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venerdì 15 marzo 2019

La pena di morte rende tutti colpevoli - Stop esecuzioni in California

L'Osservatore Romano
La rivoluzionaria scelta del governatore della California che ha firmato la moratoria delle esecuzioni capitali
Gavin Newsom, nuovo governatore della California, con un gesto di coraggio politico, ha messo uno stop, forse definitivo, alle esecuzioni capitali nel Golden State. Con la firma di una moratoria ufficiale, il 13 marzo 2019, ha dichiarato il «miserabile fallimento» di una giustizia che ancora includa la morte.

Non era una scelta scontata, né obbligata. Afferma un nuovo standard dell’impegno politico, riaffermando la responsabilità etica di guidare, anche con scelte non sempre popolari. Politica come leadership non come “followship” sull’onda dei sondaggi e degli umori mutevoli. Al tempo di crescenti spinte populiste. 

Vanno lette le ragioni di un politico di 51 anni, già sindaco di San Francisco, prima di crescere come vicegovernatore. «La pena di morte — ha detto — va contro la comprensione fondamentale che abbiamo dei diritti umani. Come governatore non presiederò all’esecuzione di nessuno». Anche gli oppositori della pena capitale in California, quanti hanno promosso nel 2012 e nel 2016 due referendum per l’abolizione, raggiungendo il 48 e il 47 per cento, perdendo di stretta misura, avevano insistito più sugli aspetti pratici, che sul suo rifiuto assoluto. Newsom è andato oltre, definendola, come è, «inefficace e irreversibile». Ma anche «immoral». 

Alla base di questo atto politico non c’è solo l’argomento degli innocenti giustiziati. Delle 1493 esecuzioni compiute negli Stati Uniti, anche dopo 20 o 30 anni sono stati 164 i condannati dichiarati innocenti. Uno ogni 8. In California sono stati 30 gli innocenti uccisi dopo una detenzione terribile. Certo, c’è anche la chiara discriminazione sociale, razziale, che si accompagna in California e in tutti gli Stati Uniti alla pena capitale se sei nero, disabile mentale o senza i mezzi per un’adeguata difesa legale.

Ma dalla California viene un segnale. Il nuovo governatore sceglie fin dagli inizi del suo mandato di essere giudicato e criticato per quello che fino a poco tempo fa era un tabù anche per il suo predecessore democratico, una delle più grandi figure politiche della storia californiana, eletto quattro volte alla guida del Golden State: il governatore Jerry Brown. Chi scrive, assieme a molti ministri della giustizia e parlamentari italiani, con la Comunità di Sant’Egidio, gli aveva rivolto un appello per una moratoria e una commutazione delle sentenze in California. Il governatore esitò, nonostante la richiesta di molti, e non lo accolse, anche se ormai non correva più rischi politici.

di Mario Marazziti

giovedì 14 marzo 2019

mercoledì 13 marzo 2019

USA: IL governatore California Gavin Newsom decide la moratoria della pena di morte. Sono 737 i detenuti nel braccio della morte.

AdnKronos
Los Angeles Il governatore della  California, il democratico Gavin Newsom, firmerà oggi una moratoria della pena di morte nel suo stato, impegnandosi a far sì che non vi sia alcuna esecuzione durante il suo mandato. 


Il suo ordine bloccherà ogni possibile esecuzione dei 737 detenuti rinchiusi nel braccio della morte e porterà alla chiusura immediata della stanza delle esecuzioni nel carcere di San Quintino.

Ex sindaco di San Francisco, Gavin si è insediato a gennaio come governatore con un'agenda progressista. Sulla pena di morte è pronto a sfidare l'opinione pubblica di questo stato che negli ultimi sei anni ha bocciato due referendum per abolire la pena di morte. La pena capitale, dirà oggi in una conferenza stampa, è discriminatoria, ingiusta e "contraria ai nostri valori fondamentali".

Al momento in California si trova il maggior numero di detenuti in attesa nel braccio della morte di tutti gli Stati Uniti. Una serie di ricorsi legali contro il sistema di iniezione letale in uso in questo stato blocca da anni le esecuzioni, l'utima delle quali è avvenuta nel 2006. 

Newsom si è deciso alla moratoria - imitando i governatori di Oregon, Colorado e Pennsylvania - nella convinzione che gli ostacoli legali potrebbero essere rimossi durante il suo mandato, dando via libera alla ripresa delle esecuzioni.

mercoledì 7 marzo 2018

Trump fa causa alla California: “Protegge gli immigrati”. Sotto accusa le “leggi santuario” del governatore Brown

Il Fatto Quotidiano
Il Dipartimento di giustizia americano ha intentato una causa alla California e al suo governatore, democratico Jerry Brown. L'accusa è quella di essersi opposti a Trump in tema di immigrazione varando le "leggi santuario", che vanificano le decisioni della Casa Bianca. 


Si tratta dell'attacco più pesante mai mosso da Washington alla California. Nel mirino tre leggi, considerate incostituzionali, varate in concomitanza con la stretta sugli immigrati.

[...]

Il Dipartimento di Giustizia statunitense fa causa alla California e al suo governatore democratico Jerry Brown, accusato di opporsi all’agenda del presidente americano Donald Trump sul fronte dell’immigrazione attraverso le cosiddette “leggi santuario“, tre provvedimenti considerati incostituzionali varati negli ultimi mesi in concomitanza con la stretta sugli immigrati. Queste leggi vanno a sostegno delle città che si rifiutano di adeguarsi alle richieste delle autorità federali per l’immigrazione, le quali hanno chiesto di consegnare i migranti privi di documenti regolari in modo che vengano perseguiti o espulsi. Si tratta dell’attacco più grave mai mosso da Washington alla California.

In particolare, le leggi santuario “riflettono uno sforzo deliberatoda parte della California di ostacolare l’applicazione della legge federale degli Stati Uniti sull’immigrazione”, recita il testo dell’azione legale. La Costituzione Usa “non permette alla California di intralciare l’abilità degli Stati Uniti di applicare leggi che ilCongresso ha reso esecutive”, si legge ancora nei documenti depositati dall’amministrazione Trump. I provvedimenti sottoscritti dal governatore Brown rendono di fatto tutta la California uno “Stato santuario”, il che significa che le autorità locali non collaborano con gli agenti federali per l’immigrazione che provano a trovare gli immigrati giunti illegalmente negli Usa.

Le autorità federali, comprese le agenzie Immigration and Customs Enforcement e Customs and Border Protection, sostengono che questo tipo di politiche consenta a pericolosi criminali immigrati di muoversi liberamente. Il dipartimento della Giustizia Usa, guidato da Jeff Sessions, ha minacciato di ritirare i finanziamenti federali nel campo della giustizia agli Stati che agiscano come santuari.

In California risiede il maggior numero di immigrati privi di documenti, circa un quarto degli stimati 11 milioni totali che si trovano in tutti gli Stati Uniti. Nell’azione legale viene fatto esplicito riferimento al governatore Brown e al procuratore dello Stato Xavier Becerra, entrambi accusati perché difensori degli immigrati privi di documenti. È atteso che oggi Sessions tenga un discorso in California per difendere l’azione legale. “In un momento di tumulto politico senza precedenti, Jeff Sessions è venuto in California per dividere e polarizzare ulteriormente l’America”, ha scritto Brown su Twitter. E poi ha aggiunto: “Jeff, questi espedienti politici sono forse la norma a Washington, ma qui non funzionano. TRISTE!!!”.


F.Q.

lunedì 18 settembre 2017

La California sfida Trump: sarà uno 'Stato santuario'. Proteggerà gli immigrati irregolari.

Ansa
Con un atto che ha tutto il sapore della sfida al presidente Donald Trump e al suo giro di vite contro i clandestini, il parlamento della California ha approvato una legge per diventare uno 'Stato santuario' per gli immigrati, come in passato hanno gia' fatto molte citta' americane. 


Manca solo la firma del governatore Jerry Brown, ma si prevede che la mettera'. In California, lo stato piu' ricco e piu' popoloso degli Usa, si stima che ci siano circa 2,7 milioni di irregolari.

Il voto arriva all'indomani della decisione di un giudice federale di sospendere temporaneamente il provvedimento con cui il dipartimento di Giustizia intende bloccare i fondi alle citta' santuario che non collaborano sul fronte della lotta all'immigrazione clandestina.

La legge californiana proteggera' gli immigrati senza documenti dalla possibile espulsione proibendo alle forze dell'ordine locali, inclusa la polizia scolastica e i dipartimenti della sicurezza, di cooperare con la polizia federale per l'immigrazione. 

Vietato chiedere anche lo status migratorio di una persona. Contraria l'associazione statale degli sceriffi, secondo cui limitare la capacita' delle agenzie di pubblica sicurezza di cooperare con la polizia per l'immigrazione mettera' a rischio le comunita'.

giovedì 24 novembre 2016

California, Nebraska e Oklahoma affermazione della pena di morte nell'anno del minimo storico di esecuzioni in USA

Il Manifesto
Il 2016 sembrava l'anno giusto per festeggiare una sensibile regressione della pena di morte negli Stati uniti. Da una recente statistica del Pew Research Center, infatti, risulta che quello in corso è l'anno con meno esecuzioni capitali dell'ultimo quarto di secolo. Dal mese di gennaio i boia statunitensi hanno giustiziato 17 persone, con altre 3 esecuzioni previste entro la fine dell'anno, per un totale di 20, il minimo storico dal 1991, quando vennero portate a termine "soltanto" 14 esecuzioni.


Tuttavia, negli stessi giorni in cui gli Usa eleggevano il nuovo presidente, i cittadini di tre stati, California, Nebraska e Oklahoma, hanno votato anche in rispettivi referendum, i cui esiti non hanno affatto smentito i risultati che incoronavano contemporaneamente il repubblicano Trump. 

La California è lo Stato che vanta il braccio della morte più affollato, con 750 condannati. Tra la proposta referendaria 62, che chiedeva l'abolizione definitiva della pena di morte e la proposta 66 che, al contrario, auspicava addirittura l'accelerazione delle procedure per le uccisioni legalizzate, il 52% degli elettori ha votato per quest'ultima opzione. Il problema è che se adesso la proposta 66 venisse applicata alla lettera, sarebbe una vera e propria mattanza; parecchi giuristi si augurano che non sarà così, altrimenti dovremmo assistere "all'esecuzione di una persona a settimana per 14 anni".
Poi è toccato al Nebraska, dove la pena di morte era stata abolita nel maggio 2015 e reintrodotta dopo appena una manciata di mesi con il consenso del 57% dei cittadini

Infine l'Oklahoma, paese forcaiolo (percentualmente ha il numero più alto di esecuzioni in rapporto al numero di abitanti), che ha confermato la sua ferale tradizione con il 67% degli elettori. Dopo questo voto l'Oklahoma è diventato il primo Stato americano che legittima la pena capitale, includendola nella propria stessa Costituzione.

 Eppure lo stesso sondaggio del Pew Research Center, soltanto il 30 settembre scorso, aveva rivelato una sensibile decrescita di consensi verso la pena di morte da parte dei cittadini americani, con il 49% che restava favorevole alla legge dell'occhio per occhio.

All'interno di queste percentuali, come riportato anche dal Comitato Paul Rougeau nel suo ultimo "Foglio di collegamento", è interessante vedere come si pongono le varie categorie della cittadinanza statunitense. Tanto per cominciare, si conferma che la maggioranza dei Repubblicani (72%) continua ad essere favorevole alla pena di morte, mentre solo il 34% dei Democratici lo è. Per quanto riguarda gli "indipendenti", la percentuale è equamente ripartita (45% a favore, 44% contrari).
Anche il sesso, la razza, il credo religioso e il livello culturale fanno pendere il piatto della bilancia da una parte o dall'altra: i maschi sono più favorevoli alla pena di morte delle femmine (55% contro 43%), i bianchi lo sono molto più degli afroamericani e degli ispanici (57%, contro rispettivamente 29% e 36%), i protestanti evangelici sono favorevoli (69%) mentre i cattolici sono quasi equamente ripartiti (43% favorevoli, 46% contrari) e, concludendo la rassegna, le persone che hanno conseguito almeno la licenza della scuola superiore sono meno "forcaiole" di quelle meno colte (43% contro 51%).
Come se non bastasse, però, adesso anche il New Mexico si è messo nella scia della triade di Stati tornati a quei fasti medievali che permettono ai governi di disporre della vita dei propri cittadini. Nel New Mexico la pena di morte era stata abolita da sette anni, ma l'attuale Governatrice repubblicana, Susana Martinez, sta facendo di tutto per ripristinarla, pretendendo che il Parlamento del suo Stato approvi la legge per la reintroduzione già a gennaio

In tema di diritti umani, sembra che negli Usa tutte le più rosee aspettative si siano infrante nella manciata di poche settimane ed ora, con l'avvento di Donald Trump, forse ci sarà da aspettarsi il peggio.

di Marco Cinque

mercoledì 9 novembre 2016

Referendum USA - Passi indietro nell'abolizione della pena di morte in Nebraska, Oklahoma e California

Blog Città per la Vita - Comunità di Sant'Egidio
Referendum USA: Preoccupazione e sconforto tra gli abolizionisti: torna il consenso alle esecuzioni in Nebraska, Oklahoma e California


Insieme alle elezioni presidenziali si sono tenuti ieri negli USA anche tre referendum sull'applicazione della pena di morte che hanno dato risultati sconfortanti, facendo fare al paese parecchi passi indietro rispetto al recente trend abolizionista. 

In Nebraska, si è votato sul rigetto o mantenimento della legge di abolizione della pena capitale che l'assemblea legislativa aveva approvato nel maggio 2015, superando il veto del governatore. Più del 62% dei votanti si è dichiarato a favore del reinserimento della pena di morte nella legislazione dello Stato.

In California, stato mantenitore, si è votato sulla sostituzione della pena capitale con l'ergastolo senza possibilità di grazia (Proposition 62). Inoltre, si è votato sulle norme che regolano appelli e petizioni dei condannati a morte, per ridurre ad un massimo di 5 anni il tempo per esaurirli (Proposition 66) e sull'obbligo di lavoro per i condannati a morte, inteso quale mezzo per indennizzare i famigliari delle vittime. Il 54% dei votanti ha rifiutato di abolire la pena di morte, mentre il 51% ha votato per rendere più rapido il processo di appello dei condannati a morte. 
La California aveva già votato nel 2012 sull'abolizione della pena di morte: allora il 52% dei votanti si era dichiarato contrario.

In Oklahoma la pena di morte è ammessa ma vige una moratoria da ottobre 2015 in attesa di verificare i problemi di alcuni metodi di esecuzione. Ieri si è votato su un emendamento costituzionale che ammette la pena di morte, rifiutando di considerarla punizione crudele ed inumana, e considera costituzionali tutti i metodi di esecuzione, esclusi quelli vietati dalla costituzione federale. Più del 66% dei votanti si è dichiarato a favore della costituzionalità della pena di morte.

mercoledì 30 dicembre 2015

USA - 745 detenuti nei bracci della morte in California in bilico tra abolizione della pena di morte o velocizzazione delle esecuzioni

EuroNews
Sono 745 i detenuti che in California attendono di venire uccisi in esecuzione di una condanna penale. Dal 2006 è in atto una moratoria, in attesa che lo Stato decida la giusta combinazione dell’iniezione letale, e così l’opinione pubblica discute del tema: che fare di questi “dead men walking”?


Un portavoce della prigione spiega che nei bracci della morte in tutto lo Stato ci sono anche una ventina di donne. La sola Contea di Riverside, inoltre, ha pronunciato quest’anno il 16 per cento delle condanne a morte di tutto il paese.

Grazie ai giornalisti accolti eccezionalmente a San Quintino per una visita di ispezione, si registra anche il pensiero di un condannato a morte.

“Molti di noi aspettano anni ed anni un processo d’appello, tanto che nessuno vede questa prospettiva come una prospettiva realistica. E’ un pensiero astratto, che non si concretizza nella realtà. Da quando sono qui sono state eseguite solo due condanne, capisci cosa voglio dire, non è una pena questa…”
Nel prossimo autunno gli elettori della California voteranno per due referendum: il primo per l’abolizione della pena capitale, e il secondo per la velocizzazione delle procedure dei ricorsi in materia di esecuzione della pena di morte.

venerdì 13 novembre 2015

USA - California - Pena di morte, rovesciato il pronunciamento di primo grado: è costituzionale

ANSA-AP
Los Angeles - La pena di morte vigente in California ha resistito ad un pronunciamento di secondo grado.

Una Corte d'Appello federale ha infatti rovesciato il verdetto di una Corte di primo grado che la aveva definita incostituzionale a causa degli eccessivi rinvii. Senza entrare nel merito dei ricorsi dei condannati, la 9/a Corte d'Appello ha stabilito che la Corte di primo grado non aveva il potere di elaborare quella nuova teoria costituzionale, che riteneva i ritardi nella messa in atto delle esecuzioni una punizione inusuale e crudele.

La sentenza era stata emessa dal giudice distrettuale Cormac Carney, nominato dal presidente George W. Bush, il quale aveva stabilito lo scorso anno che la pena di morte della California e' una vuota promessa con ritardi imprevedibili, che portano a rare e arbitrarie esecuzioni, in violazione dell'ottavo emendamento della Costituzione.

lunedì 31 agosto 2015

Court to Rule If California Death Penalty Is Cruel, Unusual

AP
No one would argue that California's death penalty provides swift justice.

More prisoners have died of natural causes on death row than have perished in the death chamber. More than 900 killers have been sentenced to death since 1978, but only 13 have been executed.

The question a federal appeals court will consider Monday is whether years of unpredictable delays from conviction to execution resulted in an arbitrary and unfair system that violates the Constitution's Eighth Amendment barring cruel and unusual punishment.

The hearing at the 9th U.S. Circuit Court of Appeals in Pasadena, California, comes as support for the death penalty wanes in parts of the country. The Connecticut Supreme Court recently ruled that it served no legitimate purpose, and Nebraska eliminated it this year.

U.S. District Judge Cormac Carney ruled in the case of a Los Angeles rapist and murderer that the state's death penalty was dysfunctional and offered an empty promise seldom leading to executions while jamming up death row.

"Inordinate and unpredictable delay has resulted in a death penalty system in which very few of the hundreds of individuals sentenced to death have been, or even will be, executed," wrote Carney, a President George W. Bush appointee.

While death penalty opponents cheered the ruling, Attorney General Kamala Harris appealed.

Prosecutors argued in court papers that the state can't be faulted for having a procedure that protects the interest of everyone with a stake in a case. Even if some cases move faster than others, it doesn't create a dysfunctional system resulting in arbitrary executions.

"The court mistook its policy critique as a proper basis for legal judgment," Supervising Deputy Attorney General James Bilderback II wrote.

The case involves a particularly heinous crime.

Paroled rapist Ernest DeWayne Jones raped and murdered his girlfriend's mother in 1992. The body of Julia Miller was bound, gagged and had been stabbed 14 times, including a chest wound that penetrated to her spine. Two kitchen knives were sticking out of her neck and pieces of three other knives were on or around her body.

Jones, 51, led police on a chase the next morning in Miller's station wagon and then shot himself in the chest with a rifle, though he survived.

His DNA connected him to the rape, and he admitted stabbing Miller.

He's been in prison for 20 years.

Jones said in his appeal that the state didn't provide a fair and timely review of his case, the delay exceeded that in other states and death row's conditions constituted torture. He also said the uncertainty of his execution inflicts suffering and, if it ever goes forward, it will serve no legitimate purpose for retribution or deterring other criminals.

"As the district court concluded, the dysfunctional nature of California's death penalty process has ceased to provide any semblance of a rational and constitutional punishment," attorney Michael Laurence wrote.

No executions have been carried out in California since 2006 after another federal judge ordered an overhaul of the state's procedures for lethal injection.

The Department of Corrections and Rehabilitation is drafting new lethal-injection regulations after Gov. Jerry Brown said the state would switch from a three-drug mixture to a single-drug lethal injection. No executions can occur until the new rules are adopted and other legal challenges are resolved.

giovedì 17 luglio 2014

California Death Penalty System Is Unconstitutional, Federal Judge Rules

New York Times
La Quinta, Calif. — A federal judge ruled Wednesday that California’s death penalty system is so arbitrary and plagued with delay that it is unconstitutional, a decision that is expected to inspire similar arguments in death penalty appeals around the country.

The state has placed hundreds of people on death row, but has not executed a prisoner since 2006. The result, wrote Judge Cormac J. Carney of United States District Court, is a sentence that “no rational jury or legislature could ever impose: life in prison, with the remote possibility of death.”

That sense of uncertainty and delay, he wrote, “violates the Eighth Amendment’s prohibition against cruel and unusual punishment.”

About 40 percent of California’s 748 death row inmates have been there more than 19 years.

Judge Carney, who was appointed by President George W. Bush, issued the 29-page order vacating the death sentence of Ernest Dewayne Jones, convicted in 1995 of raping his girlfriend’s mother and stabbing her to death.

Calling it “a stunningly important and unprecedented ruling,” Elisabeth A. Semel, the director of the death penalty clinic at the University of California, Berkeley, law school, said that the “factually dense” and “well reasoned” opinion was likely to be cited in other cases in California and elsewhere.

But its legal sweep will depend on the outcome of the state’s likely appeal to the United States Court of Appeals for the Ninth Circuit, she said.

Douglas A. Berman, a sentencing expert at the Ohio State University law school, said the ruling could generate appeals in any of a dozen states with large backups on death row and no recent executions or infrequent ones, as well as the federal system, which has had no execution in more than a decade.

“California is the most extreme example, but Pennsylvania is pretty darned close,” Professor Berman said. He questioned the logic, however, of granting a prisoner “a windfall” because of a state’s inaction.

Professor Berman suggested that California could address the court’s ruling by saying, “ ‘We’ve got to get our act together and move forward with executions.’ ”

“But,” he added, “that’s a heck of a lot easier said than done.”

California voters affirmed the death penalty by a narrow margin in 2012, with 48 percent of voters favoring replacing it with life in prison without parole. That vote, Professor Berman said, “may reflect that they’re comfortable with a system that doesn’t get around to executing somebody.”

The death penalty has been effectively under a moratorium in the state since 2006, when Judge Jeremy Fogel of United States District Court in San Jose ordered changes in the state’s execution methods. In 2008, Ronald M. George, then the chief justice of California, called the system for handling appeals in capital cases “dysfunctional.” A state-appointed commission reached a similar conclusion that year, stating the system was “plagued with excessive delay” in appointing lawyers and in reviews of appeals and petitions before the State Supreme Court.
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Mr. Jones’s lead lawyer, Michael Laurence, said in a statement that the legal team was grateful for the decision, adding, “The execution of Mr. Jones, and the others like him whose meritorious legal claims have gone unheard for decades, serves no valid state interest.”

Mr. Jones’s trial for the killing in 1992 of Julia Miller, an accountant, got little attention at the time. It took place down the hall from the murder trial of O. J. Simpson, and The Los Angeles Times published an article comparing the “mundane murder trial” with the nearby “trial of the century.”

Eric M. Freedman, a professor at the Hofstra University law school, said that he doubted the case would make it to the Supreme Court or set national policy on the death penalty, but that it would still resonate.

“The decision is incredibly important in bringing to public consciousness that this has been a political shell game,” he said, with politicians endorsing the death penalty but unwilling to provide the funds for defense lawyers and efficient courts that would keep the system working.

Judge Carney was scathing in his description of California’s administration of capital punishment and said the flaws stemmed mainly from state deficiencies, not abuse of the system by prisoners.

“When an individual is condemned to death in California, the sentence carries with it an implicit promise from the state that it will actually be carried out,” he wrote. It is a promise to the people of the state, who pay for the justice system, and to the jurors who see “evidence of undeniably horrific crimes” and participate in the “agonizing deliberations,” and to the victims and their loved ones. Not the least, he added, “it is made to the hundreds of individuals on death row, as a statement their crimes are so heinous they have forfeited their right to life.”

However, Judge Carney wrote, “for too long now, the promise has been an empty one,” and the result is “a system in which arbitrary factors, rather than legitimate ones like the nature of the crime or the date of the death sentence, determine whether an individual will actually be executed.”

Thus, he concluded, the death penalty system in California “serves no penological purpose.”

“Such a system,” he said, “is unconstitutional.”

A prominent supporter of the death penalty, Kent S. Scheidegger of the Criminal Justice Legal Foundation, disagreed. Mr. Scheidegger said he found the decision “kind of surprising” since the argument that delays are unconstitutional has been rejected by the Supreme Court. The reason a majority of Americans support the death penalty, he said, “is that the very worst murderers just plain deserve it — that remains true even after long delays.”

Judge Carney, however, wrote that the Supreme Court cases focused on each inmate’s individual delay. Instead, he noted, Mr. Jones argued that his long-delayed execution would be arbitrary and serve no state purpose “because of systemwide dysfunction in the post-conviction review process.”

The state attorney general, Kamala D. Harris, is reviewing the decision, a spokesman said.

martedì 11 febbraio 2014

California deve introdurre cambiamenti radicali nel regime crudele di isolamento in carcere

Amnesty International
Amnesty International ha dichiarato: le autorità della California devono introdurre cambiamenti radicali alle condizioni crudeli delle unità di segregazione dello Stato.


L'11 febbraio, un rappresentante dell'organizzazione per i diritti umani, pronuncerà un discorso davanti alla commissione California Public Safety Assembly. Si stanno valutando una serie di riforme per la Security Housing Units (SHUs), proposto dal California Department of Corrections and Rehabilitation.
"Le autorità della California hanno l'opportunità storica di porre fine alle condizioni disumane di detenzione delle centinaia di prigionieri detenuti in isolamento in tutto lo Stato ", ha detto Tessa Murphy, attivista di Amnesty International degli USA.

La maggior parte dei detenuti sono tenuti in unità di isolamento nel California Pelican Bay State Prison.

Essi sono confinati nelle loro celle senza finestre per almeno 22 ore al giorno . Esercizio fisico è limitato a una sessione di 90 minuti a settimana, da solo , in uno spoglio cortile di cemento, con mura alte 20 piedi con solo una porzione di cielo visibile attraverso un tetto di plastica.

" Tenere i prigionieri in tali condizioni restrittive per prolungati periodi di isolamento è crudele e disumano. Riforme urgenti sono necessari per portare le condizioni in linea con gli standard dei diritti umani e legali", ha detto Tessa Murphy .

Tra le riforme proposte dal California Department of Corrections e Riabilitazione è un programma quinquennale di recupero che consentirebbe ai detenuti di guadagnare la via del ritorno ad un regime di carcerazione ordinario.

" Le riforme proposte sono un passo positivo . Tuttavia , i prigionieri avrebbero dovuto comunque spendere almeno i primi due anni del programma nelle stesse condizioni disumane di prima", ha detto Tessa Murphy .

A differenza di molti altri stati, le persone detenute in unità di isolamento della California sono negate regolari telefonate con le loro famiglie .

Alcuni detenuti hanno solo il permesso di inviare i loro parenti una fotografia in un anno.

Decine di prigionieri hanno trascorso più di 20 anni in isolamento .

Molti detenuti hanno sofferto di problemi fisici e psicologici a lungo termine derivanti dalle condizioni estreme del periodo di detenzione, anche dopo essere stato rilasciato.

"Siamo consapevoli che a volte è necessario separare i detenuti per motivi disciplinari o di sicurezza . Ma il processo per decidere chi deve essere inviato in isolamento sembra essere ingiusto, senza criteri chiaramente definiti. Questo deve cambiare" , ha detto Tessa Murphy .

Quando una delegazione di Amnesty International ha visitato la California nel 2012 , vi erano circa 4.000 le persone detenute in isolamento - più che in qualsiasi altro stato negli Stati Uniti. Da allora, si è raccomandato per centinaia di prigionieri il rilascio dall'isolamento o collocarli nelle varie fasi del programma di recupero . Altri casi sono in attesa di revisione. Tuttavia, il processo di revisione è stato lento fino ad oggi e la maggior parte dei prigionieri detenuti in unità di sicurezza devono ancora sopportare condizioni severe .


[Traduzione Redazione Blog Diritti Umani]

sabato 7 settembre 2013

Stati Uniti: California terminato dopo due mesi sciopero della fame dei detenuti contro l'isolamento

9Colonne
Dopo due mesi, ieri è terminato lo sciopero della fame portato avanti da oltre 12mila detenuti delle carceri californiana, come ha confermato la California Department of Corrections and Rehabilitation. I reclusi di diversi istituti della California, guidati da quelli del carcere di Pelican Bay, vicino al confine con l'Oregon, avevano indetto la protesta per porre fine ai lunghi periodi d'isolamento ai quali venivano spesso confinati in caso di mancata collaborazione nel fornire informazioni sensibili sulle gang interne. Come scrive la Cnn, il Department ha annunciato un'accelerazione nel programma di riforme invocato dai detenuti, che hanno inoltre richiesto abbigliamento più pesante, materassi più comodi e cibo migliore.

giovedì 22 agosto 2013

Usa: in California giudice ordina l'alimentazione forzata per i detenuti in sciopero di fame

Adnkronos
Ci sono 136 detenuti in sciopero della fame dall'8 luglio: un giudice ha stabilito che potranno essere nutriti con la forza, anche se avevano chiesto il contrario.

Lunedì un tribunale federale del distretto di San Francisco, in California, ha stabilito che i medici e i funzionari carcerari potranno imporre l'alimentazione forzata ai detenuti in sciopero della fame che si trovano in pericolo di vita, anche se questi avessero precedentemente firmato dei documenti in cui chiedevano di non essere sottoposti a rianimazione in caso di perdita di coscienza o arresto cardiaco.

Il regolamento delle carceri della California prevede infatti che i detenuti possano protrarre lo sciopero della fame fino alla morte, a patto che abbiano firmato i cosiddetti mandati do-not-resuscitate (Dnr). Il giudice Thelton Henderson ha però deciso che i documenti non sono validi se firmati durante lo sciopero della fame o poco prima di iniziarlo.

Il caso è stato portato in tribunale dai responsabili delle prigioni californiane e da una struttura federale che si occupa della salute dei detenuti, che si sono detti preoccupati delle condizioni di salute di 69 persone in sciopero della fame dallo scorso 8 luglio: da quella data hanno rifiutato consecutivamente tutti i pasti serviti dal carcere.

Lo sciopero era stato iniziato da 30 mila delle 133 mila persone incarcerate in California, e al momento lo stanno portando ancora avanti 136 persone in sei prigioni diverse. I detenuti protestano contro la pratica molto diffusa in California di rinchiudere in isolamento - nelle cosiddette Security Housing Units (Shus) - i detenuti accusati di far parte di gang formatesi all'interno del carcere o ritenuti pericolosi per gli altri detenuti.

Spesso vi restano per anni, anche a vita: non hanno alcun tipo di contatto umano, non possono telefonare né incontrare i loro familiari e comunicano con l'esterno solo attraverso lettere. Le prigioni californiane che praticano l'isolamento sono quattro e all'inizio della protesta le persone che si trovavano nelle SHUs erano circa 4500.

I funzionari del carcere potevano già chiedere al giudice di imporre l'alimentazione forzata per un singolo detenuto, ma grazie alla decisione di Henderson potranno applicarla direttamente a tutte le persone incarcerate, senza doversi rivolgere di volta in volta al tribunale. D'ora in poi i detenuti ritenuti in pericolo di vita o in stato di incoscienza potranno venire alimentati con una flebo o con tubicini che arrivano direttamente allo stomaco, nonostante avessero richiesto esplicitamente il contrario.

Joyce Hayhoe, portavoce della struttura federale che si occupa della sanità dei carcerati, ha detto che finora nessuno è stato alimentato a forza e che il permesso è stato richiesto per poter agire rapidamente in futuro, dato che la condizione dei detenuti - che non mangiano da un mese e mezzo - può peggiorare rapidamente. Hayhoe ha anche raccontato di aver parlato con due persone incarcerate nella prigione statale di Corcoran, che avrebbero rifiutato cibo e assistenza medica per paura di ritorsioni da parte dei compagni. Ha anche aggiunto che molti hanno firmato i Dnr dopo che il personale medico gli aveva spiegato che era l'unico modo per evitare l'alimentazione forzata.

Carol Strickman, avvocato di alcuni detenuti, ha commentato la decisione dicendo che le carceri "stanno esagerando" e che "per quanto non voglia vedere qualcuno morire, delle persone hanno scelto di firmare i DNR e altre no". Strickman ha aggiunto di non essere a conoscenza di persone obbligate a firmare i documenti.

Jules Lobel - presidente del Center for Constitutional Rights, che rappresenta dieci detenuti che hanno denunciato la prigione statale di Pelican Bay per le Shus - ha detto che "l'alimentazione forzata viola la legge internazionale se qualcuno non dà il proprio consenso". Ha aggiunto che i responsabili delle carceri dovrebbero cercare misure alternative, tra cui fornire ai detenuti una dieta liquida a base di frutta e verdura o negoziare le loro richieste. Lunedì i funzionari carcerari hanno detto che i detenuti possono iniziare una dieta liquida, a patto che preveda soltanto acqua, vitamine ed elettroliti (sodio, potassio, fosfato).

domenica 14 luglio 2013

California Prison Conditions behind largest Hunger Strike in State History

Global Reserch
Since July 8 thousands of inmates across California’s vast prison system have been engaged in the largest hunger strike in state history. The mass inmate opposition is being directed towards deteriorating prison conditions and the use of indefinite solitary confinement practices, a form of state-sanctioned torture. The California Department of Corrections and Rehabilitation (CDCR) issued a press release on Thursday officially acknowledging, for the first time, the hunger strike that has rocked 24 of the 33 state prisons it oversees, in addition to the four out-of-state for-profit facilities utilized by the state.

The hunger strike, which at its peak saw 30,000 inmates refusing meals, continues to attract broad support. According to the CDCR press release, nearly 12,500 inmates have refused at least nine consecutive meals––the threshold set by the department for a hunger strike––since the start of the mass statewide action against prison conditions on Monday. “In addition,” the statement read, “1,336 inmates have refused to participate in their work assignments or attend educational classes.”

The CDCR warned inmates that they “could face disciplinary action” for engaging in a “mass disturbance,” such as a coordinated hunger strike or work stoppage, both of which are considered “violations of state law.” In order to “maintain normal program operations,” the CDCR further warned that it could potentially “take additional measures to effectively monitor and manage hunger strikers and their nutritional intake,” a statement that appears to threaten the force-feeding of inmates.

As of this month, according to the most recent CDCR figures available, California incarcerates approximately 133,000 individuals in its prison system, with nearly 9,000 of those being housed in out-of-state facilities run by private firms. Often with little or no public accountability, these for-profit prisons are given contracts by the state to house the “excess” or “overflow” from California’s publicly run facilities. Corrections Corporation of America (CCA), which operates the private facilities California utilizes outside the state, is the largest for-profit “corrections corporation” in the United States. Utilizing facilities located in Arizona, Mississippi and Oklahoma, California’s decision to transfer inmates to these private prisons has created additional barriers, both geographical and financial, for family members who now have to travel out of the state.

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By Richard Vargas, Juan Verala Luz and Jake Dean

giovedì 11 luglio 2013

Stati Uniti: California, oltre 30mila detenuti in sciopero fame, contro regime isolamento

Ansa
Oltre 30 mila detenuti in California hanno dato il via a quello che potrebbe essere l’inizio del più grande sciopero della fame nella storia delle carceri americane.

 Perché sia dichiarato ufficialmente tale dalle autorità bisogna che duri almeno tre giorni. Ma gli ospiti di 20 delle 33 prigioni dello Stato Usa sembrano fare sul serio. 

La protesta è stata organizzata da un gruppo di detenuti del Pelican Bay State Prison, vicino al confine con l’Oregon, contro le politiche di isolamento: si lamentano del fatto che la detenzione in isolamento sia a tempo indeterminato e in alcuni casi duri decenni, mentre per loro è necessario porre un limite di cinque anni

Inoltre, sostengono la necessità di programmi di istruzione e riabilitazione, e il diritto di effettuare telefonate mensili. Intanto a partire dall'anno scorso le autorità carcerarie hanno studiato circa 400 casi di individui in isolamento, la metà dei quali sono stati reinseriti nella popolazione carcerarie normale.

martedì 9 luglio 2013

Stati Uniti: scandalo in California 150 detenute sterilizzate illegalmente dal 2006 al 2010

Vita
Solo dal 2006 al 2010 i casi di legatura delle tube sarebbero stati 150, molti di più dagli anni 90. Le autorità dello Stato, che avrebbero dovuto autorizzare gli interventi, non sono state neppure informate. 

A raccontare la loro storia sono state le stesse donne, male informate o addirittura costrette a dire sì. Quasi 150 detenute nelle carceri della California sono state sterilizzate dal 2006 al 2010 senza che gli interventi fossero approvati dalle autorità dello Stato. 

Lo scandalo emerge grazie al lavoro giornalistico del Center for Investigative Reporting (l’associazione non profit di giornalisti investigativi con sede a Berkley diretta da Phil Bronstein) che da tempo segue da vicino le condizioni dei detenuti nelle carceri californiane.

Secondo l’inchiesta a firma Corey G. Johnson molte delle donne che hanno subito la legatura delle tube non erano state adeguatamente informate circa i rischi dell’intervento, e quasi tutte hanno subito pressioni perché si sottoponessero alla sterilizzazione. 

Una delle testimonianze raccolte a riprova dello scoop è quella di Christina Cordero, una ex detenuta della Valley State Prison scarcerata nel 2008, che aveva partorito in carcere nel 2006. Secondo la donna, il medico penitenziario la “fece sentire in colpa” per avere altri cinque figli e la spinse verso l’intervento, che oggi Christina “non rifarebbe”. 

Un altro caso clamoroso riguarda Nikki Montano, condotta a Valley State nel 2008, incinta e tossicodipendente. Madre di sette figli, venne sottoposta alla sterilizzazione senza che neppure capisse cosa le stava accadendo: “Pensavo fosse un intervento di routine”, racconta oggi, “mi dicevano che in carcere c’erano i migliori medici, e io mi sono fidata”. 

La legge federale proibisce che si effettuino interventi di sterilizzazione usando fondi federali, e prescrive che le autorità dello Stato diano il loro assenso caso per caso. Oggi si scopre che le sterilizzazioni avvenivano sì utilizzando fondi statali (quindi non federali) ma che nessuna richiesta di autorizzazioni sia mai pervenuta sul tavolo della Commissione incaricata presso il California Prison Health Care Receivership Corp, come testimonia il presidente Ricki Barnett. E secondo il reportage del Cir, dagli anni ‘90 al 2010 le sterilizzazioni illegali sarebbero state addirittura più di 250.

di Gabriella Meroni

domenica 7 luglio 2013

USA: California urged to reform ‘inhumane’ prison units ahead of hunger strike

Amnesty International
A planned hunger strike by prisoners in California’s solitary confinement units highlights the urgent need for major reform, Amnesty International said today.

Over a thousand prisoners continue to be held in indefinite isolation, confined for 22-24 hours per day in small, often windowless cells, and deprived of meaningful human contact.  Hundreds have been held in these ‘Security Housing Units’ for more than ten years. 

The hunger strike is due to start on Monday 8 July, in protest against the failure of the California Department of Corrections and Rehabilitation to carry out reforms pledged a year ago.  

“They said they’d give prisoners a way out of isolation, but few prisoners have been moved out of the units, and most cases haven’t even been reviewed yet,” said Angela Wright, Amnesty International’s expert on US 'supermax' prisons.

“Rather than improving, conditions have actually significantly deteriorated.”

Cell-checks by guards every 30 minutes, including throughout the night, have now been introduced.

“These prisoners are already being held in dire and inhumane conditions, and these new night-time checks appear punitive, and may result in severe sleep deprivation.  They should be stopped immediately,” said Angela Wright.

According to the UN Special Rapporteur on Torture, solitary confinement, even for a limited period, can cause serious psychological harm. States should isolate prisoners only in exceptional circumstances, and for as short a time as possible.

The California State authorities’ own figures show that in 2011 more than 500 prisoners had spent more than ten years in the isolation units at Pelican Bay State Prison and 78 had been there for 20 years or more.

Amnesty International visited California’s isolation units in November 2011 and issued a highly critical report, USA: The Edge of Endurance, the following year. 

In November 2012, California’s Corrections department introduced changes to the criteria for assigning inmates to the units and a ‘step-down program’ to allow prisoners to earn their way out of isolation. However, even once prisoners are cleared to start the program, they would continue to be held in physical and social isolation for at least the first two years.

Most of those held in the isolation units have not yet even been admitted into the ‘step down program’. 

A July 2011 hunger strike by prisoners in California’s Pelican Bay isolation unit lasted for 20 days. The strike spread to prisons across the state, with more than 6,000 prisoners participating at its peak.