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giovedì 28 novembre 2019

Yemen - Oxfam:"12mila civili uccisi anche da bombe Made in Italy. In raid sauditi anche ordigni Gb, Usa e Iran"

AnsaMedIl conflitto regionale in Yemen ha causato in più di quattro anni circa 100mila vittime, di cui 20mila solo quest'anno. Lo denuncia oggi Oxfam, organizzazione umanitaria internazionale che da decenni lavora nel martoriato Paese arabo.


Dal 2015, secondo Oxfam, sono stati uccisi 12mila civili, 8mila dei quali hanno trovato la morte a causa di raid aerei sauditi, con bombe fabbricate in gran parte in Gran Bretagna, USA, Francia, Iran e Italia.


In Yemen sono in corso da anni diversi conflitti intrecciati fra loro e che coinvolgono attori locali accanto a potenze regionali e internazionali. La guerra a cui si riferisce l'ultimo rapporto di Oxfam è quella combattuta dal 2015 dalla Coalizione araba a guida saudita contro gli insorti Huthi, vicini all'Iran.

In questo quadro, secondo Oxfam, "dall'inizio del conflitto in oltre un caso su tre l'uso di armi esplosive ha ucciso una donna o un bambino, vittime 'collaterali' di raid aerei o bombardamenti via terra che colpiscono aree popolate, campi profughi, scuole e ospedali". 

Secondo l'organizzazione internazionale, negli ultimi tre mesi il numero dei civili uccisi è aumentato del 25%.

Dall'inizio del 2019 sono oltre 1.100 i civili uccisi, 12mila dal 2015.

sabato 2 febbraio 2019

Migranti: Oxfam, accordo Italia-Libia ha prodotto in 2 anni 5.300 annegati e la detenzione di migliaia di migranti nei lager libici

AnsaMed
"A due anni dalla firma, l'accordo Italia-Libia sulle migrazioni, sostenuto dall'Unione europea, continua a produrre morti nel Mediterraneo e a favorire la detenzione nei centri libici di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e fame. In due anni sono annegate 5.300 persone, di cui 4.000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale". 

Lo denunciano Oxfam Italia e Borderline Sicilia in un rapporto pubblicato il primo febbraio.

Il testo "analizza la strategia messa in atto dal governo italiano e dall'Ue, che - incurante dei vincoli del diritto internazionale - mostra tutta la sua inadeguatezza nella gestione di politiche di ingressi regolari nel nostro continente e di meccanismi di redistribuzione automatica dei migranti tra gli Stati membri".

"È necessaria un'inversione di rotta, verso l'attuazione di politiche di aiuto e cooperazione improntate al rispetto dei diritti umani e alla costruzione di un ambiente sicuro in Libia e in Europa", ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per la crisi migratoria di Oxfam Italia. 

"Riteniamo gravissimo che a due anni di distanza dalla firma del memorandum (mai ratificato dal Parlamento), alla luce degli innumerevoli rapporti internazionali che hanno denunciato la mancanza del rispetto dei diritti umani e la forte instabilità che continua a caratterizzare la Libia, l'Italia e l'Europa perseverino in politiche migratorie che saranno ricordate dalla storia come un crimine contro l'umanità", aggiunge Paola Ottaviano, avvocato di Borderline Sicilia.

venerdì 26 ottobre 2018

Guerre dimenticate - Yemen, ​Oxfam: «Una vittima ogni tre ore». Catastrofe umanitaria senza precedenti

Il Messaggero
Dall’inizio di agosto in Yemen è stato ucciso un civile ogni tre ore. Una nuova ondata di scontri - tra la Coalizione a guida saudita e gli Houti per il controllo dei principali porti e città del Paese - che sta causando una crescita esponenziale di vittime, lasciando la popolazione senza cibo e sempre più esposta al rischio di nuove epidemie. 

E’ l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte all’inerzia delle grandi potenze mondiali, che al momento stanno facendo poco o nulla per fermare quella che da tempo è diventata la più grave emergenza umanitaria al mondo.

Tra l’1 agosto e il 15 ottobre in Yemen 575 civili, riferisce Oxfam, sono stati uccisi a causa dei combattimenti. Tra loro c’erano anche 136 bambini e 63 donne. Un quadro atroce a cui si aggiungono oltre 1,1 milioni casi di colera negli ultimi 18 mesi, con oltre 2.000 vittime e più di 100 decessi causati da un’epidemia di difterite nello stesso periodo.

Mercoledì a Hodeidah, il principale porto del Paese, un attacco aereo ha provocato la morte di 16 civili in un mercato; all’inizio del mese ancora 15 vittime, compresi 4 bambini, e 23 feriti per un altro attacco aereo ad opera della coalizione saudita che ha colpito autobus carichi di passeggeri a un check point controllato dagli Houti nella parte sud est della città. Un bombardamento di terra in un campo di sfollati ha ucciso una giovane donna e ferito altre 7 persone, di cui 6 erano bambini.

Il Paese è sull’orlo della carestia ed è sempre più difficile per le agenzie umanitarie raggiungere la popolazione a causa della violenza inaudita che si è diffusa nelle ultime settimane. Secondo le stime delle Nazioni Unite di questa settimana, se non si arriverà a un cessate il fuoco e a una pace duratura, oltre 14 milioni di persone potrebbero letteralmente morire di fame.

Al momento solo la Germania ha congelato i contratti di vendita di armi verso l’Arabia Saudita, dopo l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi presso l'ambasciata saudita a Istanbul, invitando anche gli altri Paesi europei a fare lo stesso.

“Di fronte a ogni singola vita persa in questo scandaloso conflitto le potenze mondiali dovrebbero provare vergogna - ha detto Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam Italia per le emergenze umanitarie -. Chiunque sostenga direttamente o indirettamente le parti in conflitto si sta rendendo di fatto complice di questo massacro. 

Quante persone devono ancora morire perché si abbia un’ammissione di complicità da parte delle potenze che alimentano questa guerra da oltre tre anni? Per questo chiediamo agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna e all’Italia di sospendere immediatamente la vendita di armi ai sauditi. Dopo l’audizione in Commissione esteri alla Camera della settimana scorsa con le altre associazioni umanitarie impegnate nel Paese, ci aspettiamo, che il nostro Governo cambi strada rispetto agli ultimi anni, smettendo di avallare l’export di armi, soprattutto bombe, verso l’Arabia Saudita e gli altri paesi coinvolti per milioni di euro.”

Il prezzo del cibo, riporta ancora Oxfam, è schizzato alle stelle, la popolazione sta restando senza acqua pulita. La recente svalutazione del Riyal ha causato un’impennata dei prezzi dei beni alimentari disponibili nei mercati locali. Lo Yemen dipende dall’importazione della maggior parte di alimenti di base, ma i commercianti stentano a comprare in dollari per rifornire di grano il mercato interno. Anche il prezzo del petrolio è aumentato enormemente: il prezzo medio al litro è salito del 280% da quando il conflitto è iniziato.

Per l’acqua pulita la popolazione fa per lo più affidamento su auto-cisterne, ma anche questa modalità sta diventando costosa e inaccessibile. Sempre più persone non potranno che fare ricorso a fonti di acqua sporca, con il rischio di contrarre malattie e diffondere epidemie.

“Se non si arriverà al più presto ad un cessate il fuoco, non sarà più possibile impedire una catastrofe umanitaria senza precedenti - conclude Pezzati -. La comunità internazionaIe deve agire immediatamente facendo pressione sulle parti in conflitto per fermare il massacro e impedire ulteriori danni alle poche infrastrutture rimaste. La popolazione dello Yemen, ha immediato bisogno di aiuti. Oxfam ha già soccorso 2,8 milioni di persone dall’inizio del conflitto e 360 mila persone, dopo lo scoppio della più grave epidemia di colera della storia recente. Stiamo lavorando per portare acqua pulita, servizi igienici e cibo alla popolazione, ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”.

giovedì 28 maggio 2015

Burundi: 70 mila rifugiati in Tanzania - Allarme Oxfam, servono più aiuti per gestire l'accoglienza

ANSA
Roma - L'esodo di 70.000 rifugiati dal Burundi alla Tanzania sta mettendo a dura prova le capacità del governo e delle associazioni umanitarie di rispondere all'emergenza. 


"I profughi sono distrutti dalla sete e dalla fatica e molti di loro sono malati. Si contano già migliaia di casi di colera - spiega in una nota la responsabile Africa di Oxfam Italia, Silvia Testi - Hanno bisogno di acqua potabile, cibo e un riparo. Oxfam è pronta a incrementare la sua risposta, ma servono maggiori aiuti".

sabato 14 marzo 2015

Oggi nel mondo ci sono 51 milioni di profughi sono più e di quelli causati dalla II Guerra Mondiale

GreenReport.it
Fosse una nazione, quella dei profughi sarebbe il 26esimo stato più popoloso al mondo, composto da 51,2 milioni di individui. Poco meno di tutti i cittadini italiani messi insieme. Il loro problema, però, è che una terra da poter chiamare casa oggi non ce l’hanno più.

Ogni 4 secondi, si ricostruisce nell’ultimo rapporto Oxfam I Paesi degli invisibili: 51 milioni di persone in fuga dai conflitti, una persona è costretta a fuggire dalla propria casa (oltre 20.000 al giorno), andando a ingrossare le tristi fila dei profughi: «Sono più di quanti ne abbia generati la Seconda guerra mondiale e tra questi, 33,3 milioni sono sfollati all’interno del loro stesso paese, 16,7 milioni sono rifugiati all’estero, 1,2 milioni aspettano di ricevere asilo».

Le cause scatenanti di questa tragedia sono molteplici, e sempre in più casi hanno a che fare con calamità naturali e i cambiamenti climatici, che colpiscono con più durezza in quei Paesi che sono meno preparati ad affrontarli. Tuttora, però, sono ovviamente i conflitti tra milizie a spingere cittadini a diventare profughi: milioni di uomini, donne, bambini costretti a lasciarsi tutto alle spalle a causa di guerre e violenze. I focolai più pericolosi ad oggi si chiamano Siria, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, e la campagna You save lives lanciata ieri in modo congiunto dall’Unione europea e Oxfam fa il punto della situazione.


Rifugiati e profughi interni(IPDs) nel mondo.  Clicca per ingrandire

«L’Europa non può rimanere indifferente di fronte all’immane tragedia che questo esodo dei nostri tempi rappresenta – ha detto Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia – In Siria, da quando la guerra civile è iniziata 4 anni fa, si contano 11,4 milioni di profughi, vale a dire metà della popolazione; in Sud Sudan, uno dei paesi più poveri del mondo, in poco più di un anno di conflitti, siamo già a 2 milioni; mentre la guerra in Repubblica Centrafricana ne ha provocati 860.000. You save lives si propone di informare i cittadini europei, aggiungendo ai numeri la vita vera di queste genti: ‘rendere visibili’ i bisogni di chi non ha più niente, la fragilità di un quotidiano privo di normalità e prospettive, la disperazione che spinge molti di loro ad attraversare il Mediterraneo in cerca di un futuro nel nostro continente».

C’è una ragione in più perché i cittadini europei devono conoscere meglio un tema come questo. Sono loro, infatti, la fonte principale degli aiuti che l’Europa invia ai rifugiati. Due esempi: nel 2013 la Commissione Europea ha destinato quasi 550 milioni di euro al sostegno di rifugiati e profughi in 33 Paesi. A tale sforzo si aggiunge il contributo di organizzazioni come Oxfam, che integrano i fondi pubblici con denaro proveniente da privati e aziende. Queste donazioni, grandi o piccole che siano, permettono di alleviare le sofferenze di coloro che hanno perso tutto, aiutandoli a ritrovare speranza.

«Purtroppo il numero di rifugiati e profughi continuerà a crescere ogni giorno, se non si pone fine alla violenza – ha concluso Sansone – È essenziale pervenire a una soluzione politica dei conflitti che sia sostenibile e inclusiva. Tuttavia, anche se questi conflitti terminassero domani, il livello dell’emergenza umanitaria resterebbe altissimo, e continuerebbe a necessitare di sostegno per molti anni ancora».

La solidarietà europea può fare la differenza tra la vita e la morte, ricordano da Oxfam. E può anche riuscire ad arginare il crescente montare dei partiti xenofobi che spuntano come velenosi funghi in tutta Europa, condizionando non solo il destino dei profughi, ma anche quello del modo stesso di intendere civiltà, tolleranza e inclusione fiorito in Europa.

martedì 10 marzo 2015

Sono 51 milioni i profughi, ogni 4 secondi una persona abbandona la sua casa, ogni giorno città di 20.000 abitanti in fuga

La Repubblica
Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale le persone nel mondo costette a fuggire dal proprio paese sono più di 51 milioni. Un numero che racchiude una delle emergenze umanitarie più gravi dell'ultimo secolo. Oxfam e Unione europea hanno lanciato la campagna You save lives per rendere visibile il dolore dei profughi

Roma - Ogni giorno una città invisibile di 20 mila abitanti è costretta alla fuga. Una persona ogni quattro secondi deve cercare rifugio altrove a causa di guerre e carestie. Sono 51,2 milioni i profughi nel mondo, una stima che non si era mai registrata dopo la seconda guerra mondiale. Di questi 33,3 milioni sono sfollati all'interno del loro stesso paese, 16,7 milioni sono rifugiati all'estero, 1,2 milioni aspettano di ricevere asilo.

Il progetto. Per dare voce al dolore di queste persone spesso ignorate dai paesi non coinvolti dal fenomeno, Oxfam e l'Unione europea hanno lanciato il progetto "You save lives" che focalizza l'attenzione sulle tre grandi crisi umanitarie che più stanno martoriando la popolazione in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Oltre al rapporto "I Paesi degli invisibili: 51 milioni di persone in fuga dai conflitti", l'organizzazione e l'Ue hanno creato una piattoforma digitale dove saranno raccolte le voci di coloro che la guerra ha costretto ad abbandonare la loro casa, gli affetti e la vita conosciuta fino a quel momento. Un modo per far capire quanto doloroso sia sopravvivere senza certezze, senza rifugio e senza i beni necessari per condurre un'esistenza dignitosa.

Fuggire dalla Siria. A poco più di tre ore d'aereo da Roma si sta consumando una delle crisi umanitarie più gravi di sempre. A quattro anni dallo scoppio della guerra civile siriana, l'aspettativa di vita della popolazione è diminuita di ben 13 anni. L'inasprirsi dei combattimenti infatti continua a massacrare una popolazione già stremata. Oltre ai 200 mila morti, la guerra finora è costata al paese più di 11 milioni di profughi. La maggior parte circa 7,6 milioni è rimasta dentro i confini dello stato, mentre 4 milioni si sono rifugiati nei paesi confinanti, tra tutti Libano e Giordania dove la pressione demografica sta mettendo a dura prova l'equilibrio economico e sociale dei due stati. Aumento dei prezzi e irreperibilità dei beni di prima necessità rendono sempre più difficile avere il cibo necessario per sopravvivere soprattutto per i 4,8 milioni di persone che non hanno accesso agli aiuti umanitari.

Il Sud Sudan non trova pace. Nella sua breve vita, dall'indipendenza del 2011, il Sudan del Sud non ha conosciuto che brevi periodi di pace. Una guerra tra fazioni avverse del partito del Movimento di liberazione del popolo sudanese scoppiata nel dicembre 2013 ha obbligato più di due milioni di persone, circa un quinto dell'intera popolazione, ad abbandonare le proprie case e ha reso impossibile a 2,7 milioni di avere accesso al cibo e ai beni primari. Come spesso accade, le prime vittime del conflitto sono le donne e i minori. Le prime abusate da uomini che hanno fatto dello stupro un'arma di guerra, i secondi invece vengono arruolati per combattere nonostante la loro giovane età. Le gravi violazioni dei diritti umani che scandiscono la quotidianità dei sudsudanesi hanno spinto la popolazione a fuggire verso gli stati confinanti: Etiopia, Sudan, Kenya e Uganda che da soli non riescono a gestire l'arrivo nel proprio territorio di centinaia di migliaia di persone.

La Repubblica Centraficana è affamata. Una guerra civile scoppiata in seguito ad un colpo di stato nel marzo 2013 ha spinto un quarto della popolazione a intraprendere un viaggio costato la vita finora a circa 2.600 persone verso il Ciad, la Repubblica democratica del Congo e il Camerun. Un paese spezzato che non sa come sfamare il suo popolo che solo deve far fronte a una gravissima crisi alimentare: il 90% è costretto a vivere con un solo pasto al giorno e la metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari per il cibo.

Oxfam e l'aiuto indispensabile dell'Europa. A fianco dell'organizzazione internazionale per lo sviluppo già in prima linea nei paesi dove sono in atto le più gravi emergenze umanitarie c'è anche l'Unione europea. "You save lives - afferma Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia - si propone di informare i cittadini europei, aggiungendo ai numeri la vita vera di queste genti: 'rendere visibilì i bisogni di chi non ha più niente, la fragilità di un quotidiano privo di normalità e prospettive, la disperazione che spinge molti di loro ad attraversare il Mediterraneo in cerca di un futuro nel nostro continente". I cittadini dell'Unione sono la fonte principale dei beni che l'Europa, il primo donatore di aiuti a livello mondiale, invia ai rifugiati. Ai soldi pubblici vanno aggiunti i fondi stanziati da privati e imprese e messi a disposizioni da organizzazioni e associazioni umanitarie coe Oxfam. "Purtroppo - conclude Sansone - il numero di rifugiati e profughi continuerà a crescere ogni giorno, se non si pone fine alla violenza. È essenziale pervenire a una soluzione politica dei conflitti che sia sostenibile e inclusiva. Tuttavia, anche se questi conflitti terminassero domani, il livello dell'emergenza umanitaria resterebbe altissimo, e continuerebbe a necessitare di sostegno per molti anni ancora".


di Chiara Nardinocchi

martedì 2 settembre 2014

Siria: Oxfam a governi Occidente,aprite frontiere a profughi. Solo 124 mila ospiti in Europa, in Libano oltre un milione

ANSAmed
Roma - Solo l'apertura delle frontiere dei paesi occidentali, e di quelli più ricchi in generale, potrà dare una speranza di salvezza a una popolazione allo stremo.
L'appello di Oxfam giunge dopo l'annuncio dell'Unhcr sul numero di profughi siriani ufficialmente registrati, che ha raggiunto i 3 milioni, cui si aggiungono 10,8 milioni di persone (fra cui oltre 6 milioni di sfollati interni) che hanno bisogno di aiuto dentro il Paese.

"Bisogna agire con urgenza - dice l'Ong - per arginare la crisi di un'intera regione piegata dallo spostamento in massa di milioni di persone, dalla mancanza di fondi, dall'insufficienza di servizi e infrastrutture dei paesi confinanti, ormai al collasso dopo oltre 3 anni di crisi".

Solo 123.600 profughi siriani, evidenzia l'ong citando l'Unchr, hanno trovato una sistemazione nei Paesi europei, contro il milione e 169.846 in Libano, gli 832.508 in Turchia, 612.737 in Giordania (di cui oltre l'80% nei due campi: Azraq e Zaatari). E solo 5000 hanno trovato sistemazione lontano dai Paesi limitrofi grazie all'intervento dell'Onu, vale a dire lo 0,16% del totale.

Nel frattempo l'appello umanitario delle Nazioni unite rimane inascoltato, avendo raggiunto meno della metà dei fondi necessari. Sebbene fino a oggi i paesi vicini, come Libano, Giordania e Turchia, abbiano fornito aiuto ai rifugiati, la loro generosità si sta esaurendo perché spesso sono le comunità più povere a portare il peso della crisi siriana. La comunità internazionale deve fare la sua parte e impegnarsi per dare protezione ai profughi, fornendo supporto ai paesi confinanti in modo che possano continuare a tenere le frontiere aperte per la popolazione siriana in fuga dalla guerra.

La mancanza di fondi ha già costretto le agenzie umanitarie a tagliare programmi e a circoscrivere gli aiuti, lasciando senza supporto molti profughi. In Giordania, per esempio, Oxfam ha dovuto sospendere la distribuzione di denaro a 6.500 rifugiati nelle comunità ospitanti. A giugno 2014, le Nazioni Unite hanno ridotto i fondi ai rifugiati da 4,2 a 3,74 miliardi di dollari, a causa del mancato arrivo di denaro dai donatori.

"Il fatto che 3 milioni di siriani siano oggi rifugiati - sottolinea Riccardo Sansone di Oxfam Italia - è solo una parte del quadro di sofferenza umana. Con i 10,8 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto dentro la Siria e gli attacchi indiscriminati che colpiscono i civili, sempre più famiglie saranno costrette a cercare rifugio. I profughi stanno dando fondo ai propri risparmi". In Giordania, l'insediamento di migliaia di rifugiati siriani in un'area dove c'è poca acqua genera grande pressione sulle poche risorse idriche. 

I profughi con cui Oxfam lavora nel campo di Zaatari devono farcela con 35 litri di acqua a persona al giorno per bere, lavarsi e pulire, una riduzione drammatica dai 70-145 litri a cui erano abituati in Siria. Oxfam e le altre agenzie umanitarie lottano per far fronte ai bisogni essenziali, lavorando alla costruzione di una più adeguata rete idrica. Dei 10,8 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza, su una popolazione totale di 22 milioni, gli sfollati interni sono ad oggi circa 6,4 milioni , mentre 4,7 milioni di persone che necessitano di aiuti, si trovano in aree "difficili da raggiungere", incluse circa 241.000 persone che vivono in aree attualmente assediate dalle forze governative o di opposizione. Tragico anche il quadro delle vittime. Secondo le Nazioni Unite sono oltre 191.000 dall'inizio del conflitto partito nel marzo 2011, mentre sono sempre di più profughi siriani in fuga per lo più nei paesi limitrofi. Quelli registrati a fine agosto come rifugiati dall'Unhcr sono così suddivisi: 1.169.846 in Libano, 832.508 in Turchia, 612.737 in Giordania (di cui oltre l'80% nei due campi: Azraq e Zaatari), 215.369 in Iraq (numero in netta diminuzione negli ultimi due mesi), 139.040 in Egitto, 23.367 in Nord Africa ( tra Marocco, Algeria e Libia) e, appunto, 123.600 in Europa. (ANSAmed).