
Intanto faccio una premessa: da sempre siamo completamente sanitarizzati. A Castiglione lavorano medici, operatori sociali e infermieri. Non ci sono mai state guardie come succede negli altri Opg.
Stiamo lavorando su una serie di percorsi in collaborazione con la Regione Lombardia e abbiamo già individuato le sedi dove spostare i pazienti per rispettare la legge 9/2012 che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ovviamente la scadenza del 31 marzo non è realistica, e infatti si parla già di una proroga.
Cosa succederà a fine mese?
Continueremo a lavorare in serenità. C'è però un problema: se non arriveranno indicazioni in senso contrario dal primo di aprile non potremo più accogliere persone nel nostro Opg. Si verrà quindi a creare un vuoto dannoso per tutti, per la qualità del nostro lavoro così come per gli internati: gli Opg non potranno più fare entrare nessuno, ma non esisteranno ancora sul territorio strutture capaci di accogliere queste persone. La politica ha solo 9 giorni di tempo per rimediare, spero si faccia in fretta.
La situazione numerica a Castiglione?
Abbiamo 280 ospiti, una situazione di cronico sovraffollamento se pensiamo che i posti previsti sono 193 e la capienza tollerabile arriva solo a 220 posti letto. Detto questo siamo stabili: nel 2012 sono entrate 182 persone e ne sono uscite 182.
Quanti sono i cosiddetti prorogati?
Sono 70, ma ognuno di loro ha avuto una possibilità e ne avrà altre in futuro. Di solito si tratta di persone che hanno passato un periodo di prova in una comunità esterna e che non hanno saputo rimanere, vuoi per avere trasgredito le regole vuoi per avere dimostrato di non essere ancora pronti. Voglio far notare che dal 2010 a oggi abbiamo rinnovato il 93 per cento della popolazione dell'Opg, questo significa che le persone alla fine escono e solitamente sono affidate a comunità protette sparse sul territorio.
I tempi medi di permanenza?
Per gli uomini ci aggiriamo attorno ai 18 mesi, per le donne si sale a 2 anni e 3 mesi. La differenza si spiega col fatto che le donne arrivano da tutta Italia, isole comprese.
L'Opg di Castiglione delle Stiviere è da molti considerato un centro di eccellenza, chiuderà?
La legge 9 del 17 febbraio 2012 parla chiaro. Gli Opg vanno superati, e anche quello di Castiglione strutturalmente e architetturalmente ha bisogno di radicali cambiamenti. L'idea è quella di chiudere con l'attuale assetto organizzativo basato su grandi reparti e andare verso piccole strutture. Quello che mi sento di sottolineare è la necessità di preservare la professionalità del personale dell'Opg, che ha sempre lavorato ottimamente.