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lunedì 21 gennaio 2019

Migranti - Dopo i 117 morti in mare, i 100 sul barcone in avaria riportati nei lager della Libia viene visto come un successo.

Ansa
Un centinaio di migranti su un barcone in avaria sono stati soccorsi dalla Libia a 50 miglia dalle coste. Imbarcati su un cargo della Sierra Leone, saranno portati a Misurata. Forte il pressing di Palazzo Chigi per favorire l'intervento. 


Salvini insiste: "Con i porti chiusi si salvano le vite". Di Maio attacca Macron: "Prima ci fa la morale e poi continua a finanziare il debito pubblico con i soldi con cui sfrutta i paesi africani", le "sue colonie".

In balia del mare per ore e solo in nottata soccorsi da un cargo inviato dalla Libia, dove torneranno. Si è rischiata oggi una nuova strage in quel Mediterraneo che continua ad essere un cimitero dei migranti. In 100 - tra cui venti donne e dodici bambini, uno dei quali potrebbe essere morto di stenti - hanno atteso l'aiuto su un barcone in avaria 60 miglia al largo delle coste di Misurata. 

Ore di angoscia che sono terminate con l'invio dei soccorsi: in serata un mercantile dirottato sul posto dalla guardia costiera libica ha raggiunto la carretta, cominciando ad imbarcare i migranti. Al termine delle operazioni, il cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone, farà ritorno in Libia, da dove il barcone era partito. 

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domenica 20 gennaio 2019

Bangladesh - Sant'Egidio: il lavoro nei campi per rifugiati Rohingya al confine con il Myanmar

Blog Diritti Umani - Human Rights
Sud Bangladesh, zona di Cox's Bazar, confine con il Myamar. 
Missione di Sant'Egidio nei campi dei rifugiati Rohingya realizzata in collaborazione con dei volontari bengalesi del gruppo: "We The Dreamers".


Attualmente si contano 1.100.000 rifugiati in 34 campi profughi 
Tra loro sono presenti circa 550.000 bambini, sono dai 0 ai 12 anni.

Sant'Egidio con "We The Dreamers" hanno realizzato la "School of Hope and Peace" e un centro nutrizionale nel Campo Jamtoli.
Se si reperissero nuove risorse e volontari ci potrebbero aprire altri servizi in altri campi.

Reportage con foto inviate da Alberto Quattrucci della Comunità di Sant'Egidio attualmente presente nei luoghi della missione.








Ormai, dopo quanti morti scatta la pietà? Nel 2015 ne era bastato uno, Aylan

HuffPost
Qual è la cifra della pietà? Quanti morti devono esserci in mare per tacere, per evitare dirette Facebook, prese di posizione ostinate comunque? Donne, uomini e bambini in fuga dalla morte hanno trovato la morte in mare, una morte feroce: undici ore in balìa di un gommone che all'improvviso si è sgonfiato e in 117 sono annegati davanti alle coste della Libia, Mar Mediterraneo, davanti alla nostra porta di casa.


Abbiamo deciso che non ci riguarda più? Il ministro degli Interni ha individuato i colpevoli: i trafficanti di uomini, le Ong. Persone fuggono dai loro Paesi perché c'è sempre qualcuno pronto a raccoglierli in mare, costi quel che costi? Cosa sappiamo davvero, come vigiliamo? Basta dire porti chiusi e volgere lo sguardo dall'altra parte, mostrare le cifre di ingressi di migranti quasi ridotti allo zero? Certo, l'Europa non ha speso una parola sull'ennesima strage. 

La stessa Europa non è riuscita a trovare una voce sola per dare accoglienza a 49 migranti pochi giorni fa, 49 non 500. E' giusto dire, non è un problema solo nostro. E' giusto sbattere i pugni sul tavolo su chi fa ipocrite morali su tutto, ma riduce l'umanità a contabilità.

Ma la pietà è un'altra cosa. Le regole antiche del mare dovrebbero essere, comunque, guida anche per gli uomini di governo, di potere. E quando 117 persone muoiono, senza speranza, senza aiuto, in un mondo in cui se si vuol vedere si vede tutto con grande anticipo ogni parola in più rispetto all'umana pietà è solo sale su una cicatrice immane.

Fabio Luppino

Sant'Egidio - Ennesima strage, 117 migranti morti in mare. Europa, basta litigi, mostri pietà e intervenga!

santegidio.org
L’Unione mostri pietà per i 117 dispersi, salvi senza indugio chi è in pericolo, realizzi un piano di interventi nei Paesi di origine, studi vie di ingresso regolare



Di fronte all’ennesimo, drammatico, naufragio di migranti, occorre far tacere ogni polemica e mostrare pietà: sarebbero – secondo quanto raccontano i superstiti – ben 117 i dispersi al largo della Libia, tra cui anche donne incinte e neonati. 


Non si può far finta di niente: per un senso di umanità, che dovrebbe accomunare tutti, ma anche perché la loro tragedia ci riguarda da vicino. E’ davvero scandaloso litigare – come si è fatto nei giorni scorsi – su un piccolo gruppo di persone già salvate ma non sbarcate: di fronte ad un fenomeno di così ampie proporzioni, che riguarda non solo il futuro dell’Africa, ma anche quello del nostro continente, l’Unione dovrebbe mettere da parte i litigi e avere il coraggio di avanzare proposte di ampio respiro, le uniche che possono contrastare con efficacia i trafficanti di esseri umani.
  • Prima di tutto occorre continuare a salvare chi è in pericolo, non solo nel mare ma anche nel deserto e nei campi di detenzione in Africa. 
  • In secondo luogo, occorre intervenire con intelligenza, in modo consistente, nei Paesi di origine dell’immigrazione per consolidare la pace e creare soluzioni occupazionali, a partire dai giovani. 
  • In terzo luogo, è urgente anche pensare a vie di ingresso regolare - come lo sono i corridoi umanitari per chi fugge dalle guerre - perché favoriscono l’integrazione, che è l’unica risposta umanamente, economicamente e socialmente sostenibile ad un fenomeno che ci accompagnerà anche nei prossimi anni.
Fonte: www.santegidio.org

    Cecenia. Nuova ondata di repressione: 40 gay arrestati e due uccisi

    La Stampa
    Il regime ceceno torna a perseguitare gli omosessuali. Lgbt Network denuncia una nuova caccia alle streghe contro le minoranze sessuali in Cecenia: un'ondata di violenze che - secondo l'ong - in meno di un mese ha portato alla detenzione illegale di almeno una quarantina di uomini e donne e, come minimo, all'uccisione di due di loro. 

    Una morte atroce, provocata dalle torture della polizia, stando alle fonti interpellate dagli attivisti. Ma le vittime potrebbero essere molte di più. Per Lgbt Network è al momento "impossibile stabilirne il numero".

    Mentre un ragazzo gay fuggito in Francia e in contatto con alcuni omosessuali scappati dal paese ha raccontato alla testata online Meduza che i morti potrebbero essere tra 10 e 20. 

    La Cecenia è una turbolenta repubblica del Caucaso governata col pugno di ferro da Ramzan Kadyrov: un fedelissimo di Putin accusato di gravissime violazioni dei diritti umani e per questo sanzionato da Usa e Ue. Le autorità cecene ovviamente respingono tutte le imputazioni a loro carico. Ma a confermare le nuove persecuzioni contro gli omosessuali sono anche alcune fonti sentite da Novaya Gazeta.

    Un anno e mezzo fa fu proprio la testata investigativa russa a svelare che oltre cento omosessuali erano stati arrestati illegalmente e torturati dalla polizia in luoghi di detenzione segreti e che alcuni erano stati addirittura uccisi. Allora il regime di Kadyrov rispose alle accuse insinuando che in Cecenia non ci siano gay. 

    Adesso, per bocca del ministro dell'Informazione Dzhambulat Umarov, bolla la denuncia di Lgbt Network come "una completa fesseria". Ma ancora una volta ricorre a parole che non fanno che rafforzare i sospetti.

    "Non spargete i semi della sodomia nella benedetta terra del Caucaso", ha tuonato il ministro. "Non cresceranno come nella pervertita Europa". Da Lgbt Network arrivano accuse ben circostanziate. Secondo il numero uno dell'ong, Igor Kochetkov, le persone detenute illegalmente dalla polizia sono rinchiuse ad Argun, a 20 chilometri da Grozny.

    Gli agenti - spiega l'attivista - cercano di "impedire in tutti i modiche coloro che sono finiti nel loro mirino "lascino la regione o ricorrano alla giustizia", e per raggiungere il loro scopo "sequestrano i documenti" degli omosessuali e "minacciano di aprire inchieste penali" contro coloro che sono caduti nelle loro grinfie "o contro i loro cari". 

    Nonostante ciò, Lgbt Network fa sapere di essere riuscita a far scappare dalla Cecenia in un anno e mezzo circa 150 persone che si trovavano in una situazione di potenziale pericolo: 130 di loro hanno trovato rifugio fuori dalla Russia.Giuseppe Agliastro

    sabato 19 gennaio 2019

    Ecatombe migranti: superstiti a Oim, sul gommone eravamo 120, 10 donne e 2 bimbi, uno di 2 mesi. Dalle prime notizie si parlava di 20 persone

    Ansa
    A bordo del gommone avvistato ieri al largo delle coste di Tripoli c'erano 120 persone. A riferirlo è il portavoce dell'Oim, Flavio Di Giacomo. "I tre sopravvissuti arrivati a Lampedusa ci hanno detto che erano in 120 - spiega -. Dopo 11 ore di navigazione hanno imbarcato acqua e hanno cominciato ad affondare e le persone ad affogare. Sono rimasti diverse ore in acqua. Tra i dispersi, al momento 117, ci sono 10 donne, di cui una incinta, e due bambini, di cui uno di 2 mesi".


    La Guardia Costiera italiana in una nota spiega che "l'operazione, sotto il coordinamento libico, si è conclusa nella notte di ieri dopo l'intervento di un elicottero della Marina Militare italiana, che ha tratto in salvo tre naufraghi; una nave mercantile dirottata dai libici, giunta in zona, ha effettuato un'attività di ricerca non trovando alcuna traccia del gommone".

    Sea Watch, soccorse 47 persone su un gommone - "Abbiamo appena soccorso 47 persone a bordo di un gommone in difficoltà. In precedenza, Alarm Phone (servizio di segnalazione telefonica per imbarcazioni in difficoltà, ndr) e Moonbird (aereo della ong che avvista migranti nel Mediterraneo, ndr) avevano informato l'imbarcazione e le autorità di un possibile caso. Dopo una ricerca, la Sea-Watch 3 li ha trovati. Ora sono tutti in salvo e ci stiamo prendendo cura di loro". Lo scrive la ong Sea-Watch su twitter.

    Conte, scioccato da nuova strage - "Sono rimasto scioccato da questa nuova strage". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Matera. "Siamo più convinti di prima - ha aggiunto - nel contrastare i trafficanti".

    "Come premier non avrò pace fino a quando questi trafficanti, uno a uno, non saranno assicurati alla Corte internazionale penale", ha detto ancora Conte.

    De Falco, spero che la Marina chiarisca su naufragio - "Spero che la Marina militare e la Guardia Costiera ci forniscano ogni ragguaglio della situazione: l'Italia non può rinunciare alla propria civiltà, in nessun caso, non abbiamo duemila anni di storia alle nostre spalle per rinunciare alla nostra vera identità". 

    Così il senatore e ufficiale di Marina Gregorio De Falco preoccupato per il naufragio tra la costa libica e Lampedusa: "ricordiamoci che esistono obblighi di soccorso derivanti sia da norme di diritto internazionale che interno, oltre al buon senso" dice.
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    Sri Lanka - 1299 detenuti nel braccio della morte, ma la pena di morte non c'è. Ultima esecuzione nel 1976.

    Blog Diritti Umani - Human Rights
    Sono 1299 i detenuti presenti nel braccio della morte, nello Sri Lanka dal 31 dicembre dello scorso anno, (1.215 detenuti sono maschi e 84 sono donne) ha comunicato il Ministero della Giustizia e delle Riforme. 

    Tra loro sono presenti anche coloro che hanno fatto appello alla condanna capitale.
    "Tra i 1.299 condannati, 789 uomini e 34 detenuti hanno presentato ricorso contro le loro condanne".

    Sempre il Ministero rende noto che sono state confermate condanne a morte a circa 426 uomini e 50 donne.

    Non ci sono state esecuzioni nel Paese dal 23 giugno 1976, sebbene le sentenze capitali siano emesse continuamente dall'Alta Corte e dalle Corti Suprema per omicidio e traffico di droga.

    Il presidente Maithripala Sirisena lo scorso anno ha proposto l'implementazione della pena di morte sui trafficanti di droga.

    Fonte: Daily Mirror