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lunedì 24 giugno 2019

Cecenia. Scarcerato Oyub Titiev, attivista per i diritti umani. Era stato arrestato con false accuse di possesso di droga.

La Stampa
È stato scarcerato l'attivista Oyub Titiev, capo della sede cecena della Ong Memorial, condannato lo scorso marzo a quattro anni di detenzione, con l'accusa di possesso di droga, in un processo che secondo i suoi difensori è stato orchestrato appositamente per ostacolare il lavoro della Ong in Cecenia.

Oyub Titiev
Lo scorso 10 giugno, il tribunale della città di Shali gli aveva concesso la libertà vigilata. Nel gennaio 2018, Titiev, 61 anni, era stato fermato in circostanze strane dalla polizia che, secondo la difesa, ha gettato nella sua automobile un sacchetto con 200 grammi di marijuana per poi aprire un procedimento penale nei suoi confronti.

Molte le figure di spicco nel panorama internazionale scese in campo per la scarcerazione dell'attivista. Human Rights Watch ne aveva chiesto l'immediata liberazione, denunciando un processo "basato su prove false e e motivato politicamente". 

Il leader ceceno, Ramzan Kadyrov ha alla fine accolto con favore la decisione di concedere la libertà vigilata a Titiev.

domenica 20 gennaio 2019

Cecenia. Nuova ondata di repressione: 40 gay arrestati e due uccisi

La Stampa
Il regime ceceno torna a perseguitare gli omosessuali. Lgbt Network denuncia una nuova caccia alle streghe contro le minoranze sessuali in Cecenia: un'ondata di violenze che - secondo l'ong - in meno di un mese ha portato alla detenzione illegale di almeno una quarantina di uomini e donne e, come minimo, all'uccisione di due di loro. 

Una morte atroce, provocata dalle torture della polizia, stando alle fonti interpellate dagli attivisti. Ma le vittime potrebbero essere molte di più. Per Lgbt Network è al momento "impossibile stabilirne il numero".

Mentre un ragazzo gay fuggito in Francia e in contatto con alcuni omosessuali scappati dal paese ha raccontato alla testata online Meduza che i morti potrebbero essere tra 10 e 20. 

La Cecenia è una turbolenta repubblica del Caucaso governata col pugno di ferro da Ramzan Kadyrov: un fedelissimo di Putin accusato di gravissime violazioni dei diritti umani e per questo sanzionato da Usa e Ue. Le autorità cecene ovviamente respingono tutte le imputazioni a loro carico. Ma a confermare le nuove persecuzioni contro gli omosessuali sono anche alcune fonti sentite da Novaya Gazeta.

Un anno e mezzo fa fu proprio la testata investigativa russa a svelare che oltre cento omosessuali erano stati arrestati illegalmente e torturati dalla polizia in luoghi di detenzione segreti e che alcuni erano stati addirittura uccisi. Allora il regime di Kadyrov rispose alle accuse insinuando che in Cecenia non ci siano gay. 

Adesso, per bocca del ministro dell'Informazione Dzhambulat Umarov, bolla la denuncia di Lgbt Network come "una completa fesseria". Ma ancora una volta ricorre a parole che non fanno che rafforzare i sospetti.

"Non spargete i semi della sodomia nella benedetta terra del Caucaso", ha tuonato il ministro. "Non cresceranno come nella pervertita Europa". Da Lgbt Network arrivano accuse ben circostanziate. Secondo il numero uno dell'ong, Igor Kochetkov, le persone detenute illegalmente dalla polizia sono rinchiuse ad Argun, a 20 chilometri da Grozny.

Gli agenti - spiega l'attivista - cercano di "impedire in tutti i modiche coloro che sono finiti nel loro mirino "lascino la regione o ricorrano alla giustizia", e per raggiungere il loro scopo "sequestrano i documenti" degli omosessuali e "minacciano di aprire inchieste penali" contro coloro che sono caduti nelle loro grinfie "o contro i loro cari". 

Nonostante ciò, Lgbt Network fa sapere di essere riuscita a far scappare dalla Cecenia in un anno e mezzo circa 150 persone che si trovavano in una situazione di potenziale pericolo: 130 di loro hanno trovato rifugio fuori dalla Russia.Giuseppe Agliastro

sabato 24 giugno 2017

Cecenia. Un giornalista ha potuto visitare i campi di detenzione per gay

blogspot.it
In collaborazione con il canale americano Hbo, la rivista Vice ha pubblicato un reportage di nove minuti che mostra il primo reporter occidentale a cui è stato consentito di entrare nelle strutture cecene di Argun, ossia in quella ex-base militare cecena in cui sarebbero stati allestiti dei campi di detenzione illegale per gay.
Lo scorso aprile il quotidiano russo "Novaya Gazeta" riportò la notizia di oltre 100 uomini arrestati dalle autorità cecene per la loro presunta omosessualità, detenuti e torturati in prigioni non ufficiali. Alcuni di loro sono morti a causa delle violenze subite. 

A pochi giorni di distanza dalle prime notizie, il quotidiano aveva pubblicato anche le prime testimonianze e aveva indicato un ex edificio militare di Argun come una delle sedi adibite a campi di prigionia per gay, drogati e dissidenti politici. 

Al reporter Hind Hassan è stato permesso di visitare quei locali, anche se la visita è potuta avvenire solo sotto la supervisione delle autorità locali.
Ayub Kataew, il capo locale della polizia nazionale, ha negato che i fatti siano mai avvenuti e dinnanzi alle telecamere ha messo in piedi un imbarazzante teatrino in cui chiedeva ai suoi uomini se avessero mai torturato o detenuto illegalmente qualcuno. Ovviamente la risposta di tutti è stata "no".

Di contro, il reporter di Vice ha incontrato anche una delle vittime dell'ondata di persecuzione, il quale ha confermato che Kataew si sarebbe recato in quel campo proprio cercare di prevenire la possibilità che qualcuno indagasse su dodici persone rimaste uccise nel corso delle torture.
Indicativo è anche come alcune delle autorità intervistate dal reporter si siano affrettati non tanto a negare le violenze, quanto a sostenere che in Cecenia non esistono omosessuali. 

"Sono convinto che il rispetto delle tradizioni fa sì che in Cecenia non ci siano abbiamo queste persone", ha raccontato uno di loro.
In altri passaggi le autorità cecene si lanciano in frasi altamente omofoniche come il sostenere che non avrebbero mai potuto imprigionare dei gay perché gli ufficiali avrebbero avuto schifo anche solo a toccare "quel tipo di persone".

giovedì 1 giugno 2017

Anche la Francia accoglie i rifugiati gay ceceni

West
In Francia sono arrivati i primi rifugiati omosessuali provenienti dalla Cecenia.

Parigi segue dunque l’esempio della Lituania che pochi giorni fa è stato il primo paese al mondo a concedere il diritto di asilo a due gay perseguitati nella regione caucasica a causa del loro orientamento sessuale. 

L’annuncio è stato dato da Joel Deumier, presidente dell’organizzazione SOS Homophobie, il giorno dopo l’incontro tra Emmanuel Macron e il presidente russo Vladimir Putin il 29 maggio a Versailles. 

Nel corso del faccia a faccia il nuovo inquilino dell’Eliseo ha ottenuto rassicurazioni sulle misure adottate per ottenere la verità completa sulle persecuzioni ancora in atto. “Ma noi vigileremo” ha garantito Macron.

mercoledì 17 maggio 2017

17 Maggio - Giornata mondiale contro l'omofobia. Ue: 'Stati obbligati proteggere Lgbti' - Il caso Cecenia

Ansa
Ferma da tempo in Parlamento la proposta di legge per contrastare questo fenomeno.
Giornata mondiale contro l'omofobia. Con appelli e manifestazioni che si moltiplicano a livello nazionale ed internazionale. 




Ieri il Consiglio d'Europa ha preso posizione sottolineando che gli Stati hanno l'obbligo di proteggere le persone Lgbti dagli atti di violenza e dalla discriminazione di cui sono vittime e che si stanno moltiplicando. 

Ad affermarlo Thorbjorn Jagland, segretario generale del Consiglio d'Europa. "La discriminazione e la violenza nei confronti delle persone Lgbti rappresenta un esempio di populismo della peggior specie, e costituisce quindi un pericolo per la democrazia, contro il quale i governi devono reagire, facendo il massimo per porvi fine" sostiene Jagland. 

Il segretario generale si dice preoccupato per l'emergere di tendenze omofobe e transfobiche in Europa, e evidenzia di essere "particolarmente inquieto per le presunte persecuzioni di massa di persone Lgbti nella Repubblica cecena della Federazione russa". Jagland rammenta a tutti gli Stati che ne fanno parte che il Consiglio d'Europa non può ne intende tollerare la violenza e la discriminazione nei loro confronti.

lunedì 24 aprile 2017

Cecenia, parlano i ragazzi sopravvissuti ai lager gay: siamo stati torturati

Globalist
La Cnn ha intervista alcuni ragazzi omosessuali riusciti a scappare ai campi di concentramento per gay in Cecenia. I ragazzi hanno raccontato quello che hanno dovuto subire da parte delle forze dell’ordine. I loro racconti sono molto simili a quello fatto da un altro ragazzo (qui per leggere la sua storia) riuscito a lasciare la Cecenia.


Uno dei ragazzi intervistati dalla Cnn ha ricordato: “La mia auto si è fermata in un checkpoint della polizia e mi hanno chiesto i documenti. Li hanno controllati e poi mi hanno detto: ‘Ti prendiamo0. Hanno iniziato a prendermi a pugni e a calci. Volevano i nomi dei miei amici gay. Mi hanno attaccato dei fili alle mani e dei ganci di metallo sulle braccia per l’elettroshock. Hanno attrezzature speciali, molto potenti. Quando ti danno la scossa, salti. Se la mia famiglia scoprisse che sono gay non sarebbe necessario l’intervento del governo, loro mi ucciderebbero”.


Di seguito il servizio andato in onda sulla Cnn che denuncia la terribile situazione che stanno vivendo gli omosessuali nel paese asiatico, fortemente conservatore e omofobo e dove è in corso una vera e propria campagna anti-gay.

giovedì 13 aprile 2017

In Cecenia lager per gay: ai prigionieri torture ed elettroshock

GlobalistNovaja Gazeta rivela: i campi sarebbero allestiti ell’ex quartiere militare della città di Argun. Avverrebbero sistematiche torture e uccisioni



Tutto era iniziato a febbraio, quando la polizia cecena ha arrestato un uomo che sul cellulare aveva foto a sfondo omosessuale. Hanno tenuto sotto controllo i suoi contatti ed è partita una lunga grande retata. Sarebbero cento, oggi, i gay scomparsi, detenuti illegalmente e torturati in una prigione segreta vicino Grozny, la capitale della Cecenia .

E ora la notizia che arriva è terribile. Novaja Gazeta e altri media russi hanno intervistato testimoni oculari e sopravvissuti alla retata, che hanno dichiarato di essere stati prigionieri in campi di concentramento riservati a soli gay.

Un uomo che è riuscito a fuggire ha rivelato di essere stato sottoposto a violenti interrogatori dove gli veniva chiesto di confessare di essere gay e di fornire i nomi di altri omosessuali.



I campi sarebbero stati allestiti nell’ex quartiere militare della città di Argun e secondo Novaja Gazeta pare siano più di uno. I prigionieri sono sottoposti a numerose torture, dall’elettro shock a colpi con diversi materiali.
I più fortunati vengono rilasciati quando i militari scoprono che non sono gay e vengono restituiti alle famiglie in condizioni terribili, dopo essere stati umiliati e torturati selvaggiamente, gli altri rimangono nei campi e alcuni vengono uccisi.

Svetlana Zakharova, attivista Lgbt, ha detto al MailOnline: “Più di 100 gay dopo essere stati arrestati sono stati portati in questi campi di concentramento, stiamo lavorando per far sapere la cosa e farli uscire. Coloro che sono fuggiti dicono di essere chiusi in stanze in 30 o 40 persone. Vengono torturati con correnti elettriche e picchiati anche fino alla morte.”
Adesso i cosiddetti paesi civili e occidentali dovrebbero fare qualcosa, magari scagliarsi apertamente contro quello che sta succedendo nella Repubblica islamica della Cecenia e aprire le porte a tutti gli omosessuali che vogliono scappare.

Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino non aveva confermato, ma neanche smentito, le notizie sui raid anti-gay che avverrebbero in Cecenia. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Interfax, Peskov ha dichiarato di non essere “in possesso di informazioni a riguardo, non è prerogativa del Cremlino”.

“Se le forze dell’ordine, secondo alcune persone, hanno commesso azioni ritenute violazioni – aveva aggiunto Peskov -, allora queste persone possono utilizzare i loro diritti e rivolgersi a un tribunale”. “Non sono un grande esperto in materia di orientamento sessuale non tradizionale e non posso rispondere alla domanda in modo competente”.

lunedì 3 aprile 2017

Raid anti-omosessuali in Cecenia: fermati 100 gay

Globalist
La smentita delle autorità suona come conferma: qui non ci sono gay, li avrebbero già uccisi in famiglia.
Lo ha detto la Novaya Gazeta russa e la fonte è attendibile: le autorità cecene avrebbero fermato più di 100 uomini «sospettati di omosessualità mentre, durante il raid 3 persone sarebbero rimaste uccise.


La testata ha citato fonti interne alla polizia e alle autorità cecene, non fornendo dettagli ulteriori.
«Nella repubblica di Cecenia è stato dato l'ordine per una "retata profilattica" e, in alcuni casi, si è arrivati fino all'omicidio», ha scritto il giornale.


La notizia è stata smentita dal portavoce del governatore ceceno Ramzan Kadryov che ha aggiunto che nella regione - a maggioranza musulmana - non vi sono uomini omosessuali.
Aggiungendo: «È impossibile che nei loro confronti sia in corso una persecuzione. Se questo tipo di persone esistessero la polizia non avrebbe bisogno di occuparsene perché ci avrebbero già pensato i loro parenti a mandarli là dove non possano più ritornare».

Secondo Ekaterina Sokiryanskaya dell'Ong filantropica International Crisis Group ha confermato al New York Times che la notizia della retata le sarebbe giunta «da troppe fonti per non essere vera».